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IL TESTIMONE CHIAVE DELL’ESPOSTO CONTRO L’ITALIA E L’EUROPA PER CRIMINI CONTRO L’UMANITA’ ALLA CORTE DELL’AJA: “L’ITALIA FINANZIA LA BANDA DI CRIMINALI DELLA GUARDIA COSTIERA LIBICA”

Settembre 11th, 2019 Riccardo Fucile

ECCO LE PROVE DI COME AGISCE L’ASSOCIAZIONE A DELINQUERE CHE SI FA PAGARE DAI PROFUGHI PER LASCIARLI PARTIRE (E LI SCORTA PURE)… IN ITALIA QUALCUNO E’ COMPLICE DI QUESTI CRIMINALI

Alnoor Mohammadiaen Adam, 44 anni, è il testimone chiave dell’esposto contro Roma e Bruxelles articolato in 244 pagine e presentato lo scorso giugno alla Corte Penale internazionale ( Cpi) dell’Aja dall’avvocato israeliano Omer Shatz, docente di diritto internazionale a Sciences Po e dal collega franco-spagnolo Juan Branco
La denuncia è per “crimini contro l’umanità ” e mette sotto accusa l’aiuto economico e militare dato da Italia e Ue alla Guardia costiera della Libia, che poi usa queste risorse per alimentare la tratta di esseri umani, tra indicibili violenze, ricatti, prigionie e torture.
Membro della tribù sudanese dei Berti, una delle più colpite durante il conflitto in Darfur, in questa intervista Alnoor Mohammadiaen Adam rivela per la prima volta alla stampa il proprio nome e il suo volto: «Ho deciso di farlo perchè ciò che sta accadendo sulla pelle di chi fugge dalle guerre e dalla povertà  rinnova il mio dolore. La decisione dell’Italia e dell’Ue di addestrare, finanziare con soldi pubblici e affidare alla Guardia costiera libica le operazioni di salvataggio in mare dei migranti è un’aberrante truffa non solo ai nostri danni ma anche nei confronti dei cittadini italiani ed europei», dice.
E aggiunge: «Non ne parlo per averlo sentito dire: è un fatto che io e mia moglie siamo stati costretti a constatare in prima persona». La moglie di Alnoor è morta per le violenze subite e le malattie contratte in Libia, poche ore dopo essere sbarcata con il marito a Trapani.
«I medici mi hanno detto che era incinta», racconta Alnoor. La cui testimonianza, secondo l’accusa, dimostra che Italia e Unione Europea nel consegnare la gestione del recupero in mare dei migranti alla Guardia costiera libica hanno contribuito all’attuazione di crimini contro l’umanità .
Signor Adam, ci può spiegare cosa è accaduto quando il 17 luglio 2016 siete riusciti a imbarcarvi su un peschereccio in Libia?
«A mezzanotte io e mia moglie siamo stati portati a un molo con molti pescherecci. I trafficanti, che si facevano chiamare Abdelbasit e Fakri, ci hanno detto che ci avrebbero scortato per 2 ore affinchè non venissimo intercettati dai “pirati”. Eravamo 86 persone, tutte sudanesi. La barca però era troppo carica. A quel punto Abdelbasit è saltato dentro e ha iniziato a timonare, mentre il gommone di scorta guidato da Fakri ci precedeva effettuando “ricognizioni”. Ci hanno scortato per un’ora e mezza fino a quando Fakri ha accostato e ha urlato: “Abdelbasit, vieni, veloce!” A quel punto ho chiesto cosa dovessimo fare, avendo capito che saremmo rimasti soli, ma non hanno risposto e se ne sono andati via a tutta velocità  col gommone. Poco dopo è arrivata una barca più grande, armata di mitragliatrice Dushka, con otto uomini in uniforme, che ci ha speronato. Eravamo terrorizzati. Due di loro armati fino ai denti sono saltati dentro e ci hanno urlato: “Siamo la Guardia costiera libica. Rappresentiamo il governo. Sappiamo che state andando in Europa. Ma ora dovete tornare in Libia!”».
A quel punto cosa è successo?
