Giugno 11th, 2013 Riccardo Fucile
POI SCATENA LA CORTE DEI SERVI: “I NEMICI INTERNI SONO IL VERO PERICOLO”… IL DITTATORELLO DELLA REPUBBLICA DI SANT’ILARIO NON AMMETTE CRITICHE
Un invito ad andarsene.
Beppe Grillo non accetta le critiche della senatrice Adele Gambaro intervistata da SkyTg24 e chiede la sua espulsione.
“Ha rilasciato”, scrive il leader sul blog, “dichiarazioni false e lesive nei miei confronti, in particolare sulla mia valutazione del Parlamento, danneggiando oltre alla mia immagine, lo stesso Movimento 5 Stelle. Per questo motivo la invito per coerenza a uscire al più presto dal Movimento”.
L’articolo dal titolo “Quando uno non vale niente“, attacca la parlamentare, definendola “una che usa il progetto di milioni di italiani per promuovere se stesso e assicurarsi un posto al sole. Per questo è una che non vale proprio niente”.
All’origine della discussione, le dichiarazioni di Gambaro in televisione di poche ore prima, quando aveva manifestato un disagio nei confronti dei metodi comunicativi dell’ex comico.
“Stiamo pagando i toni e la comunicazione di Beppe Grillo, i suoi post minacciosi, soprattutto quelli contro il Parlamento”, ha detto la senatrice dell’Emilia Romagna. Subito dopo il tonfo elettorale in Sicilia, senatori e deputati hanno cercato di individuare le cause della perdita di voti.
“Mi chiedo”, ha continuato Gambaro, “come possa parlare male del Parlamento se qui non lo abbiamo mai visto. Lo invito a scrivere meno e osservare di più. Il problema del Movimento è Beppe Grillo”.
Avanti i lecchini.
Duri i commenti dei colleghi della Gambaro, anche c’è chi assicura che i suoi disagi non siano isolati ma riguardino una nutrita parte del gruppo.
“Ricordo alla senatrice”, ha scritto Manlio Di Stefano, deputato della Lombardia sulla sua pagina pubblica: “che se si trova oggi in Parlamento a esprimere le sue riflessioni da politico navigato lo deve al Signor Beppe Grillo e a tutti gli attivisti che partendo dalle sue parole hanno costruito tutto questo. La invito a una doccia di umiltà ”.
Così il deputato Giorgis Sorial che si augura ci possa essere una discussione in assemblea: “Espulsione? Insieme va discusso il comportamento di alcuni, in realtà pochi, parlamentari che mettono in difficoltà il gruppo ed oscurano il nostro lavoro. Beppe ha la nostra solidarietà e a breve faremo un comunicato congiunto”.
Contrario alla cacciata a priori anche Ivan Della Valle che dice: “La senatrice faccia una seria riflessione. Se pensa che il problema è Grillo, deve capire se vuole ancora far parte di un Movimento dove il 99% dei componenti non la pensa come lei. E’ una riflessione che spetta a lei”.
Si unisce al coro Luigi Di Maio, vicepresidente della Camera: “O è in cattiva fede o ha sbagliato gruppo”.
Infuriato è invece Alessandro Di Battista, deputato e tra i fedelissimi di Grillo: “Abbiamo tanti nemici all’esterno, ma da sempre il vero pericolo è all’interno, abbiamo la possibilità combattendo di cambiare la storia di questo paese in macerie e tu accusi Beppe, un esempio di attivismo, un italiano che rischia la vita per far diventare questo paese normale? Non ho parole senatrice”.
Ma la posizione di Adele Gambaro non è isolata.
In molti negli ultimi mesi hanno espresso disagi per i toni forti dell’ex comico genovese.
“A volte”, dice Aris Prodani, “le sue dichiarazioni ci mettono in difficoltà ”.
(da “il Fatto Quotidiano”)
argomento: Grillo | Commenta »
Giugno 11th, 2013 Riccardo Fucile
ADELE GAMBARO: “COME PUO’ PARLARE MALE DEL PARLAMENTO SE QUI NON L’ABBIAMO MAI VISTO. SCRIVA DI MENO E OSSERVI DI PIU'”… GRILLO ALLE CORDE: “DITEMI SE IL PROBLEMA SONO IO”
“Stiamo pagando i toni e la comunicazione di Beppe Grillo, i suoi post minacciosi, soprattutto
quelli contro il Parlamento”. Adele Gambaro, senatrice dell’Emilia Romagna, in diretta su SkyTg24 attacca duramente il leader del Movimento 5 Stelle. A poche ore dal tonfo elettorale in Sicilia, senatori e deputati cercano di individuare le cause della perdita di voti.
