Giugno 29th, 2018 Riccardo Fucile
LE REPLICHE DEL BULGARO: “IO SONO UN VIGILE DEL FUOCO” E DELLO SVEDESE: “IO SONO UN SALDATORE”
Ci sono un francese, un italiano, un bulgaro e uno svedese che vanno al Consiglio Europeo.
Ad un certo punto l’italiano, che si chiama Giuseppe Conte e incidentalmente è il presidente del Consiglio, si impunta e cerca di stravolgere l’ordine dei lavori. Interviene il francese, il presidente Emmanuel Macron che riprende il premier italiano: «Non sai come funziona un Consiglio europeo! Ci sono delle regole, non ci si comporta in questo modo».
«Io sono un professore di legge!» ha detto Conte dimenticando che era una trattativa politica
Conte non ci sta, lui è l’avvocato del popolo italiano dal multiforme curriculum venuto in Europa per far capire che l’Italia non è mica un paese di «bari, gente che andava a chiedere favori senza mettere sul tavolo nulla di concreto» (come ha scritto su Facebook il sottosegretario agli Esteri Manlio Di Stefano).
La musica nel Bel Paese è cambiata, non tanto per il pugno di ferro sulle Ong, per la chiusura dei porti (per scherzo) ma per la competenza.
Ed è per questo che Conte non la prende bene: «Io sono professore di legge e so che se un documento ha un numero di protocollo quel documento si discute e si approva tutto, non a pezzi», risponde a Macron.
Il problema, non secondario, è che il documento in discussione è un documento politico e non ha valore di legge.
Del resto al Consiglio Europeo si stava conducendo una trattativa politica e non una battaglia legale.
Questo fatto, di per sè autoevidente dovrebbe essere noto anche al preparatissimo e competetentissimo premier italiano.
A quel punto il primo ministro bulgaro Boyko Borissov prende la parola e ricorda le sue pregresse esperienze lavorative: «Bene, io ero un vigile del fuoco e non è così che si fa un negoziato».
Anche il primo ministro svedese Stefan Là¶fven non si trattiene «lei è un professore di diritto, e io ero un saldatore in una cittadina del Nord della Svezia, ma so che lei non si sta comportando in modo appropriato».
Non c’è che dire una bella lezione di politica per il professor Conte, avvocato del popolo, messo al suo posto da un pompiere e un saldatore.
(da “NextQuotidiano”)
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Giugno 29th, 2018 Riccardo Fucile
I SOLITI PAROLAI: DOPO UNA RELAZIONE DI MERKEL E MACRON SULLA MANCATA ATTUAZIONE DEGLI ACCORDI DI MINSK, I SOVRANISTI SI CALANO LE BRACHE
I leader europei hanno concordato di estendere le sanzioni economiche contro la Russia per altri sei
mesi relativamente alla questione dell’Ucraina.
“C’è stata – ha spiegato una fonte comunitaria – una breve discussione sugli accordi tra Russia, Ucraina e Minsk, che ha portato a un accordo per estendere le sanzioni per altri sei mesi”.
Durante il Vertice il presidente francese, Emmanuel Macron, e la cancelliera tedesca, Angela Merkel, hanno presentato un rapporto sulla mancata attuazione degli accordi di Minsk sul cessate il fuoco in Ucraina.
Secondo fonti europee, la decisione di prolungare per altre sei mesi le sanzioni contro i settori bancario, finanziario e energetico russi sarà formalmente presa a livello di ambasciatori dei 28.
L’Italia ha votato come tutti gli altri per la proroga delle sanzioni, nonostante avesse minacciato nelle settimane scorse di far valere un sedicente diritto di veto.
(da agenzie)
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Giugno 29th, 2018 Riccardo Fucile
LA REGOLA CHE 1000 EURO DEVONO ESSERE DESTINATI ALL’ORGANIZZAZIONE DI EVENTI UFFICIALI DEL M5S
C’è maretta nel MoVimento 5 Stelle per il fondo di sostegno con i soldi dei parlamentari che è stato annunciato ieri insieme al varo delle nuove regole sui rimborsi.
Emanuele Buzzi sul Corriere della Sera racconta che a far storcere il naso a una parte del gruppo parlamentare (che mostra una crescente insofferenza anche verso il ruolo dei burocrati nei ministeri) è la decisione di istituire una quota mensile di mille euro da destinare con rendicontazione a «organizzazione e partecipazione ad eventi ufficiali» targati M5S.
La notizia, circolata tra i Cinque Stelle già alcuni giorni fa, ha dato il la a qualche malumore.
L’obiezione ricorrente tra la vecchia guardia è che «prima si poteva restituire anche meno», mentre i nuovi si lamentano, in qualche caso, di introiti ridotti rispetto ai loro impieghi precedenti.
Le nuove norme, soprattutto il tetto dei 3.000 euro per vitto alloggio e trasporti hanno anche provocato indirettamente qualche cambio negli stili di vita in chi è alla seconda legislatura
La strada però, nonostante i malumori interni, è tracciata. Anzi. Sul blog delle Stelle emerge la volontà del Movimento di trasformare la regola interna in obbligo di legge per tutti i partiti.
La forzista Elvira Savino, però, punge: «Nel giorno in cui si vogliono abolire i vitalizi agli ex parlamentari, i grillini si sono aumentati lo stipendio a 6.250 euro al mese».
Anche il Fatto Quotidiano racconta che qualcuno è sull’orlo di una crisi di nervi:
Ieri i parlamentari hanno scoperto che 1.000 euro sui 3.600 originariamente previsti solo per le spese relative ai collaboratori ora dovranno essere destinati “all’organizzazione e alla partecipazione a eventi ufficiali del Movimento”.
In pratica, sibilava ieri un deputato, “ci chiedono di pagare eventi sul territorio e di restituire il resto. Ma è chiaro che così si riprenderanno anche gran parte di quei soldi”.
