SULLE PENSIONI, IL GOVERNO RIFILA SUPPOSTONE. PER ACCONTENTARE SALVINI, MELONI E GIORGETTI INFILANO NELLA MANOVRA UN FONDO DA CIRCA 850 MILIONI DI EURO SULLE PENSIONI ANTICIPATE: SONO RISORSE INSUFFICIENTI PER IPOTETICHE “NUOVE QUOTE 100” O FANTASMAGORICI SUPERAMENTI DELLA LEGGE FORNERO
CAMPA CAVALLO: LE MODALITÀ SU COME VERRANNO UTILIZZATI QUESTI SOLDI SARANNO DEFINITE SOLTANTO A GENNAIO… IN QUESTI ANNI IL GOVERNO NON HA RINNOVATO MISURE COME “OPZIONE DONNA” E “QUOTA 103” – CHI ANDRÀ IN PENSIONE IL PROSSIMO ANNO RISCHIA DI AVERE UN TAGLIO DEL 4% SULL’IMPORTO EROGATO DALL’INPS PER VIA DELLA REVISIONE DEI COEFFICIENTI SUGLI ASSEGNI CONTRIBUTIVI
Dopo quattro anni di stretta sull’età pensionabile e promesse tradite di abolizione
della legge Fornero, il governo Meloni tenta il recupero dell’ultimo minuto: nella manovra pre-elettorale trova spazio un fondo da 850 milioni per la flessibilità in uscita.
Il segretario leghista Matteo Salvini si augura di permettere il pensionamento a 64 anni, ma requisiti e modalità andranno definiti a gennaio, per ora c’è solo il fondo (che non dovrebbe bastare).
Dopo l’approvazione della legge di bilancio in consiglio dei ministri, sulle pensioni abbiamo annunci spot e poco altro, in particolare sul delicato tema della flessibilità in uscita.
Nei giorni scorsi si era parlato di due ipotesi. La prima riguarda una nuova Quota 100, questa volta accessibile a 64 anni di età con almeno 36 di contributi (mentre quella approvata nel 2019 dal governo Conte si otteneva con 62 anni e 38 di servizio).
La seconda, che il sottosegretario al Lavoro Claudio Durigon propone da agosto, consiste nel pensionamento a 64 anni con il ricalcolo contributivo dell’assegno, con un netto taglio sul trattamento mensile.
Le stime di costo per entrambi gli interventi superano gli 850 milioni disponibili. In ogni caso, tutto rinviato ai prossimi mesi, perché la manovra dispone solo lo stanziamento, non i dettagli.
Negli scorsi anni la legge Fornero è stata persino aggravata. Tutte le forme di anticipo dell’uscita – come Quota 103 e Opzione Donna – sono state prima irrigidite e poi cancellate. È stato inasprito il requisito per l’uscita anticipata con il contributivo, con l’aumento del trattamento minimo da maturare per potersi pensionare.
Ancora, è stato rivisto al ribasso il metodo di calcolo delle pensioni retributive di alcune categorie del pubblico impiego, dai sanitari ai dipendenti degli enti locali. Nel frattempo, a gennaio arriverà uno scatto di un mese, perché il meccanismo che lega l’età pensionabile all’aspettativa di vita non è stato modificato e questo causerà anche una riduzione degli assegni dal 2027.
Durante la conferenza stampa di ieri, Giorgia Meloni non ha chiarito se nel testo finale della manovra entrerà una penalizzazione sull’indicizzazione per i trattamenti da almeno cinque volte il minimo, ipotesi ventilata proprio per costituire il fondo.
(da Il Fatto Quotidiano)
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