Destra di Popolo.net

CARISSIMO EPIFANI, QUANTO CI COSTI

Giugno 8th, 2013 Riccardo Fucile

LEADER DEL PD SI AUMENTà’ LO STIPENDIO IN CGIL PER AVERE UN ASSEGNO DI ANZIANITà€ PIÙ ALTO

Il tesoriere del Pd, Antonio Misiani, passa le sue giornate a far di conto.
Il finanziamento ai partiti potrebbe diminuire, il personale è in fermento, si parla di cassa integrazione.
Così, quando ha saputo che sarebbe arrivato Guglielmo Epifani alla segreteria del partito ha provveduto a blindarsi. Niente macchina per il leader, nessuna spesa straordinaria, utilizzo esclusivo delle “risorse interne”.
L’ex segretario della Cgil ha così dovuto lasciare la storica portavoce al sindacato e avvalersi dell’ufficio stampa del gruppo e del partito.
Come tutti gli altri deputati, assicura al Fatto Misiani, “anche lui dovrà  versare i 1.500 euro al partito” come ha sempre fatto Bersani.
Il tesoriere non sa ancora se il neo-segretario abbia regolato la sua posizione, ma non ha dubbi “che lo farà ”.
Il problema è che Epifani in Cgil si dice che sia costoso.
Come tanti, del tutto legittimamente, non ha problemi, ad esempio, a sommare alla cospicua indennità  parlamentare — 13.191 euro e rotti al mese — ai 5.037,38 euro lordi di pensione Inps frutto, come tiene a specificare lui stesso, “di 42 anni di contributi”. A questi, in realtà , aggiunge 428,34 euro mensili di pensione integrativa sottoscritta dalla stessa Cgil.
Non c’è nulla di illecito. “Vuol dire che pagherà  più tasse”, dicono i suoi collaboratori.
Vantare un reddito così elevato è solo una questione di opportunità .
Ad esempio potrebbe rendere più difficile proporre una legge per vietare il cumulo di redditi per chi svolge incarichi pubblici: un calcolo approssimativo parla di circa 2 miliardi di euro risparmiabili immediatamente.
Resta che l’ex segretario Cgil costa.
La sua pensione, circa 3.200-3.400 euro netti, è un bel po’ più alta della media dei“colleghi”.
Sul sito di Open-Polis, che pubblica i redditi dei parlamentari che lo consentono, ci sono le dichiarazioni di altri dirigenti sindacali, come Paolo Nerozzi e Achille Passoni.
Le loro pensioni oscillano tra i 2.200 e i 2.600 euro netti.
Il predecessore di Epifani, Sergio Cofferati, oggi europarlamentare — e dunque obbligato a presentare i redditi a Bruxelles — dichiara una pensione inferiore ai 2.400 euro netti al mese.
Circa mille in meno del segretario Pd.
Il Segreto di Epifani sta in un momento della sua segreteria, il 2004, quando furono cambiati i parametri di riferimento degli stipendi dei dirigenti Cgil.
La tabella salariale del sindacato di Corso Italia è complicata, i livelli dirigenziali sono 18 e vanno dal segretario generale (AS) al funzionario di prima nomina (E).
Ognuno ha un parametro di riferimento su cui vengono calcolate la paga di livello e l’indennità  di mandato.
Nel 2004 Epifani aveva un parametro 279,73, una paga base, lorda, di 2.926 euro e un’indennità  di 1.473 euro.
Totale, 4.399 euro lordi al mese.
L’anno successivo, però, ottiene uno scatto da favola, il 18 per cento: il parametro passa a 330 e la paga complessiva a 5.183,69.
Lo scatto, circa 800 euro mensili in un solo anno, permette di ottenere sostanziosi aumenti negli ultimi anni lavorativi decisivi per chi, ai fini pensionistici, può ancora avvalersi del sistema retributivo.
La pensione è infatti commisurata alla media degli ultimi dieci stipendi annuali. I dirigenti della segreteria confederale, al contrario, hanno soltanto uno scatto del 6 per cento, quelli mediani del 4,3.
Da quel rinnovo in poi, però, dalle tabelle retributive di Corso Italia scompare il rigo AS, quello che riguarda il segretario generale. Sul cui stipendio non esistono quindi dati consultabili.
Quello attuale di Susanna Camusso, a detta dei suoi collaboratori, è di circa 3000 euro netti. Più basso della pensione percepita da Epifani.
I costi del segretario Pd, però, non si fermano qui.
Quando ha lasciato la segreteria a Susanna Camusso, per lui è stata allestita l’Associazione Bruno Trentin, per un costo di circa 500 mila euro l’anno, dotata di segreteria, una portavoce, due autisti alle dipendenze del presidente e un’indennità  per il medesimo.
Questo è avvenuto però in un anno in cui la Cgil ha dovuto ridurre di 96.000 euro la voce “Studi, ricerche e formazione”: dai 2 milioni 746 mila del 2010 ai 2 milioni 649 mila del 2011.
Segno che il costo aggiuntivo della nuova associazione si è scaricato sul resto delle attività  e nonostante il sindacato abbia storicamente collocato i segretari generali uscenti alla Fondazione Di Vittorio.
Lanuova struttura, lo scorso 4 giugno, ha annunciato la propria fusione con gli altri istituti di ricerca della Cgil, Ires e Isf, per dare vita “a un unico centro di iniziativa sindacale, sociale e politica, di ricerca e di formazione”.
Nei due anni alla guida dell’Associazione, Epifani ha continuato a percepire un’indennità  di mandato pur essendo andato in pensione dal gennaio 2011.
Dalle tabelle retributive al 2010 si tratta di 3966,10 lordi mensili, circa 2 mila euro netti.
Ecco perchè al Pd continuano a fare i conti.

