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VERTICE DI HELSINKI, L’ITALIA NON E’ PIU’ UN PROBLEMA: GUALTIERI INCASSA APERTURE SULLA FLESSIBILITA’ PERSINO DA DOMBROVKSIS

Settembre 13th, 2019 Riccardo Fucile

PRESSING SULLA GERMANIA PERCHE’ SPENDA DI PIU’

In un’Europa con l’economia che non promette bene, all’indomani dell’annuncio di Mario Draghi sul nuovo ‘bazooka’ della Bce per sostenere una ripresa che ancora non si vede, accade ciò che fino a ieri sembrava impossibile: la Germania finisce sotto accusa.
Succede a Helsinki, alle riunioni informali dei ministri europei delle finanze organizzate per oggi e domani dalla presidenza di turno finlandese. Contro il ministro tedesco Olaf Scholz il coro è unanime: anche la Germania è in recessione, surplus troppo alto, è ora che spendiate di più per la crescita di tutta l’Eurozona.
L’Italia, con il suo debito alto e secondo solo a quello greco, esce dal mirino delle prediche per effetto del neonato governo Conte II, che spazza via d’un colpo i timori europei su un Belpaese magari guidato da Matteo Salvini e con un piede fuori dall’eurozona.
Invece qui al Finlandia Hall, il palazzo al centro di Helsinki che ospita il summit, Roberto Gualtieri, ex eurodeputato che qui conosce più o meno tutti, al suo debutto da ministro dell’Economia e Finanze, incassa non solo congratulazioni, ma anche una lieve apertura niente meno che del ‘falco’ Valdis Dombrovskis, vicepresidente della Commissione europea uscente ed entrante, sulla flessibilità  per investimenti nell’economia green nella prossima legge di stabilità .
Di solito Dombrovskis chiude sempre, senza se e senza ma. Oggi non lo fa e comunque c’è tempo fino alla presentazione della manovra il 15 ottobre prossimo.
La vera novità  è la Germania. Il caso tedesco tiene banco.
Nessuno si sogna di attaccare Scholz frontalmente nelle dichiarazioni pubbliche. Ci mancherebbe, si tratta sempre della Germania, paese guida dell’Unione nei confronti della quale non è mai stata aperta una procedura per surplus alto. Oggi non ci sono avvisaglie di procedura, ma il punto lo sottolineano tutti, proprio nel giorno in cui — tra l’altro — in Germania (come in Olanda e Austria) è massima la rabbia contro Draghi, ‘Draghula’ come lo soprannomina il tabloid Bild.
“Il ciclo economico non è molto buono. Significa che chi ha il debito alto, deve ridurlo. Chi però ha spazi fiscali di manovra, deve spendere”, dice Dombrovskis.
Questo è il presidente dell’Eurogruppo Mario Centeno: “Gli Stati con spazio di bilancio lo devono usare per contrastare il rallentamento dell’economia″.
E questo è il ministro francese Bruno Le Maire: “La mancanza di crescita è diventata un problema in Europa. Non sto chiedendo alla Germania di spendere di più ma a tutti di fare quello che possono. Molti devono ridurre le loro spese, stare alle regole e fare le riforme. Ma chi ha lo spazio fiscale deve spendere di più. C’è bisogno di parlare di più con la Germania ma le cose si stanno muovendo”.
Con l’economia che ancora non gira, si punta a riequilibrare il peso delle responsabilità . Ecco perchè il dito finisce puntato anche su Berlino, per la prima volta. E, certo, al contempo si aspettano al varco i paesi che devono ridurre il debito. Anche perchè — e questa è la doccia fredda per l’Italia — si allontana la riforma del patto di stabilità  e crescita, chiesta anche dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Roma non potrà  contare su una riforma della regola del 3 per cento nel rapporto tra deficit e pil, per dire. Almeno non per ora.
La chiusura arriva proprio dai francesi, che si pensava sostenessero la richiesta italiana. “Sono molto prudente sulla revisione del patto di stabilità  e crescita — dice secco Le Maire – meglio parlare di investimenti”.
Per l’Italia resta lo spazio di flessibilità  previsto dalle regole. Di questo parlano Dombrovskis e Gualtieri nel loro incontro, il primo di una serie di colloqui che seguiranno passo passo l’elaborazione della manovra economica a Roma.
“La manovra è un ‘work in progress’ – dice il commissario europeo — c’è ancora un mese prima della scadenza, ma Gualtieri mi ha assicurato che lui ha intenzione di muoversi dentro le regole del patto di stabilità  e crescita, che prevede una certa flessibilità ”.
Dunque con un deficit al di sotto del 3 per cento del pil e che, secondo indiscrezioni, potrebbe però arrivare al 2,4 per cento, la soglia che l’anno scorso fu contestata al governo Conte I, quello di Salvini e Di Maio, e che quest’anno invece potrebbe essere concessa al Conte II, l’esecutivo del M5s col Pd.
Perchè Dombrovskis non si mostra più tanto falco: “Sulla specifica flessibilità , occorrerà  una valutazione approfondita, non si può dire adesso: dipende dalla valutazione sulla fase del ciclo economico in cui si trova l’Italia e questo sarà  chiarito quando pubblicheremo le stime macroeconomiche a novembre”.
Il governo ha intenzione di muoversi su investimenti ‘verdi’ per aiutare la crescita, nel solco di quanto prospettato dalla nuova presidente della Commissione Ursula von der Leyen, sottolineano dal Tesoro.
A Helsinki intanto Gualtieri aderisce alla cosiddetta ‘coalizione per il clima’, 40 paesi impegnati nella gestione dei cambiamenti climatici con politiche ambientaliste. Ma il quadro della legge di stabilità  — che dovrà  necessariamente occuparsi di disinnescare le clausole di salvaguardia sull’aumento dell’iva — è ancora tutto da definire.
Il clima però è completamente diverso. L’Italia non è più la ‘brutta bestia’ capace di far saltare il banco.
Nel cono d’ombra delle preoccupazioni europee restano l’Irlanda e la Grecia. Ma soprattutto inizia sulla Germania un pressing che potrebbe cambiare radicalmente il corso della storia economica dell’Ue.

