Aprile 24th, 2017 Riccardo Fucile
RICORSI E CONTRORICORSI, ORA GRILLO PUNTA A FAR ANNULLARE IL VOTO DELLE COMUNARIE PER IMPEDIRE ALLA CASSIMATIS DI PRESENTARE LA LISTA M5S
A Genova stiamo apprezzando come funziona la Democrazia Diretta da Beppe Grillo. Ieri si è diffusa la notizia che Marika Cassimatis voleva rinunciare alla corsa come candidata sindaca con il MoVimento 5 Stelle in città dopo aver vinto il ricorso al tribunale civile in cambio del pagamento delle spese processuali e della possibilità di presentare una lista per correre in proprio.
La notizia è stata smentita dall’interessata in mattinata ma dietro le chiacchiere c’è una storia che va raccontata.
Avevamo infatti lasciato il blog di Beppe Grillo a commentare la sentenza del giudice Braccialini senza mai nominare la candidatura di Luca Pirondini ma affermando che il tribunale non aveva detto che la Cassimatis era la candidata del M5S a Genova. Avevamo anche spiegato che il tribunale non poteva arrogarsi il diritto di sancire candidature così come del resto non poteva fare Beppe Grillo, come del resto la sentenza spiegava.
Ma, annullando le decisioni del Garante Nonchè Capo Politico del M5S che riguardavano il voto degli attivisti genovesi e il successivo plebiscito su Pirondini, l’unica decisione assembleare rimasta in piedi era quella che sanciva la vittoria della Cassimatis.
L’avvocato Lorenzo Borrè aveva spiegato cosa avrebbe rischiato Beppe Grillo non ottemperando alla decisione del tribunale. Avevamo anche spiegato che era possibile ricorrere contro la decisione del giudice entro 15 giorni e che nel caso un collegio di giudici avrebbe dovuto esaminare il reclamo ed emettere la sentenza entro venti giorni.
Ora, attenzione.
Il giorno prima dell’udienza al tribunale civile sul blog di Beppe Grillo era stato pubblicato un post in cui si annunciava che la votazione che aveva incoronato Cassimatis era da considerarsi annullata perchè non era stato dato un preavviso di 24 ore prima del voto come da regolamento sul blog di Beppe Grillo.
Avevamo anche segnalato che tutte le comunarie fin lì svolte nel 2017 erano state proclamate senza rispettare il preavviso di 24 ore che improvvisamente il blog di Beppe Grillo sentiva il bisogno di rispettare per annullare il voto su Cassimatis, e che curiosamente il blog di Beppe aveva proclamato come annullato il voto su Cassimatis fregandosene della regolarità del voto di Palermo, Padova, Piacenza e Verona. L’argomento era chiaramente strumentale e si poggiava su uno dei motivi segnalati dalla difesa di Marika Cassimatis, che chiedeva l’annullamento del voto su Pirondini proprio in virtù dell’assenza del preavviso di 24 ore.
Attenzione perchè adesso la storia si complica.
Il tribunale non si era espresso sul provvedimento di annullamento ma aveva segnalato che anche quella decisione non poteva essere presa centralmente dal blog. Di qui è partita la mandrakata.
Alcuni rappresentanti della lista che sostiene Luca Pirondini hanno presentato un nuovo ricorso al tribunale, formalmente contro il MoVimento 5 Stelle ma in realtà con l’obiettivo di far saltare quella votazione, segnalando come argomento di nullità proprio il mancato preavviso di 24 ore prima del voto.
Su questo ricorso, presentato senza alcun annuncio da parte dei ricorrenti, è stata fissata l’udienza il 26 aprile con procedura d’urgenza.
I ricorrenti mirano a far annullare il voto su Cassimatis; la difesa di quest’ultima si presenterà in giudizio e si opporrà usando, tra gli altri, un argomento molto interessante: quando arrivò l’espulsione (poi rientrata) degli attivisti di Napoli Libera anche questi, sempre assistiti dall’avvocato Lorenzo Borrè, chiesero con procedura d’urgenza l’annullamento del voto delle successive comunarie napoletane. Il giudice glielo negò con l’argomento che altrimenti non ci sarebbe stato tempo per far presentare la lista M5S.
