Gennaio 8th, 2016 Riccardo Fucile
LA PROCURA DI AREZZO INDAGA SUI LEGAMI TRA BENEFICIATI E VERTICI DELL’ISTITUTO… POSSIBILE NUOVA INCHIESTA PER BANCAROTTA FRAUDOLENTA
Blitz della Guardia di Finanza di Arezzo in quindici società con sede in Toscana, Emilia Romagna
e Lombardia riconducibili all’ex presidente di Banca Etruria, Lorenzo Rosi, e all’ex consigliere Luciano Nataloni.
Secondo quanto emerge, avevano ricevuto finanziamenti dall’istituto di credito e sono risultate “assegnatarie di affidamenti deteriorati, ovvero interessate a qualsiasi titolo all’erogazione di essi”.
Vale a dire che le aziende non hanno restituito i prestiti ricevuti, contribuendo così al buco di bilancio da 3 miliardi di euro che ha affossato l’Etruria.
Queste perquisizioni potrebbero dunque aprire per gli ex vertici un nuovo fronte giudiziario, stavolta per bancarotta fraudolenta.
Tra le società perquisite, riporta Corriere.it, ce ne sono alcune attive nella realizzazione e nella gestione di outlet, settore in cui Rosi opera con la sua Egnazia Shopping Mall.
Tra i soci della Egnazia figurano la Castelnuovese, coop edilizia — anche questa visitata dai finanzieri — e la Nikila Invest.
Quest’ultima controlla il 40 per cento nella Party srl, di cui è socio Tiziano Renzi, padre del presidente del Consiglio, e amministratore unico la madre del premier Laura Bovoli.
Renzi senior ha lavorato anche come “consulente per il marketing” per la stessa Egnazia, nata per costruire e gestire un outlet targato The Mall a Fasano, nonchè per la realizzazione di un outlet a Sanremo e per il raddoppio di quello di Leccio Reggello. Secondo Repubblica Firenze il blitz ha interessato anche la Td Group, la Immofin, Città Sant’Angelo Sviluppo e gruppo Casprini.
Obiettivo della perquisizione è l’acquisizione di documenti e materiale utile a ricostruire i collegamenti tra le società e la banca salvata dal governo, i cui obbligazionisti subordinati, oltre che gli azionisti, hanno perso tutti i risparmi investiti.
L’attività degli investigatori è legata all’indagine della Procura di Arezzo contro l’ex presidente e l’ex consigliere per omessa comunicazione del loro conflitto di interessi. In sostanza, i due avrebbero concesso finanziamenti di Banca Etruria a società in qualche modo a loro riconducibili senza fare la necessaria comunicazione agli organi dell’istituto.
Dal verbale dell’ultima ispezione della Banca d’Italia, quella terminata il 27 febbraio di quest’anno e sfociata nel commissariamento dell’istituto, emerge infatti che 13 amministratori e cinque sindaci cumulavano 198 posizioni di fido per un totale di 185 milioni di euro.
Di qui la nuova procedura sanzionatoria avviata, a danno fatto, da Palazzo Koch nei confronti del vecchio consiglio di amministrazione, in cui sedeva con il ruolo di vicepresidente Pier Luigi Boschi.
Ma ora appare anche più vicina l’apertura da parte dei pm aretini, che hanno già chiuso le indagini per ostacolo alla vigilanza e continuano a lavorare sul fascicolo per truffa, di una nuova inchiesta, questa volta per il reato di bancarotta fraudolenta.
Le informazioni raccolte, rende noto la procura di Arezzo, “saranno comparate con quelle già acquisite, al fine di valutare la sussistenza di condotte omissive tese a celare interessi sottostanti fra i soggetti interessati e le società che hanno ricevuto affidamenti, non restituiti, che hanno generato una sofferenza o una perdita per la banca”.
Non a caso nei giorni scorsi si è profilata la possibilità che i pm aretini aprano una nuova inchiesta, questa volta per il reato di bancarotta fraudolenta. Il 28 dicembre il commissario liquidatore Giuseppe Santoni ha firmato la dichiarazione d’insolvenza per la “vecchia” Banca Etruria.
