Gennaio 26th, 2020 Riccardo Fucile
“QUANDO IL CAVALLO CAMBIERA’ E PASSERANNO A TIFARE PER LA MELONI, SALVINI SARA’ DIMENTICATO”
Non si è capito «quanto in competizioni di questo tipo il Bonaccini di turno sia l’outsider. Ce ne
siamo accorti stando dentro l’arena, e non fuori a guardare» ha detto Mattia Santori, leader delle Sardine, in un’intervista al Fatto Quotidiano.
«Noi non siamo in contrapposizione con altre forze politiche, siamo persone. Fuori da ogni schema politico: è per questo che arriviamo meglio. Le Sardine sono nate quando la candidata del centrodestra Lucia Borgonzoni era già avanti di 6 punti nei sondaggi. Bonaccini è già un miracolo che se la giochi testa a testa» ha spiegato.
Come in Umbria, anche in Emilia-Romagna «c’è stato uno scollamento tra il reale e il virtuale veicolato da social e media. Non abbiamo perso una piazza contro Salvini, eppure era sempre davanti a noi sui media».
Le Sardine non hanno fatto appello al voto disgiunto, «perchè non è il nostro ruolo. Abbiamo detto due mesi fa: “Svegliatevi” E poi non abbiamo mai mollato. Ma ora sta alla responsabilità di ciascuno» aggiunge Santori che si dice molto «stanco, ma contento».
E la Lega? Per Santori «una forza politica che vive sul e del web dura finchè il sovranismo internazionale decide di foraggiarla. Quando il cavallo cambierà , e passeranno a tifare per la Meloni, Salvini verrà dimenticato».
(da Open)
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Gennaio 26th, 2020 Riccardo Fucile
I CASI DI VITTORIA, PALAZZOLO E CATANIA
Repubblica Palermo racconta oggi una storia che riguarda l’ex vicesindaco di Vittoria, Andrea La Rosa, che ha visto il suo comune sciolto per mafia su proposta dell’allora ministro dell’Interno Matteo Salvini e che nel frattempo si sarebbe, secondo il giornale, avvicinato alla Lega:
Ieri su Facebook l’ex vicesindaco di Vittoria, Andrea La Rosa, che ha dovuto lasciare l’incarico perchè il Comune è stato sciolto per mafia su proposta dell’allora ministro degli Interni Matteo Salvini, postava una foto con il nuovo deus ex machina del partito in Sicilia Nino Minardo.
Nei giorni scorsi scriveva che con Minardo aveva fatto «una bella chiacchierata su Ragusa, Sicilia e rafforzamento dell’organizzazione della Lega in provincia».
Nei giorni scorsi fra le file salviniane era passato invece il sindaco di Palazzolo Acreide Salvatore Gallo, balzato agli onori della cronaca nei mesi scorsi per avere polemizzato con Philippe Daverio per la scelta di Bobbio come “Borgo dei Borghi”.
Gallo, però, non si era fatto notare solo per questa curiosità : nell’estate del 2018, nel pieno della polemica sulla Diciotti, si era fatto promotore dell’accoglienza dei migranti con lo Sprar «Obioma Iblei-accoglienza diffusa della Valle degli Iblei» e postava foto con una famiglia di immigrati, dando così un segnale di moderazione all’elettorato che l’aveva appena scelto. Adesso anche lui è stato folgorato sulla via di Salvini.
Non è l’unico, racconta ancora Repubblica Palermo:
Una “conversione” improvvisa come quelle di Davide Marraffino e Diego Strano, consiglieri di circoscrizione a Catania passati dal Movimento 5 stelle alla Lega: i due consiglieri fanno riferimento all’area del consigliere Giovanni Grasso e della deputata regionale Angela Foti, che guida la fronda interna al gruppo all’Ars e che cavalcandola è stata eletta vicepresidente di Sala d’Ercole.
(da “La Repubblica”)
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Gennaio 26th, 2020 Riccardo Fucile
SUPERATA LA PARTECIPAZIONE DELLE POLITICHE: ALLE ORE 12 HA VOTATO IL 23,44% PIU’ DEL DOPPIO DEL 2014… PROSSIMA RILEVAZIONE ALLE 19, SI VOTA FINO ALLE 23
Flusso costante dalle sette del mattino e file ai seggi. Stavolta l’Emilia Romagna si mobilita. Alle
12 l’asticella dell’affluenza nei 328 seggi della regione si ferma a 23,44% (Ancor più alta a Bologna e provincia, a 24,97%, il dato più alto fra le province nella roccaforte rossa).