«Ci hanno costretto a invertire la rotta mentre il mare diventava sempre più grosso. Noi non eravamo in grado di gestire l’inversione, allora uno degli uomini della Guardia costiera ha preso il timone. Ma le onde erano troppo alte anche per lui. Così i suoi colleghi ci hanno lanciato una corda per trascinarci, visto che la loro imbarcazione era più grande e più veloce. Sulla via del ritorno, hanno intercettato altre 4 barche. Al mattino presto, quando siamo arrivati a Zawiya, due barche erano già  state rilasciate perchè avevano raggiunto un accordo con la Guardia costiera libica. Poco dopo siamo stati trasferiti in alcuni container-prigione vicino a un edificio a più piani. I carcerieri ci hanno subito detto: “Ognuno di voi deve pagare 2.000 dinari (più di 1.200 euro, ndr) e vi porteremo in un punto dove sarete recuperati. Se non avete soldi, ecco il telefono, chiamate le vostre famiglie e ditegli che ce li spediscano. C’è un nostro agente incaricato di ritirare il denaro a Tripoli. Chi non paga, verrà  trasferito nella prigione di Osama 767”. Io e mia moglie non avevamo più soldi perchè li avevamo usati tutti per pagare il viaggio verso l’Europa. Così ci hanno separati, Hala in un container, io in un altro. Siamo rimasti chiusi lì dentro senza mai uscire e senza notizie l’uno dell’altro per due settimane. Mi hanno picchiato e torturato. Non riesco a parlare di quello che è successo a mia moglie. Alla fine, lei ha chiamato i suoi fratelli che hanno inviato denaro per farci uscire. Non mi dimenticherò mai quei giorni. Dentro ai container faceva un caldo asfissiante ma ci davano solo una tazza d’acqua al giorno. Quando ne ho chiesta un’altra, non solo non me l’hanno data, ma il giorno dopo ho avuto solo mezza tazza. Ho chiesto il motivo e la risposta è stata: “Perchè così non disturbi chiedendo di andare in bagno”. Il cibo era molto scarso e disgustoso».
E dopo cosa è successo?
«Hanno mandato alcuni di noi a lavorare nei terreni agricoli circostanti, ordinando ai proprietari di impedirci di scappare. Con il lavoro forzato ci saremmo pagati il nuovo viaggio. Alla sera tornavamo prigionieri nei container. Dopo mesi di lavori forzati siamo stati rimessi in mare sulla barca di legno della prima volta, ma ora a farci da scorta c’era direttamente la stessa barca della Guardia costiera libica comandata dallo stesso capo dell’equipaggio».
È davvero certo che il comandante fosse lo stesso?
«Non mi dimenticherò mai la sua faccia e i suoi modi spietati».
A quel punto cosa è accaduto?
«Ci hanno scortato per circa tre ore, fino a quando le luci non erano più visibili. Mi è rimasto impresso quando siamo passati davanti alle fiamme dell’impianto petrolifero offshore di Sabratha e il capo dell’equipaggio della Guardia costiera ci ha detto: “Se vi lasciassimo qui dovreste pagare di nuovo”. A quel punto ho dedotto che la Guardia costiera libica non è un corpo unico, ma è costituita da più gruppi divisi tra loro».
Poi hanno continuato a scortarvi?
«Sì, ma a un certo punto ci hanno detto: “Continuate così” e se ne sono andati. Mentre albeggiava abbiamo realizzato che due barche di migranti partite con noi non c’erano più. Non so cosa gli sia successo. Le onde intanto erano diventate così alte che abbiamo iniziato ad andare nel panico».
Chi vi ha recuperati in mare e portati in Sicilia ?
«Siamo stati avvistati da una nave che passava, poco dopo ci ha sorvolati un elicottero. Poi è arrivata l’Aquarius che ci ha presi a bordo sbarcandoci a Trapani. Mia moglie è morta 48 ore dopo, per gli stenti e le violenze che aveva subito».

