Giugno 10th, 2010 Riccardo Fucile
PROPOSTA PDL-LEGA DI ABOLIRE SOLO QUELLE SOTTO I 200.000 ABITANTI: PER SALVARE BIELLA E VERBANIA SI INVENTANO UNA DEROGA PATETICA: IL 50% DI TERRITORIO CON CARATTERE MONTANO…ALLA FINE RIMANGONO VERCELLI, ISERNIA, FERMO E VIBO VALENTIA, MA SE NE PARLERA’ TRA DIVERSI ANNI
Dato che l’opinione pubblica pressa sull’abolizione delle Province, una misura che farebbe
risparmiare almeno 4 dei 9 miliardi che ne costituiscono attualmente il costo, il Pdl, dopo aver promesso nel programma elettorale la loro chiusura e dopo aver inizialmente inserito nella Finanziaria la abolizione di 9 amministrazioni provinciali, salvo fare prontamente retromarcia, ha presentato, in Commissione Affari costituzionali della Camera, un emendamento alla Carta delle Autonomie che rappresenta davvero un bluff penoso.
Dato che la Lega non intende mollare le poltrone ben remunerate e Bossi deve pur sistemare le fameliche truppe della padagna del magna magna, il Pdl abbozza e rimedia la solita miserevole figura.
Alla fine il progetto di tagli che due settimane fa prevedeva le province sotto i 220.000 abitanti (in totale 9) si riduce ancora, attraverso una serie di paletti simili alle matrioske.
La trovata consiste nel fissare a 200.000 il minimo di abitanti per la sopravvivenza di una provincia, purchè non sia confinante con uno Stato estero, purchè non si trovi in una regione a statuto speciale e, ultima novità , purchè non abbia il 50% del territorio con caratteristiche montane (in tal caso gli abitanti possono scendere a 150.000).
In pratica rimangono solo Vercelli (180.111 abitanti), Isernia (88.895 abitanti), Fermo (176.488 abitanti) e Vibo Valentia (167.334 abitanti). Continua »
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Giugno 9th, 2010 Riccardo Fucile
ASSUNTO IN QUOTA DISABILI, ERA STATO DESTINATO A FARE DA GUIDA PER I TURISTI A PALAZZO PLATAMONE, ANTICA DIMORA BAROCCA E SEDE DI MOSTRE… IL NUOVO ASSESSORE ALLA CULTURA, IN VISITA, SE NE ACCORGE E LO DESTINA AD ALTRE MANSIONI…MA CON CHE CRITERI VIENE ASSEGNATO IL PERSONALE?
Palazzo Platamone, a Catania, è una antica e bella dimora il cui cortile è stato recentemente ristrutturato, prendendo il nome di Cortile della Cultura: costituisce un gioiello di architettura medievale, meta di visite dei turisti che si aggirano tra le vie barocche della città etnea.
Palazzo Platamone è stato dimora nel XVI secolo della famiglia Platamuni, vicerè nel periodo borbonico, e poi convento di San Placido, oggi un fiore all’occhiello per mostre ed esposizioni.
Catania negli ultimi anni ha avuto parecchi problemi amministrativi: nel 2008 è salita alla ribalta nazionale grazie al buco di bilancio di oltre un miliardo di euro, pari a 3.379 a cittadino.
Un deficit che aveva avuto conseguenze paradossali, come i vigili urbani costretti ad andare a piedi perchè le auto erano senza benzina, o come le strade lasciate al buio perchè non erano state pagate le bollette.
Si era così arrivati a interventi governativi per coprire in parte il buco di bilancio e il 4 giugno scorso è stata varata una nuova giunta, presieduta dal sen. Pdl Raffaele Stancanelli.
Una giunta anomale, composta di soli otto assessori, nessun politico, tutti tecnici, per tentare di dare una svolta.
Assessore alla Cultura è stata nominata la stilista Marella Ferrera che ha deciso subito di andare a visitare le bellezze cittadine, patrimonio la cui tutela è centrale per il ruolo assegnatole.
