Settembre 12th, 2019 Riccardo Fucile
IL RACCONTO DI LA VARVERA , LA JENA CANDIDATO CON LA LEGA A SINDACO NEL 2017
Vi ricordate di Ismaele La Vardera? Il giovane giornalista, inviato de Le Iene in incognito, aveva condotto un’intera campagna elettorale a Palermo con l’intenzione di candidarsi per la carica di sindaco, con l’appoggio di Lega e di Fratelli d’Italia.
Tuttavia, alla fine della sua esperienza, svelò che era stata tutto un grande pretesto per girare un documentario giornalistico sui rituali della politica palermitana e sul suo malcostume.
Da quel film documentario (Il sindaco — Italian politics for dummies), è venuto fuori anche un libro, dal titolo Il peggio di me.
In un piccolo estratto sul Fatto Quotidiano, Ismaele La Vardera racconta un episodio che ha come protagonista Matteo Salvini, che era arrivato in Sicilia, nel corso della campagna elettorale del 2017, per appoggiarlo.
La Vardera parla dei suoi contatti con Luca Morisi, della decisione di farlo comparire insieme a Salvini anche nella sua visita al Cara di Mineo (che è in provincia di Catania) e di tutto il suo tour in Sicilia
In modo particolare, La Vardera svela un dettaglio del viaggio di Matteo Salvini da Catania a Palermo: «Dopo aver sfrecciato a sirene spiegate nel centro di Catania — scrive La Vardera — arrivato in via Etnea, capii che la fretta era giustificata dalla voglia di arancina del bar Savia». Ovviamente, si tratta di uno dei locali più famosi in città per consumare il cibo per eccellenza della tradizione enogastronomica siciliana.
Il retroscena si inserisce perfettamente nella narrazione che, in quest’ultimo periodo, sta emergendo a proposito di Matteo Salvini, dopo la sua esperienza da ministro dell’Interno.
Secondo il racconto di Ismaele La Vardera, inoltre, quella puntatina nel celebre locale catanese era stata fatta con l’auto blu della scorta, sfrecciando a grande velocità e a sirene spiegate.
Un atteggiamento che invece contrastava molto con l’immagine pubblica che Salvini, anche in quel suo tour siciliano, voleva dare di sè: sempre nei quartieri popolari (la visita in diretta Facebook allo Zen di Palermo), sempre tra la gente. Ma su quell’auto blu c’era solo La Vardera e nessun cittadino comune.
(da agenzie)
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Settembre 12th, 2019 Riccardo Fucile
DIVERSI MESSAGGI A CONTE DA PARTE DI EX MINISTRI CHE CRITICANO IL LEADER LEGHISTA PER LA ROTTURA… E SALVINI INTIMA AI SUOI: “NON MANDATE PIU’ SMS A CONTE”
La Stampa racconta oggi un retroscena gustosissimo sulla crisi di governo e sull’atteggiamento
dei leghisti, che avrebbero mandato a Giuseppe Conte qualche messaggino in cui esprimevano tutto il loro dolore per la fine dell’esperienza dell’esecutivo (forse perchè coincideva con la fine della loro esperienza come ministri di qualcosa?).
Ma il Capitano pare che non l’abbia presa con il suo proverbiale aplomb inglese già sperimentato al Papeete:
Il presidente del Consiglio ha confidato a più persone di aver ricevuto «diversi messaggini» da leghisti con cui ha avuto un ottimo rapporto in questi quattordici mesi di difficile convivenza con la Lega. Messaggi in cui si dicono dispiaciuti e amareggiati per la fine traumatica del governo e che lasciano intravedere disappunto e critica — rarissimi, ai limiti dell’eresia nel Carroccio — nei confronti del loro leader. Salvini è venuto a saperlo e durante una riunione, come raccontato da una fonte che ha assistito alla scena, ha ordinato di non farlo più: «Non mandate più messaggi a Conte».
