Aprile 20th, 2017 Riccardo Fucile
SALVINI E LA MELONI SONO STATI INTERPELLATI O GIA’ SI APPRESTANO A SEGUIRE IL LORO MITO SOVRANISTA?
La Russia mette al bando i Testimoni di Geova perchè considerati un movimento ‘estremista’: lo ha deciso la Corte suprema di Mosca che ne ha vietato ogni attivita’ sul territorio russo e confiscato tutti i beni.
Un portavoce dei Testimoni di Geova russo, Iaroslav Sivoulski, ha detto di essere “choccato” dalla decisione dei giudici e ha aggiunto che sarà presentato un ricorso. In gennaio, i Testimoni di Geova erano già stati bollati come gruppo estremista dal tribunale di Mosca, ma erano ricorsi in appello. Le autorità hanno già chiuso otto loro sedi con l’accusa di estremismo.
“Si tratta di decisioni basate su prove false e minate da errori procedurali”, si legge sul sito.
La sentenza della Corte arriva dopo che il Ministero della Giustizia russo aveva affermato di aver riscontrato dei segni di “attività estremiste” in seno all’organizzazione, chiedendone quindi la messa al bando.
Il gruppo, che conta 395 centri sul territorio russo, presenterà appello contro la sentenza: “Non mi aspettavo che ciò fosse possibile nella Russia moderna, dove la Costituzione garantisce la libertà religiosa” ha commentato il portavoce dell’organizzazione, Yaroslav Sivulsky.
Già nel 2004 Mosca aveva sciolto una branca dei Testimoni di Geova: la Corte Europea per i diritti umani stabilì sei anni dopo che la decisione costituiva una violazione dei diritti di religione e di associazione.
(da “NextQuotidiano”)
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Aprile 20th, 2017 Riccardo Fucile
MUOIONO POLIZIOTTO E ASSALITORE, QUASI CERTO ATTO TERRORISTICO… MENTRE IN TV C’E’ L’ULTIMO DIBATTITO TRA I CANDIDATI… UN PREVISTO TENTATIVO DI CONDIZIONARE LE ELEZIONI
Torna l’allarme terrorismo a Parigi per una sparatoria sugli Champs Elysees nel corso della quale,
come confermato da fonti governative, un poliziotto è stato ucciso e un altro è stato ferito.
Anche l’uomo che ha sparato contro gli agenti è morto, ha confermato il ministero degli Interni francese. Per la polizia si tratta “probabilmente” di un attacco terroristico. L’agente ricoverato, ferito alla testa, è in gravi condizioni.
L’attacco, a colpi di kalashnikov – “una sparatoria violenta”, secondo i primi testimoni -, è avvenuta davanti a uno negozio di “Marks & Spencer”, grande magazzino britannico.
A quanto si apprende, uno dei due terroristi sarebbe fuggito in un garage vicino.
L’aggressore avrebbe fatto fuoco su una pattuglia che era in auto e ferma al semaforo rosso. Quest’ultima ricostruzione è stata in qualche confermata più tardi dal ministro dell’Interno.
L’operazione di polizia è ancora in corso.
Il piano antiterrorismo è scattato subito dopo la sparatoria.
L’evacuazione è in corso su quelli che sono forse i viali più celebri di Parigi. Gli elicotteri volteggiano sulla zona, la polizia ha chiesto ai cittadini attraverso i media e i social network di evitare la zona fino a che la situazione non sarà chiarita.
Nel giro di pochi minuti l’intera area è stata blindata con centinaia di uomini della gendarmeria e delle forze speciali.
La sparatoria è avvenuta mentre andava in onda l’ultimo confronto fra tutti i candidati alle presidenziali in vista del voto di domenica.
In tutto il Paese le misure di prevenzione anti-terrorismo sono state potenziate proprio in vista della scadenza elettorale.
(da agenzie)
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Aprile 20th, 2017 Riccardo Fucile
DA SOVRANISTI CONTRO I POTERI FORTI A MODERATI CON ALICE WEIDEL, UN PASSATO NELLA FINANZA
Alice Weidel. È il nome più quotato al momento per la guida di Alternative fà¼r Deutschland (AfD).
Il videomessaggio Facebook dell’attuale leader Frauke Petry, “Non mi candiderò a cancelliere”, ha gettato nel caos la formazione politica di destra.
“Dall’autunno 2015 non esiste più una strategia comune all’interno di Alternative fà¼r Deutschland, l’immagine esterna che diamo è caratterizzata da provocazioni massimaliste non concordate di pochi nostri rappresentanti”.
AfD ha bisogno di trovare un nome in grado di riunire il partito e decretare, a soli 4 anni dalla sua fondazione, il suo ingresso in Parlamento.
