Destra di Popolo.net

APPELLO DEI MUSULMANI ITALIANI PER GABRIELE DEL GRANDE: “DIRITTI SIANO RISPETTATI, VA RIMESSO IN LIBERTA'”

Aprile 22nd, 2017 Riccardo Fucile

“NON SI PUO’ TRATTENERE UNA PERSONA PER 12 GIORNI SENZA FORMULARE UN’ACCUSA E SENZA POTER AVERE UN’AVVOCATO”

Anche i musulmani italiani si mobilitano per chiedere al governo turco la liberazione di Gabriele Del Grande, il giornalista e regista di origini lucchesi fermato il 10 aprile dalle forze di sicurezza di Ankara nella provincia di Hatay, vicino al confine turco-siriano.
“Si tratta di un appello che renderemo pubblico da stasera (21 aprile, ndr) al quale possono aderire tutti i musulmani italiani — spiega Davide Piccardo, tra i fondatori del Coordinamento delle Associazioni Islamiche di Milano e Monza (Caim) — Non è un’iniziativa legata a una o più associazioni musulmane, ma pensata per chiunque voglia manifestare in favore dei diritti di Del Grande. Se ci sono delle accuse nei confronti del giornalista è giusto che il governo turco le notifichi e si vada a regolare processo. Ma se non ci sono deve essere liberato, non si può trattenere una persona 12 giorni senza la possibilità  di consultare liberamente un avvocato”.

(da “il Fatto Quotidiano”)

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LA BUFALA DI GABRIELE DEL GRANDE “PAGATO DA SOROS”

Aprile 22nd, 2017 Riccardo Fucile

IL GIOVANE GIORNALISTA DETENUTO IN TURCHIA DIFFAMATO DAI SOLITI CAZZARI COMPLOTTISTI

Gabriele Del Grande è il giornalista e documentarista di 35 anni, originario di Lucca, fermato in Turchia nella provincia sud-orientale di Hatay, al confine con la Siria e da 12 giorni trattenuto ingiustamente dalle autorità  turche.
Del Grande è fermato nel centro di detenzione amministrativa di Mugla, in Turchia, dal 9 aprile, senza essere accusato formalmente di alcun reato. Da mercoledì è in sciopero della fame per protestare contro la violazione dei suoi diritti.
Purtroppo da qualche giorno una marea di simpaticoni sta immaginando oscuri complotti dietro la vicenda e l’asso di bastoni è George Soros.
Prendendo spunto da un articolo dell’AGI sulla vicenda dell’11 aprile scorso in molti scrivono che Gabriele Del Grande è «finanziato da Soros» e, in un rigurgito di Piano Kalergi, viene pagato per «sostenere l’invasione dei migranti in Europa», mentre il suo caso sarebbe «l’ennesima montatura da parte dei media».
In attesa di scoprire il ruolo di Rockefeller in tutto ciò, le stesse accuse arrivano dal Primato Nazionale —   che correttamente parla di UN finanziamento… — al giornale progressista svizzero Sinistra.ch (!!!) che presenta così la vicenda scrivendo poi nell’articolo che “è stato finanziato” e citando ancora l’AGI come fonte primaria:
Bene, sappiate che ci vuole poco a diventare uno “finanziato da Soros”.
Infatti il “pagato da Soros” si riferisce all’enorme cifra di euro 37mila euro (lordi) dati nel 2011 dalla Fondazione Open Society Institute, utilizzati per pagare quattro collaboratori e rimborsi viaggi, registi, fotografi e finanziatori.
Dopo quei soldi, Del Grande non ha ricevuto più finanziamenti come scrive lui direttamente su Fortress Europe, che tra l’altro è la prima fonte della notizia:
Per quanto riguarda i finanziamenti, nei suoi sette anni di attività , il blog ha funzionato senza fondi per quattro anni, mentre per tre anni è stato sostenuto da due diverse fondazioni. In particolare, la fondazione lettera27 ha finanziato una borsa di studio per Gabriele Del Grande di 10.000 euro (lordi) nel 2008 e di 8.000 euro (lordi) nel 2009.
Nel 2011 invece è stata la fondazione Open Society Institute a finanziare un progetto di 37.000 euro (lordi) con cui è stato possibile pagare: quattro collaboratori per tradurre il sito in inglese, arabo e francese; una borsa di studio per Gabriele Del Grande, comprensiva del rimborso dei tanti viaggi di ricerca effettuati nel 2011 tra Tunisia, Egitto, Libia, Francia e sud Italia; una regista, un fotografo e un montatore per una produzione low-budget dei tre corti sui centri di identificazione e espulsione.
Dal 2012 il blog non riceve più nessun tipo di finanziamento.
Si tratta quindi di un pauroso totale di due fondazioni   il cui ultimo finanziamento risale a sei anni fa ed è servito a pagare collaboratori.
Questo, in Italia nel 2017 e nei confronti di una persona attualmente detenuta all’estero, diventa un “pagato da Soros”. Ah, la sintesi.