A sua volta questo resoconto è arrivato all’orecchio del premier. Il capo del governo non ne ha fatto esplicitamente cenno nell’aula del Senato, durante la replica alla requisitoria del suo ex ministro dell’Interno. Ma, come già avvenuto alla Camera, il riferimento è implicito nella risposta sparata in faccia a Salvini: «Errare è umano, ma dare agli altri le proprie colpe è il modo migliore per conservare la leadership del proprio partito».
(da agenzie)
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Settembre 12th, 2019 Riccardo Fucile
“DOVE SONO LE DIVISE NUOVE CHE CI AVEVA PROMESSO?”
Aveva promesso di toglierla a Saviano e a tutti quelli che non se la meritavano, ma per adesso a lui rimane in quanto ex ministro dell’Interno.
Matteo Salvini avrà la scorta, racconta oggi Brunella Giovara su Repubblica, che fa anche sapere come i poliziotti che lo seguono sono anche arrabbiati perchè straordinari e divise nuove non sono mai arrivati:
Resta la scorta che gli tocca in quanto ex ministro dell’Interno, ma lui si proclama “ministro dell’Interno in pectore”, il che suona patetico se si ascolta lo scontento delle forze dell’ordine. E non tanto il capo della Polizia Gabrielli, che l’altro giorno ha detto che un ministro non dovrebbe aver bisogno della maglietta della polizia, ma la gente che lavora per strada. Tipo, una settimana fa in via Farini a Milano, i due equipaggi fermi in pausa ad arrabbiarsi per gli «straordinari che non arrivano, ma non ci aveva anche promesso le divise nuove, Salvini?».
Dunque, quel Salvini non c’è più, sparito in un puff come i voli di Stato che non potrà più prendere, si era dalle parti del Papeete, già lì lo stile di un tempo era andato a farsi benedire, le cubiste e l’inno nazionale, il Capitano compiaciuto davanti ad alcuni bikini, passati di telefono in telefono.
Ma per dire come tutto questo può apparire agli occhi leghisti: il potente Luca Zaia ha pure in gioventù organizzato grandi feste in discoteca, ma da quando è in politica gira sempre elegante, come si deve. E tornando a Matteo, le sue smaglianti camicie bianche, al momento quasi sparite, in una delle ultime dirette Facebook indossava una triste camicia azzurra con il collo alla coreana, che non dona a nessuno, con ancora le pieghe impresse dalla valigia.
E lui portava un che di malinconico addosso, forse era solo l’effetto di una vacanza in montagna senza sprint.
(da agenzie)
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Settembre 12th, 2019 Riccardo Fucile
LA STORIA DI IBRAHIMA SABALY, PARTITO A 15 ANNO DAL SENEGAL, LA PRIGIONIA E I SOPRUSI… OGGI GIOVANE PROMESSA DELLA PASTICCERIA PUGLIESE… IL DATORE DI LAVORO: “E’ BRAVISSIMO, CONTENTO DI AVER PERSO QUALCHE CLIENTE RAZZISTA”
Dai campi di prigionia in Libia alla pasticceria pugliese: è questa la storia di Ibrahima Sabaly,
partito a 15 anni dal Senegal con l’obiettivo di aiutare la sua famiglia e in tasca il sogno di fare il pasticcere.
Oggi, 19enne, il ragazzo lavora presso una famosa pasticceria di Cellino San Marco ed è diventato un vero e proprio “re del pasticciotto”.
A parlare di Ibrahima è il Quotidiano di Puglia, attraverso la testimonianza del suo datore di lavoro: Andrea Colitta, giovane imprenditore cellinese che insieme alla famiglia gestisce un’attività artigianale e, fino a qualche tempo fa, cercava un apprendista pasticciere.
“Avevamo bisogno di un giovane che imparasse bene il mestiere per affidare il lavoro in continuità con quello svolto dai mastri”.
Una ricerca difficile: perfino i ragazzi delle scuole alberghiere non riuscivano ad accontentare le richieste della pasticceria, poi l’arrivo di Ibrahima.
