Luglio 19th, 2019 Riccardo Fucile
PRIORITA’ A 25 EDIFICI, QUATTRO SGOMBERI L’ANNO, PER ALMENO SETTE ANNI NESSUNO BUSSERA’ ALLA PORTA DI CASAPOUND… 11.000 POVERACCI SARANNO IN COMPENSO CACCIATI SENZA AVERE UNA SOLUZIONE ABITATIVA ALTERNATIVA
Lo sgombero di via Cardinal Capranica a Primavalle a Roma è solo l’inizio.
Tanto che ora arriva il cronoprogramma degli sgomberi che verranno nella Capitale, diffuso da fonti del Viminale. E no, l’edificio di via Napoleone III — in pieno centro a Roma — occupato da CasaPound non è nella lista.
Si parte nella primavera del 2020, ma con un paio di anticipazioni nei prossimi mesi: i due sgomberi già in fase di predisposizione». Dopo Primavalle, quindi, potrebbe essere la volta dell’occupazione di via del Caravaggio 105 a Tor Marancia, a sud della Capitale nel quartiere Ardeatino e già al secondo posto nella lista del Viminale dopo l’ex scuola di Via Cardinal Capranica.
Due palazzine in cui vivono circa 400 persone — un quarto sono bambini — e per il cui mancato sgombero il Tribunale di Roma ha condannato due anni fa il Viminale a risarcire la proprietà , la Oriental Finance srl. «L’Amministrazione dell’Interno è stata condannata ad un cospicuo risarcimento del danno di circa 260mila euro al mese, con pignoramento dei fondi di 23 milioni di euro», dice il Viminale.
E poi un’occupazione per cui la prefetta di Roma, Gerarda Pantaleone, si è già insediata, dice il Viminale, «quale Commissario ad acta, a seguito di provvedimento del Giudice Amministrativo». Si tratterebbe di via Antonio Tempesta, a Tor Pignattara, sede della Asl.
E poi il resto, dice il Viminale, con «una media di quattro interventi l’anno», diluendo gli sgomberi «in un arco pluriennale» per tenere conto delle «capacità assistenziali dell’Ente locale».
Sono 23 gli immobili di Roma «arbitrariamente occupati, e sui quali gravano pronunce dell’Autorità Giudiziaria, contenuti nel Programma degli interventi di sgombero approvato dal Prefetto di Roma, ai sensi dell’ art. 31 ter del “Decreto Sicurezza”, e che vanno ad aggiungersi ai 2 immobili per i quali la Prefettura ha già in corso le attività propedeutiche allo sgombero», spiegano fonti del Viminale.
L’immobile occupato da CasaPound all’Esquilino — per cui la Corte dei Conti ha chiesto oltre 4 milioni di danni ai dirigenti di Demanio e Miur — non rientra nel piano: lo conferma l’ufficio stampa del Viminale.
In tutta la città , come confermato in questi giorni dalla stessa prefetta Pantaleone, gli immobili occupati sono 82, per un totale di almeno 11mila persone di tutte le nazionalità .
Parola d’ordine: «freno all’illegalità ». Come? «Dando esecuzione ai provvedimenti dell’Autorità Giudiziaria e una risposta a chi rivendica il diritto di ritornare in possesso dei propri stabili», dice il ministero dell’Interno di Matteo Salvini.
A Roma, una città dove i segnali che vengono dal Viminale potrebbero significare grane per l’amministrazione di Virginia Raggi (che, nel caso degli sgomberi, si ritrova a gestire in prima linea l’accoglienza e le «soluzioni abitative»).
Perchè è facile cacciare 11.000 poveracci ma poi il Comune dove li trova 11.000 alloggi per dargli un’alternativa che non sia occupare altri stabili?
E’ il prezzo che si paga alla demagogia securitaria
(da agenzie)
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Luglio 19th, 2019 Riccardo Fucile
LA DENUNCIA DELL’ARMATORE ALLA POLIZIA POSTALE E ALLA MAGISTRATURA
Alessandro Metz, armatore sociale di Mediterranea Saving Humans, ha chiesto che si “indaghi e si faccia
piena luce sugli attacchi informatici che il nostro sito web ha subito negli ultimi giorni”.
