Agosto 17th, 2014 Riccardo Fucile
LE RIVELAZIONI DE “LA REPUBBLICA” E “IL MESSAGGERO”: SCONTO SULLA RIDUZIONE DEL DEBITO, MA SARA’ L’ECOFIN A STABILIRE QUALI RIFORME FARE…E SUL “CORRIERE DELLA SERA” ALESINA E GAVAZZI SUGGERISCONO INVECE DI SFORARE I PARAMETRI EUROPEI
Ottenere da Bruxelles, in vista della preparazione della legge di Stabilità , uno “sconto” sulla riduzione del
debito che andrà messa a segno a partire dal prossimo anno per rispettare le regole del Fiscal compact.
E portare a casa anche l’agognata flessibilità sul ritmo a cui occorre far dimagrire il rapporto deficit/Pil.
Il tutto, eventualmente, nella cornice di un vero e proprio “accordo contrattuale” con la Ue, a cui il governo potrebbe delegare il compito di decidere quali sono le riforme prioritarie e quale il percorso da seguire per la loro attuazione.
E’ lo scenario delineato da Repubblica e Messaggero.
Secondo i quotidiani romani l’esecutivo di Matteo Renzi ha intenzione, fin dal Consiglio europeo straordinario di fine agosto, di discutere con i partner della possibilità di uno scambio tra flessibilità e riforme strutturali.
Nulla di nuovo, detta così, ma si tratterebbe di un cambiamento radicale se davvero, come riporta il giornale della Capitale, “secondo il piano italiano dovranno essere l’Ecofin e poi il Consiglio europeo a stabilire le riforme ‘che devono essere considerate prioritarie’ e a indicare ‘gli incentivi ‘ per quagli Stati che le attuano — sotto monitoraggio europeo — ‘in modo coordinato’: più o meno la ‘cessione di sovranità ‘ invocata da Draghi“.
Insomma: il retroscena prefigura esplicitamente il ricorso ai cosiddetti “contractual agreement” proposti da Angela Merkel: contratti tra la Commissione Ue e un singolo Stato che accetta di farsi dettare un piano di interventi e di portarlo avanti sotto la supervisione comunitaria in cambio di più margini per la riduzione del deficit e del debito.
In pratica un’alternativa soft all’intervento diretto della troika.
Una scelta che sembrerebbe in netto contrasto con quanto rivendicato dal presidente del Consiglio dopo la strigliata del presidente della Bce: “Non è l’Europa che ci deve dire cosa fare”, aveva attaccato Renzi. Che però pochi giorni dopo ha incontrato Mario Draghi in Umbria.
Il quotidiano di Largo Fochetti non si spinge a prevedere la firma di un accordo di questo tipo, ma si concentra sul contenuto della trattativa tra Roma e Bruxelles.
Al centro del negoziato ci sarebbero le regole del Fiscal compact, che dal 2015 imporrà di ridurre di un ventesimo ogni anno la parte di debito pubblico eccedente il 60% del Pil (l’Italia ha superato quota 135%).
Secondo Repubblica Renzi, alla luce dei recenti dati sul rallentamento dell’economia dell’intera Eurozona, Germania compresa, vuol chiedere per l’Italia e “per tutti i partner europei con un rapporto debito/pil appesantito” un dimezzamento della quota di riduzione della “zavorra”: non più 0,5% (un ventesimo, appunto), ma 0,25%.
“Con un potenziale risparmio di diversi miliardi, tra i 4 e i 5″, che andrebbero ad alleggerire la legge di Stabilità riducendo i tagli a quota 15-17 miliardi.
E, come effetto collaterale, la possibilità di “escludere una manovra correttiva a settembre”.
In più, il governo vorrebbe ottenere la cancellazione dell’obbligo “di rispettare nel 2015 l’obiettivo fissato nell’ultimo Def di un rapporto deficit/Pil all’1,8%.
L’asticella si potrebbe spostare verso il 2,2-2,4 per cento”.
Intanto dalla prima pagina del Corriere della Sera gli economisti Alberto Alesina e Francesco Giavazzi suggeriscono al governo di sforare i parametri europei pur di far ripartire l’economia.
Renzi, secondo il docente di Harvard e il collega della Bocconi, dovrebbe “tagliare subito e in modo permanente le tasse sul lavoro di almeno due punti di Pil (cioè circa 33 miliardi l’anno) e al tempo stesso approvare tagli di spesa della medesima entità ” e “liberalizzare il mercato del lavoro affinchè la maggior domanda che si creerebbe possa produrre posti di lavoro ‘veri’ e non solo precari“.
Il deficit “per qualche anno aumenterebbe”, avvertono Alesina e Giavazzi, “con la conseguenza che violeremmo le regole europee”.
E servirebbero dunque “un piano credibile di rientro e di riforme” che tranquillizzino i mercati.
L’alternativa c’è: “Rimanere all’interno del 3% nel rapporto deficit-Pil” e “sperare che l’economia si riprenda da sola”.
Ma “a noi pare che la situazione sia ormai così seria che i rischi della seconda strategia, cioè non contrastare con efficacia la recessione, siano maggiori della prima”.