Era partito dal Senegal quando aveva 15 anni, per aiutare la famiglia in difficoltà per via di una malattia che aveva colpito il capo famiglia. I soliti viaggi della speranza di tanti immigrati che per traffici illeciti di gente senza scrupoli, si ritrovano prigionieri in Libia per altri traffici e altri sfruttamenti, non senza aver prima subito ogni genere di soprusi.
Da qui il giovane, dopo un anno e mezzo di prigionia era riuscito a fuggire per poi essere catturato di nuovo e, dopo varie vicissitudini, aveva finalmente raggiunto l’Italia.
Era stato a Racale, a Gallipoli fino ad essere affidato al programma di inserimento per minori non accompagnati a Squinzano.
Poi l’incontro con il giovane imprenditore.
Quando ha incontrato Andrea, gli dice subito: ”’Voglio lavorare e studiare’. Sono rimasto colpito da questo, voleva studiare – ha commentato Andrea – lo abbiamo messo alla prova e si è dimostrato da subito un ragazzo eccezionale”.
Nella pasticceria della famiglai Colitta, Ibrahima ha trovato una versa e propria famiglia. Anche se il giovane imprenditore confessa spiacevoli episodi legati al comportamento di qualche cliente:
“Qualche problema se lo sono posto alcuni clienti che mi hanno palesato l’intenzione di non frequentare la mia attività se assumevo un ragazzo di colore, ma io sono ben lieto di perdere quel genere di clientela”, ha chiosato Andrea.
Ibrahima è diventato una risorsa preziosa per la famiglia Colitta, tanto che quando per lui si prospettava un rimpatrio, i datori di lavoro si sono ampiamente prodigati per lui.
A sorpresa hanno trovato un piccolo appartamento in affitto a Cellino, lo hanno arredato con l’aiuto di conoscenti, hanno pagato delle mensilità in anticipo mentre il proprietario della casa, gli ha messo a disposizione una tv e il collegamento a internet.
Una gara di solidarietà di cui il ragazzo non era a conoscenza fino al giorno in cui non è stato assunto con regolare contratto. “Lo abbiamo portato in banca per aprire il conto corrente ed è stato bellissimo il suo stupore nell’apprendere che poteva rimanere a lavorare e gestire i suoi guadagni e la sua vita come meglio credeva”.
Ora Ibrahima vuole iscriversi alla scuola alberghiera e il suo sogno è tornare a casa appena possibile per riabbracciare la famiglia, dopo quattro anni di lontananza.
(da “Huffingtonpost”)
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Settembre 12th, 2019 Riccardo Fucile
SANZIONE DI 16,67 EURO A TESTA PERCHE’ NON AVEVANO UN BIGLIETTO DI VIAGGIO… I VOLONTARI: “ASSURDO, CI SEMBRA DI ESSERE IN UNA FICTION”…. NO, SIAMO IN UN’ITALIA RAZZISTA SENZA VERGOGNA
Sedici euro a volontario. Multati perchè fermi sul primo binario, “arbitrariamente”, privi di biglietto a distribuire coperte ai senza fissa dimora.
E’ successo a Foggia mercoledì 11 settembre: a denunciare l’assurda contestazione sono i volontari dell’associazione Fratelli della stazione, che da anni si occupa di portare beni di prima necessità e un sorriso a chi ne ha bisogno.
“Doveva essere una normale serata di servizio in stazione – scrivono i volontari sulla loro pagina Facebook – Siamo entrati in stazione come ogni sera, il solito giro per incontrare chi ci aspetta, siamo entrati come ogni sera per chiacchierare con chi, senza dimora, si ferma in stazione. Per portare le coperte visto che adesso la sera è più fresco e qualcuno ce le ha già chieste. E stasera siamo stati multati per essere in stazione senza titolo di viaggio”.
Tra loro anche tre ragazzi indiani iscritti alla Flai, che attraverso i suoi attivisti rilancia la denuncia: i controlli pare siano partiti proprio da loro, i primi cui sono stati chiesti i documenti con insistenza (documenti risultati in regola). “Abbiamo provato a spiegare chi siamo e cosa facciamo lì da più di 20 anni, siamo stati multati perchè per portare latte caldo e coperte a chi vive in stazione non abbiamo fatto il biglietto – racconta Valentina, una delle anime dei Fratelli della stazione – ci siamo chiesti se quello che ci stava accadendo fosse reale, ci siamo guardati negli occhi, mi sembrava di essere all’improvviso in un documentario, non ero preoccupata tanto per me, ma per il mio amico che ho convinto io a venire in stazione”.
