Novembre 28th, 2012 Riccardo Fucile
“NON HO CHIESTO IO I DOMICILIARI, NON HO I REQUISITI, NE’ HO CHIESTO DI SCONTARLI A CASA SANTANCHE’, SONO DUE MENZOGNE”
Dall’abitazione della compagna Daniela Santanchè dove si trova agli arresti domiciliari,
Alessandro Sallusti continua a ribadire la sua posizione: “Io non ho chiesto di andare ai domiciliari, anzi ritengo questa decisione della Procura un’ingiustizia, perchè credo di non averne i requisiti. Dovrei andare in carcere. E tantomeno ho chiesto di scontare i domiciliari a casa Santanchè. Sono due menzogne che stanno circolando e che non si riesce più a fermare”, ha detto il direttore de Il Giornale intervenendo alla trasmissione di Mediaset ‘MattinoCinque’.
Sallusti, che è stato condannato a 14 mesi di reclusione per diffamazione, ha ottenuto la sospensione della carcerazione “ricorrendo le condizioni per l’esecuzione della pena detentiva presso il domicilio” in base al cosiddetto decreto ‘svuotacarceri’, ha spiegato il procuratore capo di Milano Edmondo Bruti Liberati.
Ma il direttore non è d’accordo e oggi ha continuato a spiegarlo: “Quello che potrebbe succedere è che io passi dai domiciliari al carcere perchè è evidente che la motivazione con cui mi hanno dato i domiciliari non regge, dal punto di vista giuridico. E’ un tentativo della magistratura non di salvare me, ma se stessa da una figura veramente meschina che farebbe ridere tutto il mondo. Dal punto di vista della legge io credo che potrebbe succedere solo una cosa: che Monti e Severino trovino il coraggio di un decreto legge che sani e risolva questa situazione. Altre strade onestamente non ne vedo”.
Severino: “Non solo caso Sallusti”.
Il ministro della Giustizia si auspica, ha dichiarato oggi, che sulla diffamazione a mezzo stampa e sulla vicenda Sallusti non ci si fermi “all’emergenza legata al singolo caso” ma si raggiunga “una normativa più moderna e più adeguata ai tempi” che “tuteli il dovere del giornalista di informare e quello della vittima di essere risarcito” con “un ruolo centrale della rettifica”, ha spiegato Paola Severino.
Sallusti: Colleghi infami”.
Ma l’amarezza di Sallusti raggiunto al telefono ha toccato tutti, dopo il Tweet contro Alfano, oggi si è sfogato contro i giornalisti: “I colleghi sono degli infami, dovrebbero vergognarsi di quello che stanno scrivendo. Dovrebbero giocare con le loro vite invece che con la mia”, si è sfogato il direttore del Giornale.
“Dopo lo scempio fatto dalla casta dei magistrati, e lo scempio fatto dalla casta dei politici, da questa mattina un’altra casta si arruola tra le più vigliacche e modeste: quella dei giornalisti. Salvata la pelle, perchè giustamente è stato bocciato quel disegno di legge infame, adesso escono allo scoperto. I giornali questa mattina trasudano odio nei miei confronti, compiacimento per quello che mi è successo e ironia sul fatto che invece di andare a San Vittore probabilmente starò a casa”, ha continuato il giornalista.
Sallusti ha citato “Il Corriere della Sera, il Fatto Quotidiano, la Repubblica.
La Stampa ha fatto una cosa vergognosa: ha pubblicato una mezza pagina raccontando il lusso della presunta casa in cui dovrei andare a trascorrere i 14 mesi di domiciliari. Hanno salvato la pelle grazie al mio appello al Pdl di far cadere quella legge che avrebbe punito probabilmente anche loro e ora si scagliano con una violenza e una cretineria che non ha pari in nessun giornalismo del mondo”.
Commissione Ue.
Dalla Commissione europea arriva soddisfazione per “la decisione del parlamento italiano di respingere l’emendamento” del ddl diffamazione.
“Adesso non ci sarà più il carcere per i giornalisti, e ciò lo accogliamo positivamente”, ha affermato il commissario europeo per la Giustizia, Viviane Reding, in conferenza stampa a Bruxelles.
“Si tratta di una questione di competenza degli stati membri, ma la posizione della Commissione europea sulla libertà di stampa è chiara: siamo sempre a favore” di questo diritto, ha aggiunto e l’attenzione ai casi di violazione “è sempre alta nell’agenda” Ue. Sulla vicenda il vicepresidente Antonio Tajani aveva inviato una lettera alla stessa Reding.
Santanchè querela la Stampa. “L’ingiustificabile divulgazione di numerosi dati, di nessuna rilevanza pubblica, e potenziale rischio per l’incentivazione alla commissione di ulteriori gravi reati: furto, rapina, stalking, violenza privata ed altro”.
E’ quanto si legge nella denuncia-querela depositata alla Procura della Repubblica dall’avvocato Annamaria Bernardini de Pace su mandato di Daniela Santanchè nei confronti del direttore della Stampa Mario Calabresi e del giornalista che ha firmato l’articolo, con fotografia, pubblicato a pagina 17 del quotidiano dal titolo “Un ‘domicilio’ da 920 metri quadri con piscina coperta e letto king size”.
