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ZAGREBELSKY AI CINQUESTELLE: “APRITE AD ALLEANZE CHIARE PRIMA DEL VOTO”

Aprile 21st, 2017 Riccardo Fucile

IL CONSIGLIO DEL PROFESSORE: “COMPROMESSO NON VUOL DIRE PER FORZA INCIUCIO”… CERTO, DIPENDE DA CHI LO FA… SE GRILLO RIVELASSE L’ALLEANZA CON SALVINI PRIMA DEL VOTO IL M5S SI SPACCHEREBBE

I Cinque Stelle dovrebbero “darsi da fare per un compromesso ‘non inciucista’: punti programmatici chiari, concreti, pochi.
Ne bastano cinque o sei per riempire, oltre alla routine, un’intera legislatura.
Su questi si lavori per creare convergenze politiche e potenziali maggioranze prima del voto affinchè i cittadini di cui si chiedono i voti sappiano per che cosa votano”.
È il consiglio di Gustavo Zagrebelsky al Movimento Cinque Stelle, che in un’intervista al Fatto Quotidiano lancia una ‘proposta anti-inciucio’.
Più che un suggerimento, Zagrebelsky la definisce “una riflessione”:
“La purezza in politica non è una qualità . Porta all’esclusione, all’insignificanza oppure, se e quando si arriva al potere, all’integralismo e all’intolleranza”
Secondo il professore, “è pericoloso quando la politica diventa la professione dei duri e puri. Non necessariamente il compromesso è l’inciucio, come si dice oggi. Può esserlo, e c’è il timore che lo sia, dopo le elezioni, quando arriveranno”.
Questo, dunque, il suggerimento: “Coloro che temono l’inciucio si siano da fare per un compromesso ‘non inciucista’ basato su pochi “punti programmatici chiari”, così da garantire chiarezza ai potenziali elettori.
Il professore finge di non aver compreso il problema di fondo: se Grillo rivela l’accordo con Lega e Fdi prima del voto, perde almeno un terzo dell’elettorato e della sua classe dirigente e il Movimento si spacca.
Meglio l’inciucio dopo, dome nella migliore tradizione italiana.

(da agenzie)

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L’ATTACCO AL BUS DEL DORTMUND NON ERA TERRORISMO: ARRESTATO L’AUTORE, SPECULAVA SUL CROLLO IN BORSA DEL CLUB TEDESCO

Aprile 21st, 2017 Riccardo Fucile

E’ UN 28 ENNE RUSSO CHE AVEVA ACQUISTATO OPZIONI SUL TITOLO DEL BORUSSIA

L’attentatore di Dortmund non è un terrorista islamico e nemmeno un estremista locale, come era stato ipotizzato qualche giorno fa.
All’origine del’attacco ci sarebbe invece un movente economico.
L’uomo arrestato dalla polizia tedesca è un 28enne russo che aveva acquistato opzioni sul titolo del Borussia Dortmund, sperando di ottenere profitti se le azioni della squadra fossero scese dopo l’attacco.
Se uno dei giocatori fosse morto o fosse rimasto ferito gravemente questo infatti avrebbe potuto provocare il crollo delle azioni.
La procura federale tedesca ha reso noto che il sospettato è un 28enne, arrestato nel corso di un’operazione di polizia nei pressi della città  di Tubinga, nello stato sudoccidentale del Baden-Wuerttemberg.
Secondo la Bild, l’obiettivo dell’uomo sarebbe stato quello di far crollare il prezzo delle azioni della squadra del Borussia Dortmund.
Il sospetto, che ha dunque agito sulla base di motivazioni finanziarie e non terroristiche, è “un cittadino tedesco russo, Sergei W., che è stato arrestato dagli agenti del GSG9″, unità  di elite della polizia tedesca, ha riferito in una nota la procura federale, che per le 12.30 ha annunciato una conferenza stampa a Karlsruhe per fornire ulteriori dettagli.
Il sospetto si sarebbe procurato 15mila opzioni di acquisto valide fino al 17 giugno del Dortmund, unico club di Bundesliga ad essere quotato in borsa.
L’acquisto è stato effettuato tramite Internet dall’albergo in cui alloggiava la squadra e in cui il sospetto aveva preso una stanza due giorni prima dell’attentato. L’11 aprile tre ordigni erano esplosi al passaggio dell’autobus della squadra diretto allo stadio.

(da agenzie”)

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MA COME E’ BENE INFORMATA MARINE LE PEN: “UN NUOVO ATTENTATO PRIMA DI DOMENICA”

Aprile 21st, 2017 Riccardo Fucile

LA CODA DI PAGLIA: “L’ISIS NON HA COME OBIETTIVO QUELLO DI INFLUENZARE LE ELEZIONI FRANCESI”… MACRON: “VOGLIONO CONDIZIONARE LE ELEZIONI GIOCANDO SULLA PAURA, NON CEDERO’ SU NULLA”

