SEMPRE IN CULO AI LAVORATORI DIPENDENTI, GLI UNICI CHE PAGANO LE TASSE IN QUESTO DISGRAZIATO PAESE. PER EFFETTO DELL’ULTIMA LEGGE DI BILANCIO DEL GOVERNO MELONI UN LAVORATORE DIPENDENTE CHE GUADAGNA 51 MILA EURO ALL’ANNO POTREBBE SPENDERE 100 EURO DI TASSE IN MENO, MENTRE UNA PARTITA IVA CHE FATTURA CIRCA 100 MILA EURO L’ANNO FINIREBBE PER RISPARMIARE 10.000 EURO
I DUBBI DELLA COMMISSIONE EUROPEA SULLA NORMA “REGALINO” DI GIORGETTI E MELONI AI LAVORATORI AUTONOMI: “LA STIAMO VALUTANDO”
Paolo è un avvocato. Ha una partita Iva. Guadagna 100mila euro all’anno e di tasse ne paga 8.600
grazie alla flat tax. Luca è un quadro delle risorse umane di un’azienda. Ha un reddito di 51mila euro e al fisco ne dà 14mila. La tassa piatta lui non ce l’ha. Il suo reddito segue gli scaglioni progressivi dell’Irpef: più guadagni, più paghi.
I due hanno fatto gli stessi studi e hanno lo stesso profilo professionale. Paolo, che guadagna il doppio di Luca, paga quasi la metà delle sue tasse. Cambiando l’ordine degli addendi, il risultato non cambia. […]
La storia di Paolo e Luca non è una simulazione da fiscalisti incalliti. Sarà, per legge, il destino di tutti quelli che come loro sono rispettivamente, titolari di una partita Iva in regime forfettario e dipendenti. […]
Quando il primo gennaio entrerà in vigore la manovra appena sfornata dal Consiglio dei ministri, la soglia dei ricavi o dei compensi su cui si applicherà la flat tax salirà dagli attuali 85mila a 100mila euro. Paolo potrà festeggiare perché quando scavallerà gli 85mila resterà nel regime forfettario.
Beneficerà della flat al 15%, evitando il trasloco nell’ordinario, dove l’Irpef si paga senza sconti, seguendo la progressività delle aliquote. Anche Luca avrà un vantaggio. La legge di bilancio, infatti, prevede l’estensione dell’aliquota Irpef del 33% da 50 a 55mila euro. Su un reddito di 51mila euro, che oggi è agganciato all’aliquota del 43%,
Ma, come spiegano le simulazioni della Cgil, il risparmio sarà nettamente inferiore a quello di Paolo. Il segretario confederale del sindacato Christian Ferrari lo spiega con un esempio eloquente: «Il primo risparmierà circa 10.000 euro all’anno, il secondo 100 euro».
Sempre Ferrari ricorda che il lavoratore autonomo continuerà a essere esentato dal pagamento delle addizionali locali, mentre il dipendente continuerà a pagare in media 1.428 euro per finanziare i servizi pubblici regionali e comunali.
I destini incrociati, ma assai diversi, di Paolo e Luca non finiscono qui. Un altro capitolo potrebbe aggiungersi a breve. Il finale è ancora da scrivere, ma le premesse sono state già messe nero su bianco nella richiesta che il governo ha inviato negli scorsi giorni a Bruxelles.
Ecco il quesito: potrà, Paolo, continuare a emettere fatture senza l’Iva anche se l’anno prossimo guadagnerà più di 85mila euro? Sotto questo livello, il problema non si pone.
Ma l’esecutivo ha chiesto all’Europa il via libera a un vantaggio aggiuntivo. Permettere, cioè, a Paolo di beneficiare dell’esenzione dell’Iva anche oltre il limite degli 85 mila fissato da una direttiva comunitaria. Consentendogli, quindi, di non applicare l’Iva in fattura e quindi di non versare nulla dato che l’imposta, semplicemente, non ci sarà. Tecnicamente sarebbe una deroga.
Intanto la Commissione europea vuole vederci chiaro sulla norma contenuta nella Finanziaria, che non parla dell’Iva ma solo dell’estensione della flat fino a 100mila euro. «La stiamo sicuramente valutando e potete aspettarvi degli sviluppi nel corso dell’anno», ha detto ieri un portavoce dell’esecutivo Ue. Un antipasto dell’esame sull’Iva che arriverà più in là.
(da Repubblica)
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