Destra di Popolo.net

SALVINI A CENA CON LO “SCONOSCIUTO” IN UN INCONTRO “RISERVATISSIMO”

Luglio 19th, 2019 Riccardo Fucile

LA SERA PRIMA DELL’INCONTRO AL METROPOL ERA A CENA CON   SAVOINI

Poche ore prima dell’incontro al Metropol di Mosca, Matteo Salvini cenò con Gianluca Savoini.
Lo scrive il Corriere della Sera, che ricostruisce la serata. Erano in otto al ristorante Rusky all’85esimo piano del grattacielo Eye e nessuno sapeva che il vicepremier era lì, insieme all’uomo al centro della questione dei presunti finanziamenti russi alla Lega che, appena scoppiato il caso ha detto di non conoscere, salvo poi rettificare e parlare di “un’amicizia che dura da 27 anni”.
Salvini in quei giorni era a Mosca per partecipare all’assemblea di Confindustria Russia, ma della cena avuta dopo l’incontro nei programmi ufficiali non c’è traccia. Così come dell’incontro “riservatissimo” avuto dopo.
Si legge sul Corriere:
Si torna dunque a quel 17 ottobre 2018, quando Salvini va a Mosca per partecipare all’assemblea di Confindustria Russia. Pronuncia un discorso di grande vicinanza, “io qua mi sento a casa mia, in alcuni Paesi europei no”, dice alla platea. Secondo il programma ufficiale reso noto dall’ambasciata deve ripartire per l’Italia al termine dell’evento. Savoini, che si intrattiene con i giornalisti al seguito, lo conferma. In realtà  Salvini lascia la sala, ma rimane a Mosca.
Dallo staff di Salvini, spiega il quotidiano di via Solferino, assicurano che nel corso della cena nessuno fece menzione dell’incontro che Savoini avrebbe dovuto tenere appena 12 ore dopo. Ma gli interrogativi restano aperti.
Intanto si cerca di capire chi fosse il quarto italiano presente all’incontro al Metropol, insieme a Savoini, all’avvocato Gianluca Meranda e all’ex bancario Francesco Vannucci (tutti e tre indagati a Milano per corruzione internazionale).
Tra i nomi che circolano, scrive il quotidiano La Verità , quello di Luca Picasso, direttore generale di Confindustria Russia.
C’era anche lui alla cena al ristorante Ruski, la sera prima dell’incontro con gli uomini del Cremlino. Lo testimonia una foto presente sul suo profilo Instagram. Per il momento, però, nessuno smentisce nè conferma questa circostanza.
Gli inquirenti che indagano sulla vicenda non hanno ottenuto risposte nè da Savoini nè da Meranda. Convocati per l’interrogatorio, infatti, si sono avvalsi della facoltà  di non rispondere. S
econdo il Messaggero, però, sarebbero convinti di una cosa: la registrazione dell’incontro al Metropol, pubblicata per la prima volta dal sito Buzzfeed, è “di matrice italiana”.
L’incontro nel quale si sarebbe parlato di finanziamenti russi illeciti per la Lega non sarebbe stato un episodio isolato. Secondo quanto riporta l’Espresso, infatti, i negoziati andarono avanti per mesi. Il progetto consisteva nel realizzare uno scambio di gasolio tra due società  di Stato.
Il settimanale ha pubblicato una serie di documenti che testimoniano i vari passaggi della trattativa. Tra questi una lettera indirizzata a Savoini, firmata dall’avvocato Miranda, in cui si parla della trattativa in corso con l’azienda russa Gazprom. Nell’intestazione c’è il nome della banca Euro-IB Ltd, di cui Meranda è consigliere legale. Uno dei dirigenti dell’istituto, Glauco Verdoia, assicura a Repubblica che l’azienda è estranea alla vicenda e che l’avvocato “ha usato il nome della banca per attività  a noi del tutto ignote”.
Verdoia assicura che il suo istituto non aveva intenzione di fare trattative con Gazprom, ma spiega che Meranda gli aveva parlato di una possibile operazione con l’azienda Rosneft. Senza fare accenni alle percentuali da girare alla Lega.

