Aprile 15th, 2011 Riccardo Fucile
LA BRASILIANA CHE OSPITAVA RUBY ANNUNCIA: “AL PROCESSO DIRO’ LA VERITA’, NON RISCHIERO’ IL CARCERE PER SALVARE ALTRI”… MORA LE OFFRI’ 1.000 EURO PER PROSTITUIRSI CON UN MINISTRO… RUBY TORNO’ CON 5.000 EURO E DEI MODULI PER CAMBIARE IDENTITA’: CHI GLIELI FORNI’?
Qualcuno aveva dato alla marocchina delle carte per costruirsi una finta identità . Da maggiorenne.
Poi il piano è saltato e lei ha buttato tutto nel water.
Lo rivela all’Espresso Michelle Conceicao, che divideva la casa con Karima.
E che aggiunge: «Al Pm non ne ho parlato, ma al processo dirò la verità »
La super-testimone del caso Ruby rompe il silenzio.
Michelle Conceicao Oliveira, brasiliana trapiantata a Milano, è una bella donna che da oltre un anno custodisce segreti di Silvio Berlusconi.
Ha ospitato per più di un mese Karima El Mahroug, alias Ruby Rubacuori, proprio mentre la minorenne marocchina passava le notti a casa del premier e intascava decine di migliaia di euro.
E il 27 maggio 2010, quando Ruby viene fermata per furto e il capo del governo racconta una balla alla polizia pur di farla rilasciare (spacciandola per la nipote di Mubarak), è sempre lei che accetta di riprendersi in casa quella mina vagante.
Interrogata dai magistrati, Michelle ha raccontato poco o nulla.
La settimana scorsa, intervistata da La7, ha confermato le sue reticenze: “Io so tutto, ma ai pm non ho detto tutta la verità “.
Ora ha deciso di rivelare a “l’Espresso” una parte delle sue verità .
C’è la storia di Lele Mora che le offre denaro per regalare una notte di piacere a un ministro.
Ruby che le racconta i sexy-festini di Arcore e intanto la invita a “prostituirsi con altri clienti a Milano”.
Silvio Berlusconi che scherza su decine di ragazze che lo chiamano Papi già all’inizio del 2009, mentre è a cena con Giampaolo Tarantini, il quale ne approfitta per chiedergli “un aiuto per gli affari”.
C’è pure “un politico del Pd pugliese” che ci prova: sesso in cambio di soldi.
E un plico di misteriosi “documenti d’identità in bianco”, descritti come “moduli per cambiare generalità “, che vengono distrutti da Ruby il 5 giugno 2010, al culmine della sua lite finale con Michelle.
Altre storiacce, come l’esistenza di foto della minorenne seminuda ad Arcore o bunga bunga con leader stranieri, la brasiliana non vuole confermarle. E rinvia tutto al tribunale: “Lì dovrò giurare di dire tutta la verità . E il pm Ilda Boccassini non è una che si fa prendere in giro. Non rischierò il carcere per salvare altri”.
Nata a Rio de Janeiro il 3 maggio 1978, Michelle vive in un triste appartamentino al piano terra nella fascia sud di Milano, più vicino alla circonvallazione che ai Navigli.
Padre ufficiale della Marina brasiliana, madre cresciuta in un povero villaggio dell’Amazzonia, ha un figlio “amatissimo” che vive coi nonni ed è arrivata in Italia a 25 anni, al seguito di un immobiliarista lombardo di cui è diventata l’amante fissa.
A “l’Espresso” risulta che sia figlio di un imprenditore che fece affari con Berlusconi negli anni della prima accumulazione edilizia delle sue fortune. Michelle chiede di “non fare il nome”.
Occhi neri, pelle ambrata, spiega perchè ha taciuto con i pm tormentandosi i capelli: “Avevo paura. Ricevevo ogni notte telefonate e minacce anonime. Ora ho capito che sono davvero in pericolo solo finchè resto l’unica a conoscere certi segreti”.
Il primo appartiene ai misteri gaudiosi: qual è il segreto del successo di Lele Mora?
Michelle racconta un’esperienza personale: “L’anno scorso, tra giugno e luglio, ero a cena a casa sua. Lele mi ha preso da parte e mi ha messo mille euro nella borsetta. Voleva che andassi a letto con un politico molto importante, uno del governo, in un albergo vicino a Milano dove c’era una convention. Diceva che era tutto pronto: “Ti porta il mio autista”. Avrei dovuto salire in camera senza lasciare documenti, bussare e presentarmi così: “Sono il regalo di Lele”. Naturalmente ho rifiutato”.
E Mora? “Era arrabbiatissimo. Ora capisco meglio il perchè: voleva comprare il mio silenzio”.
In quei giorni, in effetti, Michelle era diventata per la prima volta l’anti-Ruby. Un problema nato il 5 giugno.
Una lite tra le due ragazze provoca l’arrivo della polizia.
E’ quello l’imprevisto che fa arrivare in Procura il primo fascicolo: il 27 maggio infatti i vertici della questura avevano taciuto ai pm che, per quella marocchina, si era mobilitato il premier.
Davanti alla volante, le due ragazze “si accusano reciprocamente di prostituzione”.
Ora Michelle aggiunge che “quella notte Ruby ha distrutto documenti: erano moduli da compilare in italiano, con cui le avevano promesso di crearle una nuova identità . Li ha fatti a pezzi e buttati nel water”.
Come li aveva avuti?
“Il 29 maggio è uscita di casa: quando è rientrata, aveva una busta con 5 mila euro e quei documenti”. Il ricordo di Michelle potrebbe essere il classico tassello mancante.
