Aprile 12th, 2015 Riccardo Fucile
ALLO STUDIO PROPOSTE ALTERNATIVE
Chi l’avrebbe mai detto: indifferenti ai cosiddetti “costi della democrazia”, insensibili al presunto “primato della politica”, per nulla commossi dal grido di dolore dei partiti in bolletta che piangono miseria dopo l’abolizione del finanziamento pubblico diretto, anzi piuttosto scandalizzati dalle loro fonti di sostentamento alternative (rimborsi istituzionali per spese private, tangenti mascherate da donazioni a fondazioni e aziende vinicole, oltre — si capisce — alle vecchie care mazzette), gli italiani non hanno alcuna intenzione di foraggiare la Casta.
Anche quando è gratis perchè paga lo Stato: solo 16.518 contribuenti sui 41 milioni (0,4 su mille) hanno approfittato dell’occasionissima offerta dalla legge Letta di destinare il 2 per mille delle loro tasse al loro partito.
O perchè un partito non ce l’hanno, o perchè sono disposti al massimo a votarlo, non certo a foraggiarlo.
La riforma aveva fissato in 7,7 milioni l’anno il tetto massimo dei contributi, vedi mai che i contribuenti inondassero di dobloni i partiti.
Nel 2014 sono arrivati la miseria di 325.711 euro, da suddividere fra le varie sigle: 199 mila al Pd, 24 mila a FI, 23 mila a Sel, 16 mila a Sudtiroler, 9.600 al Psi (quando c’è da incassare c’è sempre), 9.300 a FdI, 4 mila a Union Valdotaine, 3 mila a Udc, 656 al Partito tirolese.
Perciò i tesorieri dei partiti hanno preso a riunirsi in conciliaboli carbonari, in catacombe e sottoscala, per studiare il da farsi prima di dichiarare bancarotta.
Scartate le rapine in banca, troppo rischiose, l’idea che va per la maggiore è ripristinare il finanziamento pubblico diretto.
Ma non si escludono proposte alternative, decisamente meno impopolari.
Casa chiusa, partito aperto.
L’iniziativa, che viene incontro all’esigenza di modernizzare, regolamentare e tassare la prostituzione levandola dai marciapiedi, prevede l’affidamento delle nuove case di appuntamento alle fondazioni di partiti e singoli politici, che oggi si barcamenano in attività culturali perlopiù fittizie o inutili, mentre in futuro potranno rendersi utili gestendo bordelli attraverso maà®tresses lottizzate per correnti, in base ai voti delle primarie: 80% alla renziana Katiusciah, 20 per cento alla minoranza interna che si è subito divisa fra la bersaniana Marisa, la cuperliana Barbara, la fassiniana (nel senso di Fassina) Genoveffa, la dalemiana Cesarina e la civatiana Luisa.
Unica controindicazione: la ferma ostilità di Forza Italia, il cui leader teme di perdere il monopolio del settore.
Chi vuol esser detenuto.
Il nuovo gioco a premi per rimpolpare le casse vuote, abbinato alla Lotteria
Ogni lunedì gli italiani potranno acquistare un Grattaevinci su cui dovranno indovinare i nomi dei politici arrestati e indagati nel corso della settimana.
Il ricavato andrà al partito che riuscirà a totalizzare più nuovi detenuti e inquisiti. L’idea, lanciata comprensibilmente dal tesoriere del Ncd, ha suscitato le immediate proteste di FI per la concorrenza sleale.
Balle a tassametro.
I renziani rilanciano con un’idea moderna e innovativa, subito appoggiata da Salvini: più menti, più incassi.
Un’Authority indipendente, scelta con gli stessi criteri di imparzialità del nuovo Cda Rai, quindi nominata dal governo, premierà ogni mese la bugia più grossa di un politico, a cui assegnerà un bonus in denaro esentasse.
Contraria Forza Italia: il suo leader, dall’avvento di Renzi, è fuori forma.
Olgettine Panini.
Gli azzurri, in evidente conflitto d’interessi, insistono per un nuovo album di figurine, le Olgettine Panini: al posto dei calciatori o dei protagonisti dei cartoons, si collezionano immagini di ragazze allegre, maggiorenni e non.
