Settembre 20th, 2019 Riccardo Fucile
“CHI STA FUORI DOVREBBE DIRE NON SOLO COSA NON FAREBBE, MA ANCHE COSA FAREBBE AL POSTO DI CHI STA DENTRO”
Abbiamo visto molte cose curiose durante quest’estate pazzerella: abbiamo visto Salvini dare il
via a una crisi di governo al Papeete per ottenere le elezioni o un rimpasto, non ottenere nulla, strisciare per chiedere scusa e non ottenere nulla di nuovo.
Abbiamo visto Beppe Grillo caldeggiare e ottenere un governo con il Partito Democratico. Abbiamo visto Matteo Renzi caldeggiare e ottenere un governo con il MoVimento 5 Stelle.
Ci mancava di vedere Marco Travaglio contro Alessandro Di Battista.
Oggi, grazie all’uscita del Dibba di ieri, vediamo anche questo. Travaglio prima dice che il post del Dibba contiene una frase sbagliata: “da fuori si vedono le cose in modo più limpido”. Eh no: chi sta “fuori” può snobbare alcuni dettagli che chi sta “dentro” deve considerare”.
Poi riepiloga tutte le circostanze che hanno portato il M5S al governo con il PD, compresa la situazione di grande forza nei numeri in parlamento dei grillini, che rischia di non ripetersi in caso di nuovo voto:
Di Battista scrive di essere “sempre stato contrario a un governo col Pd”: quindi lo era anche nel 2018, quando il M5S propose un governo al Pd renziano? E perchè non lo disse? Se invece quel “sempre” è limitato all’ultimo mese, perchè dare tanto peso al partitucolo di Renzi, che un anno fa era il padrone del Pd? Cosa sia il Pd lo sappiamo da sempre e l’ha confermato il voto salva-Sozzani. Ma, in un sistema proporzionale e tripolare, o si sceglie il male minore, o si guardano governare gli altri coi popcorn in mano.
E il male minore, per il M5S, non è forse un governo Conte con ministri M5S agli Esteri, alla Giustizia, al Lavoro, all’Ambiente, al Mise, alla PA, all’Innovazione, all’Istruzione e allo Sport? Chi sta “fuori ” dovrebbe dire non solo cosa non farebbe, ma anche cosa farebbe al posto di chi sta “dentro”.
Altrimenti continuerà a sognare un monocolore 5 Stelle e poi si sveglierà con un bel tricolore Salvini-Meloni-Berlusconi.
Giusto, finirebbe con quel tricolore. Ma quel tricolore al Dibba, che s’inventa che il PD ha portato l’Italia in guerra con la Libia per non citare chi ce l’ha portata (Berlusconi) non lo disprezzerebbe per nulla, visto che almeno sarebbe di destra e non di sinistra.
E soprattutto, Travaglio sottovaluta il fatto che Dibba vede, appunto, le cose “da fuori”. Se invece si rivotasse, lui si ricandiderebbe e vedrebbe le cose “da dentro”. Questo gli interessa. Per questo vuole che fallisca il governo M5S con il PD. La storia, in realtà , è davvero tutta qui.
(da “NextQuotidiano”)
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Settembre 20th, 2019 Riccardo Fucile
LO STUDIO DEL JOURNAL OF ENVIROMENTAL PSYCHOLOGY
Le norme sociali che oggi troviamo scontate sono traguardi raggiunti da altri giovani in altri “scioperi scolastici” In vista dell’imminente summit sul clima alle Nazioni Unite, previsto il 23 settembre, in molti si staranno chiedendo a cosa serva scioperare per il clima, a parte suscitare l’interesse di una organizzazione internazionale, dove tanti diplomatici esprimeranno le loro argomentate opinioni durante la giornata.
Anche l’utilità di un fenomeno virale può essere sottoposta a verifica — con tutti i limiti del caso — da parte dei ricercatori, ed è quanto è successo.