Paolo Biondani
(da “L’Espresso“)
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Aprile 15th, 2011 Riccardo Fucile
DOPO MESI DI CAMPAGNA ACQUISTI LA MAGGIORANZA E’ SEMPRE FERMA A 314 VOTI, INVECE DEI 316 NECESSARI E DEI 330 ANNUNCIATI… ORA SARANNO IMPORTANTI LE ELEZIONI AMMINISTRATIVE DOVE IL CASTELLO DI CARTA DEL PREMIER POTREBBE CROLLARE
Era il 14 dicembre 2010: viene votata la sfiducia al governo. 
Votano a favore della maggioranza in 314, contro in 311.
Nei giorni precedenti si era assistito a uno squallido mercato di compravendita di voti in Parlamento per permettere al premier di non dover presentarsi in tribunale senza più immunità .
Non a caso i provvedimenti in tema di giustizia nei mesi seguenti sono stati tutti caratterizzati dall’obiettivo di assicurarsi l’immunità giudiziaria, nel caso qualcuno avesse avuto dei dubbi.
Nasce il governo Berlusconi-Scilipoti & soci, ma il premier annuncia da subito che “altri seguiranno, saremo in 330, Fli si sfascerà , c’è la ressa per rientrare nel Pdl”.
Lasciamo parlare i fatti.
26 gennaio, sfiducia a Bondi, maggioranza prende 314 voti
13 febbraio, caso Ruby, maggioranza sale a 315 voti
25 febbraio, fiducia sul Milleproroghe: maggioranza scende a 309 voti
2 marzo, federalismo municipale, maggioranza risale a 314 voti
24 marzo, risoluzione sulla Libia, maggioranza riscende a 300 voti
5 aprile, conflitto di attribuzione, maggioranza risale a 314 voti
13 aprile, processo breve, maggioranza ferma a 314 voti
In pratica da dicembre il governo non ha mai raggiunto, su un provvedimento, la maggioranza richiesta di 316 deputati su 630.
Nonostante i tentativi vergognosi di comprare deputati con promesse, posti di governo e di sottogoverno, garanzia di ricandidature.
Nulla, da quota 314 Silvio non si è smosso.
E quella quota la raggiunge solo con tutti i ministri precettati e presenti in Aula, senza missioni, malattie e impegni vari.
Cosa che può sostenere solo programmando le votazioni, non certo nel normale iter parlamentare dove andrebbe spesso sotto.
Per questo il Parlamento è fermo, per non correre rischi.
Ma questa era solo la doverosa premessa, peraltro necessaria per rendere evidente il bluff permanente del premier.
Da qui discende in molti la domanda: ma questo governo resisterà fino a fine legislatura?
Il premier è intanto finora riuscito a distribuire pochi posti di governo e, avendone altri a disposizione, ha giocato con gli “aspiranti” a nascondino, trattenendoli sulle spine.
Non potevano così non sostenerlo, confidando nella mancia promessa.
Ora che dovrà accogliere le loro richieste, è chiaro che qualche scontento emergerà .
Ma più di questo aspetto, conterà l’esito “fuori dal Palazzo” ovvero il consenso elettorale.
Se venisse meno questo, il Pdl imploderà da sè.
Sono quindi fondamentali gli esiti delle elezioni amministrative tra un mese: dovesse cadere la Moratti a Milano, tanto per capirci, e il Pdl perdesse ovunque diversi punti in percentuale, va da sè che i “riposizionamenti interni” porterebbero sull’orlo della crisi.
E qualcuno comincerebbe a guardare ad un’alternativa per non essere tagliato fuori dai giochi futuri.
In conclusione avere la maggioranza risicata in Parlamento può fare sopravvivere, ma non averla nel Paese porta solo ai funerali di Stato.
E allora neanche l’agopuntura di Scilipoti può fare miracoli.
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Aprile 15th, 2011 Riccardo Fucile
DICHIARATO DECADUTO DAL CSM IN QUANTO LA CARICA DI CONSIGLIERE E’ INCOMPATIBILE CON QUELLA DI AMMINISTRATORE DI UNA SOCIETA’ COMMERCIALE… SOTTO PROCESSO PER AVER ILLECITAMENTE DIFFUSO UN FASCICOLO RISERVATO, PASSANDOLO A UN GIORNALISTA… IN POCHI MESI HA COMBINATO SOLO GUAI
Comincerà il 31 ottobre prossimo, davanti alla decima sezione penale del tribunale di Roma, il processo per abuso d’ufficio a carico dell’esponente della Lega Matteo Brigandì, che il Consiglio superiore della magistratura ha dichiarato decaduto dalla carica di componente laico.
Il gip Daniela Parasporo ha accolto la richiesta di giudizio immediato sollecitata dal pm Sergio Colaiocco che ha contestato a Brigandì di aver acquisito e illecitamente diffuso, passandolo a una giornalista, un fascicolo relativo a un procedimento disciplinare risalente agli anni Ottanta sull’attuale procuratore aggiunto di Milano, Ilda Boccassini.
Per questa vicenda, sarà processato anche l’assistente di Brigandì, Fabio Faccaro.
Si è chiuso invece una decina di giorni fa, con l’avviso di fine indagine notificato al diretto interessato, il capitolo di inchiesta per il reato di falso, caso da cui è scaturito il processo disciplinare al Csm.
Brigandì, in particolare, è accusato dalla procura di aver omesso di dichiarare di essere amministratore di una società della Lega, la Fingroup spa, ruolo incompatibile con quello di consigliere di Palazzo dei Marescialli, e così facendo ha indotto in errore lo stesso organo di autogoverno della magistratura al momento della sua nomina.
Con una decisione senza precedenti — passata con 19 sì, tre no e due astenuti — il Plenum del Csm ha infatti dichiarato la sua decadenza.
La legge stabilisce l’incompatibilità tra l’essere componente di un consiglio di amministrazione di una società commerciale e l’incarico di consigliere del Csm.
