Agosto 11th, 2022 Riccardo Fucile
“SI TRATTAVA DI UNA BURLA” SI GIUSTIFICA… HA RAGIONE, I SOVRANISTI ORMAI SONO UNA FORMA DI AVANSPETTACOLO
Ci sono storie che non esistono. Poi ce ne sono altre che vengono raccontate dai diretti protagonisti e poi vengono “smentite” dagli stessi. Ed è quello che è accaduto oggi a Francesco Storace.
Il giornalista, ex segretario de “La Destra”, ex Presidente della Regione Lazio ed ex parlamentare di Alleanza Nazionale, ha raccontato quel che gli sarebbe accaduto stamattina in un bar di Capo d’Orlando (in Sicilia) durante l’incontro con una persona che, evidentemente, lo aveva riconosciuto.
Questa mattina, infatti, lo stesso Storace aveva pubblicato un tweet in cui raccontava questa vicenda: “Al bar di Capo d’Orlando. Uno entra e mi fa il saluto romano, “anche se non so se lo accetti”. “Ricambio volentieri”, gli faccio. Le cose belle della vita”.
Ovviamente, questa narrazione ha provocato moltissime reazioni.
Sia dagli “oppositori” politici, sia da chi sostiene di essere di destra, ma anche stanco di utilizzare questa vicenda dei “saluti romani” che – innegabilmente – non può che provocare solo il classico sollevamento di inutili polveroni intrisi di “nostalgia”.
Poi, qualche ora dopo, lo stesso Francesco Storace prova a sostenere che questa sua narrazione sia stata una sorta di esperimento sociologico per testare le reazioni degli utenti.
Ma di questa storia nel bar di Capo d’Orlando – che l’ex Presidente della Regione Lazio dice di aver già raccontato in passato, sempre con lo stesso fine – non vi è alcuna traccia online.
Né sul suo profilo Twitter, né su quello Facebook.
Sta di fatto che il solo giocare attorno a questo nostalgico saluto romano è l’atavica prova che ormai siamo di fronte a manifestazioni di avanspettacolo
(da NextQuotidiano)
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Agosto 11th, 2022 Riccardo Fucile
LA LEADER FDI E’ RIMASTA INDIETRO CON LE LANCETTE DELLA STORIA
Una giovane ventenne come me non può votare Giorgia Meloni per un motivo
semplice: è rimasta indietro con le lancette della storia.
Non ne faccio nemmeno una questione di “passato scomodo” (non ha ancora fatto i conti con il fascismo per quanto cerchi di accaparrarsi consensi con dichiarazioni fatte all’ultimo minuto in vista delle elezioni) ma ne faccio una questione di attualità e futuro.
Giorgia Meloni e il suo partito hanno una visione anacronistica del presente, non vogliono fare riforme coraggiose che facciano evolvere il nostro Paese ma vogliono regredire.
Non hanno una visione globale, sono convinti che la globalizzazione e l’Europa ci abbiano solo penalizzato, quando in realtà grazie al libero scambio e alle contaminazioni culturali oggi noi giovani abbiamo molte più opportunità e prospettive rispetto a prima.
Sono contrari ai diritti civili e ritengono che non siano una priorità, quando è chiaro a tutti che i diritti siano l’unica cosa che conta davvero all’interno di una comunità, meno diritti vuol dire anche avere una società che produce di meno e quindi che cresce di meno.
Giorgia Meloni inoltre secondo me non sostiene le giovani donne e questo è uno degli elementi che mi fa più dispiacere.
Da una donna forte e di potere come lei mi sarei aspettata prese di posizione diverse, invece continua a battere sul concetto di “famiglia tradizionale” e sull’idea malsana che esista un capo di famiglia e che quest’ultimo debba essere un uomo.
Tralasciando il fatto che trovo questa narrazione molto contraddittoria con quella che è la sua condizione personale, in quanto Giorgia Meloni non è sposata ma ha una figlia, e tra i due nella coppia, è lei quella più famosa e “potente” agli occhi dell’opinione pubblica.