(da “Huffingtonpost”)

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L’INCONTRO SALVINI-BERLUSCONI PER RITORNARE AL POTERE? NO GRAZIE, BASTA LEADER A VITA E ACCORDI CONTRONATURA PER MERO INTERESSE

Settembre 13th, 2019 Riccardo Fucile

UNA COMPONENTE REALMENTE LIBERALE NON HA NULLA DA SPARTIRE CON IL SOVRANISMO… OCCORRE RICOMINCIARE DA BASI CULTURALI E DELINEARE UN NUOVO PROGETTO DI SOCIETA’, VOLARE ALTO NON CAVALCARE IL LIVORE

È di oggi la notizia relativa all’incontro tra Berlusconi e Salvini, un incontro all’esito del quale i due leader avrebbero convenuto di “continuare ad essere” un fronte unito, sia in termini di opposizione al governo “giallorosso“, che in vista delle prossime elezioni amministrative.
Dal punto di vista del pragmatismo politico, della possibile conquista del potere, il ragionamento non farebbe una piega. Ma può bastare il pragmatismo? Può essere sufficiente, una cosa del genere, a costruire una solida alternativa culturale, prima ancora che politica, alle sinistre?
In tutta sincerità  penso proprio di no
La Lega di Salvini, per chi crede in certi valori, è un soggetto politicamente inaccettabile ed insostenibile: un miscuglio di livore nazionalista e statalista misto ad un liberismo economico sbiaditissimo e da toni di chiusura così inaccettabili da far invidia soltanto a FdI.
L’ala sovranista del “centrodestra” continuerà  a cavalcare il ritornello degli ultimi anni, da un lato, perchè convinta della bontà  dei sondaggi; dall’altro, perchè priva di uno spessore culturale e politico capace di farle fare altro.
Nel bene e nel male Forza Italia potrebbe rappresenterebbe ancora una possibilità , ma non così com’è! Non si può fare il leader per sempre e non sempre si possono accettare certi “matrimoni”.
Oggi come oggi servirebbe una grandissima ventata d’aria fresca, sia in termini di uomini e donne, che avuto riguardo al panorama ideale di riferimento.
L’autentica capacità  di avere visioni ardite anche rubando certi argomenti alla solita demagogia della sinistra, nel caso. Il mondo e, con esso, la società , sono profondamente cambiati negli ultimi vent’anni e la solita formula “liberali in economia”, “conservatori” nei valori, non regge proprio più.
Ancor di meno regge un’alleanza basata soltanto sulla voglia di potere.
È fuor di dubbio che il potere sia necessario alla politica: senza di esso non sarebbe possibile, nè realizzare le proprie idee, nè portare avanti la propria visione.
Ma, prima ancora di quello, una politica di qualità  dovrebbe avere, darsi ed incarnare una “missione laica” di più ampia portata culturale e filosofica.
Sono le idee ed i concerti a dare corpo alla politica: la loro ricerca, il loro approfondimento, la loro rimeditazione e rivisitazione, in termini rigorosamente scientifici, così come la loro diffusione, non sono, e non dovrebbero mai rappresentare, un mero optional.
Epurato il campo dalle questioni gnoseologiche, sono sempre stati tre i grandi temi della filosofia, anche politica: l’individuo, la società  e lo stato.
E allora, che importanza vogliamo dare all’individuo ed ai suoi “colori”? Come la vogliamo concepire la società ? E lo Stato, come lo vogliamo?
Dopo di che, quali dovrebbero essere i rapporti tra queste “ragioni”, tra queste realtà , e tutto ciò che è “dimensione sovranazionale”
È vero: sono soltanto “macro-argomenti”. Quanto basterebbe, però, per riportarci sul terreno di una più seria mappa concettuale sulla quale lavorare. Cavalcare le notizie e vivere di “immanente quotidianità ”, non basta.
Il potere serve. È uno strumento necessario, ma se a quello si fosse (e si è) capaci di unire l’autorevolezza, beh, a quel punto si sarebbe quasi vicini alla virtù.
L’attuale centrodestra avrà  pure il favore dei sondaggi, forse: ma siamo così sicuri che lo abbia pure per tutti coloro ai quali il relativo quesito non sia stato posto?
Siamo così convinti che la coeva “deriva nazionalista”, peraltro sistematicamente conservatrice nei valori, si appartenga a tutto il popolo dell’ideale area di centrodestra?
La “lotta” alle sinistre vogliamo continuare a considerarla sempre limitata o siamo capaci di competere a livelli più alti?
Perchè, diciamocelo una volta per tutte, la sinistra avrà  sempre un vantaggio: ha più solide basi culturali; ha sempre più sete di ricerca della verità .
Per quanto gli slogan possano essere (e siano) un efficace strumento di comunicazione sintetica, non dimentichiamo mai che dietro ad ogni vicenda umana e sociale c’è la vita delle persone, con le loro ricchezze e con le povertà 
Certe disquisizioni non sono mera teoria: sono vita vissuta. Facciamoci attraversare dal dubbio, quindi.
Avventuriamoci nei più esaltanti sentieri dell’ignoto.
Osiamo e guardiamo oltre: il centrodestra, volendo, potrebbe essere bellissimo…

