Settembre 16th, 2019 Riccardo Fucile
NON C’E’ LIMITE AL DEGRADO UMANO… IL GRUPPO IRONIZZA ANCHE QUANDO IL RAGAZZO E’ STATO SOCCORSO DA UN’AMBULANZA
Una foto in posa davanti a un ragazzo svenuto sul sagrato della chiesa. Come sottofondo la canzone “Se mi lasci non vale” di Julio Iglesias.
La consigliera comunale della Lega a Ostuni, Margherita Penta (anche coordinatrice cittadina del partito guidato da Matteo Salvini) si lascia ritrarre così da un amico avvocato, nelle stories di Instagram.
Il tutto è accaduto nel centro cittadino, in piazza Libertà , intorno a mezzanotte del 15 settembre.
Da quanto ricostruito dal social network, attraverso i tag rimbalzati fra amici, il ragazzo – di colore – appare incosciente: indossa un cappello e una maglietta rossa, pantaloni chiari e scarpe da ginnastica. È fermo in una posizione scomoda sulle scale della chiesa di San Francesco, proprio accanto al palazzo del Comune
Qualcuno – forse lo stesso gruppo di amici – chiama l’ambulanza, che interviene per portare via il ragazzo.
E lo smartphone continua a inquadrare, e a pubblicare tutto sui social network. La sequenza, quindi, si sviluppa in diverse fasi: in un primo momento, davanti al ragazzo incosciente, c’è una ragazza in atteggiamento dubbioso, e la foto è accompagnata dalla scritta “Mi vuoi sposare?”, da un emoticon a tema e dalla canzone “Ti sposerò perchè” di Eros Ramazzotti.
Segue poi un video in cui si vedono gli operatori dell’ambulanza che trascinano la barella, portando via il ragazzo, e stavolta la canzone scelta – sempre dall’amico avvocato – è “Morirò d’amore” di Jovanotti.
La sequenza si chiude infine con il ritratto di Margherita Penta, sorridente davanti al ragazzo, sulle note di Julio Iglesias.
(da agenzie)
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Settembre 16th, 2019 Riccardo Fucile
LA SUA INCAPACITA’ DI STARE DENTRO UN PROGETTO SENZA ESSERE COLUI CHE COMANDA… MA LOTTI E GUERINI NON LO SEGUONO
L’annuncio ha una data e un orario e fissato, quello di martedì 17 (con scarsa sconsiderazione
per la scaramanzia) alle ore 18, quando inizierà la solita registrazione nel solito studio di Vespa.
È in quella sede che Matteo Renzi pronuncerà il suo “me ne vado dal Pd”. Fonti vicine all’ex segretario assicurano che “è pressochè certo, anche se con Matteo non si sa mai fino all’ultimo”.
E tutto racconta di una precipitazione, con l’obiettivo di fare della Leopolda la celebrazione del nuovo inizio e non il luogo di un dibattito su “che fare”, rituale che il decisionismo renziano non ha mai particolarmente apprezzato.
Proseguono le stesse fonti: “Anche perchè vogliamo vedere chi viene alla Leopolda, chi sta con noi e chi no”.
Ecco, ci siamo, è il partito (o partitino di Renzi), che ancora non ha un nome, ennesimo capitolo di una storia politica all’insegna del referendum su di sè, nel paese, nel partito, ora tra i suoi.
Perchè su questo strappo si è consumata una frattura vera, tutta dentro il mondo che fu renziano: “Ormai Guerini e Lotti sono con Franceschini”, sono queste le parole di chi in questi giorni ne ha raccolto lo sfogo. C’è anche questa “solitudine” nella decisione maturata in queste ore, in cui c’è stata una accelerazione operativa proprio nella domenica passata a Firenze per definire i dettagli: soldi, sede, nome.
Pare cioè un atto di forza, in verità è un modo per dire “io esisto”. Il colpo duro da digerire è “il Lotti” che in questi anni è stato a Renzi come Verdini a Berlusconi, custode dei segreti, braccio operativo delle operazioni più delicate. Tra i due si è consumata una separazione vera. Il giglio ha perso un petalo.