Parlando a Rfi (Radio France International), la presidente del Front National, Marine Le Pen, ha detto stamattina di temere nuovi attentati prima del primo turno delle presidenziali, questa domenica.
“Non voglio dire di più – ha affermato – ma sappiamo che lo Stato islamico ha inviato almeno un terrorista per compiere attentati, e costui è ancora in giro, quindi il pericolo è massimo”.
Sarebbe interessante conoscere le fonti delle sue informazioni, ma è chiedere troppo, meglio parlare in libertà . Ma se così fosse il disegno è evidente: aumentare il livello di tensione e condizionare le elezioni politiche di fronte al “pericolo terrorismo”.
E chi ne gioverebbe se non una candidata che sta annaspando nei sondaggi e rischia persino di essere esclusa dal ballottaggio?
Ma la coda di paglia si rivela quando la candidata all’Eliseo ha anche aggiunto di “non credere assolutamente” che l’attentato di ieri abbia avuto l’obiettivo di influenzare l’esito delle elezioni.
“Non credo che sia stato per pesare sulle elezioni presidenziali francesi che ci siano stati gli attentati di San Pietroburgo, Stoccolma o Londra”.
Ma in questo caso la situazione è ben diversa: l’attentato è stato “commissionato” dall’Isis perchè avvenisse prima delle elezioni, non dopo. Lo dice la stessa Le Pen quando annuncia il pericolo di un altro atto di terrorismo prima di domenica.
Analisi opposta quella del suo principale avversario nella corsa all’Eliseo, il candidato centrista Emmanuel Macron. “I terroristi tentano di colpire le elezioni. Vogliono la contemplazione del disastro. Giocano sulle paure, non cederò su niente”, scrive oggi su twitter.
Sugli avvenimenti degli Champs Elysees interviene questa mattina anche il presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Quanto è accaduto ieri a Parigi, sostiene, “ci riporta alla pericolosità  del terrorismo e all’esigenza di una difesa salda, forte, decisa e responsabile che garantisca i valori della democrazia e della libertà “.

(da agenzie)

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ATTENTATO PARIGI: IL TERRORISTA E’ UN PREGIUDICATO CON CONDANNE ALLE SPALLE

Aprile 21st, 2017 Riccardo Fucile

L’ISIS RIVENDICA CON SINGOLARE TEMPESTIVITA’ L’ATTO, ALTRIMENTI SVANISCE L’EFFETTO SULLE ELEZIONI

Il terrorismo colpisce di nuovo nel cuore di Parigi.
L’ attacco alla polizia francese che giovedì sera ha ucciso un agente e ha ferito altre due persone, un poliziotto e una donna tedesca da anni residente in Francia, ha fatto scattare l’allarme sulla capitale a tre giorni dal primo turno delle elezioni presidenziali.
Pochi minuti prima delle 21, sugli Champs-Elysèes, all’altezza del civico 102, in prossimità  dei grandi magazzini britannici Marks & Spencer, un uomo armato di kalashnikov ha aperto il fuoco sui poliziotti di una pattuglia.
L’assalitore si è dato alla fuga a piedi, dopo pochi metri, è stato abbattuto da altri colleghi degli agenti aggrediti. L’abitazione dell’uomo è stata perquisita e tre persone della sua famiglia sono state fermate. Il viale questa mattina è stato riaperto al traffico e al passaggio pedonale, non c’è nessuna traccia di quanto accaduto.
«Tutta l’Europa è presa di mira, oltre 50mila poliziotti sono mobilitati» ha detto il Primo ministro Bernard Cazeneuve al termine del Consiglio di difesa convocato all’Eliseo.
L’attacco è avvenuto mentre era in corso l’ultimo dibattito fra i candidati all’Eliseo che hanno poi deciso di sospendere gli ultimi comizi .
COSA SI SA SULL’ATTENTATORE  
Il libretto di circolazione trovato nell’Audi da cui è sceso l’assalitore è intestato a Karim C., 39 anni. Secondo quanto riporta BmfTv, nel veicolo sono stati ritrovati un fucile a pompa e dei coltelli (tra cui uno da cucina).
La polizia francese ha condotto nella notte perquisizioni nel suo domicilio. «Elementi della radicalizzazione tra cui un libretto salafita», sono stati ritrovati dagli inquirenti in casa di sua madre a Chelles, scrive Le Parisien.
Nel 2003 e nel 2005 aveva già  tentato di uccidere degli agenti ed e era stato condannato per questo a 20 anni di carcere, pena poi ridotta in appello.
Era stato arrestato lo scorso febbraio per avere minacciato la polizia ed era poi stato rilasciato per mancanza di prove: lo hanno reso noto all’agenzia di stampa Ap due funzionari francesi. Intanto tre membri della famiglia dell’assalitore ucciso sono stati fermati.
IL BELGA SEGNALATO: “NON C’ENTRO NULLA”  
L’attentatore è stato identificato dall’Isis, in una rivendicazione arrivata poco dopo l’attacco e al vaglio degli inquirenti, con un comunicato che ricalca quelli usati per gli ultimi attacchi in Europa, con la formula iniziale «fonti all’agenzia Aamaq».
L’uomo, nome di battaglia Abu Yusuf al-Beljiki, il belga, è definito «uno dei combattenti dello Stato Islamico». Questa formula, diversa da quella di Londra, dove era stato usata l’espressione «soldato del Califfato», indica in genere un legame più stretto fra il terrorista e l’organizzazione.
In precedenza i media avevano fatto il nome di Youssef El Osri che su Telegram aveva dichiarato di «voler uccidere poliziotti» e che sarebbe stato noto come radicalizzato ai servizi segreti francesi Dsgi.   «Non c’è al momento nessun legame» tra l’attacco a Parigi e il Belgio ha affermato la Procura federale belga, secondo quanto riporta la tv pubblica fiamminga Vrt.
L’uomo segnalato dai servizi belgi dopo l’attentato come possibile complice si è presentato in un commissariato di polizia ad Anversa. Ha un alibi e che nega ogni coinvolgimento nei fatti di Parigi, è noto per casi gravi di traffico di stupefacenti ma non ha legami con il terrorismo nè è noto per essere radicalizzato, riferisce la Procura. e interrogate dai servizi antiterrorismo. Si trovavano nelle abitazioni perquisite durante la notte dalla Polizia.
IL GIALLO DEL POTENZIALE COMPLICE
Testimoni hanno parlato di «una vera e propria esecuzione». La procura antiterrorismo è stata immediatamente incaricata delle indagini, dopo aver escluso in pochi minuti che si trattasse di una rapina o di criminalità  comune.
Panico nella strada, in pochi minuti tutto è stato blindato, i tanti negozi ancora aperti sono stati invitati a chiudere immediatamente. Poliziotti e teste di cuoio hanno perquisito ogni centimetro quadrato dei negozi, in particolare il grande magazzino Marks & Spencer, poi si sono riversati in un parcheggio poco distante, per il sospetto che un complice potesse essere in fuga proprio lì. Sul presunto “secondo uomo” non ci sono conferme.
CONSIGLIO DI DIFESA  
Francois Hollande ha annullato la visita prevista per questa mattina in Bretagna e convocato un Consiglio di difesa. «Viene fatto di tutto perchè la mobilitazione delle nostre forze di sicurezza, dei poliziotti, dei gendarmi, dei militari sia al più alto livello nelle circostanze che noi sappiamo, come avviene da molti mesi» ha detto il presidente francese. Le unità  speciali sono in stato di allerta, 50mila gli agenti mobilitati. «Tutta l’Europa è sotto attacco, non dobbiamo cedere a oscurantismo o intolleranza, ma combatterli. L’unità  deve prevalere » ha detto al termine della riunione il Primo ministro Bernard Cazeneuve.
CAMPAGNA ELETTORALE SOSPESA
I principali candidati alle presidenziali francesi hanno annullato i loro impegni, a due giorni dal primo turno di voto. Emmanuel Macron, leader di «En Marche», ha fatto sapere che non andrà  a Rouen e Arras, come da programma. Il candidato di «Les Republicains», Francois Fillon, ha cancellato la sua presenza ad una manifestazione che era prevista a Chamonix. Marine Le Pen, candidata del Fn, ha annullato l’evento che aveva in programma a Montceau-les-Mines.