Salvatore Totò Castello
Right Blu – La Destra liberale

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I LEONI DA TASTIERA RAZZISTI HANNO DECISO: LA STORIA DELLA LEGHISTA CHE NON AFFITTA AI MERIDIONALI E’ STATA COSTRUITA AD ARTE PER DENIGRARE IL CAPITONE

Settembre 13th, 2019 Riccardo Fucile

ABITUATI A TAROCCARE LE NOTIZIE PER FOMENTARE L’ODIO, PENSANO CHE TUTTI SIANO DEI RIFIUTI UMANI COME LORO

Il vittimismo — insieme alle grida in caps lock dei leoni da tastiera — è uno dei mali che affligge il mondo di internet, in special modo da quando si sono diffusi i social network.
La chiamano democrazia della rete, ma il più delle volte è la possibilità  di ricorrere all’insulto libero senza la spada di Damocle della denuncia assicurata per diffamazione. In questo caso, però, non ci troviamo a parlare dei soliti insulti sessisti o discriminatori, ma di ipotesi di complotto lanciate e rilanciate.
E così la vicenda della signora — che si è proclamata fieramente «razzista e salviniana» — che non ha affittato la propria abitazione a una ragazza perchè meridionale, viene capovolta fino a rientrare tra le più sgangherate ipotesi di complotto da quando l’uomo inventò i social network.
La storia denunciata da Deborah Prencipe, dunque, diventa una vicenda costruita ad arte per demonizzare Matteo Salvini.
E i commenti di questo tenore arrivano anche sotto articoli postati da testate apertamente schierate verso destra, ma ai lettori (ed elettori) della Lega — quando si legge il nome di Salvini interpellato per questa o quella vicenda — non guardano in faccia a nessuno.
Infatti, molte delle ipotesi di complotto nei confronti del senatore del Carroccio ed ex Ministro dell’Interno si trovano tra i commenti della storia di Deborah Prencipe raccontata da Il Giornale.
Una storia, una denuncia che diventa il modo di fare campagna elettorale contro Salvini. È evidente come dalle parti dei sostenitori del Carroccio ci sia l’abitudine a strumentalizzare questioni e vicende — come la legge regionale del Friuli impugnata o il rinvio dell’introduzione dell’educazione civica nelle scuole — solamente per far propaganda politica.
E per questo, adesso, la denuncia della giovane pugliese Deborah Prencipe viene svilita a bufala anti-Salvini.
Invenzioni, dunque. Il tutto dall’alto della propria tastiera, nono conoscendo in alcun modo i fatti. Ci si basa solo sul fatto che se si parla di Salvini allora è un complotto, rivoltando e capovolgendo la realtà  senza alcun riscontro. Una triste abitudine a cui, purtroppo, ci troviamo sempre più spesso davanti.

