Destra di Popolo.net

ORA GRILLO DOVREBBE ANNULLARE TUTTE LE COMUNARIE: LA LEGGE DEL PADRONE NON E’ UGUALE PER TUTTI?

Aprile 10th, 2017 Riccardo Fucile

IL MANCATO PREAVVISO DI 24 ORE NON RIGUARDA SOLO GENOVA, MA ANCHE PALERMO, PADOVA E VERONA… TRA GLI ATTIVISTI C’E’ CHI SE N’E’ ACCORTO E CHIEDE DI VOTARE DI NUOVO

La Legge del Padrone è uguale per tutti o no?
Giovedì sera, alla vigilia dell’udienza al tribunale civile di Genova sul caso Cassimatis, Beppe Grillo ha annunciato di aver annullato la votazione che ha visto vincere la professoressa di geografia sul pupillo di Alice Salvatore Luca Pirondini perchè questa non sarebbe stata indetta con un preavviso inferiore al termine minimo di 24 ore prescritto dall’articolo 3 del MoVimento 5 Stelle per le votazioni nella scelta dei candidati alle elezioni.
Ora, a parte la curiosa circostanza di un ente che annulla una votazione indetta da lui per una presunta irregolarità  commessa sempre da lui, qualcuno nel MoVimento 5 Stelle si è accorto del fatto che non la votazione di Genova, ma tutte le votazioni di questi ultimi tempi sul blog di Beppe Grillo sono state indette senza il preavviso di 24 ore che il Capo Politico nonchè Garante del M5S ha citato per togliersi le castagne dal fuoco nel caso Cassimatis.
È il caso ad esempio di Padova e Piacenza, dove il 29 marzo si è votato in giornata.
E dove Leonardo Forner, che ha perso piuttosto nettamente contro Simone Borile, ha contattato lo staff di Beppe Grillo per ottenere l’annullamento delle Comunarie citando proprio il post sul caso Cassimatis.
«Anche a Padova è successa la stessa cosa — ha detto Forner al Corriere del Veneto domenica — Le comunarie sono state indette a sorpresa, tanto che molti iscritti hanno ricevuto la mail che li informava delle votazioni in corso a mezzogiorno, due ore dopo l’inizio delle votazioni. Se a Genova si è deciso di annullare tutto per questo motivo, va fatto lo stesso anche qui».
C’è da premettere che si capisce perfettamente il motivo alla base della necessità  di indire la votazione con questo scarso preavviso, ed è una scelta intelligente da parte di Grillo e dello staff: in questo modo diventa molto più difficile attivare le cosiddette “cordate” di attivisti che votano per un candidato invece che per l’altro.
Si è sempre fatto così, da ben prima dell’approvazione del regolamento di ottobre.
Ma adesso la decisione di Beppe potrebbe diventare un problema per il MoVimento 5 Stelle.
Perchè si è votato senza il preavviso di 24 ore anche per il candidato sindaco di Palermo all’epoca delle ben note polemiche per le firme false. Ebbene, uno degli attivisti di Palermo schierati con i parlamentari accusati dalla procura qualche giorno fa ha ricordato su Facebook che anche quella votazione allora dovrebbe essere considerata irregolare.
E se la decisione di Beppe dovesse essere convalidata dal tribunale — potrebbe invece essere disapplicata dal giudice vista la palese strumentalità  nel caso Cassimatis — questo metterebbe a rischio tutte le votazioni effettuate nei mesi scorsi proprio perchè in nessuna era presente il preavviso di 24 ore che il Capo Politico nonchè Garante del MoVimento 5 Stelle ha citato per invalidare quella di Genova. Insomma, un bel guaio. In cui Grillo si è infilato da solo. Sarà  difficile adesso urlare al complotto e dare la colpa a qualcun altro.
Anche a Verona si è votato senza preavviso di 24 ore

(da “NextQuotidiano”)

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SONDAGGIO FRANCIA: MELENCHON SUPERA FILLON, IN CALO LE PEN E MACRON

Aprile 10th, 2017 Riccardo Fucile

MACRON E LE PEN AL 24%, MELENCHON SALE AL 18%, FILLON   AL 17%… IERI A MARSIGLIA 70.000 PERSONE AD ASCOLTARE IL LEADER DELLA SINISTRA

