Settembre 13th, 2019 Riccardo Fucile
CARELLI, MARTINA, TRENTA, FIANO, LEZZI, D’UVA: LA LUNGA LISTA DI BIG RIMASTI FUORI DAL GOVERNO
Emilio Carelli, Maurizio Martina, Elisabetta Trenta, Deborah Serracchiani, Barbara Lezzi,
Walter Verini, Francesco D’Uva, Emanuele Fiano, Luca Carabetta.
Sarebbe potuta essere una lista credibile di viceministri e sottosegretari, è quella degli esclusi eccellenti dal governo fra i nomi che sono girati con più insistenza nelle ultime ore.
Un Consiglio dei ministri lampo ha ratificato il listone dei 42 nominati che lunedì giureranno a Palazzo Chigi. Una sostanziale parità fra Movimento 5 stelle, come già era successo nella squadra dei ministri: 20 sottosegretari (di cui 6 viceministri) tra gli uomini di Luigi Di Maio, 18 (4 i vice) tra quelli di Nicola Zingaretti. E tanto basta a far cantare vittoria al Pd, con fonti vicine al segretario che parlano di “un successo questo equilibrio nonostante la metà di deputati e senatori”.
In attesa della definizione delle deleghe, andando a misurare la situazione con il bilancino in effetti il Nazareno può ritenersi soddisfatto.
Non c’è la divisione delle deleghe di Editoria e Telecomunicazioni, che finiscono entrambe in casa Dem, la prima all’orlandiano Andrea Martella, la seconda allo zingarettiano Gian Paolo Manzella.
Non passa la richiesta di un viceministro unico pentastellato al Tesoro, nonostante il ministro sia dopo anni un politico come Roberto Gualtieri. Laura Castelli, riconfermata dopo un lungo braccio di ferro, condividerà il ruolo con Antonio Misiani.
Nessuna compensazione nemmeno fra i sottosegretari. Ad Alessio Villarosa si affiancherà Pierpaolo Baretta, squadra che fa pensare a una contesa della delega sulle banche, fino ad oggi appannaggio del pentastellato ma che Baretta ha tenuto saldamente in mano nel corso della scorsa legislatura.
Il terzo nome, di cui molto si era parlato, finisce in quota Leu, con Cecilia Guerra, uno dei due sottosegretari spuntati dalla sinistra insieme a Giuseppe De Cristofaro all’Istruzione.
Al netto delle Tlc, i 5 stelle blindano lo Sviluppo economico. Il ministero ereditato da Stefano Patuanelli avrà un viceministro molto pesante come Stefano Buffagni, accreditato di raccogliere le deleghe sull’Energia.
Mirella Liuzzi, da sempre esperta del campo telecomunicazioni, avrà il compito di marcare Manzella, in una squadra completata da Alessandra Todde (M5s) e Alessia Morani (Pd).
Quest’ultima è una dei 5 renziani in squadra (con Dario Nardella, sindaco di Firenze, furioso per l’esclusione dei toscani). Oltre a lei Anna Ascani diventa viceministro dell’Istruzione, Ivan Scalfarotto sottosegretario agli Esteri, Simona Malpezzi ai Rapporti con il Parlamento, Salvatore Margiotta alle Infrastrutture e Lorenza Bonaccorsi alla Cultura, dove prenderà le redini del Turismo.
La cooptazione di quest’ultima, insieme a quella di Manzella, apre un fronte in Regione Lazio. Entrambi facevano parte della giunta Zingaretti, e il presidente potrebbe decidere di sostituire gli uscenti proponendo nomi vicini al mondo del Movimento 5 stelle, se non addirittura direttamente a esponenti pentastellati, facendo un primo, concreto passo in direzione di quell’apertura, pur al momento respinta, annunciata ieri.
Rigidità , quella dei 5 stelle, che nel tempo potrebbe venire meno, come è venuto meno un altro dei capisaldi storici del grillismo.
La nomina di Giancarlo Cancelleri viceministro al Mit costringerà il colonnello siciliano di Luigi Di Maio o a venir meno all’impegno storico dei pentastellati di portare a termine il mandato elettivo, o a infrangere la regola del divieto di cumulo degli incarichi.
Uno degli aspetti più criticati internamente in queste ore nelle chat dei pentastellati, insieme a quella della mancata discontinuità .