La cosa che più mi colpisce in senso negativo di questo suo “storytelling” è come per lei sia tutto concesso e per le altre invece no, lei è una donna di potere, in quanto tale dovrebbe spingere per garantire maggiori diritti e possibilità di carriera per le donne, invece fa l’esatto contrario promuovendo una visione che si potrebbe riassumere così: “The man is the king of the house” (L’uomo è il re della casa) che io ritengo nociva e non adatta per i nostri tempi.
Infine ha un registro verbale violento e diseducativo sia per le giovani leader donne che si stanno facendo strada ma anche per tutti i più giovani che si stanno affacciando adesso alla politica. Questo suo modo di approcciarsi al prossimo così violento e combattivo a mio parere non delinea una leadership forte, ma un cattivo esempio, e non è mai una buona cosa essere rappresentati da chi preferisce gli slogan e le urla alla sostanza.
Insomma Giorgia Meloni è rimasta indietro, non so se per scelta tattica o per convinzione, ma è un dato di fatto che la sua proposta politica sia ancorata ad un’epoca che di sicuro non è quella che stiamo vivendo oggi. Un ventenne non può votare un’idea di Paese vecchia perché non è lui stesso vecchio, guarda naturalmente al futuro e sostiene chi vuole un’Italia all’avanguardia che abbia uno sguardo sul mondo e tuteli i diritti.
Una politica che vuole riportarci indietro con le lancette della storia, è una politica destinata a risvegliare vecchi ricordi nei più anziani ma anche a sparire, perché i più giovani guardano sempre avanti e mai indietro.
(da Huffingtonpost)
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Agosto 11th, 2022 Riccardo Fucile
“SONO OGGETTO DI INSULTI E MINACCE, IO PENSO AI CONTENUTI DA OFFRIRE, DA ME NON AVRETE MAI MESSAGGI DI ODIO”
Dieci anni fa così scrivevo su questa testata, nel pieno di quello che poi verrà definito il processo kafkiano, quello partorito dai depistaggi orchestrati fin dai primi momenti immediatamente successivi all’uccisione di Stefano Cucchi, mio fratello:
“Non so cosa sono diventata, ma so che non sono più quella donna serena e fiduciosa nel mondo che la circonda e nello Stato, che ero prima. Non so cosa sarò quando il mio compito sarà terminato. Non so cosa mi rimarrà dentro ma so che questo è il mio compito e che, costi quel che costi, lo porterò a termine.”
Parole di frustrazione, parole di delusione ma anche di ferma determinazione nel completare quel difficilissimo viaggio all’interno della Giustizia per riuscire a restituire dignità a quel povero corpo martoriato, che mai a nessun essere umano può essere negata e calpestata. Tutto questo per la mia famiglia, per Stefano e per i miei genitori.
160 udienze, 16 gradi di giudizio. Tutti i responsabili condannati.
Quel che mi è rimasto dentro è impossibile da descrivere perché non lo so nemmeno io. L’anno scorso mi ero data un obiettivo: conseguire il diploma da geometra per garantire la vita allo studio di mio padre, aperto 50 anni fa. Il sogno che aveva pure mio fratello, geometra anche lui.
Il 2 agosto scorso ho ottenuto l’iscrizione al Collegio. Papà, gravemente ammalato, è stato fiero di me. Mi sono sentita appagata.
Una settimana fa ho ricevuto la telefonata di Nicola Fratoianni che mi diceva che avevano bisogno di me.
Volevo tornare alla mia vita. Oltre alla voglia di un ritorno alla normale quotidianità dopo tanti anni, mi sono invece accorta che vi era anche quella di poter mettere la mia esperienza al servizio di altri, di altre famiglie in difficoltà. Di altri ultimi derelitti i cui diritti fondamentali ed inalienabili fossero stati negati dallo Stato. Di poter portare loro un messaggio di solidarietà e speranza.
Sono continuo bersaglio di insulti ed attacchi da parte di coloro che provano rabbia ed invidia (sic!) per tutto ciò che ho passato. Sono state aperte sui social pagine e pagine con il solo scopo di insultare me e la mia famiglia. Alcuni magistrati hanno addirittura legittimato il comportamento di alcuni dei miei cosiddetti haters.