(da “La Stampa”)

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IL REFERENDUM INUTILE DI MARONI E ZAIA CHE SERVE A METTERE ALL’ANGOLO SALVINI

Aprile 20th, 2017 Riccardo Fucile

A OTTOBRE UN REFERENDUM “CONSULTIVO E SENZA QUORUM” SU UNA MAGGIORE AUTONOMIA DI VENETO E LOMBARDIA, QUANDO BASTEREBBE UNA RICHIESTA AL GOVERNO… A MARONI SERVE COME SPOT PER FARSI RIELEGGERE, MA NON SOLO: SALVINI PERDEREBBE CREDIBILITA’ AL CENTROSUD DI FRONTE A UN RITORNO ALLA LEGA DEL NORD

Il d-day dovrebbe essere fissato entro la prima metà  di ottobre. Ma l’ufficializzazione arriverà  soltanto domani quando Roberto Maroni, nel corso della giunta che si terrà  a Bergamo annuncerà  la data. La Lombardia, insieme al Veneto, si appresta a convocare il referendum per l’autonomia.
Si tratta di una vecchia battaglia del Carroccio: il referendum, va ricordato, ha soltanto carattere consultivo e non prevede quorum.
Comunque andrebbe poi aperto un tavolo con il governo per ottenere maggiori competenze (anche se non si tratterebbe delle stesse prerogative delle Regioni a Statuto speciale). Il Pd solleva già  la polemica sui costi che avrebbe questa celebrazione.
“Maroni — sostiene il segretario dem lombardo, Alessandro Alfieri – vuole passare alla storia come il presidente della Lombardia che ha speso 46 milioni di euro per fare una cosa che si può fare gratis”.
Il problema, infatti, in questo caso non è nel merito, perchè qui non si parla di secessione. Tanto che il sostegno alla richiesta di maggiore autonomia arriva anche da parte di tutti i sindaci dei comuni capoluoghi e dai presidenti di provincia della Regione, ivi compresi quelli del Pd.
Il responsabile delle Politiche agricole, Maurizio Martina, infatti chiede a Maroni di evitare di spendere soldi “per un referendum consultivo senza effetti immediati”.
“Basta — osserva – una richiesta al Governo, inspiegabilmente mai arrivata fino ad oggi, per arrivare allo stesso obiettivo, senza buttare milioni di euro”.
Inspiegabilmente: sta in questo avverbio il sospetto che aleggia tra i dem e che viene esplicitato da Giorgio Gori, sindaco di Bergamo. “La presa di posizione del Governo offre a Maroni l’occasione per dimostrare se ha davvero interesse per l’autonomia lombarda o se invece — dichiara – gli interessa solo agitare una bandiera a fini propagandistici”.
Il capogruppo leghista al Senato, Gian Marco Centinaio, nega che ci sia una precisa strategia politica dietro l’annuncio.
“Era una promessa che avevano fatto e poichè Maroni andrà  a elezioni nel 2018 — spiega ad Huffington — la vuole onorare. L’intenzione è quella di non arrivare a fine legislatura con i lombardi che dicono ‘non hai mantenuto il tuo impegno'”.
Il referendum a ottobre cadrebbe a pochi mesi dalle elezioni politiche quando, con ogni probabilità , si sarà  già  in pieno clima elettorale.
In questo senso, spiegano fonti padane, di certo la consultazione per l’autonomia strizzerebbe l’occhio a quell’elettorato storico della Lega che non condivide pienamente l’afflato nazionalista di Salvini, che si sente tradito quando il segretario afferma, per esempio, “Napoli è la mia città “.
Inoltre, la consultazione ridarebbe un forte protagonismo extra-regionale anche ai due Governatori (tra i quali Zaia che peraltro viene anche corteggiato da Silvio Berlusconi per la guida del centrodestra) in un partito che mediaticamente è ormai dominato dal segretario.
L’iniziativa ha suscitato sconcerto tra gli esponenti di ‘Noi con Salvini’ che stanno   cercando di far dimenticare la Lega autonomista e secessionista.
E se l’obiettivo di Maroni e Zaia fosse proprio quello di tagliare le gambe al progetto “nazionale” di Salvini e di ritornare alla Lega del Nord?