(da agenzie)

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IL MIRACOLO FINANZIARIO DELLA LEGA: 49 MILIONI DA RESTITUIRE ALLO STATO SONO DIVENTATI 18

Luglio 19th, 2019 Riccardo Fucile

EFFETTO DEL PAGAMENTO DILAZIONATO E SENZA INTERESSI CONCORDATO CON LA MAGISTRATURA PERMETTE LA DRASTICA RIDUZIONE DELLA SOMMA ISCRITTA A BILANCIO

I 49 milioni che la Lega deve restituire allo Stato si sono ridotti a 18,4.
Il miracolo finanziario è fotografato dal bilancio 2018 del Carroccio ed è figlio dell’accordo con la procura di Genova del settembre 2018 che permette di restituire la somma del vecchio finanziamento pubblico in 75 anni in comode rate da 600mila euro l’anno a interessi zero.
Il valore dello sconto è misurato al centesimo nei conti del partito di Matteo Salvini: “L’importo originale di 48.969.617 oggetto del provvedimento penale – recita il fascicolo – è stato iscritto alla voce altri debiti al valore attualizzato di 18.421.587,67 milioni” al netto dei 3,35 milioni “già  sequestrati sui conti correnti della Lega Nord”. Tradotto in soldoni: il pagamento dilazionato e senza alcun interesse riduce il costo reale per la Lega (ai valori di oggi) di oltre 30 milioni.
La pubblicazione online dei bilanci della Lega è caduta nei giorni caldi dell’affare Russia. Proprio Matteo Salvini aveva detto “i bilanci sono pubblici, non c’è un rublo” e in effetti entrate “strane” non ce ne sono – ammesso che esista qualcuno così spericolato da inserire un eventuale finanziamento illecito dentro un bilancio ufficiale. Ma detto questo, si può vedere come ormai la transizione tra Lega Nord e nuova Lega è ormai per buona parte completata, anche se poi la sede è sempre quella di via Bellerio.
Andando con ordine, la “Lega Nord per l’Indipendenza della Padania” chiude il 2018 con un disavanzo di esercizio di 16,5 milioni di euro.
Il motivo è appunto l’inserimento alla voce “altri debiti” dei 18,4 milioni. Se non ci fosse stata la zavorra dei soldi da restituire allo Stato, sarebbe stato un anno da incorniciare, con utili per 2,5 milioni di euro. Sono state fatte due assunzioni (i 7 dipendenti sono diventati 9), in cassa ci sono 875 mila euro.
“L’esercizio 2018 è stato caratterizzato dal robusto incremento del consenso sul territorio che ha garantito al partito un sensibile incremento proventi attivi”. Le 81 mila scelte del 2 per mille hanno fruttato circa un milione di euro. Fondamentali poi sono i contributi degli eletti di Camera, Senato e dei territori: valgono 7,2 milioni di euro. Ciliegina sulla torta, 100mila euro arrivati da Vaporart, società  che opera nel settore delle sigarette elettroniche premiato dal governo con un condono inserito nel milleproroghe.
Il nuovo movimento “Lega per Salvini premier” – il cui segretario è Roberto Calderoli – ha messo insieme 2 milioni di euro grazie al 2 per mille, 390 mila euro arrivano dalle contribuzioni di eletti e altre persone giuridiche (come la Confagricoltura Roma, che dona 25 mila euro), mentre i dipendenti sono passati da 2 a 3.

(da agenzie)

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ALTRO SOVRANISTA DA COMICHE, LA GAFFE DI JOHNSON: “QUESTA ARINGA COSI’ INCARTATA E’ SIMBOLO DELLA FOLLIA UE”

Luglio 19th, 2019 Riccardo Fucile

MA E UNA LEGGE BRITANNICA LA PICCOLA BORSA DI GHIACCIO ASSOCIATA ALLA VENDITA DEL PESCE

Forse lo chiameranno l’aringa-gate. Fatto sta che il “brexiter” e molto probabile prossimo premier britannico Boris Johnson è riuscito anche in questo: attaccare la burocrazia dell’Unione Europea per una legge che è in realtà  britannica.
Tutto è nato ieri sera, durante l’ultimo comizio a Londra delle “primarie” dei conservatori tra Johnson e lo sfidante ministro degli Esteri Jeremy Hunt.
A un certo punto, Johnson dal palco ha fatto una delle sue sceneggiate che divertono molto il pubblico: da una borsa ha tirato fuori una aringa affumicata sottovuoto che gli avrebbe mandato un pescatore dell’isola di Man e ha iniziato ad agitarla alla folla. “Ecco vedete, questa aringa secondo le leggi europee e i burocrati di Bruxelles deve essere incartata con questa borsa del ghiaccio. Che cosa costosa, inquinante e inutile! Ecco che cos’è l’Unione Europea!”.
Ma l’Unione Europea smentisce in toto. Un portavoce della commissione Ue ha detto: “La vendita di un alimento dal suo produttore al cliente non fa parte delle leggi dell’Unione Europea sull’igiene del cibo. Il caso descritto dal signor Johnson esula dalla legislazione europea e dunque fa riferimento totalmente a quella britannica. Le nostre norme, inoltre, si applicano al pesce fresco, non a quello confezionato, come nel caso citato da Boris Johnson”.
Un curioso contrappasso, perchè più di una volta, quando era corrispondente da Bruxelles negli anni Ottanta-Novanta, Johnson ha gonfiato notizie sull’Ue spesso inconsistenti.
Ora, per la sua ultima mezza bufala, è rimasto scottato lui. Il membro lituano della commissione Europea Vytenis Andriukaitis, che si occupa proprio di alimentazione e sanità , ha twittato: “Il pesce puzza dalla testa”.