“Mi chiedo”, ha continuato Gambaro, “come possa parlare male del Parlamento se qui non lo abbiamo mai visto. Lo invito a scrivere meno e osservare di più. Il problema del Movimento è Beppe Grillo”.
Una dichiarazione che non ha lasciato indifferente l’ex comico genovese.
E nel giro di qualche minuto scrive sul sito: “Vorrei sapere cosa pensa il Movimento 5 Stelle di queste affermazioni, se sono io il problema”.
Una colonna di lato che chiede i commenti degli attivisti.
Poco prima sul suo blog il leader a 5 Stelle commentava con toni amareggiati il risultato elettorale: “Lo spettacolo è osceno e inquietante, e attrae sempre meno spettatori, la gente non ha più voglia di pagare il biglietto, di votare. Questo o quello pari sono. Elezione dopo elezione il disgusto sale”.
Parole che rievocano l’articolo di fine maggio. Parlava del flop alle amministrative e individuava due “Italie”, una che vive di politica e una dimenticata di lavoratori autonomi, studenti e precari: “Si sta condannando il paese a una via senza ritorno. Vi capisco avete fatto bene”, diceva in modo ironico.
Un tipo di analisi che ha lasciato perplessa la senatrice Adele Gambaro, che ora sottolinea: “Noi il lavoro lo stiamo facendo e questo non viene percepito. Invece di incoraggiarci, scrivendo questi post ci mette in cattiva luce. Credo che altri all’interno del Parlamento abbiano le mie stesse idee. Il disagio c’è ed è evidente, ma non arriva a un dissenso vero e proprio”.
“Il Movimento è Grillo“, ha spiegato ancora Gambaro, “e forse è lui che dovrebbe ragionare su quanto fatto in questi tre mesi. Non metto in discussione la sua leadership, ma se fossi in Grillo rifletterei molto attentamente. Perchè sono stati commessi errori molto gravi”.
Quindi, sull’esito elettorale alle amministrative, ha aggiunto: “Due comuni al M5s non sono un successo, ma una debacle elettorale. Inoltre ci sono percentuali molto basse”.
Secondo la senatrice 5 stelle, “bisogna cambiare radicalmente il modo di porsi. Le idee sono buone e forse siamo ancora in tempo per recuperare. Certo i risultati delle amministrative non sono incoraggianti”.
E’ la più anziana delle senatrici emiliane, 48 anni e consulente, è nata a Genova, ma vive a Bologna con marito e due figli.
Stimata dal gruppo, nei giorni scorsi aveva già fatto discutere per alcune considerazioni moderate sulle voci critiche di una parte dei parlamentari : “Il dissenso va ascoltato e non represso“.
(da “il Fatto Quotidiano”)
argomento: Grillo | Commenta »
Giugno 11th, 2013 Riccardo Fucile
TIZIANA PITTAU PER DUE MESI HA SOSTITUITO LA COLLEGA MANGILI, MA LE DIMISSIONI DI QUEST’ULTIMA SONO STATE RESPINTE E COSI’ LEI E’ RIMASTA FUORI DAL PARLAMENTO: “IL GRUPPO MI HA ABBANDONATA”
Passi il non-partito, passino pure il non-leader e il non-statuto.
Ma la non-senatrice, forse, è ai limiti della realtà .
Eppure è così che si definisce Tiziana Pittau, attivista del Movimento Cinque Stelle e per due mesi «parlamentare fantasma».
Sedotta con l’illusione di essere una di loro e poi abbandonata a se stessa dal gruppo dei senatori grillini.
Sospesa in un limbo tra Palazzo Madama e Castellanza, il paese del Varesotto in cui vive e dove per tutti ormai è «la senatrice».
Ora però Tiziana, madre di due figlie, chiede due cose: prima di tutto «che mi venga restituita la dignità di normale cittadina».