(da “Huffingtonpost”)

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ALTRO SUCCESSO DELLA GIUNTA RAGGI: SMENTITI DALLA CORTE DEI CONTI SUGLI SFRATTI ALLE ONLUS

Aprile 20th, 2017 Riccardo Fucile

“NON C’E’ DANNO ERARIALE PER GLI AFFITTI AGEVOLATI ALLE ASSOCIAZIONI CULTURALI E DI PUBBLICA UTILITA'”… MA IL COMUNE LI STA CACCIANDO

Ad Andrea Mazzillo, assessore al bilancio di Roma Capitale, non la si fa: l’altroieri la Corte dei Conti ha emesso due sentenze importanti sul caso Affittopoli nelle quali sostanzialmente si dice che era legittima l’applicazione del canone di affitto scontato all’80% applicato a due Onlus, ovvero l’associazione teatrale Agorà  80 (che gestisce il teatro di Trastevere) e la onlus Insieme con te impegnata nell’assistenza ai malati mentali e alle loro famiglie.
Di fatto queste sentenze, che assolvono i funzionari comunali accusati di danno erariale spalancano le porte alla possibilità  per il Comune di bloccare l’esecuzione di sfratti, sgomberi e richieste di pagamento degli affitti arretrati (parametrati al canone di mercato) nei confronti delle Onlus romane.
La Corte dei Conti ha riconosciuto quello che da mesi sostengono le associazioni colpite ingiustamente dalla delibera 140/2015 approvata dalla giunta Marino e successivamente confermata sia dal prefetto Tronca che dalla Raggi.
Dal momento che le Onlus svolgono attività  di pubblica utilità  sociali e culturali per i magistrati contabili era possibile “una utilizzazione a prezzo ridotto e agevolato per finalità  sociali e culturali” con il pagamento di un canone d’affitto pari al 20% del prezzo di mercato.
Questo significa che anche per le altre Onlus sotto sfratto (o già  sfrattate) la situazione cambia e il Comune non è più legittimato a richiedere il pagamento degli arretrati non pagati.
Una sentenza che per l’avvocato Stefano Rossi, legale del Cesv (Cento servizi per il volontariato) potrebbe portare al rigetto di tutti i provvedimenti di sfratto: «Nella sentenza si rileva che la scadenza del termine senza che fosse intervenuta la concessione definitiva o senza che la stessa fosse stata rinnovata “non cambiava la natura del bene e la sua utilizzabilità  alle stesse condizioni agevolate attuate con il provvedimento originario con conseguente impossibilità  di praticare, per esso un prezzo di mercato”.
Si arriva così ad escludere la sussistenza del danno erariale.
Motivazione che, potenzialmente, porterà  al rigetto di tutti gli altri procedimenti». Mazzillo, che in questi mesi ben poco ha fatto per fermare gli sgomberi ed anzi in più occasioni ha detto che il Comune aveva le mani legate e che l’Amministrazione non poteva fare nulla per fermare la macchina che si era ormai messa in moto.
Da quanto è assessore al Bilancio Mazzillo si è limitato semplicemente a promettere di aprire al più presto un bando per riassegnare gli spazi liberati e di creare un tavolo per la stesura di un regolamento condiviso per l’assegnazione degli spazi di proprietà  del Comune alle associazioni.
Nel frattempo il Tribunale Civile di Roma riconosceva che le riacquisizioni erano illegittime ma ancora Mazzillo e la giunta Raggi non avevano preso una posizione che andasse oltre il riconoscimento che “c’era un problema”.
Ed è vero che c’è, ma ci si aspetterebbe che l’Amministrazione comunale si adoperasse per trovare una soluzione, soluzione che non può che essere politica (ad esempio cancellato la 140/2015).
Anche perchè quando era all’opposizione il MoVimento 5 Stelle aveva fortemente criticato la delibera 140 e combattuto per chiedere una moratoria sugli spazi sociali per dare il tempo di stilare un regolamento che consentisse di salvaguardare quelle associazioni che svolgono comprovate attività  socialmente utili e di interesse cittadino. Da quando si è insediata la Giunta di Virginia Raggi però nulla è stato fatto per l’approvazione di un nuovo regolamento e come hanno testimoniato numerose Onlus romane le notifiche di sfratto e gli sgomberi hanno continuato a procedere senza che dal Campidoglio venisse detto nulla.
In poche parole il Comune ha sempre temporeggiato mantenendo un atteggiamento più che cauto sulla questione, segno forse che non c’era la volontà  politica di prendere una decisione a tutela delle associazioni.
Qualche settimana fa le associazioni hanno presentato al Presidente e al procuratore generale della Corte dei Conti e al procuratore della Corte dei conti del Lazio «una richiesta di deferimento del Vice Procuratore della Corte Regionale del Lazio Dott. Guido Patti alla Commissione Disciplinare».