Dopo la sanzione, scatta la consultazione con gli amici avvocati. “Che cosa ci contestano? Che facciamo? Eravamo lì a far volontariato in stazione, sì senza biglietto, ma portavamo solo umanità – scrivono ancora sulla pagina Facebook – la nostra, quella di chi ci ha raggiunti sul binario o per telefono. Eravamo li a chiacchierare con chi vive in strada. Per voi sono invisibili, noi li vediamo. E niente mi sembra di essere stata in una fiction. E mi astengo dai commenti sui modi e le parole… ancora non riesco a dormire”.
Nella foto allegata al racconto, il verbale della Polizia ferroviaria: 16,67 euro per ogni volontario, per essere entrati “arbitrariamente” sul primo binario. Dichiarazione resa dai trasgressori: “stavo svolgendo servizio di volontariato”.
Giovedì 12 settembre Polfer ha chiamato i volontari per incontrarli e provare a chiarire quanto accaduto
(da agenzie)
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Settembre 12th, 2019 Riccardo Fucile
SAREBBE INTERESSANTE CHIEDERGLI SE L’HA FATTO PERCHE’ QUALCUNO GLIELO HA CHIESTO, MA TUTTO FINIRA’ ALL’ITALIANA, COME SEMPRE
Avrebbe voluto farci credere che era tutto a posto, che non c’era niente di male col fatto che
suo figlio si fosse fatto un giretto sulla moto d’acqua della polizia.
Un capriccio da poco, una strumentalizzazione politica dei giornali. Salvini allora dovrebbe spiegare per quale motivo nei confronti del poliziotto che ha fatto fare la gitarella a suo figlio è stato aperto un procedimento disciplinare.
Da quello che emerge (gira un audio tra gli addetti ai lavori) mentre il il Vicario propende per la linea dura, il Questore vorrebbe appianare tutto senza troppi strappi.
Non è stata fatta ancora nessuna proposta di sanzione e l’agente in questione, nel caso, avrà dieci giorni di tempo per fare ricorso.
Se qualcosa da questa storia c’è da imparare, è che alla fine i nodi vengono al pettine. Salvini pensava che la polizia fosse roba sua. Che impedire a un giornalista di documentare un illecito fosse una competenza delle sue guardie del corpo.
Che fosse giusto e legittimo tenere una conferenza stampa dal Papeete per giustificare la sua condotta irresponsabile di ministro (e di papà , visto che ci siamo).
La sua arroganza ha deteminato una situazione che è costata a un agente di polizia una procedura disciplinare.
(da agenzie)
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Settembre 11th, 2019 Riccardo Fucile
LA NAVE HA CHIESTO ALL’ITALIA UN PORTO SICURO: ORA LA STRATEGIA E’ DI NON RISPONDERE…. ALLA FINE E’ MALTA A FAR SBARCARE LA DONNA INCINTA, NOI NON SIAMO CAPACI NEANCHE A FAR RISPETTARE LA LEGGE
Neanche per permettere a una donna, al nono mese di gravidanza, di sbarcare. Palazzo Chigi e Viminale non hanno risposto a Sos Mediterranèe e a Medici senza frontiere che hanno chiesto all’Italia di far partorire in sicurezza una donna che domenica scorsa è stata salvata dall’imbarcazione Ocean Viking.
Alla fine, all’allarme lanciato dalla Ong ha risposto Malta così la nave ha fatto rotta verso l’isola dove la donna è stata messa in salvo insieme al marito.
Ma ancora nessuno dei due Paesi ha risposto alla richiesta di un porto sicuro per far sbarcare tutti gli 82 migranti rimasti a bordo.