Quella persona, secondo analisti e principali media tedeschi, è Alice Weidel.
Trentotto anni, originaria di Gà¼tersloh, centro-ovest della Germania, si è formata come consulente finanziaria lavorando, tra gli altri, con Goldman Sachs e Allianz e passando ben sei anni in Cina.
Ha aderito a AfD fin dalla sua fondazione, anno 2013. Nel 2015 è stata scelta come membro del consiglio nazionale. La sua storia elettorale finora è avara di successi.
Nel 2016 non è stata eletta al Senato del Baden-Wà¼rttemberg così come è stata sconfitta quando, a marzo scorso, si è proposta contro Ralf à–zkara come presidentessa del partito nel Land.
Al momento è data come capolista AfD alle elezioni parlamentari di settembre sempre in Baden-Wà¼rttemberg.
La sua competenza su temi economici fa di lei una delle voci più autorevoli del partito. È spesso intervistata dai principali media tedeschi sul “No all’euro” da sempre sostenuto da AfD. All’interno del partito poi è percepita come un esponente moderato, in grado di non spaventare tutti quegli elettori che seppure non convinti dalla Merkel, hanno il timore di spingersi troppo a destra con AfD dopo che diversi suoi alcuni esponenti locali si sono resi protagonisti di gesti ambigui e dichiarazioni soft sul passato nazista tedesco.
L’endorsement arriva dal magazine online Prodeutschland, da tempo sostenitore di AfD (“Alice Weidel è la figura giusta per mediare tra i patrioti e i liberali del partito. È donna, giovane, ha una vita familiare senza turbolenze (al contrario di Frauke Petry che, dopo essersi lasciata con il marito, si è sposata poco dopo con il compagno di partito Marcus Pretzell, ndr). È il personaggio che più si avvicina alla Merkel dentro AfD”.
Allo stesso modo, come riporta il Tagesspiegel, la pensa anche Ralf à–zkara: “È un’ottima candidata per la cancelleria”.
Nel frattempo la Weidel non perde occasione per costruirsi un’immagine da leader che si pronuncia su tutti i temi dell’agenda politica.
All’indomani del voto sul referendum turco, le sue parole contro tutti quei residenti in Germania che hanno votato a favore della riforma hanno centrato in pieno lo stomaco sia del suo elettorato che di tanti altri tedeschi: “Chi ha detto Sì se ne torni in Turchia”.
Solo nei prossimi giorni si capirà se il passo indietro della Petry diventerà occasione per un nuovo congresso o se il nuovo leader, data l’imminenza delle elezioni, verrà scelto a tavolino.
Alice Weidel al momento non commenta. La destra, in Germania, aspetta la sua ennesima svolta
(da “Huffingtonpost”)
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Aprile 20th, 2017 Riccardo Fucile
EMERGE L’INADEGUATEZZA DI PARVENU SENZ’ARTE NE’ PARTE, CON MODELLI CULTURALI ARCAICI E UN ORIZZONTE DA STRAPAESE
Come nella pièce teatrale di Ennio Flaiano “Il Marziano a Roma”, la lunga apparizione in pubblico di
qualsivoglia novità eccezionale finisce per farla scivolare gradatamente nella normalizzazione banalizzante; così anni di esposizione mediatica stanno rarefacendo l’aura di ineffabile eccezionalità che avvolgeva i presunti alieni pentastellati.
Grazie al fenomeno “chiamato” — di volta in volta — assuefazione o metabolizzazione.
Quindi, se ci stiamo predisponendo all’ipotesi di un governo Cinquestelle nelle fatidiche elezioni previste per l’anno prossimo, allo stesso modo impariamo a sdrammatizzare buona parte dell’apparato retorico del Movimento; una volta sottoposto alla prova finestra dell’applicazione quotidiana (e ai suoi effetti demistificanti).
In primo luogo inizia a essere smontata la mitologia dell’e-democracy; la presunta qualità sorgiva della creatività popolare canalizzata dalla rete.
A parte l’ormai accertata sporadicità dell’effettiva partecipazione online, come ne danno ennesima conferma le “comunarie” per pochi intimi che stanno individuando i candidati sindaci del M5S per le imminenti amministrative (mettendo da parte il penoso affaire Cassimatis di cui già più volte si è detto), la democrazia rivestita digitalmente può dare utili contributi — consultivi e sensibilizzanti — nella circolazione preliminare delle informazioni, mentre la fase dell’elaborazione vera e propria richiede ben altro della raccolta di luoghi comuni a mezzo crowdfounsourcing.
Come lo sta a dimostrare il secondo capitolo elaborato a mezzo click dai militanti M5S:la presunta “politica estera 2.0” Cinquestelle.