Con Lotti resterà il grosso di Base riformista: “La rottura è stata sul governo, nella fase finale della trattativa sui sottosegretari”. E adesso anche le amazzoni del renzismo entrate nella stanza dei bottoni, come Alessia Morani, scrivono “Matteo ripensaci”. Diverso il discorso con Matteo Orfini, che ha sostenuto Renzi con lealtà , ma non lo seguirà in questa avventura. I due hanno parlato nei giorni scorsi, senza psicodrammi. Senza che l’uno facesse cambiare idea all’altro
L’ex segretario ha deciso: “Non è più sostenibile la situazione, vogliono che me ne vada, me ne vado”. Al Senato l’idea è di trasferirsi, già nei prossimi giorni, nel misto con tre o quattro senatori, poichè il regolamento a palazzo Madama impedisce di formare gruppi ai partiti che non si sono presentati alle elezioni.
Ma anche perchè, in tal modo, Marcucci resterebbe capogruppo del Pd. Primo caso nella storia in cui gli scissionisti controllano anche il partito da cui si sono scissi. Alla Camera non c’è problema di numeri e circola già l’ipotesi di Roberto Giachetti, che oggi si è dimesso dalla direzione del Pd, come capogruppo
Altro che separazione consensuale, si dice sempre così quando si inizia. L’obiettivo è di Renzi è chiaro, quello di muoversi nella nuova maggioranza come un Salvini turbo-riformista, condizionare l’agenda di governo, porsi come l’alfiere dello spirito autentico del Pd, di fronte a un Pd che rischia la “grillizzazione”, tornare in tv, parlare, sentirsi capo. Di pochi, ma capo.
Perchè poi il punto è sempre questo, l’incapacità di stare dentro un progetto senza essere colui che comanda.
(da “Huffingtonpost”)
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Settembre 16th, 2019 Riccardo Fucile
LA SQUALLIDA ESIBIZIONE DELLA GRETA DI BIBBIANO SUL PALCO DI PONTIDA
«Mi vergogno per chi coinvolge i bambini, i figli devono essere tenuti fuori dalla polemica politica», a dirlo Matteo Salvini mentre insultava il cronista di Repubblica Valerio Lo Muzio “colpevole” di aver filmato il figlio a bordo di una moto d’acqua della polizia.
«Lei che è specializzato — aveva continuato l’allora ministro dell’Interno — vada a riprendere i bambini, visto che le piace tanto». Erano i giorni in cui Lega e M5S facevano polemica gratuita su Bibbiano e sul partito di Bibbiano.
Oggi a parlare di Bibbiano e di bambini rubati è rimasto solo il partito che definiva “famiglie schifezza” e “fritti misti” quelle omosessuali.
E ieri a Pontida i bambini sono tornati ad essere protagonisti della propaganda politica della Lega. Salvini ha chiamato sul palco un gruppo di bimbi e tra loro c’era anche Greta una delle bambine “rubate” di Bibbiano (accompagnata dalla mamma).
Anche questa volta Salvini si è garantito un posto sulle prime pagine di tutti i giornali. Con la mossa di Bibbiano tutti parlano di Pontida 2019 e della strategia spregiudicata di usare i bambini nei comizi.
C’è chi si è scandalizzato per questa ennesima strumentalizzazione dei minori. Ma non serve avere la memoria lunga.
Qualche mese fa — ad aprile — durante un comizio a Cantù il leader della Lega aveva fatto salire sul palco bambini, mamme e papà mentre spiegava«è questa l’Italia cui stiamo lavorando, che i bambini nascano a Cantù e che non ci arrivino sui barconi dall’altra parte del mondo, già belli e confezionati».
E Salvini i bambini, i suoi o quelli degli altri, li ha sempre usati per fare propaganda.
Ci sono le foto dei suoi figli, in particolare la figlia Mirta, avuta dalla ex compagna Giulia Martinelli.
E ci sono le foto dei figli altrui, quelli portati farsi “benedire” dal Capitano, che dispensa loro baci in fronte e carezze manco fosse il Papa.
Oppure c’è il tema di quel bambino di Padova (Tancredi, di anni 9) che racconta dell’incontro emozionante con Salvini, prontamente pubblicato sulla pagina Facebook. Ma ci sono anche le ragazzine (magari coetanee del figlio) messe alla gogna in quanto pericolose sovversive.