(da “NextQuotidiano”)

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IL FLOP DELLE ESPULSIONI IN ITALIA: SOLO IL 45% DEGLI STRANIERI IRREGOLARI E’ STATO ALLONTANATO

Aprile 22nd, 2017 Riccardo Fucile

MA IL SISTEMA E’ SBAGLIATO PERCHE’ NON E’ SELETTIVO E METTE SULLO STESSO PIANO LE BADANTI CON LE PERSONE USCITE DI GALERA CON REATI GRAVI

Nel 2016 i cittadini stranieri rintracciati «in posizione irregolare» in Italia sono stati 41.473, settemila in più del 2015 (34.107) e diecimila in più rispetto al 2014 (20.906). Di questi però soltanto 18.664, per restare al 2016, sono stati effettivamente allontanati dal «territorio nazionale». Il 45 per cento.
Gli altri hanno avuto un foglio di via che gli dava sette giorni per andare via dall’Italia, ma quasi nessuno se ne è andato.
Perchè succede questo?
«Il problema è strutturale» spiega il professor Fulvio Vassallo Paleologo, uno dei massimi esperti di diritto d’asilo.
«Il nostro sistema delle espulsioni non è selettivo perchè mette sullo stesso piano le badanti che non hanno rinnovato il permesso di soggiorno con persone appena uscite di galera con reati gravi. Non c’è una selezione. E questo crea dei numeri monstre che mandano in tilt il sistema».
Per risolvere il problema in questi anni i Governi hanno provato a intervenire alla fonte, cioè sulle carceri. Con scarsissimi risultati.
Nelle prigioni italiane in questo momenti ci sono 19.165 detenuti stranieri (che fanno circa 867milioni di costo per lo Stato in un anno), la maggior parte dei quali rumeni, marocchini, albanesi, tunisini ed egiziani.
La convenzione di Strasburgo, firmata da più di 50 paesi, prevede che detenuti con una pena definitiva e un residuo superiore ai sei mesi possano scontare la propria detenzione nel paese di origini.
Bene, per Strasburgo nel 2016 ne sono stati rimpatriati soltanto 10, a fronte di 860 richieste di cui 265 arrivate nel 2016.
Per accelerare alcune procedure, però, l’Italia ha firmato alcuni accordi bilaterali con i paesi con i quali siamo maggiormente esposti, Albania e Romania su tutti.
Evidentemente rimasti solo sulla carta.

(da agenzie)

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PONTIDA, LITE TRA LEGHISTI PER LA SCRITTA “PADRONI A CASA NOSTRA” CANCELLATA

Aprile 22nd, 2017 Riccardo Fucile

PER IL SEGR. PROV. “ANDAVA PROTETTA DALLE ZECCHE ROSSE”, MA ALTRI SONO INDIGNATI: “I SIMBOLI NON SI CANCELLANO”