“Emanuela Del Re, Di Stefano, Crimi, Sibilia, Ferraresi, Tofalo, Castelli, Villarosa. Quasi la metà della squadra è composta dagli uscenti”, spiega un parlamentare di peso. “E poi che facciamo? Ci mettiamo anche noi a premiare i trombati come tutti?”.
Ogni riferimento a Laura Agea, eurodeputata non rieletta e neo sottosegretaria agli Affari europei, è puramente voluto.
(da “Huffingtonpost”)
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Settembre 13th, 2019 Riccardo Fucile
SOCCORSO UN DISABILE, PERSONE COSTRETTE A PERCORRERE CENTINAIA DI METRI… STAMANE BLACKOUT ALLE SCALE MOBILI DI TERMINI…. UNA CAPITALE DA RIDERE
Ancora guasti e rallentamenti sulla metropolitane romane. Rallentamenti sulla metro B per un intervento tecnico in corso tra San Paolo e Castro Pretorio, fa sapere l’Atac. Ma alcuni passeggeri hanno raccontato che alcuni vagoni sono stati evacuati e che sono stati costretti a percorrere a piedi per centinaia di metri sotto la galleria
Il treno si è fermato nella galleria tra le fermate della linea B, Circo Massimo e Colosseo. Per raggiungere quest’ultima, i passeggeri sono poi scesi – in centinaia secondo quanto riferito – a piedi in galleria, sulle passerelle illuminata dalle luci di emergenza. Il guasto, riferisce Atac su Twitter, è tra Castro Pretorio e San Paolo. Paura e rabbia tra i passeggeri costretti a una vera e propria via crucis per raggiungere la propria destinazione.
I vigili del fuoco sono intervenuti nella galleria della fermata metro B Cavour per il trasporto di un disabile dal convoglio alla banchina della fermata stessa. I pompieri sono stati chiamati sul posto alle 11 a causa dell’interruzione della corrente avvenuta tra le fermate della metro Garbatella e Termini.
Il percorso, di circa 100 metri, verrà effettuato con l’assistenza del personale medico del 118 e della guardia medica.
Al momento del blocco della corrente elettrica i passeggeri sono stati fatti scendere dal convoglio e accompagnati alla banchina della stazione dal personale di stazione. Così non è stato per il disabile che è stato soccorso da una squadra di vigili del fuoco. Poi la circolazione è stata ripristinata.
Sempre questa mattina, sono rimaste al buio banchine e scale mobili alla fermata metro Termini della linea A. Ll’Atac ha fatto sapere che si è verificato un problema all’impianto di illuminazione. Si sono attivate le luci di emergenza, la situazione è tornata normale poco dopo le 11. La stazione è rimasta regolarmente aperta ai viaggiatori e le scale mobili sono attive.
Proprio ieri sono stati sospesi quattro dirigenti, nell’ambito dell’inchiesta sull’incidente dell’ottobre del 2018, avvenuto proprio sulle scale mobili della stazione Repubblica, che coinvolse una ventina di tifosi russi in trasferta. Durissimo il gip nell’ordinanza, che ha definito ‘indegna’ la gestione della manutenzione e sottolena un “totale disinteresse per la sicurezza” tanto da parlare di “sabotaggi e incidenti tenuti nascosti” e di un grave allarme sociale “per l’incolumità dei passeggeri”
(da agenzie)
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Settembre 13th, 2019 Riccardo Fucile
IL GOVERNO METTE A PUNTO IL PROVVEDIMENTO: 1500 EURO LA CIFRA, COSTO 5 MILIARDI… RESTA DA VEDERE SE DIRETTA SOLO AI REDDITI FINO A 26.000 EURO O ESTESA ANCHE A QUELLI FINO A 35.000 EURO
Per il taglio del cuneo fiscale il governo pensa a un bonus da pagare in unica soluzione a luglio.
Il tutto per non dare l’effetto di pochi euro in busta paga in più ma per far avere una specie di tredicesima o quattordicesima da 1500 euro.
Anche perchè, spiega oggi Lorenzo Salvia sul Corriere della Sera, proprio a luglio viene pagata già adesso la quattordicesima, l’assegno aggiuntivo per i pensionati a basso reddito.
Una misura introdotta nel 2007 dall’allora ministro del Lavoro Cesare Damiano e poi estesa dal governo Renzi.
«In quella occasione– ricorda l’ex ministro–la scelta di procedere al pagamento in una soluzione unica fu fatta proprio per dare maggiore concretezza all’intervento». Anche perchè, allora come adesso, le risorse da mettere sul piatto sono quelle che sono.