“L’articolo – si legge nella querela – si pone in gravissima violazione del decreto 196/03 che tutela la privacy, descrivendo ubicazione e caratteristiche interne ed esterne dell’abitazione della signora Santanchè, nella quale vive pure il figlio minorenne”.
Nel pezzo pubblicato dal quotidiano di Torino si descrive l’abitazione dell’esponente del Pdl dove Sallusti sconterà gli arresti domiciliari: ‘920 metri quadri di casa – si legge – su quattro piani e annessa piscina coperta e pure rivestita in madreperla. Il testo prosegue facendo riferimento poi alle “pareti interne istoriate da una poesia di Verlaine che gira di locale in locale”.
La decisione del giudice. Il magistrato della Sorveglianza di Milano Guido Brambilla dovrebbe decidere attorno alla metà della prossima settimana se accogliere o meno la richiesta della Procura di Milano di concedere la detenzione domiciliare ad Alessandro Sallusti.
Il giudice provvederà se non entro lunedì – giorno della scadenza del termine di 5 giorni (non è perentorio) -, nei giorni successivi, dopo aver effettuato l’istruttoria.
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Novembre 28th, 2012 Riccardo Fucile
I PM IN DISACCORDO CON IL LORO CAPO BRUTTI LIBERATI PER LA CONCESSIONE DEGLI ARRESTI DOMICILIARI AL GIORNALISTA: “ALLORA IL BENEFICIO VALGA PER TUTTI”
Il ddl diffamazione per evitare il carcere al direttore de “Il Giornale” Alessandro Sallusti ha rischiato per settimane di diventare l’ennesimo bavaglio, con annesse manette, per i giornalisti.
Ora il caso del direttore, condannato a 14 mesi per diffamazione, sta provocando due inaspettati effetti: una rivolta in Procura a Milano che potrebbe comportare che lo stesso trattamento, adottato in prima persona dal procuratore capo di Milano Edmondo Bruti Liberati ovvero la detenzione domiciliare applicando il decreto svuota carceri, per tutti gli altri detenuti
L’avocazione del fascicolo da parte del primo pubblico ministero di Milano ai magistrati dell’esecuzione (in disaccordo con l’applicazione del decreto, ndr), tra cui l’ex aggiunto Dda e Anti terrorismo Ferdinando Pomarici, non è andata giù a nessuna delle toghe che oggi giorno di occupano di centinaia di casi di imputati per cui la sentenza è diventata esecutiva e per cui deve stilato l’ordine di carcerazione.
E così qualora il giudice di sorveglianza di Milano Guido Brambilla, noto per essere stato uno dei giudici a latere del processo Sme, dovesse dichiarare ammissibile l’istanza presentata da Bruti Liberati i pm dell’ufficio esecuzione sono pronti ad inviare sempre alla sorveglianza i fascicoli, e sono parecchi, di tutti i casi uguali a quelli del giornalista.
L’iniziativa si fonda sul fatto che al giornalista è stato riservato un trattamento diverso rispetto alle altre persone che devono scontare una condanna definitiva.
Trattamento che non rispecchia il principio sancito dalla Costituzione secondo il quale “la legge è uguale per tutti”.
Ecco allora che dal quarto piano del palazzo di Giustizia i pm del pool guidato dall’aggiunto Nunzia Gatto hanno intenzione di replicare: inoltrare ai vari magistrati di sorveglianza la richiesta-fotocopia a quella firmata dal Procuratore Bruti affinchè venga concessa la detenzione domiciliare a tutti i condannati a una pena inferiore a 18 mesi e che, dopo la sospensione dell’ordine di esecuzione, nei 30 giorni previsti dalla legge non hanno presentato domanda di misura alternativa alle sbarre.
Il caso era già scoppiato nei giorni scorsi quando Bruti Liberati aveva avocato il fascicolo.
Per una volta accanto ai pm si schierano anche i penalisti.
La scelta di chiedere gli arresti domiciliari per Alessandro Sallusti costituisce “la dimostrazione di quale binario differenziato venga adottato talvolta, e sempre in favore di chi ha una posizione privilegiata, in evidente contrasto con la scritta ‘la legge è uguale per tutti’ che dovrebbe essere lo scopo cui il governo della Giustizia deve tendere” si legge nella nota della Camera Penale di Milano.
I penalisti milanesi chiedono alla Procura della Repubblica di riservare a tutti coloro che devono scontare una pena inferiore ai 18 mesi la stessa attenzione e sollecitudine usata nei confronti del direttore.
