Aprile 10th, 2017 Riccardo Fucile
FORNER: “INDETTE A SORPRESA SENZA IL PREAVVISO PREVISTO DAL REGOLAMENTO, MOLTE IRREGOLARITA'”
Padova dopo Genova. Non bastava il caso dell’espulsione di Marika Cassimatis e successiva riabilitazione a mezzo giudici. Anche nella città veneta lo spettro delle irregolarità investe le comunarie del Movimento 5 stelle.
Il secondo arrivato, Leonardo Forner, ha infatti scritto allo staff della Casaleggio Associati per chiedere l’annullamento del voto interno del 29 marzo, che ha indicato in Simone Borile il candidato.
Il caso è “diverso da quello di Genova”, però se nel capoluogo ligure le comunarie sono state annullate perchè non è stato dato il necessario preavviso di 24 ore, bisogna considerare che “anche a Padova è successa la stessa cosa”.
“Le comunarie sono state indette a sorpresa, tanto che molti iscritti hanno ricevuto la mail che li informava della votazione in corso a mezzogiorno, due ore dopo l’inizio delle consultazioni. Se a Genova si è deciso di annullare tutto per questo motivo, va fatto lo stesso pure qui”, ha detto.
“Non possono infatti esserci due pesi e due misure a seconda dell’esito delle comunarie: non si possono certo annullare soltanto perchè le ha vinte chi non doveva vincerle e, allo stesso tempo, non si possono valutare legittime soltanto perchè le ha vinte chi le doveva vincere”, ha aggiunto parlando col Corriere del Veneto.
Ma già nei giorni precedenti alle ‘comunarie’ Forner aveva avuto toni polemici.
Il 29 marzo, giorno del voto, ha infatti scritto su Facebook che “ce l’abbiamo fatta, siamo riusciti a portare un voto quando i giochi sembravano già conclusi. Siamo riusciti con le nostre forze a portare trasparenza, confronto, e alternanza. Hanno fatto di tutto per escludere me e la mia squadra, andando in TV dicendo menzogne, escludendomi dallo streaming online e non partecipando ai confronti da me convocati”.
(da “Huffingtonpost”)
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Aprile 10th, 2017 Riccardo Fucile
SUL PIANO GIURIDICO LE SOLUZIONI PROPOSTE SONO RIDICOLE… E PER MANEGGIARE UN’ARMA NON BASTA ESERCITARSI A UN POLIGONO UNA VOLTA AL MESE, CI VUOLE UN ADDESTRAMENTO SPECIFICO, ANCHE MENTALE
L’omicidio del poveretto di Budrio, un barista ucciso da un militare professionista che lo avrebbe
ammazzato anche se avesse avuto alla cintura due Colt 44 magnum, trova tutti d’accordo: riformiamo la legittima difesa.
Come dire: Tizio è stato colpito da un fulmine, riformiamo i parafulmini.
Ed eccoli tutti a proporre la loro soluzione: non sanno quello che dicono ma parlano lo stesso.
In sostanza la riforma consisterebbe in una nuova ipotesi di legittima difesa: sarebbe lecito fare uso delle armi per respingere “l’ingresso in un’abitazione privata o in luogo ove si eserciti un’attività commerciale, professionale o imprenditoriale quando ciò avvenga tramite effrazione o contro la volontà del proprietario, con violenza o minaccia di uso di armi e da parte di una persona travisata o di più persone riunite”.
L’art. 52 del codice penale consente, negli stessi luoghi indicati nel progetto di riforma, di fare uso di “un’arma legittimamente detenuta al fine di difendere la propria o la altrui incolumità o i beni propri o altrui, quando non vi è desistenza e vi è pericolo d’aggressione”.
Dunque l’uso delle armi è già consentito nei casi di ingresso in questi luoghi, quando sussista “violenza o minaccia di uso di armi e da parte di una persona travisata o di più persone riunite” (come recita il progetto di riforma) poichè in questi casi evidentemente sussiste il “pericolo di aggressione” previsto alla norma attuale.
Restano fuori i casi di ingresso con effrazione o contro la volontà del proprietario.
Non a caso; se vi rientrassero sarebbe una vera catastrofe.
Un paio di esempi valgono più di molte considerazioni.