Se a Genova il giudice decidesse alla stessa maniera non ci sarebbero più i tempi tecnici per effettuare un altro voto sul blog di Grillo e incoronare effettivamente Pirondini.
Cassimatis rimarrebbe l’unica candidata legittimata e a quel punto a Grillo non resterebbe che accettare lei oppure non concederle il simbolo senza presentarsi alle elezioni di Genova.
Se invece il giudice dovesse ritenere fondata la procedura d’urgenza e decidere in favore di Pirondini il blog dovrebbe indire un altro voto tra gli attivisti genovesi senza la Cassimatis, nel frattempo sospesa e quindi impossibilitata a parteciparvi.
Nel frattempo però il 26 aprile è l’ultimo giorno disponibile per i legali del MoVimento 5 Stelle per presentare il ricorso contro il giudice Braccialini.
Il ricorso sarebbe già pronto e mirerà a far annullare, davanti a tre giudici riuniti collegialmente, la decisione di Braccialini. I giudici hanno venti giorni di tempo per decidere ma è pacifico pensare che lo faranno entro i primi di maggio, visto che si vota l’11 giugno e c’è la necessità di dare il tempo al vincitore della lite in tribunale di raccogliere le firme.
Ecco quindi che tra la presentazione della lista Cassimatis con il M5S si frappongono tre ostacoli: il ricorso della lista Pirondini, il probabile ricorso della difesa del MoVimento 5 Stelle e la sospensione dei probiviri nei confronti di Marika Cassimatis e di altre due persone presenti nella lista della professoressa di geografia (Loredana Massone e Cristina Camisasso).
Ce n’è abbastanza per pensare di gettare la spugna, come raccontava Repubblica Genova ieri. Magari pensando di poter concorrere lo stesso con la propria lista alle elezioni da indipendente. Ma è proprio qui che la situazione si complica ulteriormente.
Perchè lasciando campo libero a Pirondini alle elezioni di Genova la lista Cassimatis si troverebbe a dover concorrere per un numero di voti finito con lo stesso Pirondini che avrà il simbolo del M5S e con la lista di Paolo Putti, ex consigliere M5S che si candida di nuovo a sindaco.
Ce n’è abbastanza per comprendere che lo spazio elettorale sarebbe ridotto al lumicino, così come le speranze di strappare anche un solo posto in consiglio.
In realtà l’unica chance che ha la Cassimatis di dare un senso alla sua corsa è quella di avere come concorrente soltanto Putti (con il quale magari potrebbe trovare un accordo).
Con Pirondini in campo e la benedazione di Grillo al candidato a lei opposto di possibilità non ne ha. Ma la candidatura di Pirondini dipende in primo luogo dalle decisioni di due tribunali.
Dall’altra parte c’è un ricorso giuridicamente fondato e politicamente imbarazzante, perchè si fonda su un argomento — il preavviso di 24 ore — che servirà , nel caso di vittoria, ad annullare una candidatura “scomoda” lasciando in vita le altre gradite dal blog, visto che su queste nessuno ha ritenuto di dover intervenire.
Che brutta fine ha fatto la Democrazia Diretta da Beppe Grillo.
(da “La Repubblica”)
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Aprile 24th, 2017 Riccardo Fucile
LA ENNESIMA GAFFE SUI CONTI DELLO STAFF DELLA RAGGI CHE CONTRADDICE PERSINO IL M5S ROMANO CHE DICE L’OPPOSTO
Luigi Di Maio ha postato sulla sua pagina Facebook e sul blog di Beppe Grillo l’ennesima
dimostrazione del fatto che ha i numeri per diventare Imperatore del Mondo, e volendo li dà anche.
In particolare Di Maio dà i numeri spesso e volentieri riguardo Roma e l’azione della sindaca Virginia Raggi
Solo per fare qualche esempio, a Pomezia, Comune di 66.000 abitanti, il MoVimento 5 Stelle ha vinto nel 2012 quando il bilancio era in passivo di 7 milioni di euro e oggi il risultato è in attivo di 15 milioni. A Torino abbiamo immediatamente tagliato del 30% i costi dello staff, a Roma con una centrale unica per gli acquisti abbiamo risparmiato in un lampo 40 milioni di euro e Virginia Raggi spende oggi per il suo staff meno della metà di Marino e Alemanno. Potremmo continuare a lungo.