Vista l’età media degli elettori berlusconiani, si è pensato di rinverdire i fasti del programma radiofonico I 4 moschettieri trasmesso dall’Eiar fra il 1934 e il 1937 (primo compleanno di B.), che faceva incontrare gli eroi di Dumas con personaggi del cinema e della mitologia: il tutto abbinato a un concorso legato a una raccolta di figurine ispirate ai personaggi coinvolti nei racconti, presenti nei prodotti Buitoni e Perugina e nei pacchetti di sigarette; l’handicap era quella, introvabile, del feroce Saladino. Che, nella versione moderna, è la nipote di Mubarak.
Possibili gli scambi di doppioni fra concorrenti: tre Polanco per due gemelle De Vivo e così via.
Al primo leader che completa l’album, finanziamento tutto l’anno.
Riffa Capitale.
Si tratta di una lotteria da affidare —in ossequio alla par condicio — a Massimo Carminati detto il Nero e Salvatore Buzzi detto il Rosso, che potranno dirigerla anche dal carcere nell’ora d’aria.
Vince chi si aggiudica il maggior numero di appalti truccati o chi riesce nell’impresa di mettere in piedi un’associazione mafiosa senza neppure un mafioso.
“E dove sarebbe il problema?” han commentato all’unisono Pd e FI. Baci a tassametro. Memore della lunga fila di senatori di ogni partito in coda nell’agosto scorso per baciare la ministra Boschi dopo il Sì alla riforma costituzionale, col contorno di grattini sulla schiena a Denis Verdini e a Donato Bruno, la segreteria Dem ha deciso di monetizzare la chance sul modello Happy Days , dove Fonzie organizzava serate di beneficenza facendosi pagare dalle ragazze un tot a bacio.
Per ogni effusione dell’avvenente ministra, bisognerà metter mano al portafogli: grattino 50 euro, bacio 100 euro, bacio con grattino 130. Sconti comitive.
Audiolibri griffati.
Per elevare il dibattito, si era pensato di mettere in commercio una serie di audiolibri con i classici della letteratura declamati dai parlamentari più popolari.
A Maurizio Gasparri era toccato il montaliano Ossi di seppia. Ma l’interessato ha fatto sapere che gli occorre tempo: “Io a pesca ce vado solo in vacanza, e poi come se fa a disossà ‘ste seppie?”.
Marco Travaglio
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Aprile 12th, 2015 Riccardo Fucile
COSI’ FITTO ESCE COME COLUI CHE HA CERCATO FINO ALLA FINE DI UNIRE E BERLUSCONI SI ASSUME LA RESPONSABILITA’ DELLA CAPORETTO: MA IN FORZA ITALIA UNO NORMALE ESISTE?
“Come ulteriore prova di buon senso e di ragionevolezza, alla luce della situazione delle ultime ore ,
avanzo l’ipotesi di un ticket Schittulli-Poli Bortone, unendo tutte le energie migliori”.
E’ la proposta di Raffaele Fitto nella giornata dell’autoconvocazione dei fedelissimi a Lecce.
“Naturalmente – aggiunge l’ex ministro -, devono cadere tutti i veti sui nostri candidati nelle liste del nostro partito Forza Italia e predisporre, come è logico che sia, liste forti e competitive. Chi non accetta neanche questa soluzione, sta giocando un’altra partita che nulla ha a che fare con le elezioni regionali. Questo è il mio personale contributo di proposta politica, di ragionevolezza, anche per togliere a tutti ogni possibile scusa o alibi e per avere un una coalizione unita e vincente. La Puglia, le elettrici e gli elettori di questa Regione lo meritano”.
Ma la mediazione di Fitto viene respinta da Luigi Vitale: ” L’ipotesi di un ticket Schittulli-Poli Bortone non sta sul tappeto. Al massimo potremmo analizzare l’ipotesi di un ticket Poli Bortone-Schittulli, nel senso che lei è il candidato presidente e lui vicepresidente”. ha dichiarato il commissario in Puglia di Forza Italia.