(da “NextQuotidiano”)

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COME MAI SALVINI NON HA NIENTE DA DIRE SULL’AUDIO DELLA SIGNORA DI MALVAGLIO CHE NON AFFITTA AI MERIDIONALI PERCHE’ E’ “LEGHISTA, RAZZISTA E SALVINIANA?”

Settembre 13th, 2019 Riccardo Fucile

IN QUALSIASI PARTITO IL SEGRETARIO SI SAREBBE DISSOCIATO, SE UNO TACE VUOL DIRE CHE SI RICONOSCE IN QUELLE PAROLE, I MERIDIONALI LEGHISTI SONO AVVISATI

«Succede questo. Decido di trasferirmi nel paese della mia fidanzata in provincia di Milano», inizia così il post di Deborah, una ragazza di Foggia che decide — come tanti italiani del Sud — di andare a vivere al Nord.
Le cose però non finiscono bene, anzi sembra di essere tornati indietro di qualche decennio. Quando al Nord l’odio per i meridionali non era ancora stato sostituito da quello per gli immigrati. Perchè gli immigrati erano proprio loro, i nostri compatrioti.
E’ la storia della signora Patrizia, orgogliosamente razzista e salviniana, che quando scopre che Deborah è di Foggia decide, quindici giorni prima dell’inizio del contratto, che la proprietaria la casa non la vuole più affittare ma preferisce venderla.
Perchè Deborah è nata a Foggia «e la signora Patrizia di Malvaglio ritiene che in casa sua i meridionali non devono entrare».
In due audio dei quali la signora Patrizia autorizza la pubblicazione assistiamo ad un crescendo salviniano di odio all’insegna della discriminazione.
Si parte con «i meridionali i neri, i Rom sono tutti uguali, io sono una razzista al 100%». Ed è vero che sono tutti uguali, ma è vero anche che sono uguali alla signora Patrizia e a tutti gli italiani del Nord (o agli altri esseri umani).
Per la signora di Malvaglio invece sono uguali nel senso che fanno egualmente schifo. Ci tiene lei a farlo sapere perchè non ce l’ha con tutti gli stranieri «non è una svizzera, è una meridionale, è diverso».
«Scriva sotto il post la signora è una salviniana è una leghista come Salvini, come Matteo, il suo Capitano è Salvini. Lo scriva proprio in grande: La signora, che è di Salvini da quando c’era ancora il Bossi che ha cominciato le prime volte, la signora era in prima linea. Lo scriva pure, ma proprio in grande che io sono una leghista sfegatata». Questo lo sfogo finale della signora Patrizia, che rivendica con orgoglio le sue radici di leghista vecchia maniera.
Inutile nascondercelo, al Nord Italia (e mica nelle valli sperdute) l’odio per i meridionali è ancora ben radicato e diffuso, soprattutto in quell’elettorato che fa riferimento alla Lega che una volta si chiamava Nord e che oggi invece che l’Indipendenza della Padania sogna l’Autonomia differenziata di Lombardia e Veneto.
Un’autonomia da ottenere a discapito delle regioni del Sud, come è noto. Una secessione dei ricchi che per i leghisti della prima ora ha un sapore ancora più dolce perchè combattuta anche grazie ai voti dei tanti terroni che ora votano felici per la “nuova” Lega nazionale che sfonda in Sardegna, in Abruzzo o in Calabria.
Siccome sappiamo che questi sentimenti razzisti e discriminatori sono ancora diffusi non ci stupiremo poi più di tanto per quello che dice la signora Patrizia.
In fondo fa pur sempre parte di quella folta schiera di persone che quotidianamente insulta donne, ragazzine, omosessuali e migranti. Cambia appena l’oggetto del suo odio.
Ci chiediamo invece come mai Salvini non abbia sentito la necessità  di prendere le distanze da queste parole d’odio.
Da autoproclamato papà  di tutti gli italiani (e quindi anche di quelli del Sud, dove è stato eletto) che Salvini prendesse le distanze, perchè solo lui può dire ai leghisti che il razzismo è sbagliato.
Che dicesse una buona volta che la Lega non è più quel partito razzista dove un giovane capogruppo cantava «senti che puzza, scappano anche i cani, sono arrivati i napoletani».
I leghisti in genere sono i primi che chiedono ai musulmani di prendere le distanze per un attentato commesso da persone con le quali condividono poco o nulla se non la fede in Allah.
Magari la signora Patrizia domenica potrebbe pure essere presente sul pratone di Pontida al raduno annuale della Lega. Proprio per questo sarebbe opportuno che la Lega riconoscesse gli errori del passato e rinnegasse l’odio per gli italiani sotto il Po, magari chiedendo pure scusa.
Ma non succederà , perchè è l’odio che ha tenuto unita la Lega di Bossi e che oggi tiene unita quella di Salvini.