Con la sua uscita dal Csm e sino a quando il Parlamento in seduta comune non nominerà il suo successore, il gruppo dei laici che fanno riferimento alla maggioranza di Governo scende a 4 consiglieri.
Si tratta di una soglia che non consente di far mancare il numero legale alle sedute del Plenum del Csm; un’arma di cui i laici di Pdl e Lega non si sono mai avvalsi in questa consiliatura, a differenza di quanto accaduto in quella precedente.
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Aprile 15th, 2011 Riccardo Fucile
DAL TERREMOTO DELL’AQUILA AL CASO PARMALAT, DALLA CIRIO ALLA THYSSEN KRUPP, TUTTI I PROCEDIMENTI A RISCHIO… TRATTANDOSI DI PROCESSI GIA’ LUNGHI E COMPLESSI DI NATURA GLI AVVOCATI DEGLI IMPUTATI ORA AVRANNO UN’ARMA IN PIU’ PER SOLLEVARE CAVILLI TENDENTI A POSTICIPARE LE SENTENZE NEI TRE GRADI DI GIUDIZIO… E LA PARTE LESA RISCHIA DI NON AVERE GIUSTIZIA
Il processo breve è stato approvato alla Camera. 
Adesso il Cavaliere è ad un passo dalla prescrizione del processo Mills e, in successione, da quello Mediaset e Mediatrade, mentre per l’affaire Ruby forse dovrà attendere che la norma Mugnai presentata al Senato sul processo lunghissimo, vanifichi anche questo ennesimo sforzo della magistratura.
Il processo breve, però, è anche altro, oltre a essere l’ennesima legge ad personam.
E’, soprattutto, un colpo mortale alla giustizia italiana e a tutte quelle persone che da anni, spesso davvero da troppi anni, attendono di vedere pagare i colpevoli di alcuni dei più gravi delitti che hanno punteggiato gli ultimi decenni della storia criminale del Paese.
Scandalo della Clinica Santa Rita a Milano.
Tra il 2005 e il 2008, si ricorderà , presso la Santa Rita venivano effettuati interventi abnormi e invasivi su pazienti eseguiti ‘in totale disprezzo delle condizioni di fragilità ‘ del malato.
Le accuse portate ai responsabili vanno dalla truffa al falso ideologico, passando per la falsificazione delle cartelle cliniche e sopratutto, per una serie di interventi inutili o dannosi che hanno provocato lesioni gravi o gravissime per circa novanta persone, oltre alla morte di cinque pazienti. Infatti, tra le accuse mosse agli indagati (in tutto, non meno di diciotto), figura anche l’omicidio volontario aggravato da crudeltà .
Ebbene, in virtù del fatto che gli imputati sono tutti incensurati, potranno beneficiare della prescrizione breve.
Processo Cirio, a Roma.
Il 14 marzo 2008, a sei anni dal default da 150 miliardi di vecchie lire è cominciato il processo a Cragnotti e ad altri 32 imputati, tra cui Cesare Geronzi. Tutti accusati di bancarotta per distrazione e truffa aggravata ai danni dei risparmiatori della Cirio.
La vicenda risale al 2003, quando il fallimento del gruppo Cirio, allora guidato da Cragnotti, aveva fatto andare in default obbligazioni per 1,125 miliardi di euro, emesse tra il 2000 e il 2002.
Il 2 marzo 2011 la Procura della Repubblica di Roma ha richiesto per il crac Cirio 15 anni di reclusione per Sergio Cragnotti e 8 per Cesare Geronzi. Anche qui, tutti gli imputati sono incensurati, tutti potranno beneficiare della prescrizione breve.
Caso Thyssen Krupp.
A Torino il 6 dicembre 2007, per rispolverare la memoria, scoppiò un incendio nello stabilimento e morirono sette operai, alcuni dopo settimane di agonia. Gli imputati sono sei. Harald Espenhahn, l’ammistratore delegato della Thyssen è accusato di omicidio volontario per il rogo della Thyssenkrupp. Con lui è anche Gerald Priegnitz, consigliere di amministrazione e membro del board della multinazionale dell’acciaio.
Le richieste finali del pm, Raffaele Guariniello pronunciate il 14 dicembre 2010, sono state di sei condanne per quasi 80 anni di carcere complessivi. Solo per l’amministratore delegato del gruppo Harald Espenhahn, accusato di omicidio volontario con dolo eventuale, Guariniello, ha chiesto 16 anni e 6 mesi anni di reclusione.
Anche in questo caso, tutti gli imputati sono incensurati e così anche qui tutti potranno beneficiare della prescrizione breve.
Scandalo della sanità pugliese.
Dove Giampaolo Tarantini, dal maggio 2009, con altre 78 persone, è imputato a Bari per corruzione, favoreggiamento della prostituzione, spaccio di sostanze stupefacenti e falso nell’ambito dell’inchiesta sugli scandali della sanità pugliese. Per lui come per i suoi complici, la prescrizione breve sarà d’obbligo: tutti incensurati.
Caso Fincantieri a Palermo.
Il 15 febbraio 2010 muoiono 40 operai. Undici ex rapresentanti legali di Fincantieri e di una serie di imprese dell’indotto sono accusati di omicidio colposo e di lesioni colpose gravissime. Non sono state adottate le misure di sicurezza adeguate che hanno poi causato la morte di 40 lavoratori che hanno contratto gravi forme tumorali per aver lavorato con l’amianto. Tutti i dirigenti risultano incensurati, potranno beneficiare delle norme che si stanno per approvare.
Caso processo Eternit, lungo e penoso. I
I fatti: dal 1907 al 1986 a Casale Monferrato ha operato la multinazionale Eternit, specializzata nella produzione di prodotti in cemento amianto per l’edilizia.