Lo studio di cui trattiamo è stato pubblicato sul Journal of Environmental Psychology e mostra come questo genere di manifestazioni potrebbe smuovere i «fattori psicologici più importanti» per mobilitare le persone nella lotta ai cambiamenti climatici, proprio il genere di problema di cui accennavamo in un recente articolo
Cosa smuove le persone?
Da una parte infatti ci sono la comunità scientifica e gli addetti ai lavori, che nelle migliaia di stazioni meteorologiche sparse nel mondo misurano e certificano l’aumento delle temperature; dall’altra invece ci sono tutti gli altri, singoli individui che hanno una diversa percezione del fenomeno, spesso distorta dai luoghi comuni.
La ricerca si è svolta in Australia, dove recentemente il cambiamento climatico è stato riconosciuto come un’emergenza sanitaria. A un ampio campione di persone è stato chiesto quanto erano disposte a fare per contribuire. I risultati ottenuti sono stati integrati a quelli di altri studi dove vengono suggeriti diversi fattori che influenzano la volontà ad agire nelle persone:
fattori socio-demografici;
conoscenza dei cambiamenti climatici;
esperienze personali di eventi meteorologici;
valori morali.
I ricercatori hanno concluso che le variabili più significative sono invece tre:
affetto;
inefficacia della risposta di mitigazione;
norme sociali.
La prima variabile riguarda quanto i cambiamenti climatici sono percepiti come spiacevoli; la seconda si riferisce al pessimismo con cui guardiamo alla possibilità di fare qualcosa di efficace; infine le norme sociali, divise in «descrittive» (quanto le persone importanti per te stanno facendo) e «prescrittive» (quanto queste persone si aspettano da te).
L’importanza dell’effetto di aggregazione
I ricercatori suggeriscono che proprio manifestazioni di questo tipo possano contribuire a far capire a sempre più persone la reale entità del fenomeno. L’effetto di «aggregazione» andrebbe quindi ben oltre l’esempio individuale.
Da soli è difficile pensare di poter fare qualcosa, mentre partecipare a un evento più ampio e — perchè no — anche vagamente ribelle, come l’atto “marinare la scuola” per un giorno, aumenta la possibilità di promuovere le nuove norme sociali alle persone che ci stanno attorno, come quando i nostri genitori protestavano nelle Università per difendere i diritti delle donne o politiche meno repressive.
Oggi certi comportamenti che prima erano accettati vengono percepiti come maleducati, bigotti o reazionari, proprio in virtù del fatto che a un certo punto qualcuno ha deciso di scendere in piazza e manifestare, per lo più pacificamente; aderire a degli scioperi; ispirare summit di organizzazioni internazionali, eccetera.
C’è ancora tanto lavoro da fare, ma non possiamo certo dire che queste iniziative non abbiano sortito alcun cambiamento in norme sociali che oggi potrebbero addirittura sembrarci scontate.
(da Open)
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Settembre 19th, 2019 Riccardo Fucile
D’ALEMA SI FIDA DI CONTE, CONTE SI FIDA DEL PD, DI BATTISTA NON SI FIDA DEL PD… RINCORSA A CAPIRE CHI DA’ CREDITO A CHI
C’è Di Battista che non si fida del Pd, D’Alema che si fida di Conte e Conte che si fida del Pd. E
poi Zingaretti che non sa, ma “si augura” che Renzi non sia un problema per il governo.
Un grosso problema di fiducia. Il cielo in effetti è nero quando il leader Maximo arriva alla festa di Articolo1. Roma, popolarissimo quartiere di Testaccio. I
l premier è atteso in un posto che a dirlo a Matteo Salvini appena un paio di mesi fa avrebbe quasi scatenato una crisi di governo: la Città dell’altra economia. D’Alema lo precede di qualche minuto. Ressa di cronisti: “Le possiamo rubare un secondo?”. Si ferma: “Questo governo può durare e Conte ne è il garante. L’esecutivo però si deve mettere in sintonia con il Paese e mi pare abbia iniziato con il piede giusto”. Fa per andarsene. Ma di Conte si fida? “Sì”. Poi ferma qualsiasi altra domanda con il consueto eloquio tagliente: “Il secondo è finito”.
