IL GOVERNO PREMIA ANCORA UNA VOLTA EVASORI E AUTONOMI. TITO BOERI SMONTA LA “FLAT TAX INCREMENTALE” INTRODOTTA IN MANOVRA: “QUESTA SCELTA DI APPLICARE UN’ALIQUOTA RIDOTTA SOLO A CHI VEDE AUMENTARE IL PROPRIO REDDITO RAPPRESENTA, PER BUONE RAGIONI, UN UNICUM A LIVELLO MONDIALE
“È UNA PRESA IN GIRO COLOSSALE DELL’ELETTORATO: FORSE BISOGNEREBBE RIBATTEZZARLA ‘FAKE TAX’. NON APPIATTISCE UN BEL NIENTE. L’UNICA VERA FLAT TAX DI QUESTO GOVERNO È QUELLA PER I LAVORATORI AUTONOMI AMPLIATA, CHE AUMENTA LE GIÀ STRIDENTI ASIMMETRIE DI TRATTAMENTO TRA PARTITE IVA IN REGIME FORFETARIO E LAVORO ALLE DIPENDENZE”
Alla fine c’è riuscito. Complice l’assenza di risorse per tagli delle tasse generalizzati, il viceministro Maurizio Leo ha potuto realizzare il suo sogno. La cosiddetta «flax tax incrementale» verrà applicata non solo agli incrementi decisi nei rinnovi contrattuali del periodo 2024-26 (e presumibilmente 2027) ma anche agli incrementi salariali conseguiti dagli under 35 nel prossimo anno.
Questa scelta di applicare un’aliquota ridotta solo a chi vede aumentare il proprio reddito rappresenta, per buone ragioni, un unicum a livello mondiale, un primato nella sua insuperabile complessità.
Come ci spiegano le circolari dell’Agenzia delle Entrate, si applica un’aliquota fissa (del 5 per cento nel caso dei rinnovi contrattuali, sarà dell’1% per gli under 35) non già a tutto il reddito, ma solo al reddito eccedente quanto guadagnato l’anno precedente.
Questo viola chiaramente il principio di equità orizzontale; due individui identici con lo stesso reddito pagheranno un’Irpef diversa se diverso è l’incremento rispetto all’anno scorso. Se queste flat tax incrementali venissero rese strutturali verrebbero sicuramente dichiarate incostituzionali.
Ma l’incostituzionalità è l’ultimo dei problemi di queste misure, tanto sono astruse. Dal punto di vista economico l’imposta sul reddito progressiva è il principale “stabilizzatore automatico” dell’economia: riduce le fluttuazioni di reddito, perché “toglie” più soldi in tasse quando il reddito aumenta, ma ne toglie meno, e ne lascia di più in mano alle famiglie, quando il reddito diminuisce. La flat tax incrementale invece fa l’opposto, perché penalizza chi sta subendo perdite di reddito rispetto a chi è in fase di reddito ascendente.
noltre, lungi dal semplificare il sistema tributario, aumenta di fatto il numero di aliquote dell’Irpef: dalle attuali tre diventano letteralmente infinite, una per ogni reddito di partenza e per ogni ammontare di incremento del reddito.
Se interpretata letteralmente, la misura si presta anche a una grande varietà di giochini.
Prendiamo il caso di un ventenne. Non è chiaro se un aumento di reddito oggi verrà tassato ad aliquote ridotte per sempre, o solo quest’anno. Nel primo caso gli conviene chiedere una riduzione (!) di stipendio della cifra massima che il datore di lavoro può accordargli e recuperarla l’anno venturo: da quel punto in poi quella parte del suo stipendio sarà sempre tassata all’1 per cento. Addirittura, se ha abbastanza risparmi, gli conviene prendere un congedo di un anno non retribuito: dall’anno successivo in poi sarà sempre tassato all’1 su tutto il suo reddito.
Se invece l’aumento di reddito è tassato all’1 per cento per un solo anno, questo è chiaramente un incentivo a concentrare gli aumenti di retribuzione nel tempo, aspettando la prossima flat tax incrementale, con enormi effetti distorsivi sulla vita delle aziende e dei lavoratori, e sulle contrattazioni salariali.
Si potrebbe continuare, tanto l’idea di tassare ad aliquota fissa solo gli incrementi di stipendio sia insensata. È difficile evitare la sensazione che serva solo sia per riuscire a utilizzare in qualche modo il termine “flat tax” tanto di moda, sotto stringenti vincoli di bilancio.
In ogni caso questa “flat tax” è una presa in giro colossale dell’elettorato: forse bisognerebbe ribattezzarla “fake tax”. Non appiattisce un bel niente tant’è che il governo dovrebbe incassare altri 10 miliardi dal drenaggio fiscale (i 12,2 miliardi stimati dal ministero dell’Economia e delle Finanze meno i 2,3 miliardi legati all’innalzamento del secondo scaglione Irpef a 55.000 euro) che sarebbe azzerato se ci fosse davvero una aliquota uguale, piatta, per tutti.
L’unica vera flat tax di questo governo è quella per i lavoratori autonomi ampliata dalla manovra per coprire ricavi e compensi fino a 100.000 euro. Aumenta le già stridenti asimmetrie di trattamento tra partite Iva in regime forfetario e lavoro alle dipendenze.
Prendiamo il caso di un professionista che vive a Milano, con 100.000 euro di fatturato e reddito lordo a 78.000 euro. Con la flat tax del 15% pagherà poco più di 8.500 euro. Il corrispondente lavoratore dipendente che guadagna a Milano anche lui 78.000 euro pagherà invece quasi 21.000 euro di tasse, comprese le addizionali regionali e comunali.
Inoltre il lavoratore autonomo, al contrario del dipendente, non sarà soggetto al drenaggio fiscale perché la sua aliquota non cambia all’aumentare del reddito. Cosa che avviene, invece, per il lavoratore dipendente anche quando a questi aumenti non corrisponde un incremento del potere d’acquisto per via dell’aumento dei prezzi.
Tito Boeri
per “la Repubblica”
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