Gennaio 27th, 2020 Riccardo Fucile
4,7% IN EMILIA ROMAGNA E 6,3% IN CALABRIA, DOVE IL M5S ESCE DAL CONSIGLIO REGIONALE ( DUE ANNI FA ERA AL 43,3%)
Il confronto fra i risultati di questa tornata elettorale e quelli ottenuti alle politiche del 2018 e
alle europee del 2019 dimostrano il crollo verticale dei grillini in entrambe le region
Il dato politicamente più significativo di queste elezioni regionali in Emilia Romagna e Calabria è senza dubbio la sparizione del M5s, schiacciato dal duello bipolare fra Pd e Lega e sostanzialmente condannato all’irrilevanza.
I cinquestelle si sono fermati al 4,7% in Emilia Romagna e al 6,2% in Calabria, dove non entreranno nemmeno in consiglio regionale.
Un crollo così verticale pesa sul futuro del Movimento, anche se il reggente Vito Crimi – che guida i cinquestelle dopo le dimissioni da capo politico di Luigi Di Maio – spende parole di rassicurazione in un lungo post sul blog delle Stelle: “Non ci arrendiamo. Abbiamo già avviato il lavoro di organizzazione che ci consentirà un maggiore coordinamento e ci permetterà di essere più presenti sui territori. Sarà fatica e sudore, ma so che siamo in grado di farlo. A una condizione: quella di restare uniti”
Sulla stessa linea anche la sindaca di Torino Chiara Appendino che commenta: “Il flop è il risultato di un Movimento che non ha più fiducia in sè stesso”.
Se paragoniamo i risultati di questa tornata elettorale a quelli delle politiche del 4 marzo 2018 e delle più recenti europee del 26 maggio 2019 si può notare come il crollo dei cinquestelle sia stato in realtà graduale e preannunciato dai flop di altre competizioni regionali, come quelle in Abruzzo del febbraio 2019 o in Umbria a ottobre sempre dello scorso anno.
Alle ultime politiche in Emilia Romagna, quando l’affluenza finale fu del 78,29%, il Movimento raggiunse la ragguardevole percentuale del 27,5 per cento, confermandosi come primo partito nella regione roccaforte “rossa” e riuscendo a battere anche il Pd, che guadagnò la seconda posizione con il 26,38%.
Già un primo calo si osservò poco più di un anno dopo alle europee, in cui i cinquestelle si attestarono al 17,07% – dieci punti in meno delle politiche – e vennero battuti dal Pd al 22,69 e dalla Lega, che salì sul primo gradino del podio con il 24,3%.
Nella regione che sarà governata per altri cinque anni da Stefano Bonaccini, i 5S erano andati meglio alle regionali del 23 novembre 2014, quando avevano totalizzato il 13,27 per cento a fronte di un trionfo del Pd con il 44,53% in piena era renziana. Ma quelle furono anche le elezioni amministrative con l’affluenza più bassa sulla via Emilia dal dopoguerra ad oggi: allora votò solo il 37,71 per cento dei cittadini, contro il 67,6& di quest’ultima tornata.
Ancora peggio sono andate le cose in Calabria per il Movimento fondato da Beppe Grillo. Le politiche del 2018, infatti, segnarono l’exploit dei cinquestelle nella Regione all’epoca governata ancora dal pd Mario Oliverio: raggiunsero infatti il 43,37%, un vero e proprio boom, affermandosi come il partito più votato e lasciando indietro sia il Pd al 14,34% che la Lega al 5,61%.
Il M5s ha tenuto in Calabria anche alle successive europee, confermandosi ancora primo partito con il 26,69 %, ma accorciando le distanze con la Lega al 22,61%.
Ora e’ crollato al 7,4%, percentuale che la esclude dal consiglio regionale
data la soglia di sbarramento per le coalizioni all’8%.