E Marella inizia proprio il tour di verifica da Palazzo Platamone, all’angolo tra via Landolina e via Vittorio Emanule: si avvicina al portone e trova un uomo seduto su una sedia, con un congegno elettronico in mano.
Gli rivolge un paio di domande, nessun cenno di risposta. Continua »
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Giugno 9th, 2010 Riccardo Fucile
PUR CON LE MODIFICHE IMPOSTE DAI FINIANI CHE HANNO EVITATO IL PEGGIO, LA LEGGE NON HA SENSO… SERVIRA’ SOLO PER NON FAR USCIRE ALTRE INTERCETTAZIONI SULLA CRICCA: IL GOVERNO VA CONTRO L’OPINIONE DEL 60% DEGLI ITALIANI… SI COLPISCONO LE INDAGINI, LA MAGISTRATURA, LA POLIZIA E LA STAMPA PER TUTELARE LA SOLITA CASTA
Berlusconi la voleva ancora più repressiva, Fini più morbida, oltre il 60% degli italiani più
volte ha fatto capire nei sondaggi che non la vuole affatto.
Alla fine è uscito un compromesso che, grazie ai finiani, evita il peggio, come il principio di retroattività che avrebbe azzerato tutte le intercettazioni pregresse sulla cricca dei lavori del G8, come la deroga al termine improrogabile dei 75 giorni oltre i quali non si poteva più intercettare.
Ma restano troppi punti oscuri e un principio generale inaccettabile.
Tra i primi, il pericolo di bloccare indagini pesanti di mafia, attraverso i limiti ai reati correlati, il divieto di intercettare in casa del sospettato, il ridicolo tour de force che le procure dovranno mettere in atto per ottenere proroghe ogni 72 ore, con gran incasinamento burocratico, le intercettazioni ambientali concesse per soli tre giorni, le sanzioni eccessive contro giornalisti ed editori.
Il principio generale che ritieniamo inaccettabile è invece che di questa legge siano sosdisfatti solo i delinquenti, mentre tutte le persone oneste e gli operatori del settore protestino.
Qualcosa vorrà evidentemente dire.
Se la norma fosse nata dalla giusta esigenza di tutelare la privacy di un indagato, sarebbe stato sufficiente far applicare gli art. 114 e 329 del codice che sanciscono che le indagini sono segrete mentre il processo è pubblico e che fissano il concetto di segreto istruttorio.
In ogni caso sarebbe bastato fare riferimento solo al divieto di pubblicare notizie personali dell’intercettato che nulla abbiano a che fare con l’inchiesta. Facciamo un esempio.
Dalle intercettazioni di Balducci sono emerse ipotesi di gravi reati che il cittadino ha diritto a conoscere, ma anche certe sue frequentazioni omosessuali a pagamento che nulla c’entrano con l’inchiesta e che come tali dovevano essere segretate.
Ma non ci si può appellare a questa anomalia per mettere il bavaglio a tutto. Anche perchè molte altre registrazioni, ininfluenti dal punto di vista penale, che riguardano personaggi importanti e con cariche di rilievo hanno un’utilità per il cittadino: servono ad essere informati sul modo in cui certe poltrone vengono lottizzate e sulla disinvoltura con la quale si esercita il potere. Continua »
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Giugno 9th, 2010 Riccardo Fucile
UN INTERESSANTE STUDIO DEL PROF. VERZICHELLI: ENTRANO IN PARLAMENTO A 40-50 ANNI E RIMANGONO CON CARICHE POLITICHE FINO A 65 ANNI…LA MEDIA DI PERMANENZA ALLA CAMERA E’ DI 12 ANNI, POI PROSEGUONO SPESSO IN REGIONI E COMUNI…IL CETO POLITICO E’ INVECCHIATO RISPETTO ALLA PRIMA REPUBBLICA
Rinnovamento della classe dirigente, questo sconosciuto: è quanto emerge dal libro “Vivere di politica, come (non) cambiano le carriere politiche in Italia”, pubblicato da Il Mulino e scritto da Luca Verzichelli, docente di Analisi delle Politiche pubbliche all’università di Siena.