(da “NextQuotidiano“)

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LA BRUTTA FIGURA DEL SINDACO FDI DELL’AQUILA SMENTITO DAL MINISTERO AI BENI CULTURALI: “LA RASSEGNA DELL’AQUILA LA PAGA IL MINISTERO, NON BIONDI”

Settembre 13th, 2019 Riccardo Fucile

L’EX SOTTOSEGRETARIO VACCA: “IL COMUNE E’ SOLO UN TRAMITE, IL SINDACO HA FIRMATO UN TESTO E NON PUO’ INTERFERIRE SULLE SCELTE ARTISTICHE”… IL SINDACO SI ERA OPPOSTO ALL’INVITO A SAVIANO E ZEROCALCARE

I finanziamenti del Festival degli incontri all’Aquila, quello che fa infuriare il sindaco di Fratelli d’Italia Pierluigi Biondi perchè la direttrice voleva invitare Saviano e Zerocalcare, sono interamente a carico del Ministero per i beni culturali; non basta: lo stesso sindaco ha sottoscritto un documento dove l’amministrazione locale accetta di non avere nessuna voce sulle scelte artistiche in capo alla direttrice Silvia Barbagallo.
Lo ha dichiarato Gianluigi Vacca, fino a ieri sottosegretario ai Beni culturali, esponente Cinque stelle, abruzzese che aveva la delega per la ricostruzione del patrimonio culturale nelle zone del terremoto.
“Il Festival degli Incontri dell’Aquila deve essere una manifestazione artistica, uno strumento per il rilancio della città  attraverso la cultura nel decennale del terremoto, non certo una vetrina per la politica. Non si comprende quindi a quale titolo il sindaco Biondi pretenda di avere l’ultima parola sulla scelta degli artisti, minacciando o mettendo veti sui nomi sgraditi a lui o al suo partito. La sua è un’ingerenza grave e inaccettabile”, ha dichiarato in una nota l’ex Sottosegretario.
Prosegue: “Ricordo che i soldi per il festival li ha messi interamente il Mibac, con un finanziamento nell’ultima legge di bilancio, e che il Comune agisce solo come tramite amministrativo. Nell’accordo sottoscritto a suo tempo, tra me come vertice del Ministero e dal sindaco Biondi per il Comune, è chiaramente specificato che ‘il Comune curerà  tutte le attività  di carattere amministrativo, organizzativo e contabile’, mentre non è scritto da nessuna parte che ha voce in capitolo sulle scelte artistiche, che competono alla direttrice del Festival, la quale agisce in piena autonomia”
“Al sindaco Biondi ricordo inoltre che il programma è stato visionato dal comitato operativo di cinque saggi creato d’intesa tra Mibac e Comune, dal quale ha ottenuto piena approvazione. La politica deve rimanerne fuori, auspico quindi che il sindaco torni sui suoi passi in modo che il festival si svolga regolarmente, nell’interesse dell’Aquila e degli aquilani. Il M5S è nato anche per impedire che la politica condizioni la cultura, con velleità  censorie. Su questo — ha concluso Vacca – siamo e saremo sempre intransigenti”.
Va peraltro aggiunto che nè Vacca nè l’ex ministro Alberto Bonisoli hanno trovato da obiettare sulle scelte del festival per quanto Saviano non abbia risparmiato critiche ai pentastellati al governo con la Lega.

(da agenzie)

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PER LA GRILLO SRL E’ STATO UN ANNO BELLISSIMO: 230.000 EURO DI RICAVI