Per il cuneo fiscale si è ipotizzata una dote di 5 miliardi di euro. Se il taglio fosse limitato ai redditi fino a 26mila euro lordi l’anno, come sembra probabile, il bonus annuale sarebbe di 1.500 euro l’anno.
Qualcosa in meno se la soglia massima di reddito dovesse salire a 35 mila euro. In molti casi si tratterebbe di uno stipendio in più.
Anche se parliamo di cifre lorde e ipotizzare anche una forma di detassazione, come pure si è fatto in questi giorni, sembra difficile.
Se invece si procedesse al pagamento mese per mese, l’effetto del taglio sarebbe di poco più di 100 euro al mese, sempre lordi. Sicuramente meno visibili, forse anche meno spendibili. E quindi con meno effetti su quel sostegno ai consumi che il governo vuole perseguire. Resta un’incognita, tutta politica.
(da agenzie)
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Settembre 13th, 2019 Riccardo Fucile
“GUARISCE SPONTANEAMENTE, QUINDI VA BENE QUASIASI COSA INNOCUA, ANCHE ASCOLTARE I SUCCESSI DI JULIO IGLESIAS”
Matteo Salvini ieri da Paolo Del Debbio su Rete4 ha mostrato con orgoglio l’orzaiolo che lo affligge e ha spiegato che i rimedi di una volta sono i più efficaci: «Per combattere l’orzaiolo la mia nonnina mi faceva impacchi di camomilla e a volte mi faceva pure guardare nella bottiglia dell’olio. E funzionava!!!»
In molti si sono chiesti cosa c’entrasse guardare nella bottiglia dell’olio per guarire dall’orzaiolo. La risposta, ovviamente, è: niente.
L’olio, invece, è un rimedio nel senso che guardando nella bottiglia appoggiando l’occhio viene inumidito dalla sostanza. Ma se si vuole utilizzarlo, meglio farlo con un batuffolo
L’orzaiolo consiste in una infiammazione delle ghiandole sebacee poste alla base delle ciglia. Generalmente si manifesta con un rigonfiamento nella palpebra che può contenere anche del pus.
Deriva da una infezione batterica causata dallo stafilococco. (…) Basta utilizzare un piccolo batuffolo di cotone, ma in alternativa va bene anche un dischetto struccante o un bastoncino igienico, da inumidire leggermente con una piccola quantità d’olio.
Quindi andate a tamponare con delicatezza la palpebra. E’ bene che l’operazione venga effettuata con l’occhio ben chiuso, perchè l’eventuale contatto dell’olio col bulbo oculare potrebbe provocare qualche fastidio. Dopo un paio d’ore se avete ottenuto i primi miglioramenti, potete ripetere nuovamente questo procedimento anche per più volte nel corso della giornata.
In ogni caso ieri il professor Roberto Burioni è intervenuto nell’interessantissimo dibattito e ha spiegato come stanno realmente le cose:
“l’orzaiolo guarisce spontaneamente, quindi va bene qualsiasi cosa innocua, anche l’ascolto dei successi di Juilio Iglesias”
(da agenzie)
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Settembre 13th, 2019 Riccardo Fucile
LA FIGURA DA PATACCARI CHE NE PARLANO SOLO IN TV E NEI COMIZI PER PRENDERE PER I FONDELLI GLI ITALIANI
«Signor Presidente, se mi può ascoltare, le devo chiedere una cosa che ritengo sia importante
per tutti e soprattutto per lei, che raccontava e racconta di essere il Presidente del popolo e dei cittadini, l’avvocato di tutti. Io le chiedo di Bibbiano. Lei sa bene cosa è successo a Bibbiano?», così martedì scorso in Aula in Senato la senatrice della Lega Lucia Borgonzoni — candidata alla Presidenza della Regione Emilia-Romagna alle prossime elezioni — mentre mostrava una maglietta con scritto parliamo di Bibbiano.
Qualche giorno prima Matteo Salvini era a Vignola (Modena) per ribadire che «sulle mostruosità di Bibbiano andremo FINO IN FONDO, superando omertà , silenzi e insabbiamenti».
E l’unico modo che ha la politica per fare luce su una vicenda che è già all’attenzione della magistratura sono le commissioni d’inchiesta. Quella parlamentare sugli affidi deve ancora iniziare i suoi lavori perchè Salvini ha fatto cadere il governo bloccando l’attività delle commissioni.