Mentre c’è grande nervosismo anche per l’obbligo per ministri e sottosegretari eletti di restituire tutte le indennità aggiuntive.
(da “NextQuotidiano”)
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Giugno 29th, 2018 Riccardo Fucile
NON SPIEGA COME E DA CHI… E NON CHIARISCE PERCHE’, ESSENDO OGGETTO DI REATO, SIANO STATI SPESI INVECE CHE ESSERE RESTITUITI ALLO STATO
“I soldi che dicono che abbiamo sottratto? Non ci sono quei 50 milioni, Repubblica sta cercando quei
soldi in Svizzera, in Lussemburgo… Fate inchieste su cose vere, non perdete il vostro tempo”.
Risponde così, Matteo Salvini, ministro dell’Interno, vicepremier e segretario del Carroccio, ai microfoni di Circo Massimo su Radio Capital.
A Massimo Giannini che gli chiede dove siano finiti quei soldi che la magistratura di Genova sta cercando (per tentare di restituirli allo Stato), il leader leghista risponde con un “quei soldi non ci sono, sono stati spesi in dieci anni”, lasciando aperto il caso.
Come sono stati spesi?
E, soprattutto, visto che dagli atti del processo di Genova risulta che quell’ammontare era nelle casse della Lega quando Umberto Bossi fu scalzato e sostituito da Roberto Maroni e poi da Salvini: perchè quei soldi che erano frutto di una truffa ai danni dello Stato sono stati spesi e non restituiti all’Erario?
Perchè Salvini non si è costituito parte civile nel processo che è stato fatto contro il Senatur?
Tutti interrogativi a cui il vicepremer leghista non ha mai risposto
In aprile la Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della Procura di Genova, che ha chiesto di poter sequestrare i soldi che arriveranno in futuro sui conti della Lega Nord. Quei soldi che il partito, secondo i magistrati genovesi, deve restituire dopo la condanna di Umberto Bossi e Francesco Belsito per la maxi truffa sui rimborsi elettorali dal 2008 al 2010.
È dello scorso luglio la sentenza che ha portato alle condanne di Bossi a 2 anni e due mesi e dell’ex tesoriere Belsito a 4 anni e dieci mesi, oltre a quelle di altri cinque imputati: i tre ex revisori contabili del partito Diego Sanavio, Antonio Turci e Stefano Aldovisi (rispettivamente condannati a due anni e otto mesi, due anni e otto mesi e un anno e nove mesi) e i due imprenditori Paolo Scala e Stefano Bonet (cinque anni ciascuno).
Nei giorni scorsi era stato lo scrittore Roberto Saviano a chiedere pubblicamente a Salvini conto della fine di quei soldi. Il tema della restituzione dei rimborsi falsi della Lega è stato cavalcato per anni anche dal Movimento 5 Stelle, che ne chiedeva conto per bocca del capo politico Luigi Di Maio in una conferenza stampa ancora pochi mesi fa.
“La Lega Nord – tuonava Luigi Di Maio prima delle elezioni – che parlava di ‘Roma ladrona’ deve decine di miloni di euro ai cittadini italiani e urla al complotto: abbiano almeno la decenza di restituire i soldi prima di urlare al complotto”.
Ora che M5S e Lega sono alleati nel governo, la richiesta a Salvini di riconsegnare i soldi allo Stato, da parte edl M5s, è passata in secondo piano.
(da agenzie)
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Giugno 29th, 2018 Riccardo Fucile
IL SOLITO FAVORE A CHI HA COMMESSO ABUSI EDILIZI DA PARTE DI M5S E LEGA
Sergio Rizzo su Repubblica oggi racconta l’emendamento presentato in extremis al decreto terremoto dal relatore, il capogruppo dei 5 stelle in Senato Stefano Patuanelli. Ovvero, un condonino per gli abusi compiuti prima del disastro.
L’emendamento consente al proprietario dell’immobile («pur se diverso dal responsabile dell’abuso», precisa il testo) di chiedere contestualmente al contributo pubblico per la ricostruzione della propria abitazione anche la sanatoria per gli interventi abusivi.
Naturalmente di minore entità , considerando tali quelli che non superano il 5 per cento della superficie, dell’altezza o della cubatura.
Praticamente, un quarto del piano casa varato dall’ultimo governo di Silvio Berlusconi.
La sanatoria riguarda anche i piccoli abusi commessi nelle aree con vincolo paesaggistico, dove però la misura degli eccessi tollerati si ferma al 2 per cento.
Concessioni perfino troppo limitate per Forza Italia, l’unica forza politica che ieri ha votato contro il provvedimento proprio con questa motivazione.
Senza contestare, ovviamente, la giustificazione di fondo dell’emendamento grillino. Ovvero, quella di «accelerare la ricostruzione degli edifici privati» pure in presenza di «lievi difformità edilizie»: che sono diffusissime nei paesi dell’Appennino massacrati dal sisma. Così diffuse che senza una sanatoria molti proprietari non avrebbero mai potuto ottenere i contributi. Adesso invece non avranno più problemi.
Quindi ci saranno solo multe per chi ha costruito abusivamente anche molto tempo prima di un sisma:
E per il modo oscuro e contraddittorio con cui è formulato l’emendamento non è neppure chiaro se chi si è fatto la stanza in più, ha ampliato il garage o ha chiuso una veranda, aumentando illecitamente prima del terremoto la superficie e la cubatura, potrà condonare e avere i soldi pubblici persino senza pagare la prevista multa compresa fra 516 e 5.164 euro.