Salvatore Cannavò
(da Il Fatto Quotidiano“)

argomento: la casta, Partito Democratico, PD | Commenta »

A LECCO TRECENTO LADRONI PADANI INTASCAVANO LA PENSIONE DEI PARENTI DEFUNTI

Giugno 8th, 2013 Riccardo Fucile

IL CASO DI UN NIPOTE CHE CONTINUAVA A RISCUOTERE LA PENSIONE DEL NONNO MORTO DA SETTE ANNI

Ogni mese è andato a incassare l’assegno della pensione del nonno.
Ha riscosso dall’Inps novantuno mensilità . Ma, in verità , il nonno era morto da sette anni.
Nei guai è finito un nipote, che con questo raggiro «arrotondava» il proprio stipendio. E’ questo il caso più grave della maxi frode smascherata con l’operazione «Lazzaro» dalla Guardia di finanza di Lecco, che ha scoperto 300 casi in cui i familiari continuavano a intascare la pensione d’anzianità  di parenti defunti per una somma totale di 700 mila euro al netto delle reversibilità .
Spiega il comandante Corrado Loero: «Le persone denunciate sono 50. Nei confronti delle altre 250 non c’è stato invece nessun procedimento, in quanto non hanno superato la soglia penale dei 4 mila euro indebitamente incassati e, dopo un sollecito, hanno regolarizzato la posizione con l’ente previdenziale».
Le indagini dell’operazione «Lazzaro» sono cominciate un anno fa.
I finanzieri, in collaborazione con la direzione provinciale dell’Inps, hanno passato al setaccio, attraverso l’incrocio dei dati, le pensioni di 10 mila persone che, mentre all’anagrafe dei comuni della provincia di Lecco risultavano deceduti, continuavano a percepire pensioni di anzianità .
Dai controlli effettuati, anche per mezzo di indagini finanziarie, sono emerse 300 posizioni irregolari «ai fini amministrativi e responsabilità  penali per 50 persone». «Queste ultime, titolari di un proprio reddito da lavoro dipendente o autonomo, hanno continuato a riscuotere per anni le pensioni dei parenti defunti», spiega ancora il colonnello Loero.
E per questo motivo, sono state denunciate alla Procura di Lecco. Sono accusate sia di truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche, sia del reato d’indebita percezione di erogazioni a danno dello Stato.
L’operazione delle Fiamme Gialle ha permesso l’immediata sospensione delle prestazioni pensionistiche non dovute, consentendo il rientro nelle casse dello Stato di oltre 100 mila euro, mentre sono ancora in corso le procedure di recupero.
Inoltre, considerando che alcuni parenti dei defunti hanno riscosso la pensione in rinomate località  balneari poste sulle rive mediterranee di Spagna e Francia, i finanzieri stanno valutando la possibilità  di attivare la procedura internazionale per il recupero delle somme illegalmente percepite.