Lo studio prende in esame il complesso delle carriere, considerando tutti gli incarichi di un certo rilievo che gli uomini di partito possono rivestire, da quelli locali a quelli nazionali, passando da comuni, province, regioni fino a raggiungere il Parlamento.
Spiega l’autore che “facendo una proiezione grossolana, la tendenza è ad entrare alla Camera o al Senato tra i 40 e in 50 anni e rimanere nel giro politico almeno fino ai 65 anni”.
In pratica i membri della Casta li manteniamo in media 25 anni, alla faccia del rinnovamento.
Solo limitatamente al Parlamento “nel complesso, la carriera politica ha una durata simile a quella della prima Repubblica: considerando coloro che escono non per scelta propria, ma per mancata ricandidatura o per mancata rielezione, la media complessiva di durata è di 2,3 mandati”.
Tradotto in anni, si parla di 12 in media. Continua »
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Giugno 8th, 2010 Riccardo Fucile
USA ARMI DI DISTRAZIONE DI MASSA PER DISTOGLIERE L’ATTENZIONE DALLA MANOVRA…GLI INGAGGI DI CALCIO DI SERIE A GARANTISCONO ALLO STATO 500 MILIONI DI EURO DI TASSE: LE SOCIETA’ PAGANO DI TASSE PIU’ DEL DOPPIO DI QUANTO VERSANO I POLITICI…CALDEROLI DIA L’ESEMPIO: SI DIMETTA E CHIUDA QUELLA VERGOGNA DI MINISTERO AL NULLA
E’ già accaduto più volte che il “ministro al nulla” prendesse le sembianze di “ministro al
diversivo” e sparasse fumogeni come arma di distrazione di massa.
Ripercorrendo il suo curriculum ricordiamo tre date.
Il 19 agosto 2009, mentre gli eritrei di un barcone alla deriva accusano le autorità italiane di aver lasciato morire diversi compagni di sventura, ecco Calderoli che innesca la polemica sulla riapertura delle case chiuse e i giornali abboccano, dedicando paginate alle sue elucubrazioni mentali.
Il 24 marzo 2010 mentre i dati sulla situazione economica italiana preannunciano una crisi gravissima, ecco il ministro leghista che brucia le leggi inutili quanto lui.
Poche settimane fa esplode lo scandalo degli appalti del G8 ed eccolo proporre il taglio del 10% di stipendi a ministri e parlamentari (fino ad ora solo due “ministri non parlamentari” si vedranno ridurre di un niente lo stipendio, a partire dal 1 gennaio 2011).
E veniamo a due giorni fa: il governo annaspa sulle intercettazioni e sulla manovra e Calderoli si inventa una polemica sulla nazionale di calcio, sparando contro ingaggi e premi dei calciatori e tirandosi addosso una grandinata di critiche, senza ottenere la solidarietà di nessuno.
Anche se gli stipendi dei calciatori sono ovviamente eccessivi, va ricordato che le società calcistiche sono regolate dal diritto privato: mettere il calmiere agli ingaggi avrebbe il sapore di vecchia Urss.
Anche la Federazione Gioco Calcio è un soggetto di diritto privato e riceve i contributi dalla Fifa per partecipare ai Mondiali: 8 milioni per il primo turno e 30 in caso di vittoria.
I premi li paga con quei soldi, non incidono sulle finanze statali.
Ma il ministro al nulla dimentica che il mondo del calcio è uno dei più grossi clienti del ministro Tremonti, sia direttamente che per l’indotto, a cominciare dalle scommesse che alimentano il Coni. Continua »
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Giugno 8th, 2010 Riccardo Fucile
DAL 2007, PER IL MANCATO COLLEGAMENTO DELLE SLOT AI TERMINALI DEL MINISTERO, 10 CONCESSIONARIE SONO STATE CONDANNATE DALLA CORTE DEI CONTI A PAGARE 98 MILIARDI….DIETRO LE SOCIETA’ GLI INTERESSI DELLA POLITICA CHE HA PIU’ VOLTE CERCATO DI INSABBIARE..SAREBBE BASTATO RISCUOTERE UN 25% E NON CI SAREBBE STATA NESSUNA MANOVRA
Ritorniamo su una vicenda che abbiamo trattato a lungo e nei dettagli, ricordando il merito del quotidiano “il Secolo XIX” e del suo giornalista Marco Menduni nell’aver sollevato a suo tempo il coperchio, con una inchiesta precisa e documentata, su uno dei più grossi scandali del dopoguerra.