Il Procuratore della Repubblica di Ferrara, per esempio, ha strenuamente difeso uno di loro che, identificato, aveva addirittura manifestato il proposito di chiedere scusa. Aveva insultato, oltre a me, anche i miei genitori. Secondo lui la morte di Stefano era stata, per loro, la gallina delle uova d’oro ed io ero una mitomane disposta a tutto ecc ecc. Ha cambiato ovviamente idea, ma è stato poi condannato dal Tribunale.
Nel ricorso per Cassazione il Procuratore, indignato per la mancata assoluzione dell’imputato ha aggiunto, nei miei confronti, altri insulti del tutto gratuiti – cosi io ritengo – a quelli rivoltimi dall’imputato.
Tutti mi chiedono in queste ore cosa penso della Meloni. La rispetto come persona come voglio rispettare tutti. Per tutto ciò che ho e continuo a sopportare la mia campagna elettorale non sarà d’odio.
Non sarà “contro” ma solo per. Ritengo avvilente e svilente ciò cui siamo tutti costretti ad assistere in questi giorni. L’insulto, la contrapposizione manifestata financo con odio, non mi coinvolgerà a costo di poter risultare noiosa.
Credo fermamente in questo nuovo compito. Se riuscirò a trasmettere e coinvolgere la gente in ciò in cui credo ne sarà comunque valsa la pena. Anche in caso di sconfitta
Non mi spaventa per nulla l’idea di tornare ad una vita normale. Non mi spaventano gli insulti o le minacce. Certo mi sottrarrò alla violenza verbale perché questa cela la mancanza di contenuti ed io di contenuti ne ho da offrire.
Ilaria Cucchi
(da Huffpost)
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Agosto 11th, 2022 Riccardo Fucile
EVOCANO IL NOME DI DRAGHI COME NELLE SEDUTE SPIRITICHE, MA LA SUA “AGENDA” NON ESISTE SENZA DI LUI (CHE NON CI PENSA PROPRIO A FARSI STRUMENTALIZZARE)
L’accordo c’è: «Abbiamo deciso di provarci», scrive Matteo Renzi su Facebook e
Instagram.
Il leader di Italia Viva e Carlo Calenda hanno siglato questa mattina il patto per la costituzione della lista centrista, o il cosiddetto «terzo polo». Alle 18 e 30 Renzi parlerà alla Versiliana, ma intanto ha già annunciato che «il 25 settembre troverete sulla scheda elettorale anche questa possibilità».
A stretto giro anche Calenda è intervenuto sui social, questa volta via Twitter: «Nasce oggi per la prima volta un’alternativa seria e pragmatica al bipopulismo di destra e di sinistra che ha devastato questo paese e sfiduciato Draghi. Ringrazio Renzi per la generosità».
Secondo quanto si apprende, nell’incontro di questa mattina i due leader hanno discusso gli ultimi dettagli dell’accordo.
I collegi saranno divisi 50-50, con il nome di Calenda nel simbolo con il logo dei due partiti e la predominanza nelle quote di partecipazione tv al leader di Azione.
«Lascio volentieri che sia Carlo Calenda a guidare la campagna elettorale», afferma Renzi che poi sottolinea come «servono gli assist per fare i gol».
Per quanto riguarda la lista unica, un partito avrà un capogruppo alla Camera e l’altro al Senato dove dovrebbe correre l’ex premier.
L’obiettivo dichiarato di questa alleanza politica è «salvare l’Italia dai sovranisti e populisti», conclude Renzi: «L’Italia ha bisogno di noi per evitare l’incubo populista e tornare a sognare buona politica».
(da agenzie)
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Agosto 11th, 2022 Riccardo Fucile
“NON SONO UN MERCENARIO E CASAPOUND NON C’ENTRA NULLA, E’ STATA UNA MIA LIBERA SCELTA”… “L’ITALIA MANDA ARMI E POI SE LA PRENDE CON ME PERCHE’ COMBATTO A FIANCO DEGLI UCRAINI?”