Che invece di sicuro, pensate un po’, toccherà a chi ha aperto una finestra dove non poteva
(da “NextQuotidiano”)
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Giugno 29th, 2018 Riccardo Fucile
L’ITALIA CEDE SU TUTTA LA LINEA: NON OTTIENE LA DISTRIBUZIONE OBBLIGATORIA DEI PROFUGHI MA SOLO QUELLA VOLONTARIA, SARA’ COSTRETTA AD APRIRE NUOVI CAMPI E ACCETTA I RITORNI DA GERMANIA E AUSTRIA… E L’ITALIA VOTA PER LE SANZIONI ALLA RUSSIA
Doveva essere accordo, e accordo è stato. Sul tavolo «restano le divisioni», afferma Angela Merkel. 
«L’Europa ha adottato le posizioni di Visegrad», brinda il premier polacco Mateusz Morawiecki facendo il controcanto a Giuseppe Conte, per il quale «ora l’Italia non è più sola».
Sono le 4.41 del mattino quando il presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk, finalmente annuncia l’intesa a ventotto sui migranti. Sono passate 13 estenuanti ore dall’avvio dei negoziati: in mezzo il veto italiano, litigi tra leader, alleanze rotte e ricomposte, battute per stemperare la tensione e un’incessante propaganda — non senza qualche gaffe – da parte della nostra delegazione a Bruxelles, impegnata a mascherare la “scatola vuota», un accordo che tradisce gli annunci del primo mese di vita del governo gialloverde ma che per sfuggire alla ruspa di Matteo Salvini deve essere venduto come una grande vittoria del premier Conte.
Eppure l’Italia cede su tutta la linea: non ottiene la distribuzione obbligatoria di tutti i migranti, ma solo quella volontaria dei rifugiati, sarà costretta ad aprire nuovi campi e accetta i ritorni nel nostro Paese delle persone scappate in Germania e Austria.
Già , perchè l’Italia incassa solo promesse ma cede su tutti i punti sul tavolo, abbandona al loro destino le promesse e le richieste rumorosamente avanzate nelle ultime settimane.
Concede ad Angela Merkel la negoziazione degli accordi sui movimenti secondari, l’obbligo di riprendere i migranti registrati sul nostro territorio ma lasciati fuggire in Germania.
Passaggio che permette alla Cancelliera di tornare a Berlino ed evitare la crisi di governo targata Horst Seehofer, il ministro dell’interno della bavarese Csu.
Conte in cambio ottiene il vago principio che parla di «un nuovo approccio sui salvataggi basati su azioni condivise dei partner Ue». Tanto basta al premier per lanciarsi a dire di avere ottenuto «la condivisione dei salvataggi in mare».
Ma è il resto delle conclusioni a segnare la Caporetto del governo italiano.
I leader danno mandato alla Commissione europea di esplorare la possibilità di creare «piattaforme» Onu in Africa dove sbarcare i migranti, come chiesto da Austria, paesi di Visegrad e Italia, anche se non si parla di Libia, come chiesto da Roma, e non si indica in quali paesi saranno installate, aprendo a un negoziato ancora tutto da costruire.
C’è anche l’impegno a rinforzare la Guardia costiera libica. C’è uno «sforzo condiviso» tra nazioni europee a prendersi carico dei migranti, che però verranno trasferiti in «centri controllati» negli stati che volontariamente si offriranno di costruirli.
Conte afferma «non siamo obbligati ad aprirli, valuteremo», ma è un bluff.
L’Italia è costretta ad allestirli venendo meno al “no” solenne che aveva avanzato negli scorsi giorni.
Il perchè è presto detto: avrà accesso alla redistribuzione tra partner dei richiedenti asilo solo chi ospiterà nel proprio paese questi nuovi mega hotspot. E ancora, l’Italia dovrà continuare a identificare i migranti e potrà inviare i rifugiati solo ai partner che lo accetteranno «su base volontaria». Gli altri, come oggi, dovranno essere ospitati fino al rimpatrio.
Dunque non cambia nulla rispetto alla situazione odierna, l’Italia chiedeva l’apertura di tutti i porti europei ai barconi, la distribuzione obbligatoria di tutti i migranti, richiedenti asilo ed economici (illegali) e invece si accontenta che un gruppo di volenterosi conceda di prenderne a carico un numero di rifugiati deciso volontariamente.
Il tutto fino alla riforma di Dublino, che introdurrebbe quote obbligatorie, sulla quale i leader si impegnano solo genericamente a negoziarla «quanto prima», un rinvio alle calende greche vista l’irremovibile opposizione degli alleati di Salvini: i Visegrad e l’Austria di Sebastian Kurz.
Magra consolazione: Conte incassa «l’impegno» dei governi a versare i 500 milioni per riempire il Trust Fund Africa, necessario a proseguire i progetti Ue nel Corno, Sahel e Maghreb.
Talmente poco che Salvini in mattinata minaccia: «Non mi fido delle parole, aspetto i fatti, vediamo che succede», risponde a chi a Roma chiede un commento sull’esito del summit.
E intanto Conte dà il via libera anche al rinnovo delle sanzioni alla Russia (troppe le pressioni, anche Usa, per non farlo) senza condizioni.
(da agenzie)
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Giugno 28th, 2018 Riccardo Fucile
IN ITALIA ABBIAMO PIU’ COMANDANTI (87.000) CHE TRUPPA (83.000) E GODONO DI MOLTI PIU’ PRIVILEGI DEI POLITICI
Quella contro i vitalizi ai parlamentari è la battaglia più facile che ci sia: consenso sicuro al 99,99%. Dopo anni e anni di martellante campagna “contro la casta” (ma in realtà contro la politica) fatta dal pornogiornalismo, il popolo televisivo si è convinto che sono dei “privilegi rubati”.