Nella richiesta le associazioni chiedono di verificare se con il “record” di atti di citazione nei confronti dei dirigenti del Dipartimento Patrimonio di Roma Capitale “non siano stati travalicati i principi che tutelano e garantiscono l’autonomia e l’indipendenza dell’organo inquirente”.
Fino alla data della presente istanza — si legge nella richiesta — “risultano notificati circa 200 inviti a dedurre e circa 132 atti di citazione” inoltre “secondo quanto appreso dal personale della Procura Regionale del Lazio sono stati confezionati circa altri 650 atti di citazione”.
Questo però non ha impedito ad Andrea Mazzillo di intestarsi la decisione della Corte dei Conti scrivendo su Facebook che le due sentenze sono in linea con la posizione dell’Amministrazione a 5 Stelle: «Le pronunce dei giudici contabili sono in linea con la posizione che la nostra amministrazione ha sostenuto negli ultimi mesi».
Per la cronaca poco meno di due mesi fa Mazzillo intervenendo durante un’assemblea al Rialto occupato — sede del Forum dell’Acqua — aveva spiegato così la situazione:
Quindi noi ci siamo ritrovati, io come assessore e la giunta Raggi in linea di massima tutta, un problema che non si era gestito nel tempo. Ci siamo ritrovati un mancato regolamento abbiamo chiesto un supporto agli uffici e abbiamo cercato di capire cosa stava succedendo. Però vi ripeto ci sono diversi punti di vista e il primo è quello della magistratura: cioè c’è la magistratura ordinaria ma anche quella contabile che dicono “scusate ma se dei soggetti stanno negli immobili pubblici, non pagano a questo punto devono andare via. Non solo: a questo punto devono pagare tutto ciò che non hanno pagato e siccome non avevano il titolo lo devono pagare con l’indennità  di occupazione a titolo di mercato. Questa è la regola generale che è stata portata avanti dalla magistratura ed è questo quello che sostanzialmente gli uffici hanno fatto. Perchè gli uffici non fanno altro che rispettare quella che è la norma, se poi un magistrato gli dice “fai così” loro si muovono così.
Mazzillo in quell’occasione disse anche che era necessario rispettare le regole, e le regole in quel caso prevedevano che il Rialto (ma la cosa era valida anche per altre associazioni) venisse sgomberato e che si procedesse invece alla creazione di un regolamento condiviso per poi poter mettere a bando regolarmente gli spazi e gli immobili di proprietà  comunali. L’assessore al bilancio disse anchee che l’amministrazione comunale aveva già  stabilito nella 140 una priorità  agli sgomberi di quelle associazioni che non svolgono funzioni utili per la collettività  e di interesse pubblico:
Allora cosa è successo la 140 dava un ordine di priorità  e ovviamente le realtà  che lavorano e operano nell’interesse pubblico erano all’ultimo e quindi si pensava che attraverso un’opera veloce di costruzione di un regolamento, fatto il regolamento subito si mettevano a bando tutti gli spazi ed era risolto il problema. Il regolamento lo stiamo ancora facendo, quello che è uscito fuori dagli uffici è risultato — da parte della Commissione — non applicabile cioè non era utile per le finalità  di cui ci stiamo parlando adesso.
Dal momento che il Comune si è mosso tardi i provvedimenti di sfratto nel frattempo hanno raggiunto le associazioni che operano nell’interesse pubblico e si è venuta a creare la situazione che è sotto gli occhi di tutti e che rischia di azzerare l’associazionismo romano.
Questa quindi era la linea dell’Amministrazione comunale. Si può dire anzi che la linea della Giunta è quella di seguire quello che dicono i magistrati: se i magistrati dicono che bisogna procedere agli sfratti e al pagamento del canone arretrato Mazzillo dice che bisogna fare così, se la Corte dei Conti stabilisce che gli sgomberi vanno fermati allora la linea di Mazzillo è di fermare gli sgomberi.
È evidente che qui a tracciare la linea non è nè Mazzillo nè la Giunta ma i giudici, il che se non altro significa che la politica romana ha da tempo abdicato al suo ruolo di guida della città .
La domanda è semplice: cosa ha fatto in questi mesi la Giunta Raggi per tutelare l’esistenza delle Onlus romane?
La risposta è sotto gli occhi di tutti: ha temporeggiato.
Vediamo se ora se la Giunta sarà  in grado di tradurre in atti concreti la sentenza dei magistrati contabili, bloccando le richieste di pagamento degli arretrati che partono dagli uffici comunali.