(da agenzie)

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ANNIVERSARIO DI VIA D’AMELIO, IL PM DI REGGIO CALABRIA: “LA LOTTA ALLA MAFIA NON E’ UNA PRIORITA’ DELLO STATO ITALIANO”

Luglio 19th, 2019 Riccardo Fucile

“BISOGNA CHIEDERE SCUSA A PAOLO BORSELLINO PER AVER TRADITO I SUOI INSEGNAMENTI”… “NON VOGLIAMO APPLAUSI, VOGLIAMO MEZZI, UOMINI E STRUMENTI OPERATIVI”

Non è una morte come le altre quella di Paolo Borsellino, per le riflessioni che impone e che vanno ben oltre quello che accadde quel terribile 19 luglio di tanti anni fa.
Aveva capito Paolo che il calo di tensione nella lotta alla mafia da lui denunciato non era fisiologico. Non era una bonaria sottovalutazione del fenomeno criminale. Era ben altro, come molti anni dopo si è riusciti a comprendere e dimostrare.
Certamente oggi ci vorrebbe uno sforzo collettivo per spiegare a Paolo le ragioni per le quali non siamo riusciti ancora, nonostante l’impegno della magistratura, a convincere gli organi centrali dello Stato che bisogna fare scelte politiche nette, destinate ad avviare una seria e duratura azione di contrasto al crimine organizzato, che parta dalla modernizzazione di procedure giudiziarie antiquate, che impediscono la immediata comprensione di fenomeni delittuosi complessi.
Alla rapidità  di movimento e di pensiero della mafia del terzo millennio, dobbiamo contrapporre strumenti normativi evoluti, in grado di consentire la individuazione non soltanto dei soldati ma soprattutto delle nuove leve di quelle “menti raffinatissime” che hanno voluto la sua morte.
Intanto, bisognerebbe chiedere scusa a Paolo per le troppe volte in cui sono stati distorti i suoi insegnamenti e per la profonda ipocrisia di chi, nel 2019, sostiene che il suo metodo di lavoro sarebbe rimasto immutato rispetto a quello del 1992.
Paolo oggi avrebbe dato lezioni di modernità , consapevole che la mafia, vero nemico del nostro Paese, non va mai banalizzata. Non avrebbe mai sminuito la reale forza di una organizzazione viva e vitale, consapevole che la sottovalutazione del fenomeno è il modo peggiore di avviare una seria strategia di contrasto
A chi mi chiede come è giusto ricordare il sacrificio di Paolo Borsellino, che per servire lo Stato è morto come Giovanni Falcone, tanti altri magistrati ed appartenenti alle forze dell’ordine, rispondo che la strada da seguire parte dal coraggio di affermare che la lotta alla mafia non è una priorità  dello Stato italiano.
Non lo è più, nonostante la consapevolezza che la criminalità  organizzata metta a rischio la stessa tenuta democratica della nostra nazione, nonostante sia evidente che la mafia sia il più evoluto strumento di doping finanziario del sistema economico mondiale, per la sua capacità  di arricchire ristrette oligarchie criminali a danno di ampie fasce di economia legale.
La lotta alla mafia non è una priorità  semplicemente perchè richiede una volontà  politica che superi gli sbarramenti generati dalla mancanza di adeguate coperture finanziarie, argomento strumentalmente utilizzato per giustificare le drammatiche vacanze di organico della magistratura, del personale amministrativo e delle forze di polizia.
Mi chiedo, se questo è vero, che senso abbia gioire dei risultati giudiziari raggiunti, visto che siamo comunque costretti a giocare una partita che non possiamo vincere.
Che senso ha sbandierare arresti e condanne come fossero vittorie. Sono risultati importanti generati dal lavoro quotidiano, per i quali non vogliamo applausi. È il nostro lavoro ed il nostro lavoro, tra mille difficoltà , lo sappiamo fare. Punto e basta.
Perchè sia chiaro che vincere la guerra contro la mafia è ben altra cosa, provoca ben altri effetti sul benessere collettivo ed è l’unico risultato in grado di onorare fino in fondo la memoria di Paolo, di Giovanni e di tutti coloro i quali hanno vissuto da uomini dello Stato, pur quando sono rimasti soli a combattere contro quel mostro gigantesco che li ha uccisi.
Non si creino i presupposti per generare altre solitudini, perchè quando si è soli si muore. Nessuno ha bisogno di cercare conferme ulteriori. È importate ricordare che Paolo non è morto invano: il 19 luglio 1992 è il giorno in cui tutto ha avuto inizio, non quello in cui tutto è finito.