Paolo Marelli
(da “il Corriere della Sera”)

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TERNI, “SINDACO COLPITO DA MANGANELLO E NON DA OMBRELLO”: UN NUOVO VIDEO DEL TGR UMBRIA SMENTISCE LA TESI DELLA QUESTURA

Giugno 8th, 2013 Riccardo Fucile

TROPPO DISTANTE DAL SINDACO L’UOMO CHE BRANDIVA L’OMBRELLO E CHE HA SEMPRE NEGATO DI AVER COLPITO QUALCUNO: CIO’ NONOSTANTE E’ STATO ACCUSATO DI SETTE REATI

Un nuovo video girato con le telecamere del TGR Umbria dimostrerebbe che, durante gli incidenti alla manifestazione degli operai della ThyssenKrupp, delle acciaierie del gruppo Ast di Terni, il sindaco Leopoldo Di Girolamo è stato ferito da un manganello e non da un ombrello.
Il filmato ripropone la sequenza dello scontro tra forze dell’ordine e manifestanti alla stazione ferroviaria di Terni, dando però una prospettiva diversa rispetto a quella visibile nel video diffuso dalla polizia.
Si intravede un ombrello posizionato alle spalle del primo cittadino e davanti una mano che brandisce un manganello e che si trova più vicino al sindaco.
Il momento dell’impatto è coperto dai caschi delle forze dell’ordine, ma quando nel video ricompare la testa insaguinata di Di Girolamo l’impressione è che l’ombrello sia in una posizione troppo arretrata e gli agenti vicinissimi.
Il filmato ora è al vaglio degli inquirenti e potrebbe scagionare l’operaio narnese di 37 anni accusato dalla polizia di aver colpito il sindaco con il manico dell’ombrello. L’uomo, a cui sono contestati ben sette ipotesi di reato, ha ammesso di aver brandito l’ombrello, ma dichiara di non aver colpito nessuno, nè tantomeno il primo cittadino. Di Girolamo stesso finora ha sempre ribadito in modo fermo che a colpirlo è stato un manganello

(da “il Fatto Quotidiano”)

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“CRISTOFORO COLOMBO NON SI TOCCA”: ITALIANI DI BUENOS AIRES CONTRO KIRCHNER