Un atto formale e previsto, che però fornisce appunto alla Procura la pezza d’appoggio per procedere per bancarotta.
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Gennaio 8th, 2016 Riccardo Fucile
SOLLECITATO DA MAGISTRATI E FORZE DELL’ORDINE: LA MISURA E’ SERVITA SOLO A GETTARE FUMO NEGLI OCCHI E A INTASARE I TRIBUNALI… VIA LA MULTA CHE NESSUNO HA MAI PAGATO, RESTA L’ESPULSIONE… LA NORMA ERA STATA GIA’ BOCCIATA DALLA UE: “SI DEVE PUNIRE UN COMPORTAMENTO, NON UNO STATUS”
Entro il 17 gennaio il governo dovrà attuare la delega per la depenalizzazione di diversi reati e tra questi c’è anche il reato di immigrazione clandestina: che sarà abrogato, ma resterà comunque in vigore l’espulsione dal territorio italiano.
Un reato che non prevede il carcere, ma solo un’ammenda dai 5 ai 10 mila euro, di fatto somme inesigibili che impegnano i tribunali con migliaia di procedimenti. “Renderà più spedite ed efficaci le espulsioni senza intasare i tribunali e consentirà di acquisire con la forza della testimonianza le indagini sulla criminalità che organizza gli sbarchi clandestini», spiega Donatella Ferranti, presidente della Commissione Giustizia della Camera.
La legge introdotta dal governo Berlusconi, che per il solo fatto di entrare clandestino prevede un reato con ammenda fino a 10 mila euro, ha creato migliaia di processi a tutti questi immigrati che non possono essere sentiti come testimoni in quanto indagati. Procedimenti che intasano tribunali e procure.
Mentre rimane in piedi il reato con reclusione fino a 5 anni per chi favorisce e trasporta e organizza l’immigrazione clandestina, il reato di immigrazione clandestina allo stato si estingue quando si procede all’espulsione.
In tal senso si è speso molto il procuratore antimafia, spiegando che ciò crea un ostacolo agli accertamenti sulla criminalità organizzata, perchè mentre un testimone ha l’obbligo di rispondere, l’indagato per reato connesso ha diritto di non rispondere.
Va ricordato che il il reato di immigrazione clandestina è stato ripetutamente bocciato dall’Unione europea, perchè non punisce un comportamento, ma uno status, quello di clandestino appunto.
Ora finalmente si cancella, dopo sette anni, il reato di immigrazione clandestina. Tecnicamente si chiama “depenalizzazione”. La vuole fortemente il Guardasigilli Andrea Orlando, l’ha appoggiata quasi all’unanimità la commissione Giustizia della Camera, la sponsorizza il procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo Franco Roberti, la chiedono i procuratori di frontiera alle prese con i trafficanti di esseri umani.
Ma soprattutto lo richiede il buon senso
(da agenzie)
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Gennaio 8th, 2016 Riccardo Fucile
POLIZIA STRANAMENTE ASSENTE, ALTRE CITTA’ COINVOLTE: QUALCUNO AVEVA INTERESSE A METTERE IN DIFFICOLTA’ LA MERKEL
Le molestie di Colonia non sono un fatto isolato: altre 70 aggressioni a sfondo sessuale sono state
denunciate ad Amburgo, 12 a Stoccarda, sei nella vicina Svizzera, a Zurigo. Anche a Helsinki, in Finlandia, nella notte di Capodanno ci sono state molestie sessuali diffuse nella piazza centrale, che ospitava circa ventimila persone per i festeggiamenti, e sono stati denunciati tre stupri nella stazione centrale, dove si erano radunate circa mille persone.
Al momento non risultano legami tra quanto successo nelle diverse città , ma ci sono stati contatti tra le polizie europee e tra le ipotesi al vaglio degli investigatori c’è quella di una comune regia: forse da parte di gruppi xenofobi che potrebbero aver aizzato gruppetti di immigrati per poi cavalcare l’indignazione causata dagli assalti.