Che poi sia una materia complessa, che lo stato di diritto non preveda leggi e provvedimenti punitivi retroattivi, che le “indennità differite” (questo il vero nome) non siano assimilabili alle pensioni, e che l’istituto avesse delle ragioni e fosse legittimo, poco importa; l’importante è assicurarsi lo scalpo degli ex parlamentari come “simbolo”, per “dare un segnale” (ma è accettabile che le istituzioni siano ridotte a strumenti di propaganda?).
Comunque sia, se i vitalizi sono da abolire oppure no, lo deciderà la Corte Costituzionale che verrà investita del problema, e dirà finalmente una parola definitiva (piaccia o no, le regole sono queste)
Ciò che voglio far notare è che mentre tutti, spesso con la bava alla bocca, se la prendono con i vitalizi politici (cifra da risparmiare, meno di 40 milioni di euro), a nessuno dei “giustizialisti” è mai venuto in mente di contestare, o almeno chiedere chiarezza, su un altro tipo di vitalizi, quelli dei militari (forse perchè la casta degli ex parlamentari è un facilissimo bersaglio, mentre per colpire i militari ci vuole coraggio?).
Ecco qui qualche cifra, se al Ministero del Lavoro e degli Interni avessero voglia di alzare veramente la testa e farsi dei nemici importanti:
1- Nel mondo militare italiano abbiamo più comandanti che comandati (87mila tra ufficiali e sottufficiali, 83mila tra graduati e truppa): circa 6,5 miliardi di soli stipendi. Agli alti ufficiali, per ridurne il numero esorbitante, viene garantito uno scivolo d’uscita grazie al quale essi vengono esonerati dal lavoro continuando però a percepire lo stipendio per i successivi 7 anni, anticipandone l’accesso a 53 anni e abolendo l’obbligo di aver maturato i requisiti per la pensione anticipata.
2- Il recente riordino dei ruoli e delle carriere del personale delle forze armate prevede aumenti retributivi generalizzati per 400 milioni di euro ogni anno, di cui beneficeranno in particolare i circa diecimila ufficiali superiori promossi per decreto da “direttivi” sottoposti a contratto pubblico a “dirigenti” con tutti gli aumenti automatici previsti per le carriere dirigenziali.
3- Gli ufficiali con 13 anni di servizio percepiscono lo stipendio del colonnello, pur non essendolo, e con 23 anni quello di generale di brigata, pur non essendolo. Con 15 anni di servizio percepiscono l’intero trattamento economico di colonnello, e con 25 anni quello di generale di brigata.
4- Tutti gli ufficiali superiori (anche maggiori e tenenti colonnello) sono promossi dirigenti (come colonnelli e generali) con aumenti automatici propri delle carriere dirigenziali.
5- Ma è il capitolo “pensioni”, cioè i vitalizi militari, quello più scandaloso:
– maturazione anticipata della pensione di anzianità : a 57 anni e 7 mesi con 35 anni di contributi invece che a 61 e 7 mesi come gli altri dipendenti pubblici;
– maturazione anticipata della pensione di vecchiaia: a 60 anni e 7 mesi invece che a 66 anni e 7 mesi come gli altri dipendenti pubblici;
– indennità di ausiliaria per i primi 5 anni di pensione (50% della differenza tra ultimo stipendio e pensione stessa) e maggiorazione della pensione ordinaria in quanto calcolata considerando come retribuzioni anche quanto percepito in ausiliaria;
– per percettori di indennità di volo e/o di aeronavigazione: maggiorazione calcolata sulla base del numero di anni in cui è stata percepita tale indennità ;
– per gli ufficiali laureati: riconoscimento d’ufficio di 6 anni di laurea (dati tratti da Mil€x, Osservatorio sulle spese militari italiane).
Ce ne sarebbe da divertirsi. Ma la battaglia contro i privilegi militari è rischiosa e richiede impegno.
Meglio continuare a vincere facile con immigrati, rom ed ex parlamentari.
(da “Huffingtonpost”)
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Giugno 28th, 2018 Riccardo Fucile
E NOI FINANZIAMO QUESTA ASSOCIAZIONE A DELINQUERE E QUALCHE INFAME NEGA PERSINO GLI ABUSI
Da medici hanno semplicemente fatto il loro lavoro. Ma oggi, davanti al sonno della ragione verso cui
si sta incamminando ancora una volta l’Europa, i loro referti sono la testimonianza più forte: la prova della tortura sistematica degli stranieri in Libia. Queste anamnesi e queste diagnosi sono state compilate dai dottori italiani a bordo delle navi delle Ong, le organizzazioni non governative che hanno colmato l’assenza degli Stati nel Mediterraneo.
Nei dodici mesi del 2017, giorno dopo giorno durante la navigazione verso i porti indicati dalla centrale operativa di Roma della Guardia costiera, hanno visitato circa diecimila persone soccorse al largo.
Da gennaio a dicembre: praticamente dall’intesa con Tripoli dell’allora ministro dell’Interno, Marco Minniti, fino alla vigilia dell’ascesa del suo successore Matteo Salvini.
Due governi, una linea di continuità : vista dalla parte delle vittime, c’è poca differenza tra il patto del Viminale con i trafficanti, che in cambio di denaro hanno ridotto le partenze dei gommoni, e il respingimento collettivo dei profughi in acque internazionali, come è avvenuto con la nave Aquarius.
I governi europei, a cominciare da quello italiano prima guidato da Paolo Gentiloni e oggi da Giuseppe Conte, non si sono mai posti troppe domande su cosa accada a uomini, donne e bambini rimasti bloccati al di là del mare.
Ora esistono risposte cliniche che confermano le violenze.
Aggressioni con catene, tubi di gomma, ferri roventi, scariche elettriche, acido sulla pelle sono la quotidianità .
Spesso per estorcere altro denaro o solo per imporre la legge del più forte nei campi di detenzione. È tutto scritto nella carne dei richiedenti asilo visitati.