Il maxi processo eternit di Torino riprenderà il prossimo 14 giugno 2011. Il male d’amianto ha colpito migliaia di persone a Casale, a Cavagnolo, a Rubiera, a Bagnolo, tutti stabilimenti della società eternit.
Gli indagati sono accusati dalla procura di Torino di disastro doloso permanente ed omissione dolosa di misure anti infortunistiche. Anche qui, grazie alla norma salva Berlusconi, tutti gli imputati resteranno impuniti.
Crac Parmalat, il più grande scandalo di bancarotta fraudolenta e aggiotaggio perpetrato da una società privata in Europa.
Il buco lasciato dalla Parmalat si aggirava sui quattordici miliardi di euro.
Il fallimento della Parmalat è costato l’azzeramento del patrimonio azionario ai piccoli azionisti, mentre i risparmiatori che avevano investito in bond hanno ricevuto solo un parziale risarcimento.
Con l’accusa di bancarotta fraudolenta, è stato condannato a diciotto anni di reclusione il patron della Parmalat, Calisto Tanzi, nonchè numerosi suoi collaboratori tra dirigenti, revisori dei conti e sindaci.
Si sono svolti due processi paralleli cominciati nel 2004: al tribunale di Milano per i reati di aggiotaggio, ostacolo alla vigilanza, falso in comunicazioni (sociali e ai revisori) e ostacolo all’esercizio delle funzioni di vigilanza della Consob.
A quello di Parma per associazione a delinquere e bancarotta.
In particolare, a Milano, tra le persone fisiche giudicate con rito ordinario, risulta condannato il solo Calisto Tanzi, a 10 anni di reclusione.
Tra pochissimi giorni le banche potrebbero non dover pagare più nulla a oltre 120 mila obbligazionisti, mentre per 80 mila di quei risparmiatori si potrebbe chiudere l’ultima finestra per sperare nei rimborsi.
Questo perchè il 18 Aprile del 2011 è attesa la sentenza di primo grado nel processo per aggiotaggio, reato che per le persone fisiche scatta dopo sette anni e mezzo.
Se anche si dovesse arrivare a una sentenza di colpevolezza di primo grado sarebbe penalmente una vittoria di Pirro, perchè con l’appello scatterebbe senz’altro la prescrizione del reato.
Tutte le condanne di Milano e Parma saranno annullate a breve dalla prescrizione, anche grazie alla beffa finale di questa legge, tutti gli imputati erano incensurati e tutti potranno beneficiare anche della prescrizione breve.
Il terremoto dell’Aquilae il crollo della Casa dello Studente .
È stata rinviata al 5 novembre prossimo l’udienza preliminare relativa a quel crollo che accoglieva gli studenti vincitori di borsa di studio dell’Università abruzzese, uno dei filoni simbolo della maxi inchiesta sul terremoto che nel 2009 devastò il capoluogo abruzzese.
I capi di imputazione per gli indagati sono omicidio colposo e disastro colposo reati puniti dal Codice con una pena fino a 10 anni.
Da mesi oltre al dolore per le loro perdite e per la lentezza dei procedimenti giudiziari, i parenti delle vittime del terremoto dell’Aquila ringraziano per il processo breve.
Se il disegno di legge andasse in porto, potrebbe voler dire dover rinunciare alla possibilità di veder condannati i colpevole dei crolli.
Strage di Viareggio: 33 vittime innocenti.
Nell’inchiesta aperta dalla Procura di Lucca sul disastro ferroviario di Viareggio sono 38 gli indagati: ci sono manager e dipendenti di Ferrovie dello Stato, di Rfi (Rete ferroviaria italiana), di Trenitalia, di Fs Logistica, di Cima Riparazioni, della tedesca GATX Rail Germania e dell’austriaca GATX Rail. Per tutti gli indagati la Procura di Lucca formula le seguenti ipotesi di reato: incendio e disastro ferroviario colposo, omicidio e lesioni colpose plurime. Tutti gli imputati sono incensurati, tutti potranno beneficiare della prescrizione breve. Le vittime non avranno mai giustizia.
Solo perchè Silvio voleva salvarsi dai suoi processi.
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Aprile 14th, 2011 Riccardo Fucile
FUORI DA FLI CHI FA ALLEANZE CON I RAZZISTI E CON CHI “COL TRICOLORE SI PULISCE IL CULO”….FUTURO E LIBERTA’ DEVE AVERE UN’UNICA PREGIUDIZIALE: “MAI CON LA FECCIA LEGHISTA”…E SE A ROMA QUALCUNO PROTEGGE CERTI MANUTENGOLI LOCALI, TORNI PURE AD OCCUPARE LA POLTRONA CHE SILVIO GARANTISCE AI SERVI
«Lega becera, arrogante, che conserva nello Statuto come articolo unico la secessione. La Lega che vuole la Padania fuori dall’Italia e l’Italia fuori dall’Europa. E con Castelli che dichiara che non possiamo sparare agli emigranti…per ora. Non possiamo accettarlo, noi non vogliamo essere un supporto per i politicanti della Prima Repubblica che si vendono per una poltrona, ma ci stiamo rendendo conto che l’entusiasmo, lo spontaneismo che ci hanno guidati fin dall’inizio iniziano a essere soffocati da queste logiche di interessi».
Parole dure, quelle espresse in una lunga lettera inviata al Futurista, da parte di una giovane militante di Futuro e libertà .
La notizia che ha spinto un gruppo di giovani a protestare contro la “logica della poltrona”, è stato l’accordo elettorale — stretto a Gallarate, in provincia di Varese — tra la Lega e una lista civica messa in piedi da esponenti “finiani”: un progetto che mira a fare fuori il Pdl in occasione delle prossime elezioni amministrative.
L’accordo sarebbe stato siglato dal consigliere regionale ex An Luca Ferrazzi, responsabile provinciale di Fli, e dal coordinatore provinciale della Lega Stefano Candiani.