Settembre 13th, 2019 Riccardo Fucile

RISULTATO POSITIVO PER 73.000 EURO NEL 2018

Il “divorzio” dalla Casaleggio Associati non sembra aver intaccato i guadagni della società  del comico genovese e cofondatore del Movimento 5 Stelle, la Beppegrillo Srl, di cui lo stesso Grillo è l’unico socio.
Secondo il primo bilancio della nuova società , quello relativo al 31 dicembre 2018, la Beppegrillo Srl ha chiuso l’esercizio con un risultato positivo di 73mila 238 euro.
In particolare, i ricavi delle vendite sarebbero pari a 230 mila euro. Questo a fronte di un capitale investito di circa 131 mila euro.
Secondo l’agenzia stampa Adnkronos, che ha potuto leggere una copia del bilancio, il “risultato operativo” sarebbe di 102mila 384 euro, mentre i “costi esterni operativi” sono pari a 127mila 616 euro. A fronte di un patrimonio netto di 73mila 248 euro, i debiti sono stimati in 45mila 828 euro di cui 2.276 verso i fornitori e 43mila 552 euro di carattere tributario.
La società , attiva nel settore dei portali web gestisce anche il popolare sito di Grillo, sostanziale fonte di ricavi pubblicitari, come attestano i vari inserti presenti sulla pagina, ma dove si possono acquistare anche vari prodotti di Beppe Grillo, oltre ad approfondire il “grillopensiero”.
L’ultima recente iniziativa pubblicizzata in alto al sito riguarda un tour dell’Italia — «sui passi di Pasolini», così recita il post — in camper, con tanto di troupe, per cercare nuove storie sull’economia circolare. Noto come “Regeneration Road“, il tour dovrebbe iniziare a partire dalla primavera del prossimo anno.

(da agenzie)

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STUPRO DI VITERBO, CONCESSI I DOMICILIARI AI DUE ESPONENTI DI CASAPOUND

Settembre 13th, 2019 Riccardo Fucile

SONO ACCUSATI DI AVER RIPETUTAMENTE VIOLENTATO UNA RAGAZZA: INCASTRATI DAL VIDEO CON CUI HANNO RIPRESO LA SCENA PER POI VANTARSI CON GLI AMICI

Responsabili di una violenza terribile della quale si erano anche vantati con gli amici: adesso sono stati concessi gli arresti domiciliari a Francesco Chiricozzi e a Riccardo Licci, i due militanti di CasaPound che avevano ripetutamente violentato una ragazza al pub Old Manners di Viterbo, che è un luogo di ritrovo dell’estrema destra della zona.
I due giovani erano rinchiusi nel carcere Mammagialla della cittadina laziale da oltre 4 mesi: era infatti il 29 aprile quando il caso esplose con l’arresto dei due ragazzi accusati della violenza di gruppo ai danni di una 36enne italiana.
Nei giorni scorsi, dopo che era stata depositata la perizia sui cellulari passati al setaccio per ricostruire le chat in cui le immagini della presunta violenza sarebbero state condivise, la procura aveva chiesto per i due il giudizio immediato.
La richiesta per ottenere i domiciliari era già  stata presentata dai difensori dei due indagati i primi di maggio e, poi, una seconda volta, a luglio, ma in entrambi i casi era stata respinta. Oggi invece i domiciliari sono stati concessi.

(da agenzie)

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LE CONSULENZE DI SAVOINI PAGATE DALLA REGIONE LOMBARDIA

Settembre 13th, 2019 Riccardo Fucile

MENTRE TRATTAVA FINANZIAMENTI CON LA RUSSIA PER LA LEGA, LO SHERPA DI SALVINI INCASSAVA MOLTI QUATTRINI DAL PIRELLONE IN MANI AI LEGHISTI… 2600 EURO AL MESE DA FNM, UN ALTRO STIPENDIO PUBBLICO PER MINITORARE LA PAR CONDICIO, UN BONIFICO DA 70.000 EURO DA UNA MULTINAZIONALE