Di Maio infatti sostiene in primo luogo Virginia Raggi spenda MENO DELLA METà€ di Alemanno e Marino.
Sulla sua pagina Facebook il MoVimento 5 Stelle Roma ha invece spiegato che:
Questa è la pura e semplice verità . Basta andarsi a leggere i precedenti bilanci:
-Alemanno spese 6 milioni di euro;
-Marino spese 5,3 milioni di euro;
-Noi invece abbiamo fissato l’obiettivo di spendere meno di 5 milioni di euro ogni anno (la stima è stata valutata dall’assessorato di competenza)
Il che significa che il M5S in Campidoglio spenderà almeno 300mila euro in meno ogni anno rispetto all’ultima amministrazione Pd di Marino e 1 milione di euro in meno rispetto a quella di Alemanno (sostenuta dal centrodestra e da Fratelli d’Italia).
Il MoVimento 5 Stelle quindi, secondo quanto scritto dal MoVimento 5 Stelle, NON spenderà meno della metà di quello che spendevano Marino e Alemanno, ma un milione di euro meno di Alemanno e 300mila euro meno di Ignazio Marino.
Non solo.
Il 5 aprile scorso abbiamo anche parlato del fatto che alcuni emolumenti di alcuni componenti dello staff sono stati aumentati.
Il M5S quindi ha finora “fissato l’obiettivo” di spendere di meno, mentre alcune scelte sembrano andare nella direzione opposta.
Per quanto riguarda invece la centrale unica per gli acquisti, questa è stata istituita nel 2015 dalla giunta Marino seguendo l’applicazione di una legge del governo Monti. Vero è che a Torino il M5S ha tagliato il costo dello staff (è il meno pagato d’Italia), ma questo decremento a Roma è del 5,6%.
(da “NextQuotidiano”)
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Aprile 24th, 2017 Riccardo Fucile
LO SCRITTORE E’ APPENA SBARCATO DA UNA NAVE DI MEDICI SENZA FRONTIERE: “DIRE CHE HANNO RAPPORTI CON GLI SCAFISTI E’ UNA CALUNNIA, GRILLO E DI MAIO NON SANNO NEANCHE DI COSA PARLANO”
“Accusa destituita di fondamento. Un’insinuazione da trattare come calunnia o diffamazione: non c’è circostanza cui possa appoggiarsi”.
Come sempre, Erri De Luca non usa mezzi termini: contro le organizzazioni non governative che salvano i migranti in mare è in corso una “campagna di diffamazione consapevole”.
E fa niente se a scatenarla sono le inchieste giudiziarie, i giudici o Beppe Grillo oppure il Viminale.
Lo scrittore napoletano, punto di riferimento per le battaglie ecologiste, processato e assolto per dichiarazioni contro la Tav Torino-Lione pure cavalcate dal M5s, è scatenato.
Anche perchè ha appena concluso la sua esperienza di osservatore a bordo della ‘Prudence’, la nave di Medici senza frontiere. Il giorno di Pasqua De Luca è sbarcato al porto di Reggio Calabria insieme a 649 migranti, soccorsi in mare al largo della Libia.
Il caso ong è scoppiato proprio a ridosso della sua esperienza di osservatore a bordo di una nave di Msf, impegnata nei salvataggi nel Mediterraneo. Come l’ha presa?
Intanto, si tratta di accuse destituite di fondamento. Un’insinuazione da trattare come calunnia o diffamazione: non c’è circostanza su cui possa appoggiarsi. Stando a bordo della nave di Medici senza frontiere, vedendo come opera questa e altri navi di soccorso, è ancor più stridente il contrasto tra la realtà e la diffamazione consapevole.
Però sui presunti contatti tra gli scafisti libici e alcune ong indagano le procure di Catania, Palermo e Cagliari. Come se lo spiega?
Molto spesso le nostre procure perdono tempo intorno a fatti impossibili. Non ci si può fare niente: è una loro scelta. Ma di che si tratta? Veniamo al succo. Si parla di trafficanti che sarebbero in contatto con le navi soccorso per mandare i gommoni verso l’Italia. Ma i trafficanti non hanno bisogno di essere in contatto con i soccorritori.
Perchè?