Tutto inizia nel maggio 2007, quando il Gat, il Gruppo antifrodi tecnologiche della GdF chiude gli accertamenti sulle storture e le anomalie del grande business dell slot machine, le macchinette infernali che iniziavano a riempire i bar del nostro Paese.
I finanzieri mandano il rapporto alla Corte dei Conti: le dieci società che avevano ricevuto la concessione di Stato per le slot, tra tasse evase, contratti non rispettati, penali, multe e interessi, devono allo Stato la bellezza di 98 miliardi di euro.
In pratica il sistema di controllo telematico delle giocate e delle imposte dovute ha fatto cilecca per anni.
Anni nel corso dei quali non sono stati versati i corrispettivi dovuti allo Stato mentre i concessionari hanno intascato miliardi a palate.
Nel silenzio generale dei media (salvo “Striscia la notizia”), l’inchiesta del “Secolo XIX” va avanti e il 4 dicembre 2008 inizia il processo.
I difensori delle concessionarie contestano la competenza della Corte dei Conti e si rivolgono in Cassazione: un anno fa la Cassazione decide che il processo può invece andare avanti e inizierà a ottobre 2010. Continua »
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Giugno 8th, 2010 Riccardo Fucile
LA DENUNCIA DEI SINDACATI DI POLIZIA A GENOVA: “GLI SCAFFALI SONO VUOTI DA MESI, C’E’ CHI GIRA CON LE STESSE CAMICIE DA ANNI, CON I POLSINI LISI”…”BASTA PROMETTERE PIU’ SERVIZI PER LA SICUREZZA QUANDO SIAMO RIDOTTI COSI'”… UN CONTRATTO SCADUTO DA 4 ANNI E ORA CONGELATO: RICEVUTI SOLO DA FINI
Quando qualcuno si lamenta degli statali “parassiti” e inneggia a tagli sul settore
pubblico, come se lo sfascio dell’economia italiana fosse imputabile ai soliti “fannulloni” del sud, dovrebbe prima documentarsi su come sono costrette ad operare le nostre forze dell’ordine.
E’ un tema che abbiano trattato in profondità più volte in passato, documentandolo con dati precisi, in primis denunciando il famoso taglio di 3 miliardi di euro che il buon Maroni ha avallato a suo tempo per i fondi destinati alla sicurezza.
In due anni di governo del centrodestra abbiamo dovuto leggere degli uomini antimafia della “sezione catturandi” siciliana che devono effettuare gli appostamenti con mezzi propri e con una sede che ha dovuto attendere mesi per riparare persino i servizi igienici, abbiamo dovuto leggere di volanti ferme per mancanza di pezzi di ricambio e persino di benzina, di straordinari non pagati e di reparti mobili fatti viaggiare di notte, dopo ore di servizio di ordine pubblico, per risparmiare persino sull’albergo.
E questo dovrebbe essere un governo di destra?
Ora dal sindacato di polizia di Genova arriva un nuovo allarme che, se non avesse aspetti tragici, farebbe persino sorridere: gli agenti non hanno le divise, il magazzino è vuoto, abbondano solo i calzini.
“Mentre la nave affonda, l’orchestrina suona. Indossare una uniforme decorosa è un obbligo, se non lo fai ti puniscono, ma gli scaffali sono vuoti da mesi. C’è chi gira con le stesse camicie da anni, con i polsini lisi”, denunciano i sindacati.