Da quando il suo nome è finito nel registro degli indagati per il Russiagate italiano, all’interno della Lega tutti hanno iniziato a prendere le distanze da Gianluca Savoini. Eppure, proprio durante la trattativa del Metropole, in cui erano in ballo milioni di euro provenienti da Mosca, l’ex portavoce di Matteo Salvini ha incassato parecchi soldi pubblici.
Denari versati sul conto corrente di Savoini da una società  controllata dal governatore lombardo Attilio Fontana, scelto proprio da Salvini per guidare la Regione Lombardia poco più di un anno fa.
I documenti in possesso di Fanpage.it raccontano che, a partire da giugno del 2018, nello stesso periodo in cui stava iniziando a trattare con i russi il maxi finanziamento per la Lega svelato lo scorso febbraio da L’Espresso, Savoini ha iniziato a percepire un compenso mensile di 2.600 euro da Fnm spa, colosso dei trasporti pubblici lombardi quotato in Borsa e amministrato da un altro leghista storico: l’ex parlamentare e già  vice presidente regionale, Andrea Gibelli.
Ma non c’è solo questo.
Dalle carte si scopre che negli ultimi mesi Savoini ha potuto beneficiare di un’altra entrata rilevante: una consulenza da 71.400 euro pagata da Ernst & Young, multinazionale britannica della revisione contabile con quasi 250 mila dipendenti e sedi in tutto il mondo, dall’Italia alla Russia.
Perchè le competenze di Savoini, giornalista laureato in scienze politiche nel cui curriculum non compare nemmeno un’esperienza professionale da consulente di aziende del genere, sono state necessarie per Fnm ed Ernst & Young?
Alle nostre domande sui motivi dei pagamenti, la multinazionale inglese si è limitata a farci sapere che la sua controllata, Global Shared Services Srl, “ha stipulato con il dott. Gianluca Savoini un contratto di collaborazione professionale relativo allo sviluppo commerciale di un software linguistico di traduzione automatica. Le attività  previste dal contratto sono state ultimate nel corso dello scorso mese di marzo 2019 e pertanto lo stesso è cessato e il consulente è stato regolarmente pagato”.
Insomma, Savoini ha guadagnato oltre 70 mila euro per aiutare a vendere, non si sa dove, un non meglio specificato programma informatico per le traduzioni linguistiche.
Silenzio totale, invece, da parte di Fnm. Il gruppo controllato da Regione Lombardia e Ministero delle Finanze italiano (attraverso Ferrovie dello Stato), che ogni anno percepisce milioni di euro in contributi pubblici, ha risposto così alle nostre undici domande: “Per prassi aziendale Fnm non fornisce informazioni e/o commenti sui propri rapporti contrattuali. Cordiali saluti”.
Nel suo ultimo bilancio annuale, quello del 2018, il gruppo lombardo si limita a dichiarare di aver speso per le consulenze 2,6 milioni di euro, senza fornire dettagli sui nomi dei consulenti.
Di certo le due misteriose consulenze offerte da Fnm ed Ernst & Young hanno permesso a Savoini di incassare oltre 100 mila euro in un anno. E non è tutto.
Un ufficio al Pirellone per Savoini
Quello di Fnm non è infatti l’unico pagamento ricevuto dall’ex portavoce di Salvini con i soldi dei cittadini lombardi. Come è noto, il leghista che fa avanti e indietro da Mosca è anche vice presidente del Corecom, l’autorità  indipendente di Regione Lombardia che dovrebbe garantire il rispetto delle norme in materia di comunicazione e vigilare sulla libertà  di informazione.
Una poltrona da 2.594 euro lorde al mese, che Savoini occupa ininterrottamente dal 2013 grazie ai voti dei consiglieri regionali leghisti.
Eppure, oggi nemmeno il capogruppo dei padani al Pirellone, Roberto Anelli, dice di ricordarsi di lui: “Personalmente io il dottor Savoini non lo conosco. Vi posso garantire che Savoini, quando era uscito tutto il cinema, io non sapevo neanche chi fosse”.
Savoini ha anche un ufficio al terzo piano del Pirellone, lo storico grattacielo milanese dove lavora Anelli.
È quello da cui ha registrato decine di video in cui, almeno fino a qualche mese fa, narrava entusiasta i meriti di Vladimir Putin e di Matteo Salvini.
Un ufficio pubblico usato per fare pubblicità  alla sua associazione privata, Lombardia-Russia, ora finita nel mirino dei magistrati della procura di Milano che indagano sui rapporti finanziari tra pubblici ufficiali del Cremlino, Lega e questo storico militante padano da cui oggi tutti vogliono tenersi lontani. Lontani, sì, ma senza scaricarlo. Salvini finora ha sempre negato di essere a conoscenza della trattativa condotta da Savoini, ma non l’ha denunciato per aver cercato di ottenere finanziamenti esteri a favore della Lega. Nè lo ha estromesso dal partito.
Un documento dimostra però che l’ex portavoce di Salvini anche quest’anno ha versato il suo obolo alla Lega, proprio come fanno a cadenza regolare parlamentari e politici vari del Carroccio: 400 euro bonificati il primo marzo 2019, a Russiagate già  scoppiato.
Se da un lato Savoini non si è dimenticato di dare il suo sostegno finanziario alla Lega, dall’altro si è scordato di rivelare un’informazione importante.
Nella dichiarazione patrimoniale pubblicata come vice presidente del Corecom non ha infatti segnalato di essere, fin dal 2016, azionista in Russia di un’azienda chiamata Orion.
Una società  che dichiara di occuparsi di consulenza, di cui Savoini detiene il 33 per cento delle quote. Il restante 67 per cento è invece in mano a un altro leghista della prima ora, anche lui presente a Mosca nei giorni della trattativa dell’Hotel Metropol.
E pure lui parecchio smemorato. Si tratta di Claudio D’Amico, nominato da Salvini in persona consigliere strategico per gli affari esteri di Palazzo Chigi, con uno stipendio pubblico di 65mila euro lordi all’anno.
È stato eletto su proposta della Lega nel settembre 2018, a pochi mesi dall’inizio della legislatura giallo-verde e dall’arrivo alla presidenza della Regione di Attilio Fontana, il governatore leghista che ha scelto come capo segreteria l’ex compagna di Matteo Salvini, Giulia Martinelli. Il cerchio del potere lùmbard.
Essendo anche assessore nel comune di Sesto San Giovanni, D’Amico avrebbe dovuto dichiarare la proprietà  della Orion già  nel 2017. Ma non l’ha fatto. Se ne è ricordato soltanto due anni più tardi, quando ormai l’esistenza della società  russa era stata svelata dai giornali. Una dimenticanza, l’ennesima, della coppia leghista al centro del Russiagate italiano.

