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“SALVINI NON AVRÀ MINISTERI CHIAVE”: IL VETO SUL “CAPITONE” DELLA MELONI (MA ANCHE DI BRUXELLES E WASHINGTON)

Settembre 27th, 2022 Riccardo Fucile

MA SALVINI NON SEMBRA VOLERSI ACCONTENTARE DELL’AGRICOLTURA, CHE E’ IL POSTICINO CHE LA MELONI HA IN MENTE PER LUI

Disinnescare la mina Salvini. Farlo con garbo, senza mortificare l’alleato. Ma con la fermezza necessaria a infrangere i sogni del leghista. Ecco la prima prova da aspirante premier di Giorgia Meloni, la partita da cui dipenderà la possibilità del governo di esistere e durare, avere agibilità in Europa, comporre una squadra che mostri il volto più rassicurante a leader stranieri e mercati. La leader di Fratelli d’Italia ha già fatto intendere il messaggio a via Bellerio.
Che il segretario possa tornare a sedere sull’amata poltrona di ministro dell’Interno è escluso. Così com’è escluso che Meloni si lasci affiancare da un sottosegretario alla presidenza del Consiglio targato Lega. Tradotto in regola generale, suona così: non si sogni Salvini di alzare le pretese sui ministeri per poi recitare il copione di quotidiani bombardamenti che vessavano Conte e spazientivano Draghi. Se non accetterà per sé e per i suoi il ruolo e il peso che il responso delle urne assegna loro – un terzo di FdI – rischia di avvitarsi tutto.
È Matteo a scrivere a Giorgia alle 4 del mattino tra domenica e lunedì, per renderle l’onore di una vittoria che ha prosciugato la Lega nelle Regioni del Nord. Ma non è l’annuncio di una resa.
In via della Scrofa assistono preoccupati, poche ore dopo, alla scena di un Salvini indomito che suona la sua riscossa in conferenza stampa, a pretendere la legge quadro sull’autonomia e un decreto energia – con lo scostamento di bilancio che l’aspirante premier continua a escludere – nel primo Consiglio dei ministri. “Ora non ci resta che aspettare – dice un dirigente della Destra – che qualcosa avvenga dentro la Lega, che siano loro a spiegare a Salvini quello che è successo”.
Una batosta di quella portata, è la convinzione, dovrebbe consigliare al leghista di dedicarsi alla ricostruzione del partito, invece di accomodarsi al governo. O, detta dalla prospettiva amorevole di un salviniano: “Se è furbo se ne sta fuori come facevano i segretari della Dc”. Ma proprio la debolezza della sua segreteria sembra convincere Salvini della necessità di sedere in Consiglio dei ministri. E forse anche per Meloni in fin dei conti è meglio Salvini in un dicastero non troppo delicato, che fuori con le mani libere.
Ma il segretario vuole il ministero dell’Interno, anche se ha smesso di dirlo. Non sembra volersi accontentare dell’Agricoltura, l’altra casella che la leader della Destra ha in mente per lui (“Centinaio, c’è già lui”, va dicendo il leghista).
Un po’ più appetibile per il segretario, anche se molto gravoso per i tavoli di crisi da gestire, è lo Sviluppo economico dove ora siede – e potrebbe anche restare – Giancarlo Giorgetti. Salvini, nella vulgata meloniana, non può andare al Viminale perché sotto processo per Open Arms e perché il presidente Sergio Mattarella potrebbe avanzare obiezioni, con il rischio di far deflagrare uno scontro ancor più pesante di quello che coinvolse in era gialloverde Paolo Savona.
Si accontenti quindi della compensazione: veder sedere al Viminale il suo ex capo di gabinetto Matteo Piantedosi. O, in un risiko più ampio, veder incoronare Piantedosi capo della Polizia, con al Viminale l’ex prefetto di Roma Giuseppe Pecoraro, che però è più vicino a Meloni. Un’ipotesi, quest’ultima, che vedrebbe l’attuale capo della Polizia Lamberto Giannini prendere la delega ai Servizi che oggi è di Franco Gabrielli, vincendo un derby con l’attuale capo del Copasir Adolfo Urso.
Gli incastri non sono semplici e anche per questo Meloni non vuole affrettare i tempi, incontrerà gli alleati solo a tempo debito. Perché c’è da accontentare anche Silvio Berlusconi che ha portato la sua Forza Italia a un insperato 8,3% e ora reclama almeno quattro ministeri, di cui almeno uno di peso, magari gli Esteri, per Antonio Tajani.
Ma il governo la leader di FdI lo vorrebbe il più possibile a sua immagine, con sottosegretario alla presidenza un fedelissimo come Giovanbattista Fazzolari e tecnici d’area, che possano piacere al Colle e agli Alleati, nei ruoli chiave: Interno e Difesa, Esteri (si citano Giulio Terzi di Santagata, Stefano Pontecorvo, Elisabetta Belloni) ed Economia (con Fabio Panetta si fa il nome di Domenico Siniscaldo o anche Daniele Franco che avrebbe già detto di no).
La premier in pectore se la dovrà vedere anche in questo caso con Salvini, che per rovinarle la festa ha fatto sapere in anticipo di non volere tecnici. A ogni nome FdI oppone un leghista: Bongiorno per Nordio alla Giustizia, Rixi per Rampelli alle Infrastrutture. Ma la partita è lunga, il via si avrà con l’elezione a metà mese dei presidenti delle Camere. Che Meloni potrebbe lasciare agli alleati, per avere mani più libere sul governo. E allora non Ignazio La Russa, come si vocifera, al Senato, ma Roberto Calderoli. Non Fabio Rampelli alla Camera ma Antonio Tajani. Una scelta, quest’ultima, che potrebbe essere molto gradita a Berlusconi. E consentire alla leader di FdI di far leva sul Cavaliere per temperare le mire di Salvini. Per poi comporre una lista di ministri da cui il leghista esca depotenziato.
(da La Repubblica)