Ma in Regione Emilia-Romagna è già al lavoro la Commissione speciale d’inchiesta circa il sistema di tutela dei minori nella Regione Emilia-Romagna.
L’11 settembre la commissione si è riunita per l’audizione della dott.ssa Rita Bosi, Presidente dell’Ordine regionale degli assistenti sociali e della dott.ssa Laura Schianchi, Presidente APS “Prima gli ultimi” di Parma. Ma la Lega non c’era.
A denunciarlo su Facebook è il consigliere regionale del PD Paolo Calvano che pubblicato una foto dove mostra i banchi vuoti riservati ai leghisti. «Beh, noi siamo in “Commissione d’Inchiesta regionale per la tutela dei minori” e indovinate un po’ chi manca….proprio la LEGA! Ci tengono proprio eh!», commenta Calvano.
Eppure proprio l’11 settembre la Borgonzoni (che non è in consiglio regionale) scriveva «non riuscirete a nascondere quello che è successo a Bibbiano, e questo ve lo giuriamo. Non si può scappare per sempre. E quando ridarete la parola ai cittadini verrete spazzati via per sempre».
Ma se gli eletti della Lega non partecipano alle riunioni della Commissione regionale in che modo pensano di parlare di Bibbiano e far emergere la verità ?
Ancora più interessante il post del consigliere regionale Gabriele Delmonte (Lega) che il giorno prima su Facebook scriveva «noi non abbiamo ancora finito di parlare di Bibbiano».
Ed è interessante perchè dai processi verbali delle tre sedute della commissione (quella di mercoledì era la quarta ma gli atti non sono ancora pubblicati) risulta che Delmonte fosse assente sia alla seduta del 27 agosto che a quella del 4 settembre.
Insomma a quanto pare di Bibbiano si parla ovunque, su Facebook, nei comizi e nelle trasmissioni televisive. Tranne che nelle aule delle commissioni d’inchiesta. O meglio: i leghisti lì non ci sono.
(da agenzie)
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Settembre 13th, 2019 Riccardo Fucile
IL FUMETTISTA: “I PIAGNONI VITTIMISTI LASCIAMOLI FARE AI NAZISTI CHE ORMAI SONO SPECIALIZZATI”
Michele Rech, in arte Zerocalcare, al centro della polemica di questi giorni fatta partire d Pierluigi Biondi, sindaco di Fratelli d’Italia de L’Aquila che ha posto il suo veto sulla presenza del fumettista e di Roberto Saviano al Festival degli Incontri organizzato dal Mibac nella persona della direttrice artistica Silvia Barbagallo, ha scritto un post su Facebook in cui ha smontato la retorica di Biondi e della Meloni, che parlano di ‘passerella con i soldi degli italiani’ dei due scrittori, invisi agli ambienti di estrema destra
“Il drammatico precipitare degli eventi” scrive Zerocalcare (non senza ironia) dal suo profilo Facebook a nome di Michele Rech, “ha reso necessario puntualizzare tre cose: 1)io a L’Aquila ci andavo gratis, quindi da tutta sta vicenda al limite ci risparmio la benzina e il casello; 2) Vi ringrazio per la solidarietà e tutte le belle parole importanti sulla censura ma i piagnoni vittimisti lasciamoli fa ai nazisti che ormai sono specializzati. Io sto bene, magno vitamine, non c’ho il daspo dall’abruzzo e i miei account facebook e instagram stanno benissimo; 3) e volete dare sostegno a qualcuno datelo al festival e alla direttrice Barbagallo che si sta accollando tutto senza accettare pezze imbarazzanti”.
(da agenzie)
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Settembre 13th, 2019 Riccardo Fucile
I DIFFAMATORI RAZZISTI NON RIESCONO PROPRIO A SOPPORTARE CHI DENUNCIA E COMBATTE LA MAFIA, E’ PIU’ FORTE DI LORO
Come si crea una fake news? Andando a cercare l’argomento trending topic di giornata, svilire
la realtà dei fatti, creare un titolo ammiccante e indignante e poi procedere con la condivisione di massa.
E il sito che ha realizzato questa ennesima impresa è già noto agli onori della cronaca per altri eventi simili. Non lo nomineremo, per non fare pubblicità .
