Aprile 21st, 2017 Riccardo Fucile
GLI ULTIMI DUE SONDAGGI POST-ATTENTATO DANNO IL 22,5% ALLA LE PEN, IL 19% A FILLON E MELENCHON
Neanche l’aiutino del Califfo riesce a far vincere al primo turno Marine Le Pen, al massimo le permetterà di andare al ballottaggio. E’ il risultato degli ultimi due sondaggi realizzati oggi, dopo il tragico attentato di Parigi.
Risultati riportati da Le Figaro poco fa:
Publièe vendredi soir à 18 heures, l’ètude quotidienne Ifop-Fiducial pour Paris Match, CNews et Sud Radio a mesurè une lègère progression pour Emmanuel Macron, placè en tàªte avec 24,5% des intentions de vote (+0,5 point depuis la veille).
Ses trois principaux concurrents, en revanche, restent stables pour la troisième journèe consècutive: Marine Le Pen à 22,5%, Franà§ois Fillon à 19.5% et Jean-Luc Mèlenchon à 18,5%. Benoà®t Hamon est crèditè de 7% et Nicolas Dupont-Aignan de 4%.
Les cinq autres sont en dessous de la barre des 2%. à€ noter que le rolling de l’Ifop est rèalisè en interrogeant chaque jour un tiers d’un èchantillon de 3000 personnes.
De son cà’tè, Odoxa a rèalisè pour Le Point une ètude dans la journèe de vendredi auprès d’un èchantillon de 992 personnes qui permettait de mesurer l’èvolution des intentions de vote par rapport à l’ètude rèalisèe mercredi et jeudi pour France 2. Là encore, Emmanuel Macron demeure en tàªte avec 24,5% des intentions de vote.
Il devance Marine Le Pen qui progresse d’un point à 23%. Franà§ois Fillon et Jean-Luc Mèlenchon sont à ègalitè à 19%, l’un et l’autre en recul d’un demi point.
à€ 7,5% Benoit Hamon progresse de 1,5 point.
La reazione dei mercati
Sarà che gli ultimissimi sondaggi, anche dopo il nuovo attentato di ieri sera a Parigi, continuano a vedere in testa Emmanuel Macron. Sarà , poi, che la maggioranza dei francesi non si oppone all’Europa. Anzi. E che, quindi, uno scenario in cui alle elezioni politiche vinca Marine Le Pen, contraria alla doppia accoppiata euro-Nato con conseguente Frexit, appare poco probabile.
Fatto sta che il rischio politico di un trionfo del Front National alle urne transalpine (domenica si vota al primo turno e il 7 maggio ci sarà il ballottaggio) inasprito dall’ultimo attacco dell’Isis non sta per niente allarmando gli investitori.
Alla Borsa di Parigi, gli indici, dopo un inizio seduta dove la perdita è stata più netta, ora viaggiano appena sotto la parità . Mentre sull’obbligazionario governativo, invece, i bond biennali, strumenti d’investimento solitamente più soggetti all’allarmismo di breve periodo, i tassi addirittura calano di 30 punti base al -0,427%.
Insomma, per i mercati l’effetto terrorismo-rafforzamento Le Pen non c’è.
(da agenzie)
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Aprile 21st, 2017 Riccardo Fucile
FACEVA PARTE DI FLAG!, L’ASSOCIAZIONE LGBT DELLA GENDARMERIA… UN IMPEGNO CIVILE E SOLIDALE LO AVEVA PORTATO ANCHE IN GRECIA AD AIUTARE I PROFUGHI
Xavier Jugelè era nato a Bourges il 4 maggio 1980 e tra pochi giorni avrebbe festeggiato il suo
compleanno e un nuovo lavoro: dalla polizia stradale, addetto al traffico e all’ordine pubblico, sarebbe passato alla giudiziaria.
Così si apprende dal quotidiano francese Le Figarò. La sera del 20 aprile stava terminando il servizio di sorveglianza davanti a un centro culturale turco situato al numero 102 degli Champs-à‰lysèes, a Parigi, quando è stato raggiunto dai colpi di un kalashnikov esplosi da un uomo sceso da un’automobile nel bel mezzo del boulevard. Nell’attacco, poi rivendicato dall’Isis, altri due agenti sono rimasti feriti, così come una turista raggiunta da alcune schegge.