“La mia partenza è stata burrascosa. Era tutto programmato ma la Digos, lo stesso giorno della partenza era sotto casa e mi ha preso. Mi hanno tenuto due, tre orette in questura per chiedermi informazioni di tutta questa faccenda qua. Uscito dalla questura mi sono affrettato a raggiungere casa, ho preso lo zaino e sono partito il prima possibile”.
Lo dice all’ANSA Kevin Chiappalone, lo studente genovese di 19 arruolato con la resistenza ucraina e indagato dalla procura di Genova perché ritenuto un mercenario.
“Non sono venuto qui per denaro – continua Ivan – ho neanche 400 euro in tasca. Ho preso un biglietto di sola andata ho raggiunto Cracovia. Lì sono stato due giorni, ho raggiunto il confine con l’Ucraina e da lì mia madre ha appreso tutto. L’ho chiamata, mi stavano scendendo le lacrime, lei si è messa a piangere, mio padre pure, si sono messi a supplicare di tornare a casa. Però ho fatto la mia scelta di venire qui. La storia è un po’ complessa”.
“Mi sono addestrato per un mese e mezzo e ora sono al fronte a combattere. CasaPound non c’entra e non l’ho fatto perché Putin voleva denazificare il Donbass. Mi sembra però un controsenso che l’Italia mandi armi a manetta e io rischio sette anni perché combatto a fianco degli ucraini”.
(da Ansa)
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Agosto 11th, 2022 Riccardo Fucile
SI CONFERMA L’AMPIO VANTAGGIO DEL CENTRODESTRA ANCHE SE IL PD PUNTA AL SORPASSO SU FDI
Un sondaggio di Emg sulle elezioni del 25 settembre dice che la distanza tra
centrodestra e centrosinistra si allarga, mentre il Terzo Polo (non ancora nato) è al 6%.
La rilevazione dell’istituto di Fabrizio Masia è stata condotta tra l’8 e il 9 agosto. E mostra che le intenzioni di voto per il centrodestra sono al 48%, mentre il centrosinistra è al 31,5%. Anche per l’uscita di Azione dalla coalizione. Mentre il Movimento 5 Stelle è accreditato del 10%.
Per quanto riguarda i partiti, Fratelli d’Italia è primo nelle preferenze del campione con il 24% ma è raggiunto in vetta dal Pd.
La Lega è data al 12,5% mentre Forza Italia non si sposta dall’8%. +Europa è stimata al 3%, così come l’alleanza Sinistra-Verdi che ieri ha annunciato la candidatura di Ilaria Cucchi.
Gli indecisi e gli astenuti sono il 44-45% del campione. E secondo Masia l’affluenza si fermerà al 66%. Sarebbero 7 punti in meno rispetto al 2018.
Nel sondaggio di fine luglio Italia Viva era data al 4, mentre Azione insieme a +Europa al 6. Youtrend accredita il terzo polo al 4,8, non una grande differenza.
(da agenzie)
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Agosto 11th, 2022 Riccardo Fucile
IL TEMPO SI E’ FERMATO E SEI CIRCONDATO DA SILVIO VERSIONE 1994… IL PERICOLO CHE QUALCUNO SI BUTTI SOTTO IL TRENO
Lasciate ogne speranza, voi che entrate.
Questa deve essere la sensazione dantesca (e infernale) in cui si ritrovano i passeggeri milanesi.
Perché entrando nella Stazione Cadorna, uno degli snodi principali del sistema ferroviario milanese, ci si ritrova in un vero metaverso: le immagini di un Silvio Berlusconi ringiovanito e con i nuovi (più che altro vecchi) slogan di Forza Italia. Una campagna elettorale vecchio stampo, ma stavolta non stampata su carta e affissa sui cartelloni, tartassante a cui non si può fuggire.
La foto mostra solamente una porzione di quel che un pendolare, un cittadino o un viaggiatore si trova davanti agli occhi passando per la Stazione Cadorna. Perché all’interno la situazione è ancor “peggiore”.