L’ultimo harakiri del plenipotenziario di Berlusconi che a questo punto resta inchiodato alle proprie responsabilità sullo sfascio del partito.
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Aprile 12th, 2015 Riccardo Fucile
BERLUSCONI FUORI DI SE’: “LEADERICCHIO”… FITTO: “NON PUOI CACCIARE NESSUNO, NELLO STATUTO MANCANO I PROBIVIRI, ANDAVANO NOMINATI DA UN CONSIGLIO NAZIONALE CHE NON ESISTE”
La Puglia come laboratorio di un esperimento: l’implosione di Forza Italia nelle aule dei tribunali.
A tanto arriva l’estenuante braccio di ferro tra Silvio Berlusconi e Raffaele Fitto.
Il capo dei dissidenti studia con i suoi legali un ricorso per contendere l’uso del simbolo all’ex Cavaliere.
Una gigantesca class action politica da far sottoscrivere a un migliaio di tesserati azzurri.
«Vedrete nei prossimi giorni — promette — siamo solo all’inizio».
Proverà ad anticipare le mosse del quartier generale di Arcore, bruciando sul tempo chi vuole metterlo alla porta.
Nel bel mezzo di questo scontro furioso, intanto, si segnala pure l’ennesimo paradossale rilancio azzurro: l’investitura di Adriana Poli Bortone nella corsa alla regione. Senza il consenso, però, del partito della candidata in pectore.
Rintanato fino a ieri alla Certosa, Berlusconi non vuole neanche sentire pronunciare il nome di Fitto. Lo considera, brutalmente, «un lidericchio».
Per risolvere il rebus, allora, è costretto ad alzare la cornetta per chiamare Poli Bortone: «Stavolta tocca a te».
Peccato che in Puglia Fratelli d’Italia non ami la collega di partito. E che Giorgia Meloni apprenda la novità solo dalle agenzie. «La proposta è motivo di orgoglio, ma se finisse con l’essere ulteriore motivo di divisione non sarebbe possibile ». Una frenata brusca, un duro colpo per le ambizioni di Poli Bortone.
Per sciogliere il nodo, comunque, servirà attendere un faccia a faccia tra Matteo Salvini e la leader di Fratelli d’Italia, in agenda per oggi. Non sarà facile per Meloni scaricare Schittulli, ma un eventuale via libera del Carroccio all’ex aennina renderebbe inevitabile la scelta. Ma la Meloni rischia di perdere la base del partito che già vede troppa dipendenza del partito nei confronti della Lega.
L’implosione di Forza Italia resta uno scenario incombente.
Anzi imminente, a dare retta all’ultimo affondo di Fitto: «Caro Presidente — mette nero su bianco — stai scegliendo una linea da “cupio dissolvi”, in cui la caccia al ‘nemico interno’ vale più di ogni altra considerazione. FI gioca a perdere. Io sto nel partito, ma non prendo ordini».
E in effetti il leader dei frondisti è pronto davvero a difendersi in trincea, con una battaglia legale senza precedenti.
«In base a quali regole Forza Italia ha assunto la decisione di candidare Poli Bortone?».
Quindi sgancia la bomba: «La vita di FI è completamente extra-legale, dal Presidente in giù. È necessaria una grande iniziativa politica di iscritti, militanti e parlamentari per il rispetto in ogni sede legale dello Statuto del partito».
Come? Dopo essersi consultato con i suoi avvocati, il ras pugliese ha deciso di raccogliere mille firme tra dirigenti e tesserati.
Vuole presentare un ricorso per inibire l’uso del simbolo alla tesoriera Rossi, paralizzando clamorosamente i suoi avversari.
Lo schema sarà forse replicato in altre Regioni, facendo leva su una certezza: in assenza dei probiviri (andrebbero nominati da un consiglio nazionale che non esiste) nessuno può cacciare chi dissente.