Ieri sera il segretario Pd Nicola Zingaretti, nella nuova veste di alleato di governo, ha chiesto al premier lo sbarco immediato dei migranti “senza se e senza ma”.
Ma in seguito a questo appello c’è stata solo una lunga giornata di silenzio. Sta di fatto che l’attuale titolare del Viminale Luciana Lamorgese continua a tacere.
Per ora, dal ministero dell’Interno, l’unico atto formale è stato ribadire attraverso la Guardia costiera ad un’altra nave umanitaria, la Alan Kurdi, che è ancora in vigore il divieto di ingresso nelle acque territoriali firmato dagli ex ministri Salvini, Trenta e Toninelli.
Tuttavia nessuna firma analoga al momento si registra per la Ocean Viking da parte del ministro Lamorgese ma non vi è neanche l’autorizzazione allo sbarco.
Così il Pd continua a spingere sulla riapertura dei porti alle Ong. È questo già un terreno di scontro dei nuovi alleati. Per Davide Sassoli la Ocean Viking “deve sbarcare. Cosa pensano, di risolvere il problema dell’immigrazione tenendo in mare, 100, 200, 300 persone?”.
Ormai risale a domenica scorsa il primo intervento della Ocean Viking al largo della Libia: 50 persone su un imbarcazione in difficoltà . La nave è quindi rimasta in zona e ieri ha preso altri 30 migranti soccorsi da un veliero mentre si trovavano su un gommone. Nell’ala sinistra del governo inizia a esserci insofferenza.
A denti stretti un deputato di Leu afferma: “Bisogna autorizzare lo sbarco. Non si può aspettare anche in questo caso l’emergenza sanitaria e far scendere tutti in barella”.
Sono ore di attesa, si aspetta un segnale del premier Conte e del ministro Lamorgese, ma la pazienza del Pd e di Leu è già al limite.
(da “Huffingtinpost”)
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Settembre 11th, 2019 Riccardo Fucile
OTTIENE SOSTEGNO SUI PROFUGHI: CHI ACCOGLIE GUADAGNA FONDI, CONFERMATO IL 23 SETTEMBRE IL VERTICE A MALTA
Con la pochette bianca nel taschino a segnare il nuovo corso, oggi Giuseppe Conte porta in
dote a Bruxelles il nuovo governo M5s-Pd: missione compiuta. Il resto è una sfilza di incontri e complimenti, congratulazioni e pacche sulla spalla.
Finiti nel buco nero del passato, i tempi in cui Conte era premier del governo gialloverde, quello che ogni giorno faceva a pugni con l’Ue o per via di Matteo Salvini oppure per colpa di Luigi Di Maio. Oggi inizia un’altra storia. Solo abbozzata nelle materie economiche: con la presidente Ursula von der Leyen c’è un primo scambio di vedute sulla nuova situazione politica in Italia, nessun risultato concreto ma del resto non ne erano previsti, dicono fonti vicine alla nuova presidente della Commissione sottolineando “il clima positivo” della conversazione.
Qualcosa di concreto si muove con Francia e Germania sulla redistribuzione dei migranti che arrivano in Italia e sulla riforma di Dublino. Non una parola però da parte del premier sul caso della Ocean Viking, la nave della ong norvegese con 34 migranti a bordo, ancora in cerca di un porto sicuro. “Sbarchi subito”, dice il presidente dell’Europarlamento David Sassoli dopo aver ricevuto Conte. Da ieri lo chiede anche il segretario del Pd Nicola Zingaretti.
Intanto però di immigrazione Conte parla con von der Leyen e anche negli altri, numerosi incontri di giornata con i vertici europei.
Alla sua prima visita a Bruxelles da premier dell’alleanza M5s-Pd, Conte incassa il sostegno di Parigi alla riforma di Dublino, chiesta da tempo da Roma, sostenuta fortemente anche da von der Leyen. E con la presidente della Commissione, nell’incontro mattutino a Palazzo Charlemagne, il premier parla della possibilità di mettere in piedi il seguente meccanismo: assicurare fondi europei ai paesi che accolgono migranti. Chi non accoglie, non ne beneficerebbe, ca va sans dire.