Nella lettera, la giovane militante esprime amarezza.
E ricorda quando l’assessore ai servizi sociali di Malnate, Barbara Mingardi, che scrisse su Facebook che “il tricolore va usato come carta igienica” (riprendendo l’ormai celebre invettiva del Senatùr).
O quando in occasione della festa della Repubblica il 2 giugno, in presenza del ministro Maroni l’inno d’Italia venne sostituito da “la gatta” di Gino Paoli, per un “evento totalmente a carico dei contribuenti italiani”.
“La società civile rientra nei ranghi, torna a non credere più che il presidente Fini aveva teso loro una mano. Questa politica non gli piaceva prima, e continua a non piacergli”, dice sconsolata.
Questa vicenda merita una riflessione.
Mentre in Fli sta prendendo corpo, in varie parti d’Italia, una base giovanile militante e “futurista”, proiettata verso nuovi obiettivi e rinnovate metodologie operative, è innegabile che all’interno del partito permangano le incrostazioni della vecchia politica.
Personaggi che, anche a livello nazionale, non perdono occasione di richiamare il Fli al presunto dovere di fedeltà a quella fogna a cielo aperto che è l’alleanza affaristico-razzista tra Pdl e Lega.
Personaggi che rappresentano solo le quinte colonne del “gran puttaniere” e di quella congrega che ha sputtanato la destra italiana a livello internazionale, con conseguenze che la destra pagherà per anni.
Un piede dentro a Fli e uno quotidianamente fuori, costoro non contano un cazzo a livello interno, ma ogni giorno stilano pagelle su ciò che è permesso e ciò che non sarebbe opportuno.
Neanche qualcuno gli avesse riconosciuto una laurea honoris causa sui valori della destra italiana.
Perchè se avessero solo seguito la prima lezione del teorico corso dell’ateneo in questione, avrebbero appreso che una destra vera non può avere nulla a che fare con puttanieri, inquisiti, corrotti, razzisti e secessionisti.
Questa è l’unica pregiudiziale che dovrebbe avere Fli nella ricerca delle alleanze alle prossime amministrative: se Terzo Polo deve essere, si abbia la coerenza di presentarsi sempre come tale.
Qualche poltrona in meno poi, non potrà che fare bene, scremerà la classe dirigente del partito e allontanerà chi pensa di ricavarne qualche beneficio, monetizzando la sua scelta.
Che da Roma qualcuno scelga: o si rappresenta la base o il furbetto del quartierino gallaratino.
Se poi a qualcuno la cosa dà fastidio, può sempre togliere il disturbo.
Possibilmente prima di essere accompagnato alla porta con metodologie meno raffinate.
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Aprile 14th, 2011 Riccardo Fucile
BANDIERE TRICOLORI IN PIAZZA PER DIFENDERE LA LEGALITA’: ACCANTO AL POPOLO VIOLA ANCHE UNA RAPPRESENTANZA DI FLI, CON GRANATA, PERINA E CROPPI
Nessun imbarazzo, si era detto quando — in piazza Santi Apostoli, per la “notte
bianca della democrazia” — le bandiere di Futuro e libertà avevano sventolato accanto a quelle dell’Italia dei valori, del Pd e di Sinistra e libertà . Nessun imbarazzo, quando si tratta di difendere il nostro recinto comune, la res publica, la Costituzione, la decenza.
E allora nessun imbarazzo nemmeno ieri, quando si è replicato davanti a Montecitorio mentre in Aula la maggioranza continuava ad approvare pezzi di quel “processo breve” con cui il concetto di “legge ad personam” trova la sua massima espressione.
«Mai avremmo pensato di poter cantare l’inno nazionale assieme agli amici di Fli», grida al megafono un esponente del popolo viola.
E mentre arrivano Flavia Perina, Fabio Granata e Umberto Croppi, una militante “vendoliana” si mescola ai ragazzi del circolo romano, perchè «è tempo di andare oltre i colori in nome delle idee». E l’idea, adesso, è soprattutto una: la difesa dell’Italia e delle sue istituzioni.
C’è rabbia, c’è voglia di farsi sentire, c’è voglia di gridare.
“Sei circondato da estetiste, ma brutto eri, schifoso sei e flaccido resti”, si legge su un cartello.
Si inneggia contro la Lega, si chiede l’intervento di Napolitano, si canta “Fratelli d’Italia”, si sventolano le bandiere di partito e i tricolori, si leva un dito medio collettivo contro la sottosegretaria Daniela Santanchè che ha la sventura di passare lì davanti.
E ci sono i comitati delle vittime delle stragi di Viareggio (32 morti), dei terremotati dell’Aquila (309 morti), del Moby Prince (140 morti), dei morti sul lavoro, che chiedono giustizia per quelle vittime che non hanno ancora un colpevole e che – grazie allo scempio approvato in Parlamento – non l’avranno mai.
Basterebbe solo questo, per capire che è davvero ora di urlare tutti insieme la propria indignazione.
Eppure a qualcuno verrà il mal di pancia, e ci sarà chi rispolvererà ancora una volta quel “fasciocomunisti” con cui si cerca, forse, di esorcizzare la paura per qualcosa di nuovo.
Paura per una nuova “emozione”, che sta chiudendo definitivamente gli anni di piombo e che spazzerà via decenni di retorica e di guerra fredda.
Paura, soprattutto, per il seme di una politica nuova.
Che non potrà che crescere — e si capiscono i mal di pancia di qualcuno — sulle macerie di questa mai nata Seconda Repubblica.