Xavier è rimasto a terra, là dove oggi tra le insegne delle boutique più importanti del mondo, qualcuno ha lasciato un fiore. L’ennesimo.
“Sono felice di essere qui”, aveva dichiarato in una intervista a People lo scorso 12 novembre durante il concerto di Sting in occasione della riapertura del Bataclan.
“E’ simbolico, siamo qui come testimoni, qui per difendere i nostri valori civili e questo concerto celebra la vita, dice no al terrorismo”.
Nella stessa intervista il poliziotto aveva dichiarato di essere andato al Bataclan tante volte, anche la sera del 13 ottobre come uno dei tanti agenti chiamati per rispondere all’emergenza
Un impegno, quello del poliziotto, esercitato non solo nella professione – lo scorso 20 gennaio si era distinto per aver fatto evacuare uno stabile di Parigi dopo una esplosione – ma anche nella vita privata.
Oltre all’iscrizione al sindacato nazionale dei poliziotti, Xavier faceva parte di Flag!, l’associazione di lesbiche, gay, bi e trans della polizia e della gendarmeria. Aveva un compagno al quale si era unito civilmente (in Francia i Pacs sono in vigore dal 1999) ma nessun figlio
A lui il Governo e il Comune di Parigi renderanno omaggio la prossima settimana, in una data ancora da concordare, mentre già nella giornata successiva all’attacco i colleghi hanno deposto una corona sul luogo della sua morte e il Consiglio regionale dell’Ile-de-France ha osservato un minuto di silenzio.
Mickael Boucheron, presidente dell’associazione Flag!, spiega a Repubblica: “La notizia della morte di Xavier ci ha lasciato tutti sotto choc. In molti lo conoscevamo personalmente dato che era iscritto da due anni e frequentava l’associazione. Per il momento non abbiamo organizzato nessuna commemorazione particolare, oltre agli omaggi svolti oggi, e ci riserviamo di farlo in futuro. Confermo che avrebbe cambiato settore la prossima settimana”
(da agenzie)
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Aprile 21st, 2017 Riccardo Fucile
MACRON 24%, LE PEN 21,5%, FILLON 20%, MELENCHON 19,5%… SOLO L’ISIS PUO’ SALVARE LA LE PEN… IL SONDAGGIO DI ELABE POCHE ORE PRIMA DELL’ATTENTATO “PROVVIDENZIALE” PER MARINE
A soli due giorni dal primo turno delle elezioni presidenziali francesi, il canale BFMTV pubblica un sondaggio realizzato dall’istituto Elabe.
Secondo i dati raccolti prima dell’attentato avvenuto ieri sera sugli Champs Elysèes, Emmanuel Macron resta saldamente in testa con il 24% delle preferenze, seguito da Marine le Pen al 21,5, Franà§ois Fillon al 20% e Jean Luc Melenchon al 19,5.
La leader del front National perde così terreno nei confronti del candidato di En Marche!, registrando l’1,5% in meno rispetto all’ultimo sondaggio.
Fillon e Melenchon , invece, continuano ad avanzare, guadagnando rispettivamente 0,5% e 1,5% punti. Macron risulterebbe poi vincitore al ballottaggio contro qualsiasi avversario, al contrario di Marine Le Pen, data perdente in ogni caso.
Il quartetto dei favoriti si ritrova così in uno spazio di soli quattro punti. Il partito degli indecisi domenica potrebbe risultare decisivo per l’esito del primo turno.
Secondo un sondaggio Odoxa realizzato per Franceinfo tra il 19 e il 20 aprile, il 30% degli elettori ancora è incerto sul candidato da votare.
Un dato rilevante, anche se in forte diminuzione rispetto a un mese fa, quando la percentuale degli elettori arrivava al 43%.
(da “Huffingtonpost”)
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Aprile 21st, 2017 Riccardo Fucile
INIZIA MALE LA DUE GIORNI DEL MINISTRO DEGLI INTERNI SUI LUOGHI DOVE DA 20 GIORNI MILLE PERSONE NON RIESCONO A TROVARE IGOR, AMMESSO CHE SIA ANCORA LI’
Il ministro degli Interni Marco Minniti ha fatto visita alla moglie e al padre di Davide Fabbri, il
barista ucciso il primo aprile in un tentativo di rapina a Riccadina di Budrio, in provincia di Bologna.
Per l’omicidio è sospettato il super ricercato Norbert Feher (alias Igor il Russo), accusato anche di un altro omicidio avvenuto a Portomaggiore.