Le presidenziali francesi si giocano ormai all’interno di un quartetto di punta: Marine Le Pen ed Emmanuel Macron, in testa ma con un trend in discesa; Jean-Luc Mèlenchon in ascesa fulminante e Francois Fillon stabile.
E per la prima volta, secondo un sondaggio Sofres OnePoint per LCI, Le Figaro e RTL, il candidato della sinistra radicale ha superato quello della destra gollista
Se la tendenza si dovesse confermare nelle prossime due settimane verso il primo turno del 23 aprile, si avranno quattro candidati con percentuali attorno al 20%, con uno scarto così ridotto da rendere tutto possibile.
Un dato emerge in ogni caso sugli altri: l’ascesa costante del leader della “France Insoumise”, che è cresciuto nel giro di pochi giorni di 6 punti percentuali, dal 12 al 18%.
Invece la presidente del Front National e il leader centrista di En Marche! perdono entrambi 2 punti e scendono al 24%. Il candidato dei Rèpublicains è stabile al 17%.
“Ciò che è scioccante – spiega Emmanuel Rivière direttore di Kantar Sofres – è l’estrema fluidità  dell’elettorato, che passa da un candidato all’altro con grande facilità “.
In particolare fra l’elettorato socialista vi è ormai una fuga stabile dal candidato “ufficiale”, Benoit Hamon, che è sceso sotto la soglia del 10%.
Mèlenchon — 65 anni, uscito dal partito socialista nel 2008 per fondare il “Parti de gauche”, con cui ha ottenuto l’11% cinque anni fa — è alla guida di un movimento appositamente costituito per le presidenziali (“La Francia ribelle”) che ha l’appoggio dei comunisti.
Ed è riuscito a conquistare un terzo del potenziale elettorato socialista (con il candidato ufficiale del partito, Benoit Hamon, che veleggia ormai intorno al 9%). Tribuno abilissimo, ancora ieri ha fornito una impressionante prova di forza, con 70mila persone che hanno partecipato al suo meeting all’aperto al Vecchio Porto di Marsiglia.

(da agenzie)

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IL PREMIO NOBEL SVETLANA ALEKSIEVIC: “LA RUSSIA E’ UN PAESE TRAUMATIZZATO, TRUMP UNA CATASTROFE COME PUTIN”

Aprile 10th, 2017 Riccardo Fucile

“IL MIO UN PAESE CHE NON SA ANCORA AIUTARSI, LA POPOLAZIONE E’ REPRESSA DA UN REGIME BRUTALE”

Due anni fa, mentre stava stirando come una casalinga qualunque, Svetlana Aleksievič ricevette la notizia via telefono di aver vinto il Nobel per la Letteratura. L’Accademia Svedese — “che capisce il dolore russo”, come ci disse quando la incontrammo a Mantova, la scelse “per la sua polifonica scrittura nel raccontare un monumento alla sofferenza e al coraggio dei nostri tempi”.
Lei che nei suoi libri ha sempre narrato il dramma collettivo del crollo dell’Unione Sovietica e del suo mito imperialista – da “Preghiera per Chernobyl” (il suo libro più celebre, con decine di interviste alle vittime della tragedia nucleare) a “Ragazzi di Zinco” (pubblicato, come il precedente, da e/o) sulla guerra in Afghanistan, da “Tempo di seconda mano” a “Gli ultimi testimoni e “La guerra non ha un volto di donna” (tutti Bompiani) — si ritrovò all’improvviso al centro dell’attenzione mondiale.
Grazie a lei, quell’importante riconoscimento andò anche ai testimoni del crollo dell’impero sovietico, ai sopravvissuti di una delle pagine più importanti della storia del XX secolo e a tutte quelle persone che con le loro storie sono andate a comporre i suoi capolavori corali, rappresentando così una traccia imprescindibile per capire le mille sfaccettature della Russia dei nostri giorni.
“Mi sentii circondata da grandi ombre, fu un sentimento inquietante e fantastico insieme”, ci spiega quando la incontriamo ad Ascona, nella ricca Svizzera del Canton Ticino, ospite d’onore della quinta edizione degli “Eventi Letterari Monte Verità “. “Molti scrittori sono scomparsi dopo averlo ricevuto, perchè non sono stati capaci di prendere la giusta distanza da quel premio, ma io sono una persona forte e resisto ad ogni cosa”, aggiunge. “La letteratura ha un nuovo spazio anche se in nuove forme e questo l’accademia svedese lo ha capito molto bene dandolo quest’anno a uno come Bob Dylan”.
Nei suoi libri, tradotti in 47 lingue e pubblicati in 52 paesi (mai nel suo), la Aleksievič ha sempre dipinto un ritratto senza cedimenti della sua terra e dei suoi uomini, il cosiddetto “uomo sovietico”, inteso come atteggiamento mentale e destino vissuto fino ad oggi, descritto nei suoi drammi sociali e nella sua individualità  repressa.
I suoi romanzi sono una sorta di prosa documentaria basata su centinaia di interviste, dei “romanzi di voce”, dei racconti di dolore che sono parte integrante della tradizione russa, perchè “la sofferenza fa parte di noi e va interpretata come momento catartico”, ci spiega nel giorno dell’attentato a Stoccolma e pochi giorni dopo l’esplosione della bomba a San Pietroburgo.
“Davanti a questi eventi così tragici, la mia impressione non può che essere di paura, perchè siamo nelle mani di folli lupi solitari che hanno un piano complessivo di portare terrore, ma questo non deve farci rassegnare. Bisogna continuare a vivere come abbiamo sempre fatto fino ad ora, senza farci prendere dall’isterismo: sono queste le uniche armi di contrapposizione che abbiamo”.
Oggi, la Aleksievič vive a Minsk, in Bielorussia, e continua ad essere un’instancabile critica del regime del suo paese “dove c’è una dittatura stabile e la popolazione è repressa da una politica brutale”.
La Russia, ci ripete più volte, è un paese traumatizzato che non sa come aiutarsi e che non può accettare aiuti, un posto dove i suoi abitanti trovano la salvezza nella grandezza impallidita dell’era sovietica. In Russia, “uno spazio immenso che ha sempre bisogno di grandi idee”, non c’è anarchia, ma qualcosa di peggiore, “ci sono tutta una serie di assembramenti di persone che credono in qualcosa di indefinito, cose che stanno portando il Paese verso il baratro, ad un inizio di fascismo”.
Gli intellettuali stanno leggendo molti libri degli anni Trenta ed “è come se avessero paura che quello che stiamo vivendo, sia un periodo che ci porterà  a qualcosa di simile, viste le somiglianze”, ci dice guardandoci fissa negli occhi che finiscono col riempirsi di disprezzo quando nomina Putin.
“Non posso che essere contro di lui, non sto zitta, il mio è un impegno politico, sociale, culturale ed esistenziale. Per lui, la Russia è la più forte nel mondo, capace di combattere ogni nemico, ma non si rende conto dei danni che sta facendo. Usa spesso la parola “guerra” tanto che la stessa non fa più paura a nessuno. Il tentativo di costruire una democrazia, la perestrojka come si chiamava, è fallita. Cerco una persona che dia la scossa agli eventi, non che racconti cose banali”.
“È un uomo pericoloso — continua – che ci ha fatto abituare ad una società  totalitaria. Anche se sono tanti i giovani che lo appoggiano, in generale la gente non è contenta, ma se provi a dire qualcosa di diverso, non ti ascoltano e ti dicono che sei contro il tuo paese, che è colpa di Obama e delle sanzioni introdotte contro di noi”.
“Il male attrae, le sofferenze sono molto artistiche, ma io sono una storica dei sentimenti e non potrò mai accettare tutto questo”, conclude.
“Ciò che deve emergere, è la protesta e ognuno sceglie la propria maniera di opporsi. Il romanticismo che ci contraddistingueva negli anni Novanta con Gorbaciov è fallito. Le strade percorse sono state ingenue e quelle da percorrere sono ancora molto lunghe”.