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OLIVIERO TOSCANI, UNO CHE DICE QUELLO CHE PENSA: “QUANDO LA MAGGIORANZA È COGLIONA C’È UNA DEMOCRAZIA COGLIONA, C’È GENTE CHE HA PURE VOTATO SALVINI, VI RENDETE CONTO?”

Settembre 27th, 2022 Riccardo Fucile

“LA MELONI MI RICORDA WANNA MARCHI, TRUCCATA, VOLGARE, PSEUDO FIGA, URLA E STRABUZZA GLI OCCHI. TRASH, MA SENZA STILE. LETTA MI STA SUI COGLIONI, UN PESCE MORTO SENZA CARISMA”

“Penso che ci siano tanti coglioni in Italia, c’è gente che ha pure votato Salvini, vi rendete conto? C’è gente che non capisce…”.
Oliviero Toscani, a La Zanzara su Radio 24, si iscrive al club di quelli che non ci stanno e spara a zero sugli elettori di Giorgia Meloni e del centrodestra: “Voi dite che una maggioranza ha scelto. Ma cosa vuol dire, hanno votato anche Mussolini, dai che cazzo vuol dire. Quando la maggioranza è cogliona c’è una democrazia cogliona”.
Siamo passati da Draghi a Meloni, dicono i conduttori Giuseppe Cruciani e David Parenzo: “Gli italiani che hanno votato sono dei deficienti, hanno scelto anche Mussolini ai tempi, hanno scelto Orban, delle cagate. Che torni Berlusconi non è normale, non è un Paese normale. Io sto qui e mi divertirò. Ho votato la Bonino, anche questa volta a 80 anni non ho mai avuto al governo qualcuno che ho votato”.
Attacca la Meloni anche sull’estetica: “Sembra Wanna Marchi, ha lo stesso stile, urla, strabuzza gli occhi, le unghie rosse, pitturata di blu, volgare, pseudo figa, trash ma senza stile”.
Adesso che succede?: “Adesso ci divertiremo, speriamo non facciano molti danni, quando Berlusconi andava in giro ci si divertiva. Quando era premier eravamo sputtanati, adesso ancora peggio”.
Magari abbassano le tasse: “Non è la cosa più importante…e poi questi non sono capaci, non sono preparati”.
E Letta?: “Mi sta proprio sulle palle, un pesce morto senza carisma, un vecchio democristiano”. Qualcuno ha paura del fascismo: “Non tornerà il fascismo, tornano Meloni e Berlusconi. Voglio farmi delle grandi risate, saremo i Ridolini della politica mondiale”
(da agenzie)