Più che doppiata la partecipazione del 2014, che alle 12 segnava solo il 10, 75%. Ma la partecipazione di questa combattutissima campagna elettorale supera anche la partecipazione alle politiche, quando alle 12 in regione aveva votato il 22,7%, e le Europee, quando era arrivata al 23%.
Un trend in crescita che fa dimenticare il crollo della partecipazione di cinque anni fa, quando la partecipazione arrivò alle 23 solo al 37,7%, e che i sondaggi avevano in parte intercettato nelle scorse settimane, al punto che superava l’80% il numero di coloro che dichiaravano di avere intenzione di recarsi al seggio, più o meno sicuramente.
“È la mobilitazione che volevano le Sardine” sussurra una elettrice incrociando Romano Prodi al seggio Galvani. Il Professore non replica, ma nel Pd ci si interroga in queste ore sul boom della partecipazione. “Alta va bene, ma non deve alzarsi troppo” è la voce che circola in casa dem, perchè se si supera il 70-75% in una elezione regionale allora c’è il rischio che a votare siano andata la destra, che in passato non ha mai avuto chance di vincere la Regione. E che stavolta invece ci crede. Se sia così si vedrà tuttavia solo a scrutinio iniziato. Intanto, Prodi si rallegra per le file che si creano davanti ai seggi: “Questo è un segno di democrazia. È da un bel po’ che non facevo la fila per votare, fa sempre piacere”.
Intanto il flusso si è mantenuto costante. In alcune sezioni, ad esempio al XII Aprile, l’affluenza tocca il 30% già alle 12. Mezz’ora dopo, alle 12,30, nei seggi 37 e 32, si arriva al 33%. Elena e Luca, 26 anni, incrociano le dita: “Questa volta la gente è andata a votare. Speriamo bene”.
Fuori da Vicolo Bolognetti, in pieno centro, c’è chi chiama gli amici: “Hai votato? Stavolta bisogna andare”. Lia, 81 anni, si rallegra di incamminarsi in coda: “Votare è sempre positivo, io poi ho sempre votato a sinistra, stavolta faccio anche la fila”.
Mattia Santori con gli altri tre fondatori bolognesi delle Sardine seguiranno la notte elettorale insieme in una casa fuori Bologna, sull’Appennino, una decina al massimo di loro. Ieri Mattia Santori aveva detto: Non esulteremo se si vincerà , non ci stracceremo i capelli se si perderà . Sanno tutti per chi tifiamo e come vorremmo andasse a finire, perchè amiamo la nostra terra e speriamo che i nostri concittadini sappiano valutare le notizie vere da quelle false, un modo di fare politica rispetto a un altro. Il nostro lo abbiamo fatto”.
(da agenzie)
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Gennaio 26th, 2020 Riccardo Fucile
DECINE DI BOLOGNESI DENUNCIANO L’AMICIZIA NON DESIDERATA, INTERVIENE LA POLIZIA POSTALE
Repubblica Bologna racconta oggi una curiosissima storia che riguarda Facebook e Matteo Salvini. Eleonora Cappelli e Valerio Varesi dicono che una donna si è ritrovata a sua insaputa come fan del Capitano:
“Ci sono anche decine di segnalazioni di bolognesi che si sono ritrovati improvvisamente “arruolati” tra i sostenitori di Matteo Salvini, almeno su Facebook. La signora Carla è arrivata a presentare denuncia alla polizia postale qualche giorno fa. La sua storia, insieme a quella di altri, è stata sollevata anche dalla rivista on-line Carmilla.
«I miei amici di Facebook a un certo punto hanno cominciato a vedere la segnalazione: “A Carla piace Matteo Salvini” – spiega l’interessata – ma io non ho mai messo nessun segno di approvazione a Matteo Salvini. Alla fine mi hanno telefonato per avvisarmi persone che mi conoscono e che sanno perfettamente che non poteva essere vero».