(da “Huffingtonpost”)

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“LIBERO” E LA DOMENICA DELLE SALME: L’ATTENTATO AD ALESSANDRIA USATO COME PRETESTO PER ATTACCARE PAPA FRANCESCO

Aprile 10th, 2017 Riccardo Fucile

I MORTI RAPPRESENTANO IL CACIO SUI MACCHERONI PER LA BECERODESTRA ISLAMOFOBA

Oggi Libero “festeggia” gli attentati di ieri in Egitto pubblicando il solito titolo che serve a generare un po’ di hype nei confronti del giornale: “La domenica delle salme”. Il titolo serve a introdurre un prestigioso editoriale di Renato Farina, ma è Fausto Carioti a contribuire alla pace nel mondo con un altro articolo dalla sobria titolazione: “La belva islamica non è mai sazia di sangue cattolico“.
L’obiettivo polemico degli ex papisti delle dive è sempre il solito: il pontefice.
“Negare di essere nel mezzo di una guerra di religione, come ripete papa Francesco e come continuano a fare le autorità  politiche europee, non serve. La pace si fa in due,ma perchè ci sia la guerra basta un aggressore che ammazza e perseguita in nome della propria fede, ed è quello che stanno facendo tanti islamici in Europa, in Africa e in Asia, sempre con la benedizione del corano: «Uccideteli ovunque li incontriate».
Insomma, l’attentato a Libero ha fatto orrore come il cacio sui maccheroni.

(da NextQuotidiano”)

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IL TRIBUNALE DA’ RAGIONE ALLA CASSIMATIS: “DAVIDE HA BATTUTO GOLIA, ORA SONO IO LA CANDIDATA SINDACO”

Aprile 10th, 2017 Riccardo Fucile

ANNULLATA LA SUA ESCLUSIONE, STOP A PIRONDINI… GRILLO E’ RIUSCITO NEL SUO SCOPO: SFASCIARE IL MOVIMENTO E NON PRESENTARE IL SIMBOLO A GENOVA,   LA MARCHETTA AL CENTRODESTRA E’ FATTA

Il tribunale di Genova ha deciso: Marika Cassimatis ha ragione. Beppe Grillo non poteva cancellare il risultato delle comunarie genovesi a Cinque Stelle.
Annullate le due delibere con cui la Cassimatis veniva esclusa dal partito e con cui Luca Pirondini è stato scelto per correre alle elezioni con il simbolo dell’M5S. Accolto il ricorso presentato dagli avvocati Lorenzo Borrè e Alessandro Gazzolo.
Per il momento si tratta di un’ordinanza di sospensione in via cautelare, il merito verrà  deciso più avanti.
Il giudice ha stabilito che Beppe Grillo   ha violato lo statuto che permette l’accesso alle votazioni on line solo agli iscritti a Genova.
Il giudice invece non si esprime sulla decisione del 6 aprile quando Grillo ha escluso la Cassimatis dalla piattaforma Rousseau.
Marika Cassimatis ha appreso la notizia questa mattina dai suoi avvocati, che hanno avuto la comunicazione sull’esito del ricorso via posta certificata. “Ho vinto su una questione di diritto, ora sono la candidata sindaca   dei Cinque stelle per Genova, la palla passa a loro, sono loro che devono decidere   cosa fare, possono sempre dire ‘ci siamo sbagliati’, adesso bisogna parlarsi fisicamente, perchè finora non è stato possibile”.
“Un candidato c’è ed è Marika Cassimatis. Il Movimento, se non la candidasse, dovrebbe boicottare una decisione del giudice”.
Lo conferma l’avvocato Lorenzo Borrè che assiste la professoressa ‘scomunicata’ da Beppe Grillo. “Ho comunicato questa mattina a Cassimatis la decisione del giudice – ha detto Borrè – e mi ha risposto dicendomi “Evviva”, era a lezione. Il presidente ha comunque accolto tutte le nostre richieste facendo proprie le nostre argomentazioni”. Formalmente Cassimatis è in corsa per le comunali a Genova, ma Grillo potrebbe impedirle di usare il simbolo M5s, perchè la titolarità  è di un movimento diverso dal movimento che ha espulso la professoressa: il simbolo è di una associazione registrata da Grillo nel 2012, dal commercialista Andrea Nadasi e dal nipote di Grillo, l’avvocato Enrico Grillo. Grillo però guida entrambi.