Perchè laddove operano, cioè in quella che viene chiamata ‘search and rescue zone’, ci sono già i pescherecci dei libici e certo non stanno lì a pescare pesce, bensì recuperano i gommoni una volta liberati dai viaggiatori. I libici pattugliano con i pescherecci e sanno bene chi c’è e chi non c’è in zona, mandano i gommoni a prescindere da chi ci sta. Unica condizione è che il mare sia calmo e non per generosità , bensì perchè quando carichi 150 persone su un gommone con un motore a 40 cavalli, non fai un metro se il mare non è piatto. Dunque, appena c’è bonaccia, li fanno partire. E ora hanno anche fretta perchè a maggio Europa e Italia consegneranno alla guardia costiera libica le nuove motovedette. Quindi si stanno liberando il più possibile del carico perchè non si sa che succederà dopo
E dopo che succederà ? Qual è la sua previsione?
Per un periodo la guarda costiera libica farà finta di bloccare i gommoni e farli tornare indietro. Ma poi, siccome è foraggiata dai trafficanti, perchè mai dovrebbe rinunciare al ‘contribuente trafficante’ che è anche più solido e massiccio di quello europeo?
Cos’ha visto in mare nelle due settimane a bordo della Prudence?
Appena salpati, abbiamo saputo di tre gommoni partiti di notte. Come abbiamo fatto a saperlo? Facile: a bordo c’è gente che parla arabo e controlla i social, attraverso Facebook è facile sapere le partenze. Dunque li abbiamo cercati i gommoni, ma a 115 miglia dalla costa, fuori dalle acque territoriali libiche, sono stati intercettati dalla guardia costiera libica che li ha costretti a tornare indietro: si vede che dovevano far finta di rispettare qualche accordo. Purtroppo, nel viaggio di ritorno verso la Libia, uno di questi tre gommoni è affondato con il suo carico di 97 persone.
Una delle tantissime tragedie di migranti in mare
Sono gommoni malandati, mandati alla deriva. E, cosa importante, perchè si continua a parlare di scafisti quando invece non esistono più? Sui gommoni non ci sono i conducenti. O meglio i trafficanti affidano il motore a uno del carico, gli danno una bussola, gli dicono che tra tre ore arriveranno in Italia e buona fortuna. Racconto un aneddoto della Prudence…
Prego.
Quando ci si avvicina ad un gommone, dalla nave scende l’unità veloce per portare a tutti il giubbotto salvagente. Sull’unità veloce c’è di solito anche il mediatore culturale, che cerca di rendere tutto tranquillo, in quanto spesso l’arrivo del soccorso li agita. Ora, in uno di questi salvataggi, è successo che dalla nostra unità veloce hanno chiesto di spegnere il motore del gommone, ma si sono visti rispondere: ‘Non lo so fare’. A quel punto, uno dei nostri si è lanciato sul gommone, facendosi tenere a bordo per i piedi e ha spento il motore. Per dire che spesso chi ‘guida’ il gommone è uno dei migranti che poi all’arrivo viene pure arrestato in quanto lo scambiano per scafista: al danno, la beffa.
Ma perchè è partita questa “campagna di diffamazione” contro le ong?
Chi parla di accordi tra le ong e gli scafisti parla a vanvera. Il punto è che la presenza di unità indipendenti in mare dà fastidio. Medici senza frontiere ha persino rifiutato soldi dall’Unione europea per agire indipendentemente. Danno fastidio, ecco il perchè della campagna di diffamazione. Si vuole colpire organizzazioni che sono le uniche impegnate a salvare qualcuno in mare: senza di loro sarebbe una catastrofe.
Beppe Grillo e Luigi Di Maio hanno subito cavalcato la questione e sono partiti all’attacco delle organizzazioni non governative. Che idea si è fatto?
Grillo e Di Maio non sanno di cosa parlano: conoscono solo le fonti che gli fanno comodo e parlano a vanvera. Di Maio ha accusato Saviano di parlare a vanvera, ma invece è lui che lo fa e la cosa produce un guasto maggiore visto che Saviano è solo uno scrittore e giornalista, Di Maio invece è dirigente del movimento accreditato come la forza politica con maggiori consensi.
E’ un calcolo elettorale?