La stessa dinamica ha riguardato decine di persone, che l’hanno segnalata in diverse sedi: al sindacato, nelle sedi dei partiti, ai giornali. Adesso dovrà occuparsene la polizia postale, ma c’è un meccanismo di Facebook che riguarda le pubblicità commerciali. Anche solo se un utente condivide o commenta un contenuto sponsorizzato, cioè pubblicato a pagamento, i suoi amici lo vengono a sapere. E lo vengono a sapere con la formula “al tuo amico piace”.
È evidente che applicato alla politica un simile sistema ha un effetto distorsivo: anche chi condivide un video, magari per criticarlo, viene “arruolato” tra coloro a cui piace. Tradotto in italiano, quel “mi piace” ha il significato di un sostegno politico che, oltre ad essere un dato sensibile, è comunque tutt’altro che automatico.
(da “NextQuotidiano”)
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Gennaio 26th, 2020 Riccardo Fucile
LO FANNO “PER ISOLARCI E IMPEDIRE DI COMUNICARE TRA NOI LEGHISTI”… ANDATE DA UNO PSICHIATRA, MA DI QUELLI BRAVI
Ieri sui social network ha cominciato a circolare una chiacchiera complottista che voleva
Facebook impegnato a fermare le notifiche dei profili per “isolarci e impedire di comunicare tra di noi leghisti”.
Il tutto, secondo una serie di profili particolarmente illuminati, serviva ai “brogli elettorali in Emilia”:
In realtà il problema non riguardava solo gli italiani che votano Lega, ma un po’ tutti in tutto il mondo e derivava da una serie di malfunzionamenti di Facebook e di Instagram che erano segnalati ovunque
Tra parentesi, il problema riguardava soltanto l’app visto che da PC le notifiche funzionavano normalmente.
Un po’ di psicosi collettiva in attesa del voto in Emilia-Romagna e Calabria, evidentemente.
Ma sempre meglio di quel tizio che ieri “denunciava” che Facebook lo avesse censurato perchè gli impediva di commentare: dagli screenshot che ha postato si evinceva che aveva spammato per ore messaggi elettorali nei gruppi in cui si era appena iscritto e dal commento nei gruppi, appunto, era stato bannato.
Casi da psichiatria.
(da “NextQuotidiano”)
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Gennaio 26th, 2020 Riccardo Fucile
“MI HA CHIAMATO IL PROPRIETARIO PER DIRMI CHE HA RICEVUTO MINACCE: NON POSSO FARVI PRANZARE”… LA SMENTITA CHE LO SPUUTANA: “NON E’ VERO, SIAMO CHIUSI PER UN GUASTO, UNA FUGA DI GAS”
Aldo Cazzullo sul Corriere della Sera parla oggi delle elezioni in Emilia-Romagna e racconta un simpatico aneddoto che riguarda il modo di far campagna elettorale di Matteo Salvini:
Salvini, alla ricerca del riscatto dopo la caduta estiva, sta esagerando. Dopo la sceneggiata del citofono, al Pilastro c’è stata una fiaccolata con 500 persone, guidate dal sindaco di Bologna Merola che è cresciuto qui e torna talora a trovare l’anziana madre: «Non è vero che siamo un ghetto!».
Ieri il capo della Lega ha annullato il suo pranzo bolognese da 150 invitati presso Il Pirata del Porto, sostenendo che il ristoratore aveva ricevuto minacce: “Gli ultimi squadristi rimasti sono quelli di sinistra che non danno diritto di parola… Pensate che ieri avevamo prenotato il ristorante a Bologna, un pranzo per 150 persone. Ha chiamato il padrone per dirci: ragazzi noi siamo pronti ma il pranzo non ve lo posso fare perchè da stamattina mi chiamano per minacciarmi se vi faccio pranzare”, aveva detto Salvini durante un comizio ad Alteredo.
Ma il suddetto pirata ha smentito, «siamo chiusi per guasto, una fuga di gas».
Salvini si era inventato tutto.
Ecco, l’unica speranza per il Pd è che, a forza di chiamare un referendum su di sè, Salvini finisca per mobilitare gli elettori di sinistra disillusi, distratti, in passato tentati dai 5 Stelle, che potrebbero tornare alle urne per fermare l’invasore milanese.