(da agenzie)

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“RAGGI SOTTO TUTELA DA MESI, M5S IN MANO A UNA FAZIONE”: INTERVISTA AL PRESIDENTE DEL MUNICIPIO SILURATO

Aprile 9th, 2017 Riccardo Fucile

PAOLO PACE: “IN CORSO UNA LOTTA DI POTERE, USATI METODI INTIMIDATORI”

Con la decorrenza dei 20 giorni previsti per legge dopo le dimissioni del presidente, lo scorso 5 aprile un municipio importante della Capitale (l’ottavo comprendente Garbatella e Ostiense) è diventato ufficialmente il primo caso romano di crisi conclamata all’interno di M5s.
All’esito irreparabile si è giunti infatti dopo che la componente “ortodossa”, facente capo a Roberta Lombardi e al gruppo consiliare in Campidoglio, ha ingaggiato e vinto un braccio di ferro col presidente Paolo Pace, amico personale dell’assessore Daniele Frongia e vicino alla sindaca Virginia Raggi
Un caso che i portavoce grillini in Campidoglio si sono affrettati a liquidare come di scarso rilievo, attribuibile alle ambizioni personali di Pace piuttosto che a una spaccatura interna al movimento stesso.
In realtà , stando alla testimonianza del diretto interessato, un episodio non isolato ed eloquente di una feroce lotta intestina che comincia a palesarsi in altri municipi (per esempio il terzo e il tredicesimo) e rischia di investire la giunta cittadina.
Pace apre uno squarcio su una vicenda fatta di intimidazioni, di scorrettezze reciproche, di minacce di dossieraggio e di sopraffazione che in un caso è arrivata anche allo scontro fisico.
Pace, lei è stato silurato dalla stessa sua maggioranza grillina. Si è dato una spiegazione per tutto questo?
La scusa è stata la riqualificazione dell’area degli ex-mercati generali, ma è stata una prova di forza con Virginia Raggi e Frongia: qualcuno ha voluto dimostrare di poter smontare un municipio fedele alla sindaca.
Qualcuno tipo Roberta Lombardi?
È possibile. La lotta di potere che è in corso vede attualmente prevalere la fazione della Lombardi, di Marcello De Vito e Paolo Ferrara. Tutti lo sanno, e tutti sanno anche che la lotta è iniziata quando Frongia ha deciso di appoggiare la Raggi per la corsa al Campidoglio e così facendo ha indebolito fatalmente la corsa a sindaco di De Vito. Non sono stati perdonati per questo
Il ragionamento fila, ma poi c’è stato anche il caso Marra e il caso Romeo. Qualche errore politico è stato fatto…
La vicenda Marra ha dei profili opachi che saranno definiti dalla magistratura. Ma di certo è un fatto strano che tra tutti quelli che hanno avuto pari o maggiore responsabilità  di Marra nelle precedenti amministrazioni, si siano trovati tutti questi elementi solo su di lui
Vuole dire che qualcuno può avere dato qualche “imbeccata” ai magistrati? Magari qualcuno coinvolto nella lotta di potere?
Questo lo dice lei. Di certo, dopo quella storia la sindaca si è indebolita con l’arrivo dei “tutor” i deputati, Bonafede e Fraccaro, che sono il collegamento tra il Campidoglio e Beppe Grillo a Genova. Quasi una sorta di commissariamento. Me ne rammarico molto e vorrei sbagliarmi, ma ho l’impressione che le decisioni importanti si prendano altrove
Torniamo alla lotta intestina dentro M5s. Perchè è così sicuro che si è trattato di un’operazione studiata a tavolino ai piani alti del movimento romano?
Per come sono andate le cose, per quello che ho visto e sentito e soprattutto subìto. Alle riunioni dei meet up del nostro quartiere andavano Marcello De Vito e Monica Montella per portare i militanti sulle loro posizioni. Nel mio consiglio c’era un’eletta che faceva da ufficiale di collegamento con la stessa parte. Quattro consiglieri, tra cui uno che probabilmente prendeva ordini in tempo reale dalla Lombardi, ne hanno assoggettati altri cinque. Quando è stata chiesta la testa del mio vice per dimostrare alla sindaca che il municipio era controllato da loro, qualcuno sparse ad arte la voce che stavano preparando un dossier su tutti i membri della giunta. Subito dopo le mie dimissioni. Ferrara chiese a tutti i consiglieri di dimettersi in blocco, per far cadere la giunta “alla Marino” ma qualcuno protestò energicamente e il capogruppo comunale lo mise a posto con metodi molti spicci, per usare un eufemismo. E quando le dimissioni sono diventare efficaci e irrevocabili, la sera sono andati tutti a festeggiare al ristorante con un deputato lombardiano di Catania…
Non parla così per rancore?
Assolutamente no. Sono stato l’unico presidente di municipio che ha scelto una parte dei suoi assessori con una consultazione interna al movimento, mentre tutti gli altri si sono fatti la giunta su misura, ma non è servito. Con gente che crede che la Lipu sia una specie di uccello e che il Tuel è una legge che si può modificare in consiglio municipale c’è poco da fare. Ma il più singolare di tutti, in questa storia, è stato Paolo Berdini: sui mercati generali a me diceva una cosa, ai lombardiani un’altra e agli investitori un’altra ancora. Poi andava dalla sindaca e ne diceva una nuova. Alla fine ha fatto litigare tutti. Un personaggio singolare e contraddittori
E ora che succede?
Io sono uscito dal movimento, di cui facevo parte dal 2012. Sono entrato in M5s perchè i principi del movimento erano i miei, ma i principi vanno messi in pratica adattandoli alla realtà . Per gli ortodossi non è così, e questo è folle. Manca totalmente la classe dirigente. I militanti e i consiglieri possono essere facilmente strumentalizzati dai “capibastone”. Non hanno alcuna cultura di governo.