(da “Il Futurista“)
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Aprile 14th, 2011 Riccardo Fucile
LA STORIA DI 15 ANNI DI TENTATIVI (RIUSCITI) DEL PREMIER PER EVITARE DI ESSERE PROCESSATO COME ACCADE AI COMUNI CITTADINI
A furia di cercare gli “altri” processi che svaniranno nel nulla grazie a prescrizione breve, si perde di vista il principale motivo di incostituzionalità dell’ennesima porcheria approvata ieri a tappe forzate: la legge è fatta apposta per abolire il processo Mills a carico del mandante della legge medesima, imputato per aver corrotto un testimone che è già stato giudicato colpevole dalla Cassazione di essersi fatto corrompere da lui per testimoniare il falso e salvarlo in due processi.
Ricapitolando.
Dal 1994 Berlusconi è indagato e dal 1996 imputato perchè quattro sue società , fra cui Telepiù, hanno corrotto la Guardia di Finanza per ammorbidire le verifiche fiscali.
Se i finanzieri avessero fatto il loro dovere, avrebbero scoperto che B. era il proprietario occulto di Telepiù in barba alla legge Mammì e dunque la Fininvest avrebbe perso ipso facto le concessioni a trasmettere con Rete 4, Canale 5 e Italia 1. Cioè sarebbe fallita.
Sapendosi colpevole e rischiando i denti, B. compra il testimone chiave Mills perchè al processo Guardia di Finanza non dica tutto quel che sa sulle società off-shore del gruppo create da lui e usate per schermare la reale proprietà di Telepiù.
Nel 1998 Mills, come racconterà lui stesso al suo commercialista in una lettera del 2004, fa la sua testimonianza reticente.
Così B., per le mazzette alle Fiamme Gialle, viene assolto in Cassazione per insufficienza di prove: prove che sarebbero state sufficienti a condannarlo se Mills avesse detto tutta la verità .
Nel novembre 1999 l’avvocato riceve 600 mila dollari in Svizzera da un manager Fininvest, Carlo Bernasconi: il prezzo della sua falsa testimonianza pro domo Silvii.
Ma nel 2004 la sua lettera al commercialista viene scoperta dal fisco inglese e trasmessa alla Procura di Milano. Che, nel 2005, fa rinviare a giudizio lui e B. per corruzione giudiziaria.
Essendo i fatti del ’99 e prescrivendosi la corruzione giudiziaria in 15 anni, per giudicare corrotto e corruttore c’è tempo fino al 2014.
Quanto basta per arrivare a sentenza definitiva.
Infatti, nel giro di qualche settimana, B. fa approvare in tutta fretta dal Parlamento una versione emendata della legge Cirielli, talmente ignobile che la disconosce persino Cirielli.
La legge ex Cirielli taglia la prescrizione per gli incensurati: per corruzione giudiziaria il reato si estingue non più dopo 15 anni da quando è stato commesso, ma dopo 10.
Dunque, per fare i tre gradi di giudizio, c’è tempo solo fino al novembre 2009. In Tribunale inizia la corsa contro il tempo.
B. si tira subito fuori con due leggi incostituzionali, che sospendono i suoi processi prima che la Consulta le fulmini: lodo Alfano e legittimo impedimento.
Intanto si procede separatamente contro Mills, condannato in primo e secondo grado a 5 anni.
Purtroppo la sentenza di Cassazione su Mills arriva solo nel febbraio 2010: per due mesi, il reato è prescritto, anche se la colpevolezza è confermata, tant’è che l’avvocato è condannato a risarcire la Presidenza del Consiglio (dove siede il suo corruttore) con 250 mila euro.
Ma ciò vale solo per Mills: per B., tornato sotto processo, la prescrizione slitta di 2 anni e 3 mesi per recuperare il tempo perduto a causa delle leggi incostituzionali.
C’è tempo fino al febbraio 2012 per giungere alla sentenza di primo grado e forse anche di appello (l’ultima di merito).
Cioè di accertare se l’Italia è governata da un criminale o da un perseguitato. Essendo più probabile la prima che la seconda, ecco un’altra legge che taglia la prescrizione: non più 10 anni, ma 9 anni e 4 mesi.
Così il processo muore a maggio, per evitare anche la sentenza di primo grado.
La partita, quando iniziò, durava 15 anni.
Poi il capitano di una squadra, temendo di perdere, si travestì da arbitro e decise che sarebbe durata solo 45 minuti.
Ma temeva ancora di perdere, così ieri ha dato il fischio finale alla mezz’ora. Oggi andrà in tv, si ritravestirà da calciatore e dirà che ha vinto il migliore, cioè lui.
Che aspetta l’arbitro, quello vero, a espellerlo?
Marco Travaglio
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Aprile 14th, 2011 Riccardo Fucile
APPROVATA LA PRESCRIZIONE BREVE, VESTITINO FATTO SU MISURA, COME QUELLO A STRAPPO DELLA MINETTI PER LA LAP DANCE… CONDONATO MILLS, NIENTE GIUSTIZIA PER LE STRAGI, URLA DI PIDUISTA A CICCHITTO E DI “MUNNEZZA” A SCILIPOTI
Alle otto e venti di sera l’ultima immagine sono i cartelli alzati dai deputati
dipietristi.
Indicano i processi ammazzati dalla legge ad personam voluta dal Caimano. Su uno giallo c’è scritto: “Strage di Viareggio, nessuna giustizia”.
Il processo breve, anzi la prescrizione breve come precisa il democrato Fassino, già guardasigilli, è stato appena approvata.
Alla votazione nominale numero 138 della maratona di due giorni imposta dal centrodestra.
In aula i presenti sono 610. Votano a favore 314, contro 296. Fine.
Dopo qualche minuto il Cavaliere tronfio e trionfante annuncia: “Adesso, avanti come i treni”.
Un film tragico che ha nei titoli di coda l’intervento grottesco e un po’ stantio di Fabrizio Cicchitto.