Tommaso Ciriaco
(da “La Repubblica”)
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Aprile 12th, 2015 Riccardo Fucile
STAMANE CONGRESSO CITTADINO A LECCE PER ELEGGERE DEMOCRATICAMENTE COORDINATORE E DIRETTIVO DI FORZA ITALIA: FITTO FA IL PIENO CON IL SINDACO, IL PRESIDENTE DELLA PROVINCIA PARLAMENTARI E CONSIGLIERI REGIONALI… LA MELONI FRENA SULLA POLI BORTONE: “PER ORA IL NOSTRO CANDIDATO RESTA SCHITTULLI”
er “eleggere democraticamente il coordinatore cittadino e il direttivo di FI, a seguito del contestato
commissariamento disposto da Luigi Vitali”, la “maggioranza degli iscritti al partito ha autoconvocato stamani a Lecce il congresso cittadino”. Ad aprirlo è il sindaco di Lecce, il presidente Provincia, parlamentari e consiglieri regionali.
Ormai è guerra aperta in Puglia fra Fitto e Berlusconi. Senza esclusioni di colpi.
Dopo la mossa a sorpresa del luogotenente dell’ex Cavaliere in Puglia Luigi Vitali di candidare Adriana Poli Bortone, non si è fatta attendere la risposta dei fedelissimi dell’ex “protesi” di Berlusconi.
“Per eleggere democraticamente il coordinatore cittadino e il direttivo di FI, a seguito del contestato commissariamento disposto da Luigi Vitali”, la “maggioranza degli iscritti al partito ha autoconvocato stamani a Lecce il congresso cittadino”.
Ad aprirlo il sindaco di Lecce, il presidente Provincia, parlamentari e consiglieri regionali.
“Lecce è una delle poche città – dichiarano i parlamentari salentini di Forza Italia Roberto Marti, Rocco Palese e Francesco Bruni – dove Forza Italia governa il Comune e la Provincia e ottiene da anni le percentuali di voti più alte d’Italia. Il commissariamento del Partito è dunque un atto incomprensibile e illegittimo politicamente prima ancora che statutariamente. La logica che in Forza Italia si commissari chi vince e si premi chi perde è assurda e ci sta portando a perdere ogni giorno consenso e credibilità “.
Oggi a Lecce – proseguono – ripartiamo dagli iscritti, che sono il cuore del partito e gli unici a essere legittimati a scegliere i vertici e la linea politica”.
I lavori sono stati aperti dal sindaco di Lecce Paolo Perrone, dal presidente della Provincia Antonio Gabellone, dai parlamentari Roberto Marti, Rocco Palese e Francesco Bruni e dai consiglieri Regionali.
I seggi resteranno aperti sino alle ore 18 di oggi preso l’hotel Tiziano di Lecce.
Adriana Poli Bortone non esclude del tutto l’ipotesi di accettare l’invito di candidarsi sotto le insegne di Forza Italia. Per ora i no prevalgono ma le trattative sono aperte. Giorgia Meloni, presidente di Fdi, per ora declina l’offerta senza però sbattere la porta. “Per noi quella di Adriana Poli Bortone è ovviamente una proposta da considerare se si vuole mettere Adriana Poli Bortone nelle condizioni di giocarsi una partita e vincere e non è una proposta da considerare se Adriana Poli Bortone fosse lo strumento con il quale Silvio Berlusconi pensa di combattere la sua battaglia contro Raffaele Fitto”, dice ai microfoni del Gr Rai.
“A oggi non abbiamo motivi per ritirare il sostegno” a Schittulli, spiega la Meloni, “poi se tutto insieme il centrodestra dovesse valutare un’altra candidatura che può ricompattare e Schittulli fosse disponibile a fare un passo indietro se ne parlerebbe ma ad oggi noi abbiamo sostenuto la candidatura di Schittulli e obiettivamente stiamo ancora sostenendo questa candidatura”.
E c’è anche chi fa ironia. Come Francesco Storace, segretario nazionale de La Destra e vicepresidente del consiglio regionale del Lazio, che su Twitter scrive: “In Puglia Farsa Italia. Grazie alla dignità dimostrata da @giorgiameloni e @adrianapolibort Berlusconi non gioca più con la destra italiana”.