E poi, magari, anche «l’indennità da parlamentare e il rimborso delle spese sostenute». Gli scontrini sono pronti, ma da Vito Crimi in giù i suoi non-colleghi del Movimento fanno orecchie da mercanti.
Ah, cara diaria.
Tutto inizia i primi giorni di marzo, quando la senatrice del M5S Giovanna Mangili annuncia di voler rinunciare al seggio.
«Motivi personali» spiega lei. «Dissidi interni tra correnti» svelano i rumors.
Poco conta: fuori la Mangili il suo posto spetta al primo dei non eletti in Lombardia. Tiziana Pittau, 45enne sarda trapiantata a Varese, viene arruolata tra le truppe grilline a Roma.
«Ho lasciato la mia attività , un’agenzia turistica online, affidandola a un’altra persona — racconta la non-senatrice — perchè la nostra filosofia è chiara: impegno politico a tempo pieno».
E infatti Tiziana dedica anima e corpo all’attività parlamentare: le riunioni del gruppo a Roma, le votazioni, la mailing list.
«Ero inglobata in tutto e per tutto nel gruppo e nelle decisioni».
Manca solo una cosa: sedersi in quell’aula dai velluti rossi.
Questione di giorni, sembra: prima il Senato deve votare le dimissioni della senatrice Magili.
Che però vengono bocciate, due volte. E la Mangili decide così di cambiare idea e torna a fare la senatrice. Anzi, inizia a fare la senatrice.
A quel punto — siamo all’inizio di maggio — nel gruppo dei senatori Cinque Stelle non c’è più posto per Tiziana Pittau.
«Sono stata estromessa dai processi decisionali, ma nessuno si è preso la briga di definire la mia situazione».
Dall’uno vale uno, all’uno vale l’altro.
«Tornata alla vita di tutti i giorni – racconta delusa – ho parlato direttamente con Giovanna, per risolvere la questione dello stipendio tra di noi, relativamente al periodo in cui l’ho sostituita».
Ma lo scambio di «indennità » non va in porto.
«Purtroppo — spiega la non-senatrice — aveva già versato al nostro fondo tutta l’indennità dei due mesi di assenza».
La palla passa quindi al gruppo dei senatori. Che si rivela un muro di gomma.
«Ho scritto alla segreteria, al gruppo comunicazione e a tutti i singoli senatori per chiedere di mettere all’ordine del giorno delle riunioni il mio caso. Un buco nell’acqua». Nessuna risposta ufficiale: «C’è troppa superficialità nella gestione del gruppo, tanta improvvisazione. Avevamo uno slogan: nessuno deve rimanere indietro. Ecco, io posso dirlo: mi hanno lasciata indietro».
Marco Bresolin
(da “La Stampa“)
argomento: Grillo | Commenta »
Giugno 11th, 2013 Riccardo Fucile
DIVISI ANCHE SULLA PARTECIPAZIONE AI FUNERALI DEL MILITARE ITALIANO
Poco prima dell’ennesima assemblea congiunta, Massimo Artini incontra Massimo Baroni e i due
si abbracciano a lungo: «Ne avevamo bisogno, c’è stato troppo nervosismo».
Gesto che la dice lunga sullo stato d’animo dei parlamentari a 5 Stelle, scossi dall’addio di Alessandro Furnari e Vincenza Labriola, ma anche dal velenoso seguito a base di insulti e persino minacce (online).
Ma questo non pare che l’inizio, visto che si vocifera di altri addii imminenti.
La strategia del Movimento, a questo punto, è di incoraggiare chi non condivide più la linea perchè, come spiega Carla Ruocco, chi è irrequieto rischia di «inquinare».
E la stampa non aiuta: tanto che Riccardo Nuti ha fatto una dura requisitoria contro chi rilascia interviste «sgradite».
E Alessio Villarosa, nel frattempo, sta ultimando un dossier contro «gli errori» dei giornalisti.
L’assemblea, presenti 80 su 160, era stata indetta con un ordine del giorno sibillino: «Chiarimenti sul comportamento fuori e dentro il gruppo rispetto alle decisioni assembleari».
Frase accolta da molti come l’ennesimo tentativo di bloccare qualunque forma di pensiero non in linea con i vertici.