Alla fine della visita nella casa che sta dietro il bar, luogo del delitto, Minniti è stato contestato da alcuni amici di Fabbri che si sono messi davanti alla macchina del ministro che usciva.
Con loro avevano uno striscione con scritto ‘Davide è un eroe’.
Poi hanno gridato contro Minniti: “Vergogna, sono passati venti giorni e ancora non l’avete preso, che cosa venite a fare a Budrio?”. “Lo dovevano cacciare via, aveva un mandato d’espulsione”, ha detto Pietro Olivieri, uno dei contestatori.
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Aprile 21st, 2017 Riccardo Fucile
VEDIAMO DI FARCI PRENDERE PER IL CULO ANCHE DA ERDOGAN COME ABBIAMO FATTO CON AL SISI
Dopo 12 giorni dall’arresto, Gabriele Del Grande ha finalmente potuto incontrare il suo legale e il console italiano a Smirne Luigi Iannuzzi.
“La sua detenzione è del tutto illegale”, ha riferito il suo avvocato turco, Taner Kilic, precisando che “non ci è stata data alcuna informazione su eventuali capi di imputazione nei confronti di Gabriele”, che “è in isolamento da nove giorni, quando è stato trasferito a Mugla”.
“Abbiamo chiesto di vedere il suo dossier, ci è stato negato. Al momento, il direttore del centro non ha nessuna informazione riguardo a una sua possibile espulsione“.
Il legale ha riferito che Del Grande “ha detto che ora vuole solo essere liberato e tornare in Italia”.
Il blogger lucchese, tra i registi del film “Io sto con la sposa”, è stato fermato il 9 aprile al confine con la Siria mentre intervistava alcuni profughi per il suo nuovo libro, e non aveva ancora avuto modo di incontrare un legale perchè, secondo la legge turca, una persona in fermo amministrativo può essere trattenuta dalle autorità per 14 giorni senza ricevere le visite dei familiari nè di un legale.
La prima telefonata alla famiglia è stata concessa a Del Grande soltanto una settimana dopo l’arresto.
“Ci risulta che Gabriele stia bene”, ha dichiarato il ministro degli Esteri Angelino Alfano alla Farnesina. “Sta facendo uno sciopero della fame nutrendosi solo di liquidi. Ha comunque l’assistenza di un medico che io ho richiesto e ottenuto dalle autorità turche”.
Ha aggiunto che “prosegue il mio e il nostro lavoro diplomatico, sono in costante contatto con le autorità turche per ottenere il rilascio nei tempi più rapidi possibile”.
Il senatore Luigi Manconi, presidente della Commissione per la tutela dei diritti umani, ha spiegato che “seppure con un ritardo di 12 giorni rispetto a quanto previsto dalla convenzione di Vienna del 1963, una delegazione consolare italiana e un avvocato di fiducia sono potuti entrare nel centro di detenzione amministrativa dove è trattenuto Gabriele Del Grande”. “Mi auguro — ha aggiunto — che sia il primo segnale finalmente positivo di svolta in una vicenda che tuttora desta gravi perplessità e suscita molta inquietudine“.
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Aprile 21st, 2017 Riccardo Fucile
CHIESA E POLITICA: SAREBBERO QUESTI RAGAZZOTTI RETROGRADI I LEADER DEL FUTURO?
La piega retrograda della cultura italiana, in perfetta simmetria con l’involuzione controriformistica
della politica, trova sintomi palesi in atti e prese di posizione che visualizzano nei vari ambiti l’attuale riflusso.
Quando Luigi Di Maio spiega che l’apertura domenicale dei supermercati lesiona le famiglie, non sembra interessato a contestare l’americanizzazione al ribasso dei consumi (la desertificazione dei negozietti di quartiere ad opera delle cosiddette “cattedrali dell’iperconsumismo”); fenomeno di cui probabilmente neppure si rende conto e che dalla fine degli anni Ottanta trovò il proprio alfiere nella tv commerciale di Silvio Berlusconi.
Quanto fa scattare il rammarico del giovanotto è la cancellazione dell’immagine idilliaca di un desco domenicale che riunisca il consesso parentale rinverdendo i vincoli dell’appartenenza.
Piccolo mondo antico rinserrato nei confini comunitari del familismo e delle sue soffocanti solidarietà premoderne, oltre e fuori dalle quali incombe una realtà per definizione minacciosa e incomprensibile.