Uno spettacolo stile Primo maggio sul pratone ‘terra sacra’ del Carroccio: è la Giornata ‘riparatrice’ del caso Salvini a Napoli e il Carroccio diviso sulla decisione della segreteria provinciale di cancellare lo slogan per proteggerlo dalle “zecche rosse”
E’ il giorno dell’orgoglio terrone che invade il pratone della Lega a Pontida con un concertone stile Primo Maggio per far sentire la voce del Sud contro le politiche razziste e discriminatorie.
Gli attivisti arrivati dal Meridione, dopo essere riusciti a strappare l’ok alla manifestazione nel cuore verde Carroccio della spianata del patriarca Bossi, danno vita alla giornata di rivendicazioni e sorridono alla ‘vittoria ‘ contro Rti del Gruppo Ferrovie che voleva negare le aree di loro proprietà  (concesse dopo l’intervento della prefettura). Non solo.
Rilanciato quella che suona come un altra piccola grande soddisfazione: sui social fanno circolare l’immagine della famosa maxi scritta “Padroni a casa nostra” diventata manifesto del paese e sparita alla vigilia dell’appuntamento.
Padroni a casa nostra, il caso divide la Lega
La decisione di cancellare il maxi slogan è stata presa dal direttivo provinciale, come ha spiegato lo stesso segretario Daniele Belotti su Facebook, per “evitare di dare soddisfazione alle zecche rosse di farsi dei selfie ‘piscianti’. Lunedì la scritta tornerà  come prima”.
Ma contro la mossa, forse considerata arrendevole, si era espresso il segretario milanese, Davide Boni: “I simboli non si cancellano, mi spiace dirlo, era là  dal 1990. Possono essere anche imbrattati, ma non si cancellano. Ne faranno un’altra ma non sarà  la stessa”.
“Qui per dissacrare i luoghi del razzismo” –
Siamo a Pontida per dissacrare perchè non possono esistere luoghi sacri del razzismo – spiega Egidio Giordano del centro sociale Insurgencia, in prima fila tra i promotori della giornata – ci sembra già  riuscita prima di iniziare”, dice soddisfatto della vendita delle magliette (con scritte del tipo ‘Terroni a Pontida’ e ‘Odio la Lega’ a 10 euro), e dalle persone arrivate.
“E’ una manifestazione ironica e dissacrante ma che veicola un messaggio serio – aggiunge – la festa del razzismo che si manifesta ogni anno a Pontida ha prodotto 20 anni di politiche antimeridionali e razziste. E oggi diventa ancora più pericoloso con l’avanzata delle destre in Europa. La Lega ambisce ad essere il modello lepenista in Italia, e al momento in Italia gli unici a mobilitarsi contro il lepenismo sono i movimenti”.
I partecipanti
Circa 200 con i pullman da Napoli, 500 con un primo treno da Milano (ed altri in arrivo con il successivo). Partenze sono state organizzate anche da Parma, Padova, Vicenza, Trento, Treviso, Belluno, Venezia, Civitavecchia Marche, Siena, Macerata, Benevento, Fabriano e Jesi, Rovereto e Ancona. Anche per questo si inizia a pensare alla possibilità  di fare un bis il prossimo anno.
C’è però chi è anche arrivato da solo, come Antonio, operaio di Nola che da vent’anni vive a Varese ed oggi è arrivato con moglie e figlia piccola per dire che “l’emigrato è un incremento del Pil della Regione in cui vive. Noi arricchiamo il Nord e non avremmo mai abbandonato la nostra terra se avessimo avuto un lavoro”.
La città  fantasma, chiuso anche il cimitero
Il sindaco ha blindato la città  e imposto una sorta di coprifuoco: chiuso tutto, scuole, uffici, negozi, anche il cimitero. Dopo avere sopportato per oltre un quarto di secolo l’invasione di decine di migliaia di militanti e simpatizzanti leghisti, il comune bergamasco di 3mila abitanti diventa una città  fantasma. Tra gli sgarri segnalati nelle discussioni online, circola poi un video che mostra come in hotel abbiano negato la prenotazione ai napoletani, mentre per la famiglia milanese non ci sarebbero stati problemi.
Il concertone
La manifestazione si annuncia pacifica, sul palco allestito sul pratone si esibiranno i “musicisti terroni”: tra gli altri, Eugenio Bennato, Tonino Carotone, 99 Posse, Ciccio Merolla, Valerio Jovine, ‘O Rom, Caravan Orkestar, Daniele Sepe, Massimo De Vita.

(da “La Repubblica”)

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“ABBIAMO LIBERATO PONTIDA DALLA SCHIAVITU'”: L’ORGOGLIO TERRONE INVADE IL PRATONE DELLA LEGA

Aprile 22nd, 2017 Riccardo Fucile

DIVERSE MIGLIAIA I PARTECIPANTI, TRA T-SHIRT E SLOGAN, NESSUN PROBLEMA PER L’ORDINE PUBBLICO… E UN ABITANTE ESCE SUL TERRAZZO E APPLAUDE