(da “NextQuotidiano”)
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Gennaio 25th, 2020 Riccardo Fucile
ESTENSE.COM, RIVELA LA “FAMIGLIA TRADIZIONALE” DELLA LEGA DOVE SI ACCUSANO DELLE PEGGIORI COSE: “SIETE MARCI E VIGLIACCHI”
Cosa pensano i ferraresi del modello Lega che Salvini vorrebbe esportare in Emilia-Romagna?
Meglio chiederlo agli stessi leghisti. Vi sentirete rispondere frasi come “non sono il nuovo che avanza, ma il marcio” o un “poltronificio associato”.
È successo proprio a Ferrara, dove il quotidiano Estense.com è venuto in possesso degli screenshot di una chat interna a una parte del gruppo consiliare del Carroccio che governa la città .
A recitare la parte di tanti piccoli Lisandri, inconsapevoli accusatori di se stessi, sono alcuni consiglieri eletti a giugno. Tra loro c’è Anna Ferraresi, nota alle cronache nazionali per essere la vittima della ‘proposta indecente’ ricevuta dall’allora collega di partito Stefano Solaroli: un posto di lavoro in cambio delle sue dimissioni.
Siamo a fine agosto. Il vicesindaco tuttofare della Lega, Nicola Lodi detto Naomo, si sente già saldamente al timone della città . E non tollera la pur minima deviazione dalla rotta tracciata.
Ne fanno le spese, nell’ordine, il consigliere Paolo Vezzani, disabile che doveva rappresentare il mondo delle pari opportunità , dimessosi per motivi ancora da chiarire, e la stessa Ferraresi, che viene convocata al cospetto di Lodi. Non sarà un semplice faccia a faccia. Con il vicesindaco ci sono anche Solaroli e il capogruppo della Lega in consiglio Benito Zocca. In estrema sintesi viene messa in riga. Non con i calci in culo del fantomatico ‘metodo Naomo’ ma poco ci manca.
Confida poi in chat il suo malumore. “Io sono sconvolta dal fatto che fossero tre contro una”, le viene incontro una collega. “Per me è vile e bestiale — aggiunge— che si siano accordati in tre per tirare merda all’Anna”. Più o meno tutti si stupiscono della presenza di Solaroli: “È sempre lì, corre dal direttore generale al sindaco come fosse un amministratore. Dà ordini, indica le linee, consiglia cosa fare, come scrivere, cosa dire….”.
“Chi convoca il segretario della Lega, il vicesindaco oppure il gatto e la volpe (Benito il chitarrista e Solaroli il pistolero)?”, chiede ironico un altro. “Sì — gli risponde un terzo collega — Il poltronificio associato mi ha detto ciò. Comunque domani va in giunta l’atto dirigenziale per l’aumento dei nostri gettoni. Se passa che figura ci fa il sindaco?”.
Il riferimento è a uno dei primi atti della giunta Fabbri. Dopo l’aumento di stipendio per sindaco e assessori, si stava per arrivare a quello per le presenze dei consiglieri. Un modo per far contenti tutti. Sul punto, gli stessi consiglieri non hanno dubbi: “Il sindaco ci fa una figura di merda”.
Di figura in figura, i leghisti iniziano a preoccuparsi anche di un possibile calo del consenso. “Ci sarà di sicuro comunque un calo di voti, ma non so quanto interesserà — interviene uno di loro — Tanto la poltrona per cinque anni c’è”.
“Bisogna scardinare questi sistemi” si inserisce una consigliera, presa da spirito ghigliottino. Ma il sistema è proprio quello che sostengono con la loro presenza in consiglio.
La chat continua a offrire spunti interessanti in un continuo e involontario esame di realtà : “Questi leghisti non sono il nuovo che avanza, ma il marcio”.
Si arriva al 18 novembre. È la vigilia dell’incontro irrituale tra Solaroli e Ferraresi, il cui audio ha fatto il giro d’Italia dopo la trasmissione PiazzaPulita.
Lei si mostra preoccupata e secondo i colleghi i suoi non sono timori infondati. “Di sicuro ti minaccerà — avverte uno -, ma ricordati che lui è un consigliere come te e non ha alcun potere nè alcun diritto di parlarti in un certo modo. Non è nessuno… le sue parole sono aria”. E consiglia di “portare con te qualcun altro”.