(da agenzie)
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Gennaio 27th, 2020 Riccardo Fucile
IN UN ANNO IL SEQUESTRATORE DI PERSONE HA CAUSATO UN GROSSO CALO DI CONSENSI
Se raffrontiamo le percentuali della Lega sia in Emilia Romagna che in Calabria con i risultati raggiunti in quelle stesse regioni alle elezioni europee del maggio 2019, salta all’occhio con evidenza il calo di consensi.
In Emilia Romagna la Lega aveva preso alle europee il 33,8% conquistando il podio di primo partito, mentre questa volta si è fermata al 32%, pari a circa 70mila voti in meno rispetto ai 760mila voti di allora. E si piazza al secondo posto dietro al Pd primo partito con il 34,7%.
Anche in Calabria i voti di Salvini si sono praticamente dimezzati rispetto alle ultime europee, quando aveva preso il 22,61%.
Oggi si ferma invece al 12,3%, ossia circa 95mila voti, e arriva solo al terzo posto dopo il Pd – che paradossalmente è primo con il 15,2% – e Forza Italia in seconda posizione con il 12,4%.
(da agenzie)
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Gennaio 27th, 2020 Riccardo Fucile
LE COMICHE FINALI DEI MANCATI “LIBERATORI” DELL’EMILIA-ROMAGNA: HANNO DOVUTO CORREGGERE LA BUFALA IN PRIMA PAGINA, LA LEGA NON E’ IL PRIMO PARTITO IN EMILIA-ROMAGNA E IN CALABRIA E’ TERZO
Le elezioni in Emilia-Romagna e la vittoria di Stefano Bonaccini dalle parti di Pietro Senaldi e
Vittorio Feltri sono state prese benissimo.
Ecco il titolo con cui ha deciso di aprire il quotidiano degli Angelucci: “La Lega primo partito”. I
l capolavoro goebbelsiano è riuscire a non scrivere il nome del candidato che ha vinto le elezioni. Ma soprattutto, quando lo spoglio è arrivato a buon punto e a differenza di quello che ha detto Matteo Salvini ieri sera (ehy, ma lavorate anche voi qualche volta…), la Lega non è il primo partito nè in Calabria nè in Emilia-Romagna.
In Emilia-Romagna, dove lo spoglio è quasi terminato, il Partito Democratico è tornato sopra la Lega:
In Calabria anche Forza Italia finora ha preso più voti della Lega, che è terzo partito nella regione:
Avendo forse percepito l’aria da figurimmerda imperante, Libero ci regala una ribattuta in cui si capisce benissimo che quei segni denti sulla rotativa non sono per niente indice del fatto che stanno rosicando come castori
(da “NextQuotidiano”)
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Gennaio 27th, 2020 Riccardo Fucile
I SOVRANISTI GETTANO LA MASCHERA: LE POVERE VITTIME DI BIBBIANO ERANO SOLO UN PRETESTO PER SPECULARE SU UNA TRAGEDIA
Chissà se ora Lucia Borgonzoni e i leghisti continueranno a parlare di Bibbiano. I risultati delle
elezioni regionali nella cittadina della provincia di Reggio Emilia al centro delle morbose attenzioni mediatiche del centrodestra non hanno premiato il gran parlare che la Lega ha fatto dell’inchiesta “Angeli e Demoni” sui presunti abusi su alcuni minori dati in affido.
A Bibbiano la coalizione a sostegno di Bonaccini ha preso il 56,70% dei voti con il PD poco sopra il 40%; la Borgonzoni si è fermata al 37,43% con la Lega 29,46%.
In conferenza stampa Matteo Salvini e la candidata presidente hanno minimizzato. Peccato non abbiano parlato dell’invenzione del “sistema Bibbiano”, della criminalizzazione di un’intera categoria (quella degli assistenti sociali) o del fatto che sul palco di Bibbiano ci sia andata anche la mamma del piccolo Tommaso Onofri, che con le vicende di Bibbiano non ha proprio nulla a che fare.