Passa mezz’ora, ed Enrico Mentana che intervista il presidente del Consiglio insiste sul tema fiduciario. Che ne pensa di Di Battista? “Io mi fido del Pd perchè è una forza che responsabilmente ha deciso di sostenere questa esperienza del governo”.
Metteteci dentro anche una situazione a dir poco magmatica nel Movimento 5 stelle, ed ecco che il quadro della maggioranza di governo si completa in modo assai poco rassicurante.
Conte ha inaugurato oggi un mini tour che lo porterà sabato alla festa di Fratelli d’Italia e domenica a quello della Cgil.
In modo affabile e avvolgente come ormai sta diventando tipico del personaggio. Ma assai poco trascinante. “Ma che roba piccola è Articolo1? – domanda stupito un suo collaboratore guardando la platea – Mi dispiace quasi per loro”.
L’affermazione di cuore di chi dovrebbe per professione essere imperturbabile fotografa con un certo grado di precisione la realtà . A voler togliere giornalisti, operatori e personale politico, ad ascoltare l’avvocato del popolo italiano non sono più di duecento – a voler essere buoni – astanti.
C’è D’Alema, che con le labbra strette si presta a una stretta di mano in favor di fotografi con il successore. C’è Guglielmo Epifani, ci sono Loredana De Petris e Federico Fornaro, i padroni di casa Nico Stumpo e Arturo Scotto. C’è Roberto Speranza, ministro della Salute e vertice apicale di questo pezzo della sinistra, perfettamente a suo agio in quello che è forse l’unico posto al mondo in cui quindicenni entusiasti gli si avvicinano chiedendo un selfie.
Conte prova a far scattare il feeling: “La mia formazione è di sinistra, affonda le sue radici nel cattolicesimo sociale”. Gli applausi scattano, un po’ timidi, un po’ per l’esiguità del pubblico, un po’ perchè il premier concede poco. Prendiamo l’immigrazione. Il battimani pronti via: “Le Ong non sono i nemici del popolo”. Sul tasso di argomentazioni di sinistra nello svolgimento giudicate voi: “Comunque dobbiamo controllare i confini e combattere il traffico di esseri umani. Quel che è cambiato è che prima le persone stavano venti giorni in mare, oggi sono subito redistribuite. Prima dovevo chiedere cortesie personali, ora “cortesie” di sistema”. Pubblico freddino.
Improvvisamente gli smartphone si illuminano. Di Maio annuncia una diretta Facebook. Tra cronisti e staff del presidente si pensa a una sola cosa: attaccherà Di Battista? Non lo fa, sospiro di sollievo (nello staff), taccuini che tornano su Conte (per i cronisti).
Un romantico e nostalgico odore di salsiccia alla griglia avvolge le ultime battute dell’intervista. Conte deve scappare al Quirinale, veloce giro tra gli stand e si infila in macchina. Un’attempata signora afferra per il braccio Rocco Casalino: “Sono io che ho messo insieme Pd e Movimento 5 stelle sul tema delle trivelle”. Un collaboratore lo leva d’impaccio.
Sotto il palco D’Alema racconta di quando andò a trovare il cardinal Carlo Maria Martini quando viveva a Gerusalemme: “Una volta mi disse: non ci sarà pace nel mondo finchè non ci sarà pace nella città santa”. Ogni riferimento a governi e maggioranze attuali sarà pur casuale ma è azzeccato. In fondo anche in quelle terre è solo un problema di fiducia.