Un ladro forza il cancello del giardino di una villa o la porta di un appartamento con il proposito di rubare tutto quello che può. Il proprietario si è dotato di un’arma legittimamente detenuta. Potrebbe puntarla verso il ladro, ingiungergli di andarsene e chiamare la polizia. Il ladro potrebbe obbedire o estrarre a sua volta un’arma.
Nel primo caso non c’è motivo di sparare (il furto in abitazione non prevede la pena di morte); nel secondo sì, il che però è già consentito dalla legge attuale.
Quanto all’ipotesi che l’ingresso nell’abitazione avvenga contro la volontà del proprietario, le conseguenze sarebbero ancora peggiori.
Non pago da tempo le spese per il consumo dell’acqua o del gas e così l’esattore si introduce in casa abusivamente, per controllare i miei contatori; oppure il vicino si introduce di soppiatto in giardino per tagliare un albero le cui fronde lo infastidiscono, per il che c’è da tempo un lungo contenzioso; in tutti e due i casi ciò avviene contro la mia volontà . E sarei autorizzato a sparare!
Tutto ciò su un piano giuridico.
Ma ciò che dimostra quanto sia dissennata questa corsa ad ampliare i casi di uso legittimo delle armi è una considerazione banale.
L’arma è uno strumento; bisogna saperla usare.
Non basta certo esercitarsi in un poligono di tiro una o due volte al mese: prendi la pistola, inspira, punta al bersaglio, espira, tira piano il grilletto, lascia cadere il braccio, ricomincia…
Occorre un addestramento specifico, quello che hanno i militari e, sfortunatamente, i delinquenti. In uno scontro a fuoco, l’onesto cittadino che paga le tasse (e anche l’evasore fiscale) soccombe.
E poi qualsiasi ufficiale di Polizia o dei Carabinieri può spiegare qual è lo svantaggio più grande di una persona comune in un confronto armato con un delinquente: se si estrae un’arma bisogna usarla, subito, senza indugi; perchè comunque l’altro, il delinquente, la estrarrà a sua volta e ti ammazzerà .
E la persona comune questo non riesce a farlo: deve superare un condizionamento che gli impedisce di premere il grilletto e, nel tempo che ci mette a farlo, muore.
Esattamente come si vede in migliaia di film western, dove l’onesto allevatore viene ammazzato dal pistolero.
Alla fine, con quante vite che si sarebbero salvate senza una reazione armata sarà pagato il trionfo di un gioielliere che riesce ad ammazzare il suo rapinatore?
Bruno Tinti
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Aprile 10th, 2017 Riccardo Fucile
“HO DIFESO UNA DONNA, L’AVEVANO CIRCONDATA IN 25”
Una donna, che sorride con aria di sfida, davanti a un manifestante di estrema destra. Lui la guarda, fa per avvicinarsi, un poliziotto li separa: è diventata virale la foto di Saffiyah Khan, di Birmingham, durante una manifestazione della English Defence League, movimento politico anti Islam, all’indomani dell’attacco a Stoccolma.
La giovane ha raccontato di essere intervenuta quando ha visto un’altra donna, che indossava il velo, “circondata da 25 uomini dopo aver urlato loro di essere islamofobi”.
“Si sono avvicinati e l’hanno circondata” ha spiegato “Inizialmente ero ben felice di starne fuori ma quando ho visto quella scena sono intervenuta”.
Metà pakistana metà bosniaca, la donna ha spiegato “Non ho avuto paura”.
Sta di fatto che la foto è rimbalzata sui social ed è stata condivisa da migliaia di persone.
(da agenzie)
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Aprile 10th, 2017 Riccardo Fucile
HA ATTRIBUITO UNA FRASE SUL PADRE DELL’EX PREMIER A ROMEO MENTRE ERA DI BOCCHINO: CHI L’HA INDOTTO A FARLO ?… UN UFFICIALE DELLO STATO CHE SI AVVALE DELLA FACOLTA’ DI NON RISPONDERE COSA HA DA NASCONDERE?
Il capitano del Noe, Giampaolo Scafarto, è indagato dalla procura di Roma per falso in quanto
autore di un’informativa nell’ambito dell’inchiesta Consip in cui da un lato avrebbe accreditato erroneamente la tesi della presenza dei servizi segreti nel corso degli accertamenti e, dall’altro avrebbe attribuito ad Alfredo Romeo e non a Italo Bocchino una frase intercettata: “…Renzi l’ultima volta che l’ho incontrato”. Interrogato oggi Scafarto si è avvalso della facoltà di non rispondere.