Nel comunicato gli avvocati, ricordando l’“articolato e raffinato ragionamento” adottato dal procuratore
E nei confronti del giornalista (doppia sospensione dell’ordine di carcerazione e richiesta di detenzione domiciliare in base alla legge svuota carceri), hanno sollevato qualche critica e soprattutto hanno osservato: “L’ unico modo per togliere dal vestito utilizzato (…) la polvere del sospetto di una decisione presa solo in considerazione del clamore della vicenda processuale” non può che essere la “generalizzata applicazione di questa linea interpretativa nei confronti di chi — portano ad esempio i penalisti — per mero errore lascia decorrere il termine” o “di chi non può permettersi un avvocato che proponga una istanza per avere i benefici penitenziari dei molti che, purtroppo, contribuiscono ad incrementare quel sovraffollamento delle carceri che lede quotidianamente le dignità della persona. Sarà questa l’unica strada percorribile se si vorrà dare ancora un senso a quella frase che campeggia sulle nostre aule, a volte mostrando chiari sintomi di smarrimento”.
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Novembre 28th, 2012 Riccardo Fucile
VILLA SANTANCHE’ DIVENTA UNA CELLA PER SALLUSTI: QUATTRO PIANI DI LUSSO, 920 METRI QUADRI CON PISCINA COPERTA E RIVESTITA IN MADREPERLA
Questa casa non è un albergo. Al massimo una galera. 
Assai comoda con i suoi 920 metri quadri su quattro piani e annessa piscina coperta e pure rivestita in madreperla. Ma pur sempre una galera per il direttore de Il Giornale Alessandro Sallusti che se tutto va male – o bene, dipende dai punti di vista – ci passerà i prossimi 14 mesi, chez Daniela Garnero ex Santanchè, la sua ospitale compagna nonchè deputata del Pdl e candidata alle primarie.
«Stiamo aspettando la decisione del giudice di sorveglianza e l’ispezione delle autorità . Ma della sua vita qui non voglio parlare, non voglio che diventi pubblico, un dolore così privato», si accalora lei con il suo bell’accento cuneese che le è rimasto appiccicato.
Poi tuona: «Tutto questo comunque è una barbarie…». E non è la sola perchè mica è bello che il direttore di un giornale finisca in carcere per un articolo che ha scritto. Ancora più brutto se poi non l’ha nemmeno scritto lui ma Dreyfus, l’ineffabile Renato Farina, alias «agente Betulla» quando si trastullava coi servizi segreti.
Panta rei, verrebbe da incoraggiare il direttore ora che mezzo Parlamento si è incistato per trovare una legge che metta ordine in tema di diffamazione.
Ma alla fine quello che «ha da passà la nuttata» è proprio il direttore de Il Giornale che ancora non si sa se avrà il permesso di andare fino al suo ufficio in via Negri, giusto qualche fermata di tram da questa palazzina dalle parti di corso Vercelli con le pareti interne istoriate da una poesia di Verlaine che gira di locale in locale.
O se debba rimanere rinchiuso qui. Solingo seppur con la Santanchè.
Certo quattordici mesi sono tanti. Così tanti da essere insopportabili anche se a San Vittore – dove il direttore temeva di finirci – sarebbe stato un po’ peggio.
Almeno qui ci sarà tempo per organizzare i lustrini di Natale. Chi li ha visti con tutte quelle luci e gli abeti addobbati ad ogni finestra dice che è uno spettacolo.
Ma è dentro, dentro questa palazzina di quattro piani, che si vede tutto il gusto di Daniela Garnero ex Santanchè nata a Cuneo come Flavio Briatore.
E non a caso in qualche cronaca questo superattico chic è stato definito come una specie di Billionaire sulla terraferma. Senza ballerine, giusto la padrona di casa, suo figlio che qualche malelingua si ostina a chiamare Lorenzino il Magnifichino e adesso pure il direttore.
Chiamato a scontare la sua condanna e a redimersi – come prevede la Costituzione – tra la camera con il letto king size rivestito da coperta di lince, il De Chirico sul caminetto, le poltrone di coccodrillo australiano e il tablet coffe rivestito di pelle di zebra dove fare colazione la mattina insieme alla mazzetta di croccanti quotidiani.
Tra cui Il Giornale che non si sa se glielo lasceranno dirigere davvero in questi 14 mesi costretto ai ceppi, che saranno pure d’oro come le rubinetterie del bagno padronale, ma pur sempre ceppi.
Fabio Poletti
(da “La Stampa“)
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Novembre 28th, 2012 Riccardo Fucile
“CLIMA PRE-ELETTORALE, VOGLIONO MANI LIBERE PER IL VOTO”….RITORNA IN COMMISSIONE LA RIFORMA CHIAVE
Slitta la delega fiscale (che torna in commissione) e avanzano a fatica il decreto sulla crescita, la legge di Stabilità e gli altri cinque decreti ormai in scadenza.
Il rischio ingorgo al Senato paventato giorni fa martedì è diventato sempre più concreto e si muove in simmetria con la fibrillazione politica dentro la maggioranza (guarda le misure a rischio).
Nel centrosinistra per le primarie, nel centrodestra per la crisi da leadership.
Su tutto incombe il movimento trasversale dei sindaci e dei governatori dolorosamente tosati dalla spending review che domani terranno una conferenza straordinaria per valutare le reazioni da mettere in campo dopo gli incontri che in queste ore stanno avendo con i senatori della maggioranza.