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Agosto 17th, 2014 Riccardo Fucile
“MEGLIO FAR SCENDERE GLI STIPENDI SOTTO I MINIMI CONTRATTUALI CHE UN’ALTA DISOCCUPAZIONE”
“La soluzione è semplice: espansione. Stimolare l’economia tagliando le imposte e finanziandosi col supporto della Banca centrale europea”.
Senza, “fra vent’anni i libri di storia parleranno di decenni perduti”.
Guido Tabellini, economista, ex rettore della Bocconi, è l’esponente più autorevole della cabina di regia economica che Matteo Renzi vorrebbe a Palazzo Chigi.
La sua ricetta, in generale, ricalca il “modello tedesco”: riforme del lavoro che tengano sotto controllo i salari e favoriscano le esportazioni.
Eppure la Germania, che finora ha attuato queste politiche in maniera aggressiva, sta rallentando.
Colpa delle tensioni ucraine, ma soprattutto delle politiche sbagliate dell’area euro.
Quelle che, di fatto, decide proprio la Germania.
Non solo lei. Ma sono ottuse: in queste condizioni i vincoli di bilancio (come il famoso 3% del deficit/Pil) strozzano i paesi del Sud Europa.
L’Italia si deve quindi impegnare per cambiarli?
Non lo accetteranno mai. Chiariamo una cosa: quei vincoli, come la camicia di forza imposta alla Bce — che deve limitarsi a tenere sotto controllo l’inflazione — erano negli accordi. La Germania è entrata nell’euro a queste condizioni di favore. Se fossero state diverse, non lo avrebbe fatto.
Adesso, però, sembra accusare il colpo
Le politiche macroeconomiche sbagliate danneggiano anche loro.
Come se ne esce?
Facendo come Usa e Giappone. Fare deficit per finanziare tagli di tasse. La Bce dovrebbe sostenere questa politica acquistando titoli di stato.
Finora non l’ha fatto.
I tedeschi non lo vogliono.
La Bce ha ribadito di essere pronta a “usare mezzi non convenzionali”.
Per ora sono parole, per giunta in grave ritardo. Guardate il bilancio della Bce: è diversi trimestri che si sta restringendo, insieme all’offerta di credito. Prima o poi sarà costretta a passare dalle parole ai fatti.
Quindi, che si fa?
Riacquistare competitività e rilanciare l’export.
La Germania lo ha fatto comprimendo i salari: così i beni tedeschi hanno conservato prezzi competitivi, ma la domanda interna è calata parecchio.
Non ci sono alternative. Il grande avanzo commerciale tedesco crea squilibri che normalmente dovrebbero essere compensati dalla rivalutazione della loro moneta. Con l’euro non si può fare. Noi non possiamo svalutare il cambio per rendere i nostri beni a prezzi convenienti, ma possiamo riprodurre gli effetti economici della svalutazione. Tagliando i contributi sociali pagati dalle imprese. Dove troviamo i soldi? Tagliando i trasferimenti alle Ferrovie e alle Poste e ad altri servizi.
È il piano Giavazzi. Questo, però, farà salire il prezzo di quei servizi.
Non abbiamo scelta e comunque questo allontanerebbe la deflazione. Ma dobbiamo intervenire anche sul lavoro. Qui abbiamo un esempio.
Quale?
La Spagna, che è tornata a crescere. Bisogna ridurre il peso della contrattazione collettiva a vantaggio di quella aziendale.
Per fare cosa?
Per consentire alle imprese meno produttive di far scendere i salari anche sotto il minimi contrattuali, anzichè licenziare o ricorrere alla Cig.
Un’occupazione senza tutele e con salari bassi.
Sempre meglio che avere una disoccupazione alta o un lavoro a tempo determinato. Il dualismo tra chi ha tutte le tutele e chi non ne ha, c’è già .
Ma così la nostra domanda interna rimane ferma.
Però sarebbe compensata da una maggiore domanda estera. L’effetto regressivo sui redditi bassi potrebbe essere attenuato dalle detrazioni Irpef.
Il premier Matteo Renzi ha detto che “la crescita non si fa tagliando i salari”.
È chiaro che se i salari sono più alti c’è più ricchezza e più domanda. Ma il loro livello deve riflettere la condizione del Paese. Se sono troppo alti rispetto alla produttività questo ha un effetto negativo sull’occupazione. Non c’è antitesi.
Questi sacrifici basterebbero a farci uscire dalla recessione ?
Senza l’intervento della Bce sarà difficile. Ma potremmo negoziare da una posizione migliore.
Lei ha detto che è “meglio uscire dall’euro che ristrutturare il debito pubblico”.
Confermo. Ma sarebbe l’ultima spiaggia e siamo ben lontani da quella situazione. Un’eventuale uscita la pagheremmo comunque a caro prezzo.