Giugno 8th, 2013 Riccardo Fucile

LA COMUNITA’ ITALIANA PROTESTA PER LA RIMOZIONE DELLA STATUA DEDICATA AL GRANDE NAVIGATORE… SI MUOVE LA DIPLOMAZIA

Gli italiani d’Argentina difendono a denti stretti il loro Cristoforo Colombo.
Sta assumendo davvero i colori di “una guerra dei due mondi” la vicenda della statua dedicata al grande navigatore genovese, donata circa un secolo fa a Buenos Aires dai nostri emigranti, in occasione del primo centenario dall’indipendenza dall’Argentina come segno di gratitudine per la generosità  di questa terra nell’averli accolti, e oggi sotto minaccia di essere rimossa.
Persino il nostro ambasciatore Guido La Tella chiede adesso di poter parlare di persona con la presidente Kirchner perchè torni sui suoi passi.
Ma finora il segretario di Cristina, l’avvocato Oscar Parrilli, non ha dato nessun via libera all’incontro.
Nessuna risposta è stata data neanche alle varie associazioni e Comites italiani che da giorni protestano.
Il “casus belli”, in cui gli italiani sono stati loro malgrado chiamati in causa, è appunto un semplice monumento sul quale però si giocano asti e rancori di Cristina nei confronti del sindaco della capitale Mauricio Macri, del centrodestra.
Come già  aveva fatto il presidente venezuelano Hugo Chà¡vez qualche anno fa, quando aveva ordinato di distruggere un altro monumento a Colombo definito “il genocida” per sostituirlo con uno dell’eroe Bolà­var, anche la presidenta sembra essere decisa a seguire le sue orme.
Cristina ha infatti dato mandato qualche giorno fa di rimuovere la statua di Colombo posizionata nell’omonima piazza per trasferirla a Mar de Plata, su una spiaggiona che potrebbe fare il paio con le nostre Rimini o Cesanatico e dove peraltro una statua del navigatore genovese c’è già  .
Il posto del monumento dedicato all’eroe che scoprì le Americhe sarà  preso da un altro, raffigurante la patriota boliviana Juana Azurduy de Padilla, figlia di uno spagnolo che, tra l’altro, senza Colombo in Bolivia non avrebbe mai messo piede.
Una statua questa, del valore di un milione di dollari, donata agli argentini dal governo di Evo Morales.
Finora il tentativo di rimozione della statua – 38 tonnellate di finissimo marmo di Carrara per 6 metri di altezza scolpite da Arnaldo Zocchi nel 1921 – è andato fallito; nonostante le due gru pronte a realizzare l’impegnativo trasloco, l’operazione è stata fermata, non senza qualche spintone, dagli agenti della polizia municipale, secondo i quali la statua di Colombo appartiene al comune di Buenos Aires, e può essere spostata solo in applicazione di una norma varata dal Parlamento della capitale.
La Casa Rosada si è trincerata dietro un lungo comunicato a firma di Oscar Parrilli nel quale, citando la Direzione Nazionale di Architettura, si giustifica l’operazione con un “rischio strutturale sofferto dal monumento”, che “ non permette di garantire la sua stabilità ”.
Insomma, il dibattito continua, con commenti che spesso rasentano il tragicomico, e ha ormai superato persino i confini dell’Argentina.
Da un lato i bolivariani che “odiano” Cristoforo Colombo come simbolo della sottomissione degli indios e della “conquista” spagnola, dall’altra gli anti-bolivariani che rivendicano le radici europee della loro storia e accusano il governo argentino di sterminare invece gli ultimi indios rimasti nel Chaco, i Qom/Toba.
In mezzo gli italiani, chiamati stavolta a salvaguardare un’opera dal grande valore simbolico.

Paolo Manzo

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INTERVISTA A CIVATI: “MATTEO TEME LETTA E DI RESTARE IN MEZZO AL GUADO”

Giugno 7th, 2013 Riccardo Fucile

“ERA CONTRARIO AI DOPPI INCARICHI, MA SPESSO CAMBIA IDEA”