(da “L’Espresso”)

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IL PROCURATORE AGGIUNTO DI AGRIGENTO INVITATO ALL’ONU: “I BLOCCHI NAVALI NON SERVONO A NULLA”

Settembre 11th, 2019 Riccardo Fucile

VELLA INVITATO COME PRIMO RELATORE AL CONVEGNO A VIENNA: “I TRAFFICANTI VANNO CERCATI IN LIBIA, QUELLI CHE ARRIVANO SONO LE VITTIME CHE DOBBIAMO TUTELARE”

“Le organizzazioni dei trafficanti utilizzano imbarcazioni a poco prezzo. Il sequestro di questi mezzi è inefficace, perchè sono mezzi non utilizzabili per un nuovo viaggio”.
Lo ha detto il procuratore aggiunto di Agrigento, Salvatore Vella, a Vienna, partecipando come primo relatore all’incontro sul “Smuggling – traffico di migranti” nella capitale austriaca, portando dinanzi ai rappresentanti degli Stati delle Nazioni Unite l’esperienza dei pm di Agrigento sul contrasto ai trafficanti di esseri umani.
“Oggi – ha aggiunto Vella – sempre di più un efficace contrasto alle organizzazioni di trafficanti di migranti presuppone una lotta da svolgere sulla terra ferma non in mare, soprattutto nei Paesi di partenza con la necessaria collaborazione dei Paesi di destinazione. Sono poco utili e difficilmente attuabili i blocchi navali, cioè i tentativi di bloccare in mare l’arrivo delle imbarcazioni cariche di migranti”.
Vella ha aggiunto: “Il Paese di destinazione è il luogo in cui arrivano le vittime dei traffici, portando con se il peso delle violenze subite, delle torture, degli abusi sessuali, delle uccisioni di familiari o di amici. I Paesi di partenza sono i luoghi in cui si trovano i trafficanti, le loro armi da fuoco, i loro mezzi, le loro basi, le prigioni in cui tengono i migranti, e, soprattutto, i loro soldi”.
Il numero due della Procura agrigentina ha fatto riferimento alle varie tipologie di “viaggi” organizzati dagli scafisti con il sempre maggiore ricorso agli “sbarchi fantasma”.

(da agenzie)

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IL FANTOCCIO DI PUTIN CHE ACCUSA GLI ALTRI DI “PRENDERE ORDINI DALL’ESTERO”

Settembre 11th, 2019 Riccardo Fucile

A CHI CHIEDEVA I SOLDI SAVOINI?   CHI SONO I DATORI DI LAVORI DELLA LEGA?

Che dire? Una mancanza di fantasia. Salvini ormai   ripete le stesse cose coattivamente.
E poi in piano risentimento: “Conte oggi dov’è? A Bruxelles, dai suoi datori di lavoro…”
Ultima la polemica anti-Ue e sovranista: “Ormai la distinzione in Italia non è più tra sinistra e destra ma tra i partiti che prendono ordini dall’estero, come un tempo il Pci li prendeva dall’Unione Sovietica, e i partiti che invece hanno a cuore l’Italia e gli italiani, noi siamo uomini liberi”
Talmente liberi da aver tentato (con esiti negativi) di arruffianarsi Trump, da aver fatto i maggiordomi di Putin e di avere un iscritto (mai querelato dalla Lega) che è andato a Mosca a chiedere soldi ai russi (Savoini) in cambio di una politica pro-Mosca fatta da Salvini
Senza dimenticare l’ordinanza che vietava le manifestazioni di protesta ai lavoratori (italiani) che difendevano il posto di lavoro fatta fare dopo le richieste dell’ambasciatore russo in Italia.
Resta da capire che è libero e chi siano i traditori.

