Luglio 19th, 2019 Riccardo Fucile
IL PROGRAMMA UFFICIALE PREVEDEVA LA PARTENZA IL 17 OTTOBRE IN SERATA, MA LA FOTO LO IMMORTALA LA MATTINA DEL 18 ANCORA A MOSCA… LA SERA PRIMA E’ QUELLA IN CUI HA AVUTO UN INCONTRO “RISERVATISSIMO” E IL GIORNO DOPO SAVOINI TRATTAVA L’AFFARE PETROLIO AL METROPOL
La passione smodata del vicepresidente del Consiglio Matteo Salvini per le fotografie con il cibo — unita a
quella per i social network — ha rappresentato senz’altro un tassello importante nella vicenda della sua visita a Mosca del 17 e del 18 ottobre 2018. Quella visita che si è quasi sovrapposta all’incontro che il 18 ottobre Gianluca Savoini ha avuto all’Hotel Metropol, quella dell’audio di BuzzFeed in cui avrebbe parlato con uomini di affari anche della Lega.
Stando al programma ufficiale dell’ambasciata italiana a Mosca, la visita di Matteo Salvini si sarebbe dovuta interrompere nella serata del 17 ottobre, quando sarebbe dovuto ripartire per l’Italia.
Invece, il ministro ha preferito trattenersi ancora una notte in Russia, ripartendo soltanto la mattina successiva, come documentato da questo tweet che, all’epoca, era sembrato uno dei suoi tanti innocui post motivazionali, conditi da una valanga di grassi e calorie.
«Dopo aver incontrato imprenditori italiani e ministri russi, si riparte direzione Bolzano» — aveva scritto Matteo Salvini, sfoggiando il migliore dei suoi sorrisi, un bel calice di birra, una porzione di patatine fritte con tanto di ketchup e un hamburger pieno di salse e foglie di lattuga (la carne, a dir la verità , si vede poco).
L’ambientazione è inequivocabile, così come spiega lo stesso Salvini nel tweet.
Il ministro, nella mattinata del 18 ottobre, si trova ancora nell’aeroporto di Mosca, pronto a ripartire per Bolzano, dove si era recato per tenere uno dei tanti comizi della sua campagna elettorale permanente.
(da agenzie)
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Luglio 19th, 2019 Riccardo Fucile
GLAUCO VERDOIA: “MERANDA MI DISSE CHE ERA IN TRATTATIVA PER L’ACQUISTO DI 3 MILIONI DI TONNELLATE DI PETROLIO DA ROSNEFT CON UNI SCONTO DEL 6,5% CHE A ME APPARIVA TROPPO ALTO”… “VANNUCCI ERA IN AFFARI CON MERANDA, LO CONFERMO”
Un’esclusiva intervista di Fabio Tonacci su Repubblica aggiunge nuovi importanti elementi al caso Russia-Savoini.
A parlare è Glauco Verdoia, manager italiano di Euro-IB, istituto bancario anglo-tedesco di investimenti e consulenza, di cui ieri L’Espresso ha diffuso copia di una lettera in carta intestata, inviata a Gianluca Savoini e firmata da un altro degli indagati dell’inchiesta, e partecipanti alla riunione del Metropol, l’avvocato Meranda.
Una lettera che appare proprio come lo sviluppo diretto dell’affare disegnato nell’albergo di Mosca.
Meranda è consulente dell’istituto con sede a Londra, ma Verdoia nega che quella lettera sia stata da lui avallata.
Ma il manager fa un racconto che conferma punto per punto la trattativa: «Meranda venne da me nell’ottobre scorso per annunciarmi che sarebbe andato in Russia per una partita di petrolio e che avrebbe incontrato delle persone, senza specificare chi fossero».
Tonacci gli chiede: Quando tornò in Italia cosa le riferì?
«Che aveva parlato con emissari della compagnia Rosneft e che c’erano buone possibilità per concludere l’affare. La banca doveva solo normalizzare una manifestazione di interesse. Non mi disse altro, nè citò l’incontro con Savoini”
Accennò a percentuali da girare alla Lega?