Transatlantico, divanetto rosso, Pippo Civati è circondato da un po’ di colleghi. Discutono della pancia agitata dello strano condominio di centrosinistra in cui si trovano.
Lui, Civati, è appena tornato da un incontro con Stefano Rodotà . Si sentono spesso col Professore. Idee comuni. Immaginano un partito che stia più vicino agli elettori. Soprattutto che stia più a sinistra. «Rispetto a questo è facile no? ». Gioca. Ma neanche troppo.
E diventa immediatamente serio quando il discorso scivola su Matteo Renzi, che una volta era suo amico – parlavano lo stesso linguaggio rottamatorio e che oggi è diventato concorrenza diretta.
Chi lo guida il partito domani? Il rivale è strafavorito. Eppure.
Civati, Renzi vuole fare il segretario.
«Due settimane fa era pieno di dubbi. Non sapeva come muoversi. Adesso dice che la carica non sarebbe incompatibile con quella di sindaco di Firenze. Sostiene spesso cose molto diverse tra loro. Un tempo, ad esempio, era molto preoccupato dall’idea dei doppi incarichi»
Perchè oggi non lo è più?
«Pensa alla premiership. E ha paura che Letta allunghi il passo. In questo caso la sua corsa diventerebbe più complicata. Era la grande speranza, adesso ha paura di rimanere in mezzo al guado».
Come sarebbe il partito di Renzi?
«Boh. A me interessa immaginare come sarebbe il partito di Civati».
Dica.
«Alternativo al centrodestra. Ma in modo netto. E’ uno dei motivi per cui oggi io ho qualche problema nel Pd. Un partito di cui Renzi non sembrava volersi occupare. E’ anche per questo che ci allontanammo».
Il presidente della Regione Lazio, Zingaretti, sostiene che Epifani non avrebbe potuto scegliere diversamente il nuovo gruppo dirigente, ma che è arrivato il momento di finirla con le conventicole.
«Benvenuto tra di noi. E’ bello che se ne accorga adesso. Le scelte che fa Epifani sono esattamente in linea con quelle che ha fatto il partito negli ultimi due mesi. Il problema politico è sul tappeto da un pezzo».
Vero. Ma il problema politico riguarda anche lei. Perchè sulla proposta Giachetti di riforma elettorale prima ha detto sì e poi si è adeguato alle direttive del gruppo?
«Per mostrare anche plasticamente le contraddizioni quasi irrisolvibili che ci sono al nostro interno. Una situazione che si è cristallizzata dopo l’intervento del Capo dello Stato alla Camera».
Anche lei è convinto che Napolitano faccia il capo del governo oltre che il Presidente della Repubblica?
«Mi pare che nessuno possa negare l’influenza fortissima che il Presidente esercita sul governo e sul Parlamento».
Le riesce la fusione a freddo con un pezzo di M5S?
«Non ho mai fatto scouting. Non comincerò ora. La parte dialogante del Movimento è piena di ingenuità . E la parte più aggressiva del gruppo, a cominciare da Grillo, attaccando tutti finisce poi per non attaccare nessuno. Hanno avuto un’occasione storica. E l’hanno sprecata».

(da “La Stampa“)

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INTERVISTA A GENTILINI: “COLPA DI BERLUSCONI E BOSSI SE TREVISO ANDRA’ AI COMUNISTI”

Giugno 7th, 2013 Riccardo Fucile

L’EX SINDACO SCERIFFO PUNTA SUL “DURO E PURO” PER VINCERE IL BALLOTTAGGIO E PUNTA SUL VECCHIO CIARPAME LEGHISTA

“Una maschia gioventù, con romana volontà  combatterà ; verrà , quel dì verrà , che la Gran Madre degli eroi ci chiamerà “.
Gentilini, questo è l’inno dei Balilla: che fa, ritorna alle sue origini?
“Mai rinnegate. Io me ne frego. Di tutti, anche dei capi. Della Lega, del Pdl, tutti…. Sa quanti ne ho mandati a ramengo?”.
Non ha risparmiato Bossi, e neppure Berlusconi: lei dice che è per colpa loro che i “comunisti” rischiano di prendere Treviso. Perchè?
“Si sono persi in faccende personali: donne, processi, soldi della Lega finiti ai familiari. Ma al governo non hanno combinato niente, e i cittadini si sono sentiti traditi”.
Al governo non ci sono più, e il capo della Lega adesso è Maroni…
“Quando perdi la fiducia della gente, diventa difficilissimo riprendertela. Io ho parlato per vent’anni di Alta Italia, poi sono stato tradito da chi aveva fondato la Lega. Ma sono credibile, e il 20 per cento che ha preso la mia lista lo dimostra”.
Son mancati i voti della Lega.
E anche quelli del Pdl: mi avevano promesso il 10-12 per cento: hanno preso il 5″.
E la Lega l’otto: a Treviso, poi… Non è l’inizio della fine?
“No, finchè ci sono io. Rappresento la Lega del ’94: trasparente e onesta. Se al ballottaggio perdo allora sì che la Lega muore: rimarrà  solo un cumulo di macerie “.
Maroni non è mai venuto a Treviso in campagna elettorale…
“Già . Ha i suoi problemi in Regione Lombardia: ognuno coltiva il suo orticello. Ma non mi lamento: non ho bisogno di padri putativi, brillo di luce mia”.
A 84 anni, poi, è difficile avere padri. A proposito: lei dal ’94 è stato sempre o sindaco o prosindaco, e adesso si ripresenta. Alla faccia del cambiamento
“Mi sono fatto avanti perchè non c’erano alternative. Sono inevitabile per evitare la fine, ma vinco e poi passo il testimone ai giovani. Adesso non si può. Me ne frego di quelli che mi criticano”.
E dagli.
“Tanto sono tutti appesi a me, io sono la speranza contro i trinariciuti che stanno riemergendo: i comunisti sono andati a votare in massa, io alzerò la linea Maginot contro chi sta sovvertendo l’ordine naturale delle cose: estremisti, centri sociali, la ministra che vuole abolire il reato di clandestinità  e dare la cittadinanza ai bambini che nascono sulle spiagge del mare italico: ma siamo matti?”.
Ma scusi: il suo avversario Manildo è anche lui un trinariciuto comunista, non viene dalla Dc?
“Andavo all’università  con suo padre, democristiano. Lui stava nella Fuci, io nell’Ugl. Ma non avrei mai creduto che suo figlio si buttasse dalla parte di quelli della falce e martello. Non sarà  comunista, ma si è colorato di rosso perchè è sostenuto dagli estremisti “.
Maroni adesso verrà  a Treviso per sostenerla?
“Se vuole venga pure. Ma il baluardo della libertà  e della difesa delle nostre tradizioni sono io: un crociato sansepolcrista che erigerà  un muro contro la dittatura comunista”.