(da Globalist)

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IL DEPUTATO SICILIANO CARMELO LO MONTE LASCIA LA LEGA E PASSA AL MISTO

Settembre 11th, 2019 Riccardo Fucile

INIZIANO LE DEFEZIONI… SALVINI PERDE UNA DELLE SUE COLONNE DEL CONSENSO IN SICILIA

Era stato uno dei primi a salire sul Carroccio in Sicilia. Adesso è anche il primo a scendere. A pochissimi giorni dal ritorno della Lega tra i banchi dell’opposizione, Carmelo Lo Monte ha deciso di abbandonare il partito dell’ex vicepresidente del consiglio.
Il 9 settembre, infatti, ha lasciato il gruppo della Lega alla Camera per passare a quello Misto. Così Matteo Salvini perde una delle sue prime colonne del consenso in Sicilia, e una delle più stabili.
Alle politiche del 2018, per esempio, Lo Monte aveva fatto incassare alla Lega, il 37,25 percento dei voti al Carroccio a Graniti, paesino in provincia di Messina e suo comune di nascita.
Così il partito di Alberto da Giussano è risultato essere la prima forza politica nel piccolo comune siciliano con 320 voti su 886 elettori, lasciando dietro il M5s che incassava solo il 23,52.
Consenso che si era allargato alla vicinissima Taormina, dove il Carroccio aveva preso il 22,59 percento dei consensi.
Piccoli numeri, se rapportati al numeri degli elettori, ma significativi perchè arrivavano dalla Regione più a Sud d’Italia. Alle Europee di maggio la Lega ha registrato il 44,97 percento a Graniti, diventato secondo comune siciliano più vicino alla Lega. Che fine faranno quei voti ora che Lo Monte ha lasciato il gruppo?
Tra l’altro si tratta dell’ennesima virata di Lo Monte, vero e proprio globetrotter dell’arco costituzionale nella sua lunga storia politica.
Deputato ininterrottamente dal 2006, ora che ha 63 anni è alla sua quarta legislatura. Prima era stato deputato regionale all’Assemblea regionale siciliana, vicepresidente della Regione nel 1998. Nato politicamente nella Democrazia cristiana, Il parlamentare siciliano è passato prima con i Popolari, poi con i Socialisti, poi ancora con il Movimento per l’Autonomia di Raffaele Lombardo, prima di farsi convertire sulla via di Alberto da Giussano ottenendo un’elezione alla Camera nel 2018.
Una via che adesso abbandona per il gruppo Misto. Solo l’ennesimo cambio di maglia per Lo Monte. Un cambio che sembra indicare la nuova direzione del vento, proprio in quel Sud al quale Salvini si era rivolto nel tour di agosto, quando ha aperto la crisi di governo.

(da agenzie)

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FLOP DI ASCOLTI PER SALVINI A PORTA A PORTA, APPENA UN MILIONE A SENTIRE IL SUO DISCO ROTTO