«No, per noi era solo un’operazione commerciale».
La manifestazione di interesse l’avete fatta.
«Certo. Scrissi io la lettera. L’intento era comprare 3 milioni di tonnellate di prodotto petrolifero, per poi rivenderlo sul mercato a un certo numero di trader».
All’Eni?
«Non avevamo, nè potevamo avere in quella fase, accordi preventivi con l’Eni».
A Rosneft avete chiesto uno sconto del 6,5 per cento. È alto.
«Fu Meranda a suggerirmi quel valore, sostenendo che avrebbero accettato. Ero sorpreso, in effetti. Comunque, il 4,5 cento sarebbe stato riconosciuto ad eventuali compratori finali, a noi come banca sarebbe rimasto tra l’1,5 e il 2 per cento. Ma non siamo mai arrivati a quel punto, non avendo mai avuto risposta».
A chi inviò la lettera di interesse?
«A Meranda, il 29 ottobre scorso. Mi disse di scriverla rivolgendomi genericamente a Rosneft, senza indicare nomi. Per settimane non ho avuto feedback, nè da Meranda nè da Rosneft. Poi a dicembre l’avvocato mi spiegò che l’operazione non poteva andare avanti, perchè le controparti in Russia non si erano messe d’accordo. Per me la cosa morì lì, tant’è che non l’ho inserita nel nostro budget».
Ma il giornalista di la Repubblica apre anche un altro squarcio, chiedendo se davvero Verdoia conosce bene non solo Meranda ma anche il suo consulente fiscale, Francesco Vannucci, il ‘terzo uomo’ del Metropol, e se è suo socio.
«Sì, nella Società agricola Gualdo Del Re. È una srl con cui volevamo vendere una parte delle bottiglie prodotte dall’azienda vinicola Gualdo Del Re di Suvereto. Ci chiesero loro di commercializzare un po’ del loro vino. Ma in due anni non abbiamo mai venduto una bottiglia”
Come vi siete conosciuti con Vannucci?
«Per caso, proprio al resort Gualdo Del Re, due anni e mezzo fa».
Per caso?
«Esatto. Poi una volta Vannucci è venuto al mio studio di Roma e ha incontrato Meranda. Si sono trovati bene, infatti si sono messi a lavorare insieme».
(da agenzie)
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Luglio 19th, 2019 Riccardo Fucile
SULLA PAGINE FB DI SALVINI CONTINUANO INSULTI E MINACCE DI MORTE A CAROLA…. INVECE CHE PROTEGGERE I MAGISTRATI FARESTE PRIMA AD ANDARLI A CERCARE A CASA UNO PER UNO E FARGLI PASSARE IL SORRISO
Più tutele per il pm di Agrigento Luigi Patronaggio, che indaga sul caso Sea Watch, e per la gip
Alessandra Vella, che non ha convalidato l’arresto di Carola Rackete, disponendone la liberazione.
Entrambi sono stati oggetto di minacce e, per questo motivo, il comitato per l’ordine e la sicurezza, convocato dal prefetto di Agrigento, Dario Caputo, ha deciso di rinforzare la sicurezza nei loro confronti.
Il comitato, in particolare, ha disposto “un incremento dei meccanismi di sicurezza, specifica vigilanza e controllo, per il giudice Alessandra Vella sul luogo di lavoro, sul luogo di residenza e sui luoghi maggiormente frequentati dal magistrato”.
Il prefetto spiega: “Avevamo già valutato la situazione del gip dopo i vari attacchi social. Il recapito di una ogiva è preoccupante e c’è un concreto aumento del rischio”.
Deciso anche un incremento della sicurezza per il procuratore Patronaggio, già sottoposto alla tutela di due uomini dopo numerose intimidazioni dello stesso tenore subite nell’ultimo anno
Non si fermano, intanto, gli insulti contro Carola Rackete, la capitana della Sea Watch che ieri, 18 luglio, è tornata davanti ai magistrati per rispondere delle accuse di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.