La parola in arabo vuol dire magazzini: sono i luoghi in Libia dove i trafficanti ammassano le persone che cercano di arrivare in Europa. Ecco cosa racconta chi è sopravvissuto all’orrore. E ora la procura arresta un presunto torturatore
Sono cittadini di Nigeria, Palestina, Eritrea, Mali, Togo, Ghana, Senegal, Guinea Conakry, Marocco, Sierra Leone.
In quattro casi le vittime hanno dichiarato di essere state torturate già nelle loro città di provenienza in Senegal, Nigeria e Palestina. I medici, che chiedono l’anonimato perchè dalle loro diagnosi nessuno possa risalire ai pazienti, hanno tradotto nel linguaggio scientifico quello che vedevano: cicatrici, ustioni, esiti di fratture.
«I nostri referti», racconta un chirurgo, «sono la minima punta dell’iceberg per svariate ragioni: a volte, per i tempi stretti della navigazione o per le condizioni a bordo non sufficienti a garantire la privacy. Riuscivamo a visitare il trenta per cento delle persone. I certificati di vittime di tortura li abbiamo compilati soltanto per coloro che hanno avuto la forza e l’urgenza di raccontare il perchè di certe ferite fin dalle prime ore dopo il soccorso».
I certificati, conformi al protocollo di Istanbul per l’accertamento delle torture, sono stati poi consegnati agli interessati perchè possano così documentare la loro domanda di protezione umanitaria. E, se richiesti allo sbarco, sono stati depositati agli Uffici di sanità marittima del ministero della Salute.
Il governo italiano è quindi informato. Ecco alcuni dei casi, così come sono stati descritti dai medici nei loro referti.
Ragazzo, 18 anni. Il paziente riferisce di essere vittima di tortura/maltrattamenti, occorsi in Libia in un periodo di circa due mesi di prigionia. Riferisce episodi di maltrattamenti/violenza inflitti con diversi strumenti (bastone, martello, attrezzi per saldatura), in cui ha riportato lesioni contusive e ustioni. All’esame obiettivo il paziente si presenta lucido e coerente nel suo racconto. Si sono riscontrate le seguenti lesioni – Torace: a livello pettorale e dorsale diverse cicatrici compatibili con esiti di ustione. Arti: ad entrambi gli arti superiori e inferiori diverse lesioni cicatriziali, alcune ad evoluzione cheloidea (crescita anormale di tessuto, ndr), compatibili con esiti di ustione.
Ragazzo, 21 anni. Il paziente riferisce di essere stato vittima di tortura/maltrattamenti durante il viaggio in Libia. Riferisce in particolare di essere stato colpito con scariche elettriche multiple a livello del torace, circa tre settimane fa. Si sono riscontrate le seguenti lesioni — Torace: a livello emitoracico destro si rileva cicatrice cutanea compatibile con ferita da elettrocuzione (scarica elettrica nel corpo umano, ndr).
Ragazzo, 22 anni. Il paziente riferisce di essere vittima di tortura/maltrattamenti, occorsi durante la prigionia in Libia circa un anno fa. Riferisce in particolare di essere stato torturato con pratica di contusioni multiple e ripetute sulle piante dei piedi con tubo di gomma. Si sono riscontrate le seguenti lesioni — Arti inferiori: deficit funzionale di entrambi i piedi associato a sindrome dolorosa cronica e deficit contrattile, postumo di lesioni contusive a carico della pianta di entrambi i piedi, compatibili con il racconto del paziente (pratica della falanga). Si indica valutazione ortopedica ed eventuale studio elettromiografico per inquadramento diagnostico del deficit degli arti inferiori e approccio terapeutico mirato. Necessita altresì di supporto nutrizionale per severo stadio carenziale da malnutrizione cronica.
Ragazzo, 22 anni. Il paziente riferisce di essere vittima di tortura/maltrattamenti, occorsi in Libia in un periodo di circa dodici mesi di prigionia. Riferisce episodi di maltrattamenti/violenza inflitti con diversi strumenti (bastone, ferro), in cui ha riportato lesioni contusive agli arti e al dorso. Si sono riscontrate le seguenti lesioni — Arti: ad entrambi gli arti superiori (in particolare braccio e gomito sinistri) diverse lesioni cicatriziali, lineari, compatibili con esiti di contusione; inoltre tumefazione dorsale senza segni di sicure fratture della mano sinistra da recente lesione contusiva (due giorni fa), compatibile con il racconto del paziente; deficit funzionale dell’arto inferiore sinistro per dolore riferito subcronico postumo a lesioni contusive a carico del dorso e dell’arto stesso.
Ragazza, 23 anni. La paziente riferisce di essere stata vittima di tortura/maltrattamenti, occorsi in Libia circa tre settimane fa. Riferisce di maltrattamenti/violenza inflitti con diversi strumenti (lame, tubo di gomma), in cui ha riportato lesioni contusive al volto e agli arti. Si sono riscontrate le seguenti lesioni — Capo: cicatrice ipertrofica frontale, compatibile con lesione da punta. Arti: a livello del braccio sinistro, cicatrice lineare compatibile con lesione da lama; al braccio destro lesioni lineari cicatriziali-ecchimotiche compatibili con lesioni da tubo di gomma.
Ragazzo, 24 anni. Il paziente riferisce di essere stato vittima di tortura/maltrattamenti nel proprio Paese dalla fine del 2014, ragione per cui ha affrontato il viaggio in Libia e in mare. Riferisce in particolare di essere stato sottoposto a sospensione per incatenamento degli arti inferiori e a pratica ripetuta di contusione dei piedi (falanga). Si sono riscontrate le seguenti lesioni — Arti inferiori: a livello sovramalleolare di entrambi i piedi si riscontrano esiti cicatriziali di lesioni ulcerative. Riferisce dolore cronico a carattere neuropatico a livello plantare di entrambi i piedi, compatibile con lesioni croniche indotte da pratiche riferite dal racconto del paziente.