Giuseppe Lombardo
Procuratore aggiunto di Reggio Calabria

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AVEVA DENUNCIATO GLI ABUSI NEL CPR DI TORINO: TRASFERITO A ROMA E MANGANELLATO DURANTE IL VIAGGIO DALLA POLIZIA DI SALVINI NON DEI CITTADINI

Luglio 19th, 2019 Riccardo Fucile

IL GARANTE DEI DETENUTI: “NEI CPR SITUAZIONE PREOCCUPANTE, IL GOVERNO INTERVENGA”… RICOVERATO IN OSPEDALE, APERTA INCHIESTA DALLA PROCURA

Un detenuto nel Centro di Permanenza e Rimpatrio di Torino — da dove documentava le infernali condizioni di vita della struttura realizzando foto e video — è stato trasferito nel CPR di Ponte Galeria (Roma), dove non è consentito il possesso del cellulare. Durante il viaggio avrebbe ricevuto due manganellate da un agente di polizia. Nella capitale è arrivato coperto di sangue.
Secondo la Campagna LasciateCientrare non ci sarebbero dubbi: “Si è trattato di un trasferimento punitivo per le denunce che il migrante faceva quotidianamente”.
Uno dei detenuti del CPR di Torino che nelle ultime settimane ha denunciato con più forza le drammatiche condizioni di vita all’interno della struttura e i presunti abusi da parte della polizia è stato trasferito martedì notte dal capoluogo piemontese al Centro di Permanenza e Rimpatrio di Ponte Galeria, a Roma.
Durante il viaggio, Mohamed (nome di fantasia) sarebbe stato picchiato dagli agenti a bordo di un mezzo della polizia, circostanza riferita dall’uomo nel corso di una visita al Pronto Soccorso del Presidio Ospedaliero Giovan Battista Grassi di Ostia Lido.
Gli attivisti della Campagna LasciateCientrare ritengono che si sia trattato di un trasferimento punitivo dal momento che l’uomo è stato tra i più attivi nel documentare, anche con video e fotografie, le condizioni all’interno del CPR di Torino, struttura che ospita 158 persone in attesa di essere espulse dall’Italia.
Mohamed   è stato prelevato martedì pomeriggio dal CPR di Torino. La polizia gli ha sequestrato il cellulare e messo le manette ai polsi per poi caricarlo su un proprio mezzo e condurlo a Roma, destinazione CPR di Ponte Galeria. Secondo la testimonianza da lui fornita agli attivisti di LasciteCientrare e del Lab! Puzzle di Roma e agli avvocati del Legal Team Italia — che domani presenteranno un esposto in Procura — a bordo di un mezzo della polizia Mohamed avrebbe fatto notare agli agenti che quel trattamento “può essere riservato a chi è recluso in carcere, non a chi è sottoposto a detenzione amministrativa per non avere i documenti in regola”.
Durante il viaggio da Torino a Roma avrebbe quindi chiesto la restituzione del cellulare, ma in tutta risposta avrebbe ricevuto due manganellate. “Una alla schiena e l’altra alla parte superiore del cranio”, ha raccontato Mohamed, che a Ponte Galeria è arrivato con il volto insanguinato, tanto che non è stato accolto nel CPR ma subito trasferito al Pronto Soccorso dell’ospedale Grossi di Ostia Lido.
Ai medici ha lamentato forte emicrania e nausea. I dottori hanno effettivamente riscontrato la presenza di un trauma cranico dovuto alle manganellate, come testimonia il referto che Fanpage.it è riuscito ad ottenere.
Secondo gli attivisti della Campagna LasciateCientrare il trasferimento di Mohamed sarebbe stato esclusivamente punitivo.
“Era per noi un’importante fonte di informazioni dal CPR di Torino, da dove riusciva a farci arrivare video e fotografie non solo delle condizioni della struttura e dei detenuti. L’hanno trasferito a Ponte Galeria perchè lì — a differenza di Torino — non è consentito l’uso del cellulare e i detenuti possono comunicare con l’esterno solo con telefoni pubblici. Ci sembra evidente che quella nei confronti di Mohamed è stata una punizione”.