Magliette verde-Lega con la scritta bianca “Pontida antirazzista”. Altre t-shirt che riportano gli slogan mantra della manifestazione: “Terroni del nord”, “terroni a Pontida”, “Festival antirazzista Pontida 2017”, “Odio la Lega”.
Bandiere dei centri sociali del nord-est con il leone di San Marco – caro al partito di Salvini – rivisitate con il leone incappucciato in un mephisto nero.
E poi striscioni, drappi colorati, drappi politici (molta Rifondazione comunista) e – sul palco – una sfilata di gruppi musicali di ogni provenienza: da Napoli al Trentino Alto Adige.
Tanti immigrati in mezzo a almeno un paio di migliaia (numero destinato a crescere) di manifestanti dei centri sociali arrivati da tutta Italia con treni, cinquanta pulman, auto private
Pontida, l’orgoglio terrone invade il pratone della Lega
“Abbiamo liberato Pontida dalla schiavitù!”, grida una voce dal palco montato sul pratone di proprietà  delle Ferrovie dello Stato.
Dopo le polemiche e le pressioni della Lega, dopo il coprifuoco del sindaco Luigi Carozzi e il tira e molla di questura e prefettura, il giorno dell’orgoglio terrone nel paese simbolo della Lega Nord è iniziato.
Una festa di musica e colori, senza incidenti, senza tensioni nonostante i timori della vigilia. “Chi ha provato a fermarci collezionerà  una figura di m… – dicono quelli del centro sociale bergamasco Pacì Paciana, che ha svolto un ruolo logistico nell’organizzazione dell’evento pensato dai napoletani di Insurgencia per rispondere alla visita partenopea di Matteo Salvini un mese fa.
Eccola, la replica: ha – in modo beffardo – anche il colore del verde padano (anche se ormai la Lega si propone come partito nazionalista).
Non a caso a calamitare l’attenzione dei fotografi e delle troupe televisive sono soprattutto le magliette verdi e bianche.
Che sembrano in linea con il vestiario dei militanti leghisti ma che in realtà  – dopo oltre un quarto di secolo di raduni del partito che fu di Umberto Bossi – “trasformano” Pontida in un Comune “antirazzista”.
Tra gazebo che vendono “gadget terroni”, fiumi di birra e panini, sul prato delle Ferrovie dello Stato – a soli 200 metri dal pratone o “sacro suolo” dove la Lega celebra tradizionalmente i suoi raduni – va in scena l’offensiva meridionale voluta dagli antagonisti napoletani.
Un evento che vede alternarsi sul palco, tra gli altri, musicisti come 99 Posse, Eugenio Bennato, Tonino Carotone.
Applausi e slogan: “Vaffanculo ai razzisti”, grida un esponente di Insurgencia dal palco. Ci sono i centri sociali di Torino, Trento, Venezia, Milano, Bologna, Vicenza
Il festival antirazzista andrà  avanti fino alle 20.30 ed è probabile che il numero di manifestanti cresca durante il pomeriggio.
Chi dal giorno dell’orgoglio terrone si aspettava tensioni e atti vandalici, per ora ha dovuto ricredersi. Nessun problema per l’ordine pubblico. Nessuna protesta visibile da parte della popolazione. Anzi: da una casa a ridosso del prato un abitante è uscito sul terrazzo e ha applaudito.
L’altro pratone, quello leghista là  in fondo, è presidiato da due giorni dalle forze dell’ordine: nessuno ci si è nemmeno avvicinato.
Cancellata da militanti leghisti la scritta verde “padroni a casa nostra” che da anni campeggia sul muro di cinta che chiude il pratone, qualcuno ieri era riuscito a sostitirla con un “Salvini=duce”. Ma anche questa scritta è stata rimossa.

(da “La Repubblica”)

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GRILLO RESPINGE LA PROPOSTA ZAGREBELSKY DI ALLEANZA CHIARA PRIMA DEL VOTO E SI SPUTTANA

Aprile 21st, 2017 Riccardo Fucile

PRIMA DEVE PRENDERE PER IL CULO GLI ELETTORI E POI ALLEARSI CON SALVINI, ORMAI LO AMMETTONO: “DIRLO PRIMA LA PAGHEREMMO CON LA NOSTRA BASE”

Divisi tra chi dice che quello apparso oggi sul Fatto Quotidiano “è il pensiero di Zagrebelsky e basta” e chi invece pensa che in fondo il costituzionalista, da sempre punto di riferimento dei 5stelle, “ha ragione”.
L’intervista di Gustavo Zagrebelsky, professore che i grillini avevano posizionato tra i nomi per la corsa al Colle, arriva a sorpresa in un momento in cui — viene spiegato ai piani alti del Movimento 5 Stelle — il mondo pentastellato si guarda allo specchio e si rende conto che tutto ciò che in questi anni è stato detto, se davvero si vuole arrivare a Palazzo Chigi, potrebbe risultare difficile da mettere in pratica.
Difficile quindi non pensare ad alleanze.
Su un punto però i grillini, per ora, sembrano essere tutti d’accordo: non è opportuno un accordo pre elettorale “su dei punti programmatici, chiari e concreti” come consiglia il costituzionalista.
Piuttosto si fa strada l’idea di un’alleanza post elettorale con la Lega Nord e il programma che M5S sta stilando va proprio in questa direzione.
Non ultima l’uscita di Beppe Grillo sul blog a proposito delle Ong che soccorrono i migranti e che avrebbero “un ruolo oscuro”. “Da dove prendono i soldi?” chiede il comico genovese.
Ma anche la proposta di indire il referendum sull’euro e la richiesta di una maggiore sovranità  strizzano l’occhio al Carroccio.
“Da un po’ di tempo M5S non attacca apertamente la Lega Nord”, viene fatto notare, “e non è un caso”.
Da qui a poter uscire allo scoperto con un’alleanza prima del voto però ce ne vuole. “In termini di voti — si ragiona — non ripagherebbe”.
La base in pratica non apprezzerebbe un’alleanza con un altro partito perchè in fondo l’andare da soli contro tutto e tutti è sempre stato il punto che ha contraddistinto i grillini dagli altri.
Si pensa casomai ad aggirare il problema facendo comunque i conti con la realtà  e con la legge elettorale. Al momento, se M5S risulterà  essere il primo partito ma non arriverà  al 40% per avere l’incarico dovrà  dire al Capo dello Stato su quali voti, oltre ai propri, può contare in Parlamento.
Ed è qui che potrebbe entrare in gioco la Lega Nord. Ma anche in questo caso nulla si può dare per scontato.
I più realisti osservano: “In cambio i leghisti ci chiederanno delle poltrone, degli incarichi di governo, in quel caso si farà  un appello alla rete per spiegare che se vogliamo governare non possiamo fare a meno di un accordo, ma il programma resterà  il nostro” (altra presa per i fondelli…n.d.d.)
Tutto questo comunque a campagna elettorale conclusa e a voti già  incassati.
Anche se, a qualcuno tra i grillini, non sfugge che Zagrebelsky ha forse voluto lanciare un sasso nello stagno per avviare una discussione. “Se lo diciamo noi — osserva una deputata pentastellata — è un conto, ma se a proporre un’alleanza per andare al governo è un costituzionalista con cui spesso abbiamo dialogato il concetto ha un altro peso”.