“Gli Ip dei computer da cui è partito l’attacco informatico che, il 9 luglio scorso, ha sabotato per oltre due ore il nostro sito – prosegue l’armatore di Nave Mare Jonio e Nave Alex – erano tutti della zona di Mosca. Questo atto di pirateria e le moltissime segnalazioni, partite nell’arco di pochi minuti, che hanno fatto sospendere per una settimana la raccolta fondi promossa via Facebook, mostrano l’esistenza di una rete organizzata, dotata di cospicue risorse e probabilmente di coperture da parte di apparati istituzionali, che interviene a comando per colpire in Internet le attività di solidarietà e soccorso in mare.”
“Noi non ci arrendiamo, e non intendiamo fermarci, in mare così come in rete – conclude Metz – Ma vogliamo la verità su questi attacchi e le complicità di cui godono. Per questo presenteremo un circostanziata denuncia alla Polizia Postale. Intanto abbiamo bisogno del sostegno di tutti, sulla raccolta fondi attivata su Facebook e sul nostro sito www.mediterranearescue.org”.
(da agenzie)
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Luglio 19th, 2019 Riccardo Fucile
SOLO IN ITALIA UN MINISTRO DEGLI INTERNI PUO’ FARE CIRCOLARE FALSITA’, IN ALTRI PAESI LO AVREBBERO ACCOMPAGNATO ALLA PORTA
“Pazzesco! Fai girare!”. E poi tutta una ributtante sequela di punti esclamativi messi lì a casaccio, come se fosse un bambino della prima elementare che vomita insulti contro i compagnetti per fare il figo.
Il tweet, manco a dirlo, è del bambino capriccioso che dovrebbe essere il ministro dell’interno, Matteo Salvini, e il lancinante scoop sarebbe la scoperta che “alcune Ong” (sì, lo so, sempre di quello parla, solo di quello) sarebbero in contatto con gli scafisti e finalmente sarebbero uscite le prove.
Nel suo tweet il ministro dell’Interno (o meglio, i rabdomanti di fake news che lavorano per lui) ci sarebbe un servizio trasmesso nella trasmissione di Nicola Porro, firmato da Davide D’Aloiso, che svelerebbe i presunti traffici tra deportati di migranti e Ong.
Cosa si dice nel mirabilissimo servizio? Nulla, zero, giornalisticamente niente.
I prodi giornalisti avrebbero trovato un molto presunto trafficante (anonimo) di nome Lukman (che sembra già un nome dei magnifici sette) che direbbe al telefono a un giornalista che si finge migrante di avere contatti con le navi (poche) ancora nel Mediterraneo per ottenere un passaggio verso l’Italia.
Sono talmente furbi, quelli che si occupano dei suoi social, che non si accorgono nemmeno che proprio in quella stessa telefonata il molto presunto Lukman avrebbe anche raccontato dei suoi rapporti con la Guardia Costiera libica.
Sì, sì, avete letto bene: quella stessa Guardia Costiera Libica che è il sogno erotico di Salvini fin da bambino.
E quali sarebbero le “prove” che dovrebbero farci saltare tutti elettrizzati sulla sedia?
I numeri di telefono delle Ong che si ritrovano facilmente in rete e una mappa con le posizioni delle navi che si trova facilmente online su diversi siti specializzati.
Prove? Niente.
Ma per Salvini quello che conta è semplicemente agitare un po’ di clamore sperando che magari così scompaiano le vicende che lo riguardano sui rapporti di alcuni dei suoi con la Russia.
Ciò che stupisce, però, è che una così alta carica dello Stato rilanci una notizia falsa senza nemmeno rendersi conto che l’unica inchiesta su collusioni tra le navi delle Ong che operano nel Mediterraneo centrale e gli scafisti libici sia stata archiviata miseramente.
Ma intanto si è riusciti a rilanciare una notizia falsa come grande scoop e chi non pone attenzione ai contenuti potrà raccontare al bar che finalmente ci sono le prove.
