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PRIMO ATTO DEL GOVERNO, IMPUGNATA LEGGE LEGHISTA DELLA REGIONE FRIULI: “DISCRIMINATORIA VERSO GLI IMMIGRATI E VERSO GLI STESSI ITALIANI PROVENIENTI DA ALTRE REGIONI”

Settembre 5th, 2019 Riccardo Fucile

LA NORMATIVA VA ANCHE OLTRE LE COMPETENZE DELLA REGIONE

Appena insediatosi, il nuovo governo Conte ha deliberato di impugnare una legge del Friuli Venezia Giulia con la motivazione che va oltre le competenze della Regione e contiene norme discriminatorie nei confronti dei migranti.
Il Consiglio dei ministri svoltosi subito dopo il giuramento al Quirinale ha adottato la decisione su proposta del ministro per gli Affari regionali e le autonomie Francesco Boccia.
Nel comunicato si legge che si impugnerà  la legge n. 9 del 08/07/2019, “Disposizioni multisettoriali per esigenze urgenti del territorio regionale”, in quanto “numerose disposizioni sono risultate eccedere dalle competenze Statutarie della Regione” e “talune disposizioni in materia di immigrazione appaiono discriminatorie”.
I provvedimenti in materia di immigrazione prevedono, infatti, lo spostamento di fondi da misure per l’accoglienza diffusa ai rimpatri coatti (che però sono di competenza statale e non regionale) e di destinare gli incentivi occupazionali esclusivamente a chi assume persone già  residenti da 5 anni nella Regione.
Un elemento, quest’ultimo, discriminatorio non solo per i migranti ma anche per gli stessi italiani provenienti da altre regioni.
Nel comunicato, in particolare, si legge che alcune norme violano la competenza esclusiva statale in materia di tutela dell’ambiente, di cui all’articolo 117, secondo comma, lettera s), della Costituzione. Inoltre alcune disposizioni in materia di immigrazione appaiono discriminatorie, in contrasto con i principi di cui all’articolo 3 della Costituzione e in violazione della competenza esclusiva statale nella materia di cui all’articolo 117, secondo comma lettera b) della Costituzione; una previsione in materia di strutture di primo intervento sanitario risultano in contrasto con previsioni statali espressione della competenza in materia di livelli essenziali delle prestazioni e costituenti principi fondamentali in materi di tutela della salute, in violazione dell’articolo 117, secondo comma lettera m) e terzo comma della Costituzione; infine altre norme, riguardanti il rapporto di lavoro del personale regionale, invadono la materia dell’ordinamento civile, in violazione dell’articolo 117, secondo comma, lettera l), della Costituzione, ponendosi altresì in contrasto con le disposizioni statali volte a costituire principi generali di coordinamento della finanza pubblica, in violazione dell’art. 117, terzo comma, della Costituzione”.

(da agenzie)

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COLPO GROSSO A BRUXELLES: CON GENTILONI LA UE DAREBBE ALL’ITALIA GLI AFFARI ECONOMICI, DOVE PRIMA ERA COMMISSARIO MOSCOVICI

Settembre 5th, 2019 Riccardo Fucile

GRAZIE ALLA CACCIATA DEI SOVRANISTI L’ITALIA TORNA PROTAGONISTA IN EUROPA… DA UN COMMISSARIO DI SECONDA FASCIA A UNO CHIAVE PER RIVEDERE IL PATTO UE SULLA FLESSIBILITA’