Settembre 11th, 2019 Riccardo Fucile

DA SHARE DEL 18% E PERSINO DEL 24% E’ PRECIPITATO ALL’11%… E MORISI NON PARLA PIU’ DI BOOM D’ASCOLTI

Il grande ritorno di Matteo Salvini a Porta a Porta non è andato bene. Forse la colpa è stata della scenetta con l’analcolico biondo bevuto assieme a Bruno Vespa nella simpaticissima scenetta in anteprima della puntata.
I dati di ascolto parlano chiaro: ieri in seconda serata “Porta a Porta” ha ottenuto 1 milione 96 mila spettatori con l’11.4 di share.
Al punto che il deputato PD Michele Anzaldi su Twitter scrive che «per ampia parte del comizio senza contraddittorio del leader Lega, 6 punti in meno dell’esordio 2018».
L’effetto Salvini (come lo chiamava Morisi) ha smesso di pompare? È presto per dirlo, ma è vero quello che dice Anzaldi.
L’11 settembre 2018, puntata d’esordio in seconda serata della ventiquattresima stagione di Porta a Porta il programma di Vespa aveva realizzato il 17.3% di share con 1.563.000 spettatori.
Un anno dopo oltre mezzo milione di spettatori sembra aver perso l’entusiasmo per le gesta del Capitano.
All’epoca Salvini si era presentato in televisione per raccontare la sua verità  sull’immigrazione, giudici e soldi della Lega (i 49 milioni). Ieri Salvini ha provato a raccontare qualche balla sui migranti e ha preferito non raccontare la sua verità  sui rapporti del suo ex collaboratore Savoini con certi russi incontrati a Mosca.
Forse gli italiani si sono stufati di ascoltare il disco rotto di Salvini che oltretutto non è più ministro e quindi ha perso un po’ di fascino?
Oppure dopo 14 mesi di nulla quasi assoluto il leader della Lega è ormai spompato?
E’ un dato di fatto che ieri di nottambuli salviniani ce ne fossero meno che l’ultima volta.
Così come è interessante notare che questa volta le pagine ufficiali della Lega non abbiano parlato del BOOM DI ASCOLTI del Capitano.
I dati di ieri impallidiscono in confronto al 22,6% di share (non 24,5% come è scritto nel post qui sotto) che Porta a Porta aveva fatto l’11 febbraio scorso, sempre in seconda serata.
C’è da dire che nell’occasione il programma di Vespa aveva beneficiato del boom di ascolti del Commissario Montalbano (44,9%).
E pure in un altra occasione Salvini aveva fatto un “record” di ascolti quando sempre a Porta a Porta in seconda serata lo share era arrivato al 18%   (1.711.000 spettatori). Era il 10 gennaio 2019. Il giorno dopo Salvini postava soddisfatto la notizia dei dati d’ascolto prontamente rilanciati da uno dei membri del “Team comunicazione del Senatore Matteo Salvini”.
Tutti festeggiavano il record di ascolto stagionale. Salvini bucava il video e chiudeva i porti come se non ci fosse un domani. Come se il governo avesse davvero dovuto durare per cinque anni.
Poi si è scoperto che i porti li chiudeva per finta e forse qualcuno ha cominciato ad accorgersi che va bene gli ascolti STRATOSFERICI e le prestazioni maiuscole nei salotti televisivi, va bene proverbiali folle oceaniche nelle piazze ma forse era il caso che Salvini iniziasse a lavorare al Viminale (curiosamente in quel periodo ci andò davvero pochino).
E con lo share alle stelle e il vento dei sondaggi in poppa qualcuno deve aver deciso che era ora di passare all’incasso. E Salvini ha fatto all in mettendo sul piatto i suoi sette ministeri (era un bluff, non li ha messi davvero). E così il fenomeno ha cominciato a sgonfiarsi.
Il disco ormai è gracchiante, ha sempre il suo stile, ma come dire, non è più al passo coi tempi.

(da agenzie)

argomento: denuncia | Commenta »

BROGLI ELETTORALI A BUENOS AIRES: UN PARLAMENTARE ITALIANO ELETTO ALL’ESTERO AVREBBE BENEFICIATO DI 15.000 VOTI TAROCCATI

Settembre 11th, 2019 Riccardo Fucile

LA PROCURA ITALIANA E ARGENTINA INDAGANO DOPO LA CIRCOSTANZIATA DENUNCIA DI FABIO PORTA: IN DIECI SEZIONI UNA PIOGGIA DI SCHEDE A SENSO UNICO VOTATE DALLA STESSA MANO

La procura di Buenos Aires ha accolto la denuncia di brogli elettorali   presentata da Fabio Porta, già  senatore e candidato non rieletto del Pd in Sud America, a seguito di “oggettive anomalie” riscontrate in diversi seggi appartenenti alla circoscrizione consolare.
Al centro della denuncia oltre quindicimila schede elettorali “sospette” concentrate in una decina (su novanta) sezioni elettorali di Buenos Aires; in queste sezioni si concentrerebbero il 90% dei voti che consentirono al senatore Adriano Cario di essere eletto con l’USEI (Unione Sudamericana Emigrati Italiani), con la conseguente perdita per il PD di un seggio ritenuto “sicuro”.
Secondo la denuncia, presentata contestualmente in Italia e Argentina dallo stesso Porta e da Alberto Becchi (primo dei non eletti PD in Sudamerica) le migliaia di schede “anomale” concentrate in un pugno di sezioni di Buenos Aires sarebbero state votate quasi sempre dalle stesse mani, come sarebbe riportato dagli stessi verbali vidimati dai presidenti di seggio a Castelnuovo di Porto (la città  italiana dove avviene lo scrutinio della Circoscrizione Estero).
Secondo Porta l’USEI “passava da una media del 20% di voti nelle altre sezioni a 80-90% e specularmente gli altri partiti passavano dal 40% al 4% e numeri simili”.
Ad aumentare i sospetti anche lo “strano e repentino” passaggio del neo-eletto senatore Cario dall’USEI al MAIE; pochi giorni dopo, proprio grazie ai due voti al Senato, il MAIE entrava nel governo Lega-5Stelle e il Senatore Ricardo Merlo diventava sottosegretario agli esteri nel primo governo Conte.