Sono due gli episodi di falso che la Procura di Roma ha contestato a Scafarto, il capitano dei carabinieri in forza al Comando Tutela dell’Ambiente che ha svolto le indagini sulla vicenda Consip.
Episodi che, secondo gli inquirenti romani che poi al Noe hanno tolto la delega dell’inchiesta assegnandola al Nucleo investigativo di Roma, proverebbero come l’inchiesta sia stata viziata da significativi depistaggi a cominciare da un incontro (non suffragato da prove) tra l’imprenditore campano Alfredo Romeo, in carcere dal primo marzo scorso per corruzione per aver versato 100mila euro al dirigente Consip Marco Gasparri, e Tiziano Renzi, il padre dell’ex premier.
“Un altro apparente indizio se ne va. L’auspicio che alla fine delle indagini si pervenga a una archiviazione è ancora più convinto e concreto”.
Così all’Adnkronos l’avvocato di Tiziano Renzi, Federico Bagattini, ha commentato la svolta nell’indagine Consip, con il capitano del Noe Giampaolo Scafarto indagato per falso dalla Procura di Roma.
“E’ una notizia positiva – ha aggiunto – mi dispiace per il capitano del Noe ma se c’è un falso è normale che ognuno risponda di quello che poi risulterà aver fatto”.
I due falsi attribuiti all’ufficiale del Noe.
Nel primo capo di imputazione il pm Mario Palazzi spiega che Scafarto “redigeva nell’esercizio delle sue funzioni l’informativa n.246/557 nella quale, al fine di accreditare la tesi del coinvolgimento di personaggi asseritamente appartenenti ai servizi segreti, ometteva scientemente informazioni ottenute a seguito delle indagini esperite”.
In particolare, dopo aver affermato che durante lo svolgimento delle indagini ‘lo scrivente e altri militari di questo comando hanno da tempo il ragionevole sospetto di ricevere ‘attenzioni’ da parte di qualche appartenente ai servizi’, “a conforto di cio’ – si legge nel capo di imputazione – indicava l’esistenza di due annotazioni di servizi deel 18 e 19 ottobre 2016, la seconda delle quali aveva evidenziato come, mentre i militari si erano recati a piazza Nicosia per effettuare l’acquisizione della spazzatura prodotta dalla Romeo Gestione spa (il famoso recupero dei ‘pizzini’ dall’immondizia, ndr), gli stessi ‘notavano persone, in abiti civili in atteggiamento sospetto, che piu’ volte incrociavano lo sguardo degli operanti e controllavano le targhe delle auto ivi parcheggiate; nello specifico due persone controllavano i movimenti degli operanti; si trattava di una persona (fotografata) che ha piu’ volte percorso le strade adiacenti piazza Nicosia, controllando le targhe dei mezzi parcheggiati”.
Nel fare cio’ Scafarto “ometteva di riferire all’autorita’ giudiziaria” che l’uomo sospettato di essere uno 007, perche’ osservava i carabinieri mentre recuperavano ‘i pizzini’ di Romeo, era in realta’ E.R., un cittadino con residenza in quella strada.
Nel secondo episodio di falso, contestato all’ufficiale del Noe, si legge che “riferendo il contenuto di una conversazione ambientale intercettata all’interno dell’ufficio di Roma della Romeo Gestioni spa il 6 dicembre 2016, Scafarto affermava, contrariamente al vero, che ‘…ad un certo punto il Bocchino si allontana e il Romeo continua a parlare con il Ruscigno e mentre quest’ultimo commentava negativamente tutti i provvedimenti emessi dalla magistratura ritenendo che non vi siano prove contro il Romeo, quest’ultimo racconta del suo rapporto con il Bocchino per poi affermare: ‘…Renzi l’ultima volta che l’ho incontrato…’; questa frase assume straordinario valore e consente di inchiodare alle sue responsabilità il Renzi Tiziano in quanto dimostra che effettivamente il Romeo e il Renzi si siano incontrati (circostanza, questa, che verrà riferita a verbale da Alfredo Mazzei sentito il 2 gennaio 2017), atteso che il Romeo ha sempre cercato di conoscere Renzi Matteo senza però riuscirvì, quando invece tale affermazione – scrivono i pm di Roma – era stata profferita da Bocchino Italo come peraltro correttamente riportato sia nel sunto a firma del vicebrigadiere Remo Reale, sia nella trascrizione a firma del maresciallo capo Americo Pascucci, presenti nel brogliaccio informatico”.