Carlo Di Foggia
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Agosto 17th, 2014 Riccardo Fucile
ADDIO AGLI ACCORDI UE SANCITI AD APRILE… A SETTEMBRE CI SARA’ IL BOTTO DAVVERO
Più si avvicina la scadenza in cui bisognerà aggiornare il Def e scrivere la legge di Stabilità più diventa
chiaro che quello che è stato scritto nel Documento di economia e finanza ad aprile previo accordo con Bruxelles è una pia illusione: per rispettare gli impegni scritti per il 2015, infatti, servono miglioramenti in bilancio per non meno di 18-20 miliardi, al netto della conferma del bonus da 80 euro che ne costa altri dieci l’anno.
A poche settimane dal momento decisivo, anche rispetto alle trattative in Europa, il governo si presenta confuso, dilettantesco, a volte schizofrenico.
Un breve riassunto.
C’è un equivoco: i conti pubblici Matteo Renzi, Pier Carlo Padoan e altri membri del governo amano parlare del vincolo del 3%: “Non sforeremo”, dicono.
Questo impegno, però, vale solo per il 2014, mentre l’anno prossimo — cioè l’anno che va definito con la legge di Stabilità a ottobre — abbiamo preso impegni ben più gravosi: un rapporto deficit/Pil reale al-l’1,8% e strutturale (cioè tenuto conto dell’avverso ciclo economico) allo 0,1%, cioè quasi il pareggio di bilancio.
Rispetto alla situazione che si delineerà a fine anno (deficit, se va bene, al 2,9% del Prodotto) significa una correzione di oltre un punto percentuale e forse peggio visto che le previsioni di crescita si sono rivelate al solito troppo allegre: 18-20 miliardi al minimo, appunto, che il governo s’è impegnato a trovare entro il 2015.
Problema: Matteo Renzi continua a parlare solo dei 17 miliardi di tagli della spending review e li cita come copertura del bonus Irpef, che costa dieci miliardi.
Tradotto: la manovra che il Def imporrebbe sul rapporto deficit/Pil non verrà fatta. Peraltro lo sostengono fonti governative, anche se al Tesoro non sono di questo parere.
Ieri Il Mattinale di Forza Italia l’ha messa così: “Servono 30 miliardi”. C’è un equivoco: i consumi interni Come spiega qui sotto il professor Tabellini, se si accetta di stare nella moneta unica, l’Italia i suoi consumi li deve comprimere per non ritrovarsi di nuovo con un debito estero (non pubblico, estero) fuori controllo. Curiosamente, però, l’unico provvedimento serio del governo Renzi — finora il bonus da 80 euro: “Non sono elemosina, ma misura per rilanciare i consumi”, twittava il premier a fine aprile.
In realtà il governo, nel solito Def, aveva stimato in un misero +0,1% l’effetto reale della norma. Forse Graziano Delrio non lo sapeva: “Pensavo francamente che avessero più effetto, ma bisogna pensare a cosa sarebbe successo se non ci fossero stati”.
Chissà , però è bizzarro che la principale fonte di copertura della misura sia un taglio lineare da 2,1 miliardi all’acquisto di beni e servizi di Stato, regioni e comuni (5 miliardi a regime, dal 2015): si potrebbe dire, infatti, che si tenta di rilanciare la domanda interna tagliando… la domanda interna.
C’è un equivoco: gli investimenti
Sono uno dei tormentoni del presidente del Consiglio: i cantieri nelle scuole, il dissesto idrogeologico, le infrastrutture e via così.
Anche nel Def, ovviamente, si parla della necessità di “sfruttare le opportunità offerte da un quadro europeo oggi più favorevole agli investimenti per la crescita e l’occupazione”.
Questo all’inizio, poi nelle tabelle si scopre che gli investimenti pubblici sono passati dall’1,7% del Pil di Monti all’1,6% di Letta giù fino all’1,4% di Renzi.
Negli anni Novanta, per capirci, erano al 3%.
Anche lo Sblocca Italia è un equivoco: Renzi ha parlato di 43 miliardi di investimenti da sbloccare in 27 opere; per Il Sole 24 Ore è “aria fritta” o “una farsa”; le bozze di provvedimento confermano (lo stanziamento di soldi “nuovi” ammonta a un miliardo e mezzo in tre anni).
C’è un equivoco: la crescita del Pil
“A settembre ci sarà una grande ripartenza col botto”, ha sostenuto il premier qualche giorno fa. È bizzarro, però, che per fare “il botto”, proprio a settembre, il governo debba mettere mano a un’operazione che prevede 17 miliardi di tagli di spesa pubblica (nella migliore delle ipotesi) quest’anno e 32 miliardi da quello successivo. Non s’è mai vista, infatti, una riduzione di spesa che non sia recessiva, persino se la si usa per una parziale riduzione di imposte.
Il menù, d’altronde, non è tranquillizzante: oltre alla citata sforbiciata agli acquisti, tagli alla Sanità (altri 300 milioni già quest’anno, oltre 3 miliardi dal 2016); tagli per 2,2 miliardi di trasferimenti alle imprese e di 1,8 miliardi a partecipate e Ferrovie dello Stato (una cosetta che comporterà l’aumento dei biglietti nelle tratte regionali, quelle dei pendolari); probabile anche la proroga per un altro anno del blocco degli stipendi degli statali (attivo dal 2010 e che vale circa 3,5 miliardi l’anno); dulcis in fundo una revisione al ribasso di deduzioni e detrazioni fiscali (non quelle politicamente insostenibili come le spese per i figli o la salute).