E tutti esulteranno, tutti si indigneranno. Avanti così.
(da TPI)
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Luglio 19th, 2019 Riccardo Fucile
ATTACCA IL PD SU BIBBIANO, POI A DOMANDA “MA LO SA PER COSA E’ ACCUSATO?” NON SA COSA RISPONDERE PERCHE’ NEANCHE E’ INFORMATA
Questa mattina l’europarlamentare leghista Isabella Tovaglieri era ospite di Coffee Break su La 7 assieme
all’onorevole Emanuele Fiano (PD).
Si parlava, come spesso accade in questi giorni dello scandalo Moscopoli, della trattativa per la vendita di petrolio russo che ha visto coinvolto l’ex portavoce di Matteo Salvini e dei rapporti tra Lega e Russia.
Una questione ancora aperta perchè il ministro dell’Interno fino ad ora non ha fornito alcuna spiegazione. Una questione prettamente politica visto che riguarda presunti finanziamenti esteri ad un partito della maggioranza proprio per le elezioni europee dello scorso maggio.
Ad un certo punto Fiano parla della necessità di istituire una commissione parlamentare d’inchiesta sulla vicenda.
Ma l’onorevole Tovaglieri — già vicesindaco di Emanuele Antonelli a Busto Arsizio — sa che questo è il momento per giocarsi l’asso nella manica dell’e allora Bibbiano: «Mi sarebbe piaciuto anche una commissione d’inchiesta parlamentare sui fatti di Bibbiano dove invece lì davvero erano coinvolti degli amministratori locali scelti dal PD».
Chiede Fiano «Ma cosa c’entra il PD con Bibbiano?» la interrompe Fiano prima di chiedere «mi dice il reato per il quale è inquisito il sindaco del PD?».
Panico. L’onorevole Tovaglieri che è una precisa inizia a mettere i puntini sulle i facendo notare che «non è inquisito solo il sindaco ma anche il vicesindaco e una serie di amministratori locali che sono stati scelti dal PD».
Il che è falso perchè l’esponente del PD indagato è unicamente il sindaco di Bibbiano Andrea Carletti.
Ma per quale reato è indagato Carletti, incalza Fiano.
È il momento della supercazzola, quella che tutti noi abbiamo usato per sfangarla ad un esame universitario: «Un reato che evidentemente la magistratura ha ritenuto di aprire un fascicolo e un’indagine penale nei confronti del sindaco».
Lapalissiano, ma il reato esattamente qual è?
Secondo la Tovaglieri «il reato specifico sarà sicuramente un favoreggiamento o una collaborazione».
Che è falso perchè Carletti è accusato di abuso d’ufficio per (testuali parole del procuratore) «aver violato le norme sull’affidamento dei locali dove si svolgevano le sedute terapeutiche, ma non è coinvolto nei crimini contro i minori».
A quel punto la Tovaglieri rimane un attimo senza parole e se ne esce con un «è grave solo quando si parla di Fontana l’abuso d’ufficio allora».
Cala il sipario: magari la prossima volta mandate in Tv una abbia almeno letto i giornali per evitare una figura di merda
(da agenzie)
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Luglio 19th, 2019 Riccardo Fucile
IL M5S HA FATTO UNA DONAZIONE PROPRIO ALLA ONLUS AL CENTRO DELL’INCHIESTA
Oggi il Foglio ha fatto notare che nell’orribile caciara su Bibbiano con i molteplici inviti a “parlare di Bibbiano ” e Luigi Di Maio che definisce il Partito Democratico “il partito di Bibbiano” il MoVimento 5 Stelle sta dimenticando un punto fondamentale.
Il partito di Di Maio ha effettuato una donazione alla Onlus Hansel&Gretel al centro dell’inchiesta (il cui presidente Claudo Fotì è stato scarcerato ieri).
Il Foglio non ha scritto nulla di falso.
L’associazione è una delle undici cui sono stati destinati 195mila euro frutto del taglio degli stipendi dei consiglieri regionali piemontesi.
