SULLE PRIMARIE DEL CENTROSINISTRA C’E’ LA DATA: IL 14 MARZO. MA I PIANI POTREBBERO SALTARE IN CASO DI VOTO ANTICIPATO. GIUSEPPE CONTE VUOLE ANDARE SUBITO AI GAZEBO E FARE IL PACIFINTO, FRANCESCHINI E’ SCETTICO SULL’IPOTESI MARZO, ELLY SCHLEIN, COME GIORGIA MELONI, VUOLE ASPETTARE LA DECISIONE DELLA CORTE COSTITUZIONALE SUL MELONELLUM PREVISTA PER FEBBRAIO
LA CONSULTA POTREBBE SMONTARE LA RIFORMA ELETTORALE E MAGARI RENDERE INUTILI LE PRIMARIE
Giuseppe Conte non molla. Il pressing del leader del Movimento 5 Stelle sul Pd è
sempre più serrato: «Il programma va fatto subito, ogni giorno sarà tardi. Non se ne può più. Di fronte ai cittadini che lamentano difficoltà e disagi, che manifestano per strada noi siamo ancora qui che non riusciamo a riunirci per il programma. Questa attesa deve finire».
Ma i tempi non saranno brevissimi. I dem temono che l’ex premier voglia affrettarsi solo per un motivo: per mettere nero su bianco i punti su cui tutti convergono (sono quelli della contromanovra delle opposizioni presentata in Parlamento a metà ottobre) e lasciare irrisolto il nodo Ucraina in modo da farci sopra la campagna per le primarie.
Una campagna all’insegna del pacifismo senza se e senza ma (ma soprattutto senza armi a Kiev) che metta in difficoltà il Pd. Stefano Patuanelli nega che sia questo l’intento però, quando gli si ricorda che lasciare l’Ucraina fuori dal programma converrebbe proprio ai 5 Stelle, sorride.
Perciò, nonostante le insistenze di Conte, è difficile che il programma del centrosinistra (criticato ieri da Massimo D’Alema che non lo ritiene adeguato) veda la luce a giorni. E una voce che da ieri circola nel Transatlantico di Montecitorio, dove deputati e senatori si sono ritrovati per votare i membri laici del Csm, sembra confermare che i tempi non saranno brevissimi.
Già, perché la data più gettonata per le primarie è quella del 14 marzo. «Sarebbe una buona data», confida Graziano Delrio a un collega di partito. E Patuanelli osserva: «Non so se saranno a marzo o meno, ma di sicuro non riusciamo a farle entro l’anno come avremmo preferito noi». Marco Sarracino la butta a ridere: «Per me il 14 va bene, basta che sia una domenica e che il Napoli non giochi».
C’è, però, un ma grosso come una casa. Lo esplicita Riccardo Magi: «E se Giorgia Meloni decidesse di prenderci tutti alla sprovvista e di indire le elezioni in una data simbolo come quella del 18 aprile?».
La possibilità che la premier anticipi le elezioni — e non di poco — è anche nella mente di Dario Franceschini che spiega ai colleghi di partito: «Si potrebbero pure anticipare le primarie…». La verità è che, comunque, sia Schlein sia Meloni vogliono aspettare la Corte costituzionale che potrebbe decidere sulla riforma elettorale a febbraio.
Dunque è confermato che non di programma si parlerà nel vertice tra Schlein, Conte, Fratoianni e Bonelli domani.
(da agenzie)
Leave a Reply