(da “La Repubblica”)
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Aprile 11th, 2015 Riccardo Fucile
LE LAVORATRICI ABUSATE E SFRUTTATE: PER IL GOVERNO LE DENUNCE PRESENTATE SONO POCHE, QUINDI NON VALE LA PENA INDAGARE… MA CHI VIVE SEGREGATA E’ DIFFICILE CHE POSSA FARE DENUNCIA
«Un fenomeno non significativamente esteso e stabile».
Dopo cinque mesi il governo risponde sul caso delle donne romene abusate nelle serre del ragusano . Lo scorso ottobre dieci deputati chiedevano iniziative urgenti, dopo il caso sollevato dall’Espresso. Il 17 marzo il sottosegretario Domenico Manzione ha presentato in aula una lunga e articolata analisi.
Per prima cosa i numeri. Su 1800 donne regolarmente residenti, le denunce di violenza sono due nel 2012 e 2013, appena una nel 2014.
“Comunque l’attenzione delle forze dell’ordine su tale fattispecie delittuosa è costante”, spiega il sottosegretario.
Cinquemila donne lavorano nelle serre della provincia siciliana. Vivono segregate in campagna. Spesso con i figli piccoli. Nel totale isolamento subiscono ogni genere di violenza sessuale.
Una realtà fatta di aborti, “festini” e ipocrisia. Dove tutti sanno e nessuno parla
SOLO L’ULTIMA TAPPA
«È vergognoso da parte del governo dire che le violenze non sono aumentate perchè non sono aumentante le denunce», dice all’Espresso l’onorevole Celeste Costantino, una delle firmatarie dell’interrogazione. «Chi vive in stato di segregazione si sente sotto minaccia e fatica a denunciare le violenze».
«Quella è solo l’ultima tappa di un lungo processo», ci dice Ausilia Cosentini, operatrice di Proxima, presente sul territorio fin dal 2012. «Occorre conquistare la fiducia della vittima. Con un passaggio in auto, col sostegno quotidiano. Materiale e psicologico».
La curiosità di questi mesi ha aumentato la diffidenza delle donne. La sfiducia non è immotivata. Pratiche ferme, lentezze burocratiche, difficoltà di ogni tipo.
Infine, una vittima deve trovare il coraggio di rendere pubbliche questioni così delicate. E quando accusa il datore di lavoro deve produrre prove in sede giudiziaria. Altrimenti rischia a sua volta la condanna per calunnia, osservano i legali.
In questi casi la prima interfaccia non può essere un poliziotto.
Invece le istituzioni hanno scelto la strada delle retate.
«Per l’esperienza che abbiamo, non siamo d’accordo con questa modalità di azione. Sappiamo che questo approccio non funziona», dice Cosentini.
Ma cosa ha portato l’attenzione mediatica dei mesi scorsi?
C’è un buon lavoro di rete tra le organizzazioni del privato sociale. Ma lo stesso progetto di Proxima, citato da tutti, è in scadenza il 30 giugno.
Probabilmente ci sarà l’ennesima proroga. “Ma così non è possibile programmare”, spiegano gli operatori.
Le notizie positive finiscono qui. Si discute ancora sull’estensione del fenomeno. Non sul modo di cancellarlo per sempre. Del resto non occorre attendere le denunce per allarmarsi.
Le violenze sessuali sono provate da altri numeri. Inequivocabili.
Li fornisce sempre il governo, riferendosi provincia di Ragusa, in particolare i reparti di ostetricia operanti a Ragusa, Modica e Vittoria: «Nel triennio ».
Marisa Nicchi, prima firmataria dell’interrogazione, evidenzia che a Vittoria, città di 60mila abitanti, siamo di fronte a “un’obiezione di struttura”. 2012-2014, le interruzioni di gravidanza praticate a cittadine straniere sono state complessivamente
309, di cui 132, cioè il 42,7 per cento, hanno riguardato cittadine romene
Nessuno dei medici che lavorano nel locale ospedale pratica l’interruzione di gravidanza.
UN FENOMENO CHE SI ALLARGA
Secondo il governo alcuni amministratori locali hanno riportato «l’esigenza di evitare enfatizzazioni della questione». «Una percezione non del tutto veritiera della realtà fattuale» potrebbe danneggiare l’economia locale.