(da “Huffingtonpost“)
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Aprile 10th, 2017 Riccardo Fucile
27 ANNI DA PARLAMENTARE: “FARE POLITICA NON E’ UN MESTIERE, CI VUOLE PASSIONE”
Rosy Bindi lascia la politica. Dopo 27 anni da parlamentare a 66 anni e con due poltrone da ministro conquistate a fine legislatura finirà il suo impegno, come racconta oggi una lunga intervista al Fatto Quotidiano.
Ecco alcuni passaggi di quanto raccontato al Fatto.
“Ho lavorato in questo Palazzo per ventitrè anni, e prima ancora altri cinque a Strasburgo. La passione mi ha tenuta viva e integra. Fare politica non è un mestiere, ed è impossibile servirla senza quel fuoco che arde. Finita questa legislatura lascerò il campo” dice Rosy Bindi.
Racconta che “la vita è più e meglio di ciò che facciamo, per quanto onorevole e gratificante. Vorrei dedicarmi agli studi, tornare al mio vecchio amore per la teologia. E poi viaggiare un po’. Come dice Romano Prodi, finora sono stata in tutti gli aeroporti del mondo. Ma non mi ritirerò a vita privata. Maria Eletta Martini e Tina Anselmi finchè hanno potuto si sono impegnate. E io vedo un gran bisogno di formazione alla politica e di ricostruzione delle reti associative”
Impegnata nella commissione Antimafia la Bindi, da sempre antirenziana, è rimasta fuori dal dibattito politico più acceso degli ultimi mesi.
“Ho lasciato una casa incompiuta e ora la ritrovo un po’ diroccata. Il Pd come si è visto non funziona se si trasforma in un carro al seguito dell’uomo solo al comando. Se riprende quella strada, forse avrà vita”.
Al Fatto racconta che Papa Francesco è l’unico leader da seguire, che i 5 stelle sanno “convincere la gente” e che Orlando ed Emiliano “sono competitori veri” di Renzi. Dei due spiega di essere più vicina a Orlando.”I miei amici stanno con lui, e io mi sento naturalmente più vicina alla sua idea di governo plurale del partito”
(da agenzie)
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Aprile 10th, 2017 Riccardo Fucile
LA INCAZZATURA DEL “MOVIMENTO DEGLI ONESTI” CHE NON SONO IN GRADO DI CAPIRE CHE CHI HA VIOLATO LA LEGGE SI CHIAMA BEPPE GRILLO
Marika Cassimatis ha vinto il ricorso contro Beppe Grillo che l’aveva espulsa dal MoVimento 5 Stelle
dopo l’esito delle votazioni delle comunarie per la scelta del candidato sindaco del M5S di Genova.
Il decreto del Tribunale civile di Genova sospende (qui parliamo del merito dell’ordinanza) quanto stabilito da Grillo il 14 marzo quando aveva chiesto ai suoi di “fidarsi di lui” e aveva indetto una nuova consultazione in seguito alla quale era stato deciso che il candidato del MoVimento a Genova sarebbe stato Luca Pirondini.
La banda degli onesti non conosce la legge (e nemmeno il regolamento)
Non si sa ancora cosa succederà , ovvero se Grillo farà correre la Cassimatis con il simbolo del MoVimento o se il M5S si ritirerà dalla corsa per la poltrona di sindaco di Genova.
Per il momento Marika Cassimatis è a tutti gli effetti il candidato sindaco dei 5 Stelle ma il fatto che questa decisione sia stata presa da un giudice e non dagli attivisti (che in realtà l’avevano già presa visto che la Cassimatis aveva vinto le comunarie) non va giù ai duri e puri del partito di Beppe.
In attesa di scoprire quello che succederà a Genova gli attivisti a 5 Stelle si interrogano sul significato profondo della decisione del giudice.