(da “NextQuotidiano“)

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GRILLINI E VACCINI: UN GIORNO CONTRO, UN GIORNO A FAVORE

Aprile 20th, 2017 Riccardo Fucile

NEL TENTATIVO DI NON PERDERE I VOTI DEI PRO-VACCINO OGGI L’ENNESIMA GIRAVOLTA… MA SI INCAZZANO GLI ANTI

Chi segue l’appassionante dibattito sui vaccini si sarà  certamente accorto di una cosa: è impossibile trovare un anti-vaccinista che ammetta di esserlo.
E se pure una celebrità  di quel mondo anti-scientifico come Roberto Gava ha detto di non essere contro i vaccini perchè Beppe Grillo, dopo tutto quello che lui e il MoVimento 5 Stelle hanno detto e scritto per aiutare gli italiani a non fidarsi di medici e vaccini dovrebbe fare diversamente?
Qualche tempo fa suggerivo ironicamente di abbandonare completamente l’utilizzo del termine “antivaccinista” a favore di un più politicamente corretto “genitore preoccupatoâ„¢” o — nel caso del M5S — “politico preoccupatoâ„¢”.
Oggi Grillo ha pubblicato sul blog un articolo di Guido Silvestri, microbiologo e immunulogo, per mettere a tacere tutte quelle voci secondo le quali il suo partito è un covo di antivaccinisti ed esperti di pseudoscienze e altre cialtronerie (molte delle quali diffuse da lui stesso).
Ma qual è la posizione del M5S sui vaccini?
L’articolo, pubblicato ieri sul Fatto Quotidiano con il titolo “M5S e vaccini: quanto se ne può discutere” segna l’inizio di un nuovo corso del MoVimento che sogna di arrivare al governo del Paese e che evidentemente per farlo ha bisogno di fare un po’ di pulizia sul suo passato, nascondendo la polvere sotto il tappeto.
Nessuno però pretende che sia Silvestri a “chiedere scusa” per quello che il M5S ha detto in passato sui vaccini, non spetta a lui farlo.
A quanto pare il MoVimento però sta lavorando proprio con Silvestri (che in altri tempi sarebbe stato visto come un pericoloso professorone magari con pericolosi rapporti con le lobbies farmaceutiche) per stilare la posizione ufficiale del M5S sui vaccini.
Posizione che non è quella espressa dall’articolo che Grillo furbescamente ha rinominato “Dire che il MoVimento 5 Stelle è “contro i vaccini” è una sciocchezza” e che secondo le intenzioni di Grillo rappresenta “la verità  spiegata bene” sulla posizione dei M5S sui vaccini quando in realtà  al momento rappresenta solo la posizione di Guidi visto che la base non è stata ancora chiamata ad esprimersi sull’argomento.
Già , perchè come tutte le decisioni del MoVimento 5 Stelle anche quella sui vaccini (e più in generale sulla ricerca scientifica, gli OGM e l’utilizzo di animali da laboratorio) verrà  sottoposta al vaglio degli iscritti su Rousseau.
Non è poi detto che questa diventi la posizione ufficiale, che per il momento non si capisce qual è.
È quella espressa da Grillo in numerosi spettacoli dove spiegava che i vaccini non servono a nulla?
È quella della Senatrice Paola Taverna che ci spiegava che servono solo per fare ingrassare Big Pharma?
È quella dei consiglieri regionali che si oppongono al ritorno dell’obbligo vaccinale negli asili nido?
È quella del libro bianco della salute del M5S Lazio dove è messo nero su bianco che il progetto è quello di arrivare “ad un approccio personalizzato” alle vaccinazioni e di eliminare l’obbligo vaccinale “migliorando il più possibile le condizioni igieniche delle scuole in modo da ridurre ulteriormente il rischio infettivo”?
È quella della senatrice Elena Fattori che ha inventato un’inesistente allarme sui vaccini antinfluenzali oppure è quella dell’eurodeputato Piernicola Pedicini che qualche tempo fa ha detto che “una vaccinazione di massa obbligatoria è un regalo alle multinazionali farmaceutiche”?
Nel dubbio c’è chi tra gli attivisti e i commentatori rimane interdetto da questa conversione e accusa Grillo di “farsi dire la posizione del 5 Stelle” da uno scienziato mentre altri non credono affatto che i vaccini siano poi così innocui come ci vogliono fa credere.
L’idea che un professorone ci venga a dire cosa pensare sui vaccini è sconvolgente, ki lo paka??
E poi con che arroganza questo professorone ci viene a dire che “Ogni “opinione” contraria non è scienza, ma pseudo-scienza.” Ma stiamo scherzando? Questa è arroganza pura è semplice.
Le oscure trame e gli interessi
Quali interessi e oscure trame spingono questo scienziato a sostenere il M5S? Cosa ne vorrà  ricavare? Attento Grillo ricordati del detto omerico timeo danaos et dona ferentes. Il MoVimento deve stare attento a questo tipo di persone “che sembrano tanto competenti, aperte, tolleranti e maestrini del pensiero” perchè ai lupi piace travestirsi da agnelli.
Qualcuno ricorda tutti i crimini dei vaccini, dei medici e degli scienziati e rimpiange i bei tempi andati quando si era contro i vaccini, perchè bisogna ribellarsi ai vaccini (e anche al minestrone e alle verdure, soprattutto quelle amare).
E a qualcuno viene il dubbio che il MoVimento si sia venduto a Big Pharma, accidenti, è la fine. Lo sanno tutti cosa succede a chi si fa vaccinare: diventa schiavo del sistema.
C’è chi si sforza di vedere il bicchiere mezzo pieno: perchè non fare un tavolo tecnico con le associazioni antivacciniste e vedere cosa succede? Così magari potranno portare le prove della correlazione tra vaccini e autismo.
Non va meglio dalla senatrice Carla Ruocco dove c’è chi ci spiega che la razza umana si cura in modo naturale e che le malattie sono create dagli stessi farmaci con cui ci curiamo.
E poi c’è chi sogna un vaccino senza effetti collaterali, senza adiuvanti “chimici”.
C’è infine chi ha capito qual è il problema: finchè al governo ci sono “loro” non ci si può fidare dei vaccini.
Ma quando il 5 Stelle sarà  al potere vedrete che tutti i vaccini ipso facto diventeranno sicuri perchè laggente non vuole certo fare del male alla ggente avvelenandola.
Cosa non si fa per poter andare al governo.