Nell’ottica “amorale” dell’arretratezza. L’orizzonte chiuso e difensivo del regime patriarcale, soprattutto in quel Mezzogiorno dove le rivoluzioni che investirono (tardivamente) l’Italia del dopoguerra non hanno lambito i costumi rurali.
Dove la posizione della donna è sottoposta ancora a subalternità arcaiche, le libertà in materia sessuale e relativi progetti personali di vita sono conculcate, il disconoscimento delle istituzioni pubbliche nella privatizzazione delle relazioni sociali funge da inevitabile anticamera per l’instaurazione di poteri sostitutivi.
Traslati nel mito del maschio alfa, l’uomo solo al comando (nelle declinazioni da Mussolini al Padrino).
Ma se a sud prosperano le varie Mafie, nel centro-nord operano le Massonerie, il cui sentore è percepibile nel familismo affaristico di cui abbiamo avuto contezza dalle parti di Rignano sull’Arno.
Le tracce di paternalismo patriarcale che diventa paradigma organizzativo nella struttura di potere “a clan” con cui Matteo Renzi va — a sua volta — all’assalto dei Palazzi, prima fiorentini e poi nazionali.
Quella struttura a cricche e cordate con cui gli immigrati milanesizzati (provenienti dal sud o dalle valli, da Craxi a Bossi) conquistarono Milano nell’ultimo quarto del ‘900. Oggi capitale di curanderos e psicomaghe, dei Verdiglione e dei Recalcati.
Renzi e Di Maio esponenti della stessa cultura retroversa, che sta prendendosi robuste rivincite sui fenomeni di secolarizzazione/laicizzazione cresciuti all’ombra dell’industrializzazione; la stagione delle battaglie vittoriose per i diritti civili.
Di cui oggi si registrano le battute d’arresto e le clamorose marce indietro, dalla sterilizzazione silente del diritto delle donne a governare la propria scelta di essere o meno madre all’occultamento delle obiezioni di coscienza pelose.
Operazioni retrograde compiute ancora una volta sotto l’egida protettiva di Santa Romana Chiesa.
Non quella di Bergoglio, che poco interessa alla politica nazionale nella misura in cui il papa gesuita (in quanto tale impegnato a salvare l’istituzione da se stessa) sposta l’ottica del magistero dalla regolazione dei comportamenti sessuali alle disuguaglianze globali.
Una scelta lontana dalle priorità del ceto politico nostrano, interessato a ricostruire l’habitat più congeniale: l’Italietta di Mons༠Travet e Policarpo de’ Tappetti, delle famigliole abbarbicate ai riti patriarcal-familistici, di cui il Cattolicesimo è stato il collante ideologico da quando il “lungo Rinascimento” dell’Italia civica regredì in un tardivo feudalesimo (e al modo di produrre latifondistico nelle aree a regime baronale).
Che in questi anni ha mostrato il volto diafano di Ruini, quello robotico di Bertone e poi la faccetta cinguettante di Bagnasco.
La Chiesa come aggregato di potere, con cui hanno cercato il dialogo partenariale (per il controllo repressivo di ogni aspirazione al disincanto) i piddini non meno dei Berlusconi; che oggi vede Beppe Grillo pappa e ciccia con i vescovi facendosi intervistare dall’Avvenire.
L’Italia oscurantista celebrata dai chierichetti perfetti Matteo Renzi e Luigi Di Maio; con il rozzo Matteo Salvini campanaro che chiama a raccolta le moltitudini per crociate ottuse.
Nell’inarrestabile ritorno al passato che ci affligge, sarebbero questi giovanotti retrogradi i leader dell’inversione di tendenza?
Pierfranco Pellizzetti
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Aprile 21st, 2017 Riccardo Fucile
CONDANNATO A 20 ANNI PER TENTATO OMICIDIO, NE AVEVA SCONTATI SOLO 15… POI UNA IMPROVVISA RADICALIZZAZIONE: IL KILLER PERFETTO DA MANDARE AVANTI
Si chiamava Karim Cheurfi l’attentatore che giovedì sera ha aperto il fuoco a colpi di kalashnikov contro la polizia francese sugli Champs-Elysèes, assassinando un agente prima di essere a sua volta ucciso.
Ma Karim, francese delle banlieue schedato come a rischio radicalizzazione, era già noto alle forze dell’ordine.