(da agenzie)

argomento: Giustizia | Commenta »

ORA IL M5S DEVE ESPELLERE PARAGONE E CIAMPOLILLO SECONDO STATUTO

Settembre 11th, 2019 Riccardo Fucile

DE FALCO E’ STATO ESPULSO PER LO STESSO MOTIVO… DI MAIO SPIEGHI SE LE REGOLE VALGONO PER TUTTI O NO

Ieri è stata votata la fiducia al governo Conte a Palazzo Madama e due senatori del MoVimento 5 Stelle hanno preferito non farlo.
Gianluigi Paragone, che aveva promesso nell’ordine prima le dimissioni, poi l’ok al governo Conte e poi il no al governo Conte, si è alla fine astenuto rimangiandosi a poco a poco tutto quello che aveva detto in quest’ultimo mese.
Lello Ciampolillo, invece, ha preferito la fuga: il senatore che ha accusato la ministra Teresa Bellanova e il Partito Democratico di essere al soldo delle lobby dell’olio d’oliva non si è presentato a votare senza prima annunciarlo e non ha successivamente aperto bocca su Facebook — dove non aggiorna la sua pagina dall’8 settembre – contravvenendo così alle regole del M5S.
Non aver votato la fiducia al governo Conte è già  costato l’espulsione dal M5S, ad esempio, al senatore Gregorio De Falco che, come da lettera di contestazione inviata dai probiviri all’epoca, veniva accusato di aver fatto questo:
“Da verifiche effettuate risulta che Ella ha votato in difformità  al gruppo parlamentare Movimento 5 Stelle al Senato, durante la seduta di commissione Lavori Pubblici inerenti gli emendamenti al decreto legge 28 settembre 2018, n. 109 “Decreto Genova” ; non ha preso parte al voto in aula del decreto legge 28 settembre 2018, n. 109 “Decreto Genova”; non ha preso parte al voto di fiducia su un emendamento del Governo al ddl A.S. 840 di conversione del DL 113/2018, rafforzando la Sua posizione con interventi d’aula in difformità  al Gruppo.”
Per questo tipo di comportamenti, come insegnano le sacre regole del MoVimento 5 Stelle, c’è la sanzione dell’espulsione
E d’altro canto che Giuseppe Conte sia un’espressione del MoVimento 5 Stelle lo conferma il Blog delle Stelle, che l’8 settembre scorso ha pubblicato un’infografica in cui metteva il presidente del Consiglio in conto ai grillini:
Quindi, a rigor di logica e secondo tutte le regole del MoVimento 5 Stelle, Ciampolillo e Paragone devono essere espulsi dal gruppo parlamentare e, secondo le carte che loro stessi hanno firmato entrando in parlamento, devono anche dimettersi dalla loro carica. Ecco quindi che oggi si attendono le comunicazioni dei probiviri e quelli della presidenza del gruppo dei grillini nei confronti dei due.
Oppure la riammissione con tante scuse di De Falco e degli altri espulsi.