Ha ragione Renzi: a settembre c’è il botto.
Marco Palombi
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Agosto 17th, 2014 Riccardo Fucile
LA CRISI NON È UN FATTO PERSONALE : L’ARROGANZA DI RENZI FARA’ SPROFONDARE L’ITALIA
C’è voluto il forcipe per estrarre dalla bocca di un esponente di governo l’ovvia constatazione che i famosi 80 euro non hanno mosso di un millimetro il Pil e neppure i consumi degli italiani, come del resto molti avevano pronosticato, subito impallinati dal premier zoologo come gufi, sciacalli, avvoltoi e profeti di sventura.
Onore quindi al sottosegretario Graziano Delrio e al suo eloquente “mi aspettavo qualcosa di più”, anche se poi grazie anche a quei soldini nella busta paga di dieci milioni di italiani Matteo Renzi ha fatto il boom alle europee del 25 maggio.
Ma che a riconoscerlo fosse il numero due di Palazzo Chigi era chiedere troppo.
Sarebbe sufficiente che il Presidente del Consiglio la smettesse una buona volta con la guerra personale contro tutti quelli che si permettono di non essere d’accordo con lui, ammettendo qualche errore e concedendo a chi lo critica l’esistenza di qualche fondato argomento.
Invece, ecco riesumata la vecchia regoletta del “chi non è con me è contro di me”.
Questo continuo dividere il mondo in buoni e cattivi denota una preoccupante mancanza di buone ragioni proprio quando al premier ne sono richieste di formidabili per arginare calamità come il Pil che arretra, come i consumi inchiodati, come il vertiginoso aumento del debito pubblico salito a quota 2168 miliardi.
Quando lo scorso 17 febbraio, esattamente sei mesi fa, ricevette l’incarico da Napolitano, Renzi aveva 2 problemi da affrontare.
Il primo, elettorale lo ha risolto brillantemente arginando l’avanzata del M5S che stava per travolgere il fragile fortino in cui era asserragliato Enrico Letta con l’intero Pd.
A Beppe Grillo non è bastato ingurgitare una sorsata di Maalox per riaversi dalla scoppola renziana del 40,8%, e oggi più che mai arroccati all’opposizione lui e Casaleggio sembrano puntare tutte le carte sul fallimento di Renzi .
Come strategia potrebbe anche realizzarsi, ma a quale prezzo.
Perchè se Renzi non riesce a risolvere il secondo problema, risollevare l’Italia da una crisi economica sempre più grave, sono guai per tutti.
È la prima volta nella storia repubblicana che un presidente del Consiglio ha potuto contare in una situazione così drammatica su una apertura di credito così larga.
Usarla con arroganza per bastonare critici e avversari o per aggiustarsi il proprio sistema di potere personale attraverso lo stravolgimento della Costituzione, è semplicemente scellerato. Renzi si dia da fare, unisca invece di dividere.
Non vogliamo affondare con lui.
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Agosto 17th, 2014 Riccardo Fucile
GOLETTA VERDE: ANALIZZATI PUNTI A RISCHIO ALLA FOCE DEI FIUMI E SCARICHI DI DEPURATORI
Due mesi in mare per vedere da vicino se e dove è inquinato. 
Per raccogliere campioni di quell’acqua del Mediterraneo che avvolge quasi 7 mila e 500 chilometri di costa e fare le analisi.
La storica campagna della Goletta Verde di Legambiente ha consegnato anche quest’anno un rapporto dettagliato e in chiaroscuro.
Perchè se è vero che «il bilancio è ancora quello di un mare che gode di buona salute, con una balneazione garantita in gran parte delle coste», dice il responsabile scientifico nazionale di Legambiente Giorgio Zampetti, è altrettanto vero che «su 264 campioni analizzati, in maggioranza in punti a rischio come le foci dei fiumi, sono stati rilevati valori eccessivi di batteri fecali nel 55 per cento dei casi, praticamente un punto inquinato ogni 51 chilometri di costa».
Goletta Verde è andata a prelevare campioni di acqua soprattutto nei punti critici, lì dove arrivano in mare scarichi non depurati che minacciano la qualità delle acque costiere. Sono i circoli di Legambiente e le segnalazioni dei cittadini ad aver fatto individuare agli esperti i punti dove fare le analisi.
E il verdetto negativo riguarda 124 campioni prelevati presso foci di fiumi, canali e scarichi sospetti mentre sono 22 quelli relativi a spiagge affollate di turisti.
La più alta percentuale di punti critici si trova in Molise: tre prelievi, tutti fuori norma.
E poi in Abruzzo e nelle Marche, con l’89 e l’83 per cento dei prelievi risultati inquinati, anche se Legambiente ha tenuto a sottolineare che le due regioni sono state penalizzate dalle forti piogge dei giorni precedenti al campionamento e dall’elevato numero di corsi d’acqua e canali che sfociano in mare.