Dopo che Matteo Salvini l’ha definita “zecca” e ha detto che non vede l’ora espellerla, molti dei suoi follower hanno rincarato la dose.
C’è chi scrive: “Non mi piace per niente questa faccia da c..O col suo ghigno sicuro al servizio di soros, ma dove non arriva la giustizia umana arriverà quella divina. Trema rasta trema”.
Altri si spingono oltre: un utente invoca la pena di morte, un altro promette di prenderla a schiaffi, nel caso in cui dovesse incontrarla per strada.
Non mancano molti insulti riferiti all’aspetto fisico: “Sfigata”, “zozza”, “comprati uno shampoo”, “quelli come lei i tedeschi le chiamano barbone”.
Un altro commenta il modo di vestire della capitana: “Ma una maglietta. E un reggiseno un poco più adeguati per andare in tribunale no? questa in Germania non se la incu… Nessuno”. Seguono insulti sessisti, più o meno dello stesso tono.
Chissà se la polizia postale persegue ancora i reati…
(da agenzie)
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Luglio 19th, 2019 Riccardo Fucile
RIPRESI CON IL CELLULARE MENTRE SI STAVANO AVVICINANDO ALLA COSTA
Una cinquantina di immigrati – a bordo di un peschereccio – sono appena sbarcati sulla spiaggia di Pietre Cadute, nelle vicinanze della più nota Giallonardo a Siculiana.
A notare quel peschereccio mentre si avvicinava verso la costa, e a riprenderli con il telefono cellulare, sono stati alcuni bagnanti che affollavano l’arenile.
Pare che non appena approdati i migranti si siano diretti subito verso la strada statale 115. Qualcuno, stando a quanto si apprende, sta fornendo assistenza ad alcuni del gruppo. E lo sta facendo portando loro acqua potabile.
Qualcuno, sempre dei bagnanti, pare che abbia già avvisato i carabinieri.
(da “Agrigento News“)
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Luglio 19th, 2019 Riccardo Fucile
A BORDO ANCHE DONNE E BAMBINI: VIOLATI I SACRI CONFINI DELLA PATRIA…LA GDF DI FINANZA NON SI E’ FRAPPOSTA A DIFESA DEL MOLO
Non si fermano gli sbarchi fantasma a Lampedusa. 
Due quelli registrati nelle ultime ore con barchini che sono giunti in autonomia nell’isola.
Intorno a mezzanotte sono arrivati in cinque, questa mattina in 44, a bordo di una imbarcazione soccorsa a largo dell’isola da una motovedetta della capitaneria di porto.
Sono per lo più tunisini, con donne e bambini.
Saranno portati al centro di accoglienza di contrada Imbriacola.
(da agenzie)
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Luglio 19th, 2019 Riccardo Fucile
UNO AVEVA GIA’ UNA CONDANNA DEFINITIVA PER MAFIA, MA IL NIPOTE AVEVA SOSTENUTO DI NON ESSERE A CONOSCENZA CHE FOSSERO MAFIOSI
Nel 2014 Matteo Salvini va a Maletto, un piccolo comune catanese alle pendici dell’Etna, per festeggiare il primo exploit elettorale della Lega Nord in Sicilia: l’imprenditore Antonio Mazzeo, classe 1989, alle europee ha preso ben il 36% dei consensi sotto il vessillo del Carroccio.
Ad accompagnare il leader nella sua visita ci sono nel 2014 il deputato nazionale Angelo Attaguile, fondatore del movimento Noi con Salvini, e l’allora consigliere comunale di Maletto Salvatore Gulino, che è anche zio acquisito del giovane leghista Antonio Mazzeo. Ieri proprio Gulino è stato arrestato per concorso in estorsione aggravata dal metodo mafioso, con l’accusa di avere chiesto il pizzo a un imprenditore edile della zona, insieme a un altro zio acquisito di Mazzeo: Mario Montagno Bozzone, che alle spalle ha già una condanna definitiva per mafia.