L’Italia senza Matteo Salvini al governo, l’Italia che candida Paolo Gentiloni come commissario europeo potrebbe realmente riuscire a prendersi l’importantissimo portafoglio degli Affari Economici, più la vicepresidenza della Commissione.
A quanto apprende Huffpost da Bruxelles, l’idea che l’ex premier Dem Gentiloni prenda il posto del francese Pierre Moscovici non è solo una richiesta italiana, ma una possibilità  più che concreta sul campo. In sostanza è quasi fatta.
Dopo la candidatura ufficiale decisa oggi dal primo consiglio dei ministri del Conte 2, domani Gentiloni sarà  a Bruxelles per incontrare la presidente Ursula von der Leyen, decisa a presentare la nuova Commissione Ue martedì prossimo.
Non sembra ci siano ostacoli alla conquista italiana del portafoglio più ambito in Commissione, quello che ha i cordoni della borsa e che decide pollice verso o alzato sulle manovre economiche che gli Stati membri presentano ogni autunno.
La Concorrenza, la delega inizialmente promessa a Conte al consiglio europeo sulle nomine prima dell’estate, quando il governo italiano era ancora a trazione sovranista-populista, dovrebbe andare alla candidata francese Silvye Goulard, ex ministro della Difesa, vicegovernatrice uscente della Banca di Francia.
Emmanuel Macron ha chiesto questo portafoglio in quanto trattasi di un campo molto sensibile per Parigi, che a febbraio scorso si è vista bocciare dall’antitrust europeo la fusione Alstom-Siemens.
Da sottolineare che la Francia ha ottenuto anche la carica di presidente della Bce per Christine Lagarde, quando in autunno scade il mandato di Mario Draghi.
Tornando alla Commissione Ue, l’altra opzione per l’Italia era il commercio internazionale che andrà  all’Irlanda, ricompensa per un paese che si ritrova stretto tra l’Ue e la Brexit, cruciale per quanto ci sarà  da gestire in termini di dazi, nuovi accordi commerciali tra l’Europa e la Gran Bretagna se e quando l’uscita del Regno Unito dall’Ue sarà  realizzata.
Inoltre, altri paesi Ue, anche più piccoli dell’Italia, hanno già  posti di comando in ambito economico, come per esempio il Portogallo che ha il suo Mario Centeno all’Eurogruppo. Quanto alla Spagna, Pedro Sanchez ha ottenuto la casella dell’Alto Rappresentante alla politica estera per lo spagnolo Joseph Borrell. La Germania, va da sè, ha la presidente della Commissione: Ursula von der Leyen.
All’Italia, gli Affari economici, dunque. Non per esclusione, sia chiaro. Un portafoglio così di peso viene assegnato sempre con scelta consapevole e motivazioni precise. E allora quali sono quelle che conducono a Roma?
Innanzitutto, ragionano fonti Ue, con il ‘Conte 2’ l’Italia torna nell’alveo dei paesi europeisti, senza il sovranista Salvini e i suoi che minacciavano l’uscita dell’Italia dall’euro.
Ora, vista da Bruxelles, Roma appare come la capitale di un paese con i conti non in ordine, un debito alto, ma anche la volontà  di non sforare i parametri Ue con la prossima manovra economica e allo stesso tempo — è l’intenzione del Pd al governo ma anche del premier Conte — cercare di rivedere il patto di stabilità  e crescita.
E qui arriviamo ad un altro ordine di motivazioni che giustificherebbero l’assegnazione degli Affari economici a Gentiloni.
Primo: la Germania è in recessione. Anche oggi brutte notizie per Berlino: gli ordinativi delle aziende sono in calo del 2,7 per cento. La campanella della necessità  di rivedere l’impianto economico europeo è suonata anche in Germania, a quattro anni dal disastro che piegò la Grecia, vero laboratorio dell’austerity.
Naturalmente, la discussione a livello europeo è ancora in corso. Anche i paesi nordici più rigoristi hanno opinioni pubbliche da accontentare e non saranno certo contente se prevarrà  l’orientamento di concedere maggiore flessibilità .
Però la Germania, paese guida per l’Ue, influente soprattutto sui paesi nordici oltre che a est, avrà  bisogno di flessibilità . Ecco perchè l’impostazione della nuova Commissione von der Leyen potrebbe essere nettamente diversa da quella di Juncker, che pure ha concesso molta flessibilità  all’Italia.
Ed ecco perchè già  ora a Palazzo Berlaymont girano documenti che ipotizzano una revisione del patto di stabilità  e crescita, malgrado la nuova presidente non li abbia ancora adottati in questa delicata fase di ricerca di equilibrio tra nord e sud, est e ovest.
Insomma, il nuovo corso si annuncia differente, almeno nei propositi. Basti sentire Christine Lagarde che, ieri alla sua prima audizione in commissione problemi economici all’Europarlamento, ha aperto alla semplificazione delle regole europee dei conti pubblici, affinchè consentano ai governi di costruire cuscinetti da usare per politiche anticicliche durante i periodi di rallentamento.
Con un avvertimento ai policymaker: lavorate e fate il necessario perchè non debba pronunciare cose simili al ‘Whatever it takes’ di Draghi.
Con Gentiloni, il Pd conquista un’altra importante casella tra quelle legate all’Europa, dentro e fuori il governo, caricandosi quasi tutto l’impegno più europeista del nuovo esecutivo, garantito comunque in questo senso dal premier Conte.
E i Dem potrebbe conquistarne ancora un’altra a Bruxelles. Pare che la presidenza della commissione problemi economici, lasciata da Gualtieri, finirà  comunque ad una eurodeputata Pd.