A seguire Calabria e Lazio, rispettivamente con il 79 e 75 per cento. Il risultato migliore è quello della Sardegna, solo il 10 per cento di punti inquinati
La disinformazione poi, danno che si aggiunge alla beffa, regna sovrana.
«Il Portale delle Acque del ministero della Salute – denuncia la responsabile di Goletta Verde Serena Carpentieri – è poco chiaro. Sui dati c’è il caos. Spesso i campionamenti sono fatti lontano dai punti critici, in altri casi si dice che il mare è balneabile per tutto il tratto di spiaggia tranne che nel punto esatto in cui c’è lo scarico, come se fosse possibile circoscrivere l’inquinamento».
Legambiente ha scoperto che il 43 per cento dei punti che per Goletta Verde sono inquinati, risultano invece balneabili sul sito del ministero, mentre il 47 per cento dei punti inquinati secondo Goletta non esiste campionamento sul sito del ministero.
Infine, continua Carpentieri, «nei pochi casi in cui anche il ministero dichiara la non balneabilità delle acque, quando siamo andati a verificare se esistessero, sul posto, cartelli di divieto adeguati che avvisino i bagnanti, li abbiamo trovati solo nel 7 per cento dei casi»
Qualche esempio: in alcuni tratti di mare come Fano, Alba Adriatica, Nicotera, Portopalo di Capo Passero e Sanremo sul sito del ministero c’è un bollino rosso e sopra una striscia verde.
Il bagno si può fare o no? I dati e la grafica si contraddicono tra loro oppure sono discordanti con quelli rilasciati dalle Arpa, le Agenzie regionali protezione ambientale.
A Cuma davanti al canale di sbocco del depuratore le analisi di Goletta Verde indicano un forte inquinamento, il ministero dice che il luogo è balneabile, l’Arpa Campania sostiene che l’area non è «sufficientemente campionata».
A Ladispoli, la foce dello Statua per Goletta Verde è inquinata, per il Portale delle Acque è balneabile ma non per l’Arpa Lazio.
A Reggio Calabria, il lido comunale, per il ministero non balneabile, presenta invece un servizio di salvataggio e nessun cartello di divieto. Lì la gente fa tranquillamente il bagno
«Il vero killer delle acque italiane è ancora una volta la mancata depurazione – ha detto il vicepresidente di Legambiente Stefano Ciafani -. Dopo due sentenze di condanna nel 2012 e nel 2014, la Commissione europea ha avviato la terza procedura d’infrazione per il mancato rispetto della direttiva sulle depurazioni degli scarichi civili. Il procedimento riguarda 880 città e paesi in tutta Italia, il 28 per cento del totale, in pratica un italiano su tre» .
Mariolina Iossa
(da “il Corriere della Sera”)
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Agosto 16th, 2014 Riccardo Fucile
FINALMENTE UNO CHE PARLA CHIARO: “IL SOCCORSO IN MARE E’ OBBLIGATORIO IN BASE A TUTTE LE CONVENZIONI E A TUTTI I CODICI DI NAVIGAZIONE, INUTILE FARE DEMAGOGIA”…”SU 101.480 PROFUGHI ARRIVATI, SOLO 35.424 HANNO CHIESTO PROTEZIONE, GLI ALTRI HANNO RAGGIUNTO ALTRE NAZIONI DOVE HANNO PARENTI”… “NESSUN RISCHIO TERRORISMO”…”ATTUALMENTE OSPITIAMO SOLO 53.243 PROFUGHI”
“L’Italia spende 28 milioni ogni tre mesi, 300 mila euro al giorno, per salvare vite e far fronte ad un esodo senza uguali dal secondo dopoguerra. È chiaro che non possiamo andare avanti in questo modo. È certo che non possiamo più farlo da soli”.
Domenico Manzione è il sottosegretario all’Interno con delega all’immigrazione e l’uomo che finora ha permesso, con l’ausilio di prefetture, enti locali e la rete del volontariato la gestione quasi ordinaria di un’emergenza straordinaria evitando, finora, che assumesse contorni drammatici.
Il ministro Alfano ha dichiarato che “presto Mare Nostrum cesserà ”. Un auspicio o una certezza?
“A fine settembre il governo dovrà trovare nuovi fondi, altri soldi, per finanziarla per altri tre mesi, non possiamo andare avanti all’infinito in questa nostra solitudine. Detto questo, dubito fortemente che possano cessare a settembre: le condizioni geopolitiche nel quadrante africano e mediorientale ci dicono che i flussi migratori potrebbero invece crescere. La certezza è invece che da subito deve essere massima l’assunzione di responsabilità da parte dell’Europa”.
Il commissario Malmstrom, il ministro dell’Interno europeo, ha già detto che “Frontex non ha i mezzi per affrontare l’emergenza”
“Con tutto il rispetto per il commissario Malmstrom, la struttura Frontex (agenzia europea per la gestione delle frontiere esterne degli Stati membri, nata nel 2005 con sede a Varsavia, ndr) si può sempre attrezzare per svolgere la sua mission. Che non è più quella per cui è nata, il respingimento di un flusso migratorio importante dai paesi più poveri verso paesi ricchi. Frontex adesso deve calibrarsi per fare fronte ad un’accoglienza obbligatoria di flussi di profughi e rifugiati che le stesse Nazioni Unite stimano essere i più intensi dal secondo dopoguerra”.