Salvini ci ha tenuto anche a ricordare che quelli della Lega sono diversi, non sono mica come quelli che quando perdono danno la colpa al Popolo dicendo che ha sbagliato a votare. Ma non è proprio così, perchè inutile negarlo, serpeggia una certa delusione tra i simpatizzanti della Lega per l’esito del voto, soprattutto a Bibbiano.
Una delusione che viene espressa con attacchi ai cittadini del comune emiliano colpevoli di essersi consegnati ancora una volta ai loro carnefici.
Non è propriamente una novità . Gli elettori del M5S sono noti per l’abilità nell’esprimere questo genere di odio nei confronti di terremotati abruzzesi o dei cittadini di Taranto “colpevoli” di aver votato male. Anche dalle parti della Lega e del centrodestra non si fa eccezione.
Non potendo rivendicare di aver espugnato quella che grazie alla propaganda sovranista e populista è diventata la cittadina degli orrori e degli abusi sui bambini ai fan del Capitano non resta che sfogarsi odiando.
Gli abitanti di Bibbiano, fino a due giorni fa “vittime” del Partito di Bibbiano, oggi invece si scopre che “non hanno una coscienza” e che evidentemente “non hanno sofferto per i bambini sottratti” e per loro va bene così.
C’è una certa ingenuità nel pensare che tutti i Bibbianesi possano considerarsi vittime. Ingenuità e ignoranza cavalcate ad arte dalla Lega che mentre parlava dei 108 capi d’accusa e del Sistema Bibbiano evitava accuratamente di raccontare i veri contorni di una vicenda drammatica che non coinvolgeva che pochi bambini rispetto a quelli dati in affido.
Ecco quindi che c’è quella che spiega che «i bibbianesi hanno preferito proteggere se stessi e fare finta che i fatti di Bibbiano non esistono», una sorta di omertà che avrebbe addirittura permesso che proprio lì venissero commessi i presunti crimini ai danni dei minori.
Altri invece sono stufi di dare la propria solidarietà senza ottenere nulla in cambio e arrivano a dire l’impensabile “non parlateci più di Bibbiano perchè non ce ne frega nulla“.
A riprova della carità pelosa dei leghisti ci sono anche i commenti di quelli che già pregustano la vendetta e si augurano che “vi riempino [sic] di clandestini” o che spiegano che “adesso sappiamo dove mandare clandestini ed immigrati vari” non appena la Lega sarà al governo.
Perchè l’invasione dei migranti è una cosa brutta e cattiva da combattere, ma non quando serve a punire quelli che sbagliano a votare.
Ma se pensate di aver toccato il fondo allora non avete letto il post di Italia Moli, la sedicente quindicenne di Brescia che qualche giorno fa si è inventata l’aggressione da parte di alcune “sardine” pubblicando falsi certificati medici e quant’altro.
Secondo questo idolo minorenne delle folle sovraniste il dato di Bibbiano è la prova che la sinistra in Emilia è una religione “una sorta di Scientologi [sic]” e che parla di “comunisti invasati” giunti dalla Sardegna per sostenere nelle piazze il partito Democratico.
La ragazzina bresciana scrive “io conosco benissimo” i comuni della Val D’Enza e spiega che «in quelle zone non si può cambiare con semplici elezioni democratiche. Forse nemmeno con un esorcismo». Insomma, la democrazia è ancora acerba. Peccato.
(da “NextQuotidiano”)
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Gennaio 27th, 2020 Riccardo Fucile
TALMENTE GRANDE DA AVER SCELTO UNA CANDIDATA IMPROPONIBILE, AVER CITOFONATO A UN RAGAZZO PERBENE, AVER PERSO IL 3% IN EMILIA-ROMAGNA E IL 12% IN CALABRIA
Il social manager di Matteo Salvini Luca Morisi ha preso benissimo i risultati delle elezioni regionali in Emilia-Romagna.