In una nota, gli attivisti hanno fatto sapere inoltre che il “certificato di idoneità ” alla detenzione in un CPR di Mohamed è scaduto da 15 giorni, motivo per cui l’uomo è stato temporaneamente trasferito in una struttura sanitaria di Fregene.
Il sospetto — spiegano gli attivisti di LasciateCientrare — è che Mohamed sia stato trasferito a Ponte Galeria per la sua costante attività  di documentazione nella struttura torinese. A Roma, infatti, è vietato il possesso del cellulare e l’uomo potrà  comunicare con l’esterno solo da una cabina telefonica:
“Qualsiasi cosa accada lì Mohamed non può raccontarlo”. L’avvocato Gianluca Vitale, del Legal Team Italia, ha delegato i colleghi Stefano Greco e Gianluca Dicandia a seguire il suo caso. “Come Campagna LasciateCientrare abbiamo inviato segnalazione al Garante Nazionale dei Detenuti perchè attenzioni il caso. Benchè Mohamed si senta senza tutela, ciò che davvero lo garantisce è il suo coraggio e l’onesta intellettuale, un esempio per tutti noi”.
Il Garante dei Detenuti — organismo statale indipendente che monitora i luoghi di privazione della libertà  — è stato informato del caso di Mohamed: “Il trasferimento punitivo — ha dichiarato a Fanpage.it lo staff del presidente Mauro Palma — non è ammesso neanche in campo penale, dall’Ordinamento penitenziario. Qui parliamo di detenzione amministrativa, quindi se si trattasse davvero di un trasferimento punitivo noi agiremmo presso le autorità  competenti per impedire che riaccada in futuro e lo faremmo presente pubblicamente, magari attraverso un rapporto di monitoraggio da rendere pubblico”. Quanto alle manganellate, invece, verranno avviati approfondimenti.
Le condizioni dei detenuti dei sei CPR italiani sono molto preoccupanti. Ai fatti di cronaca degli ultimi giorni, con la morte di un uomo a Torino e la fuga di 13 migranti da Ponte Galeria dopo una rivolta, si sono aggiunte   le denunce di parlamentari (determinati a costituire un’apposita commissione d’inchiesta) e dello stesso Garante dei Detenuti. Quest’ultimo, in una nota del 21 giugno scorso, spiegava: “La situazione degli ospiti rimane molto dura e preoccupante, sia dal punto di vista della vita quotidiana, che scorre senza nessuna attività , con evidenti ripercussioni sulla salute psicofisica delle persone ristrette (fino a sei mesi o anche più), sia per quanto riguarda le condizioni materiali degli ambienti, spesso danneggiati o incendiati da precedenti ospiti ma mantenuti in tali condizioni di deterioramento e di assenza di igiene”.
E ancora: “Alcune criticità  appaiono persino più gravi che in passato, in primo luogo perchè la possibile prolungata permanenza rende ancora più inaccettabili talune condizioni, in secondo luogo perchè nuove criticità  si sono prodotte nel tempo: per esempio il guasto, riscontrato in un Centro, di tutti i telefoni pubblici che, unito alla mancata disponibilità  di telefoni cellulari da destinare agli ospiti, rischia di comprimere il diritto alla difesa e quello all’unità  familiare. In alcuni Cpr non esistono ambienti forniti di tavoli e gli ospiti si trovano costretti a consumare i pasti sul proprio letto. Una privazione della libertà  disposta perlopiù non in conseguenza di reati ma per irregolarità  amministrative non può essere simile o peggiore a quella di chi sconta una pena. Tantomeno può prevedere minori garanzie di tutela dei propri diritti: per questo il diritto al reclamo e il potere di vigilanza dell’autorità  giurisdizionale devono essere introdotti per le situazioni di privazione della libertà  delle persone migranti, come il Garante nazionale ha da tempo raccomandato”.