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PUTIN RISCHIA DI RESTARE SENZA SOLDATI: I FLUSSI DI CITTADINI RUSSI IN GEORGIA SONO RADDOPPIATI A 10MILA AL GIORNO, AL CONFINE FINLANDESE CI SONO FILE DI MACCHINE LUNGHE 16KM, 260.000 RUSSI SONO GIA’ USCITI DAL PAESE

Settembre 27th, 2022 Riccardo Fucile

GLI UOMINI RUSSI FANNO DI TUTTO PER SCAPPARE DALLA FOLLIA DEL CREMLINO CHE LI VORREBBE VEDERE IN MIMETICA AL FRONTE

Ieri (lunedì 26 settembre) la Guardia di Frontiera della Finlandia ha registrato l’ingresso di “7.743 russi attraverso il confine terrestre”, 3.662 russi sono poi usciti dal Paese.
Lo fa sapere su Twitter la Rajavartiolaitos, la Guardia di Frontiera finlandese. “Il traffico è ancora intenso ma si è ridotto rispetto al picco del fine settimana: la maggior parte di chi entra si dirige verso altri Paesi”, si legge nell’aggiornamento.
Gli arrivi di cittadini russi in Georgia sono raddoppiati a 10.000 al giorno dopo l’annuncio della mobilitazione da parte del presidente russo Vladimir Putin. Lo afferma il ministero di Tbilissi.
Nel frattempo proseguono proteste e scontri con la polizia nella regione russa del Daghestan, dove i manifestanti sono scesi in piazza contro Putin. Intanto per sfuggire all’arruolamento ben 260mila russi avrebbero già abbandonato il Paese: una coda di 16 km di auto in coda è stata immortalata dal satellite in fuga ai confini con la Georgia.
Le autorità georgiane hanno escluso l’intenzione di chiudere il confine con la Russia per bloccare il flusso di cittadini in arrivo nel Paese caucasico in fuga dalla mobilitazione militare voluta dal presidente Vladimir Putin. «Non abbiamo motivo di chiudere il confine», ha affermato il ministro georgiano dell’Interno Vakhtang Gomelauri. Il ministro ha anche aggiunto di non comprendere le richieste di una parte dell’opposizione di chiudere il confine con la Russia e dell’altra «di accettare più russi, meglio è».
Il ministro ha affermato che i russi si recano in Georgia da «anni» e che Tbilisi non ostacolerà questo processo. Attualmente, entrano circa 10.000 russi al giorno nel Paese caucasico: «È circa il 40-45% in più rispetto a prima del 21 settembre (quando la Russia ha dichiarato la mobilitazione)». Secondo Gomelauri, il 60% dei russi arrivati in Georgia «ha già lasciato il Paese» per altre destinazioni.
In Ossezia del Nord, la repubblica russa al confine con la Georgia, sarà presto allestito un checkpoint per il controllo e l’arruolamento di quanti cercano di lasciare la Russia via terra per sfuggire alla mobilitazione decisa dal Cremlino. Lo ha reso noto su Telegram il ministero dell’Interno georgiano. L’ufficio di arruolamento sarà allestito al posto di blocco del valico Verkhny Lars. La decisione, scrivono le agenzie russe, è stata presa «sullo sfondo del significativo aumento del traffico» della zona
(da agenzie)

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BONACCINI, PROVENZANO, ELLY SCHLEIN: CHI SARA’ IL NUOVO SEGRETARIO DEL PD?