Ossia un’imbarazzante raccolta di luoghi comuni all’insegna di un barcamenarsi che riporta alla memoria la tradizione italica dei giri di valzer; che nel secondo dopoguerra furono appannaggi andreottiani e morotei.
D’altro canto perfino la tanto strombazzata costituzione islandese, presunta apoteosi del “2.0”, ha dimostrato che la faccenda è un po’ più complicata di quanto pensino gli apprendisti stregoni della democrazia liquida: infatti, dopo un po’ di passaggi rituali su Facebook, Twitter, Youtube e Flickr, il testo in questione è finito nel marzo 2013 sotto le forche caudine del Parlamento di Reykiavik che lo ha ampiamente rimaneggiato e affossato.
Ma prima ancora dell’appiattimento dei contenuti imposti dalle procedure, quanto sta emergendo in maniera inquietante è l’arcaicità dei modelli culturali proposti dai sedicenti iper-moderni chiamati a costituire la nuova classe dirigente 2.0.
E non sono soltanto le gaffe o gli svarioni storici/geografici/culturali — dal Pinochet Venezuelano al sociologo Gallini — in cui da tempo incappa il personaggio di punta dell’annunciato rinnovamento; il vice presidente della Camera Luigi Di Maio.
Il sospetto di inadeguatezza, che sta diffondendosi, nasce dalla sensazione di trovarsi davanti a palesi casi di parvenu senz’arte nè parte, i cui limiti sono stati portati alla luce dalla sovresposizione mediatica.
Il giovane Di Maio — infatti — più parla e più rivela la provenienza da un milieu neppure sfiorato dalla modernizzazione, quale il profondo Sud della periferia campana intrisa di umori retrogradi e reazionari.
L’Italia che Edward Banfield rappresentava negli anni Cinquanta con la categoria del “familismo amorale”. Per cui i rumeni sono tutti ladri e la domenica i negozi vanno chiusi perchè il consesso parentale possa riunirsi felicemente attorno al desco imbandito, dopo la rituale celebrazione della santa messa.
L’orizzonte da Strapaese neppure lambito da processi di secolarizzazione, che ci riporterebbe al tempo in cui “Cristo si fermava a Eboli”.
Consegnare uno Stato, che comunque aspira a essere avanzato, a questi personaggi col vestitino della festa da sposo di paese sembra l’anticamera del ritorno al passato. Come promettono suicidi civili gli altri strapaesani Renzi e Salvini; per non parlare del falchetto brianzolo Berlusconi.
Pierfranco Pellizzetti
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Aprile 20th, 2017 Riccardo Fucile
LE ANALISI SUL POPOLO DEL WEB: TESTA A TESTA TRA I DUE COME AUMENTO DELLA POPOLARITA’ (+24% MACRON, + 27% MELENCHON)… FILLON AUMENTA DEL 12%, MARINE LE PEN SOLO DEL 3%
Mancano ormai pochi giorni a uno degli eventi elettorali più attesi dell’anno, le elezioni presidenziali francesi. Domenica 24 aprile il calendario segna il primo turno della corsa verso l’Eliseo. L’evento è atteso soprattutto per misurare il livello di forza raggiunto dai movimenti nazionalisti anti-euro, incarnati nel vecchio continente dal Front National di Marine Le Pen.
Degli undici candidati ufficiali alla marcia di avvicinamento all’Eliseo solo in quattro sono dati dai sondaggisti come potenziali partecipanti al ballottaggio.
Se in un primo momento si era pensato a una sfida a due, Le Pen contro Macron, oggi i principali istituti di sondaggi certificano una situazione in bilico dove anche Jean-Luc Melenchon e Francois Fillon potrebbero dire la loro. L’istituto Elabe vede in testa Emmanuel Macron (24%) e Marine Le Pen (23%) seguiti da Franà§ois Fillon (19,5%) e Jean-Luc Melenchon (18%).
In realtà se passiamo dal livello numerico dei sondaggi a quello più magmatico della rete possiamo vedere come il risultato sia diverso.
Quello che viene fuori è il disegno di uno scenario imprevisto che mette in luce un testa a testa tra Emmanuel Macron e Jean-Luc Melenchon.
Emmanuel Macron nell’ultimo mese di campagna elettorale ha ottenuto un exploit di circa il 24% in termini di popolarità su facebook. Il leader di En Marche è riuscito a portare a sè 54.632 nuovi potenziali elettori digitali, arrivando a un totale di 283.030 fan.
Ma il candidato che cresce di più su questo social è a sorpresa Jean-Luc Mèlenchon: grazie agli oltre 200mila fan digitali raggiunti negli ultimi 30 giorni il leader della sinistra radicale cresce di oltre il 27% raggiungendo quota 913.109 fan.