(da “Huffingtonpost”)

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INTERVISTA A PIERO CHIAMBRETTI: “SONO DI SINISTRA MA NON SO PIU’ COSA SIA”

Aprile 9th, 2017 Riccardo Fucile

“HO ABBANDONATO QUALSIASI SENSO CIVICO, NON COLTIVO PIU’ NESSUNA FORMA DI SPERANZA”

Da piccolo, a Torino, “la maggior parte dei miei coetanei tifava per la Juventus. Io, invece, da bastian contrario, ho scelto di immolarmi al credo del Toro”.
Piero Chiambretti ha sessantuno anni, una lista di quarantacinque programmi in cui è andato in onda e ancora un conto in sospeso con i mulini a vento: “Internet è il grande nemico della televisione. Sul web ciascuno di noi può trovare a disposizione qualsiasi cosa un autore televisivo pretenda di portarti a casa come una sorpresa. E ogni cosa tu faccia, ci sarà  sempre qualcuno dal fondo della sala che si alzerà  per dirti: ‘Guarda che questo l’ho visto ieri sera su youtube’”.
Sfidando l’avversario, da venerdì prossimo tornerà  in onda con il Matrix-Chiambretti (ogni settimana, 23.30, Canale 5) con un’arma appuntita dall’elezione di Donald Trump: “Le donne sono scese in piazza numerosissime contro il nuovo presidente americano. E poi i femminicidi, le storie terribili che la cronaca ci racconta, le indagini, le statistiche, gli squilibri: sono tutte cose mi hanno fatto credere che sia arrivata l’ora di nominare protagoniste del mio programma le donne”.
Una volta disse: “Se fossi una donna, non andrei mai con uno come me”.
Ero molto più giovane e potevo pretendere di mascherare l’impraticabilità  leopardiana del mio corpo dietro lo scudo della giovinezza. Oggi è ancora peggio.
E come le convincerà  a venire da lei?
Non sono io ad attrarle, è la televisione. Io continuo a essere un teorico del casino organizzato. Sempre pronto a buttare via il copione, le domande scritte, la strategia, ogni direzione dettata dalla preparazione per correre dietro all’istinto.
È quello che ha sempre fatto?
Sono nato in una famiglia umile, senza un padre. A sette anni mi sono ammalato di reumatismi articolari e ho perso un anno di scuola. Da allora, ho cambiato più scuole che ragazze. E non voglio dire di avere avuto un’infanzia difficile. Non sono stato in un orfanotrofio. Non mi è successo nulla di irreparabile. Tuttavia, mi sono sentito fragile nei confronti del mondo, finchè non ho trovato la passione in una radio locale, poi diventata una televisione locale e, infine, una tv commerciale, ed è arrivato il riscatto.
Cosa ricorda
C’erano serate, quando facevo cabaret sulle navi da crociera, in cui in sala c’erano undici, dodici persone ad ascoltarmi. Tenevo duro. Credevo fosse un privilegio star davanti a loro. Ho continuato a sentire la stessa cosa anche quando, con il festival di Sanremo, gli ascoltatori sono diventati quindici milioni.
Qualche nostalgia?