(da “Huffingtonpost”)

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PER SCREDITARE LE ONG CHE “AIUTANO GLI SCAFISTI” ORA GRILLO FA SPONDA A SALVINI: POVERI RICCONI, NON CAPISCONO CHE CERTE COSE SI FANNO SENZA INTERESSE

Aprile 21st, 2017 Riccardo Fucile

CRIMINALIZZARE I “BUONISTI” FA SEMPRE COMODO PER RACCOGLIERE I VOTI DELLA FOGNA RAZZISTA… VEDIAMO COME STANNO REALMENTE   LE COSE

Dopo Matteo Salvini anche Beppe Grillo va all’attacco delle ONG impegnate nelle operazioni di ricerca e soccorso nel Canale di Sicilia.
In un post pubblicato oggi sul blog a firma del MoVimento 5 Stelle si torna a sollevare il sospetto di una regia occulta e di connivenze tra le Organizzazioni non governative che operano nel tratto di mare tra l’Italia e la Libia e i trafficanti di esseri umani che caricano i gommoni di migranti e li mettono sulla rotta della Sicilia. Rotta lungo la quale poi vengono tratti in salvo dalla Marina Militare, Guardia Costiera e imbarcazioni delle ONG.
Non è la prima volta che Grillo se la prende con i migranti (fa parte della sua mentalità )   e anche di recente Alessandro Di Battista ha illustrato che è necessario difendere i nostri confini dai migranti.
Nel 2014 i pentastellati avevano soprannominato la missione Mare Nostrum (attiva fino al 2014) “Affare Nostrum” definendola una missione d’affari che solo in minima parte aveva salvato vite umane.
Sempre in quel periodo un deputato del M5S dichiarava la necessità  di aprire “canali di immigrazione direttamente nelle aree di provenienza” per stroncare il business degli scafisti. Insomma all’epoca l’idea del M5S oscillava tra il rifiuto totale dell’immigrazione e la tentazione di andarli a prendere direttamente a casa loro. Ora hanno cambiato idea.
Ma da cosa nascono queste nuove accuse di Grillo?
Il 15 dicembre 2016 l’Agenzia europea di controllo delle frontiere della UE Frontex (che pure è stata oggetto di critiche da parte di Grillo che la accusava di farci importare più immigrati) ha accusato le organizzazioni umanitarie di essere complici e colluse dei trafficanti di esseri umani.
La notizia è stata pubblicata prima dal Financial Times e successivamente le accuse sono state messe nero su bianco nel rapporto annuale Risk Analysis for 2017 di Frontex pubblicato il 15 febbraio 2017 nel quale si attribuisce all’attività  delle imbarcazioni delle ONG il pull factor ovvero la responsabilità  di costituire una fonte d’attrazione per migranti e scafisti.
La tesi è che dal momento che ci sono molte navi pronte ad intervenire in caso di emergenza i migranti si sentono più rassicurati rispetto ai rischi della traversata e quindi sono più propensi a intraprendere il viaggio e di conseguenza l’aumento delle morti nel Mediterrano è dovuto all’attività  delle ONG.
In base a quanto scritto nel Risk Analysis for 2017 la procura di Catania, che è la città  dove c’è la sede operativa di Frontex, ha aperto un’indagine conoscitiva per appurare la veridicità  dei fatti ma al momento non è stata fatta alcuna ipotesi di reato.
In un’intervista Repubblica il Procuratore di Catania Carmelo Zuccaro ha precisato che al momento non c’è «nessun fascicolo aperto, ma soltanto un’analisi su un fenomeno che stiamo studiando da tempo […]. Abbiamo osservato, con dati anche messi a disposizione da Frontex, un aumento di piccole Ong che sono impegnate nel salvataggio di migranti con alle spalle ingenti capitali. Vogliamo capire chi ci sia dietro e che cosa nasconda questo fenomeno. Stiamo facendo un ragionamento molto attento, ma non ci sono gli elementi per aprire un fascicolo, soltanto per proseguire la nostra analisi».
Anche Stefano Screpanti, capo del III Reparto Operazioni del Comando generale della Guardia di finanza, ascoltato dalla Commissione Difesa del Senato ha escluso la possibilità  che ci siano connivenze tra Ong e scafisti: «Ad oggi, allo stato attuale delle nostre conoscenze, non ci sono evidenze investigative tali da far emergere collegamenti di sorta fra ong e organizzazioni che gestiscono il traffico di migranti o ambienti comunque vicini».
Dopo gli sbarchi della settimana di Pasqua la Stampa ha pubblicato ieri un articolo nel quale si attribuisce a non meglio precisate fonti governative che avrebbero visionato il dossier sulla questione l’affermazione che quella condotta dalle organizzazioni umanitarie sarebbe «Un’azione logistica fuori dal comune, quasi di stampo militare».
Da parte loro però le ONG hanno replicato di attenersi scrupolosamente alle regole delle varie Convenzioni marittime sul soccorso in mare e di agire in coordinamento con la Guardia Costiera o con altre forze presenti nell’area.