“Ci saranno dei paesi riluttanti ma chi non parteciperà ne risentirà sul piano finanziario”, dice il capo del governo parlando dell’accordo per la redistribuzione dei migranti in Europa, accordo che l’Italia sta stringendo con Francia, Germania e che dovrebbe essere definito il 23 settembre a Malta, in un vertice che vedrà la partecipazione anche della Finlandia, quale presidente di turno dell’Ue.
Un accordo che — se tutto va bene — dovrebbe garantire all’Italia la redistribuzione di almeno il 50 per cento dei migranti che arrivano, divisi tra Francia e Germania, 25 per cento a testa, e sperare nell’adesione di altri Stati, attratti dai fondi Ue a disposizione.
Fatto l’accordo, dovrebbe ripartire anche Sophia, la missione navale europea di sicurezza marittima, a comando italiano, rimasta ancora in piedi in teoria, ma senza più navi nel Mediterraneo per via del no di Salvini a mandarla avanti. Contraddizione in termini ma tant’è.
“L’operazione Sophia non era stata completamente accantonata, ma non era stata valorizzata — dice Conte — In un quadro in cui andiamo ad attivare un meccanismo di redistribuzione europea” dei migranti “una volta attivato, possiamo riconsiderare il tutto”.
A Bruxelles, Conte viene accolto da Donald Tusk, presidente del consiglio europeo uscente, primo sponsor del ‘Conte bis’ nelle settimane di piena crisi di governo ad agosto, quando ancora in Italia Pd e M5s discutevano sul premier. “E’ bello rivedere l’amico Conte, abbiamo parlato delle priorità dell’Italia”, dice il polacco. “Mi mancherai amico”, gli dice l’italiano salutandolo.
Ma i complimenti di Tusk suonano solo il gong di inizio per una serie di congratulazioni: oggi qui Conte è l’uomo che si è prestato per liberare l’Italia dal sovranista Salvini. Tappeti rossi per lui. Dopo l’incontro con von der Leyen, viene ricevuto dal presidente del Parlamento europeo Sassoli, poi dal prossimo presidente del Consiglio europeo Charles Michel e infine dal presidente uscente della Commissione europea Jean Claude Juncker.
Certo gli interrogativi restano aperti sulle questioni economiche, malgrado Roma possa ora contare su un atteggiamento più morbido da parte della nuova Commissione.
Il che non significa che automaticamente si va in una direzione di revisione delle regole del patto di stabilità e crescita (serve l’unanimità in Consiglio Ue). Disponibile la Germania, che è in recessione, ci sono però i paesi rigoristi del nord a tirare il freno.
Con von der Leyen “non abbiamo fatto la manovra economica – dice Conte – quello che ho detto è che vorrei stabilire un patto con l’Europa. Abbiamo davanti una stagione riformatrice che non si esaurisce in qualche mese evidentemente. Abbiamo bisogno di un po’ di tempo e per questo tempo vogliamo fare un patto con l’Europa per una Italia digitalizzata, vogliamo orientare completamente il nostro sistema industriale verso una Green economy e da questo punto di vista abbiamo bisogno di tempo. Dobbiamo fare investimenti che ci consentano crescita economica e di orientare verso lo sviluppo il Paese e una maggiore occupazione e di maggiore qualità . Su questo vogliamo fare un patto trasparente con l’Europa: questo è il nostro programma, consentiteci di realizzare questi investimenti e per un periodo di tempo fateci fare questi investimenti”.
All’indomani della fiducia del Senato al Conte II, anche l’Europa riparte con i nuovi vertici.
Da stasera il commissario italiano Paolo Gentiloni sarà chiuso in una sorta di ‘conclave’ fino a domani con von der Leyen e gli altri commissari, un ritiro di “team building” a Genval, a 30 km da Bruxelles.
E venerdì il debutto sarà del nuovo ministro dell’Economia Roberto Gualtieri, al suo primo Eurogruppo in Finlandia. Da lì in poi, riflettori puntati sulla manovra economica: il primo atto del nuovo corso, il corso della pochette.