Rimpiangiamo tutto, perchè nel ricordo le cose terribili sbiadiscono, le dimentichiamo, e rimangono solo quelle che splendono. Il passato è sempre meraviglioso.
Però ci sono anche cose che hanno avuto valore.
Sono stati splendidi gli otto anni con Angelo Guglielmi a Rai Tre. Darei tutto quello che ho per tornare lì. Dovevamo andare all’arrembaggio. Non per fare una televisione, ma l’altra televisione. La creatività , l’inventiva, l’avventura, il rischio venivano costantemente stimolate per creare qualcosa che prima non c’era.
E oggi?
La televisione che amo è quella americana. L’Italia ha avuto il neo-realismo, la Francia i suoi registi magnifici. Gli Stati Uniti hanno inventato John Wayne e gli hamburger, John Belushi e Hollywood. Sono prodotti che non hanno il marchio della cultura alta, l’etichetta d’autore, eppure sono fenomenali.
David Letterman è ancora il suo riferimento?
La maggior parte dei nostri programmi di seconda serata si sono ispirati al David Letterman Show, benchè nemmeno lui sarebbe stato in grado di fare in Italia ciò che ha fatto in America.
Perchè?
Perchè quando ti trovi seduto davanti a te un presidente come Bill Clinton che si alza, prende il sax e comincia a suonare, sei in presenza di un uomo che ha capito che nel talk show c’è la parola e c’è lo spettacolo. Qui da noi — al di là  del fatto che fuori del grande raccordo anulare i nostri ospiti non li conosce nessuno — tutti vogliono parlare, parlare, parlare, per promuovere qualcosa.
Qualcuno ha provato a fare altro, però.
Roberto Maroni andò a suonare qualcosa al Maurizio Costanzo e, meno brillantemente, ci furono politici che si fecero prendere a torte in faccia al Bagaglino. È rimasto in testa a qualcuno? In più, la politica italiana di oggi produce solo personaggi che allontanano lo spettatore dallo schermo. Tranne che in prossimità  delle elezioni, oppure quando s’infilano in qualche storia al confine con il gossip, uno vede in tv un politico e cambia canale.
Grillo, però, è un prodotto televisivo.
È il sintomo di ruoli che si sono ribaltati. La politica non è in grado di fornire persone che incarnino valori forti. Allora il consumatore-elettore si rivolge alla tv. Qualcuno può applaudirlo come una novità , ma gli storici qualcosa che non ha funzionato la rintracceranno. Quanto a me, ho abbandonato qualsiasi senso civico: non coltivo più nessuna forma di speranza.
Ha smesso di essere di sinistra?
Quando ero ragazzo, c’era gente che si picchiava per una bandiera rossa o per una festa dell’Unità . Erano anni di passioni. E io, che ero circondato da persone di sinistra, sono stato moderatamente da quella parte. Ci sto ancora. Anche se oggi non capisco bene cosa sia la sinistra.
Alcuni dicono che sia stare dalla parte degli ultimi e dei perdenti.
I perdenti sono molto più simpatici. Tutti, però, vogliono vincere. Compreso me.

(da “Huffingtonpost”
)

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ARTISTI, TALENT SCOUT, FIGLI D’ARTE: I VOLTI NUOVI SU CUI PUNTANO I PARTITI

Aprile 9th, 2017 Riccardo Fucile

DALLA GIORNALISTA IPER-GARANTISTA ANNA CHIRICO AD ANDREA RUGGERI, SELEZIONATORE DEI VOLTI TV DI FORZA ITALIA… HANNO COMINCIATO LA CORSA TRA I MALUMORI DEI PARLAMENTARI USCENTI