(da “Huffingtonpost“)

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SALVINI INDAGATO PER DIFFAMAZIONE DI CAROLA

Settembre 5th, 2019 Riccardo Fucile

GLI ATTI TRASMESSI PER COMPETENZA ALLA PROCURA DI MILANO… IL BULLO: “PER ME E’ UNA MEDAGLIA ESSERE DENUNCIATI DA UNA COMUNISTA TEDESCA, NON MOLLO” … BEH, SE NON MOLLI QUANDO DOVRAI PAGARE, NESSUN PROBLEMA: C’E’ IL PIGNORAMENTO DELLE TUE CASE E DEL TUO STIPENDIO

L’ex ministro dell’interno Matteo Salvini è indagato per diffamazione dopo la denuncia presentata a luglio da Carola Rackete comandante della Sea Watch3.
Nelle scorse settimane, in base a quanto si apprende, la Procura di Roma ha proceduto all’iscrizione e ha inviato gli atti a Milano, dove Salvini ha la sua residenza, per competenza territoriale.
L’indagine è affidata al pm Giancarla Serafini. Non è ancora stato deciso se ascoltare a verbale l’ex ministro, anche se nei fascicoli per diffamazione solitamente non è necessario sentire il querelato in indagini.
Serviranno i tempi tecnici per valutare gli atti. L’avvocato Alessandro Gamberini aveva annunciato nel luglio scorso la querela e anche chiesto il sequestro dei profili Facebook e Twitter dell’ormai ex ministro dell’Interno.
Nella querela, in cui tra l’altro si chiedeva il sequestro degli account social dell’ex ministro, erano riportati alcuni post di Salvini dopo le polemiche seguite allo sbarco dei migranti nel porto di Lampedusa e diversi commenti da parte di utenti contro Rackete. Nella querela si ipotizzava anche il reato di istigazione a delinquere.
Nella querela Carola cita le espressioni offensive dell’allora ministro: “sbruffoncella”, “fuorilegge”, “delinquente”, autrice di un atto “criminale”, responsabile di un tentato omicidio in quanto “avrei provato a ammazzare cinque militari italiani”, “complice dei trafficanti di esseri umani” e altre ancora.
Interventi che sono, si legge nella denuncia, “un puro strumento propagandistico e istigatorio di un ‘discorso dell’odio’, che travolge ogni richiamo alla funzione istituzionale”.
Affermazioni che “non solo hanno leso gravemente il mio onore e la mia reputazione, ma mettono a rischio la mia incolumità , finendo per istigare il pubblico dei suoi lettori a commettere ulteriori reati nei miei confronti”. Tra i tweet di Salvini c’era anche questa perla, in cui Salvini sosteneva che Rackete avesse detto di volersene fregare delle leggi italiane e accusato “il governo di Berlino”.
La Rackete aveva definito come “assolutamente corretta” la propria decisione di violare il blocco del porto di Lampedusa. Era fondata, ha detto alla Zdf, “sui rapporti dei medici di bordo riguardo lo stato di salute dei migranti e su quanto riferito dai membri dell’equipaggio, a contatto costante con loro”. Sulla nave, ha proseguito, la situazione era “tanto deteriorata da non poter più garantire la sicurezza delle persone a bordo” e rendere necessario l’ingresso nel porto di Lampedusa. In ogni caso, conclude, “salvare vite umane è molto più importante di subire un procedimento penale”.
“Denunciato da una comunista tedesca, traghettatrice di immigrati, che ha speronato una motovedetta della Finanza: per me è una medaglia! Io non mollo, mai”, replica su Facebook Salvini.
Salvini dimentica due cose: innanzi tutto che se condannato deve risarcire anche la parte lesa e “mollare” una cifra non indifferente. In caso contrario c’e’ il pignoramento dei suoi immobili e del conto corrente. In secondo luogo Karola, basta informarsi, non è “comunista”, ma anarchica, concetto che l’ex comunista padano potrebbe approfondire leggendo qualche Bignami.