Il fatto naturalmente non costituisce un reato nè consente di dire che in qualche modo il M5S è “il partito di Bibbiano” perchè è del tutto evidente che i consiglieri pentastellati non erano a conoscenza dell’inchiesta nè della storia dei presunti abusi. Anche se per la verità della Onlus se ne parlava già all’interno del libro-inchiesta “Veleno” scritto da Pablo Trincia e pubblicato ad aprile.
Nella migliore tradizione dello “specchio-riflesso” il MoVimento 5 Stelle se la prende con il giornale diretto da Claudio Cerasa che evidentemente parla sì di Bibbiano (come chiedono tutti a gran voce) ma lo fa nel modo “sbagliato”, vale a dire sgradito al M5S.
In fondo cosa ha scritto di falso oggi Ermes Antonucci quando ricorda la vicenda della donazione e quando fa notare come da quando è esploso il caso Bibbiano il M5S abbia alimentato la rabbia di quelli che se ne vanno in giro a disseminare l’hashtag #PDofili?
Che la donazione ci sia stata lo ammette perfino il M5S oggi, che però al tempo stesso bolla come “bufala” la notizia del Foglio che utilizza la stessa logica pentastellata sul “partito di Bibbiano” trasferendola dal PD al M5S per dimostrare come sia un’accusa senza senso.
Non è forse vero che il 27 giugno scorso il Capo Politico del M5S ha pubblicato su Facebook una foto dove si legge “arrestato Andrea Carletti sindaco PD di Bibbiano” e poi un virgolettato fuori contesto “affari con i bimbi tolti ai genitori” che lasciava intendere che fosse proprio Carletti a fare affari grazie ai presunti abusi?
In quel post Di Maio, parlando di un’inchiesta ancora aperta che non è nemmeno arrivata a processo scriveva: «quello che viene spacciato per un modello nazionale a cui ispirarsi sul tema della tutela dei minori abusati, il modello “Emilia” proposto dal PD, si rivela oggi come un sistema da incubo: bambini ”selezionati” e sottratti illegittimamente alle famiglie, per poi venire consegnati in una sorta di “affido horror” a personaggi discutibili, tra i quali titolari di sexy shop, pedofili, gente con problemi mentali».
Tutto il post, e i successivi da parte di altri esponenti del partito del vicepremier, trasudano la volontà di inchiodare il PD alla storia degli abusi.
Questo dimenticando non solo le donazioni ma anche il fatto che una consigliera M5S sia l’avvocato difensore di una delle psicologhe arrestate.
Ma soprattutto c’è una completa e volontaria distorsione dei fatti dell’inchiesta che vedono il sindaco del PD indagato solo con l’accusa di abuso d’ufficio e falso.
A precisarlo era stato subito il procuratore Mescolini che aveva spiegato che a Carletti «viene contestato di aver violato le norme sull’affidamento dei locali dove si svolgevano le sedute terapeutiche, ma non è coinvolto nei crimini contro i minori» e che i fatti contestati non riguardano un coinvolgimento diretto nella gestione degli affidi e nei presunti abusi.
Oggi sul Blog delle Stelle è comparso un post dove si dice che al Foglio «non si sognano nemmeno di sottolineare che l’amministrazione Pd avrebbe dovuto vigilare per impedire quanto accaduto». Una linea assai interessante.
Perchè guarda caso la si può applicare benissimo anche a Virginia Raggi. Non risulta però che qualcuno nel MoVimento 5 Stelle abbia detto che la sindaca doveva vigilare sul caso Marra, sulla vicenda che ha portato l’arresto di Lanzalone (uno nominato proprio dal M5S) o su quella che ha portato all’arresto di Marcello De Vito.
Anzi riguardo all’inchiesta sul Presidente dell’Assemblea Capitolina il MoVimento si è lungamente vantato di “avere gli anticorpi“.
Questo naturalmente dopo l’arresto, prima nessuno stava vigilando. In tutti i casi in cui un esponente del M5S è stato raggiunto da un’avviso di garanzia o è finito al centro di un’inchiesta i grillini hanno sempre detto che bisognava prima vedere le carte. Nel caso di Bibbiano il giudizio è arrivato il giorno stesso della conferenza stampa dei Pm.