Di certo a Colonia il problema furti e molestie non è nuovo: «Nella zona della stazione si aggirano bande di giovanissimi che sono arrivati da adolescenti in Europa da Tunisia, Algeria e Marocco, si spostano spesso da un Paese all’altro e vivono di espedienti – dice al Corriere un volontario che lavora con i migranti e chiede di rimanere anonimo -. È possibile che fossero tra coloro che hanno agito a Capodanno. In generale quando ci sono gruppi di soli uomini fatti o ubriachi, non conta da quale Paese arrivino, facilmente ne fanno le spese le donne. Di solito qui succede a Carnevale, che attira sempre una grossa folla. La polizia lo sa e arriva con gli autobus per arrestarli. A Capodanno però stranamente non c’erano».
Dal rapporto interno pubblicato ieri da Der Spiegel e dal quotidiano Bild emerge che gli uomini dispiegati l’ultimo dell’anno erano invece del tutto insufficienti ad affrontare il «caos» di «risse, furti, assalti sessuali alle donne» e che «le forze presenti non hanno potuto controllare tutti gli avvenimenti, gli assalti e i reati, perchè erano troppi contemporaneamente».
In alcune fasi non è stato possibile, scrive il funzionario rimasto anonimo, neppure verbalizzare tutte le denunce.
Elena Tebano
(da “il Corriere della Sera”)
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Gennaio 8th, 2016 Riccardo Fucile
OLTRE 40.000 CIVILI INTRAPPOLATI DA MESI AL FREDDO E SENZA CIBO… L’ONU CHIEDE UN CONVOGLIO UMANITARIO PER RAGGIUNGERE L’AREA
«Che colpa abbiamo? I miei bambini possono mangiare solo foglie ed erba. Stanno morendo. Portateci armi, portateci angeli. Per misericordia, aiutateci».
E’ l’appello disperato che arriva da uno degli abitanti di Madaya, un villaggio siriano sulle montagne vicino al confine con il Libano, sotto assedio da un mese da parte dell’esercito di Damasco.
L’uomo parla in uno dei video e delle foto postate da attivisti locali per denunciare la situazione disperata.
«La gente sta morendo al rallentatore — è la testimonianza di Louay, un’assistente sociale prigioniera anche lei da un mese -. La gente mangia foglie, fiori fatti crescere nei vasi in casa. Ne ho mangiato un petalo, amarissimo, ma non abbiamo altro».
Dopo un mese di assedio, ieri il governo ha autorizzato il primo convoglio umanitario dell’Onu e del World Food programma.
Ma la situazione è ancora terribile. La Mezzaluna Rossa, parla di almeno 40mila persone da assistere, e servono aiuti ingenti: «E’ un’area completamente circondata da montagne coperte di neve — spiegava la portavoce Abeer Etefa -. Finora sole pochissime quantità di cibo potevano arriva da tunnel, ma a dei costi spaventosi».
«Uomini, donne, bambini, tutti, dai venti ai settan’anni, hanno perso almeno quindici chili. Ci sono bambini che sembrano scheletri — racconta Ebrahem Abbas, un ex sergente dell’esercito siriano che ha disertato e si era rifugiato nella cittadina -. Non c’è un bambino che non abbia gli occhi incavati, persi nel vuoto per la fame».
Un altro attivista, Sham Abdullah, racconta che i «bambini mangiano zuppe fatte di foglie, erba e acqua».
Non ci sono cifre ufficiali sulle vittime della fame, ma l’Onu “ha ricevuto rapporti credibili” su numerosi casi e Mèdecins Sans Frontières ha stimato in almeno 23 i morti dal primo dicembre, quando è cominciato l’assedio.
Madaya è finita sotto la morsa dell’assedio in un complicato gioco di rappresaglie fra i ribelli e l’esercito.
A poche decine di chilometri, due cittadine filogovernative nella provincia di Idlib sono sottoposte allo stesso trattamento da una coalizione ribelle che comprende anche gli islamisti di Al Nusra.