C’è sempre un calcolo elettorale in chi sta in politica e cerca di prevalere. Ma andare a fare calcoli in mezzo al mare è inutile: lì non c’è.
Scriverà delle due settimane sulla Prudence, immagino.
Ho scritto un pezzo lungo per il Fatto, in traduzione su Le Monde e El Pais.
(da “Huffingtonpost”)
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Aprile 24th, 2017 Riccardo Fucile
PER L’INTERNAZIONALE DEI SOVRANISTI E’ UNA COSPIRAZIONE DEI “BANCHIERI NEMICI DEL POPOLO” … MA MACRON UN PARTITO SE LO E’ CREATO DAL NULLA NON L’HA EREDITATO PER DINASTIA FAMILIARE
Con il 23,8% dei consensi Emmanuel Macron di En Marche! si è aggiudicato il primo turno delle
elezioni presidenziali francesi. Come ampiamente previsto da tutti i sondaggi degli ultimi mesi la sfidante sarà la leader del Front National Marine Le Pen che ha conquistato il 21,5% dei voti.
In molti danno per scontato che Macron vincerà al ballottaggio che ripropone la stessa dinamica della sfida che nel 2002 vide contrapposto il padre di Marine e fondatore del FN Jean-Marie Le Pen a Jacques Chirac.
Ma come ha fatto Macron? Semplice: come tutti i “nemici del Popolo” ha chiesto l’aiuto da casa dei Poteri Fortiâ„¢ e dei suoi datori di lavoro: i Rothschild (ramo francese à§a va sans dire).
Come sempre accade in questi casi qualcuno però ha scoperto il vero motivo per cui Macron vincerà le elezioni: è un banchiere al soldo dei temibili e potentissimi Rothschild.
Non è che si tratti di un vero segreto perchè è noto che l’ex dipendente dell’Inspection gènèrale des finances (nonchè ex ministro dell’Economia del governo Valls) ha lavorato per la banca d’affari Rothschild & Cie dal 2008 al 2012, quando è entrato a far parte del governo francese.
Tanto basta per iniziare a suonare il tamburello scordato della propaganda che vorrebbe raccontarci che Macron è l’esponente della tanto odiata casta in combutta con i potentati della finanza internazionale mentre Marine Le Pen è l’unica che sta davvero dalla parte del popolo.
Ed è un fatto curioso che Marine Le Pen, che ha di fatto ereditato il partito dal padre come nelle migliori monarchie, abbia esercitato solo per un breve periodo la professione di avvocato (dal 1994 al 1998 presso lo studio di un amico del padre e deputato del FN) e poi si sia dedicata anima e coeur alla carriera politica. Evidentemente per i sovranisti è molto più grave aver lavorato per la maggior parte della propria vita che il contrario.
I sovranisti, transalpini e nostrani, non sembrano riuscire a capacitarsi del fatto che Macron sia riuscito in relativamente pochi anni a giocarsi la poltrona dell’Eliseo mentre la povera Marine, pur con l’aiuto del partito di papà , ci abbia messo così tanto per raggiungere lo stesso risultato.
Chiaramente qualcuno deve aver aiutato il candidato di En Marche, non c’è altra spiegazione: è sempre così con questi parvenu della democrazia ai quali i genitori non hanno nemmeno regalato un partito con cui giocare da piccoli.
Molti esperti di massonerie e complotti accusano Macron di essere venuto dal nulla, e lo fanno mentre ricordano che si è diplomato all’ENA, l’à‰cole nationale d’administration, ovvero la scuola di specializzazione nella quale vengono formati dirigenti della pubblica amministrazione e da dove sono usciti tre presidenti della Repubblica, sette primi ministri e sei ministri del governo Valls.
Per i complottisti però questo non è un pregio, anzi è la prova che Macron è un esponente dell’establishment globalista a tutti gli effetti.
Un finto “indipendente” che però ha eliminato dalla competizione elettorale i dinosauri dei vecchi partiti: è la prima volta dal 1958 che Partito Socialista e gollisti rimangono fuori dalla lotta per l’Eliseo (e come in Olanda qualche settimana fa i socialisti sono ridotti ai minimi termini).
Ma Macron alla fine — ci spiegano — è come loro e addirittura come Hillary Clinton: non a caso è “amico degli islamici” e non vuole portare il Paese fuori da quel coacervo di interessi massonici che è l’Unione Europea.