Si è cominciato con cautela, parlando innanzitutto dell’annosa questione: a quale fondo destinare il surplus della diaria?
Si è deciso per la Tesoreria dello Stato, in un fondo che dovrebbe essere riservato all’abbassamento delle tasse.
Ma la questione ne lascia in sospeso un’altra, più rilevante: restituiranno tutti la parte di diaria non rendicontata?
Nessuno vuole mostrarsi in polemica sui soldi.
Ma questo non significa che tutti siano pronti a restituire il denaro. Anzi.
Le prossime fuoriuscite, se ci saranno, saranno ammantate da ragioni di dissenso politico
Quello che sembra certo è che se emorragia dev’essere, la linea è provare ad accelerarla.
Lo ripete da tempo il capogruppo Riccardo Nuti e lo ha ripetuto ieri Alessandro Di Battista: «Noi non cacciamo nessuno, ma se qualcuno vuole uscire, si accomodi».
Le motivazioni di dissenso non mancano.
Ieri, per esempio, c’era da commemorare il militare italiano ucciso in Afghanistan. Diversi esponenti hanno presenziato ai funerali, a cominciare dal vicecapogruppo Alessio Villarosa.
Eppure anche su questo si sono registrati mugugni. Qualcuno avrebbe volentieri evitato di presenziare a un evento che si ricollega a una missione considerata di guerra.
Tra questi il senatore Marco Scibona, che raccontano infuriato.
Ma il vero problema è la linea politica.
L’interventismo verbale di Beppe Grillo non piace a tutti. E alcuni vorrebbero una presa di posizione del gruppo, per prendere ufficialmente le distanze dal «megafono», ormai troppo ingombrante.
Superate le amministrative, non è escluso che si arrivi a un voto in assemblea.
Così come non è affatto chiusa la questione Stefano Rodotà , ricusato da Grillo a causa di qualche garbata critica al Movimento.
Ieri il professore ha partecipato a un’assemblea con Laura Boldrini sul tema del web, intitolato «Parole libere o parole d’odio».
Difficile non vedere riferimenti ai 5 Stelle.
Eppure erano ben sei i parlamentari presenti.
Alessandro Trocino
(da “il Corriere della Sera“)
argomento: Grillo | Commenta »
Giugno 11th, 2013 Riccardo Fucile
24 VOTI A FAVORE, 22 CONTRARI, 2 ASTENUTI: IL CANDIDATO VOLUTO DA GRILLO E CASALEGGIO VINCE SOLO PER SOFFIO SUL “DIALOGANTE” ORELLARA
Nicola Morra è il nuovo capogruppo 5 stelle al Senato.
Nel ballottaggio ha ottenuto 24 voti.
Mentre lo ‘sfidante’, Luis Orellana ne ha conquistati 22. Due le schede bianche.
E il moVimento si è spaccato.
A Palazzo Madama, rigorosamente in streaming, è stata giocata la partita tra il dialogante Luis Orellana e il più vicino alla linea del quartier generale di Grillo, Nicola Morra.
In palio c’era il ruolo ma anche un deciso cambio di rotta della linea politica finora tracciata da Vito Crimi.
“Come da impegni sottoscritti con gli elettori – si legge nella nota diffusa ieri dai grillini – volge infatti al termine il mandato di Vito Crimi, che domani relazionerà sui primi tre mesi di attività del gruppo parlamentare al senato del movimento 5 stelle”.
Alla fine degli interventi dei due candidati in ballottaggio è stato trasmesso un video di commiato del capogruppo uscente Crimi, poi è iniziata la votazione a scrutinio segreto.
Ma il risultato inatteso ha finito per gelare i vertici Cinquestelle. segnale evidente che “nulla sarà più come prima”.
argomento: Grillo | Commenta »
Giugno 11th, 2013 Riccardo Fucile
IL CO-FONDATORE VOLPE PASINI CHIEDE LE DIMISSIONI DI ALFANO
Il promotore della nuova Forza Italia e co-fondatore dell’esercito di Silvio – la formazione nata
“per difendere Berlusconi dall’attacco giudiziario” – torna alla carica contro la classe dirigente del partito dopo il deludente esito delle Comunali.