Mentre si scopre che il peso della manovra 2013-2015 impostata con la legge di Stabilità , dopo l’esame alla Camera, è salita di 8,9 miliardi di euro passando a 40,2 miliardi, piccole modifiche vedono la luce dentro il provvedimento sulla crescita.
In commissione Industria è stato dato il via libera al «mobile ticketing», cioè la possibilità di acquistare i biglietti dell’autobus dal proprio telefonino.
Sì anche ad un emendamento che prevede l’obbligo dell’uso «esclusivo» di pneumatici da neve in determinate condizioni atmosferiche.
L’agenda relativa all’iter della legge di Stabilità , dopo la fiducia da parte della Camera, verrà decisa domani dal presidente del Senato Renato Schifani.
Sempre domani arriverà all’esame dell’aula il decreto legge sui costi della politica dentro il quale c’è anche un provvedimento che imprime una stretta sui costi delle Regioni e rafforza il controllo della Corte dei Conti sui bilanci.
La zona enti locali resta ad alta turbolenza politica.
Se dovesse saltare la delega fiscale, le misure già previste e che non vedranno mai la luce non sono di poco conto.
Si va dalla riforma del catasto che, pur assicurata l’invarianza di gettito, dovrà aggiornare i valori degli immobili a quelli reali, al contrasto di interessi con la possibilità di detrarre dalla denuncia dei redditi gli scontrini, la revisione delle agevolazioni fiscali, il tutoraggio per le imprese, l’esclusione dalla nuova Iri per i professionisti, nuovo statuto dei contribuenti, le semplificazione per imprese e cittadini.
E anche l’accorpamento delle agenzie fiscali.
E’ prevista pure la revisione delle sanzioni e del contenzioso compresa la disciplina dell’abuso del diritto ed elusione fiscale.
Dentro sono finite anche norme che riguardano i giochi, con sanzioni aggravate per l’online, e nuovi strumenti per rilanciare il settore ippico.
Roberto Bagnoli
(da “il Corriere della Sera“)
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Novembre 28th, 2012 Riccardo Fucile
PER PIEPOLI RISULTATO “ASSEGNATO”… PER L’IPSOS “PARTE DEI VENDOLIANI ORIENTATI AL FATTORE GIOVANI”
Sulle percentuali non si sbilanciano, perchè fare sondaggi è una scienza, serve un lavoro
lungo, complicato e costoso e i pronostici non si improvvisano nè si elaborano senza che ci sia un committente.
Però la valutazione generale (e dichiaratamente generica) dei sondaggisti è che sarà Pier Luigi Bersani domenica prossima a vincere il secondo turno delle primarie del centrosinistra.
«Come diciamo in gergo tecnico – spiega Nicola Piepoli, presidente dell’Istituto Piepoli – il risultato è “assegnato” a Bersani, e ci sarebbe da meravigliarsi se Matteo Renzi lo superasse. Naturalmente, tutto è possibile; ma, visti i grandi numeri di differenza tra i due, non sembra verosimile un esito diverso».
Piepoli poi preferisce lasciarsi andare a racconti storici sui sondaggi, ricordando come sia stato un italiano «il primo al mondo, nel 1953, a mettere a punto una proiezione: era Celso Ghini, del Pci».
Renato Mannheimer, direttore dell’Ispo, condivide la previsione: «Sì, vincerà Bersani, forse 60 a 40, Gli esclusi dal primo turno collaboreranno alla sua vittoria».
Ma poi anche qui c’è un ma: «Il rottamatore (Renzi, ndr) è un gran combattente. Ha perso il primo round con un sorriso e non si è arreso».
Il vantaggio per il segretario del Pd è fatto assodato e solido anche per la Swg.
«Ma c’è anche la possibilità – dice Maurizio Pessato all’agenzia Adnkronos – che cambi la platea dei votanti: se Renzi galvanizzasse i suoi sostenitori e simpatizzanti, la partecipazione ai seggi potrebbe essere più massiccia».
Un’ipotesi che dipenderà totalmente dalle regole del voto, e diventerà dell’irrealtà se avrà diritto alla scheda solo chi è già andato alle urne domenica scorsa
Quel che davvero può far oscillare le percentuali riportate da ciascuno dei contendenti sono i voti dei tre candidati rimasti fuori dal ballottaggio.
Lì le carte più forti le ha Nichi Vendola, e molti dei suoi hanno già fatto dichiarazioni a favore di Bersani. Ma – ancora ma – «una parte dell’elettorato di Vendola potrebbe essere orientato al cambiamento, al fattore giovane», commenta Luca Comodo dell’Ipsos.
Dunque prudenza: i sondaggi sono una cosa seria.
(da “il Corriere della Sera“)
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Novembre 28th, 2012 Riccardo Fucile
“CHI ERA ALTROVE LO DOVRA’ DIMOSTRARE”: STAMPO, RESPONSABILE ORGANIZZATIVO, E’ INFLESSIBILE… “HANNO TUTTI COPIA DEL REGOLAMENTO”
(Comitato primarie del Pd, via Tomacelli, quinto piano, corridoio lungo, luci al neon. Segretaria imbarazzata: «Mhmmm… Stumpo? Lei sta cercando Stumpo? Beh, no, perchè, sa, forse…».
