DA TRADITORE A EROE-SIMBOLO DEGLI STUDENTI: LA SERBIA È PRONTA A RIACCOGLIERE IL FIGLIOL PRODIGO NOLE DJOKOVIC CHE PUO’ TORNARE DALL’ESILIO GRECO. IL FUORICLASSE DEL TENNIS MONDIALE, NATO A BELGRADO 39 ANNI FA, SI È SCHIERATO DALLA PARTE DEGLI STUDENTI SCESI IN PIAZZA CONTRO L’EX PREMIER ALEKSANDAR VUCIC
NOLE, CHE AVEVA DATO SOSTEGNO ALLE PROTESTE DOPO LA TRAGEDIA DI NOVI SAD, E’ FINITO NELLA LISTA NERA DEI MEDIA FILOGOVERNATIVI E SI E’ RIFUGIATO IN AUTO-ESILIO A ATENE CON LA MOGLIE E I DUE FIGLI, OGGI DI 9 E 12 ANNI: “HO PROFONDO RISPETTO PER GLI STUDENTI E PER I GIOVANI CHE HANNO LOTTATO E MOSTRATO DIGNITÀ”
Era un mito. Lo hanno additato come traditore. Adesso si appresta a tornare in patria come eroe. In Serbia, negli ultimi due anni, sono state queste le tre vite di Nole.
Definirlo dissidente forse è offensivo per le vittime di persecuzioni politiche, colpite direttamente dalla violenza dei regimi. Un fatto però è certo: dal primo istante Djokovic, fuoriclasse del tennis mondiale nato a Belgrado 39 anni fa, si è schierato dalla parte degli studenti scesi in piazza contro Aleksandar Vucic.
È successo nel tardo autunno del 2024, poche settimane dopo il tragico crollo di una pensilina nella stazione dei treni a Novi Sad: 16 morti causa corruzione di Stato, la scintilla delle mobilitazioni che domenica hanno democraticamente sancito la fine dei 14 anni del regime di Belgrado.
Quel giorno di due anni fa però anche Nole, tra la gloria e la dignità, ha fatto la sua scelta. Ha rotto il silenzio e ha detto pubblicamente che i manifestanti contro Vucic andavano «trattati con rispetto» e che le loro proteste erano giuste.
Agli increduli funzionari, ricompensati per alimentare il culto della personalità dell’erede politico di Milosevic, questa non autorizzata licenza di libertà d’espressione è bastata per iscrivere Nole nella lista nera dei media di Stato. Da allora, per mesi, è stato presentato come “traditore”, “falso patriota” e “sobillatore di una rivoluzione a colori”.
Nel 2025, temendo per l’incolumità della sua famiglia, Djokovic ha scelto così l’auto-esilio. Ha lasciato Belgrado e si è trasferito ad Atene con la moglie e i due figli, oggi di 9 e 12 anni. Nulla a che vedere con un gulag sovietico: da allora risiede a Glyfada, sobborgo di lusso della capitale ellenica, e anche per questi agi è stato più volte attaccato da Vucic.
«Nole è il più grane tennista di sempre — le parole dell’ormai ex presidente — ma nei nostri colloqui avrei dovuto usare con lui toni più duri. Le mie convinzioni comunque non cambiano per le isterie di qualche star di sport e spettacolo».
Due le risposte di Djokovic. Prima ha dedicato l’ultimo titolo agli Australian Open a uno studente serbo ferito dalla polizia durante una manifestazione. Poi a sorpresa si è presentato a Belgrado per seguire una partita di basket: addosso una felpa con la scritta “Gli studenti sono campioni”. E non era finita. Ad Atene, Nole si è portato anche il torneo Atp 250 di Belgrado, sottratto dopo 36 anni e organizzato dal fratello Djordje: non si gioca dove si soffre.
L’epilogo in queste ore, dopo il trionfo elettorale della Lista degli studenti, che hanno pacificamente travolto il potere di Vucic.
«Sono soddisfatto e molto felice — ha detto Nole dal torneo di Basilea — e ho il più profondo rispetto per gli studenti e per i giovani che hanno lottato e mostrato dignità, oltre che una resilienza incredibile per due anni, sotto una pressione gigantesca».
Visibilmente commosso ha aggiunto: «Provo un’immensa ammirazione per ciò che hanno fatto, per come si sono comportati e per come sono riusciti a generare questo spirito di orgoglio in tutta la popolazione, non solo in Serbia ma anche all’estero. Ora che la vittoria è assicurata, tutti nutriamo la speranza che il nostro Paese sia prospero e che si possa godere il futuro».
(da agenzie)
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