Fillon ha agganciato 38.282 nuovi utenti, crescendo del 12% e arrivando ad un totale di 349.659 fan. Marine Le Pen rimane in assoluto la più popolare ma cresce soltanto del 3%, agganciando 44.384 nuovi utenti è arrivata ad un totale 1.303.161 fan.
Lo stesso trend analizzato su facebook si ripropone su twitter, dove il grosso dello scontro avviene nel campo della sinistra.
A crescere di più in termini di popolarità sono infatti Macron e Melenchon.
Il primo è il leader che cresce di più in termini percentuali: nell’ultimo mese di campagna elettorale ha agganciato 71mila nuovi potenziali elettori, arrivando a un totale di 650mila follower (+12%).
Il secondo invece è quello che ha ha aggiunto più utenti di tutti, circa 90mila, crescendo di oltre il 9% e arrivando a un milione di follower.
Marine Le Pen grazie ai suoi 1.38mln di seguaci digitali partiva come la candidata favorita su questo social ma negli ultimi giorni è cresciuta soltanto del 3%, ottenuto 43mila nuovi follower.
Anche per quanto riguarda il numero di ricerche effettuate su google possiamo notare come Jean-Luc Meenchon riesca a esercitare una maggiore attrazione rispetto agli sfidanti.
Negli ultimi 30 giorni è lui il candidato all’Eliseo più cercato dagli utenti francesi online. Melenchon ha una media nel volume di ricerche su google pari a 53 (scala da 0 a 100). Dietro il leader della sinistra radicale troviamo, Franà§ois Fillon (29), Marine Le Pen (media pari a 19) ed Emmanuel Macron (14).
In attesa di conoscere il risultato del primo turno le elezioni francesi ci segnalano un cambio di passo: l’opinione pubblica digitale ha iniziato a reagire a quella che sembrava un’avanzata inarrestabile dei movimenti ultra-nazionalisti.
È ancora presto per sapere se il vento del populismo 2.0 si è sgonfiato ma sicuramente la partita è più aperta che mai.
Guido Petrangeli
(da “Huffingtonpost”)
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Aprile 20th, 2017 Riccardo Fucile
UN LAVORO DI SETTIMANE PER AVERE UN’INTERVISTA SUL QUOTIDIANO DELLA CEI CHE ACCREDITI IL MOVIMENTO NEGLI AMBIENTI CATTOLICI
Sondaggi sul tavolo e un target ben preciso da raggiungere: anziani, cattolici di sinistra e vecchia
Democrazia cristiana.
C’è tutta una strategia dietro l’operazione Grillo-Avvenire, ovvero dietro l’intervista rilasciata dal leader M5S al quotidiano dei vescovi.
Si tratta di un piano elettorale e post elettorale.
Da una parte conquistare quei segmenti dell’ala moderata e dall’altra parte coltivare un rapporto con l’establishment d’Oltretevere che potrà diventare essenziale nel caso di un governo 5Stelle.
Oggi a Montecitorio, nei piani alti dei mondo pentastellato, si ricorda per esempio il caso Prodi, il cui governo fu molto indebolito dall’ostilità della chiesa.
“Non è un caso se Virginia Raggi, al contrario di Ignazio Marino, ha subito instaurato un buon rapporto con il Vaticano. Stiamo attenti a certi equilibri”, spiega chi segue da vicino anche le vicende del Campidoglio.
Stesso discorso vale adesso sul piano nazionale e così un paio di settimane fa è iniziato un lavoro sottotraccia di accreditamento, portato avanti da alcuni autorevoli componenti dello staff del leader pentastellato.
Lavoro fatto in più tappe che hanno decretato un avvicinamento al mondo cattolico, basti pensare alle recenti parole di Luigi Di Maio contro l’apertura domenicale dei negozi, tema molto caro alla conferenza episcopale italiana.
Parole arrivate, non a caso, dopo che Avvenire ha portato avanti un’inchiesta giornalistica a più puntate sulle saracinesche alzate all’outlet di Serravalle persino a Pasqua.
Sono da segnalare, nel ricostruire il percorso pentastellato verso il mondo cattolico, anche l’esposizione di Beppe Grillo sempre a favore di papa Francesco e infine la presenza in piazza San Pietro del candidato premier in pectore M5S nel giorno di Pasqua.
Tanti segnali che puntavano dritto all’obiettivo finale: l’intervista di Beppe Grillo sul quotidiano L’Avvenire per parlare direttamente ai cattolici.
E in più, nello stesso giorno, si espone anche il direttore di Avvenire Marco Tarquinio che al Corriere della Sera, precisando successivamente che parlava a titolo personale e non a nome dell’editore, spiega come “sui grandi temi ci sia una grande sintonia tra i cattolici e i 5 Stelle”
I grillini incassano il risultato e osservano: “In questo caso conta più il contenitore che il contenuto”.