(da agenzie)

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REVOCATO IL DIVIETO DI DIMORA A RIACE A MIMMO LUCANO

Settembre 5th, 2019 Riccardo Fucile

POTRA’ RIVEDERE IL PADRE GRAVEMENTE MALATO….   MIMMO COMMOSSO: “CI SPERAVO DA TEMPO”

È finito l’esilio di Mimmo Lucano. Su richiesta dei legali dell’ex sindaco di Riace, il tribunale ha revocato l’ordinanza del Riesame che dal 16 ottobre scorso consente a Lucano di viaggiare in tutta Italia, ma non di tornare a casa sua, nell’ormai ex borgo dell’accoglienza.
“Ancora mi devono materialmente notificare il provvedimento e fin quando non lo vedo, non ci credo” dice commosso l’ex sindaco. Un pizzico di scaramanzia o la voglia di rimanere con i piedi per terra dopo tante speranze deluse, che tuttavia non riescono a nascondere la contentezza per una decisione attesa da tempo. “Ma sono felice” finisce per ammettere “lo aspettavo da tempo, ci speravo da tempo”.
Lucano è a Caulonia, a una manciata di chilometri da Riace. È lì, a pochi minuti di auto dal paese, che ha trascorso i mesi di esilio ed è lì che uno dei suoi avvocati gli ha ordinato di attenderlo, probabilmente per accelerare la procedura di notifica.
Un passaggio tecnico per rendere esecutiva la decisione del tribunale. “Voglio rivedere Riace, voglio rivedere casa mia”.
Anziano e gravemente malato, il genitore di Lucano è stato dimesso pochi giorni fa dall’ospedale di Catanzaro, dove è stato ricoverato dopo un peggioramento delle sue condizioni.
Proprio per permettere a Lucano di assistere l’anziano genitore il comitato 11 giugno, che da tempo sostiene l’ex sindaco di Riace, ha promosso una petizione che ha raccolto oltre 90mila firme. Con quell’appello, si invocava un “gesto umanitario” del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, per permettere a Lucano di far ritorno a casa.

(da agenzie)

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IL SINDACO LEGHISTA DI GENOVA CHE DA RAGAZZINO AFFOGAVA I GATTINI APPENA NATI E UCCIDEVA LE MADRI CON LE STECCHE DEGLI OMBRELLI

Settembre 5th, 2019 Riccardo Fucile

BUFERA SU BUCCI, FRASI PRONUNCIATE IN UNA RIUNIONE DI GIUNTA INSIEME AL CONCETTO “I CANI LI SOPPRIMEREI TUTTI”… LUI PROVA A SMENTIRE MA DUE TESTIMONI CONFERMANO

“Io da bambino prendevo i gattini appena nati, li chiudevo in un sacchetto e li affogavo. E le mamme che non riuscivo a prenderle, le infilzavo con le stecche degli ombrelli, per ucciderle. In più, fosse per me, sopprimerei tutti i cani”: il sindaco Marco Bucci se ne sarebbe uscito così durante una riunione di giunta.
La frase è stata successivamente smentita: attraverso il suo portavoce il primo cittadino ha fatto sapere che “la frase non corrisponde al vero. Chi l’ha riferita ha estrapolato e interpretato una frase dal contesto di una conversazione”.
Ma Marco Preve nelle cronache locali del giornale guidato da Carlo Verdelli ha risposto che due persone presenti hanno confermato a Repubblica la frase.
E anche che la fuga di notizie sulla triste sorte dei gattini è stata comunque mal digerita dal sindaco il quale, in una successiva riunione di giunta, ha detto di avere le idee chiare su chi spiffera le notizie alla stampa.