“Ho sbagliato quando ho detto che bisognava tirare quattro calci nel sedere a quelli di sinistra che vengono a disturbare i comizi di Berlusconi – dice Volpe Pasini -, i calci vanno tirati ai nostri dirigenti”.
A cominciare da Alfano, di cui l’imprenditore friulano dice: “Se è un uomo, deve subito dimettersi da segretario”.
Dopo la pesante sconfitta alle amministrative, all’interno del Pdl tornano ad affrontarsi i falchi e le colombe.
Ma se molti si limitano a chiedere che Alfano venga affiancato da un altro co-segretario, l’Esercito di Silvio assume una posizione più radicale: via Alfano e rinnovamento radicale.
argomento: PdL | Commenta »
Giugno 11th, 2013 Riccardo Fucile
“IL TRAM 8? IO NON L’AVREI INAUGURATO”…”IL PDL ROMANO RIFLETTA, LA CRISI PARTE DAL 2010”
Renata Polverini, almeno lei, nelle file del centrodestra, ha votato?
«Certo che ho votato, sia 15 giorni fa sia ieri. Lo considero un dovere inderogabile. E aggiungo: come è bello stare insieme quando si vince, così si dovrebbe fare se si perde. Cosa che non sempre, dalle nostre parti, accade…».
L’ex governatrice del Lazio, dimissionaria 9 mesi fa per lo scandalo delle «spese pazze» in Regione, oggi deputata, parla schietto.
Invoca una «grande riflessione» nel Pdl romano e laziale.
Picchia duro contro la «smania correntizia». Non lesina critiche a Gianni Alemanno.
E se avessimo scelto la Meloni, vagheggia…
Partiamo dal «cappotto» che vi ha rifilato il centrosinistra o dal 55% di romani rimasti a casa?
«Ma no, la sconfitta è talmente pesante che è inutile che ci nascondiamo dietro l’astensionismo. In maggioranza sono stati i nostri elettori a non votare. E così il centrodestra ha sprecato una grande occasione, mi auguro non irripetibile».
Lo smottamento è partito dal caso di «Batman» Fiorito?
«Sicuramente quello per noi è stato un problema, in tutto il Paese: il messaggio, devastante, è arrivato ovunque. Ma quando i sindaci uscenti vengono tanto penalizzati è segno che c’è dell’altro».
Intanto non sarà che è mancato Silvio Berlusconi? L’ex premier si è speso poco, giusto qualche intervista sulle tv locali.
«Ah, certo… La premessa è che se non c’è Berlusconi la proposta del Pdl perde fascino. Chi vedeva in lui una figura debole oggi farebbe bene a ricredersi definitivamente».
Però?
«Però c’è anche la questione, enorme, del centrodestra romano, che ho toccato da vicino perchè parte dal 2010, quando non fu presentata la lista Pdl alle regionali da noi vinte lo stesso. Quella vicenda, gestita malissimo, ha provocato effetti a catena, come la composizione di un consiglio e di una giunta dai profili meno alti, e analogamente la necessità per Alemanno di tenere in equilibrio le varie componenti».
E Gianni dove ha sbagliato?
«Mmh…»
Suvvia. Lista troppo lunga?
«Beh, non dimentichiamo che per i sindaci gli ultimi 3 anni, con il calo delle entrate dovuto ai tagli dei governi nazionali, sono stati drammatici».
Dopodichè?
«Dopodichè Alemanno nel 2008, quando non si aspettava di vincere, forse non ha avuto il coraggio di circondarsi di figure di peso, anche perchè i leader che potevano sostenerlo erano stati traghettati in Parlamento. Secondo: venendo lui da esperienze nazionali, ha pensato che la vera sfida fosse dare alla città lo status di Roma capitale, che però è solo un marchio. La gente nel sindaco vuole innanzitutto una persona che ce la metta tutta su temi come periferie, buche, traffico, casa, trasporti».
A proposito di temi concreti: il lavoro. Quanto ha pesato sulla sconfitta la Parentopoli Ama-Atac?
«Pure su questo è inutile che ci prendiamo in giro: brutta vicenda. Ma credo che lui l’abbia capito».
Anche l’inaugurazione del nuovo capolinea del tram 8 a piazza Venezia, poche ore prima del ballottaggio, poteva essere evitata?