Poi compare Roberto Cuillo, il responsabile della comunicazione.
«Che domande vorresti fargli, eh?». Le domande sembrano ragionevoli.
Mezz’ora dopo, siamo seduti intorno a un enorme tavolo rettangolare.
Stumpo – un quarantenne calabrese cresciuto nei ranghi del partito, coordinatore nazionale di queste primarie e responsabile organizzazione del Pd, tra i colonnelli di Bersani il più intransigente e concreto – ha gli occhi cerchiati e un sorriso ironico ). «C’è qualche problema?».
C’è un po’ di confusione sul meccanismo di voto che domenica prossima…
«No, guardi, non può esserci confusione: e sa perchè? Perchè è tutto già scritto, da tempo, nel regolamento».
I renziani però…
«I renziani hanno copia del regolamento. Basta che lo leggano».
Quindi?
«Quindi saranno ammessi al voto del ballottaggio gli elettori che hanno votato al primo turno e anche tutti coloro che avevano già effettuato la registrazione entro le ore 20 di domenica scorsa e che non hanno però esercitato il diritto di voto…».
Poi c’è la delibera numero 21.
«Giusto. La delibera dice che possono tuttavia partecipare al voto pure coloro che dichiarino di essersi trovati, per cause indipendenti dalla loro volontà , nell’impossibilità di registrarsi entro domenica scorsa».
Spieghi bene questo passaggio.
«In ogni capoluogo di Provincia, nei giorni di giovedì 29 e venerdì 30, sarà aperto un apposito ufficio elettorale dove i ritardatari dovranno spiegare, documentandola, la causa della loro mancata registrazione. Il collegio della commissione elettorale si pronuncerà poi in base all’attendibilità della motivazione».
Faccia un esempio.
«Se arriva uno e sostiene di essere stato a New York, e già gli si potrebbe dire che però a New York i computer ci sono e lui avrebbe potuto registrarsi online… comunque se arriva uno e dice, scusatemi, ma ero a New York, ecco, questo signore deve fornirci almeno i biglietti dell’aereo».
Sarete rigidi.
«Siccome queste primarie sono una cosa seria, saremo seri».
(A questo punto si sente un «bip!» provenire dal cellulare di Stumpo: gli è appena arrivata un’agenzia di stampa in cui Matteo Renzi polemizza con Bersani, sostenendo che, durante lo spoglio dei voti, si sono verificati alcuni problemi. Stumpo diventa paonazzo, sbuffa, deglutisce).
«Ecco qui, legga… Ma cosa vuole Renzi? Vuole cambiare le regole? No, non si possono cambiare le regole a piacimento! Vuole dati ufficiali dopo nemmeno quindici ore? E manco questo si può fare! Perchè stiamo lavorando con centomila meravigliosi volontari, e i dati definitivi li avrà quando sarà umanamente possibile».
Renzi chiede che siano pubblicati online i verbali dei 9 mila seggi
«Ah ah ah!…».
Renzi è un tipo tignoso
«Sì sì… ma dico: sa cosa significa mettere in rete 9 mila verbali? Tecnicamente serviranno giorni e giorni…».
Renzi si è pure lamentato perchè ha impiegato due ore per votare.
«Io, al posto di Renzi, viste le code bellissime che ci sono state ovunque in Italia, code non troppo prevedibili, sarei stato innanzitutto molto soddisfatto. Tutto si è svolto più o meno velocemente, qualcuno ha aspettato mezz’ora in più, e se è vero, come è vero, che proprio dove ha votato Renzi c’è stata poi qualche coda troppo lunga, che posso dire? Mi spiace, posso dire che mi spiace. Ma, nel complesso, sono soddisfatto perchè tutto è filato liscio come l’olio».
Domenica la posta in palio è alta: teme possano esserci brogli? A Napoli, due anni fa, ci furono…
«Dobbiamo abbassare la tensione. Dobbiamo rendere questo ballottaggio una festa della democrazia».
( Cuillo, accigliato, annuiva ).
Fabrizio Roncone
(da “il Corriere della Sera“)
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Novembre 28th, 2012 Riccardo Fucile
MENU’ RAFFINATO E PREZZI STRACCIATI PER I DIPENDENTI DELLA REGIONE…INSALATA A 1 EURO, CAFFE’ A 45 CENTESIMI….OGNI MESE LA REGIONE RIPIANA ALLA SOCIETA’ DI GESTIONE 31.000 EURO
Una frittura mista di triglie o calamari costa 3 euro e 38 centesimi. Lo stesso prezzo
di un vasto assortimento di ottimo pesce locale alla griglia.
Per la mitica pasta al forno bastano invece 2 euro e 25 centesimi, ma in alternativa si può optare per un ottimo piatto di cannelloni.
A prezzi stracciati antipasti e contorni: un’insalata mista costa un euro e tredici centesimi, per un euro e cinquanta si può invece chiedere una caprese o una squisita parmigiana.