Intervistato da Claudia Di Pasquale per l’inchiesta di Report “Nel nome di Matteo” del 10/12/2018 (https://bit.ly/2S4GdiQ), Mazzeo aveva assicurato di non avere particolari rapporti con Montagno Bozzone, aggiungendo: “Mi fa schifo la mafia”.
Nel 2018 però Mazzeo si era candidato a sindaco di Maletto, e ad applaudire a un suo comizio c’era proprio lo zio condannato.
Anche Salvatore Gulino, arrestato ieri, era presente ai comizi elettorali di Mazzeo.
Sui profili social è possibile trovare foto di Mazzeo con Gulino, e di Gulino con Montagno Bozzone. Dal suo canto, Antonio Mazzeo tiene a ribadire che lui è contro la mafia e che non era a conoscenza dei presunti comportamenti illeciti dello zio Salvatore Gulino.
(da Report)
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Luglio 19th, 2019 Riccardo Fucile
SE SI VOTA, SALVINI VINCE E POI E’ COSTRETTO A MANTENERE LE BALLE CHE HA RACCONTATO: QUINDI MEGLIO NON VOTARE
Domani, 20 luglio 2019, è il termine ultimo per aprire la crisi di governo che Matteo
Salvini sta fingendo di minacciare e Luigi Di Maio sta fingendo di voler evitare.
Si tratta dell’ultima data disponibile per permettere il voto a settembre e quindi un governo in carica nei tempi necessari per poter approvare una legge di bilancio che si preannuncia complicata visto che ci sono ventiquattro miliardi di clausole IVA da annullare e, finora, nessun piano concreto da parte del governo Conte per farlo.
Sono quindi 48 le ore disponibili per Salvini per rendere concrete le minacce che ieri ha fatto pervenire al MoVimento 5 Stelle e a Di Maio in nome di un’opportunità unica per il Capitano: vincere le elezioni visto che i sondaggi lo danno con il vento in poppa, installarsi a Palazzo Chigi e fare la flat tax, il taglio delle accise e tutti gli altri miracoli promessi oltre all’annullamento delle clausole IVA.
Solo che c’è un problema: se si vota e Salvini vince, poi queste cose gli tocca farle davvero perchè altrimenti rischia di finire incatramato e impiumato come nel Vecchio West. È proprio per questo che questa crisi puzza tantissimo di invenzione letteraria per far dimenticare i soldi alla Lega dalla Russia e Salvini sembra invece impegnato nel percorso politico che era tipico del suo predecessore Umberto Bossi.
Il quale Bossi a intervalli regolari dava di matto contro Berlusconi per qualche settimana minacciando tuoni e fulmini finchè, al momento decisivo, si trasformava da tigre feroce a gattino caruccio quando bisognava passare dalle parole ai fatti.
Esattamente come farà Salvini in questa occasione, visto che in questo momento si trova nell’invidiabile condizione di essere all’opposizione del suo stesso governo e di poter dare al MoVimento 5 Stelle la colpa di qualsiasi cosa (ieri se l’è presa con Danilo Toninelli per i cantieri non ancora aperti…) facendo la figura del grande politico frenato dagli avversari. L’alternativa è terrorizzante: dover fare quello che ha promesso nelle campagne elettorali fino a qui, ovvero cose che è impossibile fare.
Per questo siamo passati dall’epoca delle convergenze parallele a quella delle sceneggiate parallele: da una parte Salvini che minaccia di andare al Quirinale e poi annulla tutto, dall’altra Di Maio che passa le giornate a fare appelli su Facebook perchè alla fine quando gli ricapita un’occasione del genere visti i sondaggi grillini.
Marzio Breda fa sapere sul Corriere della Sera che la crisi è talmente credibile che nessuno ha finora investito formalmente della questione il presidente della Repubblica.