A queste Salvini non riserva nemmeno la cortesia di una foto di spalle o censurata. La privacy vale solo per i suoi figli non per quelli degli altri.
Quando Salvini carica su Facebook una foto della figlia non è solo per condividere con i suoi quasi quattro milioni di fan un momento intimo. Il suo è un gesto politico: vuole affermare che lui è uno che pensa ai bambini, sempre. Mica come quelli di sinistra che i bimbi li mangiano o peggio ancora li rubano.
Salvini sa benissimo che la retorica dei figli della Ruspa è nulla senza l’esibizione pubblica dei bambini. E ieri a Pontida la Lega, il partito più vecchio dell’arco costituzionale il cui leader ha fatto cadere un governo con lo stesso stile di Bossi nel 1994, si è presentata come la forza del “Futuro”.
E cosa meglio di un gruppo di bambini incarna in maniera esemplare l’idea di futuro? Nulla. Ed ecco che il futuro si materializza sul palco, nella carne. E poco male se Salvini con le sue idee per finanziare la Flat Tax facendo più debito e con la promessa di abolire la Legge Fornero quel futuro lo vuole rendere insopportabile per le nuove generazioni.
Ma che importa, quando quei bambini se ne accorgeranno saranno troppo grandi per salire sul palco della Lega, e il loro posto sarà preso da altri.
Perchè uno dei pregi dei bimbi è che non fanno domande.
(da “NextQuotidiano”)
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Settembre 16th, 2019 Riccardo Fucile
TRA LE DOTI MINIME DI UN LEADER RIENTRA CHIEDERE SCUSA QUANDO SI SBAGLIA
Chiedere scusa dovrebbe rientrare tra le doti minime di un leader. Matteo Salvini non lo ha
ancora imparato.
Non lo ha fatto a Milano Marittima dopo l’intimidazione nei confronti di Valerio Lo Muzio, videoperatore di Repubblica .
E non lo ha fatto ieri a Pontida dopo l’aggressione fisica a Antonio Nasso, sempre del nostro giornale, e gli insulti antisemiti all’indirizzo di Gad Lerner.
Si è permesso, anzi, una battuta sui “provocatori” che osano calpestare il prato della Lega. Nulla di nuovo per chi ha sdoganato questa “normalità ”, se non una riflessione: la violenza non solo verbale dei sovranisti contro la stampa trova alimento nel clima del Paese.
Solo a Repubblica è lungo l’elenco dei giornalisti minacciati.
Federica Angeli e Floriana Bulfon dai clan criminali di Roma, Paolo Berizzi dai gruppi neonazisti, Salvo Palazzolo dai boss della mafia, Carlo Bonini e Marco Mensurati dalle frange più violente degli ultras romanisti.
La loro colpa? Ostinarsi a informare.
Il problema, non di Repubblica ma del Paese, è che fare con rigore il giornalista ormai è diventato un rischio. Una realtà , riflettano le istituzioni e i capi politici (sì, anche Salvini), che una democrazia dovrebbe scongiurare.
(da “La Repubblica”)
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Settembre 16th, 2019 Riccardo Fucile
CHI NON CONDANNA I DELINQUENTI APPROVA I LORO METODI PERCHE’ E’ DEGNO DI LORO… IN PAESE NORMALE SAREBBE IN GALERA DA TEMPO, IN UNO MENO NORMALE NON CI SAREBBE NEANCHE ARRIVATO
Un raduno all’insegna della rabbia. È in una singola frase, netta e lapidaria, forse il bilancio più concreto del consueto raduno leghista di Pontida.
La macchina della propaganda di Salvini si nutre di nemici: che siano le “perfide” ONG con il loro carico di immigrati o i giovani dei centri sociali, che siano gli oppositori politici, attaccati usando strumentalmente anche bambini innocenti o giornalisti con l’unico compito di raccontare la realtà , poco importa.
E i semi dell’odio, sparsi a piene mani dalla propaganda leghista, dai palchi di mezza italia e dai social, stanno dando purtroppo i loro frutti.