In una dichiarazione congiunta sottoscritta da Sea-Watch, Proem-Aid, Proactiva Open Arms, SOS Mediterranèe, Hellenic Rescue Team, Jugend Rettet, Humanitarian Pilots Initiative, SMHumanitario e United Rescue Aid le associazioni sostengono di attenersi scrupolosamente alle disposizioni sulle aree SAR di intervento coordinato stabilite dal Governo Italiano in collaborazione con Centro di Coordinamento Marittimo dei Soccorsi (MRCC) di Roma.
Medici Senza Frontiere ha risposto ancora più duramente alle accuse — vale la pena di sottolineare che l’attività  di MSF non è oggetto delle indagini della Procura di Catania — chiedendo un chiarimento immediato a Frontex.
La co-fondatrice e vice-Presidente di SOS Mediterrane e direttore generale di SOS Mediterranee Francia Sophie Beau ha dichiarato che la sua organizzazione non ha “alcun tipo di collegamento con le persone che sono coinvolte dal lato della Libia nelle operazioni di partenza dei migranti e non abbiamo alcun tipo di legame con loro. La ragione per cui siamo presenti quando ce ne è bisogno e sappiamo dove sono le navi è perchè è documentato che le imbarcazioni in difficoltà  si trovano nella cosiddetta ‘Sar zone’, quindi una zona ben precisa”.
Dal rapporto 2016 stilato dalla Guardia Costiera sulle attività  di soccorso in mare nel Mediterraneo Centrale emerge inoltre che la maggior parte delle operazioni di soccorso sono state condotte direttamente da unità  navali italiane o governative (Guardia Costiera, Marina Militare, Unità  Eunavfor Med).
È vero che rispetto ai tre anni precedenti il numero di persone salvate dalle Ong è aumentato (raddoppiato rispetto al 2015) ma è anche vero che parallelamente è aumentata anche la presenza delle organizzazioni nell’area, che sono diminuiti i soccorsi effettuati da parte delle navi commerciali (pescherecci e così via) e che anche le Marina Militare, con la fine di Mare Nostrum, ha diminuito il numero di assetti nella zona.
Non va inoltre dimenticato che nello stesso arco di tempo il numero delle persone che tenta la traversata è andato aumentando (e tra i vari motivi bisogna ricordare che prima i migranti in Libia venivano detenuti e torturati).
Medici Senza Frontiere rende noto che nel corso del 2016 le navi delle ONG hanno soccorso “non più del 28% delle persone” allo stesso tempo contribuendo a ridurre significativamente il peso degli interventi che gravava in modo significativo sulle navi commerciali che nel corso del 2014 avevano effettuato un salvataggio su quattro. Nessuno curiosamente ha accusato i marinai delle navi commerciali di essere conniventi con gli scafisti.
Ma perchè le navi delle Ong operano così vicine al limite delle acque territoriali libicheFrontex stessa nel suo rapporto certifica che il numero delle chiamate satellitari al MRCC (gli scafisti istruivano i migranti a telefonare al Centro di coordinamento) è diminuito “in corrispondenza” dell’aumento delle operazioni di soccorso delle Ong.
In realtà  il numero delle chiamate è iniziato a diminuire prima e uno dei motivi potrebbe essere che gli scafisti non danno più i telefoni satellitari ai migranti.
Assenza che è certificata anche dalla Guardia Costiera e che viene inclusa come uno degli elementi peggiorativi delle condizioni di sicurezza a bordo delle unità  impiegate per il flussi via mare dalle coste libiche.
Rispetto al 2015 nel 2016 il numero di telefoni satellitari trovati a bordo dei gommoni è calato del 56% (il numero complessivo di SAR è aumentato del 52%).
L’unico modo per effettuare le operazioni di soccorso è quindi la ricerca “a vista” per cui è necessario posizionare le imbarcazioni (o assetti aerei) più vicine al limite delle acque territoriali altrimenti i tempi per i soccorsi sarebbero troppo lunghi per garantire la sopravvivenza dei naufraghi.
A questo va inoltre aggiunto che negli anni precedenti le operazioni di soccorso si svolgevano più in prossimità  delle coste italiane perchè la tipologia di imbarcazioni era diversa ed erano maggiormente in grado di affrontare la traversata e in molti casi di sbarcare direttamente i migranti sulle coste siciliane.
Ora invece vengono utilizzati perlopiù gommoni che partono anche in condizioni di mare non ottimali e quindi per avere la possibilità  di salvare vite umane è necessario avvicinarsi al limite delle acque territoriali.
E non sono solo le Ong a farlo ma anche gli altri assetti navali.
A chi giova criminalizzare le Ong?