(da “FanPage”)

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SI RIBALTA CON LA PORSCHE, 41ENNE ITALIANO ALLA GUIDA SCAPPA E ABBANDONA LA COMPAGNA IN AUTO IN CONDIZIONI GRAVISSIME SENZA CHIAMARE I SOCCORSI

Luglio 19th, 2019 Riccardo Fucile

E POI ABBIAMO IL CORAGGIO DI PARLARE DI “VALORI” DA DIFENDERE DAGLI “INVASORI”

Si ribalta con la sua Porsche Boxer (per cause ancora da chiarire), riesce a salvarsi, ma lascia la donna che era con lui, forse un’amica, forse la compagna, gravemente ferita e incosciente all’interno dell’abitacolo dell’automobile.
L’incidente stradale con omissione di soccorso è avvenuto questa mattina alle 6 in via dei Monti di Primavalle, periferia di Roma.
Alla guida della vettura c’era un uomo di 41 anni, che, subito dopo l’incidente, probabilmente per paura, è scappato e ha lasciato una ragazza incosciente e gravemente ferita dentro la Porsche.
Soccorsa dagli operatori sanitari del 118, la donna è stata trasportata al Policlinico Gemelli in gravi condizioni.
Intanto il responsabile, che si era rifugiato a casa di un amico, è stato individuato e anche lui, rimasto ferito in seguito all’incidente, è stato accompagnato al Policlinico Gemelli .
Rischia un’accusa per omissione di soccorso, per ora. L’uomo è stato rintracciato con addosso ancora gli abiti sporchi di sangue dagli agenti della Polizia Locale di Roma Capitale gruppo Nomentano.
L’incidente è avvenuto questa mattina alle 4.30 precisamente in via dei Monti di Primavalle. La donna è tuttora ricoverata in prognosi riservata e le sue condizioni sono gravi mentre il 40enne è piantonato costantemente dagli agenti.

(da agenzie)

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LA SOLITA PAGLIACCIATA, IN SERATA SALVINI FA RETROMARCIA: “NON CADE NULLA, FIDUCIA IN DI MAIO, E’ UNA PERSONA PERBENE”

Luglio 18th, 2019 Riccardo Fucile

LA SOLITA ARMA DI DISTRAZIONE DI MASSA PER NASCONDERE LO SCANDALO RUBLI…   E IL TIMORE CHE MATTARELLA TROVI UN’ALTRA MAGGIORANZA