Sedici anni fa infatti aveva attaccato due poliziotti, come riporta Le Figaro. Il 6 aprile 2001 Karim, 23 anni all’epoca, aveva rubato un’auto a Roissy-en-Brie, a 30 chilometri da Parigi. Dopo uno scontro con una vettura su cui viaggiava un allievo poliziotto insieme al fratello, Karim si dà alla fuga. Ma viene inseguito dai due e il futuro agente allerta i colleghi. Karim finisce in un fosso, l’allievo esce dall’auto e lo raggiunge. A quel punto Karim spara due colpi al ventre dei fratelli e scappa a piedi, venendo acciuffato dopo un breve inseguimento.
Ma non è finita. Le Figaro racconta infatti che l’8 aprile Karim riesce a convincere un poliziotto a entrare nella sua cella con una scusa (secondo la Bfm-Tv, diceva di aver bisogno di medicinali), si impossessa della sua arma e fa fuoco, sparando cinque colpi e ferendo gravemente l’agente che però riesce a richiamare i colleghi, che immobilizzano il criminale. Viene indagato per tentato omicidio e nel 2003 è condannato a 20 anni di reclusione, poi ridotti a 15 in corso di appello nel 2005. Dodici anni dopo lo ritroviamo a vendere abbigliamento al mercato di Chelles, a 25 chilometri dalla capitale.
Recentemente, Karim era stato trattenuto per un interrogatorio a Meaux, appena fuori Parigi, dopo che alcun informatori avevano riferito alla polizia che “cercava armi per uccidere poliziotti”, riporta il Telegraph. Ma gli agenti avevano dovuto rilasciarlo per mancanza di prove.
Poi una misteriosa “radicalizzazione” ma anche problemi psichiatrici: il killer perfetto da mandare avanti alla vigilia delle elezioni.
Da parte di chi?
(da agenzie)
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Aprile 21st, 2017 Riccardo Fucile
ALLA GRILLINA NON SI POSSONO FARE DOMANDE IN TV E MINACCIA: “NE RISPONDERA'”
Spassoso — o inquietante, dipende dai punti vista — siparietto oggi in tv. Primocanale mi chiede di
intervenire a una trasmissione cui partecipavano Sergio Cofferati e Alice Salvatore (in ordine alfabetico, non c’è nessun complotto).
Comincia con Alice Salvatore che — munita di dizionario Garzanti — spiega al gentile pubblico che cos’è il populismo.
Si prosegue con Alice Salvatore che spiega al signor Cofferati, per otto anni segretario nazionale della Cgil, che cosa sono i sindacati.
Poi, anche se odio parlare di me stesso, tocca a me. Metto in fila quelli che mi sembrano i punti deboli del centrosinistra ligure, poi del centrodestra.
Finchè — Dio mi perdoni — tocco il Movimento Cinque Stelle. Per essere più precisi il Movimento Cinque Stelle ligure dominato da Alice Salvatore.
Quello, per intenderci che ha inanellato una serie impressionante di batoste, dalle regionali, alle comunali di Savona. Fino alla figuraccia delle primarie genovesi.
Ricordo che il Movimento a Genova ha cercato in tutti i modi di candidare Luca Pirondini, già addetto stampa della Salvatore (che mi sembra proprio una cosa da vecchia Dc).
Aggiungo che l’esito delle primarie è parso a mezza Italia sconcertante (roba da vecchia Dc). E concludo che Pirondini da mesi si sottrae alle domande dei giornalisti, comprese quelle sul suo curriculum (roba da Forza Italia).
Critiche dure, cui Alice Salvatore poteva rispondere duramente. Ma rispondere.
La critica e l’espressione di fatti e opinioni sono la base della democrazia.
Invece Salvatore esordisce: “Sansa risponderà di quello che ha detto”.
Premesso che io da anni rispondo di quello che dico, non mi sembra esattamente un comportamento da uomini nuovi quello di non rispondere e velatamente minacciare.
E poi che cosa si intende con “ne risponderà ”?
Una querela… o magari anche peggio… solo perchè ho fatto una domanda e ho espresso delle critiche?
Ormai le redazioni dei giornali sono ingolfate da diffide, querele e annunci di cause della Salvatore.
Poi Alice Salvatore dà il meglio di sè: “Noi non rispondiamo a Sansa perchè non è degno”.