Ragazzo, 25 anni. Il paziente riferisce di essere stato vittima di tortura/maltrattamenti nel proprio Paese circa un anno fa. Riferisce in particolare di essere stato ferito con lama a livello dell’orecchio sinistro e di aver riportato ustioni da contatto con ferro incandescente a livello della caviglia destra. Si sono riscontrate le seguenti lesioni — Orecchio sinistro: a livello del margine superiore del padiglione auricolare sinistro si apprezza cicatrice compatibile con ferita da taglio. Arto inferiore destro: a livello di caviglia destra, apprezzabile cicatrice circolare compatibile con pregressa ustione da oggetto incandescente
Ragazzo, 27 anni. Il paziente riferisce di essere vittima di torture/maltrattamenti, occorsi in Libia negli ultimi due mesi, in seguito ai quali ha riportato contusioni multiple e in particolare al ginocchio sinistro; ferita d’arma da fuoco al polso sinistro e perdita ungueale da estrazione cruenta al terzo dito della mano destra. Si sono riscontrate le seguenti lesioni — Arti: all’arto superiore sinistro presenza di cicatrice lineare al polso compatibile con esito di ferita da arma da fuoco; al terzo dito della mano destra, assenza di unghia compatibile con quanto riferito dal paziente; ginocchio sinistro normoatteggiato, tumefatto al comparto mediale e dolente alla flessione e al carico, compatibile con esiti di trauma contusivo.
Ragazzo, 29 anni. Il paziente riferisce di essere vittima di tortura/maltrattamenti, occorsi nel proprio paese d’origine circa un mese fa, ragione per cui ha affrontato il viaggio. Riferisce in particolare di aver riportato ustioni a livello di entrambi i piedi da contatto con liquido bollente. Si sono riscontrate le seguenti lesioni — Piedi: a livello dorsale di entrambi i piedi si confermano esiti di lesioni compatibili con ustioni, in attuale evoluzione di guarigione. Arto inferiore destro: ginocchio destro tumefatto e dolente, non deformità articolari, carico mantenuto; verosimile contusione compatibile con trauma distorsivo da caduta (riferito da altezza del muro di cinta).
Uomo, 30 anni. Il paziente riferisce di essere stato vittima di tortura/maltrattamenti nel proprio Paese circa dieci anni fa, motivo per cui è partito. Riferisce in particolare di essere stato ferito con lama a livello del viso e dell’arto superiore destro, inoltre riferisce percosse con corpo contundente a livello della volta cranica. Viene riferito inoltre trauma da caduta da altezza circa un anno fa durante imprigionamento in centro libico in cui ha riportato trauma agli arti inferiori. Si sono riscontrate le seguenti lesioni — Capo: a livello della volta cranica parietale sinistra, cicatrice compatibile con ferita da corpo contundente; a livello del mento inoltre cicatrice lineare compatibile con ferita da lama. Arti inferiori: caviglia sinistra dolente al carico (riferito dolore cronico conseguente alla caduta); gamba destra in asse, dolente dopo deambulazione prolungata. Sintomi compatibili con esiti di fratture misconosciute conseguenti al trauma riferito dal paziente. Regione lombare: dolore cronico riferito conseguente alla caduta da altezza, compatibile con lesione vertebrale misconosciuta.
Uomo, 32 anni. Il paziente riferisce di essere stato vittima di tortura/maltrattamenti, occorsi in Libia in almeno due episodi, uno nel novembre 2016 e uno circa tre settimane fa. Riferisce diversi episodi di maltrattamenti/violenza inflitti con diversi strumenti (lame, tubo di gomma, sospensione, falanga, strozzamento con corda) in cui ha riportato lesioni contusive agli arti, al dorso e al collo. Si sono riscontrate le seguenti lesioni — Capo: dolore alla pressione in regione periauricolare in sede di contusione. Collo: dolore sottomandibolare e anteriore dove si apprezzano esiti ecchimotici in evoluzione lineare; ipofonia marcata e dolore alla deglutizione concomitanti, compatibili con le lesioni subite. Dorso: multiple lesioni lineari ecchimotiche compatibili con lesioni da tubo di gomma. Arti: a livello di spalla sinistra cicatrice lineare compatibile con lesione da tubo di gomma; terzo dito mano destra: escara (necrosi del tessuto, ndr) ungueale e deficit funzionale tendineo compatibile con lesione secondaria a percosse riferite; braccio destro: esito cicatriziale cheloide compatibile con lesione da punta. Ginocchio sinistro: al cavo popliteo, esiti cicatriziali da ferita lacera compatibile con lesione da punta. Piedi: multiple lesioni ecchimotiche a entrambi i piedi, dolore cronico al carico del piede sinistro.
Uomo, 33 anni. Il paziente riferisce di essere stato vittima di tortura/maltrattamenti, occorsi in Libia circa due mesi fa. Riferisce in particolare aggressione con acido in cui ha riportato ustioni chimiche agli arti. Si sono riscontrate le seguenti lesioni — Arti: a livello del gomito sinistro, estesa area cicatriziale ad evoluzione retraente-cheloidea; a livello della gamba sinistra cicatrice lineare compatibile con quanto riferito dal paziente.