Perfino uno come Matteo Salvini, uno che di lavoro fa il politico da quando è uscito da liceo, ha scritto che Macron è il candidato dei banchieri (dimenticandosi ad esempio di quando la Lega Nord aveva una banca).
Nella visione di Salvini e di tanti fini analisti i “poteri forti” sono contro il popolo: perchè ovviamente se a vincere sarà la Le Pen allora sarà una grande prova di democrazia e la dimostrazione che i poter forti sono meno forti del popolo.
Se a vincere sarà Macron invece il voto dei suoi elettori non varrà nulla, perchè saranno condizionati dai poteri forti.
Vale la pena ricordare che quelli che fanno questo ragionamento sono le stesse persone che prima del voto del 23 aprile ci spiegavano che votare per Macron e gli altri candidati sarebbe stata la stessa cosa che votare per i terroristi.
(da “NextQuotidiano“)
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Aprile 24th, 2017 Riccardo Fucile
NON TROVANO DI MEGLIO CHE CRITICARLO PERCHE’ HA FESTEGGIATO IN UNA BRASSERIE STORICA DI MONTPARNASSE IL PASSAGGIO AL SECONDO TURNO
Neanche il tempo di festeggiare e parte già la prima polemica su Emmanuel Macron, vincitore del primo turno delle presidenziali francesi e grande favorito per il ballottaggio contro Marine Le Pen che il 7 maggio deciderà il prossimo inquilino dell’Eliseo.
Ha festeggiato in una brasserie storica di Montparnasse, “La Rotonde”. Fotografato a tavola con assistenti, segretarie e addetti alla sicurezza, ma anche con Jacques Attali, Bernard-Henry Levi e altri amici Vip, Emmanuel Macron è stato subito paragonato a Nicolas Sarkozy e alla presidenza che fu definita “bling-bling” (ricchezza ostentata e paillettes).
Un giornalista di Libèration ha sostenuto di aver visto al tavolo anche Dominique Strauss-Kahn, notizia immediatamente smentita.
Secca la replica di Macron a chi paragona la sua serata a quella di Sarkozy al ristorante “Le Fouquet’s” sugli Champs-Elysees, dove festeggiò la vittoria alle presidenziali: “Non prendo lezioni dai salotti parigini – ha detto su France Inter – Se non avete capito che mi faceva piacere invitare le mie segretarie, quelli che si occupano della mia sicurezza, i politici, gli scrittori, le donne e gli uomini che sono con me dall’inizio, significa che non avete capito niente della vita. E’ stato il momento della mia emozione…”.
(da “Huffingtonpost”)
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Aprile 24th, 2017 Riccardo Fucile
“ABBIAMO VISTO PER ANNI I POLITICI LITIGARE SULLA BASE DELLA LORO APPARTENENZA, NOI VOGLIAMO PARLARE DI IDEE E PRINCIPI”
“On va gagner, on va gagner”. I risultati del primo turno delle presidenziali francesi vengono sbattuti
sul maxi schermo della sala delle esposizioni di Porte de Versailles, estremo sud di Parigi, e i militanti di Emmanuel Macron cominciano a cantare. “Vinceremo, vinceremo”.
Per loro la partita è già chiusa, anzi non è mai nemmeno cominciata.
“E’ finita con gli estremismi, ce l’abbiamo fatta”, grida Paul abbracciando sua moglie in prima fila. “C’est enorme”, gli risponde lei.
Quindi parte l’inno nazionale francese cantato a cappella: tutti stringono la bandiera della Francia a fianco di quella dell’Europa.
Fa parte della scenografia, ma di fronte a loro scorrono le immagini dei concorrenti del Front National e si commuovono tutti un po’ come se la parte più difficile della battaglia fosse già alle spalle.
“Io l’ho saputo dal primo giorno in cui si è presentato che ce l’avrebbe fatta”, dice Marc, 25 anni e una carriera da avvocato, “questa è la prova che i partiti hanno fallito: essere di destra o di sinistra nel ventunesimo secolo non ha più senso. Contano i principi. Se fosse stato per un partito politico, Macron non avrebbe mai potuto candidarsi perchè troppo giovane e avrebbe dovuto mettersi in fila ad aspettare il suo turno. Questo è il vero cambiamento. Io sono qui perchè è l’unico a parlare di libertà al popolo”.