A molti — che evidentemente preferiscono ancora fidarsi di Grillo — la cosa non sembra poi così regolare. Perchè un giudice si è immischiato nelle votazioni di un’associazione privata? A che titolo? Con che diritto?
Secondo molti utenti che commentano la notizia della vittoria della Cassimatis sulle varie bacheche del MoVimento e dei giornali il giudice che ha emesso il decreto di sospensiva che annulla la decisione di Grillo di non candidare la Cassimatis è palesemente un “corrotto” e “di sinistra”.
Siamo qui dalle parti del complotto delle toghe rosse quando si tratta di commentare decisioni sgradite.
Non sappiamo se qualcuno a Genova si è già messo all’inseguimento del giudice Roberto Braccialini per scoprire di che colore sono i calzini che indossa ma il clima che si respira è lo stesso.
I 5 Stelle non vogliono ammettersi di essersi fidati della persona sbagliata e quindi per forza di cose ci sono oscuri poteri che tramano nell’ombra per impedire al MoVimento di andare al governo sotto la Lanterna.
Chi paga il giudice? Chi paga la Cassimatis?
È sospetto, per gli attivisti, che il giudice non sia intervenuto per le porcate delle primarie del PD e soprattutto è singolare, sempre secondo loro, la rapidità con cui si è arrivati al decreto di sospensione quando ci sono cittadini che da anni aspettano giustizia per vicende ben più gravi.
Anche la Cassimatis ovviamente sarebbe colpevole perchè con il suo ricorso ha ulteriormente sovraccaricato il sistema giuridico italiano.
Non solo non è un’attivista onesta (ovvero una che dice sì a tutto quello che decide Beppe) ma è anche una cittadina poco coscienziosa perchè non ha a cuore il bene comune e la sorte di tanti italiani che soffrono di malagiustizia.
Naturalmente tutto questo è stato possibile perchè la Cassimatis è stata pagata da qualcuno che aveva intenzione di indebolire il M5S e impedire al partito di Grillo di espugnare la roccaforte del Partito Democratico.
Alcuni elettori pentastellati sono particolarmente sconvolti dall’accaduto e notano inquietanti parallelismi. Così come con la legge sul divorzio i giudici sono entrati “nella camera da letto” delle persone per stabilire chi dei due coniugi avesse ragione e chi torto con il caso Cassimatis la sospensiva entra “a gamba tesa nella camera da letto di tutti gli italiani”.
Non vi sentite anche voi violati nel vostro intimo? Questi giudici oltre ad essere dichiaratamente “di sinistra” sono anche degli inguaribili guardoni e manipolatori del processo della democrazia partecipativa in Rete. Non come Grillo.
Alcuni attivisti sono sconvolti: come fa un giudice ad arrogarsi il diritto di dettare al MoVimento la sua linea politica?
Perchè il giudice sovverte le regole che il MoVimento si è dato? Difficile, una volta che ci si è fidati di Grillo, capire che il giudice non ha “sovvertito” alcunchè anzi ha rilevato che a sovvertire le regole del partito (ad esempio non annunciando le votazioni con il dovuto preavviso) è stato proprio il Capo Politico nonchè Garante del M5S.
Ma questi sono dettagli. O no?
(da “NextQuotidiano“)
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Aprile 10th, 2017 Riccardo Fucile
LA CASSIMATIS SOSPESA, L’AGENTE DI COMMERCIO CHE NON HA PIU’ DIRITTO A CORRERE CON IL SIMBOLO… COSA PUO’ ANCORA SUCCEDERE
A Genova adesso il simbolo del Movimento Cinque Stelle rischia di scomparire dalle elezioni amministrative dell’11 giugno.
Marika Cassimatis è stata di fatto ritenuta legittimamente indicata dagli attivisti alle prime “comunarie”, il 14 marzo, come unica candidata per correre alle elezioni comunali e quindi utilizzare il simbolo, secondo quanto indica il Tribunale di Genova nell’ordinanza di sospensiva.
Cassimatis però è stata “sospesa” dal Movimento Cinque Stelle, e deferita ai Probi Viri, quindi Beppe Grillo, dal suo blog, le ha tolto la possibilità di utilizzare le “insegne” del Movimento.
Quello che è certo è che Cassimatis, dopo il riconoscimento del Tribunale non ha alcuna intenzione di sganciarsi dal simbolo sotto il quale è stata eletta, e dunque è intenzionata ad andare avanti, mettendo in conto che sia lo stesso Beppe Grillo a dover rivolgersi al Tribunale per sottrarle il marchio M5S.