Ieri mattina se la sentiva caldissima e annunciava “l’aria di liberazione” che circolava per tutto lo Stato Maggiore della Lega, confortato da sondaggi e sondaggini che davano in testa la coalizione di centrodestra e Lucia Borgonzoni a un passo dalla vittoria.
Poi, per ore, il povero Luca ha perso la parola. Si è limitato a condividere le dirette di Matteo Salvini — anche quella in cui il Capitano ha annunciato che la Lega era il primo partito in Calabria e in Emilia-Romagna, in realtà una bufala — e a rinchiudersi nel bunker mentre le Good Vibrations erano evidentemente scomparse.
Alle 2 del mattino il ferale annuncio, mascherato da elogio del Suo Assistito:”Il Capitano è un grande combattente”.
Talmente grande che ha scelto personalmente la candidata ed è andato a citofonare nelle case per raccattare voti nella regione in cui la Lega era il primo partito. E adesso non lo è più.
In Calabria ha vinto la candidata di Forza Italia, non qualcuno scelto dalla Lega e la Lga ha dimezzato i voti. Povero Luca.
(da “NextQuotidiano“)
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Gennaio 27th, 2020 Riccardo Fucile
NEL QUARTIERE BOLOGNESE IL PD VINCE CON IL 41% CONTRO IL 18% DELLA LEGA … A BIBBIANO BONACCINI TRIONFA CON IL 56,7% CONTRO IL 37,43% DELLA BORGONZONI
I risultati più tragici per il Citofonator Scortese sono quelli che arrivano dal Pilastro, il rione
bolognese nel quale il Capitano ha fatto lo show: dopo che sono state scrutinate quasi tutte le sezioni, il Partito Democratico si afferma nettamente con il 41% delle preferenze, la Lega è di gran lunga dietro raccogliendo solo il 18%.
Alla grande giornata della Lega va aggiunto che il Carroccio non è il primo partito nè in Emilia-Romagna nè in Calabria nonostante gli annunci fake del Capitano ieri notte prima di andarsene a dormire.
Tutta la campagna elettorale di Matteo Salvini e l’ultimo comizio centrato sull’inchiesta dei presunti affidi illeciti di minori non è bastata alla Lega per espugnare Bibbiano.
Il governatore uscente Stefano Bonaccini si è affermato anche a Bibbiano con il 56,7% dei consensi (3.039 voti), contro il 37,43% della sfidante del centro destra al governatore uscente, Lucia Borgonzoni (con 2006 voti).
Simone Benini, candidato presidente del movimento 5 stelle scelto da 10.706 Elettori si ferma al 4,33%. L’affluenza alle urne è stata del 68,3%. Il Pd ha preso il 40,7% (più il 6,5% della Lista Bonaccini) contro il 29,4% della Lega.
(da agenzie)
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Gennaio 27th, 2020 Riccardo Fucile
IN CITTA’ I 12.600 DI VANTAGGIO SUL CENTROSINISTRA ORA SI SONO RIDOTTI A 142
«Io avverto, vi colpirò forte politicamente, vi farò male, ve lo dico proprio vi farò molto male, ma non lo farò adesso perchè non sono vigliacco come voi, infame come voi», così il vicesindaco leghista di Ferrara Nicola “Naomo” Lodi anticipava su Facebook la strategia che aveva in mente per il dopo elezioni in Emilia-Romagna.
E siccome la vendetta è un piatto che va gustato freddo Lodi ci teneva a far sapere che avrebbe aspettato l’esito del voto per iniziare a fare “un culo così” ai suoi avversari.
Dichiarava ancora Lodi: «dopo il 26 io inizierò e vi assicuro che quello che avete visto in questi cinque anni non sarà nulla, ogni giorno vi colpirò». E ancora: «noi lunedì sera quando governeremo questa regione non vi troveremo più perchè voi sparirete completamente, vi nasconderete nei vostri meandri».