A farne le spese un giornalista di Repubblica, aggredito da un militante con un pugno e Gad Lerner, storica firma del giornalismo italiano, ospite non proprio gradito alla platea leghista. Mentre si dirigeva verso l’area stampa Lerner è stato sommerso di insulti, con un ventaglio di improperi che hanno oscillato dal “venduto” e “buffone” a veri e propri insulti di tipo antisemita. Dai cori ‘merda-merda’, ‘sei un buffone’, alle minacce ‘ti facciamo mangiare merda’.
Una dinamica molto grave che ha scatenato la dura reazione del giornalista.
In un tweet Lerner ha attaccato frontalmente Salvini, evidenziando tutta la distanza che separa la Lega attuale, guidata da Matteo Salvini, con quella di Bossi, ma anche con l’ala più “liberal” e “moderata” di Giorgetti.
Quando l’onorevole leghista Cesare Rizzi disse in un comizio “Se vedo Lerner capisco Hitler”, subito Bossi mi telefonò che era un pirla. Quando Gianluca Buonanno mi definì “ebreo tirchio che fa il comunista”, Giorgetti chiamò per chiedere scusa.@matteosalvini chi tace acconsente
Secondo Lerner, il silenzio di Salvini è complice della vergognosa aggressione verbale che gli è stata riservata a Pontida. Un’ aggressione che continua anche via social: basta ritagliarsi qualche istante per dare un occhio al tono dei commenti che vengono riservati al giornalista.
La sua unica colpa? Quella di criticare il leader leghista, ovvero quella di fare il suo lavoro. L’ennesima conferma del demone coltivato, con sagacia e strategia, da nuovo corso leghista. Un demone che ha già minato il livello del dibattito pubblico e che ci riporta, direttamente, verso i periodi più drammatici e vergognosi della nostra storia.
(da Globalist)
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Settembre 16th, 2019 Riccardo Fucile
IL VIMINALE HA DATO L’ESATTO NUMERO DEI PARTECIPANTI, BEN LONTANI DAGLI 80.000 DICHIARATI E DAI 70.000 CHE COSTITUIVANO LA LINEA DI DEMARCAZIONE DA UN FLOP
A Pontida o arrivano 70mila persone o sarà stato un flop: secondo Dagospia, che da qualche
tempo si diletta nell’arte di portare l’acqua con le orecchie a Salvini tanto da inventarsi anche complotti di poteri forti internazionali contro il povero Matteo, lo pronosticava sabato con discreta sicurezza:
“L’asticella è alta ma non insormontabile per Matteo Salvini: se saranno più di 70 mila le persone domani a Pontida (con il sogno di raggiungere le 100mila presenze mentre a San Giovanni il 19 ottobre a Roma il Capitano vuole 200 mila partecipanti) sarà stato un successo altrimenti sarà flop. È questa la linea di demarcazione tra successo e insuccesso che i vertici leghisti si sono dati per il raduno leghista: “Dobbiamo far vedere a tutta l’Italia che la gente è ancora con noi”.
Eh già , perchè adesso il problema del Capitano leghista è di dimostrare numeri alla mano che ha ancora seguito popolare anche ora che ha perso l’incarico di governo e i sondaggi lo danno in calo.
Tanto più che prestissimo comincerà la trafila delle regionali (Umbria, Emilia Romagna, Toscana e Calabria): e qui potrebbero essere dolori, spiegano leghisti in Transatlantico: “Fino ad un mese fa avremmo fatto filotto senza problemi, conquistando quattro regioni su quattro senza troppe difficoltà invece adesso il nostro obiettivo è di conquistarne almeno due. Se invece ne conquisteremo di meno in futuro si porrà anche il tema della leadership salviniana soprattutto se il governo dovesse durare a lungo, almeno fino all’elezione del prossimo Capo dello Stato”.
E quindi quanti erano ieri a Pontida? Giusto per non sbagliarsi, lo Stato maggiore leghista si è affrettato a dichiararne diecimila in più rispetto all’obiettivo minimo.