«Guardi – ride – non è per scusarlo, ma io da Botteghe Oscure ci passo spesso: quest’anno è piovuto, gli operai erano fermi, quindi il ritardo nel lavori è giustificato… Però forse voleva chiedermi se io l’avrei inaugurato lo stesso, il tram, sotto elezioni?»
Esatto.
«No, alla vigilia del voto no. Al massimo avrei annunciato che era pronto».
La mobilitazione del voto cattolico non è bastata?
«Mah, lo dico sempre: dentro l’urna le persone sono sole. I valori sono importanti, il tema della vita fondamentale, però dal sindaco, che ci piaccia o no, la gente si aspetta che risolva i problemi di tutti i giorni».
Se aveste candidato Giorgia Meloni?
«Certo, un messaggio di novità poteva essere utile… Ma mica si può impedire a un sindaco uscente di riproporsi. Se avessero fatto una richiesta del genere a me, non l’avrei trovata elegante».
E adesso da dove riparte il centrodestra, che un anno fa aveva Pisana e Campidoglio e oggi neanche la consolazione di un municipio?
«È urgente aprire una grande riflessione a Roma e nel Lazio. Dobbiamo guardarci in faccia, smetterla con la smania delle correnti che penalizzano tutti. Bisogna serrare le fila, e lo dico io che quando ho passato il peggior periodo della mia vita, pochi mesi fa, vicino a me ho sentito il partito nazionale, Berlusconi, Alfano, Lupi, ma, per il resto, lasciamo perdere…».
Fabrizio Peronaci
(da “La Stampa”)
argomento: elezioni, PdL, Roma | Commenta »
Giugno 11th, 2013 Riccardo Fucile
LACRIME E CASTA: LICENZIATO LUI, SISTEMATA LEI
Tra la tangenziale di Roma e piazzale delle Province, il civico uno di via Giano della Bella è un
sito di archeologia industriale.
Da ieri è anche un simbolo di archeologia politica.
Perchè è qui che Gianni Alemanno ha organizzato il suo comitato elettorale ed è qui che il sindaco uscente si mette a piangere quando il disastro delle urne è chiaro da subito.
Alemanno, che i suoi camerati definiscono “un combattente con due palle così”, si abbatte tra le braccia di Antonio Lucarelli, il capo della sua segreteria, ed esplode in un pianto dirompente. Sconforto, rabbia, stress.
Qualcuno, sottovoce, azzarda una battuta consolatoria: “Poteva andare peggio”.
Cioè, non arrivare nemmeno al trenta per cento.
Ma anche quando capitola, il potere nero della Capitale mantiene la sua sfrontatezza. Stavolta al fianco di Alemanno c’è la moglie Isabella Rauti fu Pino. Dio, casta e famiglia. Nel giorno in cui il marito perde la poltrona, lei ne guadagna una grazie al ministro amico dell’Interno.
Angelino Alfano, del Pdl come Alemanno, la nomina consulente contro i femminicidi “per l’alta professionalità e l’impegno costante nel settore”.
Formuletta di prammatica per giustificare l’incarico alla Rauti. Almeno potevano scegliere un giorno diverso. Poi dici l’arroganza della casta.
Le agenzie battono la notizia che l’intera famiglia Alemanno (Gianni, Isabella e il figlio adolescente Manfredi) è radunata nel comitato elettorale.
Sono le 13 e 30. Una pausa pranzo comunque mesta.
Da giorni i fatidici sondaggi che non si possono divulgare sui media annunciano la catastrofe del sindaco uscente.
Il primo ad ammetterlo, a urne chiuse, è Andrea Augello, sveglio senatore del Pdl con la nomea del Goffredo Bettini di destra.
Il modello Alemanno, però, tramonta dopo soli cinque anni a colpi di astensionismo e scandali.
Augello è il coordinatore della campagna elettorale e fa il profeta di sventura che sono le 15 e 30: “La sconfitta è evidente, Marino è il nuovo sindaco”.
Qualche ora più tardi integrerà , tra calcoli di voti e astensioni, tra realtà e autoconsolazione: “È l’unico sindaco al mondo con l’opposizione al 70 per cento”. L’ormai ex sindaco è circondato da fedelissimi e alleati.