Il tema caldo è quello che riguarda il nome di Roberto Saviano (e di Zerocalcare) affiancato al Festival Incontri in programma a L’Aquila (non si sa ancora quando) per il decennale dal tragico sisma. Ieri alcune dichiarazioni del sindaco (eletto con FdI) hanno acceso un forte dibattito che poi ha dato fecondità al pullulare di bufale create ad hoc.
Il sito in questione titola: «700mila euro per invitare Saviano a L’Aquila. Sindaco sovranista cancella tutto». Ovviamente nulla di tutto questo è vero.
Partiamo dalla vicenda. Il primo cittadino del capoluogo abruzzese, Pierluigi Biondi (militante di Fratelli d’Italia ed eletto con la coalizione di Centrodestra), ha detto di non voler spendere i fondi dedicati per la realizzazione del Festival Incontri per dare spazio a un pensiero di sinistra. Una presa di posizione che sta facendo discutere, ma poi spetterà all’organizzatrice dell’evento decidere come utilizzare quei soldi.
E proprio in questo contesto, il sindaco de L’Aquila ha parlato di questi famosi 700mila euro citati anche dall’articolo bufala.
Si tratta, però, non dei soldi da destinare (eventualmente) a Roberto Saviano, ma dei fondi stanziati dal Mibac per il rilancio della città dopo il sisma del 2009 che l’ha messa in ginocchio con una distruzione il cui ricordo provoca ancora un grande dolore nelle menti degli italiani. Nessun riferimento, dunque, a eventuali spese per gli ospiti e invitati. Tra l’altro, uno dei destinatari dell’aut aut del sindaco, Zerocalcare, ha detto che la sua partecipazione sarebbe stata gratuita.
Ed ecco che, con titolo ammiccante e che strizza l’occhio all’indignazione facile — puntando sull’abitudine di molti a fermarsi alla copertina, senza leggere tutto l’articolo — quei 700mila euro vengono fatti passare come il cachet richiesto da Roberto Saviano per partecipare al Festival Incontri nel decimo anniversario del sisma de L’Aquila. Questa è la genesi di questa bufala che è stata condivisa da molti sui social.
(da “Giornalettismo”)
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Settembre 13th, 2019 Riccardo Fucile
CHI RISCHIA DI PIU’
Marcello Foa vede la sua poltrona di presidente della RAI traballare pericolosamente. Tanto che negli scorsi giorni avrebbe già cominciato a trattare la resa, secondo la quale potrebbe rimanere nel CdA oppure finire in una partecipata.
Ma quelli che tremano sono i promossi all’epoca della sua presidenza. Fa sapere il Fatto che, complice anche la crisi d’ascolti della Rai1 sovranista in molti sentono traballare la poltrona:
Il più vicino a Foa è Marco Ventura, capoautore di Uno mattina (la trasmissione di informazione leggera che, in silenzio, è stata trasformata in un braccio della propaganda leghista). Foa l’ha preso sotto la sua ala. Per lui ha pure mentito in commissione di Vigilanza: ha definito Ventura “uno speechwriter provvisorio”, invece gli ha conferito un secondo incarico stabile (quello di portavoce del presidente) e un ufficio al settimo piano di Viale Mazzini.
Ventura, ex inviato del Giornale, è ancora a Uno mattina: la sua posizione è salda. Ma è uomo dai rapporti cordiali e trasversali: è stato nello staff di Berlusconi ma ha amici pure a sinistra; nella nuova stagione giallorossa sopravviverà .
Un altro dei “big”della breve epoca sovranista in Rai era Fabrizio Ferragni.
Rimosso dalla sua carica —capo delle relazioni istituzionali —da ll’ad Fabrizio Salini, la Lega ha chiesto a lungo (anche con un’interrogazione scritta) che gli fosse restituito un ruolo di prestigio. A fine luglio era arrivata la nomina a direttore del canale istituzionale, ma Ferragni sotto l’egemonia salviniana poteva arrivare molto più in alto (al Tg1?). Eppure viene da sinistra: si è formato, ironia della sorte, con Anzaldi e gli altri della cucciolata rutelliana-margheritina che poi hanno fatto le fortune del renzismo.
Chi lo conosce dice che “ha fatto una sciocchezza, ha fatto un patto col diavolo (Salvini), se fosse rimasto fermo sarebbe diventato direttore del Tg1”. Ma chissà , i giornalisti “rossoverdi”, sanno nuotare sia a destra che e a sinistra, hanno risorse infinite.