Di fatto l’altro candidato, Luca Pirondini, eletto dalle “comunarie” convocate successivamente, ed estese a tutto l’elettorato grillino accreditato, a livello nazionale, non ha diritto a correre sotto le insegne del Movimento.
Il giudice Roberto Braccialini evidenzia infatti che “alle votazioni su tematiche locali possono partecipare solo gli iscritti residenti in quell’ambito territoriale. Le votazioni nazionali possono solo confermare o meno votazioni già prese”: insomma se le votazioni del 14 marzo, le prime, svolte a livello locale, incoronarono Cassimatis, nessuna altra platea può sconfessare quel risultato.
Cassimatis, come ha già chiarito, vuole andare avanti: “Sono io la candidata del Movimento Cinque Stelle – dichiara – spero che ci sia un incontro di chiarimento con lo staff e con Beppe Grillo”. Se Grillo però non le restituirà il simbolo, Cassimatis dovrà andare avanti nella competizione elettorale con la sua lista, senza simbolo del Movimento.
A questo punto Grillo non ha altri candidati da schierare nell’agone.
A meno che non decida di riaprire le urne: per farlo però dovrà “sgomberare” il campo dalla Cassimatis, espellendola dal Movimento (Cassimatis è già stata sospesa da Grillo e deferita ai Probi Viri).
A quel punto dovrebbe re-indire nuove consultazioni comunarie, raccogliendo le firme e riaprendo le urne.
In un intervallo di tempo però in cui la stessa Cassimatis potrebbe opporsi all’espulsione. E il Movimento si avviterebbe in un ginepraio di aule di Tribunale, rischiando che nel frattempo scadano i tempi tecnici per poter effettivamente partecipare alle elezioni comunali.
Pirondini potrebbe però decidere di candidarsi sindaco, senza simbolo (se lo usasse violerebbe la decisione del Tribunale): ma se la campagna elettorale venisse portata avanti dallo staff del Movimento, dallo stesso Grillo e dalla portavoce regionale Alice Salvatore anche in questo caso si violerebbe ciò che il giudice ha stabilito.
(da “La Repubblica”)
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Aprile 10th, 2017 Riccardo Fucile
“L’OPERATO DI GRILLO ALTERA IL RAPPORTO DI COMPETENZE DECISIONALI TRA GLI ORGANI STATUTARI”… “IL REGOLAMENTO INTERNO ESCLUDE CHE GRILLO ABBIA DIRITTO ALL’ULTIMA PAROLA, ILLEGGITTIMO FAR RIVOTARE TUTTI GLI ISCRITTI IN ITALIA, E’ PREVISTO IL SOLO VOTO DEGLI ISCRITTI LOCALI”
La decisione presa da Beppe Grillo di privare Marika Cassimatis e la sua lista dell’uso del simbolo e
del nome del Movimento 5 Stelle alle prossime elezioni comunali “inibisce il diritto dei candidati della lista Cassimatis di vedere riconosciuta la loro rappresentatività , più o meno consistente, da parte degli organi decisionali di natura assembleare del Movimento nella loro dimensione plenaria; e soprattutto vanifica il diritto del singolo aderente di candidarsi alle elezioni”, riconosciuto dal regolamento. È quanto scrive il giudice Roberto Braccialini, della prima sezione del tribunale civile di Genova, nelle motivazioni che hanno portato all’accoglimento dell’istanza di sospensiva presentata da Marika Cassimatis contro le decisioni di Beppe Grillo sulle “comunarie” del capoluogo ligure.
L’operato di Grillo, scrive ancora il magistrato, “altera il rapporto delle competenze decisionali tra gli organi statutari, perchè è stata in tal modo obliterata completamente la decisione dell’assemblea territoriale e si è impedito al massimo organo decisionale di esprimersi in rete sulla precisa alternativa locale che andava rimessa in discussione”.
Inoltre, per Braccialini, la decisione di Grillo “realizza (per invalidità ‘derivata’) un procedimento di esclusione di una lista regolarmente votata dall’assemblea locale, anticipando misure sostanzialmente sanzionatorie che – in materia – non sembrano nella disponibilità del solo capo politico del Movimento”.