(da “NextQuotidiano”)

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L’ASSESSORA DELLA RAGGI CHE NON HA MAI VISTO UN TOPO A ROMA

Aprile 21st, 2017 Riccardo Fucile

PINUCCIA MONTANARI SOSTIENE CHE LA SITUAZIONE “E’ ASSOLUTAMENTE GESTITA”… PROTESTE DEL SINDACATO RODITORI

L’assessora Pinuccia Montanari ha rappresentato un netto miglioramento nella Giunta Raggi rispetto a chi la precedeva nel ruolo di responsabile dell’Ambiente di Roma Capitale. In più è una tecnica preparata. Proprio per questo sembra incredibile che abbia in così pochi mesi imparato dalla politica l’arte di negare l’evidenza.
Eppure, racconta l’agenzia di stampa DIRE, è stata proprio lei a dire a margine della cerimonia di apertura dell’Earth day Italia alla terrazza del Pincio di Roma che “Io sono una che vive la città , una sopralluoghista, e sinceramente devo dire di non aver mai visto un topo a Roma”.
E dopodichè a ribadire: «La situazione qui a Roma è assolutamente gestita e comunque noi la miglioreremo».
Le dichiarazioni lunari della Montanari arrivano per cercare di arginare la polemica politica nata dalla denuncia della ministra Lorenzin, che raccontò di un bambino morso da un topo a Villa Gordiani.
Ma a smentirla basterebbe ricordare cosa ha fatto la sua sindaca. Appena eletta, Virginia Raggi andò con Paola Muraro a Tor Bella Monaca per verificare la segnalazione di un video in cui i bambini giocavano a contare i topi che si avvicendavano nei pressi di un cassonetto:
Ancora prima, nel marzo 2016 il Messaggero pubblicò un’infografica sui quartieri della città  più colpiti dai topi (in base alle segnalazioni giunte dai cittadini).
Qualche tempo dopo si parlò dell’esca alla vaccinara che un imprenditore veneto, aveva, secondo quanto raccontava, proposto alla Raggi per la derattizzazione. In realtà  era tutta una bufala.
Beppe Grillo invece aveva segnalato i topi come priorità  per Roma insieme a “spazzatura e clandestini” in un tweet poi cancellato in un rigurgito di vergogna.
In ogni caso le elezioni ci sono state ma la situazione non è migliorata.
Nel gennaio 2016 poi Anticimex, una delle aziende leader della derattizzazione, sostenne che a Roma i topi sono il doppio degli abitanti.
All’epoca il +45% di interventi di derattizzazione chiesti all’azienda fotografava la gravità  del fenomeno, ma se si analizzano i dati in profondità  si evince che circa il 10% delle operazioni sono state effettuate da nuovi clienti (+133% nuove richieste rispetto al 2014).
E, soprattutto, nel 2015 è stato registrato un aumento dei servizi di controllo e monitoraggio roditori che prevedono l’ausilio delle nuove tecnologie e apparecchiature di ultima generazione.
Sempre nel marzo dello scorso anno due desk della biglietteria su piazza del Colosseo sono rimasti chiusi al pubblico per tutto il giorno a causa della presenza di un ratto morto. «Ieri abbiamo dovuto fronteggiare un’emergenza, perchè un topo è rimasto incastrato in una intercapedine sul tetto di una delle biglietterie, proprio di fronte al Colosseo. L’operatore che era in servizio si è visto colare il sangue sulla scrivania. Ecco perchè adesso la biglietteria è chiusa», disse l’allora soprintendente ai Beni archeologici di Roma, Francesco Prosperetti.
Forse la Montanari dovrebbe cercare meglio.