Un Berlusconi d’annata (perché quel volto è chiaramente ringiovanito rispetto a quello attuale), accompagnato dallo slogan “Una scelta di campo” e dai loghi di Forza Italia e del PPE (anche per rivendicare il posizionamento politico internazionale del suo partito, che però è alleato con Fratelli d’Italia che fa opposizione al Partito Popolare Europeo).
Un Silvio ovunque. Mentre si acquista un biglietto, mentre si passa per i corridoi (quelli che portano alla metropolitana, ma anche quelli che servono come snodo tra i treni che viaggiano fuori e dentro il capoluogo meneghino). Insomma, è impossibile sfuggire a quel volto anche se un pendolare vuole comprarsi una bottiglietta d’acqua o altri prodotti in vendita all’interno della Stazione Cadorna.
E Milano, dunque, si ritrova come nel 1994. All’epoca non c’erano i videowall – come quelli presenti in questi scatti -, ma la città era infestata di manifesti di Forza Italia per annunciare la discesa in campo di Berlusconi.
Ma, ancor prima (come narrato anche nella prima stagione della fortunata serie tv “1992”), la città era stata invasa da alcuni manifesti che – poi – hanno rivelato il loro obiettivo finale.
Dieci manifesti differenti al grido di “Forza Itaia”, sparsi e ripetuti in giro per la città nel 1992. Non c’è mai stata la conferma che questi fossero i prodromi per annunciare la creazione di quel partito guidato da Berlusconi e che poi vinse le elezioni.
(da agenzie)
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Agosto 11th, 2022 Riccardo Fucile
ONORE A STEFANIA CHE EBBE IL CORAGGIO DI SALIRE A BORDO DELLA NAVE DELLA ONG, MENTRE ALTRI VOLEVANO VEDER AFFOGARE ESSERI UMANI
«Basta con questo interminabile mercato nero dei nomi. Cercatevi un
candidato che risponda alle vostre esigenze. Mi rendo conto di essere un presidente scomodo. Ringrazio di vero cuore Giorgia Meloni e Ignazio La Russa per il convinto e tenace sostegno datomi. Torno a fare il militante».
Il governatore siciliano Nello Musumeci affida a Facebook le parole con cui, di fatto, si chiama fuori dalla corsa per le elezioni regionali in programma il 25 settembre .
A caldo arriva il commento di Ignazio La Russa: «Ancora adesso continuo a non capire questo ostracismo verso il miglior candidato possibile per il centrodestra — afferma il senatore di FdI all’AdnKronos — credo che Fratelli d’Italia debba ringraziare Nello Musumeci per quello che ha fatto ed anche per questo gesto di signorilità e lo spirito di coalizione con cui facendosi da parte ha risposto ad una perdurante e ingiustificata aggressione da parte di fuoco amico che tale evidentemente non è». «La coalizione — aggiunge — dovrà ora scegliere un candidato che abbia la fiducia di tutti i partiti del centrodestra, compresi autonomisti e centristi. Evidentemente in tutta questa situazione si è più badato a… meglio non dir nulla…».
Con la rinuncia di Musumeci, la coalizione dovrà dunque decidere chi correrà per le elezioni regionali. Ma un accordo, in realtà, è già stato preso. Lega e Forza Italia hanno raggiunto l’intesa sul nome di Stefania Prestigiacomo.
L’annuncio è arrivato dal commissario regionale di Forza Italia in Sicilia, Gianfranco Miccichè. «La nostra candidata Stefania Prestigiacomo è la persona migliore per sfidare i mille problemi atavici di questa Regione e per gestire con intelligenza ed equilibrio i rapporti con tutti i partiti dell’alleanza». Il presidente dell’Ars ha inoltre ringraziato la Lega per «la disponibilità mostrata nei confronti di un candidato di Forza Italia alla Presidenza della Regione siciliana, che ci consente di uscire dall’impasse».
Una scelta, quella della deputata di Forza Italia ed ex ministra, che ha provocato l’immediata reazione di Giorgia Meloni: «Abbiamo sempre difeso l’unità del centrodestra e continueremo a farlo, anche in Sicilia, dove il candidato migliore per noi rimane Nello_Musumeci», twitta la presidente di FdI. «Una cosa, però, non ci si può chiedere — aggiunge —: sostenere un candidato che saliva sulla Sea Watch con il Pd ».