Settembre 27th, 2022 Riccardo Fucile

CONGRESSO ANTICIPATO A FEBBRAIO, TRE I NOMI IN LIZZA

Enrico Letta vuole traghettare il Partito Democratico fino al nuovo congresso. Dopo il fallimento della strategia del voto utile l’ex premier ha annunciato il suo addio alla poltrona di segretario. Si tratta dell’ottavo in quindici anni. E verrà eletto con tutta probabilità a febbraio invece che a marzo.
E scatta anche qui un totonomi. Quello sulle candidature alla segreteria. Tutto dipenderà dalla partita a scacchi fra le anime più rappresentative del partito. Oltre a quelle che fanno riferimento ad Andrea Orlando e Lorenzo Guerini, anche quella che guarda a Dario Franceschini. E gran parte del dibattito verterà sulle alleanze: «Il problema non era il campo largo – ha detto ieri un altro ex segretario, Nicola Zingaretti -. Ma non averlo avuto. Divisi si perde tutti».
Il candidato naturale
Il candidato naturale alla successione di Letta è Stefano Bonaccini. Il presidente dell’Emilia-Romagna ha l’appoggio di correnti come Base Riformista e su di lui potrebbe confluire anche Area Dem. Durante le elezioni ha rilasciato interviste facendo molta attenzione a non pestare i piedi a Letta. Ma dimostrando di avere le idee chiare sulla direzione che deve intraprendere il partito. Ma puntando su proposte chiare e comprensibili: «Una busta paga in più in tasca ai lavoratori e un salario minimo per chi oggi non è coperto da un contratto collettivo. Una forte spinta sulla transizione ecologica ed energetica perché significa bollette più basse e un pianeta più pulito per i nostri figli, a fronte della destra che vaneggia di nucleare senza dire dove e quando. Infine, più sanità pubblica».
Scegliendo con attenzione le parole per definire il centrosinistra e il centrodestra: «Non è un voto tra il bene e il male, ma tra proposte radicalmente alternative: noi stiamo con l’Europa dei diritti e delle libertà mentre la destra guarda a Putin, Orban e Bolsonaro. Noi vogliamo una società più giusta, meno diseguale, innovativa. La destra affida al mercato anche la scuola e la salute».
Ma di fronte a uno dei maggiorenti Dem, racconta oggi il Corriere della Sera, è stato ancora più chiaro: «Qui o cambiamo radicalmente e riprendiamo a parlare alla gente o andremo avanti di sconfitta in sconfitta».
Il prescelto della sinistra del partito
Peppe Provenzano invece è il preferito della sinistra del partito. La Stampa riporta oggi le parole pronunciate da Provenzano davanti a Letta. Che sembrano un manifesto elettorale: «Non ci serve un nuovo segretario, ma un nuovo partito. È questo che non siamo riusciti a realizzare ed è questo di cui abbiamo davvero bisogno». E quindi: «Non servono scorciatoie personalistiche e un congresso che sia una mera conta sui nomi», serve piuttosto «una nuova identità, tornare a parlare ai propri mondi di riferimento, smettere di essere responsabili a prescindere, farsi carico delle battaglie e delle istanze della parte più sofferente del Paese. Senza gli equilibrismi continui che tanto hanno danneggiato il Pd degli ultimi anni».
L’outsider
Infine c’è Elly Schlein. Che sarebbe, secondo alcune indiscrezioni, la preferita di Letta e di una parte della sinistra Dem che non si riconosce in Orlando. Lei è stata incoronata dal Guardian come astro nascente della sinistra italiana. E ha infiammato Piazza del Popolo nell’ultimo giorno della campagna elettorale facendo il verso a Giorgia Meloni.
37 anni, ha il problema di non essere ancora iscritta al Pd. Uscì in polemica con il Jobs Act. Ma oggi potrebbe diventare capogruppo a Montecitorio. E c’è chi fa sapere che Bonaccini, proprio per parare il colpo della sua candidatura, starebbe pensando di presentare un ticket con Simona Bonafé. Anche altre candidature cominciano a profilarsi: quella del sindaco di Pesaro Matteo Ricci e quella del primo cittadino di Firenze Dario Nardella.
(da agenzie)