In che senso? “In un momento in cui — viene spiegato a taccuini chiusi — il Pd accusa con insistenza il Movimento 5 Stelle di essere una forza populista, il nostro capo ottiene ampio spazio sul quotidiano dei vescovi per parlare di povertà e reddito di cittadinanza”.
E in effetti, al di là delle stoccate contro l’Unione europea, viene prestata molta attenzione a questi due temi che possono avere particolare appiglio tra i cattolici mentre sui temi etici, come il testamento biologico, Grillo rimane vago, ci gira intorno: “Il Movimento non può essere connotato ideologicamente neppure su questioni definite etiche”. Eppure gli iscritti al blog, interpellati sulla legge riguardo il fine vita, si sono espressi a favore dell’eutanasia.
Il leader pentastellato però non ne parla, forte del fatto che nelle ultime settimane, sulla scrivania della Casaleggio Associati e in mano allo stesso Grillo, sarebbe arrivato un sondaggio in cui si indica che il 21 per cento dell’elettorato dei Cinque Stelle è formato da cattolici praticanti.
Una percentuale alta, forse inattesa in queste proporzioni, che ha avvicinato due mondi – quello pentastellato e quello cattolico – che già si “corteggiavano” a vicenda da tempo. Adesso Grillo vuole ampliare questo bacino di elettori, utilizzando come si evince nell’intervista ad Avvenire toni più moderati, che si sposano bene anche con l’idea del leader di utilizzare sempre meno la piazza.
Tuttavia Luigi Di Maio, che in giornata ha rilasciato un’intervista a InBlu, il network delle radio cattoliche italiane, interpellato alla Camera precisa che “non c’è nessuna tattica nè strategia, anche perchè come vedete è stato tutto molto naturale. Ci sono stati degli apprezzamenti reciproci su una serie di posizioni. Si conducono le battaglie con le persone che ci credono”.
Anche Alessandro Di Battista interpellato dall’Ansa spiega: “Con il Vaticano siamo dei buoni vicini, ognuno con la propria autonomia. Ma vedere che le nostre linee politiche, portate avanti dal primo giorno che siamo entrati in Parlamento, sono condivise, senz’altro ci fa piacere”.
In questo modo i due frontman grillini sminuiscono la portata dell’operazione, sono stati chiamati a farlo per non scontentare tutto quel mondo laico M5S che invece potrebbe non apprezzare questo scambio di endorsement.
(da “Huffingotnpost”)
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Aprile 20th, 2017 Riccardo Fucile
LA SATIRA SULLE DICHIARAZIONI ANTISCIENTIFICHE DI BEPPE NEL CORSO DEGLI ANNI… MA NEL M5S SI FA STRADA UN CAMBIO DI PROSPETTIVA
Oggi Repubblica pubblica una striscia di Ellekappa che probabilmente farà arrabbiare Beppe Grillo e il MoVimento 5 Stelle.
In essa vengono ritratti un gruppo di bambini “più felici e colorati” perchè hanno il morbillo in quello che sembra un Morbillo Party, ovvero una di quelle pratiche pericolose che consistono nell’esporre deliberatamente al contagio del morbillo i bambini sani e non vaccinati in modo da immunizzarli (una volta guariti) dal morbillo a costo zero; poi compare Beppe e chiede a uno di questi perchè non sia ammalato, arrabbiandosi perchè sospetta che si sia vaccinato.
La risposta del bambino è un florilegio di citazioni: “No, signore, ho il papilloma virus e i primi sintomi di pertosse”, comincia il bimbo chiaramente riferendosi alle polemiche su Report e i vaccini, “e la mia mamma non c’è più perchè per non far arricchire Veronesi non si faceva la mammografia”, chiude.
E qui è chiaro il riferimento alle sciocchezze dette da Grillo durante la marcia Perugia-Assisi per il reddito di cittadinanza, quando il capo del M5S sostenne che «Veronesi è finanziato da chi vende macchine per le mammografie».
Una bufala ripetuta in tante occasioni e che, nonostante ciò, trovò all’epoca la strenua difesa di tanti — compreso un servizio del Tg di La7 in cui si riportavano altre parole dette il giorno prima… — che sostenevano che Grillo non avesse detto quello che aveva detto.
Nella striscia arriva a questo punto la risposta di Grillo che invita il bambino ad “andare a giocare con i topi”, un chiaro riferimento alla lettera pubblicata qualche giorno fa dal Messaggero a firma della ministra Beatrice Lorenzin in cui si raccontava di un bambino morso da un topo a Villa Gordiani.