Nè il premier Conte, nè i suoi vice Di Maio o Salvini. Claudio Tito su Repubblica invece dettaglia meglio le intenzioni del Quirinale in caso di crisi:
Se e quando si aprirà una crisi, il capo dello Stato sarà obbligato dalla Costituzione a verificare l’esistenza di una maggioranza. Semmai farà presente a tutti che un passaggio importante per il Paese e per la tenuta dei conti pubblici sarà rappresentato dalla legge di Bilancio. Ma se i partiti non ne vorranno tenere conto, la sua scelta non prevede alternative. Questa linea riguarda la fase attuale in cui si sta aprendo la finestra elettorale per votare il 29 settembre e che si chiude a fine luglio, ma non cambierà anche dopo l’estate. Lo scioglimento del Parlamento è una decisione di cui il presidente della Repubblica prende atto e non provoca, nè in un non senso nè nell’altro. «La palla è tra i piedi dei partiti».
Salvini, però, da quell’orecchio non ci sente. È la sindrome dell’accerchiamento. Ai ferri corti con i grillini, a un passo dallo strappo. Tanto a un passo che nella giornata di ieri è anche circolata la possibilità che possa lasciare — solo lui per ora — la squadra di Conte.
Questa ipotesi appartiene probabilmente agli sfoghi di un politico in agitazione più che al novero delle soluzioni realmente praticabili.
Ma resta il fatto che lo stato dei rapporti nella maggioranza non ha mai raggiunto tali livelli. Lo stesso ministro dell’Interno che da sempre si è considerato il baluardo anti-crisi dentro il suo partito, ora ha cambiato opinione. «Da adesso in poi non sarò più un argine. Tutti gli esponenti più importanti della Lega vogliono andare al voto, io mi limiterò a verificare se le cose si fanno oppure no».
È il solito gioco del cerino. Non vuole assumersi la colpa di uno show-down. Aspetta semmai un incidente, sulle Autonomie o sul decreto sicurezza. O magari sull’informativa che il premier farà mercoledì prossimo su “Moscopoli”, si sostiene. Ma così si va oltre il 20 luglio, la data ultima. O meglio, l’ennesimo penultimatum di una sceneggiata infinita.
(da “NextQuotodiano”)
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Luglio 19th, 2019 Riccardo Fucile
FERLENGHI A TAVOLA CON SALVINI LA SERA PRIMA DEL METROPOL … E PRIMA DELLA CENA SALVINI SCOMPARE PER IL TEMPO NECESSARIO A UN INCONTRO RISERVATO
Ernesto Ferlenghi, presidente di Confindustria Russia e numero uno di Eni a Mosca.
Il direttore generale della stessa associazione, Luca Picasso. Claudio D’Amico e Gianluca Savoini, leghisti, «promotori» di Lombardia-Russia, il primo è anche consulente di Palazzo Chigi a 65 mila euro all’anno.
Più il ministro dell’Interno Matteo Salvini, il suo capo di gabinetto Andrea Paganella e altri due collaboratori del ministro.
Sono i partecipanti alla cena del 17 ottobre scorso al ristorante Ruski di Mosca, secondo quanto La Stampa ha potuto ricostruire.
Cena avvenuta durante le 12 ore di «buco» della visita di Salvini a Mosca.
Prima della cena, il ministro si sarebbe separato dal suo staff per un incontro della «massima riservatezza».
La ricostruzione della serata fa un po’ di luce sulla vicenda Lega-Russia. E smonta una serie di versioni ufficiali circolate finora: dalla presenza «casuale» di Savoini all’assemblea di Confindustria all’incontro di nuovo casuale al Metropol.
A quel tavolo s’intreccia infatti la matassa del caso che sta agitando la Lega e la politica italiana.
Savoini lo ritroviamo il giorno dopo all’hotel Metropol, con l’avvocato Gianluca Meranda e il suo «collaboratore» Francesco Vannucci, a trattare la compravendita di gasolio che doveva servire per finanziare il Carroccio.