È il momento di cominciare a mettere la faccia sulla sconfitta. Tra le prime, al comitato, a farsi intervistare dalle tv è Barbara Saltamartini, deputata del Pdl e alemanniana d’acciaio.
Ripete come un mantra le due parole d’ordine che poi saranno riprese da tutti gli altri: “Aprire una riflessione” e “Pensare al radicamento”.
Riflessione e radicamento, a oltranza. Lo stesso Alemanno vuole riflettere. La sala stampa è quasi all’aperto. C’è il sole.
Il marito della nuova consulente di Alfano si presenta alle sedici passate: “Ho appena telefonato a Marino per fargli le mie congratulazioni e per mettermi a disposizione. Il risultato è netto, è evidente che l’astensionismo è stato troppo forte, il numero delle persone che hanno votato per me è sostanzialmente lo stesso tra primo e secondo turno. Il problema vero è il comprendere l’allontanarsi dei romani dalla partecipazione politica. Occorre aprire una riflessione nella destra su Roma e sul piano nazionale”.
Per il comitato vagano tante facce note della politica nazionale e romana.
C’è l’ex finiano Andrea Ronchi che parla con due donne.
Più in là , l’ex udc Luciano Ciocchetti, ras delle preferenze, non smentisce la sua fama di uomo concreto. Tiene banco in un capannello e chiede brusco ai suoi: “Ahò, Marchini quando seggi ha preso? Se lui rinuncia chi entra in consiglio? ”.
Ognuno ha un orto da curare e sorvegliare. Alemanno ritorna dai giornalisti dopo le diciotto. Mostra il petto agli sfottò della sinistra. Vuole morire in piedi: “Mi assumo io tutte le colpe e le responsabilità , non voglio fare lo scaricabarile. Ma questo non è un De Profundis, non scompariremo, c’è ancora bisogno di noi”.
Saluta e ringrazia l’onnipresente moglie Isabella e l’applauso finale è quasi un’ovazione.
Il convitato di pietra in questo comitato è Silvio Berlusconi.
Salvezza e dannazione, allo stesso tempo, del centrodestra.
Il solito Augello chiarisce: “Non è colpa di Berlusconi questa sconfitta. Sono tutte speculazioni tattiche. Un nuovo partito? Non serve e Gianni rimarrà a fare il consigliere comunale. Qui il problema è recuperare i delusi. E lo fai se crei reti nuove, non altri partiti”.
Vincenzo Piso è un duro che viene dalla destra sociale di An, la stessa corrente di Alemanno. Oggi è coordinatore regionale del Pdl. Dice: “Il Pdl mi ricorda il Napoli di Maradona e quando Maradona non giocava erano guai”.
Maradona, ovviamente, è il Cavaliere
Alle sette di sera si smobilita ed ecco materializzarsi un’altra scena forte del disastro romano.
La sala stampa è vuota e Francesco Storace della Destra si siede dove prima c’era Alemanno. Si mette a scrivere sull’Ipad.
Un editoriale per il suo quotidiano online, il redivivo Giornale d’Italia.
Ha le idee chiare: “È mancata la faccia del Capo. Qui c’è gente che se farebbe ammazzà pè lui e lui invece se n’è fregato”.
Il Capo è il Maradona di prima.
Alemanno ha perso. Di chi è la colpa?
Fabrizio d’Esposito
(da “il Fatto Quotidiano“)
argomento: Alemanno, la casta | Commenta »
Giugno 11th, 2013 Riccardo Fucile
“IL PDL NON FUNZIONA, VA CAMBIATO, MA SENZA DI ME NESSUNO CE LA FA”
“Così com’è, il Pdl non funziona, non serve più, se poi sbagliamo anche la scelta dei candidati è la fine». Raccontano che Silvio Berlusconi la considerasse una «sconfitta annunciata».
Ma non certo con queste proporzioni, coi numeri da cappotto.
Mastica amaro, il capo, e il risultato diventa miccia per l’annunciata «rivoluzione » di un partito «da rifare», da riportare alla versione light di Forza Italia.
Il Cavaliere resta blindato ad Arcore, solito pranzo coi figli, incontro coi vertici Mediaset, prima, e gli avvocati, dopo, lunga telefonata con Alfano.