(da “NextQuotidiano”)

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SORPRESO IN PIENA NOTTE A FARE PIPI IN UN VICOLO, UNO STUDENTE RICEVE UNA MULTA DI 10.000 EURO

Aprile 20th, 2017 Riccardo Fucile

GENOVA: IMPAZZANO SPACCIATORI E IMBRATTATORI DI PALAZZI STORICI, MA IL “DECORO” DELLA CITTA’ E’ GARANTITO DAL BLITZ ANTI-PIPI’

Sono le 2.40 di notte del 25 febbraio scorso. Marco, diciannove anni studente di un liceo genovese esce da un locale del centro storico. È in compagnia di alcuni amici, ha bevuto un paio di birre, percorre poche centinaia di metri a piedi.
Si ferma in vico Lavezzi e qui decide di fare la pipì. «Mi scappava non c’erano altri locali aperti nella zona e il nostro aveva appena chiuso», spiegherà  più tardi il giovane per giustificarsi.
Nella zona transita una pattuglia di carabinieri della stazione di Carignano.
I militari vedono il giovane urinare, lo bloccano di ritorno dal vicolo e lo identificano. «Ha commesso il reato di atti contrari alla pubblica decenza, deve pagare una multa». Marco torna a casa, racconta l’accaduto al padre.
«Mai e poi mai ci saremmo immaginati che la cifra fosse così alta», sottolinea ancora incredulo il papà  del ragazzo. Perchè una settimana più tardi i carabinieri inviano allo studente genovese un verbale di contravvenzione.
Alla fine del foglio, una cifra monstre: 10 mila euro. «Ho riletto tre o quattro volte la multa -racconta il padre del ragazzo che lavora come agente di commercio – speravo di aver visto male. Ed invece era tutto vero».
La famiglia dello studente contatta avvocati, chiede pareri a consulenti legali. Alla fine la risposta è sempre la stessa e vale più che una sentenza. «Mi hanno detto che era meglio pagare, che si poteva fare ricorso ma le speranze di vincere erano pari a zero». Anche perchè i carabinieri di Carignano in questa circostanza hanno applicato la legge alla lettera.
Facciamo un passo indietro.
All’inizio del 2016 il reato di atti contrari alla pubblica decenza è stato depenalizzato. Cioè trasformato da denuncia penale in sanzione amministrativa.
E però il legislatore ha alzato di parecchio il livello economico del verbale. Che ora parte da cinquemila e arriva fino a diecimila euro.
Il papà  di Marco ha deciso di saldare il dovuto entro sessanta giorni usufruendo dello sconto della misura ridotta . Un terzo della multa – applicato però in questo caso al valore massimo – e alla fine ha pagato all’Erario 3,333 euro e 33 centesimi.
Nessuno ha ritenuto che forse sarebbe bastato un “cartellino giallo” ammonendo lo studente a non farsi mai più beccare a urinare in luogo pubblico anche perchè in piena notte e in assenza di passanti resta oscuro il concetto di “atto contrario alla pubblica decenza” quando uno ha un improrogabile bisogno e non esiste nel raggio di chilometri un servizio Wc pubblico perchè le istituzioni non li mettono a disposizione dei cittadini.
Talvolta il buonsenso dovrebbe far capire che le situazioni di degrado delle città  sono ben altre, soprattutto le decine di spacciatori che agiscono nei vicoli di Genova o chi imbratta con   scritte i palazzi antichi della città  e che continuano ad agire indisturbati.
Con una multa di 10.000 euro ora il   decoro di Genova è assicurato.