Secondo il giudice, Grillo non era legittimato ad annullare l’esito del ballottaggio del “metodo Genova” con cui, il 14 marzo, Cassimatis era stata eletta a candidata sindaco per il capoluogo ligure.
Per il giudice, stando alle regole del Movimento, l’autoannullamento poteva essere disposto solo “dalla stessa assemblea locale” che aveva dato vita al voto e non da Grillo, garante e capo politico del movimento, che tuttavia non si specifica in quale qualità avrebbe preso questa decisione.
Secondo i regolamenti interni, infatti, le decisioni assunte dagli organi assembleari con riguardo alla materia elettorale “sono vincolanti per il capo politico del Movimento 5 Stelle e gli eletti sotto il simbolo” che, dunque, non ha alcun diritto di ultima parola a riguardo.
Ma illegittima è anche la scelta di far decidere all’assemblea nazionale, il 17 marzo, la candidatura di Pirondini dopo l’esclusione di Cassimatis, valutazione che in ogni caso sarebbe dovuta spettare nuovamente agli iscritti genovesi.
L’assemblea nazionale, infatti, specifica Braccialini, “non è competente per decisioni del livello locale, se non in sede di convalida o meno”.
(da “Huffingtonpost”)
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Aprile 10th, 2017 Riccardo Fucile
SECONDO IPSOS ED EUROMEDIA AD ACCEDERE AL SECONDO TURNO NELLA MAGGIOR PARTE DEI CASI CENTROSINISTRA E CENTRODESTRA… M5S AL BALLOTTAGGIO SOLO A TARANTO E CARRARA
Il MoVimento 5 Stelle è il primo partito in Italia. Ma alle elezioni amministrative 2017 rischia di rimanere fuori dal ballottaggio in quasi tutte le città principali al voto. Ne parla oggi un articolo della Stampa: i sondaggi commissionati localmente a istituti come Ipsos ed Euromedia restituiscono un quadro nazionale diverso rispetto a quello che ci si aspetterebbe: ad accedere al secondo turno e a giocarsi la poltrona di sindaco nella maggior parte dei casi sono centrodestra e centrosinistra.
Ad esempio in due importanti città venete come Padova e Verona i sondaggisti quotano i grillini sotto il 20 per cento.
Ma anche a Genova nelle amministrative 2017 il M5S è lontano dal ballottaggio:
Dice Paolo Giaretta, che è stato uno dei sindaci più longevi nella storia di Padova: «Qui, ma anche a Verona, i Cinque Stelle non sfondano. Da una parte la Lega ha coperto quell’area del dissenso populistico di “destra”, quello di “sinistra” non è mai stato forte e il tessuto politico e sociale è meno deteriorato che altrove».
Il test politicamente più importante è Genova. La città di Beppe Grillo; la città nella quale il centrodestra (in occasione delle Regionali) ha ritrovato un’insperata unità sull’asse Salvini-Toti; la città medaglia d’oro della Resistenza dove la sinistra (comunista, socialista e «piddina») ha lasciato sempre poco spazio agli altri.
Il Pd dopo faticosa trattativa ha scelto un indipendente (spostato a sinistra), l’assessore Gianni Crivello, che dovrà vedersela con il candidato del centro-destra, un manager come Marco Bucci.
I Cinque Stelle quanto saranno competitivi dopo la guerra al loro interno? E nella Parma del «ribelle» Pizzarotti?
«Il sindaco — riconosce Albertina Soliani, già sottosegretaria nel governo Prodi — si presenta con un discreto consuntivo e il centrosinistra con un candidato che si muove con equilibrio. Un clima di confronto positivo. I Cinque Stelle? Non si sa ancora se si presenteranno…».
Dati alla mano e a due mesi dal voto il M5S ha chance di accedere al ballottaggio solo a Carrara e a Taranto.
In tutte le altre città nelle amministrative 2017 sono sopra centrodestra e centrosinistra. Con un’eccezione significativa: Parma.
Dove invece l’attuale sindaco Federico Pizzarotti è accreditato di ottime possibilità di accedere al ballottaggio. Ma se vincesse lui, il segnale sarebbe ancora più forte: significherebbe che per i 5 Stelle è possibile vincere senza Grillo.
(da “NextQuotidiano“)
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