Resterà in Brianza anche oggi, nessuna voglia di rientrare a Roma e ricevere i dirigenti Pdl a Palazzo Grazioli (potrebbe farlo forse domani).
A chi lo chiama ripete che il governo non rischia, che anzi «il vero sconfitto è Grillo, che ha gridato in tutte le piazze contro l’inciucio e ha straperso».
Colpito dai picchi di astensionismo, Berlusconi non nasconde tuttavia le difficoltà . Non basta l’«ennesima conferma che quando non ci metto la faccia si perde», refrain tornato in auge anche ieri.
Il problema diventa il partito, la selezione dei candidati.
A Roma per esempio. Telefonata di consolazione con l’uscente Alemanno, ma raccontano che Berlusconi in privato abbia ricordato come avesse detto mesi addietro che il volto nuovo su cui puntare era Alfio Marchini, ma che nella Capitale Alemanno si è ostinato a sfidare tutti i sondaggi.
Indiscrezione che le fonti ufficiali smentiscono.
Ma, Roma a parte, il fatto è che anche negli altri 15 ballottaggi il Pdl è andato ko.
Per non dire della disfatta maturata, in serata, nell’ex granaio elettorale siciliano.
«Non sono stati capaci di trovare candidati credibili» è l’accusa lanciata da Arcore ai dirigenti.
Per il Cavaliere insomma ce n’è abbastanza per decretare la fine del partito così com’è esistito finora. In queste ore non è solo il “falco” Daniela Santanchè a chiedere una «riorganizzazione senza guerra tra bande», a dire che «dobbiamo riflettere su ciò che non funziona», a partire dalla «classe dirigente».
Adesso il rilancio del partito “leggero” – quello illustrato da Verdini, Santanchè e Capezzone una settimana fa al capo – può partire.
Nessuno mette in discussione il ruolo di Alfano, tantomeno Berlusconi.
Tuttavia molti dirigenti, risultati alla mano, sostengono in privato che il partito non può essere più gestito da un segretario part time, al contempo vicepremier e ministro degli Interni.
I “falchi” in queste ore non gli risparmiano nulla, fino a imputargli la terza, pesante sconfitta elettorale consecutiva, in due anni, nella “sua” Sicilia, tra amministrative e Regionali.
Da Catania a Palermo passando per la presidenza della Regione finita a Crocetta.
E allora la soluzione che torna a lievitare è quella, non già di silurare, ma di affiancare il segretario.
Con un vice di peso o con un terzo coordinatore forte insieme a Verdini e Bondi.
E il nome che viene ripescato è quello dell’uomo forte e ras di consensi in Puglia, Raffaele Fitto.
Il quale, tuttavia, ripete ai colleghi come preferisca continuare a fare il «deputato semplice» e come potrebbe ripensarci solo se fosse Berlusconi a ridisegnare il partito, chiamandolo in causa.
La tensione in serata in via dell’Umiltà si taglia col coltello.
Angelino Alfano dà segni di nervosismo. Rilascia un’intervista al Foglio rassicurando sulla tenuta delle larghe intese ma – su input di Berlusconi – mettendo in allerta il premier Letta: «Invece di discolparsi con il “partito di Repubblica” dia una missione al governo».
Il sottosegretario Michaela Biancofiore, assai più schietta, dice che «essere berlusconiani significa sentire la pancia del proprio elettorato» che in questo momento non premia le larghe intese.
Ormai la pensa così anche Alessandra Mussolini convinta che il Pdl debba «interrogarsi: evidentemente questo governo pesa sul nostro elettorato, stanco e smarrito».
Altri, come Annamaria Bernini, pensano che ora è più probabile che «un Pd inebriato dal sogno di vittoria possa mettere in difficoltà Letta».
Berlusconi per il momento vuole incalzare il premier sui temi economici, ma non certo staccargli la spina.
«Continuo a non credere alle elezioni anticipate, in alternativa ci sarebbe già una maggioranza pronta» ha stroncato fino a ieri i pruriti dei “falchi”.
Del resto, lui è sempre più assorbito dagli incubi giudiziari, dalle sentenze imminenti. Solo a luglio si capirà se Palazzo Chigi sarà davvero fuori pericolo e fino a quando.
Carmelo Lopapa
(da “La Repubblica“)
argomento: Berlusconi | Commenta »