Dopo l’arrivo degli aiuti si spera in un «scambio di popolazioni» come già avvenuto in situazioni simili l’anno scorso.
Giordano Stabile
(da “La Stampa”)
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Gennaio 8th, 2016 Riccardo Fucile
IL 68% NON E’ ENTRATO IN UN MUSEO… GLI OVER 60 I MENO INTERESSATI AD ATTIVITA’ CULTURALI
In Italia circa una su 5, ossia il 18,5% della popolazione, non svolge alcuna attività culturale,
anche se semplice e occasionale, e cioè nell’ultimo anno non ha letto un libro o un giornale, non ha visitato un museo, una mostra, un sito archeologico, non è andato a teatro, al cinema, a un concerto nè a uno spettacolo sportivo e nemmeno a ballare.
Una percentuale che sale al 28,2% al Sud, e cala al 12,1% nel nord Est.
Sono questi i dati contenuti nell’ultimo annuario statistico dell’Istat.
Anche l’informazione non smuove alcun interesse: oltre il 50% (51,9%) degli italiani nel 2015 non ha mai sfogliato un quotidiano nell’arco di una settimana mentre quasi 6 italiani su 10 non hanno letto nemmeno un libro per non parlare della visita ad una mostra o a un museo, disertati dal 68,3%.
L’88,3% degli italiani l’anno scorso non è andato ad un concerto di musica classica (il 78,8% ha disertato anche i concerti di musica moderna o contemporanea), e quasi l’80% non è stato a teatro.
Il cinema è sicuramente piu’ ‘frequentato’ ma anche in questo caso, la percentuale è bassa: il 48,9% non ha mai visto un film sul grande schermo nell’ultimo anno, e tra gli over 75 anni la percentuale sale finanche al 90%.
Sotto il profilo demografico, spiega l’Istat, a partire dai 60 anni i totalmente esclusi da qualsiasi attività culturale superano il 20% e aumentano irreversibilmente al crescere dell’età .
Sono le donne a non partecipare alle attivita’ culturali (21%) rispetto agli uomini (15,8%), e tale percentuale raggiunge il suo massimo tra le 75 enni (50,8% contro il 35,5% degli uomini).
Entrando nel dettaglio, musei e mostre sono disertati dal 68,3% degli italiani (e dal 78,5% dei residenti nelle regioni del Sud).
La disaffezione, spiega l’Istat, si diffonde a partire dai 20 anni e raggiunge il suo picco tra gli ultra 75enni (88,3%).
Siti archeologici e musei sono del tutto ignorati dal 74,7% degli italiani, e ancora di piu’ se abitanti nelle regioni del Sud (81,4%).
Ma il Sud si differenzia per un maggiore ‘interesse’ al cinema: l’afflusso al cinema è infatti del 50,1% contro il 48,9% della media nazionale.
Tra i cittadini con più di 20 anni, il numero di chi ‘snobba’ le sale cinematografiche aumenta con il crescere dell’età . La non partecipazione a eventi sportivi invece è fortemente marcata da differenze di genere: il 62,5% dei maschi, contro l’81,9% delle femmine.
Quanto alla lettura, chi trascura questo interesse sono maggiormente gli abitanti del Sud (62,7%), i bambini gli adolescenti e i giovani fino a 19 anni (con valori che passano dal 92 all’84,9% per coloro che hanno meno di 15 anni e che vanno dal 74,5% al 66% per la classe di eta’ 15-17 e 18-19).
Le donne che non hanno mai aperto un quotidiano sono più degli uomini (56,8% contro 46,7%).
I libri sono ‘snobbati’ invece dalla metà delle donne, e da ben il 63,4% degli uomini. Tra i residenti nelle regioni del Nord est la percentuale di non lettori di libri e’ la piu’ bassa (50%) mentre al Sud oltrepassa il 69%.