(da “Huffingtonpost“)
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Settembre 19th, 2019 Riccardo Fucile
LA PROPOSTA DI ROBERTO SALVINI, CONSIGLIERE REGIONALE DEL CARROCCIO: E QUESTO SAREBBE IL PARTITO DELLA FAMIGLIA TRAZIONALE
Tensione evolutiva. Anzi, blocco evolutivo. Anni e anni di battaglie che poi vengono svilite e cancellate da proposte politiche vergognose che puntano alla messa in vendita (o in mostra) del corpo femminile: le famose donne in vetrina.
Il tutto con l’unico fine di utilizzare una sorta di business da voyeur per rimpinguare le casse delle istituzione.
La mente che ha partorito questa idea da ritorno a un passato che, finora, sembrava esser stato riposto in un cassetto murato in una parete, si chiama Roberto Salvini.
A parte la parziale omonimia con il leader della Lega, il politico è anche lui un rappresentante del Carroccio all’interno del Consiglio Regionale della Toscana.
«Se mezza Europa investe in quell’indirizzo (le donne in vetrina, ndr)… Sono stato vent’anni alle fiere in Germania — ha detto Roberto Salvini nel corso della riunione della commissione sviluppo economico -. In Olanda è uguale, così come in Francia è la stessa cosa: troviamo le donne in vetrina. È turismo anche quello, c’è la gente così, se no non ci starebbero». Il tutto in un’analisi dei progetti e piani futuri per rilanciare il turismo nella Regione Toscana.
Il mare no, le terme neanche, i monumenti giammai, le colline del Chianti sopravvalutate. L’idea del leghista punta non considera di prendere in mano la situazione dal punto di vista culturale o ambientale. Lui, Roberto Salvini, vuole monetizzare — non personalmente, ma a livello di Regione — sfruttando gli appetiti voyeuristici che potrebbero creare una nuova fonte di turismo. E il riferimento principale è, ovviamente, Amsterdam.
Lo fanno gli altri, allora facciamolo anche noi. Questo è il classico refrain di chi pensa di aver avuto un’idea geniale da proporre agli altri, mettendo da parte anni di lotte.
Ma la Lega è quel partito che difende la famiglia tradizionale e vuole il rispetto delle donne. Solo in campagna elettorale, perchè nelle segrete stanze si lanciano idee folli.
(da “Giornalettismo”)
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Settembre 19th, 2019 Riccardo Fucile
“SE DIREI QUALCOSA A SALVINI? NULLA, NON MI INTERESSA, CI SONO COSE PIU’ IMPORTANTI”…”SE MI CHIAMASSERO PRONTA A RIPARTIRE IMMEDIATAMENTE, MAI AVUTO PAURA, IO RISPETTO LA LEGGE INTERNAZIONALE”… “GRAZIE AGLI ITALIANI CHE MI HANNO MOSTRATO SOLIDARIETA'”…”LA VERA BATTAGLIA E’ QUELLA PER COMBATTERE LA CATASTROFE CLIMATICA”… “DA ANNI MI MANTENGO DA SOLA, LAVORANDO, IO HO UNA LAUREA”
«Viziatella, comunista». Così l’aveva definita l’allora ministro dellInterno Matteo Salvini nei
giorni del caso Sea Watch. «Vuole rispondere?». «No».
Carola Rackete, la Capitana, rilascia un’intervista esclusiva a Piazzapulita su La7. E non nomina mai Matteo Salvini. A stento parla dell’Italia, riferendosi piuttosto sempre all’Europa.
«Continuo a essere nella lista di emergenza dei contatti della Sea Watch», spiega Carola Rackete. «Se mi chiamassero andrei immediatamente. Sono pronta a salvare altre persone in mare. Sappiamo che la durezza della politica è diminuita in Italia, ma ci sono ancora impedimenti amministrativi».