A tarda sera quando ormaIi la crisi di governo sembrava dietro l’angolo, si presenta a Barzago, alla festa della Lega Lumbard, e spegne il fuoco.
Primo: «Smentisco che domani vado da Mattarella». Secondo: «Domani non cade nessun governo». Terzo: «Conosco e stimo Savoini, mi fido. In questi giorni gli ho mandato un messaggio di vicinanza, settimana prossima vado in parlamento». Quarto: “Ho fiducia in Di Maio, è una persona per bene”.
Dopo una giornata in cui prima drammatizza, esaspera lo scontro con il M5S e agita la minaccia del voto anticipato. Eppoi frena perchè, spiega, non cade nessun governo
Ed è uno stop and go che mette in scena per tutta la giornata. Dal mattino alla sera. Da Helsinki a Barzago. Fino al collegamento con Mediaset, dove lo attende Mario Giordano.
Il termometro sale e scende. Da un ultimatum si passa a un penultimatum come se non ci fosse una fine. I telefoni sono surriscaldati. Arrivano spifferi da ogni parte fino a quello più significativo di metà  pomeriggio che darebbe il vicepremier leghista pronto a salire al Colle. Quando? Forse addirittura domani. Dal Quirinale nè smentiscono, nè confermano. A dimostrazione che il clima è rovente sia all’interno del governo che del partito del vicepremier leghista.
Del resto, per tutta la giornata le truppe di Salvini con in testa Giancarlo Giorgetti sollecitano il loro leader a mettere fine a questa esperienza di governo. «Basta, non si può governare con chi ti vuole del male. L’obiettivo sei tu: ti vogliono far fuori». Rimbombano gli sms, i whatsapp, le lunghe telefonate. Ed è tutto un coro che recita così. Perfino Giulia Bongiorno, solitamente prudente, si spinge a dire ai microfoni di una radio che a questo punto è “meglio finirla qui”. Non c’è più spazio per un dialogo con quelli che a taccuini i leghisti definiscono «scappati di casa». Ovvero, i cinquestelle.
Poco dopo le 16 il   Capitano si trova ancora ad Helsinki quando la crisi sembra più che aperta. A un certo punto il leader del Carroccio si presenta in conferenza stampa. È scuro e stanco in viso anche perchè la notte scorsa avrebbe fatto le ore piccole per decidere la strategia con i suoi.
«Matteo, basta, chiudiamola qui», è la voce dall’altro capo del telefono. E lui,   Capitano, superata la mezzanotte, ad ammettere: «Avevate ragione, con quelli lì non si può governare». Non a caso davanti ai cronisti di mezzo mondo minaccia la crisi. E scandisce per la prima volta un solco che potrebbe apparire incolmabile: «La fiducia è finita anche sul piano personale». Salvini non ne può degli insulti di Grillo, Di Battista, Toninelli, li cita uno alla volta e ripete con insistenza che così «non si avanti». Non si va avanti al punto, avverte, che domani non si presenterà  al consiglio dei ministri perchè, ufficialmente, avrebbe altri impegni. Ma lo strappo è la rappresentazione plastica di un governo che sembrerebbe avere le ore contate. Negli stessi attimi succede che Giancarlo Giorgetti si reca al Colle per comunicare a Mattarella che non è più in lizza per la corsa a commissario della Ue. Un colloquio di mezz’ora, definito «cordiale», nel corso del quale qualcuno sussurra che il sottosegretario leghista avrebbe provato a testare il terreno in caso di voto anticipato.
In un Transatlantico i pochi presenti allargano le braccia: “Sta precipitando tutto. Allacciamoci le cinture”. L’impressione è che Salvini voglia presentarsi al Quirinale e dire: “Io sono pronto”.
E Mattarella? È cosa nota che l’inquilino del Colle non vorrebbe mettere a rischio la sessione di bilancio e non contempli lo scioglimento oltre il 20 luglio. Da qui il tatticismo salviniano che prova a seminare panico a 48 ore dall’ultima finestra elettorale. Non a caso, secondo molti, la sensazione è che Salvini stia di proposito drammatizzando lo scontro con il M5S con l’intenzione di infondergli terrore, spaventarli. «Ci vogliono mettere all’angolo? E noi li mandiamo alle urne, così dimezzano il numero dei parlamentari”.
D’altro canto, estremizzare lo scontro, in questo momento, serve anche ad allontanare i riflettori dall’affaire Metropol. Il timing lo conferma. Non è un caso che la reazione di Salvini si sia avuto dopo l’ennesima pubblicazione esclusiva di documenti da parte dell’Espresso che continua a metterlo in difficoltà  e che smonterebbe la sua linea di difesa.
Ma alla fine anche sulla questione Russia abbassa i toni e cambia strategia   assicurando che si presenterà  in Parlamento prima del 24 luglio, giorno in cui è prevista l’informativa del premier Conte: «Quando uno ha la coscienza pulita… sto vivendo la vicenda in maniera surreale.”
In questo ring un posto speciale lo ha Palazzo Chigi e il suo premier Giuseppe Conte che del duello ne ha avuto notizia tramite i lanci di agenzia. L’avvocato del popolo si trovava nelle stanze di piazza Colonna assieme ai ministri Marco Bussetti ed Erika Stefani quando apprende che l’intenzione di Salvini è niente meno quella di recarsi al Quirinale. Conte è sbiancato, stentava a crederci e avrebbe subito chiesto alla collega Stefani: «Ma cosa sta succedendo?». Anche la Stefani non ha saputo dare risposta. Eppure domani sarà  un altro giorno. Non ci sarà  alcuna salita al Colle. Ma una giornata di relax con i figli nella sua Milano. Senza più drammatizzare. Forse.

(da “Huffingtonpost“)

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LA TRATTATIVA DI SAVOINI NELLE CARTE DE “L’ESPRESSO”: ECCO LA PROPOSTA DI ACQUISTO DEL PETROLIO

Luglio 18th, 2019 Riccardo Fucile

LA BANCA D’INVESTIMENTO DOVE OPERA MERANDA PROPONE A ROSNEFT E GAZPROM L’ACQUISTO DI 3 MILIONI DI TONNELLATE DI GASOLIO CON LO SCONTO DEL 6,5%: TUTTO COME CONCORDATO UNDICI GIORNI PRIMA AL METROPOL… COMPRATORE FINALE L’ENI