Tra chi si dedica alla lettura, poi, il 45,5% legge al massimo 3 libri l’anno – e sono in particolare i giovani – mentre solo il 13,7% legge più di un libro al mese
Ci stiamo però sempre più abituando alle nuove tecnologie: nel 2015, il 56,5% della popolazione dichiara di utilizzare il pc e il 60,2% afferma di fare uso di Internet. Il 40,3% ‘naviga’ ogni giorno, e anzi si registra un incremento del 2,8% dei naviganti nel 2015 rispetto al 2014.
Si tratta di un aumento di oltre 33 punti percentuali dal 2011.
(da agenzie)
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Gennaio 7th, 2016 Riccardo Fucile
IL PROBLEMA NON E’ NCD, MA ALL’INTERNO DEL PD… E RENZI NON SI FIDA DELLA PAROLA DEI CINQUESTELLE
L’avevamo lasciata prima della pausa natalizia asfissiata dalle polemiche sul caso ‘Salva banche’ e Banca Etruria, lontano dai riflettori del governo.
Oggi Maria Elena Boschi, rinfrancata anche dalla breve vacanza di Capodanno a New York, è tornata al lavoro nel suo ufficio di ministro per le Riforme a Roma.
Matteo Renzi le ha assegnato il mandato di trovare la quadra nel Pd sulle unioni civili, l’argomento più spinoso della ripresa parlamentare.
La mission è di mantenersi il più possibile fedeli al testo Cirinnà , quello con la ‘stepchild adoption’ che sta seminando zizzania nel Pd e nei rapporti con Angelino Alfano. A costare di votare in aula con M5s e Sel, con tutti i timori del caso legati al voto segreto.
Per Renzi Alfano è il problema minore. Il premier ha notato i chiarimenti forniti dal ministro dell’Interno in un’intervista a Radiorai. Insomma, il succo è che intorno al testo Cirinnà non c’è un dictat contro il governo da parte di Ncd, che comunque si riserva di dare battaglia e che attende l’assegnazione del ministero degli Affari regionali (vacante da tempo) intorno al 20 gennaio, quando il premier metterà mano alla questione insieme al rinnovo delle presidenze di commissione in Senato.
Il problema, grosso, resta dentro il Pd.
Perchè senza un Pd unito il testo non ha possibilità di passare al Senato. Ed è su questo che sta lavorando il ministro Boschi, che stamane ha parlato con i renzianissimi di Palazzo Madama e si appresta a incontrare anche il capogruppo Dem Luigi Zanda, nonchè il presidente dei deputati Pd Ettore Rosato. Un incontro al quale potrebbe partecipare anche lo stesso Renzi.
Il tutto in vista della direzione Dem del 18 gennaio, che verrà trasmessa come sempre in streaming.
Sul tavolo c’è la necessità di convincere la parte cattolica del Pd, capitanata al Senato dalla pur renzianissima senatrice Rosa Maria Di Giorgi, ad accettare la ‘stepchild adoption’, cioè la possibilità di adottare il figlio del partner in una unione omosessuale.
Questa non è la posizione originaria di Renzi, ma sull’onda di una campagna ideologica nata da fronti opposti e che il premier non ha per niente gradito, il segretario del Pd si è convinto che ormai la via maestra è rispettare il testo Cirinnà , approvato in commissione con un’intesa tra Pd, Sel e M5s.
E’ un modo per non finire sulla graticola (a sinistra) a pochi mesi dalle amministrative di giugno. E non è per niente un caso che il candidato renziano alle primarie di Milano Giuseppe Sala si dica a favore delle unioni civili con la stepchild adoption: “Se fossi in Parlamento voterei con il M5s”, ha detto qualche giorno fa.
Il punto è che anche questa strategia si espone a dei rischi.
Gran parte degli articoli del ddl verrà votata con scrutinio segreto. E al quartier generale renziano non si fidano.
Non solo per le spaccature del Pd, tra laici e cattolici. Ma non si fidano anche di una possibile intesa con il M5s. Il timore è che alla fine gran parte dei senatori grillini non votino il testo per addossare tutte le responsabilità di una eventuale bocciatura alle tensioni tra i Dem.