Il capogruppo del Pdl, già socialista, fa la dichiarazione di voto e ritira fuori la solita solfa dei due pesi e delle due misure di Tangentopoli, dei pm che hanno salvato il Pci (cita Di Pietro, Occhetto e la famosa storia del miliardo portato da Gardini a Botteghe Oscure ma non si sa a chi).
Imita pure, sfondando il muro del ridicolo, il Moro democristiano che nel pieno dello scandalo Lockheed gridò: “Non ci faremo processare nelle piazze”.
Nè nelle “aule giudiziarie”, aggiunge Cicchitto qualora non si fosse ancora capito.
A quel punto dai banchi del Pd parte un coro perentorio.
Al falco berlusconiano viene ricordata la sua provenienza piduista, tessera numero 2232: “Pi-due, Pi-due, Pi-due”.
Cicchitto reagisce sbattendo in faccia all’intera opposizione l’esito di uno scrutinio segreto su un emendamento dell’Italia dei valori, di tre ore prima: “Alcuni voti vostri sono venuti a noi”.
È accaduto alla votazione numero 91 delle 17 e 15.
La maggioranza che da due ore oscilla tra 307 e 310 s’impenna d’improvviso: 316 recitano i due tabelloni luminosi.
Sono sei franchi tiratori che mandano segnali rassicuranti al premier, che due settimane fa circa parlò di nuovi sette arrivi.
I sospetti si addensano tutti verso i banchi di centro tendenti a destra di Futuro e Libertà , il partito del presidente della Camera, dove il gruppetto delle colombe di Urso e Ronchi è da tempo in sofferenza e cerca il pretesto per la rottura definitiva.
Ma forse qualche mal di pancia a rischio c’è anche nel Pd.
La tappa finale della prescrizione breve, dopo la “notturna” di lunedì, comincia alle 9 e 40.
Il processo verbale offre una lunga sequenza di epiteti e aggettivi che l’opposizione adopera per il Caimano: “criminale”, “delinquente” , “eversivo e dannoso”.
Viene evocata “la suburra triviale” delle sue residenze private.
Qualcuno motteggia: “Berlusconi non è fortunato in amore ma con la giustizia sì”.
Il premier è il Grande Assente che incombe su Montecitorio.
La sua sedia ai banchi del governo rimarrà quasi sempre vuota (occupata simbolicamente da Tremonti per un’ora), a conferma del “conflitto d’interessi” generato dalla prescrizione breve (parole di un La Malfa di nuovo all’opposizione applaudito finanche da Di Pietro).
Il mattatore della mattinata è l’ormai famoso Domenico Scilipoti detto Mimmo, l’ex Idv passato con i Responsabili filoberlusconiani .
Scilipoti sgambetta avanti e indietro per l’aula, poi accelera per votare.
Ma l’imprevisto è in agguato. Il suo congegno elettronico non funziona. Rosy Bindi è la presidente di turno. Segnala col microfono i deputati in difficoltà , che non riescono a esprimere il voto.
Nomina “Scilipoti” tre volte e partono gli sfottò.
Poi un coro a due dei dipietristi Barbato e Borghesi. Un grido alto e nitido: “Munnezza”.
Spazzatura in dialetto napoletano. Il finiano Menia infierisce: “Signor presidente, Scilipoti è la terza volta che non riesce a votare. Suggerisco di trasferire lui e la Siliquini (ex di Fli ricompensata con una poltrona nel cda delle Poste, ndr) direttamente ai banchi del governo. Così otterranno un pagamento anticipato”.
Alle tredici e trenta la seduta viene sospesa per la farsesca pausa pranzo che consente ai ministri impegnati nel voto di fare una riunione di governo.
Si riprende alle tre del pomeriggio.
Ancora un grido di Barbato e Borghesi a Scilipoti: “Munnezza”.
Il centro-destra procede blindato una votazione dopo l’altra e boccia tutti gli emendamenti, compresi quelli per salvare i processi dell’Aquila e di Viareggio.
Alle sette di sera comincia il giro finale delle dichiarazioni di voto.
Antonio Di Pietro conia la figura del “delinquente del terzo tipo”: “Ai tempi di Tangentopoli o facevi il latitante ad Hammamet oppure venivi da me e confessavi. Adesso invece prevale la logica del ‘me ne vado in Parlamento e mi faccio la legge’”.
Casini e Fassino prevedono che la legge non reggerà all’esame della Corte Costituzionale.
Per la Lega parla la Lussana, moglie di un futuro sottosegretario centrista, il calabrese Galati.
Poi Cicchitto, che ammette il vero intento della legge contro la “persecuzione ad personam” del Caimano.
Il centro-destra fischia anche i morti, quando la finiana Chiara Moroni, figlia del socialista Sergio, suicidatosi nel ’92, invita a non strumentalizzare le vicende di Tangentopoli.
Si vota e i deputati del Pd alzano le copie della Costituzione.
Fabrizio d’Esposito
(da “Il Fatto Quotidiano“)
argomento: Berlusconi, Costume, criminalità, denuncia, emergenza, Giustizia, governo, Parlamento, PdL, Politica | Commenta »
Aprile 14th, 2011 Riccardo Fucile
NON CI SONO SOLO PUTTANIERI E ISTIGATORI A DELINQUERE A RAPPRESENTARE L’ITALIA, MA SERVITORI DELLO STATO CHE MOSTRANO RISPETTO E SOLIDARIETA’ VERSO MIGRANTI… COLORO CHE ARRIVANO SULLE NOSTRE COSTE SONO CERTAMENTE MIGLIORI DI QUEI DELINQUENTI CHE VORREBBERO SPARARGLI
Una forte carica religiosa domina le immagini che arrivano da Pantelleria.
C’è rispetto nelle coperte militari che coprono le due donne morte. Le forze dell’ordine verso i migranti mostrano sempre rispetto e solidarietà .