Ma, spiega oggi il Corriere, per la Questura erano molti meno:
“Voleva il bagno di folla, Matteo Salvini, e l’ha avuto. Non che fosse difficile ma alle 45 mila persone (i lumbard salgono a 80 mila, «pazzesca, la più grande di sempre» per Salvini) arrivate fin qui, l’ex ministro ha regalato le parole che volevano esattamente sentirsi dire.”
(da agenzie)
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Settembre 16th, 2019 Riccardo Fucile
IL DIRETTORE DI RETE CACCIA IL RAZZISTA
Altra domenica calcistica all’insegna del razzismo. Non erano bastati i cori contro Lukaku a Cagliari prima della sosta per le Nazionali, così come le assurde giustificazioni da parte degli stessi tifosi dell’Inter.
Durante la trasmissione in onda su TopCalcio24, l’opinionista Luciano Passirani, parlando della forza di Romelu Lukaku — paragonandola a quella dell’attaccante dell’Atalanta Duvan Zapata -, considerata inarrestabile per la maggior parte dei difensori della Serie A. Tutto vero, se non fosse che quel pensiero è stato poi chiuso con della becera ironia di stampo razziale.
«Questo nell’uno contro uno ti uccide — ha detto Passirani -. Se gli vai contro, cadi per terra. O c’hai dieci banane da mangiare e gliele dai».
Il conduttore e gli altri ospiti in studio hanno immediatamente condannato le vergognose parole dell’opinionista. Ma a mettere il punto finale sulla situazione è stato Fabio Ravezzani, il direttore di rete.
L’imprevisto in diretta non poteva essere ovviamente previsto, ma ben venga l’esclusione e la cacciata di Passirani da quella trasmissione.
(da agenzie)
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Settembre 16th, 2019 Riccardo Fucile
LA SOCIETA’ LI DIFENDE ANCORA, PENOSI… SUI SOCIAL SCATTA LA PROTESTA
Ci risiamo. Già nelle scorse settimane abbiamo dovuto affrontare il tema del razzismo negli
stadi parlando degli insulti destinati a Romelu Lukaku da parte dei tifosi del Cagliari.
Ed ecco che, dopo le due settimane di sosta per gli impegni della Nazionale, a Verona sono andati in scena nuovi episodi simili, questa volta nei confronti del centrocampista ivoriano del Milan, Franck Kessiè.
Proprio nella fase finale del match tra Hellas Verona e Milan — concluso con la vittoria dei rossoneri per 0-1 grazie a un calcio di rigore realizzato da Piatek — i telecronisti di Sky e il bordocampista Emanuele Baiocchini hanno denunciato i cori razzisti e i buu discriminatori provenienti dagli spalti del Bentegodi all’indirizzo del centrocampista Franck Kessiè.
E, poco prima, anche insulti di discriminazione territoriale nei confronti di Donnarumma. Ma per la società scaligera tutto questo non è mai accaduto.
Con due tweet dal loro profilo social ufficiale, l’Hellas Verona spiega di non aver udito alcun insulto razzista nei confronti del centrocampista e del portiere del Milan, ma le contestazioni sono state rivolte solamente all’operato dell’arbitro Gianluca Manganiello della sezione di Pinerolo.
«Non scadiamo in luoghi comuni ed etichette ormai scucite. Rispetto per Verona e i veronesi», recita il tweet con cui il club vuole mettere a tacere le critiche.
Ma suoi social è scoppiata la protesta nei confronti dell’Hellas proprio per questa sua presa di posizione in cui ha sminuito e ridotto tutti quei buu piovuti all’indirizzo di Kessiè e Donnarumma.
E poi ci sono quei precedenti dagli spalti del Bentegodi, che forse la società dimentica, arrivando a negare le evidenze. Il calcio, se i protagonisti continueranno a comportarsi così, sta finendo in un vicolo cieco fatto di razzismo giustificato.
(da agenzie)
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Settembre 16th, 2019 Riccardo Fucile
“ACCORDO MILITARE PER CONTROLLARE LA CURVA”: DECINE DI PERQUISIZIONI IN TUTTA ITALIA
Arrestati 12 capi ultrà della curva della Juve in un’indagine della Digos di Torino.