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GIORGIA, SCHERZA COI FANTI E LASCIA STARE I SANTI: NEL DISCORSO NOTTURNO DOPO I RISULTATI ELETTORALI GIORGIA MELONI HA PRONUNCIATO UNA FRASE ATTRIBUITA A SAN FRANCESCO: “TU COMINCIA A FARE QUELLO CHE È NECESSARIO, POI QUELLO CHE È POSSIBILE. ALLA FINE TI SCOPRIRAI A FARE L’IMPOSSIBILE”

Settembre 27th, 2022 Riccardo Fucile

MOLTO BELLA, MA IL SANTO NON L’HA MAI PRONUNCIATA. PAROLA DELLO STORICO FRANCESCANO FRA’ ANDREA VAONA

E’ una delle frasi citate da Giorgia Meloni questa notte nel discorso dopo i risultati che attestano la sua vittoria alle elezioni. Ma San Francesco non l’ha mai detta. E’ quanto si legge in un articolo dello storico francescano, fra Andrea Vaona, postato sul suo blog ad aprile 2022 e rilanciato oggi dall’ex direttore di Tv2000 Lucio Brunelli.
“Nei siti o nei social si propagano ‘viralmente’ anche frasi attribuite a san Francesco d’Assisi, ma che non risultano assolutamente né tra i suoi scritti né tra i detti che troviamo nelle sue biografie” scriveva lo storico francescano. “Ciò che duole è la difficoltà nel correggere gli errori pubblicati: quando segnalati, spesso la risposta è seccata, perché ‘la frase è bella!…'” e “un confratello, saggiamente, per sdrammatizzare dice: ‘spiritualità francescana da Baci Perugina’”, sottolineava nel suo post fra Andrea Vaona
“Cominciate a fare ciò che è necessario, poi ciò che è possibile. E all’improvviso vi sorprenderete a fare l’impossibile – non è di San Francesco d’Assisi”, si legge nel blog del frate docente universitario di Storia ecclesiastica.
(da agenzie)

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ROBERTO MARONI AFFONDA SALVINI DOPO IL CROLLO DELLA LEGA: “E’ ORA DI UN NUOVO SEGRETARIO”

Settembre 27th, 2022 Riccardo Fucile

“CI VUOLE UN CONGRESSO STRAORDINARIO, IO SAPREI CHI ELEGGERE, MA PER ADESSO NON FACCIO NOMI”