E qui verrebbe da pensare a uno sconfinamento nell’operetta.
Ora… mi si può accusare di tutto, perfino di abigeato (Salvatore, guardi pure il dizionario…). Ma non di essere un fiancheggiatore del Pd o del Pdl, basta — per chi avesse proprio tempo da perdere — andare a rileggersi i miei articoli degli ultimi anni.
Però in questi mesi ho collezionato esperienze davvero sorprendenti con i Cinque Stelle liguri.
Prima racconto le gesta di un militante genovese che minaccia e insulta i compagni di partito che osano dissentire. Un militante, va detto, che conosce Salvatore e con lei va agli appuntamenti del Movimento (ci sono le foto su Facebook).
Ecco, per questo articolo ritrovo il mio numero di telefono privato su Facebook, vengo ricoperto di insulti e minacce. E ricevo telefonate insolenti da militanti. Non mi era mai successo.
Nessuno del Movimento Cinque Stelle pensa bene di prendere le distanze da questo comportamento.
Ora ecco la sorprendente lezione di Alice Salvatore che spiega il suo concetto di stampa: si risponde soltanto alle domande dei giornalisti “degni” (cioè, par di capire, quelli che non la criticano). Neanche Silvio Berlusconi e Matteo Renzi erano arrivati a tanto.
Quelli “indegni”, come il sottoscritto, vengono definiti “sedicenti cronisti”. E le loro domande e critiche vengono liquidate come “falsità ”, senza ovviamente rispondere.
Queste affermazioni sì, sono offensive. Sono diffamazioni. Ma le affermazioni di Alice Salvatore forse non meritano nemmeno la rabbia.
O forse invece sono una questione molto seria. Visto che Salvatore rappresenta il partito di maggioranza in Italia e anche in Liguria.
Chissà se qualcuno nel Movimento prenderà le distanze dalla Salvatore…
Viene da chiedersi — visto Salvatore impartisce lezioni di onestà — dove fosse Alice quando qualche sedicente cronista scriveva inchieste su Claudio Burlando, Claudio Scajola, la Carige, la ‘ndrangheta in Liguria, la cementificazione delle nostre cose.
Dov’era?
Ferruccio Sansa
(da “LiguriTutti”)
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Aprile 21st, 2017 Riccardo Fucile
SI DEFINISCE “CAMPIONESSA OLIMPICA DI BURLESQUE INDOSSANDO PIGIAMI DI FLANELLA”, HA PRESO 31 VOTI
Si chiama Patrizia Cadau, è candidata sindaca con il MoVimento 5 Stelle a Oristano e di lei rimane impressa soprattutto la foto che la ritrae con una pistola e il soprannome La Colt che troneggia sul suo profilo Facebook privato.
Ha vinto con 31 preferenze espresse via blog contro le 28 raccolte dalla sfidante Lucia Tomasi; un piccolo dettaglio che vale la pena di sottolineare: la votazione è stata indetta con un preavviso di 24 ore, come vogliono le regole dei 5 Stelle e a differenza di quanto fatto in tutte le altre comunarie del 2017.
Annalisa Cuzzocrea su Repubblica oggi tratteggia così La Colt:
Quarantaquattro anni, ligure di nascita, ma con radici sarde, laureata a Genova in psicopedagogia, in rete si trovano suoi racconti, poesie, un romanzo dal titolo “L’amore che ti sceglie”, uno scritto erotico e post in cui si mette nei panni di donne uccise dai loro compagni. Molte foto, anche, ma a un quotidiano on line che ieri ne ha pubblicata una in costume da bagno Cadau ha replicato subito via Facebook: «Succede che un giornale dia la notizia di una donna che si candida a sindaco per la sua città . Vado a vedere l’articolo, e vedo un testo che ammicca a soprannomi piccanti, bum bum, hard boiled anni 40, sensuale. Con 6 immagini a corredo».
La sentenza, corredata da hashtag, è subito «#sessismo #disuguaglianzadigenere #macchinadelfango».
A riprova del fatto che la colt del soprannome, come ha detto lei stessa, è riferita al rapporto col linguaggio: «Con quello sparo e colpisco».
In ogni minibiografia presente in rete si descrive come «campionessa olimpica di tornei di Burlesque indossando pigiami di flanella».
Come amministratice si vedrà , di certo come personaggio ha già fatto colpo.
(da “NextQuotidiano”)
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