Ma nessuno ha mai detto che il M5S è il partito di Lanzalone e guai a dire che è il partito di De Vito (anche se a tutti gli effetti è vero).
(da agenzie)
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Luglio 19th, 2019 Riccardo Fucile
LA SENTENZA DOPO DIECI ANNI: DOVRA’ PAGARE 40.000 EURO
Quarantamila euro di risarcimento. Questo è quanto è stato deciso dal tribunale di Cagliari nel processo
civile contro Silvio Berlusconi.
Il leader di Forza Italia era stato citato a giudizio dall’ex europarlamentare del Partito Democratico Renato Soru dopo una dichiarazione diffamatoria durante la campagna elettorale del 2009 nel bel mezzo di un’intervista rilasciata a Studio Aperto, su Italia 1. Dopo dieci anni l’ex presidente del Consiglio dei Ministri dovrà pagare questa sanzione per aver definito l’allora candidato alla conferma alla guida della Regione Sardegna «un fallito».
Un processo andato avanti per tantissimi anni e conclusosi oggi quando il giudice del Tribunale di Cagliari, Nicoletta Leone, ha condannato in sede civile Silvio Berlusconi per il reato di diffamazione.
Erano le ore calde di una vecchia e combattuta campagna elettorale, quando il leader di Forza Italia pronunciò alcune offese pubbliche nei confronti di Renato Soru durante il telegiornale di Italia1.
Per questo motivo dovrà pagare una sanzione di 40mila euro come risarcimento danni per quanto detto durante un comizio.
Silvio Berlusconi aveva definito il fondatore di Tiscali «un fallito» su tutta la linea: da quella imprenditoriale a quella politica. Lo aveva attaccato sia per quel che concerne la gestione della sua azienda, sia per il suo modo di guidare il governo dell’Isola di cui era (all’epoca) il Governatore uscente.
Per questo motivo l’ex presidente della Regione sarda aveva dato mandato agli avvocati Fabio Pili e Giuseppe Macciotta di querelare l’ex presidente del Consiglio.
L’intervento dei giudici è arrivato, ma solo dopo dieci lunghi anni si è arrivati a una sentenza come quella di oggi che ha dato ragione a Renato Soru e ai sui legali, ritenendo diffamatorio quell’intervento fatto anche durante un’intervista a Studio Aperto. In sede penale, l’ex governatore, aveva invece deciso di rimettere la querela nei confronti di Berlusconi.
(da agenzie)
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Luglio 19th, 2019 Riccardo Fucile
MA GLI ANDRA’ PEGGIO QUANDO BUSSERANNO ALLE PORTE DEI 2000 DELINQUENTI SFIGATI CHE ANCORA OGGI L’HANNO INSULTATA E MINACCIATA
Insulti in rete, considerazioni volgari sull’aspetto fisico e sulla sessualità , minacce fisiche contro Carola Rackete che poco fa è partita, libera cittadina, alla volta della Germania dopo essere stata interrogata ieri dai magistrati sulla vicenda della Sea Watch.
Sul profilo facebook del ministro dell’interno Matteo Salvini che scrive “Non vedo l’ora di espellere questa viziata comunista”, cosa impossibile essendo la giovane tedesca libera cittadina dopo l’incontro a palazzo di giustizia di Agrigento, Carola viene bersagliata in pochi minuti da oltre 2mila commenti sprezzanti, molti dei quali dai toni gravemente offensivi da codice penale.
Dopo il sequestro di Sea Watch 3, Rackete ha chiesto alla magistratura italiana l’oscuramento del profilo facebook del vicepremier.
Lo ignorano, evidentemente, i seguaci della pagina social di Salvini che intervengono in calce al post nel quale il ministro dell’Interno definisce la comandante “la nuova eroina della sinistra” e ricorda come sia “stata interrogata per quattro ore… Ci sarà un giudice che almeno stavolta farà rispettare le leggi, la sicurezza e la dignità del nostro paese? io non vedo l’ora di espellere questa viziata comunista tedesca e rimandarla a casa”, dice Salvini, che ieri sera nel corso di un comizio aveva definito Rackete ‘zecca’.