Rodolfo Sala
(da “La Repubblica”)

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INTERVISTA A FAVA: “IL PD NON MI VOLEVA AL COPASIR, TROPPO INDIPENDENTE”

Giugno 7th, 2013 Riccardo Fucile

“TROPPA CONTINUITA’ CON IL GOVERNO, NON HANNO VOLUTO CAMBIARE”

Fava, quanto ci è rimasto male?
«Nessuno stupore. Anzi, un po’, perchè non ho capito come mai il Pd si sia fatto portavoce di certe preoccupazioni che riguardavano la mia persona. Un atteggiamento che mi addolora».
Quanto pensa che abbia pesato la sua inchiesta sui servizi segreti nell’escluderla?
«Non credo che ci sia stato nessun signore mascherato che abbia bussato alla porta del Parlamento per mettere un veto su di me a nome dei servizi segreti»
E allora?
«Registro un clima diffuso… Sono usciti articoli che raccontavano di me, e riferivano di quando, sette anni fa, ho reso dichiarazioni ufficiali al Congresso degli Stati Uniti. Oppure di quanto, cinque anni fa, ho testimoniato al processo di Milano sul caso Abu Omar. Cose che io stesso avrei difficoltà  a ricostruire. Si vede che qualcuno conserva memoria».
E se ne meraviglia? Lei, Fava, ha messo spalle al muro le segrete intese tra la Cia e i servizi segreti di tutt’Europa, con molti governi che negavano pure l’evidenza.
«Si vede che qualcuno ritiene che io mi sia comportato in modo troppo indipendente nel giudicare le attività  distorsive delle agenzie di intelligence. Ora, questa mia indipendenza di giudizio penso dovesse essere considerata un merito e non un demerito. Ma così va l’Italia… Fino a oggi il Copasir ha marciato con spirito di sinergia verso le scelte dei governi».
Con lei sarebbe cambiata musica?
«Se avessero dato al sottoscritto la presidenza, non dico che ci saremmo impegnati a mettere bastoni tra le ruote, ma almeno una corretta vigilanza, quella sì. Finora non è accaduto. Semmai c’è stata una sostanziale continuità , fino al punto che esponenti di governo, dismessa la carica di ministri, divenivano presidenti del Comitato di controllo attraverso il quale potevano “vigilare” sull’operato dei servizi segreti che dirigevano fino al giorno prima. Ma è la democrazia stessa, non soltanto il senatore Fava, che dovrebbe essere preoccupata se ci sono azioni distorsive da parte dei servizi segreti. Io ho segnalato quello che ritenevo un comportamento patologico. Ciò ha determinato veti sul mio nome? Ne sono onorato. Significa che ho lavorato bene, non il contrario».