Ne era convinto al cento per cento: «lunedì sera sparirete, sparirete con il voto di una penna». Non servirà attendere questa sera per vedere in azione il metodo Naomo, quello a base di ruspe e calci in culo.
Perchè la candidata della Lega, Lucia Borgonzoni, ha perso. Il nuovo Presidente dell’Emilia-Romagna è Stefano Bonaccini con la Lega di Salvini che perde nei luoghi simbolo di questa campagna elettorale: Bibbiano (dove ha tentato per mesi di trasformare una vicenda giudiziaria in un caso politico) e il quartiere bolognese del Pilastro (dove ha trasformato una lite di condominio in un caso nazionale con traffico di droga).
A Ferrara, la città governata dal leghista Fabbri e dal nostro “Naomo” Lodi la Lega tiene botta, ma di poco: 48,05% contro il 47,85% per il candidato del Partito Democratico. La differenza è di appena 142 voti.
La Lega tiene botta, ma arretra rispetto alle comunali del maggio-giugno del 2019 quando la coalizione di centrodestra aveva conquistato 36.629 voti al primo turno pari al 48,44 contro i 24.009 (31,75 %) del candidato del centrosinistra.
Sono passati poco più di sei mesi (e di mezzo un caso Solaroli) e il metodo Naomo, quello di tenere sempre «un livello mediatico alto» e di colpire costantemente gli avversari comincia già a dare i suoi frutti: i ferraresi si stanno stufando?
(da “NextQuotidiano”)
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Gennaio 27th, 2020 Riccardo Fucile
BONACCINI STRAVINCE E GLI ROVINA LA FESTA… IL LEGHISTA PASSA DA “STRAVINCIAMO” A UN DECOUBERTIANO “ALMENO C’E’ STATA PARTITA”… NON BASTA LA VITTORIA IN CALABRIA (DOVE PERO’ LA LEGA DIMEZZA I VOTI)
Doveva essere il muro da abbattere. Doveva essere il trofeo da sbandierare in mondo visione per
dare la spallata definitiva al governo “dei Conte, dei Di Maio e dei Renzi”. La festa era già pronta. Da giorni i leghisti erano tutti sparati: “Citofoneremo a Palazzo Chigi e faremo sloggiare Giuseppe Conte”. Boom.
Tutto questo non si verificherà perchè Matteo Salvini si ritrova davanti alla prima sconfitta vera da quando è segretario della Lega. E in un amen il Capitano del fu Carroccio si trasforma nel principe del fair play.
Eccolo materializzarsi nella sala stampa dello Zanhotel, nella periferia di Bologna, già a mezzanotte. Salvini è scuro in viso e con gli occhi lucidi. Per oltre un’ora è stato chiuso in una camera dell’albergo a ragionare il da farsi. Scendere o non scendere in sala stampa? Metterci la faccia o non metterci la faccia? Lo staff si aggira spaesato nella hall di questo albergone. “I dati sono preoccupanti, in provincia di Piacenza c’è un’affluenza bassissima”.
Alla fine la Bestia di Luca Morisi decide che lui, Matteo, debba dire qualcosa. Lui, Salvini, non si aspettava questi numeri. Era anzi convinto, come ripeteva da giorni, “di vincere, vincere, vincere”.
Si era giocato un caffè con mezza regione, una cena con diversi amici, era insomma sicuro di destabilizzare il sistema politico. Ora si ritrova davanti una sala stampa stracolma di giornalisti, senza un colonnello al suo fianco, e senza la candidata “Lucia” che, secondo molti, è stata l’anello debole di questa campagna elettorale. Non a caso la lista della candidata governatrice si ferma al 2 per cento.
Frastornato dalle percentuali di Bonaccini, Salvini guarda in faccia tutti i cronisti e la mette così: “Chiunque vincerà che sia Lucia o Stefano, vorrà dire che avrà meritato, perchè il popolo ha sempre ragione”.