(da agenzie)

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TORNA LA DIGNITA’ AL VIMINALE, NIENTE PIU’ INCONTINENZA SOCIAL DI SALVINI

Settembre 5th, 2019 Riccardo Fucile

LAMORGESE NON HA ALCUN ACCOUNT, D’ORA INNANZI SOBRIETA’ E PRESENZA AL LAVORO…   SI COMUNICA SOLO CON IL PROFILO UFFICIALE E CON INTERVISTE E CONFERENZA STAMPA, OVE NECESSARIE

Dimenticatevi i bacioni, i selfie, le dirette Facebook e i moijto: al Viminale si cambia musica. F
uori Matteo Salvini, dentro Luciana Lamorgese. Il primo, 46enne milanese segretario della Lega, onnipresente sui social, un po’ meno al ministero.
La seconda, 65enne potentina, avvocato e funzionario del Viminale dal 1979, non ha un account Twitter. Anzi, è l’unico ministro del Conte 2 a non avere profili attivi sui social network.
Il leader della Lega aveva abituato i suoi elettori/follower (e non) a un flusso continuo di foto, video, tweet e stories su Instagram curati dalla “Bestia”, team social capeggiato da Luca Morisi.
Dall’ex prefetto di Milano gli italiani non dovranno aspettarsi nulla di simile.
La parola d’ordine è sobrietà : si tornerà  alle tradizionali conferenza stampa e alle interviste.
Allo staff del nuovo ministro dell’Interno spetterà  invece curare la comunicazione social dell’account Twitter istituzionale @Viminale

(da agenzie)

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BASTA SLOGAN AL VIMINALE, I POLIZIOTTI CHIEDONO IL RINNOVO DEL CONTRATTO DA 250 GIORNI

Settembre 5th, 2019 Riccardo Fucile

SINDACATI SUL PIEDE DI GUERRA… IL SILP: “SOLLEVATI DALLA NOMINA DEL PREFETTO LAMORGESE, IL PRECEDENTE MINISTRO HA ESPOSTO LE FORZE DELL’ORDINE A TENSIONI SENZA PRECEDENTI”