Dopo il crollo della Lega alle urne, Roberto Maroni affonda Matteo Salvini: “E’ ora di un nuovo leader per la Lega”.
A invocarlo è l’ex ministro dell’Interno e del Welfare dei governi Berlusconi e tra i fondatori con Umberto Bossi della Lega, dopo la débâcle alle elezioni politiche del partito: “Ora si parla di un congresso straordinario della Lega. Ci vuole. Io saprei chi eleggere come nuovo segretario, ma per adesso non faccio nomi”, scrive l’ex segretario della Lega. P
arole che arrivano a poche ore dal consiglio federale della Lega convocato in via Bellerio. All’ordine del giorno, l’esito delle elezioni del 25 settembre e le prossime mosse del partito.
Nella sua rubrica “Barbari foglianti” sul Foglio, Maroni analizza i risultati elettorali. E osserva: “Un dato è certo: la distanza tra le due coalizioni è abissale, mai sotto i 15 punti”. Aggiunge che “la vittoria è netta. Svanisce quella che per il centrodestra era l’unica paura e per il centrosinistra l’ultima speranza. Meloni potrà contare sulla maggioranza assoluta sia alla Camera che al Senato”.
L’ex segretario della Lega definisce l’esito delle elezioni di domenica “una vittoria per nulla sorprendente vista la pochezza della coalizione di centrosinistra. Dei suoi argomenti, dei suoi programmi e della sua propaganda. Anzi, delle varie coalizioni targate centrosinistra tutte quante pronte a dividersi, esercizio che le ha portate alla sonora sconfitta”.
Quindi Maroni pronostica che Meloni “adesso riceverà dal presidente della Repubblica l’incarico di formare il nuovo governo. Anche se la prima volta che una donna diventa presidente del Consiglio? La Meloni ce la farà di sicuro”.
Fa notare, infine, che “una doppia maggioranza in Parlamento abbatte ogni possibile ostacolo sulla strada della Meloni verso Palazzo Chigi”. Mentre per il fondatore della Lega “Il risultato sotto le aspettative della lista centrista Calenda-Renzi non lascia dubbi: il centrodestra non avrà bisogno di altri voti in Parlamento”. ù
Per ora, Matteo Salvini non sembrerebbe avere alcuna intenzione di dimettersi. Lo ha chiarito lui stesso, durante la conferenza stampa convocata nella sede della Lega di via Bellerio a Milano per commentare i risultati. Con buona pace di chi, all’interno del movimento, dopo il sorpasso di Fratelli d’Italia che ha doppiato il partito anche in Lombardia, culla del Carroccio, ha chiesto “dimissioni immediate” mettendoci la faccia, come l’ormai ex parlamentare Paolo Grimoldi, e chi invece fa trapelare l’insoddisfazione.
(da agenzie)

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ANALISI DEL VOTO: PER CHI VOTANO LE DONNE, I GIOVANI E I DISOCCUPATI

Settembre 27th, 2022 Riccardo Fucile

PREVALENZA DELLE DONNE SU FDI E PD, DISOCCUPATI SU M5S E FORZA ITALIA, LAUREATI SU PD E AZIONE, OPERAI SU M5S, GIOVANI SU VERDI-SINISTRA