E ancora: “Il contratto è scaduto da 4 anni, gli scatti sono congelati e ora restiamo pure in mutande. Se qualcuno ha la cosiddetta variazione morfologica, cioè ingrassa, è spacciato. Le taglie forti non ci sono, devono fare la divisa su misura e a quel punto fai prima a dimagrire”. Continua »
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Giugno 7th, 2010 Riccardo Fucile
I DIPENDENTI DELLA AGENZIA DELLE ENTRATE NON POTRANNO PIU’ USARE LE AUTO PROPRIE: NIENTE PIU’ RIMBORSO BENZINA….LE VERIFICHE SI FARANNO USANDO TRAM E MEZZI PUBBLICI O ANDANDO A PIEDI…”USIAMO LA NOSTRA AUTO E IL GOVERNO CI RINGRAZIA TAGLIANDOCI GLI STIPENDI E FACENDOCI PURE PERDERE TEMPO SUI MEZZI PUBBLICI”
I tagli indiscriminati previsti dalla manovra del governo penalizzano l’Amministrazione finanziaria in maniera contraddittoria: da un lato si dovrebbero recuperare, in 3 anni, 70 miliardi di euro, dall’altro si congelano gli stipendi, si bloccano turn over e concorsi, si limita la strumentazione per eseguire all’esterno verifiche e accessi fiscali.
E ora si scopre che, per fare gli accertamenti, i funzionari dovranno attaccarsi pure al tram, nel termine esatto del concetto.
Il decreto 78/2010 dice infatti che “per le verifiche fiscali, i dipendenti della Agenzia dell Entrate non potranno più utilizzare il mezzo proprio, ma dovranno limitarsi ad andare coi mezzi pubblici, a piedi o con le auto di servizio” (queste ultime però sono in dotazione esclusiva dei dirigenti).
La manovra ha infatti tagliato anche le spese inerenti l’uso, per il personale contrattualizzato, del proprio mezzo di trasporto.
Si legge infatti che “la norma è rivolta a sopprimere l’utilizzo del mezzo proprio di trasporto per il personale che, nei casi espressamenti autorizzati, dimostrava la necessità di ricorrere al mezzo proprio, attesa l’impossibilità di utilizzo dei mezzi pubblici”.
E’ stata cosi soppressa improvvisamente la misura dell’indennità chilometrica, rapportata a un quinto del prezzo di un litro di benzina super. Continua »
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Giugno 7th, 2010 Riccardo Fucile
UN TERZO DELLA SPESA DELLE 109 PROVINCE RIGUARDA IL PERSONALE, MA CONSULENZE, INDENNITA’, CONVEGNI PESANO PER 2 MILIARDI…ALTRI 2,4 MILIARDI DI SPESE DI SERVIZIO E 500 MILIONI IN AFFITTI E MANUTENZIONE IMMOBILI
La domanda che si pone il comune cittadino è la seguente: se domani mattina le province
dovessero scomparire, quanto si risparmierebbe in concreto?
Secondo la relazione dei Corte dei Conti, le Province costano in spese 9 miliardi di euro l’anno.
Ovvio che non è che cancellando 109 province possiamo far sparire di colpo l’esercito di dipendenti che vi lavorano: al massimo, accorpando uffici e funzioni, si può pensare a una progressiva diminuzione del personale, attraverso un graduale blocco del tour over.
E’ altrettanto vero che andata la soppressione a regime, nell’arco degli anni il risparmio diventerà sempre più rilevante.
Quanto costa il personale a tempo indeterminato?
Attualmente costa 1.410.530.000, a cui vanno aggiunte le indennità accessorie, le collaborazioni, i precari, i rimborsi spese, i buoni pasto, le missioni.
In pratica la cifra si raddoppia e si arriva a 2,5 miliardi, poco meno di un terzo dell’intero budget, ma con possibilità evidenti di limare nel tempo.
Che bilancio hanno le province?
Attualmente hanno un indebitamento di 1,2 miliardi sui quali pagano 524 milioni di euro l’anno di interessi passivi, cifra quindi recuperabile una volta sanato l’arretrato e chiusi i battenti.
Le spese in servizi ammontano a 2,4 miliardi: riguardano scuole, strade e rifiuti. Ma soprattutto il trasporto provinciale (assorbe circa 1 miliardo). Continua »
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