Il termine ricorre anche nei commenti dei sostenitori di Salvini. Ma è tra i più bonari. Come ha verificato l’agenzia Dire sulla pagina fb del ministro si arriva alla minaccia fisica nei confronti della comandante. E non solo. “Non mi piace per niente questa faccia da c..O col suo ghigno sicuro al servizio di Soros, ma dove non arriva la giustizia umana arriverà quella divina. Trema rasta trema”, dice franca gbs. Enrico Lucchetti invoca il ritorno della pena di morte, così, dice “ne puniamo una per educarne cento”.
Mentre pensa alla violenza fisica il sostenitore che si firma Adelin Toluntan: “io a questa se la trovo per strada ce li ficco due schiaffi. Ha pure la faccia da schiaffi”
La maggior parte dei commenti si concentra sull’aspetto fisico di carola rackete. “Sfigata”, “zozza”, “comprati uno shampoo”, “quelli come lei i tedeschi le chiamano barbone”, sono solo alcuni degli insulti. Che si focalizzano anche sull’abbigliamento. Mario di martino si chiede: “ma una maglietta e un reggiseno un poco più adeguati per andare in tribunale no? questa in germania non se la incu… Nessuno”. Segue dibattito sulle tedesche in spiaggia senza reggiseno
Gli insulti risparmiano ben poco: dai capelli, “un cespuglio”, al seno, “quelle susine appassite”, alla faccia “da culo”, e ancora “fabbrica di pidocchi”, “vagabonda”. Wolfgang antonelli: “però prima di mandarla via una bottarella c’è (scritto così, ndr) la darei”
Solo ieri il parlamento ha approvato il codice rosso contro la violenza sulle donne
(da agenzie)
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Luglio 19th, 2019 Riccardo Fucile
PRIMA LEGA E M5S SI CONTENDEVANO LA SCELTA, ORA ENTRAMBI SCAPPANO… VON DER LEYEN FA IL GIRO DELLE CAPITALI LA PROSSIMA SETTIMANA, ESCLUSA ROMA
“Noi stiamo lavorando ai progetti e alle cose da fare, non alle poltrone”, dice Matteo Salvini. Dopo il ritiro
di Giancarlo Giorgetti dalla candidatura per il posto di commissario europeo a Bruxelles, la Lega passa la mano al M5s.
Ma incredibilmente, invece di raccogliere, il Movimento passa a sua volta. “Mi spiace che Giorgetti si sia ritirato, sceglieranno loro chi indicare — dice Luigi Di Maio – La mia parola è una: ho sempre detto che il commissario alla Concorrenza, che si occupa di tutto e che è fondamentale per l’italia, deve essere della Lega”.
C’era una volta il tempo — prima delle europee – in cui i partner di governo si contendevano il diritto a scegliere il commissario per la nuova squadra della tedesca Ursula von der Leyen.
Ora invece nessuno smania per avere un suo uomo a Bruxelles – o meglio donna, ha più chance con la nuova presidente.
Sembra una farsa, ma è realtà .
Cosa è successo? Dopo che von der Leyen ha chiuso la porta al commissario leghista, gli eurodeputati del Carroccio hanno votato no in Parlamento, con l’ormai nota piroetta in extremis martedì scorso: al photo finish fu no.
Il M5s è rimasto invece sul sì, fedele al patto sulle nomine che Giuseppe Conte ha approvato al Consiglio europeo dello scorso primo luglio a Bruxelles, benchè proprio quello stesso patto parlasse di un commissario leghista in squadra, per ammissione del premier stesso.
Ad ogni modo, strali di accuse, sfiorata la crisi di governo che sembra rientrata, ora resta comunque il problema di indicare il commissario (ne spetta uno per ogni paese europeo). Ma non c’è la fila per fare quel benedetto nome.