Ma il fenomeno sembra allargarsi alla provincia di Catania. È di qualche giorno fa l’inchiesta “Slave” della Procura etnea. Un’organizzazione di romeni e italiani riduceva in schiavitù i lavoratori impegnati nella raccolta delle arance.
Secondo i giudici, un filone dell’indagine ancora in corso riguarderebbe le donne dell’Est costrette a prostituirsi.
Antonello Mangano
(da “L’Espresso”)
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Aprile 11th, 2015 Riccardo Fucile
POLETTI ESULTA PERCHE’ SU 250.156 GIOVANI CHE HA ILLUSO, 69.811 HANNO RICEVUTO LA PROPOSTA DI UNA MISURA DEL PROGRAMMA… MA PROPOSTE DI LAVORO REALE SONO COSA DIVERSA
“Prosegue l’aumento del numero dei giovani ai quali è stata offerta un’opportunità concreta tra
quelle previste dal programma Garanzia Giovani”.
È con queste parole che il ministro del Lavoro Giuliano Poletti accompagna via twitter i nuovi dati sul piano per l’occupazione giovanile finanziato dall’Unione europea e integrato da risorse nazionali, per complessivi 1,5 miliardi di euro.
“Su un totale di 250.156 giovani presi in carico — spiega una nota del ministero — sono 69.811 quelli cui è stata proposta una misura del programma: un valore in crescita, nell’ultimo mese, del 65,1%”.
Ma tale dato, secondo il segretario generale lombardo della Fiom-Cgil Mirco Rota, “non significa nulla. ‘Presi in carico’ vuole dire semplicemente giovani di cui si è registrata l’iscrizione. Mentre sono davvero pochi coloro che hanno beneficiato di una reale opportunità di lavoro, visto che tra le misure offerte ci sono anche formazione e orientamento”.
Da questo punto di vista, del resto, il flop è evidente anche nelle regioni dove la Garanzia Giovani sembra funzionare meglio, come la Lombardia.
Qui, secondo i dati diffusi a marzo dal Pirellone, solo l’1,2% dei 43mila iscritti è riuscito a firmare un contratto a tempo indeterminato.
“Lo strumento è troppo debole ed è di efficacia limitata contro la disoccupazione giovanile — commenta Rota -. I risultati ottenuti sono scarsi, soprattutto rispetto alle risorse impiegate”.
Risorse che a metà marzo hanno superato a livello nazionale i 950 milioni di euro, pari al 63% della disponibilità complessiva del programma.
Quello che si rischia è dunque uno spreco di denaro pubblico.
In Italia come negli altri paesi Ue, visto che anche la Corte dei conti europea, in un report del mese scorso intitolato ‘Garanzia Giovani: intrapresi i primi passi ma si profilano rischi di attuazione’, ha messo in guardia gli Stati membri dal pericolo di un’implementazione del piano “inefficace e incoerente”.
Secondo la responsabile della relazione Iliana Ivanova, restano infatti senza risposta interrogativi importanti: “Abbiamo ravvisato rischi potenziali nell’adeguatezza del finanziamento del sistema, nella natura ‘qualitativamente valida’ dell’offerta proposta ai giovani disoccupati e nella modalità con cui la Commissione monitora i risultati del sistema e li comunica”.
Tutte questioni su cui la nota odierna del ministero del Lavoro non si sofferma, mentre sottolinea l’aumento del numero dei giovani che si registrano al programma: “Al 2 aprile i giovani accreditati sono 501.779 (10mila in più della scorsa settimana), pari all’89,6% del bacino di riferimento rappresentato da 560mila Neet (giovani che non studiano, non lavorano e non sono in training, ndr) che potranno essere raggiunti dal programma sulla base delle risorse disponibili e della spesa massima assegnata a ciascuna misura ammissibile”.
Con i risultati che abbiamo visto.
Luigi Franco
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Aprile 11th, 2015 Riccardo Fucile
“IL CANDIDATO SINDACO SCELTO DA RENZI SENZA PRIMARIE”
Un’altra rogna legata alle primarie Pd. E sempre in Campania.