(da “Huffingtonpost”)
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Settembre 11th, 2019 Riccardo Fucile
SOLO UNA GRANDE EUROPA POTRA’ GARANTIRE UN FUTURO ALLA NOSTRA ITALIA, BISOGNA ESSERE ALL’ALTEZZA DELLA NUOVA SFIDA
Ieri sera fa ho avuto modo di ascoltare, sia Bersani, su La7, che Salvini, su Rai1, intervistato da Vespa. Dimensioni totalmente diverse, ovviamente, così diverse che meritano considerazioni separate.
Salvini è come se avesse gettato via la maschera, comunque. Non gli interessa il centrodestra
Per lui, quel riferimento rappresenta soltanto una sorta di “mera opportunità elettorale”. Il suo fine è la conquista del potere, “avvenga come avvenga”.
Il ragionamento è diventato ancor più manifesto allorquando, a domanda di Vespa, ha risposto che il distinguo tra destra e sinistra lo reputa superato perchè, per lui, la “contrapposizione politica” è tra “difensori dell’Italia” ed Europeisti (tra Sovranisti e non, insomma) e che, a tale scopo, proverà ad allargare, ad inglobare di tutto e di più.
La cosa finora gli è riuscita perchè, alle ultime politiche, la sua lista ha ospitato liberali, ex FLI ed ex aderenti al MSN, ovviamente unitamente a tanti altri “disperati” in “cerca d’autore
Manca una visione politica vera a propria, insomma. Esiste il “Salvinismo”. Una scatola vuota, proprio come il Sovranismo.
Senza un riferimento politico ideale chiaro la politica diventa nulla, però.
Salvini non mi ha mai convinto e, più lo conosco, ed ancor di meno lo reputo utile all’Italia…
Bersani è intervenuto su varie questioni.
Con un ragionamento semplice, quanto efficace, ha rimarcato un dato oggettivo: al di di come la si voglia o la si possa “eticamente dipingere” o vedere, quella tra PD e M5S è un’alleanza politica potenzialmente organica, capace di ricostruirlo per davvero un nuovo bipolarismo tra centrosinistra e centrodestra.
PD e Cinquestelle sono forze politiche di sinistra, stataliste e con tantissimi punti di contatto, sia valoriali che programmatici.
C’è da immaginare che, col passar del tempo, diventeranno molto più di una maggioranza politica che proverà a governare il Paese sino al termine della Legislatura.
Ai grillini, comunque, le “scoppole” faranno bene, perchè, forse, prenderanno definitivamente atto che il “vaffa day” quotidiano ed il sistematico giustizialismo etico, prima, e giudiziario, poi, sono buoni soltanto per la propaganda e per la potenziale conquista del potere: governare, fare politica, incarnare ideali, sogni e speranze, servire il proprio Paese, rappresentano una “missione laica”, un impegno filosofico, prima ancora che materiale, così elevati che soltanto chi ha in sè il seme ed i segni della storia e del rispetto per le Istituzioni può pensare, seriamente, di poterci riuscire o, almeno, provare.
Studiare, essere equilibrati ma anche sanamente ribelli, nella ricerca; approfondire e cercare di capire, oggi sì e domani pure, sono condizioni essenziali.
Quel che manca, quindi, è il centrodestra ed, in esso, una forza liberale capace di condurlo sul terreno della modernità .
Amiamo tutti la nostra Patria. Amiamo tutti la nostra terra. Ma è nell’interazione sovranazionale che dovremo essere capaci di farla risplendere in tutta la sua bellezza, perchè questa terra, al di là dei rivoli della storia e delle campanilistiche contrapposizioni (menomale che ancora esistono!), ha tradizioni e cultura, storia e bellezza, e sarà in una grande Europa che bisognerà farle emergere.
La stima, il rispetto, sono cose che si conquistano: è tempo che la nostra politica, che la nostra classe politica, che la nostra stessa società , accettino la sfida…”
Salvatore Totò Castello
Right Blu – La Destra liberale
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