E’ il discorso di chi non è ancora consapevole della sconfitta, di chi vuole provare a esternare un messaggio moderato: “In Emilia Romagna è stata una cavalcata eccezionale commovente e sono orgoglioso. Per me è un’emozione che dopo 70 anni ci sia stata una partita qui”.
Questa volta il principe della propaganda si accontenta di partecipare. E non basta, come ripete, che la Lega sia il primo partito (non lo sarà neanche).
Non basta prendere di mira l’ex compagno di avventure del governo gialloverde, vale a dire Luigi Di Maio, quando appunto Salvini sottolinea che “il M5S è scomparso in Emilia Romagna e Calabria. Due regionali nelle quali è nato”.
E di certo non basta la vittoria in Calabria dove la candidata, Jole Santelli, non è leghista, e dove la spinta arriva dai partiti della coalizione di rito moderato mentre la Lega dimezza i voti.
Ecco, Salvini è ferito e sconfitto e si comprende quando ripete: “Se perderemo in dirittura d’arrivo? nella vita si vince e si perde e quindi se vinco sono felice, se perdo sono ugualmente felice anzi lavoro il doppio, visto che qualcuno da’ la Lega per morta da 20 anni, deve aspettare almeno i prossimi 20 anni per vedermi stufo e stanco”.
Che significa tutto o niente. E allora forse ha ragione una giovane attivista presente in sala: “Più di così non si poteva fare”.
Ecco perchè dopo avere ringraziato tutti non risponde ai giornalisti e si rifugia in camera. Sconsolato e sconfitto.
(da “Huffingtonpost”)
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Gennaio 26th, 2020 Riccardo Fucile
L’ANALISI DI PREGLIASCO DI YOUTREND PER “LA STAMPA” SEGNALA UN TREND
Nel testa a testa tra Stefano Bonaccini e Lucia Borgonzoni per la conquista del governo dell’Emilia Romagna, l’affluenza registrata a giro di boa delle 19 conferma una partecipazione molto elevata, in una misura che sorprende gli stessi analisti, nonostante il trend di crescita stia rallentando.
Alle regionali del 2014 il dato era del 30,89%, oggi si attesta al 58,82%, quasi il doppio. Con una corsa che si concluderà al fotofinish nessuno si sbilancia, ma per Lorenzo Pregliasco, direttore e confondatore di YouTrend, il risultato delle 19 consente una valutazione in più rispetto alle 12, quando il quadro appariva più omogeneo.
«Appare una correlazione più netta tra la variazione di affluenza rispetto alle europee e il risultato negativo per la coalizione di centrodestra e positivo per il centrosinistra. In parole povere, stanno andando a votare di più i Comuni in cui il centrosinistra è andato meglio alle europee. E’ lì che l’affluenza è cresciuta».
Questa la partecipazione alle 19: Bologna 60,82% (europee 51,86%); Reggio Emilia 58,2% (era stato nel 2019 il 55,95%); Forlì 59,64% rispetto al 58,91%.
A Ravenna la differenza è di quasi dieci punti percentuali: dal 50,57% di un anno fa al 59,09% di oggi. In controtendenza Ferrara: 59,24% rispetto al 62,90%.
Crescono invece i votanti a Modena, con il 61,3% rispetto al 57,23%. Stabile il risultato di Cesena: 60,36% (era 60,46%).
In significativa crescita le presenze a Rimini: 55% rispetto al 46,75%; e a Parma: 55,4% rispetto al 47,53.
Alle europee dell’anno scorso in Emilia Romagna l’affluenza alle 19 fu del 55,2% mentre alle politiche 2018 aveva votato il 66,0% degli aventi diritto. Il risultato finale del voto del 26 gennaio con ogni probabilità supererà anche il dato di due anni fa, attestandosi secondo i sondaggisti attorno al 70%.
(da “La Stampa”)
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