Sembra un paradosso, dopo una compagna elettorale in cui si è discusso se l’ascesa a Palazzo Chigi delle destre e di Giorgia Meloni avrebbero messo in discussione il diritto all’aborto, ma il voto femminile ha premiato Fratelli d’Italia.
Secondo l’analisi dei flussi di voto elaborata da Swg le donne hanno votato Giorgia Meloni. E il Pd.
Se si guarda solo all’elettorato femminile a scegliere FdI e il suo “voglio dare alla donne il diritto di non abortire” è il 27% di chi si è recato alle urne. Il 21% il Partito Democratico: si dividono nei due blocchi progressisti e nazional-populisti.
Ma c’è un altro dato sconfortante: ancora una volta le donne che vanno a votare sono meno degli uomini. Una tendenza che si è consolidata negli anni e che anche questa volta si è confermata con una percentuale di astensione nell’elettorato femminile che si attesta al 41%.
Disoccupati votano M5S, i laureati Pd e Azione
Nelle città con un tasso di disoccupazione tra il 10 e il 15 per cento – evidenzia Youtrend – vince il Movimento. Ma anche Forza Italia segna successi. In quelle con più laureati vengono premiati Partito Democratico e Azione-Iv, mentre calano le altre forze politiche.
Operai e stranieri
Nei comuni con un maggior numero di stranieri a trovare consenso è soprattutto Fratelli d’Italia, calano quelli per il Movimento 5 Stelle. Mentre tra gli operai l’astensione continua a essere altissima. Ma chi ha votato ha scelto Conte.
Giovani
E questi non sono partiti per giovani. Gli elettori sotto i 34 anni hanno punito i partiti tradizionali, a dimostrazione di quanto si sentano tagliati fuori dai progetti e dai programmi dei gruppo Mainstream. E abbiano a cuore clima, lavoro e futuro: sempre dal rapporto di YouTrend gli elettori più giovani , soprattutto i ragazzi che manifestano per i Friday for Future hanno scelto Fratoianni e Bonelli, e una percentuale, a sorpresa alta, ha scelto il Partito Comunista di Marco Rizzo, che a livello nazionale si ferma allo 0,26% ma tra gli under 25 si attesta a un rispettabile 1,7%. Tra l’elettorato non anziano ha avuto successo anche il Terzo Polo che conquista una fetta consistente di consensi tra gli elettori sotto i 44 anni.
Flussi sul territorio
Il Sud per il Movimento, il Nord-Est che tradisce Salvini per Meloni. Nella fotografia proposta dall’Istituto Cattaneo FdI, passato dal 4 al 26% nel giro di una legislatura, si radica al Centro e al Nord-Est, con picchi particolarmente importanti in Veneto, nella Lombardia orientale e nella provincia di Piacenza. Un dato che conferma lo scippo dei voti di Meloni alla Lega.
Il Partito democratico resiste, a fatica, nei confini della vecchia Zona rossa. I 5 stelle si sono “meridionalizzati”: ai tempi del vaffa la distribuzione era più omogenea, ora l’elettorato si è conccentrato nel Sud del Paese. Mentre, al contrario, la Lega torna nei vecchi confini della Lega Nord di Umberto Bossi perdendo però più di 3 milioni di voti rispetto al 2018.
Analisi generale dei numeri
Come si era già visto nell’analisi del flusso sul territorio, FDI sottrae principalmente elettori alla alla Lega: il 40% dei suoi voti. Ma ne toglie anche a Fi e M5s. La Lega cede anche un quinto del suo elettorato al partito dell’astensione. Il PD conferma l’ampia parte dei suoi elettori, prende a M5s, cedendo una parte dei propri in favore del Terzo polo. Oltre un terzo di quanti votarono M5S si è astenuto. Ed è cambiato l’elettore del Movimento: oggi uno su due si dichiara di sinistra, nell’ultima elezione la percentuale era più bassa, il 29%.
(da agenzie)

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UMBERTO BOSSI DOPO 35 ANNI ESCE DAL PARLAMENTO, NON E’ STATO RIELETTO

Settembre 27th, 2022 Riccardo Fucile

UN CONDANNATO DI MENO

Adesso è ufficiale, dopo trentacinque anni Umberto Bossi lascia il Parlamento. Il fondatore della Lega era il primo nella lista proporzionale del Carroccio per la Camera a Varese, dove però il partito non ha ottenuto alcun seggio.
Tanto che adesso il segretario della Lega Matteo Salvini propone: “Bossi senatore a vita? Sarebbe il giusto riconoscimento dopo trentacinque anni al servizio della Lega e del Paese. Porterò avanti personalmente, sicuramente con l’appoggio non solo della Lega ma di tantissimi italiani, questa proposta”.
Non è bastato il complicatissimo gioco dei resti per salvare la sua elezione come capolista della Lega nel collegio proporzionale della Camera a Varese. Il verdetto è diventato ufficiale alla fine di tutti i calcoli sugli eletti nei seggi italiani. Ma già 24 ore dopo il voto l’esclusione di Umberto Bossi era attesa.
Colpa del pessimo risultato elettorale ottenuto dalla Lega, che in tutta la Lombardia è stata doppiata da Fratelli d’Italia. Il risultato è che nel collegio varesino non è scattato nessun seggio per i leghisti nella parte proporzionale. E così l’esclusione del fondatore della Lega proprio nel suo territorio diventa il simbolo della crisi del Carroccio.
(da agenzie)

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