«Quel Ruggieri non è più amico mio e non lo stimo per niente. Il partito-azienda lo candiderà  e si fregherà  il mio posto di parlamentare…». Delle tante venature di rassegnazione che colorano l’agire di chi sa di dover dire addio per sempre al Parlamento, l’ormai ex berlusconiano Giorgio Lainati – che di Forza Italia è stato anche il capo ufficio stampa ma che oggi milita da indipendente tra i verdiniani – ha scelto la più rabbiosa.
E così, qualche giorno fa, incontrando nella Galleria dei presidenti di Montecitorio un gruppetto di colleghi di varie forze politiche, Lainati – che puntava a eguagliare in legislature lo stesso numero di Mondiali vinti dal Brasile, e cioè cinque, ma che si è rassegnato a fermarsi alla quarta – ha intonato il canto del cigno della sua carriera da deputato. Prendendosela col «partito-azienda» che candiderà , al suo posto, «quel Ruggieri».
«Quel Ruggieri», e cioè Andrea Ruggieri, è il capofila della pattuglia bipartisan di personaggi che, a detta di tutti, sono praticamente certi di un posto al sole di Montecitorio nella prossima legislatura.
Ex avvocato penalista (nello studio di Grazia Volo), ex giornalista (in Rai), Ruggieri è oggi il selezionatore dei volti tv di Forza Italia.
I nemici lo evocano come «nipote di» (suo zio è Bruno Vespa, che però prese le distanze da lui su Twitter quando Berlusconi lo chiamò dentro FI) e soprattutto come «compagno di» (la fidanzata è Anna Falchi).
Per gli amici è uno che, senza troppi fronzoli, s’è fatto strada nella giungla forzista arrivando nella stanza dei bottoni di Palazzo Grazioli.
Ad avere in tasca un biglietto di sola andata per gli scranni berlusconiani della futura legislatura, tanto per restare dentro Forza Italia, ci sono anche l’ex eurodeputata Licia Ronzulli (ufficiale di collegamento con la Lega), il sindaco di Pietrasanta Massimo Mallegni, l’europarlamentare piemontese Alberto Cirio e, a quanto pare, anche l’ultras fondatore dell’«Esercito di Silvio» Simone Furlan.
Dentro il Pd, al netto di equilibri che verranno aritmeticamente stabiliti dalle primarie del 30 aprile, in tanti indicano – tra coloro che pescheranno il jolly di un posto blindato nelle liste – il nome di Annalisa Chirico.
Giornalista, classe ’86, un passato da militante radicale, nota alle cronache rosa come ex fidanzata di Chicco Testa, la Chirico ha fondato l’associazione iper-garantista «Fino a prova contraria» che ha fatto breccia nel cuore dei renziani.
Tanto da meritarsi una delle poche citazioni fatte da Renzi in persona a #Corrierelive, due settimane fa, nel corso della sua unica uscita in video degli ultimi mesi.
Nell’arcipelago di sigle che stanno oltre la sinistra dei fuoriusciti dal Pd, dove nuotano vendoliani e civatiani, spicca – tra le possibili new entries del futuro Parlamento – il nome di Giulio Cavalli, regista e attore, ex consigliere regionale della Lombardia molto impegnato sul fronte dell’antimafia.
Curioso il caso della Campania, dove i «predestinati» di tre forze politiche sono tre figli di altrettanti big del presente o del passato.
Nel Pd, praticamente certo di un posto in lista, c’è Piero De Luca, figlio del governatore campano Enzo, che sull’elezione futura dell’erede ha stretto da tempo un patto di ferro con Luca Lotti.
In Forza Italia brilla la stella di Armando Cesaro, detto «Armandino», figlio di «Giggino», detto a «A’ Purpetta», deputato berlusconiano ed ex presidente della provincia di Napoli. Dal pacchetto di mischia di Noi con Salvini dovrebbe spuntare fuori la candidatura blindata di Gianluca Cantalamessa, figlio dell’ex parlamentare missino Antonio.
Che, come tutti, trattiene il fiato e aspetta di prendere il treno buono per Roma.
Provando ad allontanare la maledizione di quei cardinali troppo sicuri di trasformarsi in papi per diventarlo davvero.

Tommaso Labate
(da “il Corriere della Sera”)

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LA MAIL DELLO STAFF DI GRILLO ALLA CASSIMATIS: LE SURREALI ACCUSE ALLA CANDIDATA “CHE NON DOVEVA VINCERE”