Intanto il tempo passa, il semestre europeo a guida italiana è iniziato a luglio, l’emergenza immigrazione doveva essere la prima emergenza e non si muove nulla.
“Nei primi incontri con i ministri degli Affari Interni e di Giustizia della Ue sono stati ribaditi i principi e l’emergenza. Malmstrom, inoltre, è il commissario uscente e, per quanto punti ad essere confermata, in questo momento non è in condizioni di decidere nè di fare promesse”.
I finanziamenti ?
“Per ora sono circa 300 mila euro spalmati in sette anni. Nulla rispetto ai 28 milioni spesi dall’Italia ogni tre mesi per la missione mare Nostrum. A cui poi dobbiamo aggiungere il costo del Piano strutturato di accoglienza a cui il Viminale ha destinato 700 milioni”.
Perchè Bruxelles è così latitante?
“Fronteggiare queste emergenze non è politicamente conveniente per nessun governo. Detto questo, credo ci sia un punto che ancora non è stato chiarito: il servizio di pattugliamento e soccorso in mare è obbligatorio in base a tutte le Convenzioni e a tutti i codici di navigazione. Chiarito che non ci sono alternative, l’Europa deve fare due ulteriori passi: capire che il soccorso in mare implica obblighi e costi diversi da una più semplice accoglienza a terra; attrezzarsi per un Piano europeo di accoglimento finalizzato a riequilibrare la distribuzione dei richiedenti asilo in tutti i singoli paesi membri. Significa tot all’Italia, alla Germania, alla Francia e via di questo passo. Serve un tavolo europeo”
C’è il rischio di un altro 3 ottobre 2013, con 386 morti accertati nel mare di Lampedusa
“Il rischio è alto anche se Mare Nostrum finora lo ha impedito. Proprio per questo il Tavolo europeo dovrebbe anche cominciare a ragionare sulla creazione di un soggetto internazionale, le Nazioni Unite o altro, che facciano il soccorso a terra nei paesi di transito, prima cioè che i migranti raggiungano le coste da dove partono per l’Europa. In questo modo si impedirebbe alle organizzazioni criminali di lucrare sulla disperazione”.
Un’idea molto raffinata.
“Forse. Ma l’unica se si vuole affrontare questa emergenza epocale che continua a crescere. Adesso cominciano ad arrivare anche dal Pakistan. La situazione in Ucraina è delicatissima. Per non parlare della Libia. Cosa succede se queste popolazioni sono costrette a fuggire dai loro paesi?”.
101.480 gli arrivi dal primo gennaio 2014. E però le richieste di protezione internazionale (rifugiati, protezione sussidiaria, motivi umanitari) sono solo 35.424, meno della metà . Perchè così poche se si tratta di popolazioni in fuga da guerre e persecuzioni?
“Perchè molti, la maggior parte, rifiutano di farsi identificare. Temono i tempi lunghi delle procedure italiane e di restare bloccati anche un anno quando invece molti di loro sanno già dove andare, da qualche parente che vive nei paesi europei. Noi avviamo le identificazioni già sulle navi, loro rifiutano e quando scendono nei vari porti, spariscono. Esistono organizzazioni di passeurs che li prendono in carica nei porti di arrivo e li guidano fino a Milano che è diventato il punto di partenza per i paesi europei. Il tutto, ovviamente, facendosi pagare”.
E noi non lo impediamo?
“Vorrebbe dire trattenerli nei Cie quando è solo gente che vuole raggiungere pezzi di famiglia in Europa. Abbiamo invece aumentato da 10 a 30 le Commissioni territoriali per i rifugiati per abbreviare i tempi”.
Risulta che nelle strutture temporanee e nei Sprar (Sistema protezione richiedenti asilo) siano ospitate solo 53.243 stranieri. Ancora una volta, non sono troppo pochi rispetti agli arrivi?
“Possiamo dire che il 25% ha raggiunto nei modi che dicevo prima il resto d’Europa, gli altri si sono già resi indipendenti da soli: hanno un pezzo di famiglia in Italia, hanno aderito a progetti pilota di formazione e avviamento al lavoro. Non dobbiamo più assisterli”.
Esiste un rischio terrorismo in questi flussi migratori?
“È gente che scappa dalla guerre. Il rischio infiltrazione non è più alto rispetto a prima”.
(da “Huffingtonpost“)
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Agosto 16th, 2014 Riccardo Fucile
CI VUOLE PERIZIA ANCHE NEL DIRE SCIOCCHEZZE
Prima l’indecente epiteto di Ebolino affibbiato al premier da Grillo, in sprezzo alle più elementari
regole di civiltà vista la gravità dell’emergenza umanitaria in corso, ora il delirio geopolitico di Di Battista che comprende la linea politica dell’Isis e vorrebbe aprire un dialogo con i terroristi… dopo aver difeso la linea della fermezza a suo tempo, come nota un ispirato Spinoza su twitter, quando c’era da chiudere ogni boccaporto nei confronti del temibilissimo Bersani.