(da “La Repubblica“)

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CINQUESTELLE: FURNARI E LABRIOLA SE NE VANNO E SUL BLOG DI GRILLO PIOVONO INSULTI

Giugno 7th, 2013 Riccardo Fucile

DI MAIO MINACCE QUERELE: “BASTA GOSSIPPARI A MONTECITORIO”… DEPUTATI M5S, AUMENTA IL DISSENSO….ELETTORATO CONFUSO: SOLO IL 55% DEGLI ELETTORI ALLE POLITICHE RIDAREBBE IL VOTO AI   GRILLINI

Adesso è ufficiale: Vincenza Labriola e Alessandro Furnari sono a tutti gli effetti “ex” deputati del MoVimento Cinque Stelle, ora iscritti al gruppo misto della Camera.
Già  ieri, quando il passaggio non era ancora certo seppur dato per imminente, le pagine Facebook dei due parlamentari erano stati subissati di insulti.
Alla notizia dell’ufficialità , si è scatenata una nuova ondata di commenti al vetriolo, quasi una caccia all’untore.
“Eccoli qui, i traditori”, scrivono i militanti sui social network additando Labriola e Furnari.
La richiesta pressochè unanime è che Furnari si dimetta quanto prima, ma tanti scelgono gli insulti per manifestare il loro sdegno, da “infame” a “merda”.
C’è chi chiede di isolare Furnari eliminandolo “in gran massa dai nostri contatti”. Parole diverse, stesso trattamento per Vincenza Labriola.
“I militanti cinquestelle ti aspettano a Taranto per una festa. Viva la diaria! ti sei emozionata quando hai visto 20000 netti per un mese e mezzo? che peccato buttarli”.
Ma i due deputati tarantini oggi appaiono come la punta di un iceberg che, anzichè sciogliersi, con l’arrivo del caldo vero prende sempre più corpo: la dissidenza interna al M5S; la delusione di quanti si sentono davvero “burattini” manovrati da chi dall’alto decide tutto, come afferma Berlusconi; la rabbia di chi, come il senatore siciliano Michele Giarrusso, candidato del M5S a presidente della Giunta per le immunità  e le autorizzazioni a procedere di Palazzo Madama, vede il capogruppo Vito Crimi fargli mancare il suo voto.
“Abbiamo passato quattro mesi a fare casino per l’ineleggibilità  di Berlusconi e abbiamo un capogruppo che non si presenta al voto per il presidente della Giunta. Ognuno ne tragga le conclusioni”.
E c’è chi, come Adriano Zaccagnini, racconta di una assemblea plenaria dei parlamentari M5S   in cui si parla soprattutto di soldi e burocrazia, non più dei grandi temi. Assemblea a cui partecipano sempre in meno, gli assenti che hanno preferito tornare a casa per il weekend inseguiti dalla domanda: “Perchè sono qui?”.
Una visione del presente M5S che Luigi Di Maio, deputato e vicepresidente della Camera, prova a smontare su Facebook, quando la fuga di Furnari e Labriola non è ancora ufficiale. “Ormai passiamo il tempo a smentire notizie non vere, origliate e travisate da gossippari di Montecitorio. Questo mina anche la nostra serenità  nel fare il nostro lavoro. Da domani, se si dovesse verificare di nuovo, passo alle querele. Mi dispiace”.
Ma domani, cioè oggi, lo scenario è esattamente quello dipinto dai “gossippari”.
Con buona pace di Di Maio e delle sue querele, Labriola e Furnari passano al gruppo misto.
E la poca serenità  dei parlamentari M5S è condivisa da chi aveva votato Grillo alle elezioni politiche.
Secondo un sondaggio dell’Istituto Swg, in esclusiva per Agorà , su Raitre, oltre la metà  degli elettori del Movimento 5 Stelle (55%) confermerebbe oggi quel voto, mentre il 13 percento si dice certo che voterebbe per un altro partito, a cui va aggiunto un significativo 20 per cento che non saprebbe ancora come orientarsi in caso di elezioni e un 12 per cento che si asterrebbe.
“Il livello di affezione per altri partiti è molto più alto – osserva Roberto Weber, presidente Swg -. Se oggi chiediamo chi rivoterebbero, gli elettori del Pdl confermano il proprio voto nell’88 percento dei casi, quelli del Pd nel 66 percento, mentre quelli di Grillo nel 55 percento, quindi ci sono elementi di disorientamento significativi nell’elettorato 5 Stelle”.
Gli elettori del M5S chiedono chiarezza, sul ruolo del M5S in Parlamento e la qualità  della sua partecipazione alla costruzione di un Paese nuovo “nelle” istituzioni.
Una chiarezza che passa anche attraverso la “più amata dagli italiani”, la televisione. Infatti, secondo lo stesso sondaggio, il 58 per cento degli italiani e, in particolare, il 46 per cento degli elettori 5 stelle, pensa che Grillo sbagli a non andare in tv.
Per completezza, il 51 per cento degli italiani ritiene corretto il comportamento dei mezzi di informazione nei confronti del leader del MoVimento 5 Stelle, l’82 per cento dei sostenitori grillini sostiene l’esatto contrario.