Posto che è inutile negare che negli anni il MoVimento 5 Stelle abbia avuto un atteggiamento ostile ai vaccini, come abbiamo spiegato ricordando le affermazioni di questi anni uscite dalla bocca di senatori, deputati, eletti nelle Regioni, nelle province e nei Comuni, il M5S si arrabbierà perchè ieri in una nota i suoi parlamentari delle commissioni Affari Sociali e Igiene e Sanità hanno respinto le accuse del PD su vaccini e tutela della salute, sostenendo che sono uno strumento fondamentale di tutela della salute:
“Non siamo contrari alle vaccinazioni e le riteniamo un fondamentale strumento di tutela della salute. Abbiamo un approccio civile, che intende responsabilizzare e coinvolgere maggiormente il sistema sanitario pubblico: cittadini vaccinati sì, ma in modo consapevole. Matteo Renzi invece straparla, sa solo insultare”.
“Siamo persone responsabili ed equilibrate e per questo su un tema estremamente serio come quello dei vaccini non scenderemo sul campo di Renzi, che — accusano — fa una demagogia politica avvilente e usa la scienza come una clava”.
Una posizione che prelude a un evidente cambio di prospettiva da parte del M5S, annunciato ieri dal professor Guido Silvestri in un editoriale pubblicato dal Fatto Quotidiano: «Nelle ultime settimane sono stato coinvolto, come medico e scienziato che da 20 anni si occupa di immunologia e microbiologia, da due alti esponenti del Movimento 5 Stelle, la senatrice Elena Fattori, ricercatrice ed esperta di vaccini, e l’europarlamentare e portavoce al Parlamento europeo, Piernicola Pedicini, ricercatore clinico ed esperto di fisica medica, in una discussione sulle politiche vaccinali in Italia. […] Elena, Piernicola e io stiamo lavorando insieme su un documento che verrà presto pubblicato per chiarire — spero una volta per tutte — la posizione del M5S sul tema dei vaccini».
(da “NextQuotidiano”)
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Aprile 20th, 2017 Riccardo Fucile
IL CONDUTTORE E LE DIFFERENZE TRA LE DUE VERSIONI
Sigfrido Ranucci, conduttore di Report, scrive oggi una lettera al Corriere della Sera in cui prende
atto che il servizio è stato inteso come «contro i vaccini obbligatori» e prende atto di non essere stato «sufficientemente chiaro», anticipando l’intenzione di «fornire ogni chiarimento ai telespettatori nella prossima puntata». Ecco la lettera integrale di Ranucci:
Caro direttore,
sento il bisogno di scrivere queste righe in seguito al clamore che ha suscitato il servizio trasmesso lunedì sul Papilloma virus. Il servizio è cominciato con una grafica che specificava nei dettagli l’utilità del vaccino, nella quale abbiamo affermato che questo vaccino previene il tumore al collo dell’utero. Il programma proseguiva con un mio intervento nel quale letteralmente affermavo: «Quest’inchiesta non è contro l’utilità dei vaccini, in tema di prevenzione si tratta della scoperta più importante degli ultimi 300 anni», anche se tale vaccino è consigliato, ma non obbligatorio. Specificavo poi che il tema del servizio erano le reazioni avverse, e fornito gli elementi dimostrati dall’Oms, nel centro di Uppsala in Svezia. Su tali reazioni avverse, il Mediatore europeo ha accolto il reclamo di un gruppo di ricercatori danesi del Cochrane.
Si tratta di scienziati accreditati, a cui dobbiamo il ritiro dal commercio di un farmaco a base di Sibutramina, un farmaco antiobesità , che aveva provocato decessi. Su questo reclamo accolto dal Mediatore, ha espresso la sua valutazione in contraddittorio la dottoressa Enrica Alteri,a capo del Comitato di valutazione dei medicinali per l’ Agenzia europea del farmaco. In Italia le reazioni avverse devono essere comunicate alla Farmacovigilanza, e si è scoperto che coloro che hanno reazioni avverse non sempre riescono a segnalarle. Su questo punto è stato chiesto il parere del più importante farmacologo italiano, Silvio Garattini, il quale ha confermato che il sistema della farmacovigilanza ha delle criticità . In onestà ci sembrava doveroso portare all’attenzione delle autorità competenti una mancanza di trasparenza.
Tutto questo è stato inteso come un servizio contro i vaccini obbligatori. Se è stato compreso in questo modo, prestando di conseguenza il fianco a strumentalizzazioni, significa che non sono stato sufficientemente chiaro. Di questo mi assumo ogni responsabilità , e anticipo attraverso il suo giornale l’intenzione di fornire ogni chiarimento ai telespettatori nella prossima puntata di Report. Ci tengo a ribadire l’importanza delle vaccinazioni obbligatorie e quelle consigliate anche perchè ho sempre fatto vaccinare i miei figli.