Uomo, 35 anni. Il paziente riferisce di essere vittima di tortura/maltrattamenti, occorsi in Libia circa una settimana prima del viaggio in mare, in seguito ai quali ha riportato ferite multiple da contusione, elettrocuzione, incatenamento, contatto con sostante corrosive. Nel corso dell’esame fisico si sono riscontrate le seguenti lesioni — Capo: dolore emicranico sinistro esacerbato dalla digitopressione compatibile con trauma contusivo riferito (percosse); cicatrice frontale destra compatibile con lesione ulcerativa da contatto con sostanza corrosiva; cicatrice labbro superiore esito di ferita lacero-contusa compatibile con percosse riferite. Collo: a livello cervicale, lesione ulcerata infetta compatibile con lesione da contatto con sostanza corrosiva. Torace: a livello dorsale destro, esiti ecchimotici lineari compatibili con percosse. Arti: a livello di avambraccio sinistro, multiple lesioni ulcerative compatibili con contatto con sostanza corrosiva; piede destro: a livello perimalleolare mediale, ferite ulcerate infette compatibili con contatto con sostanza corrosiva; a livello di entrambi i piedi, esiti ecchimotici da sfregamento (catene). Riferita immersione in acqua ed elettrocuzione.
Uomo, 37 anni. Il paziente riferisce di essere stato vittima di tortura/maltrattamenti durante la detenzione in Libia. Riferisce in particolare di essere stato sottoposto a diverse pratiche di violenza tra cui sospensione per stiramento degli arti superiori, lesioni multiple e ripetute da taglienti, contusione da punta agli arti e al volto e a livello dorso-lombare, bruciature da sigarette. Si sono riscontrate le seguenti lesioni — Volto e collo: cicatrici lineari multiple compatibili con lesioni da tagliente; lesioni contusive orali con perdita di alcuni elementi dentari. Torace: a livello dell’emitorace anteriore sinistro, cicatrici da ustione compatibili con lesioni da bruciatura di sigaretta. Addome: lesione lineare circonferenziale, compatibile con lesione da tagliente. Arti superiori: multiple lesioni lineari al braccio e avambraccio destro compatibili con lesioni da arma da taglio. Arti inferiori: a livello delle cosce, cicatrici compatibili con lesione da tagliente; a livello della gamba sinistra, in regione pretibiale, cicatrice compatibile con ferita lacero-contusa da punta, come riferito dal paziente.
Stupro e malnutrizione. I casi di stupro sono stati trattati una volta a terra: «Pressochè la totalità delle donne africane, anche se sposate o madri», raccontano i medici. Alle torture si aggiunge la “malnutrizione severa critica in adolescenti e adulti”: «Rappresenta un indice di mancato accesso al cibo ed è necessario il ricovero urgente», spiega un’operatrice della missione umanitaria: «Ricordo sette somali adulti con grave disabilità associata: anchilosi degli arti inferiori da postura fetale obbligata, prolungata per mesi, per lo spazio limitatissimo nella prigione libica. In altre parole, non era più loro possibile distendere le gambe. Ce ne siamo accorti quando li abbiamo visti strisciare sui gomiti con gli arti inferiori fissi in quella posizione. Per il resto del viaggio sono stati portati in braccio dall’equipaggio. Allo sbarco in Italia ci aspettava il medico dell’Ufficio sanità marittima. Quel giorno l’ho visto piangere».
(da “L’Espresso”)
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Giugno 28th, 2018 Riccardo Fucile
OCCORRE SFATARE PREGIUDIZI NON BASATI SULLA REALTA’ E DELINEARE STRATEGIE
Come il cambiamento climatico, la migrazione è una questione globale che deve essere affrontata sia a livello locale che internazionale.
Diversi tentativi di cooperazione internazionale con l’obiettivo di regolare i flussi migratori hanno fallito. La crisi europea in materia di asilo del 2015 ha rivelato che, anche in contesti altamente integrati e cooperativi come l’UE, l’assenza di preparazione, la confusione politica e la disinformazione generano risposte politiche inadeguate ed umanamente costose.
A livello globale, dalla Convenzione del 1990 sui diritti dei migranti ai “global compacts” attualmente discussi, i tentativi di coordinare le politiche e di promuovere la governance globale non sono si sono dimostrati in grado di fornire soluzioni innovative e di forte impatto.
Il recente afflusso di richiedenti asilo siriani in Europa ha messo i leader e l’opinione pubblica dell’UE di fronte all’evidenza di una crisi umanitaria che in realtà si manifesta soprattutto nel Sud del mondo. Questo particolare afflusso di rifugiati è entrato in risonanza con discussioni più ampie sull’immigrazione, l’integrazione e la diversità nelle società europee già provate dalla crisi economica del 2008. Il trattamento della crisi migratoria in Europa risente oggi della confusione tra questioni politiche a breve e lungo termine come la regolamentazione in materia di asilo e migrazione, il dibattito sui diritti, la politica economica che non possono essere affrontati esclusivamente a livello nazionale.
Al di là dell’Europa, l’emergere o il consolidamento delle crisi politiche in materia di migrazione e asilo richiede una reazione urgente di tutte le parti interessate. Scienziati, organizzazioni della società civile, attivisti, cittadini e decisori politici devono unire le forze per ottenere una migliore comprensione dei fenomeni migratori sia forzati che volontari, delle loro determinanti e delle loro conseguenze per le società di accoglienza ed i paesi di origine.
Così facendo, forniremo delle basi per l’elaborazione di politiche basate sull’evidenza e la conoscenza al di là delle costruzioni e dei discorsi ideologici che tendono ad occupare i dibattiti nei media e nell’arena politica oggi.
È ormai urgente cambiare approccio :
Le politiche migratorie e di asilo in Europa, Nord America e in altri paesi (Kenya, Arabia Saudita, ecc.) costituiscono una minaccia senza precedenti recenti ai diritti umani delle popolazioni mobili ed al diritto di asilo.