Poco più di un euro infine il prezzo delle bibite, dall’acqua al vino bianco.
Costo totale dell’ottimo e abbondante pasto? Undici euro, molto meno di una pizza e una birra in una qualsiasi pizzeria media.
Basta un rapido confronto con i menù degli altri ristoranti per sciogliere ogni dubbio: in Sicilia il posto in cui si mangia meglio in cambio di pochi spiccioli è la mensa dell’Assemblea regionale siciliana.
Dove per consumare simili leccornie si usano piatti di ceramica e posate d’argento. Un ristorante dei sogni in cui perfino il caffè o i pezzi di rosticceria sono sottocosto: per un espresso i deputati del parlamento più antico d’Europa pagano infatti 45 centesimi, 38 per un cornetto, 90 per un’arancina.
Prezzi davvero stracciati, soprattutto se si pensa che a poche centinaia di metri da Palazzo dei Normanni, gli studenti dell’università di Palermo fanno colazione alla mensa universitaria pagando il caffè ben 60 centesimi.
Ma all’Assemblea regionale siciliana non vogliono farsi mancare nulla: almeno una volta al mese è servito un menù tipico siciliano, mentre su richiesta è possibile anche farsi preparare pietanze etniche e aperitivi rinforzati.
Ma come fanno alla mensa dell’Ars a praticare prezzi così irrisori, senza fallire in meno di un mese, avendo anche l’obbligo contrattuale di servire “vini di prima qualità ” e “pesce esclusivamente fresco del Mediterraneo”?
Il pranzo completo, che ai deputati costa appena 11 euro, ha infatti un valore che oscilla dai 35 ai 45 euro.
E infatti per i dipendenti dell’Ars i prezzi sono un po’ superiori rispetto a quelli praticati agli onorevoli.
La differenza però non è così ampia.
Chi paga il resto?
“I prezzi cambiano improvvisamente quando a pagare sono i cittadini” rispondono gli attivisti siciliani del Movimento Cinque Stelle.
I ragazzi di Beppe Grillo, che alle ultime elezioni regionali hanno eletto ben quindici deputati all’Ars, hanno pubblicato sul loro sito il menù della buvette del parlamento più ricco d’Europa.
E spulciando nel capitolato della gara d’appalto bandita dall’Ars per il servizio di bar e ristorante si sono accorti che i prezzi irrisori pagati dagli onorevoli per pranzi luculliani sono stabiliti da contratto.
“La ditta — si legge nel bando — dovrà praticare la percentuale di ribasso del 35% rispetto alla media dei prezzi di listino, consigliati dalle associazioni di categoria più rappresentative operanti nella piazza di Palermo”.
Come fa dunque la ditta che gestisce la buvette dell’Ars a rientrare del maxi sconto praticato agli onorevoli? Semplice, ogni mese l’Ars provvede a integrare il prezzo dei menù degli onorevoli con 31 mila euro ( più Iva) che elargisce direttamente all’azienda.
Ma non è finita.
Perchè un capitolo del bando di gestione del ristorante più conveniente di Sicilia è dedicato anche allo staff che dovrà servire i pasti agli onorevoli.
Uno staff d’eccellenza che dovrà avere “il gradimento dell’Assemblea”.
Un gradimento tutto particolare.
Perchè all’Ars, anche i camerieri e i cuochi possono accedere a privilegi che altrove semplicemente non esistono.
Per esempio ai lavoratori della buvette che hanno raggiunto “una continuità lavorativa di almeno 10 anni, ancorchè con diversi appaltatori” spetta un “premio di gradimento” che equivale praticamente ad un benefit mensile di mille e cento euro in più in busta paga. In pratica un secondo stipendio che viene sommato al primo, ogni mese, per ben 14 mensilità .
Una “mancia” facilmente raggiungibile dato che il contratto che l’Ars stipula per appaltare la gestione del ristorante obbliga la società di catering a riassumere tutto il personale già impiegato precedentemente alla buvette.
Come dire: squadra di camerieri che vince, non si cambia. Anche lì, chi paga questa mancia contrattuale a cuochi e camerieri?
“Ovviamente i cittadini (a loro insaputa)” scrivono sempre gli attivisti del Movimento Cinque Stelle.
Che poi si chiedono: “Un momento in cui la disoccupazione nazionale ha raggiunto livelli record sfiorando l’11% (aumentata del 25% rispetto al 2011), come si può giustificare una svista di tale entità da parte di tutte le forze politiche che hanno permesso un doppio stipendio a delle figure gradite?”.
Giuseppe Pipitone
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Novembre 28th, 2012 Riccardo Fucile
NEL 2008 IL 10% SI ERA ASTENUTO, L’ 8% AVEVA SCELTO LA DESTRA… IL 77% NON E’ ISCRITTO AD ALCUN PARTITO, IL 42% NON AVEVA MAI PARTECIPATO ALLE PRIMARIE… I PRO-MONTI SCELGONO RENZI
Tre milioni e centomila elettori alle primarie del centrosinistra.