Bisogna «interrompere la politica di odio, e prevenirla», dice in merito al processo. «Parlerò alle persone. Agli italiani dico grazie a tutti coloro che hanno mostrato solidarietà e sostenuto i profughi che arrivano nel nostro paese. Un sostegno importante anche per le ong e i volontari: sappiamo che siete lì a sostenerci»
«Ho preso le mie decisioni e non è stato facile. Certamente è stata una decisione ponderata anche con i medici. Ero frustrata nei confronti della Europa ma sentivo la mia responsabilità nei confronti delle persone che avevo a bordo. La sicurezza delle persone a bordo è primaria». E no, non aveva paura, assicura.
«Di professione faccio l’ecologista, ho un master in conservazione della natura. Non mi interessa la politica italiana», risponde Rackete al conduttore Corrado Formigli. Ricca, comunista, viziata. Così Carola è stata definita. «Sono stata un’ingegnera. Vivo dei miei risparmi da quando sono molto giovane, da diversi anni. Penso di concentrarmi sulle mie passioni e convinzioni».
«Il nostro ecosistema sta per estinguersi, se non riduciamo le emissioni di carbone fossile alla fine del secolo, potenzialmente milioni di persone perderanno la vita nel mondo. Nessuno di noi dovrebbe occuparsi della politica interna. Ma di questo», dice Rackete.
Nella intervista a Piazzapulita la comandante della missione della ong Sea Watch che ha portato a Lampedusa 52 migranti rimasti in mare per giorni in virtù del decreto sicurezza bis ricorda quei momenti. «Per me resta una grande delusione nei confronti dell’Europa. Città tedesche si erano rese disponibili a venire a prendere i migranti in Sicilia. Ma le persone soccorse sono rimaste in mare per giorni per una disputa con il ministro dell’interno italiano. Ed è colpa dellUnione europea che non è in grado di trovare una soluzione per casi del genere».
Riportare le persone in Libia? «Volevamo mantenere fede alla legge internazionale sui porti sicuri», risponde Carola Rackete. «Così non sono i porti libici che violano costantemente i diritti umani. Riportare queste persone in Libia avrebbe significato violare la Convenzione di Ginevra. Lampedusa era il porto sicuro più vicino».
La rabbia delle persone nei confronti dei migranti? «In Europa la forbice tra ricchi e poveri è inasprita. Non ci può essere questo divario Dobbiamo affrontare disuguaglianze e la povertà che porta queste persone a lasciare casa loro per cercare un futuro migliore». L’Europa «ha una responsabilità storica per il passato coloniale. Anche l’Italia. La stessa Germania per la quantità di emissioni che oggi produce. Dobbiamo assumerci le nostre responsabilità , se loro desiderano venire da noi».
«Dobbiamo accettare e integrare queste persone nella società . L’immigrazione è uno strumento per accettare i cambiamenti portati dalla catastrofe climatica», dice la Capitana. Rackete è in collegamento da Berlino: ha rifiutato l’invito di andare a Roma in studio per evitare di prendere l’aereo per questioni ambientali. «Dobbiamo attivarci, scendere in piazza come fanno i ragazzi con i Fridays for future», dice Carola Rackete. «Adottiamo forme di protesta convincenti».
(da Open)
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Settembre 19th, 2019 Riccardo Fucile
PER GLI ANALFABETI FUNZIONALI “DEVONO PER FORZA” ESSERE STATI DUE IMMIGRATI
La notizia è stata data da Ansa condividendo l’articolo sulla pagina Facebook così come le testate fanno ogni giorno, come da copione.
E, come da copione, sono arrivati anche loro: gli analfabeti funzionali. Ma partiamo dall’inizio. La notizia: in Sicilia due ragazzi minorenni, rispettivamente 17 e 14 anni, sono indagati per rapina e per aver abusato di una signora di 90 anni. La donna li avrebbe lasciati entrare in casa perchè amici del nipote. I due sono stati arrestati e condotti in un CPA, Centro di Prima Accoglienza presso il tribunale per i minorenni di Messina. Vediamo come hanno reagito gli analfabeti funzionali alla notizia dell’anziana violentata.