E’ un timore più che concreto, a sentire renziani di prima fascia. Il M5s è stato travolto dalle critiche della base per aver siglato l’accordo con il Pd sull’elezione dei giudici costituzionali prima di Natale, riflettono nelle cerchie Dem.
Per questo potrebbero avere tutte le ragioni per non esporsi ad una nuova intesa con Renzi sulle unioni civili.
Insomma, sulle unioni civili la partita resta apertissima. Ma è intenzione di Renzi stringere e accelerare sul testo Cirinnà .
Il terreno lo prepara in questi giorni il ministro Boschi. Il 18 gennaio in direzione il segretario del Pd dirà la sua.
(da “Huffingtonpost“)
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Gennaio 7th, 2016 Riccardo Fucile
QUELLA LETTERA SU RENZI “PERFETTO TRASFORMISTA”
«Ti consiglio di vedere Renzi a Roma, presso la sede del Pd, per una serie di motivi. 1) Sfatare
un tabù: pensa al tuo ingresso al largo del Nazareno e al giro del mondo che faranno quelle immagini. 2) Questa trattativa, al di là della sostanza, che in questo caso è vita, ti riporta al centro della politica. 3) Pensa all’importanza di un incontro pubblico con il segretario del Pd, proprio nei mesi in cui volevano renderti “impresentabile” e trattarti da “pregiudicato” espulso dalla politica. Ora invece, ricevuto nella sede del Pd, saresti uno dei padri fondatori della Terza Repubblica»
Sono i suggerimenti di Denis Verdini a Silvio Berlusconi prima dell’incontro che il 18 gennaio del 2014 darà inizio al Patto del Nazareno, è uno delle migliaia di report con cui per anni l’ex coordinatore di Forza Italia ha offerto analisi e suggerimenti al «presidente».
È attraverso questi promemoria che si snoda il resoconto di quasi due anni di storia politica nazionale, racchiusi in un libro che racconta del fallito accordo sulle riforme tra il capo del Pd e il fondatore del centrodestra, ma anche della crisi di un partito e di un leader artefici di un ventennio
“Il Patto del Nazareno” (edito da Rubbettino), sarà pure una versione di parte, siccome a scriverlo è stato Massimo Parisi, giornalista e deputato che ha lasciato Forza Italia per seguire Verdini nel gruppo parlamentare di Ala.
Ma l’uso dei documenti ufficiali e delle dichiarazioni pubbliche irrobustisce la trama che ruota attorno alla trascrizione dei famosi report di Verdini, il Virgilio della storia.
E anche il suo artefice, se è vero che fu lui a contattare Renzi, di cui – scrive Parisi – non aveva «neanche il cellulare».
Un modo per smentire che i due si conoscessero e per smontare l’idea di un patto alle spalle del capo.
«Io sono come Bruno Contrada», disse il mediatore forzista al telefono con Gianni Letta, e l’accostamento all’ex capo della Mobile di Palermo gli servì per spiegare «il mio modus operandi»: «Per fare le trattative sto un po’ da una parte e un po’ dall’altra. Ma non può per questo essere messo in dubbio da che parte sto».
All’inizio della storia Verdini descrive Renzi come «uno che, tolta la rottamazione, non si sa cosa sia. Fin qui è stato un perfetto trasformista. Ma ora dovrà aprire la scatola e verrà il difficile».
In quella fase è il «presidente» a stravedere per Renzi e per frenarne la deriva «giovanilista», Verdini dipinge così la segreteria del Pd: «Non è un mirabile cenacolo di Pico della Mirandola, ma un gruppo di segretarie e segretari».
Nel promemoria c’è il «boy scout» Luca Lotti, il cui «profilo appare, non solo per età e inesperienza, oggettivamente modesto».
C’è Debora Serracchiani, che «studia faziosità da Rosy Bindi». C’è Marianna Madia, «così giovane eppure con una lunga vita politica alle spalle», da aver «già girato tutte le correnti del Pd».