(da Fanpage)

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ESPLODE NEL M5S IL CASO CANCELLERI: DOPPIA POLTRONA PER IL FEDELISSIMO DI DI MAIO

Settembre 13th, 2019 Riccardo Fucile

VICEMINISTRO AI TRASPORTI MA GIA’ VICEPRESIDENTE DELL’ASSEMBLEA REGIONALE SICILIANA: E’ CONTRARIO ALLE REGOLE DEL M5S

Per un governo che dal suo primo giorno è stato accusato di essere interessato solo alle poltrone, cumularne un paio non è certo una nota di merito.
Se poi si tratta di un esponente del Movimento 5 Stelle che sui doppi incarichi – a volte tripli – degli avversari politici ha incentrato gran parte della sua propaganda elettorale, il demerito diventa motivo di biasimo.
Se infine si tratta di un fedelissimo del capo politico Luigi Di Maio, allora la faccenda finisce nell’onta. È il caso di Giancarlo Cancelleri, candidato governatore alla Regione Siciliana di cui oggi è vicepresidente, fresco di nomina nel Governo Conte II a viceministro ai Trasporti.
E che ora fa i conti con una condizione spinosa. Perchè i 5 Stelle da sempre si sono scagliati contro il cumulo degli incarichi, soprattutto per chi è stato votato assumendo un impegno con gli elettori.
Solo un anno fa, per fare uno dei tanti possibili esempi, M5S si scagliava contro il presidente dell’Ars Gianfranco Miccichè perchè il 19 luglio 2018 era subentrato come europarlamentare al posto del dimissionario Pogliese: “Un ennesimo schiaffo in faccia ai cittadini”, attaccavano i grillini.
Lo statuto della Regione Siciliana definisce l’incompatibilità  all’articolo 3 per i deputati (così si chiamano i consiglieri dell’Ars): “L’ufficio di deputato regionale è incompatibile con quello di membro di una delle Camere, di un Consiglio regionale ovvero del Parlamento europeo”.
Non prevede quindi una diretta incompatibilità  tra i due ruoli oggi ricoperti da Cancelleri, quella di deputato regionale e componente dell’esecutivo Conte II. Tuttavia, il regolamento del Consiglio di Presidenza della Regione prevede che i suoi componenti “non possono far parte della Giunta di Governo” regionale.
Nulla osta, per i vertici M5S, che faccia parte invece del Governo nazionale? Al di là  dei cavilli e delle procedure, l’etica M5S è sempre stata contraria al cumulo degli incarichi.
Altro esempio: nel 2014 il senatore M5S Vincenzo Santangelo attaccava Sandro Gozi per il doppio incarico di sottosegretario del Governo Renzi e di presidente della Delegazione Parlamentare al Consiglio d’Europa: “Comprendiamo che quella di lasciare la doppia poltrona sia stata una decisione sofferta, visto che per maturarla ci sono voluti ‘soltanto’ quattro mesi”, ironizzavano i 5 Stelle.
In molti hanno notato come il cumulo di cariche per Cancelleri contravvenga a uno dei tabù dei 5 Stelle.
Attacca l’ex grillino nella passata legislatura Riccardo Nuti: “Cancelleri consigliere regionale senza competenze sui trasporti e fautore del concetto di “abusivismo di necessità ”. Il deputato nisseno esprime soddisfazione su Facebook per la nomina: “Sono pronto a dare il mio contributo a questo Governo Conte e impegnerò tutte le mie energie per farlo al meglio. Un ministero fondamentale soprattutto per il mio territorio che necessita di un immediato rilancio”.
Tuttavia, ora Cancelleri si trova in una situazione a dir poco delicata: o tenersi la doppia poltrona, esponendosi ai feroci attacchi delle opposizioni, oppure rinunciarne a una. Presumibilmente, quella appena ottenuta di viceministro.
Perchè se rinunciasse a quella di deputato regionale violerebbe un’altra delle buone norme dell’etica M5S: quando si assume un impegno con gli elettori, lo si porta a compimento. È stato rieletto in Sicilia solo due anni fa.

(da agenzie)

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