(da agenzie)

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DIETRO GLI STAATSVERWEIGERER AUSTRIACI UNA TRUFFA A DANNO DEGLI ISCRITTI

Aprile 20th, 2017 Riccardo Fucile

CHI SONO I COMPLOTTISTI “SOVRANISTI” CHE VOLEVANO PROCESSARE LO STATO

In Austria si è appena conclusa una maxi operazione di polizia che ha portato all’arresto di 26 Staatsverweigerer ovvero gli “obiettori di Stato”, cittadini austriaci che non riconoscono l’autorità  del governo austriaco e non riconoscono l’esistenza dell’Austria.
A quanto pare alcuni tra gli aderenti allo Staatenbund Oesterreich (Confederazione austriaca), un movimento fondato nel 2015 che conta almeno un migliaio di iscritti (e almeno 20 mila simpatizzanti secondo gli inquirenti) stavano organizzando “processi” contro sindaci, giudici e bancari colpevoli di rappresentare a vario titolo le istituzioni austriache contro le quali gli Staatsverweigerer lottano tenacemente.
Alla retata, ordinata dalla procura di Graz, sono intervenuti 454 poliziotti.
Il procuratore sta indagando sull’associazione che ha come obiettivo di creare uno Stato parallelo cui i “cittadini obiettori” pagano le tasse e le multe e che riconosce solo i documenti che emette.
Non è la prima volta che gli obiettori dello Stato hanno dei guai con la legge, dall’estate del 2016 ad oggi sono già  stati avviati 80 procedimenti penali principalmente per reati come la resistenza a pubblico ufficiale o le minacce.
Per il 21 aprile però gli aderenti allo Staatenbund Oesterreich avevano intenzione di iniziare a celebrare i loro processi con un proprio tribunale e una corte di giustizia autonoma e sono arrivati a emetter mandati d’arresto nei confronti degli esponenti delle istituzioni austriache considerati “colpevoli” di contribuire a tenere in schiavitù il popolo. A presiedere il movimento c’è una donna, Monika Unger, che preferisce farsi chiamare monika:unger, che è solita spiegare come lo Stato austriaco, con l’aiuto del Vaticano, della City di Londra e del governo USA ha sistematicamente derubato i propri cittadini della ricchezza che spetta loro per nascita.
L’unico modo per riacquistarla è dichiararsi uomini liberi. C’è tutta un’interessante teoria sulla differenza tra “persona”, che è il cittadino schiavo dello Stato ed “essere umano” che invece è la versione libera della persona.
Alle “persone” lo Stato crea un conto bancario dove viene accumulata la ricchezza grazie allo sfruttamento operato dalle istituzioni e che serve ad arricchire i potenti del mondo. Dichiarandosi “esseri umani” ci si libera dal controllo delle multinazionali e dei governi e si può godere della propria ricchezza individuale. Una storia che sembra molto simile a quella degli italiani che rifiutano di compilare il certificato di nascita dei figli per paura che grazie a quell’atto la propria prole diventi di proprietà  di una società  — l’ITALIA S.p.a. — che detiene le vite dei cittadini italiani.
In Italia la Lega Nord ha ormai dimenticato da anni i sogni di un’indipendenza della Padania e a lottare — si fa per dire — contro lo Stato centrale resta solo uno sparuto gruppo di patrioti della Serenissima i cosiddetti venetisti capitanati dal “Doge” Albert Gardin. Ma a parte variopinte azioni folkloristiche, progetti di costruzione di “tanki” basati su trattori l’unica cosa davvero ha destato qualche preoccupazione è stata la “Polisia veneta” i cui membri si preparavano a “fare la rivoluzione” armati di tutto punto.
Gli Staatsverweigerer — che tra loro si chiamano “Freemen”, “freie Mà¤nner”, “Reichsbà¼rger”, “Staatenbà¼ndler”, “Souverà¤ne” oppure “One People’s Public Trust” portano questo discorso alle estreme conseguenze.
Ad esempio stampano le proprie patenti di guida e le proprie targhe automobilistiche — cosa che crea non pochi problemi ai liberi cittadini quando vengono fermati dalle forze d’occupazione austriache. Il sogno è quello di stampare anche la propria moneta — l’à–sterreicher — e di garantire a ciascun cittadino un reddito minimo garantito pari a duemila à–sterreicher al mese.
Ma oltre a queste strampalate teorie indipendentiste che fino ad ora non hanno portato ad azioni violente i magistrati austriaci stanno indagando su una possibile frode perpetrata dai leader del movimento.
Infatti per poter ottenere i documenti “liberi” i cittadini obiettori sono tenuti a pagare — oltre ad una quota associativa — somme di denaro (in euro) che finiscono nelle tasche dei capi degli indipendentisti, senza contare che gli Staatsverweigerer puntano anche a riscuotere le proprie tasse dai loro cittadini.
Uno stato nello Stato al quale molti austriaci stanno credendo arricchendo i leader di questa “rivolta” che prima di tutto è una rivolta fiscale.
Ma come sempre accade in questi casi chi promette la libertà  dallo Stato lo fa chiedendo il pagamento di un — modico — compenso “per la causa”.
Solo che a quanto pare la causa è quella di capi del movimento di obiettori dello Stato. Secondo gli inquirenti infatti i leader degli Staatsverweigerer sono riusciti a raccogliere così tanto denaro dalla vendita di documenti (falsi e inutili) ai loro associati da garantirsi un discreto stipendio che consente loro di andare in giro per il Paese a tenere conferenze per illustrare il loro glorioso progetto.

(da “NextQuotidiano”)

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