C’è Federica Mogherini «la solita solfa gnè-gnè-pacifismo-femminismo-europeismo». C’è Maria Elena Boschi che «bella è certamente bella, a dire poco. Più adatta però al tema forme che al tema riforme».
E c’è Lorenzo Guerini «forse l’unico davvero bravo. Lontano dallo stereotipo del trinariciuto».
Per Verdini arriverà «il momento della conversione» al renzismo, che Parisi storicizza nel report del 7 aprile 2014, quando il mediatore si accorgerà che il Patto è in pericolo e invierà a Berlusconi una lettera titolata «Il pericolo di non decidere»: «Diceva Jean-Paul Sartre – sì era un filosofo comunista ma anche loro l’azzeccano – che “ciò che non è assolutamente possibile è non scegliere”. Non scegliere, per il nostro movimento politico, potrebbe essere esiziale. Ora, se è vero che i messaggi di Renzi sono slogan, sono pur sempre efficaci. Somiglia a quel genio che nel 2001 propose un patto con gli italiani…».
Ma Berlusconi – a giudizio dell’autore – sta già cambiando verso.
E a giugno il Patto muore «nella mente e nella pancia» del leader di Forza Italia, dopo il 41% di Renzi alle Europee.
Se così stanno le cose, perchè la trattativa si trascinerà fino agli inizi dell’anno seguente? In un report di novembre Verdini critica Berlusconi per «un certo grado di schizofrenia politica» nel rapporto con Ncd, «forse convinti dell’ennesima favola bella che faranno cadere il governo… e che contemporaneamente modificheranno la Severino e che… gli asini volano… non tutti ma quelli rosa sì!!».
È forse in ballo il tema della «agibilità politica» di Berlusconi?
C’entra qualcosa il decreto per la riforma dei reati tributari redatta dal governo nel gennaio 2015, che – come ricorda Parisi – «avrebbe potuto cancellare la condanna a Berlusconi e restituirgli persino la candidabilità ?
All’autore di questo testo, pure addentro alle cose segrete del Patto, non è noto se questa norma facesse parte di qualche tipo di accordo sotterraneo. I protagonisti lo hanno sempre escluso. Nei report di Verdini non ne ho mai trovato cenno».
Sarà , ma quel capitolo del libro si apre con una battuta che Parisi sente fare a Berlusconi «il 10 gennaio 2015»: «Tanto Renzi non ci darà un bel nulla».
Ufficialmente la rottura avviene dopo la corsa per il Quirinale. Al termine dell’ultimo colloquio tra Renzi e Berlusconi, Verdini scrive al premier un sms: «Matteo, ti capisco ma cerca di capire la situazione. 1) Tu non hai mai messo un veto su Amato. 2) Silvio lo ha sempre messo su Mattarella. Questi sono i fatti. Ps: oggi è messa in crisi la fiducia sempre riposta in te della quale ho sempre sostenuto la sincerità ». È finita.
E sta per finire anche la storia di Verdini con Berlusconi. L’ultimo report è del 27 marzo, che il mediatore invia anche a Gianni Letta e Fedele Confalonieri, come a esortarli di aver cura del vecchio leader.
«Caro presidente, dopo aver buttato via il patrimonio politico del Patto del Nazareno, intendi cestinare anche l’immenso patrimonio politico che hai costruito in venti anni? Pensi davvero di poter fare una guerra senza quartiere al “dittatore Renzi” (…) mettendo il futuro del partito in mano a un mediocre sinedrio? Ma sarebbe ingiusto prendersela con loro: quello che accade è quello che tu vuoi ».
Francesco Verderami
(da “il Corriere della Sera”)
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Gennaio 7th, 2016 Riccardo Fucile
MA L’ACCORDO CON AREXPO DICE IL CONTRARIO
“Expo non deve chiedere indietro i soldi spesi per le bonifiche”. È la novità tirata fuori da Giuseppe Sala per rispondere alla domanda sul perchè Expo non abbia sinora girato ad Arexpo, la società proprietaria delle aree dell’esposizione, i costi sostenuti per bonificare i terreni.