La Ferraresi si premunisce di una garanzia: “Tranquilla, lo registro”. “Mi fa davvero venire la muffa — si inserisce un’altra leghista — Se ti minaccia o usa toni inappropriati, segna tutto e scrivi una mail denunciando l’accaduto! Tu stai solo portando avanti istanze dei cittadini”.
“Certo — replica Ferraresi — ma tanto, credimi, ad Alan (il sindaco, ndr) non frega un cazzo. È informato”.
Il giorno dopo si aggiunge alla conversazione via chat anche una quarta consigliera: “Ma che cazzo, si è montato la testa. Ma chiedigli a che titolo ti vuole parlare”. “È chiaro — risponde Ferraresi -, sarà stato il Naomo che da solo non riesce ad affrontarmi perchè è un vigliacco e manda avanti il soldatino”.
“Ma come cazzo pensano di andare avanti? Come in una dittatura?”, è la domanda che sorge spontanea a un ulteriore consigliere. “Se non mi dispiacesse come leghista e per Salvini — aggiunge —, mi augurerei che perdessimo la Regione perchè calano i voti a Ferrara. Cosa che credo sia probabile”. “Speriamo che cada prima dei 5 anni — incalza Ferraresi — Non meritano di governare. Davvero”.
(da agenzie)
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Gennaio 25th, 2020 Riccardo Fucile
PER SALVINI L’EMILIA-ROMAGNA E’ SOLO UNO SCALPO DA ESIBIRE NELLA SUA QUOTIDIANA FABBRICA DELLA PAURA CHE RENDE NORMALE LA DISUMANITA’
Magari non è il referendum “tra Monarchia e Repubblica” evocato da Matteo Salvini, ma la posta in gioco del voto, al netto di ogni retorica sul suo carattere locale o nazionale e di ogni previsione su ciò che accadrà al Governo, è alta.
Ai cittadini emiliani l’onere e l’onore di scegliere se si sta con Salvini o no. Questo è il senso politico del voto.
Diciamoci le cose come stanno: la prima difficoltà di Bonaccini è stata questa, mettersi al riparo dal “suo” Governo, che avrebbe dovuto essere e non è stato l’incubatore della nuova alleanza politica e della contaminazione dei due popoli e un vettore di consenso, anche grazie alla manovra.
Nasce da qui la scelta di puntare sul “buon governo”, sui risultati non banali della sua amministrazione in assenza di un grande racconto politico nazionale.
Un voto contro la “paura”, in una terra che, da sempre, rappresenta un modello di “comunità ”, fondato su un accorto sistema di alleanze sociali.
Non ci sono luoghi nel nostro paese in cui sono riusciti a coesistere così progresso economico e coesione sociale, Pil e democrazia. È vero, anche il “modello emiliano” ha subito il logoramento della crisi e le contraddizioni della post-modernità , ed è attraversato da ansie, incertezze, difficoltà .
È una Regione in cui la questione sicurezza si pone in maniera icastica proprio perchè è una Regione sviluppata: sicurezza sociale, ambientale e fisica sono un tutto, e se non li tieni insieme non parli più al tuo popolo che, peraltro, ha sempre avuto un riflesso di legge e ordine sin da quando era comunista. Qui c’è un limite della sinistra, però è bene non dimenticare che, nonostante tutto, sarebbe ingeneroso rinnegarne il valore del modello e i suoi successi nell’Italia divorata dalla crisi.
Che cosa è stata questa campagna elettorale emiliana di Salvini? Solo una gigantesca fabbrica dell’odio e della paura, tesa ad aizzare la rivolta dove quel modello scricchiola perchè la crisi tocca tutti, anche le società che furono opulente: la caccia all’uomo via citofono, la speculazione sul dolore a Bibbiano, l’orgogliosa rivendicazione di essere processato per aver impedito a una nave di poveri Cristi di sbarcare, evocando un’invasione che non c’è mai stata.