L’eurodeputata campana Pina Picierno aveva da poco twittato: “Con Ciro Buonajuto, con la gente perbene di Ercolano. Con chi ha voglia di voltare pagina, con umiltà e con coraggio”, quando militanti del Pd hanno occupato la sede del partito.
Un gruppo di iscritti e di eletti del Pd di Ercolano ha occupato la sede del partito, in Largo Giardini.
L’occupazione è stata decisa come reazione alla decisione della segretaria nazionale, che ha designato come candidato a sindaco, senza l’ effettuazione delle primarie, il consigliere comunale Ciro Buonaiuto, dirigente nazionale del Pd.
L’ 87% degli iscritti al Circolo Pd di Ercolano aveva individuato nelle scorse ore una soluzione unitaria nella figura del segretario cittadino Antonio Liberti, sul quale convergevano il sindaco uscente Vincenzo Strazzullo ed altri componenti della giunta, oltre agli eurodeputati Andrea Cozzolino e Massimo Paolucci, e ad alcuni deputati. “Mentre il segretario locale qui diventa una figura unitaria, in cui si racchiude l’ 87% del partito – afferma il segretario del Pd di Ercolano, Antonio Liberti – il segretario Renzi diventa un elemento divisivo. Il Circolo Pd di Ercolano, come prevede lo statuto ha raccolto le adesioni e le ha consegnate alla Federazione di Napoli. Noi siamo nel rispetto delle regole”.
Se le primarie non vanno fatte, il nome viene calato dall’alto e non dal territorio, sembra il messaggio lanciato dai vertici Pd.
“Non vedrei nulla di male se a Ercolano si chiedesse a qualcuno di candidarsi senza primarie”, aveva detto ieri il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Luca Lotti, a margine di un incontro elettorale ad Avellino, che ha definito il caso Ercolano, dove due candidati alle primarie sono indagati , “un problema evidente” ma il superamento, in alcune circostanze, delle primarie “non è un caso campano.
In tutta Italia il Pd – spiega – deve avere il coraggio di cambiare, anche laddove determinate realtà sembrino inossidabili”.
L’occupazione del Pd di Ercolano (Napoli) proseguirà fino a lunedì quando è in programma una assemblea degli iscritti.
Lo ha detto il segretario cittadino Antonio Liberti nel corso di una conferenza stampa che ha visto anche la presenza del sindaco in carica, Vincenzo Strazzullo e incentrata sulla scelta del candidato a primo cittadino di Ciro Buonaiuto senza l’effettuazione delle primarie.
Liberti ha rivolto un invito al premier e segretario nazionale Renzi a “venire qui a vedere quale errore si sta commettendo”.
In un passaggio dell’intervento ha detto: “Non ero di questa partita. Ho l’obbligo, nei confronti di coloro che hanno sottoscritto una candidatura unitaria, di proseguire sapendo che andremo di fronte ad uno scontro durissimo. Lavoreremo da qui a lunedì per uno sforzo unitario. Credo ci siano state belle pagine di politica anche grazie a Buonaiuto ma dobbiamo dare un segnale di unità “.
Della vicenda politica di Ercolano, secondo quanto riferito da Liberti, sono informati diversi esponenti di vertice del partito.
L’inchiesta.
Il sindaco di Ercolano e altre sette persone tra amministratori, imprenditori e un dipendente comunale risultano indagati nell’ambito di un’inchiesta su alcuni appalti per opere pubbliche.
(da “il Fatto Quotidiano“)
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Aprile 11th, 2015 Riccardo Fucile
“I COLLETTI BIANCHI ANCORA INTOCCABILI”
“La nuova legge sulla corruzione? “Non è detto che serva a qualcosa”. 
Parola di Piercamillo Davigo, ex pm di Mani Pulite e oggi giudice di Cassazione, che intervistato da Qn sottolinea: “Mancano almeno due elementi. Primo: una fortissima norma premiale, con riduzione di pena o non punibilità a favore del primo che parli tra i soggetti coinvolti. Secondo: la possibilità di operazioni sotto copertura”.