La crisi di governo più stravagante della storia della Repubblica ha prodotto, in poche settimane, un esecutivo guidato sempre dallo stesso presidente del Consiglio, ma assolutamente distinto e distante dal precedente per maggioranza politica, squadra e programmi.
Sarà  il tempo a farci valutare se questo “esperimento” potrà  avere successo o se i cittadini dovranno essere richiamati anticipatamente alle urne, considerando che si è votato per il Parlamento appena un anno fa.
Come poliziotto prendo atto che al punto 26 del nuovo programma di governo è previsto che “occorre offrire maggiore tutela e valorizzare il personale della difesa, delle forze di polizia e dei vigili del fuoco (comparto sicurezza e soccorso pubblico)”.
Poche, stringate parole che oggi più che mai hanno la necessità  di trovare concretezza, dopo 14 mesi di inerzia di un esecutivo che ha lasciato le donne e gli uomini in divisa senza contratto da quasi 250 giorni e non ha finanziato adeguatamente il decreto correttivo legato al riordino interno delle carriere, la cui delega scade a fine mese.
Sono questioni che toccano direttamente la professionalità  e riguardano la vita di decine e decine di migliaia di poliziotti e di loro famiglie. La scelta di individuare per il Viminale una persona compentente come il prefetto Luciana Lamorgese, a cui rivolgo i migliori auguri di buon lavoro, ci dice 2 cose.
La prima è che si vuol chiudere definitivamente, con grande sollievo degli apparati e della delicata macchina del Viminale, un turbolento periodo che, grazie alle performance mediatiche (e non solo) di un ministro quasi mai presente nel proprio, delicatissimo ufficio, ha esposto le forze di polizia a tensioni e problemi mai verificatisi. E questo al netto delle valutazioni politiche e personali sul leader della Lega.
In secondo luogo, la nomina di un responsabile del Ministero dell’Interno di natura tecnica, al di là  di come saprà  interpretare politicamente il suo nuovo ruolo, assegna al premier Conte e soprattutto ai segretari dei 2 partiti che sostengono il governo una primaria e ineludibile responsabilità  in materia di sicurezza.
Per questo, pur comprendendo che la prossima legge di stabilità  porterà  con sè il fardello di impedire l’aumento dell’Iva, c’è la necessità  di un segnale concreto verso il mondo delle divise con uno stanziamento adeguato di risorse che possa permettere almeno un rinnovo del contratto dignitoso.
Bisogna poi proseguire e rafforzare la politica delle assunzioni, che a oggi non sono sufficienti per coprire il turn over. Occorre quindi concretamente investire in mezzi e strumenti per permettere a poliziotti e carabinieri di lavorare al meglio: vanno anche bene i Taser, ma ancor meglio sarebbero necessari nuovi dispositivi di protezione individuale considerando che quelli attuali sono obsoleti.
Senza dimenticare che il miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro degli operatori passa sopratutto attraverso una attenta quanto reale promozione della salute del personale che svolge un’attività  stressante per definizione.
C’è necessità  inoltre di tutelare le pensioni di chi, dopo una vita in strada a rischiare la vita, è destinato al meritato riposo e avviare la più volte richiesta e mai ottenuta previdenza complementare, affinchè i giovani poliziotti di oggi non si trasformino nei poveri del domani.
L’esecutivo Conte 2 non avrà  la bacchetta magica, ma – se vi sarà  la volontà  politica – potrà  almeno intraprendere una nuova strada. Certo è che come sindacato di polizia non faremo sconti. Come non ne abbiamo mai fatti negli ultimi anni dove siamo scesi in piazza e ci siamo mobilitati nei confronti di governi di qualsiasi colore politico.

Daniele Tissone
Segretario generale sindacato di polizia Silp

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SALVINI NON MOLLA LE DIVISE, ORA SI ATTACCA ANCHE A QUELLA DEGLI ATLETI DELLE FIAMME ORO

Settembre 5th, 2019 Riccardo Fucile

IL CASO PATOLOGICO DI UN MINISTRO CHE PER LE FORZE DELL’ORDINE NON HA FATTO UNA MAZZA

«Indosso con orgoglio e lo farò sempre la maglietta delle Fiamme Oro, degli atleti della Polizia di Stato visto che continuo e continuerò ad essere orgogliosamente il ministro, anche senza poltrone al Ministero, delle donne e degli uomini in divisa».
Se non sapessimo che a pronunciare queste parole è Matteo Salvini potremmo saltare a conclusioni azzardate e parlare di un individuo con manie di grandezza. Ma per fortuna sappiamo che il sedicente Capitano è un innocuo collezionista di uniformi.
E via con il solito lungo elenco à  la Salvini: «non è un addio, è un arrivederci. Lo dico ai poliziotti, ai carabinieri, ai militari, ai vigili del fuoco, ai finanzieri, alle guardie giurate, agli agenti della penitenziaria e della polizia locale».
Ora a parte che le guardie giurate — essendo dipendenti di società  private — non dipendono dal Ministero e che i militari pur indossando la divisa dipendono dal Ministero della Difesa Salvini dimostra un incredibile attaccamento alla maglia, degli altri
Noto a tutti per la sua passione per le felpe con i nomi di città  Salvini ha dimostrato a tutti di saper cambiare. Gli slogan erano sempre gli stessi ma ora li grida con addosso polo della Polizia di Stato, dei Vigili del Fuoco oppure con una maglietta dell’Aeronautica Militare, come quella sfoggiata il 31 agosto alla festa della Lega di Conselve (Padova) con tanto di gradi da primo luogotenente attaccato sul velcro portagradi (e in teoria non si potrebbe neppure vendere a chi non appartiene alla AM ai sensi dell’articolo art. 28 T.U.L.P.S.).
Questo caso è grave perchè mentre non è un reato indossare una maglietta senza stellette (anche se a dire il vero un comune cittadino che volesse acquistare quella polo non potrebbe farlo) è vietato indossare divise complete di gradi, stellette e mostrine che possano generare confusione e far sembrare che ci si trovi davvero davanti a un poliziotto (o ad un membro delle Forze Armate).
D’accordo, tutti sanno che Salvini non è un Capitano, ed è davvero difficile confonderlo con un militare, però forse sarebbe ora di smetterla.
Anche perchè a volte gli appartenenti al corpo “omaggiato” da Salvini non gradiscono e si lamentano dell’uso improprio che il leader della Lega fa di magliette, uniformi e divise.
C’è poi una questione un po’ meno di facciata. Ad esempio perchè i Vigili del Fuoco dovrebbero continuare considerare Salvini “il loro ministro” quando durante la permanenza al Ministero non ha fatto nulla per aumentare le loro retribuzioni?
Perchè gli agenti della Polizia di Stato dovrebbero ancora rivolgersi a Salvini quando da ministro non ha risolto la questione degli aspiranti agenti della PS?
E più in generale: cosa ha fatto l’ex ministro dell’Interno per tutti gli operatori del comparto della sicurezza?