Salvini al momento sceglie l’unica carta possibile per uscire dall’angolo in cui si è infilato: niente Giorgetti, niente nomi alternativi.
Così la commissione nascerà senza un suo uomo – o donna che sia – e la Lega sarà libera di attaccare Bruxelles soprattutto in autunno, quando ci sarà da discutere della manovra, leggi: flat tax.
Ma è proprio questo il timore del Movimento: mettere il cappello sul nome di un candidato, significa presentarsi disarmati al prossimo e certissimo match con il partner di governo, significa finire nel mirino leghista assimilati ai ‘burocrati’ europei. Per cui, stallo.
Da Bruxelles intanto fanno sapere che indicare una donna sarebbe la via migliore per ottenere il risultato. Soprattutto se si punta a un portafoglio di peso come la Concorrenza.
Von der Leyen resta fedele alla sua idea di formare una commissione perfettamente equilibrata tra donne e uomini. Finora solo 15 paesi hanno presentato una candidatura e tra queste solo 5 sono donne, compresa la stessa presidente. Pochissime dunque.
Tra loro, la danese Margrethe Vestager, attuale commissaria alla Concorrenza e futura vicepresidente, la bulgara Maryia Gabriel, attuale commissaria al Digitale, la ceca Vera Jourova, attuale commissaria alla Giustizia.
Non c’è molto tempo. La prossima settimana von der Leyen farà un giro delle capitali europee per incontrare i leader ed entrare nel vivo della composizione della squadra.
Dovrebbe andare a Parigi e Madrid, agenda ancora non fissata ma per ora Roma non c’è (è già stata a Berlino in questi giorni, subito dopo il voto a Strasburgo).
Entro la fine del mese vorrebbe completare il puzzle, anche se la penuria di candidate donne complica un po’ il quadro. Il punto è che arrivare tardi significa rischiare di perdere il treno della commissione: potrebbero restare solo posti in piedi.
Eppure l’esecutivo gialloverde si incastra di nuovo nella solita diatriba tra Lega e M5s. Anche se il Movimento ha assunto ufficialmente una linea europeista, con il sì a von der Leyen, linea che in teoria dovrebbe portarlo a concentrarsi subito sulla scelta del candidato, approfittando dello smarcamento leghista. Non è così.
Prevale la diffidenza reciproca dettata dal peso che la propaganda anti-europea ha sull’elettorato.
E allora girano dei nomi che sembrerebbero un po’ a vuoto per ora: la ministra della Lega Giulia Bongiorno, per dire. Anche se dal Movimento sottolineano che non ha le competenze economiche adatte ad un portafoglio come la concorrenza.
Oppue si pescherà su un tecnico d’area, già ma quale? Magari esterno a entrambe le forze di governo, tipo l’ambasciatore Giampiero Massolo. Ma è uomo.
Se non ha abbastanza donne a bordo, von der Leyen potrebbe chiedere ai paesi di riformulare le loro scelte. Ecco, magari la ‘caccia alla candidata donna’ potrebbe rivelarsi un alleato dei ritardi del governo. L’unico.
(da “Huffingtonpost”)
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Luglio 19th, 2019 Riccardo Fucile
“PREOCCUPANTE IL SOSTEGNO DI MOSCA A SOVRANISTI UE”
“Un chiarimento tocca all’Italia. Penso che il Parlamento italiano o altri chiederanno chiarezza sulla vicenda”.
Così la Angela Merkel risponde a chi, nella conferenza stampa estiva, le chiede un commento sui presunti finanziamenti che la Lega avrebbe cercato in Russia.
Il metodo della Russia, sostiene Merkel, “solleva questioni. Il fatto che i partiti populisti in Europa ricevano il sostegno della Russia è motivo di preoccupazione”.
In ogni caso, le relazioni con la Russia sono “positive e ci impegniamo per mantenerle tali, ma la realtà non sempre è come uno si augura che sia…”.
A chi chiede se la Russia possa già avere avuto un’influenza sulla politica italiana, Merkel risponde: “Su questo non posso dire nulla”.
(da “Huffingonpost”)
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