Dagli anni ’90 in poi, i tentativi delle Nazioni Unite o di organizzazioni regionali come l’UE di regolamentare la migrazione e l’asilo sono falliti (la Convenzione del 1990 sui diritti dei migranti, gli accordi di Dublino in Europa, fino ai “global compacts”) e sono crollati di fronte alla prova dell’arrivo dei flussi di rifugiati (Iraq, Siria, Sud Sudan, Birmania) o delle crisi politiche sorte attorno alla questione della diversità e dell’integrazione dei migranti.*
Le opzioni strategiche adottate dai paesi dell’OCSE negli ultimi dieci anni – costruire muri, e costose esternalizzazioni del controllo dei flussi- non impediranno la migrazione, nè cambieranno i fattori fondamentali che influenzano la migrazione come spesso ripetono gli scienziati e come hanno mostrato precendenti esperienze.
La mancanza di comprensione dell’impatto della migrazione nelle società di arrivo dei migranti si traduce costantemente in politiche fallimentari. I discorsi ispirati all’ideologia e alla paura prevalgono nelle società europee e si impongono nell’agenda politica. Le conoscenze scientifiche e specialistiche in materia di migrazione e asilo non vengono ascoltate.
Esistono controversie scientifiche in materia di migrazione e asilo. Tuttavia, su alcune questioni vi è un ampio consenso tra gli esperti che viene sistematicamente ignorato nel processo decisionale :
Le migrazioni avvengono per lo più all’interno di regioni non tra i continenti e i migranti si trovano principalmente nel sud del mondo, in particolare i rifugiati
Oggi vi sono 246 milioni di migranti nel mondo, solo il 3,4% della popolazione mondiale, molto meno che nel 19 ° secolo*
Le restrizioni sui visti riducono la mobilità degli immigrati già presenti nel paese ospitante: i lavoratori migranti rimangono invece di ritornare nel proprio paese o altrove
L’assenza di opportunità di visto per i richiedenti asilo nei paesi di origine e di transito aumenta anche le pratiche criminali come la tratta umana.
La chiusura delle frontiere non limita solo la mobilità umana, ma anche gli scambi e i trasferimenti di fondi, know-how, idee al di là delle frontiere
Il rapido accesso ad un’abitazione, all’istruzione ed al mercato del lavoro formale aumentano la qualità dell’integrazione dei migranti e dei richiedenti asilo nelle società di accoglienza, riducendo ulteriormente le disuguaglianze e le privazioni di diritti
I comportamenti dei migranti in termini di fertilità raggiungono rapidamente i modelli demografici nei paesi ospitanti riducendo l’impatto dei flussi migratori sulle dinamiche demografiche dei paesi d’accoglienza
Il finanziamento dello sviluppo può aumentare l’emigrazione dai paesi più poveri. La relazione tra sviluppo economico e migrazione è molto più complessa di quanto sembrano assumere a fondamento della propria azione le attuali politiche.
L’effetto degli afflussi di immigrati sul mercato del lavoro e sulla crescita dei paesi d’arrivo è complessivamente neutro o positivo, a seconda delle condizioni economiche e dinamiche ed in ogni caso non vi è evidenza di un impatto negativo.
Al fine di comprendere gli effetti delle migrazioni umane è fondamentale un’analisi che tenga conto sia dei contesti specifici che delle dinamiche globali. Di recente sono emerse preoccupazioni relative alla mancanza o alla qualità inaffidabile di dati relativi al fenomeno migratorio. Oltre ai dati, riteniamo che delle premesse analitiche solide e chiare siano necessarie per elaborare delle politiche che abbiano come obiettivo una regolamentazione sana ed efficiente dei movimenti delle popolazioni. Le politiche one-size-fits-all e basate sull’ideologia non funzionano.
Esortiamo quindi a rompere con soluzioni politiche miopi ed inadeguate che oltre a generare situazioni di crisi umanitarie comportano un ulteriore inasprimento delle relazioni politiche. Chiediamo un cambiamento radicale di paradigma nel trattamento dei fenomeni migratori e dell’asilo internazionale. Chiediamo un cambiamento basato su approcci razionali, realistici, scientificamente informati ed umani
Chiediamo una riunione di emergenza di scienziati, esperti, rappresentanti della società civile, responsabili politici e leader politici in materia di migrazione e asilo.
Seguono 500 firme di ricercatori europei. Tra cui:
Marzio Barbagli, sociologo, Istituto Cattaneo e Università di Bologna
Chiara Saraceno, sociologa e filosofa, Collegio Carlo Alberto Torino
Giuseppe Sciortino, sociologo, Università di Trento
Jean Jouzel, climatologo, vicepresidente GIEC, Francia
Mireille Delmas-Marty, giurista, Collège de Franc
Franà§ois Hèran, demografo, Collège de France
Patrick Boucheron, storico, Collège de France
Thomas Piketty, economista, EHESS-Paris School of Economic
Steven Vertovec, antropologo, direttore del Max Planck Institute for the Study of Religious and Ethnic Diversity, Gà¶ttingen (Germania
Michèle Lamont, sociologo, Harvard Universit
Andrew Geddes, politologo, direttore del Migration Policy Centre, European University, Itali
Christina Boswell, politologa, decana ricerche in scienze sociali, University of Edinburgh, Scozi
Peter Scholten, politologo, direttore del consorzio International Migration, Integration and Social Cohesion (IMISCOE) Erasmus University Rotterdam, Paesi Bassi.
Pieter Bevelander, direttore del Malmà¶ Institute for Studies of Migration, Diversity and Welfare (MIM) Università di Malmà¶, Svezi
Ferruccio Pastore, direttore del FIERI (Forum Internazionale ed Europeo di Ricerche sulle Migrazioni), Torino
Dina Vaiou, geografa, Technical University of Athens (NTUA), Grecia
Sabrina Marchetti, sociologa, Università di Venezia
Maurizio Ambrosini, sociologo, Università di Milan
Fabio Amato, geografo, L’Orientale di Napoli
Tiziana Caponio, politologa, Collegio Carlo Alberto
Roberta Ricucci, sociologa, Università di Torino
(da agenzie)
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