(da “NextQuotidiano”)

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FININVEST, LA SCURE DI MARINA: BASTA VILLE, AEREI E SFIZI DI PAPA’

Aprile 21st, 2017 Riccardo Fucile

LA HOLDING DI BERLUSCONI NON HA VENDUTO SOLO IL MILAN, MA ANCHE YACHT, CAMPI DA GOLF E CINEMA… E PREMIUM AFFONDA IL BILANCIO DI MEDIASET

Basta sprechi e sfizi. La vecchia Fininvest targata Silvio Berlusconi — fatta di ville da mille e una notte, yacht ai Caraibi e milioni buttati nel calcio — è finita.
L’ex-Cav può continuare ad occuparsi di politica e agnelli pasquali. Ad Arcore è iniziata l’era di Marina.
Parola d’ordine: niente soldi gettati al vento. Linea strategica: tagliare i rami secchi — ultimo il Milan – e concentrare il Biscione sui business storici e più redditizi.
Con un unico dubbio: da che parte mettere Mediaset, dopo il rosso da 300 milioni aperto nei conti dalla guerra con Vivendi.
La rivoluzione “morbida” della primogenita è partita da un paio d’anni con il turbo: la scure dell’austerity è caduta sulla flotta di famiglia e sulla Berlusconi Airlines.
A dieta sono finiti golf e residenze di papà . E la dote del new deal – quasi 700 milioni di liquidità  — è davanti a un bivio: diventare l’arsenale per difendere Pier Silvio dall’assalto di Vincent Bollorè («un cannibale della finanza», dice sobria la sorella maggiore) o il tesoretto per garantire dividendi — il vero collante di famiglia – ai piani alti dell’impero.
Dove Barbara, Eleonora e Luigi seguono con un filo d’apprensione il braccio di ferro di Cologno con i francesi
La spending review di Marina non ha risparmiato nessuno degli optional accumulati negli anni d’oro da Silvio.
L’addio ai rossoneri – costati 150 milioni solo nel 2015 – è solo l’ultimo capitolo.
Il Morning Glory, trialberi a vela da 48 mt. battente bandiera delle Bermuda, è stato liquidato con una perdita di 3,8 milioni.
Un jet è stato venduto, un altro è stato pensionato dopo un incidente tecnico incassando i soldi dell’assicurazione (1,35 milioni).
Il nuovo Gulfstream 450, l’ammiraglia volante di Arcore, è stato comprato dividendo i costi con i Gavio.
All’asta sono finiti il golf di Tolcinasco e un paio di cinema a reddito zero.
E persino nell’immobiliare – primo amore di famiglia — è tornato a prevalere il realismo: Villa Gernetto, la residenza comprata dall’ex-Cav. per farne un’università  con insegnanti come Bill Clinton e Tony Blair, è stata declassata a bene in vendita dove si fanno solo «investimenti per il consolidamento statico».
Buono al massimo – in attesa di un compratore e degli illustri ospiti internazionali – per un meeting dei “seniores” ultra65enni di Forza Italia.
Eliminate le palle al piede mangia-soldi, Fininvest ha dato una lucidata all’argenteria di famiglia: arrotondando la quota in Mondadori, spendendo 150 milioni per salire al 39% di Mediaset e arginare Bollorè e puntando nel mattone sull’Immobiliare Leonardo.
Non la solita villa a 5 stelle, ma 180mila mq. di cemento a Basiglio che grazie a un aiutino della Regione Lombardia potrebbero essere edificati tra breve.
Il vero problema di Marina è adesso un altro: il rischio che nella lista delle palle al piede possa entrare Mediaset, il regno del fratello Pier Silvio.
Lui, solo 12 mesi fa, sembrava essere riuscito a fare il miracolo: cedere a Vivendi — e pure a caro prezzo – Premium.
Un’avventura nata «per evitare che Sky creasse un monopolio in Italia» — come dice l’ad del gruppo – ma diventata strada facendo un incubo. Il pareggio operativo, previsto nel 2011, non è mai arrivato. Le perdite accumulate non sono lontane dal miliardo.
E i 700 milioni spesi per aggiudicarsi la Champions, invece che salvare la barca, l’hanno affondata. L’assegno staccato dai francesi aveva risolto il problema.
Ora il loro voltafaccia l’ha aggravato, riaprendo la dialettica familiare ad Arcore su come utilizzare la liquidità  del Biscione.
E Silvio? Lui è sfuggito all’austerity. Un po’ dei suoi sfizi, Villa Certosa in primis, sono fuori da Fininvest. Nessun blitz, per dire, è previsto in Costa Smeralda. Anzi. L’ex premier ha appena fatto richiesta al Comune di Olbia per costruire – vicino al vulcano artificiale – una «struttura amovibile in legno per attività  ludica».
Di cosa si tratti, lo scopriremo la prossima estate.

(da “la Repubblica”)

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