È lo stesso rispetto di quei due uomini in borghese, un finanziere e un poliziotto, che non trascinano ma sorreggono, non arrestano ma accolgono una donna nera con la lunga gonna scura, la maglia rosso sgargiante, la collana di conchiglie e i piedi nudi.
Insomma, non si è messa comoda, la signora. Ha scelto il suo vestito migliore per sbarcare a Pantelleria. Sembra pronta a partecipare ad una gioiosa danza propiziatoria.
Ovviamente non sapeva che le acque agitate di Pantelleria, molto più che una metafora sono la sostanza dell’Italia, in Parlamento e per le strade, nelle aule di giustizia, al governo, nell’impresa…
Conosco bene quella costa che è una crosta tagliente e dunque capisco a fondo la lezione che gli Italiani hanno impartito all’Italia lungo una riva che è davvero inaccessibile quando il mare si alza.
Altro che sparare, altro che fora dai bal! 
I carabinieri e i finanzieri che ieri si sono gettati nelle acque agitate di Pantelleria e hanno salvato 250 naufraghi sono come le donne di Manduria che hanno regalato soldi e cibo ai tunisini in fuga, sono come i ragazzi che li hanno guidati tra i campi e i villaggi sulla rotta di rifugi tra loro collegati che sboccano persino sottoterra, nelle famose grotte della Puglia, nelle sue caverne, dovunque pur di sfuggire all’uso etnico della polizia-pulizia invocato dai leghisti al governo.
E non è vero che a Pantelleria si sono limitati a fare il loro dovere.
Guardate le immagini, osservate le foto degli uomini in mare.
Chi frequenta quegli scogli sa che lì, statisticamente, muoiono più salvatori che naufraghi perchè raramente i buoni sentimenti riescono a fermare l’indifferenza delittuosa della natura, e la generosità è micidiale quando l’acqua – come dicono in Sicilia – “non ha luogo”, acqua ostile come e peggio della lava, come e peggio dei terremoti.
Guardate infatti quanto si somigliano tutti quegli uomini, salvatori e naufraghi, nell’acqua che appunto non ha luogo, che li copre e li scopre: “ad acqua e fuoco date un luogo” dice il proverbio.
Se non ci fossero il colore della pelle e le divise sarebbe dunque difficile distinguere i soccorritori e i soccorsi perchè in un mare dove solitamente i corpi si recuperano solo quando sono ormai sfatti dall’acqua, in quel mare che non si può addomesticare, tutti i visi dei vivi, dei bianchi e dei neri, sono solcati dalle stesse onde anomale e gli aliti e i venti minacciano tutti allo stesso modo.
Nè basta qui il solito clichè degli italiani brava gente, dove c’è ancora la furbizia, l’emozione facile, l’imprudenza del salvatore che è gemella e speculare all’imprudenza del salvato.
C’è più dello stereotipo in tutti quei contadini poveri di Mineo che portano ai rifugiati tunisini magliette, giocattoli, radioline e ovviamente le arance che, invendute, spesso marciscono sugli alberi.
E c’è molto di più nel viso di quel carabiniere con il bimbo nero in braccio, finalmente sulla terra ferma di Pantelleria: nello sfinimento del salvatore c’è una magnifica generosità di cuore ma anche di testa, una generosità che tanto più è valorosa e meritevole proprio perchè è adeguata, è efficace, disciplinata e intelligente.
C’è, insomma, la tecnica del rischio, la scienza del salvataggio nelle mani che afferrano la corda tesa sino alla barca: sono le mani forti e sapienti dei capitani coraggiosi d’Italia, non le mani degli “italiani brava gente” che su queste stesse coste si esibiscono sulle barche d’agosto, topless e champagne, ma non sanno neppure nuotare.
A Pantelleria, come a Lampedusa, come in tutto il nostro Sud bagnato dal mare, gli abitanti si dividono in costieri e naviganti.
Si sa che i primi sono romantici e stanziali, spesso ironici e decadenti, mentre i naviganti sono i predatori senza patria.
Questi due generi di uomo meridionale solitamente non si frequentano perchè entrambi si considerano appartenenti ad un ordine cavalleresco rispetto al quale gli altri sono plebe appiedata.
Ebbene, nessun Castelli e nessun Bossi, nessun Speroni e nessun governo Berlusconi riuscirà a convincere costieri e naviganti d’Italia che bisogna scrutare il mare per cacciare e non per accogliere, per sparare e non per salvare.
Mi raccontano che molti si stanno organizzando: chi esce in barca porta sempre qualche giubbotto salvagente in più perchè non si sa mai…
Anche in quell’ecatombe che avvenne al largo di Lampedusa erano ancora le nostre motovedette che stavano andando a salvare i disperati che i maltesi si rifiutavano di aiutare benchè fossero nelle loro acque.
Gli italiani che stanno affrontando questa ondata di immigrati sono consapevoli di sè, lo fanno con serenità , con una generosità persino giocosa e con una solidarietà fisica anche perchè, malgrado le ingiurie dei vari Bossi, si sono subito accorti che questi uomini sono spesso laureati, parlano le lingue e sono speciali: non fuggono dall’indigenza, ma dall’inciviltà della guerra, dalle sopraffazione tribali.
Nel Sud hanno capito che gli extracomunitari che stanno arrivando sulle nostre coste sono spesso migliori di noi, e certamente di quelli che vorrebbero sparare su di loro.
È soprattutto il Sud d’Italia che si oppone al naufragio della prima grande invasione di extracomunitari che non è invasione di cafoni.
Guardate tutti quei giovani che sono sbarcati a Lampedusa, guardate bene le tante immagini di queste settimane: non sono la schiuma della terra, ma nella loro terra sono la crema.
E un po’ lo sono anche nella nostra.
Francesco Merlo
(da “La Repubblica“)
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