(da “NextQuotidiano”)

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LA CAFONATA DI SALVINI CHE DISERTA IL PASSAGGIO DI CONSEGNE AL VIMINALE E SE NE STA IN VACANZA IN TRENTINO

Settembre 5th, 2019 Riccardo Fucile

ORA PUNTA AD AVERE IL COPASIR, OVVERO LA DELEGA AI SERVIZI SEGRETI: CHE GLI SERVANO PER TACITARE L’INCHIESTA SUI RUBLI?

Giustamente, dopo aver lavorato a Ferragosto facendo cadere il governo amatissimo dai suoi elettori, Matteo Salvini adesso deve riposarsi.
Per questo, quando l’ex prefetta Luciana Lamorgese varcherà  oggi il portone del Viminale, subito dopo il Consiglio dei ministri, non troverà  ad accoglierla il suo predecessore.
Ha preferito restare qualche giorno in vacanza in Trentino, l’uomo che ha scatenato la crisi convinto di portare il Paese al voto.
Lunghi giri in bici e passeggiate a caccia di fughi, per lui, come testimoniano gli ultimi scatti su Instagram, pur di non assistere alla scena più dolorosa: la consegna delle chiavi del ministero che pure aveva giurato nei giorni scorsi di voler «presidiare fino all’ultimo».
E così, in coerenza col suo personalissimo cerimoniale all’insegna del politicamente scorretto, l’ormai ex vicepremier (da ieri nella bio sui social si definisce solo leader della Lega) conclude il suo mandato esattamente come lo aveva cominciato.
Quando il primo giugno del 2018 prendeva possesso del ministero che aveva sempre sognato, saltava a pie’ pari il passaggio di consegne con Marco Minniti, il dem che aveva occupato l’ufficio sotto i governi Renzi e Gentiloni.
Riteneva di non aver bisogno di suggerimenti e consigli.
Dopo aver permesso con l’apertura della crisi il ritorno del Partito Democratico al governo, Salvini quindi si riposa ma non molla. Perchè, spiega La Stampa, è alla ricerca di un’altra poltrona: quella del Copasir.
Manterrà  in piedi tutta la squadra della comunicazione, scatenerà  ancora di più la Bestia di Luca Morisi e sta facendo un pensierino sulla poltrona della presidenza del Copasir, il comitato di controllo dei servizi segreti, lasciato libero da Guerini diventato ministro della Difesa.
E’ una nuova strategia politica che però deve mettere a punto per attraversare il deserto dell’opposizione. Dovrà  attrezzarsi non per pochi mesi ma per anni. Probabilmente «fino alla fine della legislatura», ammette il capogruppo Molinari.
E qui pera che PD e M5S siano capaci di proporre un patto onesto a Matteo Salvini: lui al Copasir in cambio di tutte le presidenze di commissione oggi all’opposizione. Un patto onesto, per chi s’è già  giocato il governo per una vacanza in Trentino, no?

(da “NextQuotidiano“)

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