Chi sono? Da dove vengono? E soprattutto, con chi vanno?
La Sisp, Società italiana di Scienza Politica, ha istituito un gruppo di ricerca sulle primarie, guidato da i professori Luciano Fasano e Fulvio Venturino, che in collaborazione con «Il Mulino» ha sondato i votanti del centrosinistra.
Scoprendo che non tutti sono dei militanti di sinistra, anzi.
La scelta del candidato premier ha attratto anche chi nel 2008 aveva votato l’Idv (3,5% del totale): otto elettori su cento avevano votato il centrodestra, il 10 per cento non aveva votato.
Come già più volte evidenziato, Matteo Renzi, rispetto agli altri candidati, è stato più in grado di attrarre voti «nuovi».
Il 16% del suo elettorato, quattro volte più di Bersani.
«Questa è una capacità innata di Renzi spiega Fasano -. Anche nelle primarie per il sindaco di Firenze più di un elettore su dieci proveniva da chi in passato aveva votato per il centrodestra». L’esatto opposto di Bersani, che ha un elettorato più militante (l’88% è del Pd contro il 64% del «rottamatore»).
È anche per questo che quasi la metà (il 42%) dei sostenitori di Renzi è «matricola», non aveva cioè mai votato prima alle primarie; mentre Bersani ha fatto il pieno tra i «veterani» (85% come Puppato, tra l’altro), coloro che avevano già votato nel 2005 per la scelta del premier o nel 2007 (o nel 2009) per la scelta del segretario del partito.
Per Fasano, «la distinzione fra veterani e matricole demarca una sorta di confine fra i candidati che raccolgono consensi prevalentemente nel tradizionale recinto dei partiti di una coalizione che ha ormai familiarizzato i propri elettori al rito delle primarie e candidati che, viceversa, sono in grado di mobilitare un elettorato nuovo rispetto a questo tipo di consultazione».
Il 77% dei votanti non è iscritto ad alcun partito.
Secondo Fulvio Venturino, «per costoro, cioè il bersaglio grosso, Renzi è il candidato preferito, mentre Bersani risulta essere sottorappresentato. Il segretario del partito è invece molto popolare fra gli iscritti al Pd, che sono un quinto del totale, ma ben un terzo dei suoi votanti». Gli iscritti al Pd, però, «sono abbastanza ecumenici, visto che si distribuiscono in una certa misura anche fra gli altri due candidati del partito, Renzi e Puppato».
All’opposto, tutti gli iscritti a Sel hanno votato compatti per Vendola.
Gli elettori di Bersani sono più «anziani» rispetto a quelli degli altri candidati.
Ha più di 55 anni il 56% dei suoi votanti (il 28% tra 55 e 64 anni, il 28% oltre i 65 anni), Renzi e Vendola, invece, hanno un’equa distribuzione del proprio elettorato.
Infine il giudizio su Monti: spiega Venturino che, nel complesso, «l’operato di Monti riceve un giudizio positivo dal 69% dei votanti.
Questa ampia maggioranza di cittadini vota in modo pressochè indifferenziato per i due candidati del Pd.
In questo segmento si riscontra in realtà una lieve prevalenza di Renzi su Bersani, troppo lieve però perchè qualcuno possa ergersi a unico erede dell’agenda del Professore.
Come da aspettative, coloro che riservano un giudizio negativo all’operato di Monti sono maggiormente propensi a votare per Nichi Vendola».
Sei su dieci bocciano il professore.
Marco Castelnuovo
(da “La Stampa“)
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Novembre 28th, 2012 Riccardo Fucile
SECONDO IL GIP AL GOVERNATORE LA REGIA DELLE PRESSIONI… LA LETTERA A BERSANI
Nell’estate 2010 il gruppo Riva si giocava tutto. E giocava su tutti i tavoli:
minacciava di far saltare il ministro Stefania Prestigiacomo, gongolava per il “regalo” ricevuto da Silvio Berlusconi, scriveva a Pier Luigi Bersani per bloccare il senatore del Pd Roberto della Seta, spingeva sul governatore pugliese Nichi Vendola per “frantumare” il presidente dell’Arpa Puglia Giorgio Assennato, incassando – su quest’ultimo progetto – la complicità della Cisl.
E nessuno — a giudicare dagli atti — che osasse contraddirli. Il tutto sotto la regia di Girolamo Archinà , dirigente Ilva per le relazioni istituzionali.
Il regalo di Berlusconi
Il senatore del Pd della Seta si oppone al disegno di legge che agevola l’Ilva sulle emissioni di benzo(a) pirene.
Fabio Riva parla con suo padre Emilio e gli dice “Archinà vuole che lui (Emilio) faccia una lettera a Bersani, in merito alla polemica sul benzoapirene (…). Fabio dice che il senatore Della Seta ha detto delle falsità assolute (…) che Berlusconi ha fatto un regalo all’Ilva e aggiunge che la lettera serve per dire a Bersani di non fare il ‘coglione’”.