Le reazioni sono state immediate, come riporta Analfabeti Funzionali, che ha deciso di approfondire quello che è l’«approccio verso notizie come questa, dove davanti alla tastiera si piazzano i “perfetti” Analfabeti Funzionali».
Molti dei commenti sono la prova che gli analfabeti funzionali non fanno altro che limitarsi a dare un’occhiata al titolo e, le poche volte in cui decidono di leggere il contenuto di un articolo, selezionano accuratamente le parti da riportare per dimostrare di non avere capito nulla.
Gli analfabeti funzionali in questione, nonostante sia chiaro nell’articolo che si tratta di italiani, si ritrovano a discutere di quale sia la nazionalità dei due ragazzi.
I Centri di Prima Accoglienza, infatti, sono luoghi in cui vengono ospitati minorenni in stato di fermo, arresto o accompagnamento in attesa dell’udienza di conferma o del fermo e in nessun modo viene specificato che siano luoghi destinati alla prima accoglienza di minorenni stranieri.
Ci sono poi quelli che gridano al complotto accusando chi scrive di aver deliberatamente evitato di dire che i due adolescenti sarebbero non solo stranieri, ma anche clandestini:
E per non farci mancare davvero nulla c’è anche chi decide di tornare indietro nel tempo e riportare il discorso sul piano Nord-Sud, supponendo che i due ragazzi siano siciliani, quindi non c’e’ da stupirsi visto che sono “terroni”, insomma.
Un delirio di coglioni razzisti e ignoranti psicopatici.
(da agenzie)
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Settembre 19th, 2019 Riccardo Fucile
INSULTATO, RAPINATO DEL CELLULARE E DELL’INCASSO … I FERMATI SONO DUE SPACCIATORI ITALIANI
È iniziato tutto con un inseguimento in via Satrico. I ragazzi a bordo di un’auto, hanno tagliato
la strada ad un tassista, gli si sono affiancati insultandolo e, dopo aver percorso contromano la circonvallazione Appia, sono riusciti a raggiungerlo in piazza Finocchiaro Aprile, dove l’uomo, un 57enne di origine indiana, è stato costretto a fermarsi in prossimità di un semaforo rosso.
I tre ragazzi hanno iniziato a prendere a calci e pugni il taxi, per poi aggredire anche l’autista tirandolo a forza, fuori dall’auto. La vittima è stata anche insultata con epiteti razzisti, nonchè rapinata del cellulare e dell’incasso giornaliero.
La pattuglia del commissariato San Giovanni che, grazie ad un video acquisito da un passante è riuscita a risalire alla targa della macchina utilizzata per la rapina. Scoperto che l’auto era stata noleggiata, gli agenti sono risaliti all’identità del noleggiatore e hanno iniziato a seguirne gli spostamenti.
Individuata l’auto in via Praia a Mare in prossimità di un hotel, gli agenti sono riusciti a rintracciare due degli aggressori, due fratelli d.L. Di 19 anni e d.M di 18 anni.
All’interno della loro stanza i poliziotti hanno sequestrato un panetto di hashish, mentre all’interno della vettura, è stato trovato un secondo panetto di hashish e uno di marijuana, nonchè il cellulare rapinato.
Nel prosieguo delle indagini, nell’abitazione dei due fratelli, gli agenti hanno sequestrato oltre 15 barattoli contenenti fertilizzante minerale per un peso complessivo di quasi 5 kg, un estrattore di fumo e altri panetti di hashish e marijuana per un peso complessivo di circa 1.173 grammi.
Inoltre, dall’analisi dei cellulari dei due ragazzi, gli investigatori hanno trovato numerosi messaggi che facevano riferimento all’attività di spaccio e foto di un’ingente somma di denaro. Pertanto, alla fine di effettuare approfonditi accertamenti, i due fratelli sono stati sottoposti al fermo per i reati di rapina con l’aggravante dell’odio razziale e detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti. Le indagini proseguono per rintracciare il terzo rapinatore.