Benissimo.
Solo a mo’ di promemoria per Ranucci, allora, facciamo notare al conduttore di Report che quello che racconta nella lettera al Corriere non è ciò “è stato inteso” come un servizio contro i vaccini obbligatori. Per il semplice motivo che il servizio che Ranucci ha così ben riassunto nella sua letterina non è il servizio che è andato in onda. Non sappiamo se Ranucci non abbia visto il servizio o è semplicemente in malafede ma ci si chiede come mai abbia omesso, nel suo resoconto, di menzionare gli aspetti controversi del servizio.
Perchè per come la racconta Ranucci al direttore e ai lettori del Corriere effettivamente c’è poco da dire: un servizio di quel genere non sarebbe mai stato visto come un’inchiesta contro i vaccini (obbligatori o meno visto che quello anti-HPV è facoltativo).
Ma ci viene il dubbio che un servizio costruito in quel modo probabilmente non sarebbe mai andato in onda su Report.
Nell’inchiesta di Alessandra Borella ci sono infatti alcuni elementi ulteriori che convenientemente Ranucci non cita. Ad esempio curiosamente non viene menzionata l’opinione del dottor Yehuda Shoenfeld, forse a Report si sono accorti che le sue ipotesi per il momento non sono supportate da dati scientifici dimostrati?
L’unico esperto citato è Silvio Garattini che non a caso nell’intervista mandata in onda non parla di vaccini ma rileva la mancanza della replicazione dei dati e solleva il sospetto di un possibile conflitto di interessi con le case farmaceutiche.
Ed è giusto chiedere maggiore trasparenza e controllo sui dati, strano però che la stessa richiesta di controllo non si applichi anche ai ricercatori che vengono intervistati nel servizio.
Ranucci poi non menziona l’intervista a Beniamino Palmieri dove il medico dell’Università di Modena spiega di aver riscontrato partendo dal 2008 e fino al 2011 “come il 60 per cento delle ragazze vaccinate con i due classici vaccini Gardasil e Cervarix anti-HPV manifestassero delle reazioni avverse”.
Nè Palmieri nè la Borella specificano di che tipo di reazioni avverse si tratta: sono gravi?
Il contesto nel quale è inserito il contributo di Palmieri — ovvero dopo i drammatici racconti di alcune ragazze che sostengono di aver subito gravi reazioni avverse dopo il vaccino contro il Papilloma virus — lascia intendere di sì.
Questo però è scorretto sia dal punto di vista scientifico che dal punto di vista giornalistico. Del resto anche quando si parla dei 71 mila casi di reazioni avverse registrate dall’Uppsala Monitoring Center la cifra sembra esagerata rispetto ai dati dell’UMC (qui il link) che parla di poco meno di 40 mila casi riportati e riferisce che la maggior parte delle reazioni avverse (Adverse Event, AE) riferite sono lievi (Report non lo specifica) e che conclude:
A causal association between these AEs and HPV vaccination remains uncertain; however, given the medical seriousness of this safety concern, we believe that a more definitive study of the findings presented here is essential to ensure continued confidence in the HPV vaccine.
Un’altra cosa che Ranucci evita accuratamente di menzionare nella sua lettera è il riferimento al caso di Pasqualino Rossi: nel servizio la vicenda giudiziaria che ha visto coinvolto Rossi — accusato di aver preso una mazzetta per non far ritirare dal commercio l’Aulin — viene presentata da Borella in un altro modo.
La giornalista di Report infatti in due occasioni ricorda agli spettatori che Rossi è stato fotografato mentre prendeva una tangente (vero) ma senza dire che era per la vicenda di Aulin e invece dicendo chiaramente:
Ora, metti tutto questo, e metti che i controllori sono finanziati dai controllati. E metti anche che chi era nel comitato di valutazione del vaccino è stato beccato mentre percepiva una mazzetta da chi doveva appunto valutare e che invece di essere cacciato via è stato promosso.
Non discutiamo qui dell’opportunità di promuovere un dirigente beccato con le mani nella marmellata (è evidente che Report ha ragione) ma l’utilizzo della vicenda per dire che EMA non funziona e che la valutazione del vaccino anti-HPV è stata condizionata da tangenti è quanto meno pretestuosa, visto che Rossi è stato arrestato, indagato e poi prescritto per un altro caso di corruzione.
Ci sono prove che Rossi abbia percepito tangenti per far approvare Gardasil o Cervarix? Anche questa volta la risposta è no. E anche questa volta Ranucci non ne parla nella sua lettera.