Il senatore La Russa si rivolge agli alleati: «Ci devono dire se concordano con le farneticanti dichiarazioni di Micciché — scrive — che intima “o Fratelli d’Italia è d’accordo sulla nostra scelta oppure rompiamo la coalizione”, mettendo così veramente a rischio l’unità del centrodestra”
(da agenzie)
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Agosto 11th, 2022 Riccardo Fucile
“DESCRIVERMI COME ‘LA MOGLIE DI’ È IN PRIMO LUOGO INGIUSTO E FRUTTO DI UNA CULTURA MASCHILISTA CHE VUOLE RACCONTARE LE DONNE ATTRAVERSO L’UOMO CHE HANNO ACCANTO” … “FACCIO POLITICA DA QUANDO AVEVO 26 ANNI, SEMPRE VOTATA DAI CITTADINI E MAI NOMINATA DALL’ALTO”
“Per molti anni ho scelto di non commentare articoli di giornali e le tante parole spese sul mio conto quando, ad ogni passaggio che ha contraddistinto il mio impegno politico, sono stata descritta come la ‘moglie di’ o ‘Lady Franceschini’. Ora però non posso non farlo, non soltanto perché le reputo profondamente ingiuste ma perché proprio contro questo atteggiamento misogino e maschilista ho sempre lavorato, nelle istituzioni con atti a sostegno delle donne e contro la discriminazione delle nostre ragazze in ogni campo”.
Lo scrive su Facebook Michela Di Biase, consigliera regionale e moglie dell’attuale ministro della Cultura Dario Franceschini.
“Non posso tacere – spiega – perché sono madre di figlia femmina e l’esempio che voglio dare a lei e alle bambine come lei è che nessuno può permettersi di svilirci, sminuirci, mettere in discussione ciò che siamo, il lavoro che abbiamo fatto, i nostri sogni”.
“Sì, sono la moglie di un uomo che come me fa politica – prosegue Di Biase -, ci siamo conosciuti grazie alla militanza, come spesso accade a molti sul luogo di lavoro. Non lo conoscevo ancora quando per la prima volta mi sono candidata nel mio Municipio, a 26 anni, unendo all’impegno politico, l’università e il lavoro. Sono stata consigliera municipale per due mandati, prima degli eletti e sono stata la prima capogruppo donna dei miei quartieri: Alessandrino, Centocelle, Tor Sapienza, Quarticciolo, La Rustica. Sono stata poi eletta in consiglio comunale a Roma, sempre chiedendo alle persone di scrivere il mio nome sulla scheda elettorale”.
“Nel 2016 – ricorda via social -, dopo aver ricoperto il ruolo di presidente della commissione cultura, sono stata la prima degli eletti e sono diventata capogruppo del Partito Democratico nell’assemblea capitolina mentre era sindaca Virginia Raggi. Da lì, sono stata eletta in Regione Lazio dove sono stata la seconda consigliera più votata. Nominata? No, votata. Ho sempre chiesto la fiducia dei cittadini, che hanno scritto anche in quella circostanza circa 15.000 volte Di Biase sulla scheda. Sono 16 anni che rappresento il Partito Democratico nelle istituzioni, 16 anni di incontri, dibattiti, militanza, gioia, condivisione di obiettivi comuni.
Ora, descrivermi come ‘la moglie di’ è in primo luogo ingiusto e, cosa molto più grave, è frutto di una cultura maschilista che vuole raccontare le donne non attraverso il loro lavoro, la loro storia ma attraverso l’uomo (marito, padre, fratello) che hanno accanto”.
“Il Partito Democratico sia romano e regionale ha messo il mio nella rosa di nomi per le candidature alle prossime elezioni politiche, di questo sono orgogliosa e grata. Grata perché quella che da sempre è la mia comunità ha riconosciuto il mio lavoro ed il mio impegno di questi anni”, conclude
(da agenzie)
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