Vannucci compare inoltre nella foto, pubblicata in quei giorni da La Stampa, con Savoini e il filosofo Alexandr Dugin, scattata a pochi passi dall’hotel Lotte dove si teneva l’incontro di Confindustria Russia con Salvini ospite d’onore.
(da “La Stampa“)
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Luglio 19th, 2019 Riccardo Fucile
LE INTERCETTAZIONI E GLI INTRECCI CON IL DONBASS… ALEKSANDR DUGIN E’ L’IDEOLOGO DI PUTIN
C’è stato un tempo in cui Gianluca Savoini univa l’utile al dilettevole. Abbinando agli
incarichi ottenuti dal Consiglio regionale, e all’ufficio pubblico con telefono annesso, le chiamate in orario di lavoro a un sospetto reclutatore di mercenari, per organizzare incontri con il filosofo Aleksandr Dugin, il cosiddetto «ideologo» di Vladimir Putin. Un’attività evidentemente poco compatibile con il suo ruolo istituzionale (e retribuito) in primis di direttore stampa, che prova come i gradi di separazione tra alcuni big della Lega e i miliziani filorussi impegnati nel Donbass fossero assai ridotti.
Nelle carte di un’inchiesta condotta dalla Procura di Genova su un gruppo di combattenti partiti da varie regioni italiane per dar manforte ai separatisti anti-Ucraina a Donetsk e a Lugansk, è contenuta un’intercettazione del 22 giugno 2015.
Da una parte si sente appunto la voce di Savoini, al tempo già presidente dell’Associazione Lombardia-Russia; dall’altra c’è Orazio Maria Gnerre, tuttora indagato dai magistrati del capoluogo ligure per reclutamento non autorizzato. Discutono d’una conferenza che Lombardia-Russia ha organizzato per quel giorno allo spazio Melampo di via Carlo Tenca a Milano.
E nel riportare gli stralci più significativi della conversazione, i carabinieri del Ros coordinati dal pm antiterrorismo Federico Manotti si soffermano su tre dettagli.
Primo, «Savoini chiama dall’utenza 0267482… intestata al Consiglio regionale della Regione Lombardia».
Secondo, a parere di chi indaga è insieme a Dugin, tanto da ribadirlo al telefono: «Sono qui con il professore – spiega a Gnerre – eee… volevo confermare…».
Terzo, si accordano per un incontro post-evento ufficiale, come ancora Savoini puntualizza: «Lei si può fermare a cena dopo… vediamo la conferenza e poi viene con noi».
Ricapitolando: Gianluca Savoini, in base agli atti d’indagine, in quei giorni raggiunge gli uffici del consiglio regionale lombardo insieme al pensatore ultrasovranista Aleksandr Dugin, da sempre sostenitore delle operazioni militari condotte dalla Russia in Ucraina oltre che presenza fissa della tv Tsargrad (canale patriottico voluto dal Cremlino e finanziato dall’oligarca Konstantin Malofeev, nella black-list di Usa e Ue per il sostegno ai separatisti).
Savoini contatta poi dalla Regione Orazio Maria Gnerre, che i dossier in mano ai pm definiscono così: «Nell’associazione Millennium-Pce fa parte del Coordinamento solidale per il Donbass, attivo pubblicamente nell’assistenza umanitaria verso le popolazioni di quell’area, e occultamente nel reclutamento di mercenari da instradare arruolandoli nelle milizie filorusse».
La Stampa ha interpellato nei giorni scorsi una qualificata fonte oggi impegnata in uno dei filoni d’inchiesta sui combattenti: «L’ipotesi mai smentita è che gli appuntamenti ufficiali avessero una sorta di backstage, dove si definivano sul piano operativo questioni militari collegate al Donbass».
Basta poco, per essere proiettati da Milano ai campi di battaglia.
(da “La Stampa”)
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