L’ultimo aspetto controverso è quello che riguarda l’intervista alla dottoressa Antonietta Gatti che ha spiegato agli spettatori che i vaccini sono contaminati da metalli pesanti.
Lo ha fatto utilizzando una criticatissima ricerca fatta in collaborazione con il marito Stefano Montanari, una vecchia conoscenza del mondo dell’antivaccinismo che qualche tempo fa ha deciso di lasciare la battaglia.
La Borella si è difesa dicendo che non ha intervistato Montanari: vero, ha intervistato sua moglie che ha esposto i dati della loro criticatissima e contestatissima ricerca. È da quella ricerca (link) che la Gatti snocciola le cifre sulle contaminazioni da metalli pesanti ritrovate nei vaccini Gardasil e Cervarix (due delle 44 formulazioni esaminate).
Convenientemente, oltre ad omettere il fatto che Montanari è co-autore della ricerca la Borella non riferisce che i due coniugi sostengono che il vaccino contro morbillo-parotite-rosolia “è associato con casi di autismo”.
Nè Borella si preoccupa di evidenziare tutti i dubbi sulla veridicità dello studio come ad esempio la mancanza di un gruppo di controllo o di studi che mettano in correlazione la presenza di nanoparticelle con le reazioni avverse descritte all’inizio del servizio.
Questo collegamento viene lasciato allo spettatore che — oopportunamente imbeccato dal taglio del servizio — è portato a pensare che sono i metalli pesanti che contaminano i vaccini a causarle. E dal momento che la Gatti dice di averne rilevati in 44 vaccini la conclusione è che tutti i vaccini sono contaminati da metalli pesanti e che tutti i vaccini non sono sicuri.
Infine c’è il modo con cui è stato deciso di gestire il contatto con Roberto Burioni: in prima battuta Report si è giustificato dicendo che Burioni — contattato dalla redazione — non ha risposto.
Si è scoperto poi che la giornalista di Report ha mandato un messaggio privato a Burioni su Facebook il 2 gennaio e che dopo che in un commento il 16 febbraio Burioni (senza per altro sapere che Alessandra Borella è una giornalista di Report) le ha dato della capra ignorante la giornalista ha dedotto “che non fosse interessato”. Questo significa che per oltre un mese la redazione di Report non è riuscita a trovare il modo di contattare il dottor Burioni attraverso canali più diretti e sicuri ma che semplicemente ha affidato ad un unico messaggio su Facebook (uno delle migliaia che Burioni riceve al giorno) il tentativo di contatto.
Questo se non altro dà la misura di quanto a Report abbiano a cuore il contraddittorio. Ma di tutto questo Sigfrido Ranucci non chiede scusa e non ne parla e preferisce continuare a chiedersi come mai il loro servizio è stato inteso (da anti-vaccinisti e pro-vaccini) come un servizio “contro i vaccini”.
Chissà quale servizio ha visto Ranucci. Di sicuro non quello che è andato in onda. In ogni modo adesso ha un (lungo) elenco di cosine da rettificare nella prossima puntata di Report.
Visto che alla trasmissione della Gabanelli abbiamo sempre riconosciuto serietà , non dubitiamo che sarà così.
(da “NextQuotidiano”)
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Aprile 20th, 2017 Riccardo Fucile
TRA LE COMUNITA’ PIU’ NUMEROSE ANCHE CINESI E UCRAINI
Il Corriere della Sera pubblica oggi un’infografica che riepiloga i numeri delle acquisizioni di cittadinanza in Italia.
La cittadinanza italiana si acquista iure sanguinis, cioè se si nasce o si è adottati da cittadini italiani.
La cittadinanza può essere richiesta anche dagli stranieri che risiedono in Italia da almeno dieci anni e sono in possesso di determinati requisiti (come dimostrare di avere redditi sufficienti e non avere precedenti penali).
Si può diventare cittadini italiani anche per matrimonio.
Le acquisizioni di cittadinanza nel 2015 in Italia sono state 90mila per residenza, 70mila per trasmissione o elezione e 16mila per matrimonio.
La maggior parte delle persone che ha acquisito la cittadinanza erano nella fascia d’età dai 40 ai 49 anni e ai primi posti tra i principali paesi d’arrivo ci sono due paesi europei: Albania e Romania (insieme al Marocco).
Le comunità più numerose sono, nell’ordine, quella rumena, quella albanese, quella marocchina, quella cinese e quella ucraina.
Dal 2004 al 2015 la quota di residenti stranieri con regolare permesso di soggiorno in Italia è cresciuta del 165%; 1,11 milioni sono i residenti sotto i 18 anni.
La quota di residenti stranieri è per il 52,6% in maggioranza femminile.
(da agenzie)
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