(da “NextQuotidiano”)

argomento: Costume | Commenta »

LA SENATRICE DONATELLA CONZATTI (FORZA ITALIA) ASSENTE AL VOTO DI FIDUCIA A CONTE: “NON POSSO TROVARMI DALLA STESSA PARTE DI SOVRANISTI ILLIBERALI E ANTIEUROPEI”

Settembre 11th, 2019 Riccardo Fucile

LA SENATRICE TRENTINA: “SONO ITALIANA, EUROPEA, LIBERALE, ATLANTISTA, IL MIO RIFERIMENTO E’ DE GASPERI: CON I SOVRANISTI NON VOGLIO AVERE NULLA DA SPARTIRE” … POTREBBE LASCIARE FORZA ITALIA E APPOGGIARE IL GOVERNO

Ieri in Senato durante il voto di fiducia per il governo di Giuseppe Conte risultavano assenti i senatori di Forza Italia Massimo Berutti, Gabriella Giammanco, Fiammetta Modena, Laura Stabile e Donatella Conzatti.
Quest’ultima ha successivamente motivato così la sua scelta: “Non voto sulla fiducia, perchè non posso con il mio voto trovarmi dalla stessa parte di coloro che professano la democrazia illiberale e si pongono così fuori dall’asse Atlantico e dall’Europa, tutto ciò per cui ha combattuto, anche dall’esilio, De Gasperi. Per coerenza ritengo necessario avviare una riflessione politica su come proseguire al meglio la mia attività  parlamentare”.
E ancora: “Tra destra e sinistra   c’è un enorme spazio politico che va animato, nel quale naturalmente mi ritrovo come donna delle autonomie, italiana ed europea, di cultura popolare e liberale. È uno spazio prezioso che da trentina conosco bene, perchè è quello di De Gasperi, uomo e politico che resta un esempio per tutti gli italiani. Non è mia la politica delle piazze urlanti, dei saluti a “mani alzate”, che ieri hanno spaventato chi ha rispetto delle Istituzioni e delle sue regole. Non è mia la politica che, dietro fumose rassicurazioni di facciata, non esclude l’uscita dell’Italia dall’euro. Quello che voglio è un Paese che, nel rispetto della autonomie, stia saldamente in Europa e non metta in discussione la scelta Atlantica e l’appartenenza alla Nato dell’Italia. Per questo scelgo di continuare a stare all’opposizione dei sovranisti, di chi preferisce distruggere piuttosto che costruire”
Parole che sembrerebbero preludere a un cambio di casacca.

(da “NextQuotidiano“)

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TONINELLI E’ ARRABBIATO CON I VERTICI M5S

Settembre 11th, 2019 Riccardo Fucile

NON L’HANNO NEANCHE AVVVERTITO CHE NON SAREBBE STATO RICONFERMATO… E ORA FA L’OFFESO

L’ex ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Danilo Toninelli è molto arrabbiato con il MoVimento 5 Stelle. Dopo aver gettato a più riprese il cuore contro l’ostacolo in nome del grillismo, infatti, Toninelli non solo non è stato ricompensato con la riconferma ma nemmeno è stato avvertito che l’avrebbero fatto fuori.
Per questo, oggi che si tratta sui posti di sottogoverno, si sta chiamando fuori dal risiko:
Ci sono però anche i big scontenti da calmare con un «ruolo strategico». La prima è Barbara Lezzi: l’ex titolare del Sud adesso è in corsa per il ruolo di viceministro al Lavoro. Ma chi la conosce assicura: «Potrebbero esserci sorprese ancora più grandi». Discorso diverso per Danilo Toninelli che ha preso male il trattamento ricevuto dai vertici M5S: non è stato avvisato della defenestrazione ai Trasporti nemmeno con un messaggio. Tanto fosse nell’aria.
Adesso per farlo “rientrare” Di Maio gli fa arrivare questo messaggio: Danilo dica dove vuole andare. Ma «Danilo» non ne vuol sapere: «Sto bene in Senato, sto prendendo dimestichezza con l’aula».
Gli passerà ? Non si sa. C’è il rischio che l’ex ministro dei Trasporti saldi il suo malessere con quello di Alessandro Di Battista che al momento si morde la lingua sull’esperienza giallorossa.
Il rischio adesso è che si saldi un asse Di Battista — Toninelli. Per la gioia dei memers.

(da “NextQuotidiano”)

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