(da “La Repubblica””)

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NEL 2013 LA CHIESA NON PAGHERA’ L’IMU: L’ACCONTO ERA PREVISTO PER IL 17 GIUGNO

Giugno 7th, 2013 Riccardo Fucile

IL TESORO CON UNA CIRCOLARE RINVIA IL CONGUAGLIO AL 2014 PERCHE’ NON SAREBBE CHIARO L’IMPORTO DA VERSARE

La Chiesa cattolica e gli altri enti non profit, per quest’anno ancora non pagheranno l’Imu.
O meglio: la pagheranno come hanno fatto finora e forse anche meno.
Come anticipato dal Fatto Quotidiano qualche giorno fa, infatti, il combinato disposto tra il bizantino regolamento di attuazione emanato dal governo Monti a novembre e la mancanza della modulistica (non preparata dal Dipartimento delle Finanze del ministero Tesoro) ha comportato il fallimento della legge con cui Mario Monti ha bloccato la procedura d’infrazione aperta dall’Unione europea per aiuti di Stato (chiusa a dicembre col condono del pregresso).
Lo conferma una circolare emanata ieri dal direttore del dipartimento delle Finanze, Fabrizia Lapecorella, che ammette la mancanza e prescrive, sostanzialmente, che il non profit faccia quello che crede: paghi la rata di giugno, se ritiene di dovere, e poi i conti si faranno addirittura nel 2014.
Un breve riassunto dell’intricata vicenda.
Secondo la legge varata dal governo Monti, da quest’anno gli enti ecclesiastici e tutto il settore non profit sarebbero stati esenti dall’Imu solo per quegli immobili o quelle parti di immobili in cui non si svolgono attività  commerciali.
Problema: come stabilire cosa si intende per attività  non commerciale?
Ci ha pensato, per così dire, un regolamento apposito: sostanzialmente sono quei servizi — alberghi, scuole, cliniche, ecc. — che offrono il servizio alla metà  del costo medio di mercato nello stesso territorio.
Sulla base di questi fumosi principi, gli enti interessati avrebbero dovuto compilare entro l’inizio di febbraio un modulo in cui indicavano quali parti dei loro edifici (e addirittura in quali giorni) erano sede di attività  commerciali.
Come avevamo anticipato, però, il modulo ancora non esiste e dunque non si sa chi e quanto dovrà  pagare
Per questo ora il ministero Tesoro diffonde la sua circolare che rimanda tutto all’anno prossimo.
In sostanza, invece di pagare normalmente, quest’anno ognuno pagherà  quello che crede (“secondo la migliore stima possibile”) e poi per l’eventuale conguaglio ci si rivede nel giugno 2014, sperando che il modulo sia pronto.
Non solo, par di capire che il Tesoro sia quasi preoccupato di incassare troppo: se qualcuno infatti, scrive Lapecorella, nel 2012 pagava l’Imu su tutto l’immobile. Quest’anno potrebbe dover pagare meno grazie alla divisione in parti e quindi meglio rinviare di 12 mesi.

Marco Palombi
(da “il Fatto Quotidiano“)

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