Eppure questi hanno superato i 6 milioni preventivati per arrivare a 73 milioni.
Ma rimanendo ai 6 milioni stimati all’inizio, l’accordo quadro siglato tra Expo e Arexpo nel 2012 prevedeva che la società guidata da Sala si rivalesse su Arexpo, che “si impegna — si legge nel documento — a rimborsare i costi sostenuti da Expo 2015 per la bonifica dei terreni entro 30 giorni dalla presentazione della richiesta di pagamento”.
Ma tale richiesta di pagamento non c’è mai stata, nonostante i lavori siano stati conclusi parte nel 2013 e parte nel 2014.
La questione non è da poco, perchè solo se i costi di bonifica vengono fatturati ad Arexpo, questa potrà poi rivalersi sui vecchi proprietari dei terreni, tra cui Fondazione Fiera Milano, che gioca un doppio ruolo in quanto è anche socio di Arexpo.
Ma se, come sinora è avvenuto, Expo non chiede nulla ad Arexpo, le bonifiche rischiano di pesare sulle casse pubbliche e sui cittadini.
Viene allora il sospetto che dietro la mancata richiesta ci sia la volontà di fare un favore a Fondazione Fiera Milano.
O si è trattato di una semplice dimenticanza da parte di Expo?
L’amministratore delegato della società e candidato alle primarie milanesi del centrosinistra si giustifica con l’esistenza di un contratto secondo cui Arexpo dovrà versare complessivamente 75 milioni a Expo per le infrastrutture realizzate sull’area e i costi sostenuti, ma nega che dovesse essere inoltrata alcuna richiesta specifica sulle bonifiche.
Eppure, l’accordo quadro dice il contrario.
Sala assicura poi di poter mettere la mano sul fuoco sull’operato di Alessandro Molaioni, un tempo vice del manager arrestato Angelo Paris e oggi colui che ha in mano i conti delle bonifiche:
“Io non vivo nella cultura del sospetto”, conclude.
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Gennaio 7th, 2016 Riccardo Fucile
“KIM JONG-UN? UNA BRAVISSIMA PERSONA, MI OFFRO COME MEDIATORE DELL’ONU”
“La bomba all’idrogeno della Corea del Nord? Tutte puttanate. I nordcoreani non vogliono
assolutamente buttare la bomba su qualche altra nazione, ma vogliono difendere il loro Paese. E ce l’hanno bella chiusa a chiave in cantina, non la useranno”.
Così il senatore di Forza Italia, Antonio Razzi, ai microfoni de La Zanzara (Radio24), rassicura i conduttori della trasmissione radiofonica riguardo al test che sarebbe stato effettuato con una bomba nucleare all’idrogeno dalla Corea del Nord il 6 gennaio. “Kim Jong-un è una bravissima persona, fossero tutti come lui” — precisa il parlamentare — “E’ bravissimo: puoi tranquillamente stringergli la mano e serenamente parlarci. Ma poi non c’è bisogno di parlare male di lui in Corea, perchè se uno è bravo è bravo. Lui fa tutto specialmente per i ‘ragazzi giovani’. Lì lavorano tutti, non ne vedi uno a spasso. Non c’è assolutamente disoccupazione, sono tutti molto ospitali, gentili, precisi, puliti e sempre col sorriso. Non li vedi mai incazzati“. Poi l’annuncio: “Lunedì mattina, alle 11.00, incontro l’ambasciatore nordcoreano, che verrà nel mio ufficio e mi informerà di tutto. Io sono disposto a fare da mediatore per l’Onu e a dialogare tranquillamente per loro. A me non spaventa proprio nessuno. L’amico Matteo Salvini ha visto coi suoi occhi che ho un bel rapporto con la Corea del Nord. Posso parlare con Kim, che è il presidente della Repubblica, e col segretario generale del Partito dei Lavoratori: tutte persone che con me sono bravissime”.
(da “il Fatto Quotidiano“)
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