(da agenzie)
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Settembre 19th, 2019 Riccardo Fucile
SALVINI IPOCRITA, “SE LA PRENDANO CON ME”: BASTA CHE VAI DAI GIUDICI E DICE CHE HAI DATO TU L’ORDINE ILLEGALE, RINUNCI ALL’IMMUNITA’, TI BECCHI LA CONDANNA E TACI… FORZA CUOR DI LEONE: FATTI, NON PAROLE
Sono indagati e sono stati interrogati ieri in Procura a Ravenna, alla presenza dei loro avvocati, i tre poliziotti della scorta dell’ex ministro dell’Interno, Matteo Salvini, che il 30 luglio si trovava a Milano Marittima: quel giorno il figlio del leader del Carroccio fece un giro in mare su una moto d’acqua della Polizia pilotata da un agente.
Nei confronti dei tre agenti, formalmente identificati dopo richiesta al Viminale, i reati ipotizzabili sono il peculato d’uso (cioè per l’utilizzo dell’acquascooter) e la violenza privata, tentata o consumata, nei confronti del giornalista di Repubblica Valerio Lo Muzio che girò il video.
I poliziotti hanno risposto fornendo la loro versione dell’accaduto. Il fatto che altri due poliziotti, in servizio alla Questura di Livorno e impegnati con le moto d’acqua, non siano stati interrogati, lascia pensare che non siano formalmente indagati o che comunque la loro posizione possa essere stata chiarita sul piano penale.
Nelle scorse settimane, comunque, la Questura di Ravenna aveva concluso un accertamento interno scattato sin da subito, inviando per competenza gli atti alle Questure di Roma e di Livorno alle quali appartengono i cinque poliziotti coinvolti nella vicenda, così da valutare l’aspetto disciplinare della condotta.
“Poliziotti indagati e interrogati dal procuratore. Manco fossero spacciatori o stupratori… Se ve la dovete prendere con qualcuno, prendetevela con me, non con altri che non c’entrano niente. Lo dirò a quel procuratore, se la prenda con me. Se c’è stato un errore è stato mio. D’altronde da un Paese che si inventa governi di venduti cosa aspettarsi? Questo Paese ha bisogno di essere sistemato”, ha detto Salvini che, quando la vicenda deflagrò, diventò un bersaglio anche per come era stato trattato il giornalista autore del video.
Nei confronti del reporter erano arrivate molte manifestazioni di solidarietà . Lo stesso Lo Muzio è stato sentito nell’ambito delle indagini e il video girato è stato acquisito agli atti.
(da agenzie)
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Settembre 19th, 2019 Riccardo Fucile
MA NON ERA IL CAPITONE A NON VEDERE L’ORA DI RITROVARE LA VERA CAPITANA IN TRIBUNALE?
La comandante della Sea Watch 3 Carola Rackete questa sera sarà a Piazza Pulita su La 7. Ieri
Corrado Formigli aveva fatto sapere di aver invitato in trasmissione anche Matteo Salvini, per un confronto, ma il “Capitano” della Lega ha detto che aveva altri impegni e che quindi non poteva andare.
Oggi, immancabili, ci sono quelli che difendono l’ex ministro dell’Interno e ci spiegano che Salvini ha fatto benissimo a non andare.
Da mesi Salvini nelle sue dirette Facebook, nei comizi e nelle sue apparizioni televisive se la prende con Carola Rackete definendola di volta in volta comunista viziata, figlia di papà , vicescafista, sbruffoncella, fuorilegge, pirata, traghettatrice di migranti, delinquente che ha tentato di ammazzare dei militari italiani, complice dei trafficanti. Proprio per le ultime accuse, quelle che hanno un carattere diffamatorio e non sono semplici offese o sfottò (che hanno dato la stura ad insulti ben più pesanti) Salvini è stato querelato da Carola Rackete e successivamente indagato.