Aprile 9th, 2017 Riccardo Fucile

E’ CONSIGLIATA LA LETTURA A   TUTTI GLI APPASSIONATI DELLA DEMOCRAZIA DIRETTA GRILLINA

Per tutti gli appassionati di democrazia diretta da Grillo, neXt pubblica oggi la mail con cui lo staff di Beppe ha comunicato l’avvio di un procedimento disciplinare nei confronti di Marika Cassimatis, vincitrice delle Comunarie a Genova e poi esclusa dal Padrone Assoluto del MoVimento 5 Stelle nelle vesti di capo politico e garante dei grillini.
È importante sottolineare che si tratta della contestazione preventiva dello staff e non del provvedimento con cui i probiviri hanno comunicato la sospensione (che ad oggi la Cassimatis non ha ricevuto, avendo appreso della sua espulsione dalla lettura del blog di Grillo).
La mail dello staff di Beppe Grillo contiene argomenti surreali.
Basti pensare che la maggior parte delle contestazioni nei confronti della Cassimatis riguardano comportamenti precedenti all’approvazione del regolamento (datata 27 ottobre 2016) tramite il quale è stata messa in moto la procedura di espulsione (e che verrà  presto giudicato dal tribunale).
Oltre a interessanti considerazioni da cortocircuito spazio-temporale: ad esempio le si imputa di aver presentato “querela penale” (sic) nei confronti di Grillo per le motivazioni con cui Beppe l’ha esclusa ma si “dimentica” di segnalare che nel famoso post il Capo Politico nonchè Garante del M5S ha, appunto, accusato la Cassimatis senza fornire alcuna prova della sua condotta scorretta.
Oppure le si contestano le dichiarazioni alla stampa in merito alla querela, dimenticando anche qui che senza l’immotivata sanzione non ci sarebbe stata alcuna dichiarazione.
Le comunichiamo l’avvio del procedimento disciplinare nei suoi confronti previsto dall’articolo 4 del regolamento del MoVimento 5 Stelle, in relazione ai seguenti fatti:
— presentazione di querela penale all’Autorità  Giudiziaria contro Beppe Grillo in relazione a presunta diffamazione connessa alla pubblicazione del post con il quale Beppe Grillo aveva comunicato di escluderla dalla competizione elettorale per le elezioni comunali di Genova (atto suscettibile di pregiudicare l’immagine e l’azione politica del MoVimento 5 Stelle);
— rilascio di pubbliche dichiarazioni riportate anche dalla stampa in merito alla presentazione della suddetta querela penale (atto suscettibile di pregiudicare l’immagine e l’azione politica del MoVimento 5 Stelle);
— rilascio di pubbliche dichiarazioni riportate anche dalla stampa con le quali accusava Beppe Grillo e lo staff di gravi scorrettezze nei suoi confronti con particolare riguardo alla pubblicazione del post con il quale si era comunicata la sua esclusione dalla competizione elettorale per le elezioni comunali di Genova, affermando che l’esclusione sarebbe stata disposta per toglierla di mezzo perchè la vittoria di Pirondini, decisa a tavolino, non era andata in porto (atto suscettibile di pregiudicare l’immagine e l’azione politica del MoVimento 5 Stelle);
— dichiarazione resa in data 13 maggio 2016 con post gravemente critico per la sospensione Pizzarotti “Era proprio necessario sollevare, ora, questo polverone? Cui prodest, mi chiedo, perchè se un piedino getta un’esca, andare ad inghiottirla con tutto l’amo diventa dolo” (atto suscettibile di pregiudicare l’immagine e l’azione politica del MoVimento 5 Stelle; nonchè non rispettoso delle decisioni assunte dagli organi del MoVimento medesimo);
— pubblicazione di post in data 22 maggio 2016 in cui viene condivisa foto del Partito della Rifondazione Comunista sui referendum da firmare (atto suscettibile di avvantaggiare altri partiti);
— pubblicazione del post in data 18 ottobre 2016 in cui appoggia pubblicamente il consigliere Putti in relazione ad una dichiarazione scorretta dello stesso contro la consigliera regionale Alice Salvatore (atto contrario a lealtà  e correttezza nei confronti degli altri iscritti e portavoce, e suscettibile di pregiudicare l’immagione e l’azione politica del MoVimento);
— pubblicazione del post in data 27 ottobre 2016 nel quale appoggia il dissidente Battistini (atto suscettibile di pregiudicare l’immagine e l’azione politica del MoVimento 5 Stelle);
— pubblicazione del post in data 3 novembre 2016 nel quale manifesta pubblicamente apprezzamento per l’Amministrazione comunale di Parma per la gestione dei rifiuti (atto suscettibile di pregiudicare l’immagine e l’azione politica del MoVimento 5 Stelle).
I suddetti comportamenti sono suscettibili di integrare gravi e reiterate violazioni dei doveri previsti dal regolamento del MoVimento 5 Stelle, e di danneggiare l’immagine e l’azione politica del MoVimento 5 Stelle. Ciò, anche in relazione alla sua posizione di aspirante candidato sindaco di Genova, ed alle conseguenti amplissime ricadute mediatiche delle sue condotte.
Se pensa che questa contestazione sia infondata o basata su informazioni non corrette può mandare le sue controdeduzioni entro dieci giorni a questa mail.
Lo Staff

Ma il bello sono le contestazioni successive: si accusa la Cassimatis per un post su Pizzarotti in cui è evidente l’intenzione di criticare entrambe le parti in causa (“Cui prodest, mi chiedo, perchè se un piedino getta un’esca, andare ad inghiottirla con tutto l’amo diventa dolo”); la si accusa di aver favorito un altro partito politico perchè ha condiviso un post di Rifondazione Comunista a proposito di firme su alcuni referendum, “dimenticando” che i partiti politici NON si votano ai referendum; le si imputa di aver appoggiato i dissidenti genovesi Putti e Battistini nell’ottobre scorso quando Putti ha lasciato i 5 Stelle nel 2017 e Battistini è finito sotto procedimento disciplinare nel gennaio scorso (e quindi all’epoca nè l’uno nè l’altro si poteva considerare un dissidente).
L’ultima chicca è l’apprezzamento per la gestione dei rifiuti dell’amministrazione di Parma, che diventa “un atto suscettibile di pregiudicare l’azione politica” del M5S.
E come stiano insieme le due cose è un mistero poco gaudioso, a meno di non immaginare una coda di paglia lunga svariati metri.
E intanto continua ad arricchirsi di altri particolari surreali la diabolica mossa di Beppe Grillo per fregare Marika Cassimatis alla vigilia dell’udienza in tribunale.
Beppe infatti ha annullato la votazione perchè sarebbe stata “indetta con un preavviso inferiore al termine minimo di 24 ore prescritto dall’articolo 3 del regolamento del MoVimento 5 Stelle per le votazioni per la scelta dei candidati alle elezioni“.
Insomma, il voto che ha incoronato la Cassimatis è stato annullato da Beppe Grillo perchè era stato indetto irregolarmente da Beppe Grillo — fa ridere ma è drammatico!). Solo che qui l’affaire si ingrossa per Beppe & Co.
In primo luogo perchè anche altri voti per la scelta dei candidati alle elezioni amministrative — ad esempio l’ultimo, quello per Parma e Piacenza — sono stati indetti senza il preavviso di 24 ore.
Ma quelli, stranamente, il Garante non li ha annullati.
E in secondo luogo perchè si è votato senza il preavviso di 24 ore anche per il candidato sindaco di Palermo all’epoca delle ben note polemiche per le firme false.
Ebbene, uno degli attivisti di Palermo schierati con i parlamentari accusati dalla procura qualche giorno fa ha ricordato su Facebook che anche quella votazione allora dovrebbe essere considerata irregolare.
Ma tanto la legge di Beppe è uguale per tutti, no?

(da “NextQuotidiano”)

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