“Il nostro – afferma l’ex pm – è un codice spaventapasseri, che fa paura solo guardandolo da lontano. In realtà il sistema è costruito in modo tale per cui per certi reati in galera non si può andare”.
Davigo riflette sull’intoccabilità dei colletti bianchi: “Prendiamo il settimo comandamento: non rubare. Se lo applichiamo ai ladri normali si tratta di furto. E poichè è impossibile compiere un furto senza una o due aggravanti, le pene arrivano fino a dieci anni e si va in carcere. Se invece riguarda i colletti bianchi si chiama appropriazione indebita ed è punita con pene fino ai tre anni. Le eventuali aggravanti non incidono sulla circostanza che in carcere non si va”.
(da “Huffingtonpost“)
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Aprile 11th, 2015 Riccardo Fucile
LA CANDIDATURA NON CONCORDATA DELLA POLI BORTONE GENERA A SILVIO PIU’ GUAI CHE VANTAGGI… LA LEGA DICE NO, LA MELONI NON HA NEANCHE IL CORAGGIO DI DIRLO
Dopo una giornata in cui si assiste all’ennesima comica in Forza Italia, con l’indicazione di uan candidata non concordata neanche con l’interessata e con il suo partito di provenienza, nel tardo pomeriggio il “ricostruttore” Raffaele Fitto prende carta e penna e scrive a Berlusconi: “Caro Presidente,stai scegliendo una linea da “cupio dissolvi”, e lo dico con grande amarezza. E’ ormai chiaro che Forza Italia gioca a perdere, disinteressandosi della Puglia e delle ragioni dei pugliesi, che chiedono un’alternativa al malgoverno della sinistra.”
E continua: “Questa scelta di divisione è sia autolesionistica sia censurabile sul piano dello Statuto. E’ autolesionistica perchè è un autogol, tipico frutto di una dinamica da triste finale di partita, in cui la caccia al “nemico interno” vale più di ogni altra considerazione. Ma questo autolesionismo è anche extra-statuto.”
Si chiede Fitto: ” In base a quali regole, infatti, Forza Italia ha assunto la decisione comunicata oggi? Dinanzi a ciò, mi pare necessaria una grande e seria iniziativa politica di iscritti, militanti e parlamentari di Fi per il rispetto in ogni sede legale dello Statuto del partito, che giace da più’ di un anno come una cosa dimenticata e inapplicata. In Forza Italia e nel Pdl non era mai successo: potevano essere prese, volta per volta, decisioni giuste o sbagliate, condivisibili o no, ma comunque, formalmente, lo Statuto e le regole venivano sempre rispettate. Qui, invece, assistiamo da più di un anno a una vita nazionale e locale del partito completamente extra-legale, dal Presidente in giù, dagli organi nazionali a quelli locali.
Fitto poi entra nel merito: “Parliamoci chiaro: da settimane, c’è chi ha fatto di tutto per escludere dalle liste alcuni amministratori e dirigenti (oltre ai consiglieri regionali uscenti), che hanno a loro volta lavorato bene e che da anni hanno contribuito a fare della Puglia, in tutte le competizioni elettorali, la Regione dei record per Il nostro partito.Motivo? Sono “colpevoli” di avere voti e consenso e quindi rischiano di essere eletti .”
E poi conclude: “Un partito che si è sempre detto liberale usa questa situazione extralegale per escludere persone forti e capaci, e per deliberare fuori da ogni regola scelte di divisione. Io sto nel partito, ma non prendo ordini. In un partito che si dice liberale, ci si sta con le proprie idee. Altrimenti è un triste bunker per un triste tramonto politico”.
Gli altri protagonisti della vicenda sono in evidente imbarazzo: La Poli Bortone lascia decidere alla Meloni, Salvini dice che la Poli Bortone non rappresenta il nuovo e la Meloni, che ha già dichiarato l’appoggio a Schittulli, non ha neanche il coraggio di dire no ma non dice neanche sì.
Gran visione politica da scuola democristiana.
La commedia continua, domani la prossima puntata.
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