Salvini al tempo stesso ha spesso detto di non vedere l’ora di rivedere Carola Rackete in tribunale. Cosa che non è affatto scontata.
In primo luogo perchè non è detto che venga rinviato a giudizio e in secondo luogo perchè sarà il Parlamento a decidere su un eventuale processo a carico del senatore della Lega. Che si è già fatto salvare dai colleghi una volta. E anche in quel caso il nostro era smanioso di farsi processare.
I più furbi tra gli avvocati d’ufficio ci spiegano quindi che in realtà Salvini voleva vedere Carola Rackete ad un processo e quindi ha ragione lui a non voler andare ad un confronto televisivo.
Certo che se passi i tuoi giorni ad insultare ed attaccare una persona si suppone che tu frema dalla voglia di mostrare a tutti gli italiani che quella persona ha torto marcio. Strano che Salvini preferisca un processo, visto che generalmente non ci va.
Altri, che forse hanno visto troppe puntate di Un giorno in pretura ritengono che la sede per un dibattito tra Carola Rackete e Salvini sia “un tribunale di competenza” e non una trasmissione televisiva.
In realtà un eventuale tribunale sarebbe la sede di un dibattimento tra le parti in causa su un tema specifico (ad esempio l’eventuale diffamazione) e non di un dibattito.
Su La 7 Salvini avrebbe potuto invece confrontarsi con una versione diversa dalla sua circa il ruolo delle ONG. Una cosa che in tribunale non potrebbe fare. Anche perchè le inchieste per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina a carico delle ONG fino ad ora sono stati archiviati.
Ci sono ovviamente quelli che non appena hanno saputo che Carola Rackete sarà in televisione si sono indignati. Perchè il suo posto è in “carcere” o in “custodia cautelare”, non certo in uno studio televisivo. In fondo lei è tedesca e quindi al contrario dei sessanta milioni di italiani non è innocente fino a prova contraria, come ricorda sempre Salvini
C’è chi ci tiene a farci sapere che cambierà canale o che non si sintonizzerà nemmeno. Altri invece ci informano che andranno a portare a spasso il cane o che si dedicheranno ad altre attività di vario tipo.
Una particolare cateogoria di persone è quella rappresentata dai commenti sopra: quelli che insultano Carola Rackete consigliando di “distribuire frontline in studio” (un noto antiparassitario per cani contro zecche e pulci) e quella che invece suggerisce “una doccia e una ceretta” prima di andare in onda per la capitana dei suoi…
Ma perchè cambiare canale? Quello che su Twitter ha due bandierine e due belle manine che fanno il saluto romano ci spiega che “si sta parlando troppo di questo avanzo dei centri sociali” che non merita nessun commento “solo il nostro disprezzo”.
Un altro invece è sinceramente preoccupato dall’imparzialità del conduttore (capirai, uno che in studio ha portato razzisti di ogni risma) che quindi avrebbe condizionato il dibattito. Salvini ha fatto la scelta giusta quindi.
E non sia mai che Salvini si possa un giorno a dover parlare, senza insultare, con una persona che la pensa in maniera diametralmente opposta alla sua. Perchè in fondo che cosa potrà mai dire Carola Rackete oltre a raccontare la sua versione dei fatti sull’attracco a Lampedusa e lo speronamento della motovedetta della Guardia di Finanza?
Potrebbe parlare ad esempio di una cosa che ha visto da vicino: i salvataggi in mare dei migranti. Potrebbe addirittura proporre una soluzione, dal suo punto di vista, e confrontarsi con quella di Salvini. Succederà lo stesso anche senza il senatore della Lega che magari in contemporanea lancerà una diretta su Facebook.
(da “NextQuotidiano“)
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