La trattativa per finanziare la Lega con i soldi provenienti dalla Russia non si sarebbe fermata all’hotel Metropol di Mosca il 18 ottobre del 2018. Sarebbe continuata anche dopo.
Lo sostiene il sito del settimanale L’Espresso, nell’anticipazione di un’inchiesta in edicola domenica. La sicurezza del giornale si basa su documenti relativi a una proposta commerciale indirizzata alle società  Rosneft e Gazprom da parte di   Euro-IB Ltd, una banca d’investimento londinese, controllata dal banchiere tedesco Alex Von Ungern-Sternberg.
Di quella banca l’avvocato Gianluca Meranda è “general counsel”, consulente legale. Meranda è uno degli uomini presenti con Savoini all’incontro dell’hotel Metropol, indagato per corruzione internazionale. Il 29 ottobre — 11 giorni dopo l’incontro dell’hotel Metropol — la banca prepara un documento per chiedere una fornitura di petrolio.
Quella richiesta è firmata dall’italiano Glauco Verdoia, dirigente italiano della banca specializzato in trading e finanza strutturata.
La banca londinese vuole comprare tre milioni di tonnellate di gasolio del tipo Ulsd: 250mila tonnellate al mese, per dodici mesi consecutivi.
Nel documento pubblicato dall’Espresso la banca indica uno sconto del 6,5 percento. È esattamente il tipo di accordo di cui Savoini e altri cinque uomini (due italiani, uno dei quali è Meranda) discutevano al Metropol.
Secondo il settimanale quella negoziazione sarebbe andata avanti fino a febbraio, cioè fino a tre mesi dalle elezioni europee poi stravinte dalla Lega di Matteo Salvini.
A provarlo è una nota interna all’altra società  di Stato russa, Gazprom, e la risposta inviata dall’avvocato Meranda direttamente a Savoini. In questa risposta, Meranda cita esplicitamente l’Eni come compratore finale del petrolio proveniente dall’ex Unione Sovietica: Meranda allega una lettera di referenza commerciale di una controllata dall’azienda del cane a sei zampe, risalente al 2017.
In quella nota girata da Meranda a Savoini — datata 1 febbraio 2019 —   Gazprom rifiuta di collaborare con Euro-IB perchè la banca inglese non “ha indicato nella sua richiesta quali sono le sue strutture logistiche”. Per l’avvocato, però, questo sarebbe “irrilevante” perchè la banca “compra per vendere a Eni, la quale possiede l’intera infrastruttura logistica per l’acquisto”.
Sempre il settimanale rende nota anche la posizione dell’Eni: “Ci ha fatto sapere ‘di non aver preso parte in alcun modo a operazioni volte al finanziamento di partiti politici ( ma la smentita è irrilevante, in quanto il contratto commerciale non indica certo un partito)
Quanto invece agli altri protagonisti dell’affaire, “Savoini, Meranda, Rosneft e Gazprom non hanno invece risposto alle domande de L’Espresso”. I documenti pubblicati dal giornale diretto da Marco Damilano, dunque, smentiscono la versione di Savoini, secondo cui quella riunione del Metropol è stato “solo un incontro casuale in cui la politica non c’entra nulla, i soldi alla Lega neppure” .

(da agenzie)

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CRISI DI NERVI NEL GOVERNO, SALVINI DOMANI AL QUIRINALE

Luglio 18th, 2019 Riccardo Fucile

GIORGETTI RINUNCIA ALLA CARICA DI COMMISSARIO UE QUANDO ORMAI ERA CERTO CHE NON GLIEL’AVREBBERO MAI DATA: AVANTI I COMICI

La nuova rottura tra Lega e il Movimento 5 Stelle, nata ufficialmente con il voto al parlamento europeo, continua ad aggravarsi. Domani il leader leghista non sarà  presente al Consiglio dei ministri
Lo scontro tra Lega e Movimento 5 Stelle sembra essere arrivato a un punto di non ritorno. Tanto che Matteo Salvini andrà  al Quirinale per incontrare il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, probabilmente già  domani mattina.
In agenda ci dovrebbe essere un altro appuntamento: il consiglio dei Ministri alle ore 12.00, seguito dal vertice sull’autonomia. Impegni a cui il leader leghista ha già  detto che non parteciperà .
Dopo le parole del Premier Giuseppe Conte, il quale aveva ipotizzato delle ripercussioni negative per il nostro Paese dopo il voto leghista contro la nomina di Ursula von der Leyen alla Presidenza della Commissione europea, dal vertice di Helsinki Matteo Salvini aveva alzato i toni già  questa mattina, dicendo che si era «persa la fiducia» tra i partner di Governo, «anche a livello personale».
Tramontata ormai la trattativa per far nominare il leghista Giancarlo Giorgetti a Commissario Ue: lo stesso Giorgetti è andato da Mattarella per comunicare la rinuncia all’incarico.

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