Ci sono anche quelli in crescita: Luca Mazzà , Andrea Montanari, Maurizio Ciannamea.
(da “NextQuotidiano”)
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Settembre 13th, 2019 Riccardo Fucile
LA VITA IN DIRETTA DELLA CUCCARINI BATTUTA DA BARBARA D’URSO… FLOP ANCHE DI UNO MATTINA E LA PROVA DEL CUOCO
Non funzionano. Perdono spettatori. La concorrenza li surclassa. 
“La sovranità appartiene al popolo”, non si stanca di ripetere Matteo Salvini, e il popolo ha deciso: di fuggire dai programmi su cui la Rai del cambiamento gialloverde aveva puntato nell’ultimo anno per sintonizzare la narrazione della tv pubblica sul nuovo potere costituito
Che però adesso è mutato. E il cda ne ha già preso atto. Avviando – alla prima riunione dopo la pausa estiva – una riflessione sul calo degli ascolti di Rai1, sollecitata dalla consigliera pd Rita Borioni, passato nello spazio di una vacanza da strenua oppositrice a paladina della maggioranza.
Magari c’entra anche il recente cambio di governo e il cono d’ombra nel quale l’ex vicepremier padano si è autorelegato, bruciando l’alleanza coi grillini sull’altare dell’azzardo personale, fatto sta che sulla rete a trazione leghista, la stagione autunnale appena incominciata rischia di replicare il flop di quella estiva appena terminata.
Un remake restituito dal deludente avvio dei programmi di punta che la direttrice Teresa De Santis, in combutta col presidente Marcello Foa, ha infarcito di autori e conduttori di provata fede per amplificare la propaganda del Capitano: Roberto Poletti, suo primo biografo, su tutti.
Piazzato fra mille polemiche sulla tolda di UnomattinaEstate, l’ex direttore di Radio Padania confermato anche per l’inverno sta trascinando verso il basso lo share del contenitore pop più seguito in quella fascia oraria.
Le prime tre puntate di UnoMattina, che ha esordito lunedì scorso, hanno registrato un calo – rispetto allo stesso periodo del 2018 – vicino ai 2 punti percentuali (1,7 per l’esattezza). E pure Elisa Isoardi rischia di perdere la sfida con sè stessa: l’anno scorso la Prova del cuoco stava sopra di tre punti e mezzo.
Anche se il podio per l’esordio più disastroso spetta di diritto a La Vita in diretta: la neo-sovranista Lorella Cuccarini, reduce dalla chiusura anticipata del suo varietà estivo conquistato a suon di endorsement pro Salvini, è stata regolarmente battuta da Barbara d’Urso su Canale5. Inchiodata al 13,9% di media, rispetto al 15,2 di dodici mesi fa.
Una crisi certificata anche dal crollo di Porta a Porta, che ha debuttato con un pesante 4,7% in meno. E neanche si può dare la colpa alla fuga dalla tv: la platea che ogni giorno accende il piccolo schermo è infatti cresciuta del 3,2%.
E a guadagnarci sono soprattutto Rete4 e La7, entrambe grazie ai talk – da Stasera Italia a Otto e mezzo, per non parlare delle maratone Mentana – che pian piano stanno rosicchiano ascolti alla corazzata dell’emittente pubblica.
È stata la consigliera Borioni, durante le sette ore di discussione in cda, a denunciare la questione. “Bisogna avviare una riflessione seria, era chiaro fin dall’inizio che le scelte fatte da Rai1 avrebbero portato a questo disastro, è tempo di correre ai ripari”. Trovando manforte nella grillina Beatrice Coletti: “Il problema è la scarsa qualità dei programmi”.
Con il rappresentante dei dipendenti Riccardo Laganà a rincarare: “Abbiamo chiamato un sacco di esterni pensando che fossero dei guru e guardate che è successo: quasi tutte le trasmissioni vanno male”.
Parole pesanti, sulle quali a sorpresa sia Foa sia il leghista Igor De Blasio hanno concordato. “Beh sì, effettivamente bisogna rivedere una serie di cose”, ha ammesso il presidente. “Mi pare evidente che qualche problema ci sia”, ha aggiunto l’altro. Dando la sensazione di esser pronti a scaricare la direttrice De Santis, pur di salvare se stessi. Veloce, l’ad Salini, a cogliere l’assist: “Facciamo dare tutti i dati e parliamone al più presto”. Il nuovo corso giallo-rosso promette cambiamenti.
(da agenzie)
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