Questa mattina all’alba è scattata l’operazione “Last banner”, risultato di una lunga indagine nel gruppo criminalità organizzata della procura torinese, che ha fatto finire in manette una dozzina tra i capi dei Drughi, dei Tradizione, dei “Viking” e del “Nucleo 1985”: l’accusa è che ci fosse un accordo tra gli ultrà per mantenere il “controllo militare” della curva bianconera..
In manette sono finiti Dino Mocciola leader dei Drughi, Salvatore Cava, Domenico Scarano, Umberto Toia, leader di Tradizione, Luca Pavarino, Sergio Genre. Per Fabio Trincchero, Giuseppe Franzo, Christian Fasoli, Roberto Drago sono stati disposti i domiciliari. Misura cautelare dell’obbligo di dimora invece per Massimo Toia e Massimo Corrado Vitale.
Secondo la pm Chiara Maina e il procuratore aggiunto Patrizia Caputo, che hanno coordinato le indagini della digos, i capi di questi gruppi avevano costituito un’associazione a delinquere che ricattava esponenti della Juventus per cercare di continuare ad avere biglietti agevolati per le partite all’Allianz Stadium e gestire così il bagarinaggio.
Tra gli arrestati il capo assoluto dei Drughi, Dino Mocciola, già finito in carcere all’inizio degli anni Novanta per aver ucciso durante una rapina un carabiniere e considerato uno dei responsabili delle infiltrazioni della ‘ndrangheta in curva, il suo braccio destro Salvatore Cava, il leader dei Tradizione Umberto Toia.
In manette anche un altro volto storico del tifo, Beppe Franzo, presidente dell’associazione “Quelli di via Filadelfia”. Altre 8 persone sono state arrestate: per tutti le accuse sono a vario titolo di associazione a delinquere, estorsione aggravata, autoriciclaggio e violenza privata.
Un bassorilievo di Mussolini è stato sequestrato a casa di Mocciola, altro materiale di estrema destra è stato trovato nella sede dei drughi, in via Cimabue a Moncalieri. Sono molte le pubblicazioni che riportano vessilli fascisti e immagini di Mussolini. Altre perquisizioni, 35 in Piemonte, hanno riguardato altri gruppi della tifoseria in un’indagine che ha portato all’arresto dei capi della curva.
Da stamattina però sono in corso altre 39 perquisizioni in giro per l’Italia, coordinate dalla Direzione Centrale della Polizia di Prevenzione e con la collaborazione delle Digos di Alessandria, Asti, Como, Savona, Milano, Genova, Pescara, La Spezia, L’Aquila, Firenze, Mantova, Monza, Bergamo e Biella.
L’inchiesta è partita ufficialmente circa un anno fa quando la Juventus ha denunciato il ricatto cui era sottoposta dai suoi ultrà . Era la fine del campionato 2017/2018 e la società aveva interrotto alcuni privilegi concessi ai gruppi ultrà scatenando la reazione delle tifoserie che hanno cercato di ripristinare la loro posizione di forza nei confronti della Juventus. L’indagine è slegata da un’altra operazione, condotta dalla squadra mobile di Torino, che aveva scoperto le infiltrazioni mafiose della ‘ndrangheta in curva.
Gli uomini della Digos, guidati dal dirigente Carlo Ambra, hanno seguito i capi ultrà per mesi captando i continui tentativi di estorsione cui leader dei principali gruppi della tifoseria organizzata più estrema sottoponevano la Juve.
Dopo anni di pace, infatti, il rapporto tra la società e il tifo organizzato si è incrinato quando per gli ultrà avere biglietti omaggio o, comunque, in numero superiore a quello consentito, è diventato più complicato.
Tutto questo ha scatenato la reazione, anche violenta e minacciosa, degli ultrà : “Se non ci date i biglietti vi facciamo squalificare lo stadio con i cori razzisti” il ricatto più evidente che è andato avanti durante tutta la scorsa stagione.
L’inchiesta ha scoperchiato anche la rete di biglietterie compiacenti in giro per l’Italia che consentiva ai Drughi di recuperare in modo illecito centinaia di biglietti da rivendere poi a prezzi maggiorati. Gli investigatori hanno filmato decine di distribuzioni illecite di biglietti e individuato almeno otto ricevitorie compiacenti tra Torino, Alessandria e Roma.
(da agenzie)
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