Mai una parola sull’Emilia, trattata come uno “scalpo” da agitare, nascondendo il candidato e deformando la realtà . Neanche una proposta per sbaglio, comizio dopo comizio, sempre lo stesso, portato in giro come una canzone nelle varie balere, intrisa di bullismo semantico, tesa a iniettare veleni nelle periferie, nella gioventù precarizzata, nel ceto medio più insicuro di una volta. Linguaggio già entrato nel circuito mediatico come quotidianità , come una sorta di banalità del male che rende normale la disumanità , la xenofobia, le pulsioni regressive.
È impressionante, complice il vuoto di un grande racconto alternativo: una campagna securitaria proprio in una Regione dove comunque un modello di integrazione tiene e interi settori sono a livelli di eccellenza grazie alla manodopera di immigrati.
Il citofono del Pilastro ha la stessa logica dei Decreti Sicurezza, che producono clandestini, alimentano la paura e con essa il bisogno dell’uomo forte: in un quartiere popolare, sensibile al tema della sicurezza, si stabilisce l’equazione tra immigrato e delinquente, col novello sceriffo che sostituisce la legge col citofono a favor di telecamera. Non conta la risoluzione del problema, conta drogare il clima, alimentare l’aspettativa: la sicurezza come suggestione, non come politica.
Parliamoci chiaro, se la politica fosse solo statistica, indicatori e dati di Pil, Stefano Bonaccini dovrebbe stravincere: quando diventò presidente la disoccupazione era al 9, adesso è al 5 per cento; l’Emilia è la prima Regione per crescita nel paese consecutivamente da cinque anni; è prima davanti a Lombardia e Veneto anche nell’export pro-capite; è prima per occupazione femminile anche perchè ha più posti di tutti negli asili nido; nella sanità pubblica anche il Governo gialloverde la indicò come Regione benchmark; è l’unica Regione ad aver già abolito il superticket; ha dimezzato le rette dei nidi. Sono i numeri di sala macchine del riformismo ancora funzionante.
La politica però non è solo Pil, è anche sogno, connessione sentimentale, identità , sedimentazioni profonde, in parte risuscitata dalle piazze delle Sardine, anticorpi ancora funzionanti verso i virus dell’intolleranza.
Sogno o incubo, come può esserlo il Governo della paura. Lasciate perdere Conte, i distinguo, gli errori, i malumori, i maldipancia.
Chi non vota Bonaccini dà l’Italia a Salvini. È una scelta di campo.
(da “Huffingtonpost”)
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Gennaio 25th, 2020 Riccardo Fucile
POI CANCELLA LA FRASE RAZZISTA, MA ORMAI LA FRITTATA E’ FATTA… “ATTEGGIAMENTI XENOFOBI SEMPRE PIU’ PREOCCUPANTI”
Un post su Facebook dal messaggio inequivocabile: «Mancavano gli ‘onti’ cinesi per impestarci».
L’autore è Niclo Scomparin, consigliere comunale del gruppo di maggioranza CiviCasier di Casier (in provincia di Treviso), in quota Fratelli d’Italia (Fdi), che, giovedì sera, ha voluto così commentare le notizie relative alla diffusione del Coronavirus.
L’espressione «onti», in dialetto veneto «unti», sembra voler attribuire ai cinesi in Italia un ruolo di “untori” del virus.
La frase, cancellata successivamente, ha fatto scoppiare una polemica con l’opposizione municipale della lista Civica PerCasier, per la quale, come riportano i giornali locali, «la dichiarazione si inserisce nel contesto di atteggiamenti xenofobi sempre più preoccupanti».
«È una frase pesantissima che offende un popolo intero e fomenta una caccia alle streghe, o meglio, all’untore», si sostiene. «In questo contesto l’odio sociale nei confronti delle minoranze etniche non può che aumentare. È auspicabile una presa di distanza del partito di Giorgia Meloni e da parte del sindaco Renzo Carraretto la richiesta di scuse ufficiali alla comunità cinese».
Il rappresentante dell’assemblea comunale, che fa parte del gruppo di maggioranza CiviCasier, dopo essere stato bollato di razzismo ha cancellato il messaggio.
Per ora il primo cittadino si limita ad ammettere che quella di Scomparin “è stata una frase infelice, che gli è scappata”.
“Dovrebbe limitare le sue esternazioni sui social – aggiunge Carraretto – e sono sicuro che in futuro lo farà . Come sindaco, però, non mi sento responsabile di quello che una persona scrive o pensa”.
(da agenzie)
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