Scorrendo i commenti al blog del leader, qualcuno prova anche a chiedersi che senso abbiano operazioni del genere, che lasciano il fianco aperto a critiche, strumentalizzazioni e ad attacchi. Più che giustificati, aggiungiamo noi.
Che succede a quella che fu la tosta opposizione del M5s?
È una questione di carenza di ispirazione o di stanchezza politica di guru e spin doctor del movimento?
È una conseguenza del conflitto a bassa intensità tra l’ala dura e l’ala di palazzo personificata dal tattico Di Maio?
Probabilmente la sommatoria di tutti questi fattori.
L’estate, per i partiti e per la loro propaganda, è un periodo difficile da gestire, ma anche una frontiera da riempire con contenuti che possono, complice il tam tam da spiaggia, scaldare i cuori di elettori vecchi e nuovi.
Grande protagonista in questo senso fu la Lega del periodo d’oro, che lanciava boutade inenarrabili, buone a scandalizzare mezzo paese e a consolidare lo zoccolo duro, che va detto, è comunque abbastanza sui generis.
Ci vuole comunque una certa perizia per dire sciocchezze politiche e poi capitalizzare in termini di consenso.
Ne sa qualcosa Angelino Alfano che ci ha provato e si è bruciato in questi giorni con la storia dei “vu’ cumprà “.
Che poi le occasioni per un’opposizione più seria non mancherebbero.
Si voleva attaccare Renzi? Bastava criticarlo per aver fatto un tour sostanzialmente inutile e ansiogeno al Sud, un’oretta a città , e non aver trovato lo spazio di un tweet in memoria del povero reporter, italiano e coetaneo del premier, Simone Camilli (o per andare al suo funerale).
Per non parlare del silenzio assordante di Palazzo Chigi sul conflitto di Gaza.
Altro che Ebolino e dialogo con i terroristi della jihad.
Stefano Baldolini
(da “Huffingtonpost“)
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Agosto 16th, 2014 Riccardo Fucile
STRAPARLA DI ISIS E TERRORISMO E FA SOLO UN FAVORE AI TROMBONI DELLA POLITICA
“Dovremmo smetterla di considerare il terrorista un soggetto disumano con il quale nemmeno intavolare una discussione. Questo è un punto complesso ma decisivo. Nell’era dei droni e del totale squilibrio degli armamenti il terrorismo, purtroppo, è la sola arma violenta rimasta a chi si ribella. E’ triste ma è una realtà “.
Le parole del grillino Alessandro Di Battista che in un lunghissimo post fornisce la sua personale opinione sul terrorismo in genere e sulla “logica politica” dei miliziani dell’Isis, hanno creato una sollevazione bipartisan nel mondo politico.
In questa calda metà di agosto, il messaggio di Di Battista (che ha sottolineato come “l’obiettivo politico dell’ISIS, ovvero la messa in discussione di alcuni stati-nazione imposti dall’occidente dopo la I guerra mondiale ha una sua logica”) ha scaldato gli animi di molti esponenti di forze diverse.
Dalla Santanchè a Rostan, da Librabdi a De Poli, sono in molti a condannare l’uscita del grillino.
Spinoza ad esempio, twitta: “Di Battista sull’Isis: “Il terrorista non è un soggetto disumano con il quale non si può dialogare”. Quello è Bersani”.
“Le parole del senatore Di Battista non vanno sottovalutate perchè rappresentano un pericolo per la tenuta di principi sui quali non si può transigere, e anche perchè delineano un indirizzo preoccupante della politica estera del M5S”, afferma Debora Serracchiani.
Dura Nunzia De Girolamo, presidente dei deputati Ncd: “Mentre migliaia di uomini sono trucidati, bambini rapiti e donne massacrate Di Battista cerca il suo momento di notorietà . Fa pena la sua ignoranza, indigna la sua arroganza”.
“Al di la del grave deficit di analisi della vicenda irachena – scrive in una nota Emanuele Fiano, responsabile sicurezza del Pd – quello che è ancor più insopportabile nelle parole di Di Battista è la copertura morale che nel suo post da al gesto terroristico in sè. Il nostro Paese ancora piange le decine di morti e feriti degli anni di piombo: anche gli autori di quelle stragi, di quei morti, erano soggetti da elevare al rango di interlocutori?”
Tranchant il senatore di Forza Italia Francesco Giro: “Le dichiarazioni di Di Battista sono stupide e inutilmente provocatorie. Fanno parte del personaggio. Spiace perchè sono parole che giungono nel giorno in cui si celebrano i funerali del giovane fotoreporter Camilli che con i suoi reportage ci racconta la tragedia di Gaza attraverso storie anche piccole e minute di uomini donne e ragazzi che vivono con grande dignità e coraggio la loro tragedia con la speranza nel cuore di giustizia e pace”.