Caro Pierluigi
L’email viene spedita: “Mi rivolgo a lei per un episodio di cui è stato protagonista il senatore Della Seta che mi ha molto sconcertato (…) Scusi lo sfogo ma, proprio per quello che negli anni di reciproca conoscenza, ha potuto constatare in merito a come la mia azienda opera, confido che saprà comprenderlo…”. Tra gli anni di reciproca conoscenza, spicca il 2006, quando il gruppo Riva finanziò la campagna elettorale di Bersani con 98mila euro
Far uscire il sangue a Della Seta
E mentre i Riva pensavano di scrivere a Bersani, il deputato del Pd Ludovico Vico veniva intercettato.
E, parlando con un dirigente Ilva, commentava: “Ora, a questo punto… lì alla Camera dobbiamo farli uscire il sangue a Della Seta…”.
Salta la Prestigiacom
Tra gli obiettivi dell’Ilva, nel 2010, c’è l’acquisizione di un’Aia (Autorizzazione integrata ambientale) favorevole al gruppo. L’avvocato Franco Perli riferisce a Fabio Riva di essersi mosso con Luigi Pelaggi, capo dipartimento del ministero dell’Ambiente, retto all’epoca dalla Prestigiacomo e in cui lavorava con la qualifica di direttore generale, l’attuale ministro Corrado Clini (che ha sempre declinato qualsiasi responsabilità nelle procedure sull’Ilva).
L’Aia fu firmata nel 2011 e, secondo l’accusa, fu “rilasciata aderendo il più possibile alle richieste dell’Ilva”.
Un anno prima l’avvocato Perli diceva a Fabio Riva: “Gli ho detto (a Pelaggi, ndr) che i Riva sono incazzati come delle bisce (…) hanno già scritto a Letta… gli ho detto che se le cose stanno così (…) noi mettiamo in mobilità 5 o 6mila persone… gli ho detto guarda che su sta roba qui salta la Prestigiacomo… cazzo gli ho detto, scusa è da novembre che io vengo qui in pellegrinaggio da te….. è una roba allucinante! Cioè cosa dobbiamo fare di più, ve l’abbiamo scritta noi! ”
Le pressioni su Pecorella
Archinà al telefono è irrefrenabile.
Contatta il senatore Pdl Pietro Franzoso (scomparso a novembre 2011): è il segretario della commissione parlamentare d’inchiesta sui rifiuti.
È a lui che affida il compito di fare pressioni sul presidente della Commissione, Gaetano Pecorella, che intende accollare ai Riva i costi delle bonifiche. Archinà dice della visita della Commissione parlamentare all’Ilva: “à‰ tutto pilotato”.
È sempre l’Aia il pallino dei Riva. E gli inquirenti — spiegando le pressioni su Giorgio Assennato, presidente dell’Arpa Puglia — scrivono che le sollecitazioni, su iniziativa dell’Ilva, non giungevano solo dai palazzi pugliesi, ma anche direttamente dal ministero dell’Ambiente.
“Non mi sono defilato”
“Archinà ”, dice al telefono Nichi Vendola col manager Ilva, “State tranquilli, non è che mi sono scordato”.
Archinà l’ha incontrato pochi giorni prima, per segnalargli che Assennato gli sta creando problemi. Invece che difendere il lavoro di Assennato, Vendola elogia i Riva: “L’Ilva è una realtà produttiva cui non possiamo rinunciare — dice il governatore — e quindi, fermo restando tutto, dobbiamo vederci … dobbiamo ridare garanzie, volevo dirglielo perchè poteva chiamare Riva, e dirgli che il presidente non si è defilato”.
Non si defila, Vendola, ma non si espone: “Ho paura che metto la faccia mia e si possono accendere ancora più fuochi”.
Vendola ieri ha assicurato di non aver mai fatto pressioni su Assennato. Eppure, nella ricostruzione offerta dagli atti, dopo queste conversazioni,
Assennato viene effettivamente redarguito da Vendola e dal suo staff. Ed è lo stesso Assennato a confermarlo in un’intercettazione con Archinà . Per l’accusa è “la prova dell’avvenuto intervento di Vendola”.
“Sono senza palle”
il 23 giugno 2010 Assennato chiama Archinà : “Girolamo sono molto incazzato! La dovete smettere di fare così (…) andare dal presidente e dire che siete vittima di una persecuzione dell’Arpa (…). Vendola questa mattina ha convocato Massimo Blonda (direttore scientifico dell’Arpa, ndr) … vi siete trovati di fronte a persone senza palle! ”.
“La Fiom è vostra alleata”
Nel frattempo Vendola trova il modo di dire ad Archinà : “I vostri alleati principali, in questo momento, lo voglio dire, sono quelli della Fiom”.
E di aggiungere: “Le ho fatte veramente le battaglie… le difese sulla vita e sulla salute”. Archinà , in Vendola, però intravede un altro aspetto: “Lui ormai aspira e penso che è di levatura nazionale… secondo me lui ci riesce … ad avere dei successi … per cui a noi della Puglia va bene un discorso del genere”.
Antonio Massari
(da “il Fatto Quotidiano“)
argomento: Giustizia | Commenta »