Parole di condanna anche da Stefano Pedica del Pd che sottolinea: “Al delirio grillino non c’è mai fine. Arrivare a dire che dovremmo smetterla di considerare il terrorista un soggetto disumano fa capire che forse Di Battista a Ferragosto deve aver preso un brutto colpo di sole”.
Dello stesso avviso Antonio De Poli dell’Udc: “Giustificare il terrorismo è un gesto di ignoranza che ferisce la comunità occidentale. Sono parole vergognose. I peggiori complici dei terroristi sono quelli che pensano di giustificare l’orrore della violenza attribuendo ad essa una finalità storica positiva. I tuttologi cinque stelle si fermino a riflettere, una volta tanto”, conclude De Poli.
Anche i social network si schierano contro il post di Alessandro Di Battista. Molti i tweet che condannano severamente le parole del grillino. “#DiBattista dimentica che è un po’ improbabile riuscire a dialogare con chi ha una visione dogmatica della vita…”, scrive uno. “#DiBattista : “Non sto approvando il terrorismo in Iraq, sto solo cercando di capire”. Ok, ma allora studia in silenzio”, aggiunge un altro. “Allibita dalle dichiarazioni su terrorismo e Isis del grillino #DiBattista.Imbarazzante che un imbecille del genere sieda in Parlamento” aggiunge un altro.
(da “Huffingtonpost“)
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Agosto 16th, 2014 Riccardo Fucile
TASSO AL 3,07% CONTRO UNA MEDIA EUROPEA DEL 2,71%… DA ICI A IMU A TASI E SCHIZZA IL PESO DEL FISCO
Non bastasse la recessione, il livello record della disoccupazione e il calo del potere di acquisto degli
stipendi
A incidere sull’economia delle famiglie italiane sono anche le spese per il mutuo, in media le più alte dell’Eurozona: a maggio di quest’anno, il tasso medio d’interesse sui prestiti per acquisto di abitazioni si è attestato al 3,07 per cento.
Il che equivale a 36 punti base in più rispetto al 2,71 per cento del resto d’Europa.
Una dato contenuto in uno studio di Confartigianato, in cui si rivela come il mercato immobiliare sia sempre più zavorrato dal peso del carico fiscale: in 2 anni le tasse sulle abitazioni sono aumentate del 107,2%, con il passaggio dall’Ici all’Imu e ora alla Tasi.
Non stupisce, allora, che il mercato dei mutui abbia avuto una nuova battuta d’arresto: è diminuito lo stock complessivo di mutui concessi alle famiglie: sempre a maggio, l’ammontare è stato di 360,1 miliardi, in flessione dell’1,1 per cento rispetto all’anno scorso.
Il maggio calo, su base regionale, si registra in Abruzzo (-4%), Basilicata (-3,4%), Molise (-3,4), mentre sono in aumento in Trentino Alto Adige (+1%).
“Sconcertante” è il divario nord-sud: l’80,7 per cento dei mutui è stato concesso nelle regioni del centro-nord e solo il rimanente 19,3 per cento nel Mezzogiorno, dove per altro si registrano i maggiori cali sulle somme erogate, con Abruzzo (-4 per cento), Basilicata e Molise (-3,4 per cento).
A pesare sulla crisi del mercato immobiliare, secondo il rapporto, “c’è anche la tassazione, che tra il 2011 e il 2013, nel passaggio da Ici a Imu, è aumentata del 107,2%.
E con l’introduzione della Tasi, (la nuova tassa sui servizi indivisibili) le cose potrebbero peggiorare”.
L’applicazione del nuovo tributo ad aliquota base “farebbe crescere il prelievo fiscale del 12%, mentre se venisse applicata l’aliquota del 2,5 per mille la tassazione sull’abitazione principale aumenterebbe addirittura del 60% rispetto al 2013”.
I numeri, del resto, parlano dell’edilizia come di un settore in crisi: tra giugno 2013 e giugno 2014, le aziende del settore sono diminuite dell’1,7%.
Ancor più negativo l’andamento delle imprese edili artigiane che nell’ultimo anno sono calate del 2,7%.
Quanto agli occupati, sono 1.496.920 i posti di lavoro nelle costruzioni, la contrazione nell’ultimo anno si attesta a – 4,8%.
Le imprese del settore costruzioni sono anche quelle che ‘soffrono’ maggiormente la diminuzione dei finanziamenti bancari: tra aprile 2013 e aprile 2014 lo stock di credito è calato del 10,8% rispetto alla flessione del 6,7% registrata dal totale delle imprese.
Peggiora anche la qualità del credito all’edilizia: i tassi di interesse sui prestiti bancari alle aziende si attestano al 7,21% a fronte del 6,48% applicato al resto delle imprese
“Qualche spiraglio di luce – conclude l’organizzazione degli artigiani – si intravede nel trend delle compravendite immobiliari, che nel primo trimestre 2014, per la prima volta dopo 8 trimestri consecutivi di calo, sono cresciute dell’1,6% rispetto a marzo 2013”.
Inoltre, nello stesso periodo, “il prezzo delle abitazioni è diminuito del 5,3%”.
Luca Pagni
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