All’annuncio dei risultati segue mezz’ora di festa con Calvin Harris e Martin Solveig: musica da discoteca a palla che esalta i più giovani.
Quando arriva Macron però, i toni tornano quelli pacati in nome della conciliazione nazionale: “Sono pronto per essere il presidente che protegge e che aiuta chi è in difficoltà ”, dice. “Vorrei che ci unissimo il più possibile intorno alla mia candidatura. La sfida non è andare a votare contro, ma rompere con il sistema che non è riuscito a rispondere ai nostri problemi negli ultimi problemi”.
Tra la folla ci sono i sostenitori della prima ora, quelli che c’erano quando ancora ci credevano in pochi e quando stare con Macron voleva dire tradire i socialisti e affossare la Francia.
“E’ un momento storico”, dice una donna di 35 anni che nella vita quotidiana fa il giudice e che chiede di restare anonima, “avrà un impatto nella vita quotidiana di tutti noi. Io ho votato Franà§ois Hollande alle scorse elezioni e oggi ho scelto convinta Macron. A me non importa da che parte si schiera, io guardo solo i principi. Predica la protezione dei più deboli e difende un’idea di Europa che tutti abbiamo nel sangue: a me basta. Non dico che bisogna eliminare i partiti, ma in questo momento nessuno di loro aveva la risposta giusta ai nostri problemi”.
Le previsioni parlavano di un’astensione oltre il 30 per cento e della cavalcata dell’estrema destra. Non è stato così.
Per i militanti di En Marche, è successo perchè c’è stato un progetto alternativo. “Lui ha capito”, dice Alfredo, 52 anni e proprietario di un’agenzia immobiliare, “che al giorno d’oggi bisogna dare risposte concrete. Pensate alle imprese: sono formate da dipendenti di tutte le posizioni politiche eppure lavorano bene insieme. Il movimento di Macron è la soluzione alla crisi dell’Europa: esporteremo anche fuori dalla Francia il modello senza partiti. I giovani ci chiedono di non essere più chiusi dentro i dogmi. Ragioniamo sui problemi: l’acqua, l’energia, il lavoro. Non possiamo più perdere tempo con destra e sinistra”.
A fianco di Alfredo, c’è il compagno Pierre: “E’ il più umanista di tutti i candidati in corsa. E l’unico che pensa alla mondializzazione come a una sfida positiva. E’ un miracolo che uno come lui ce l’abbia fatta: è successo perchè ha agito di testa sua e ha avuto coraggio”.
Sono tutti elettori che oggi accettano di avere un candidato che pubblicamente si definisce nè di destra nè di sinistra e che in qualche modo dovrà portare avanti la loro idea di Paese: “La mia generazione”, dice Pierre che ha 31 anni e fa il funzionario, “è cresciuta sentendo politici litigare sulla base dell’appartenenza a questo o a quel gruppo politico. Macron è finalmente il portavoce di un progetto innovatore che vuole rivoluzionare il sistema.”
Non c’è solo la delusione per la sinistra a unire i militanti di Porte de Versailles. C’è anche uno dei principi che più ha trascinato nuovi sostenitori e che paradossalmente ha fatto la differenza in un momento storico dove la chiusura era data come unica vincitrice: la difesa dell’Europa.
“Scrivetelo che io sono qui solo per quel motivo”, dice quasi gridando Vincent, 31 anni e un lavoro in una radio locale. “E’ ora di finirla di pensare che siamo tutti populisti delusi da Bruxelles. La Francia è uno dei fondatori dell’Ue, siamo il motore di questo progetto e l’ultimo dei nostri sogni è abbandonarlo. Finalmente c’è un politico che ha il coraggio di dirlo ad alta voce”.
La festa continua tra pacche sulle spalle e sorrisi, qualche coro.
Un applauso più lungo accompagna la dichiarazione del candidato dei Repubblicani Franà§ois Fillon quando dice che voterà per Macron al secondo turno. Sembra quasi fatta per arrivare alla presidenza. “Non sarà una passeggiata”, dice Guy che ha 70 anni e osserva dal fondo. “Non avere un partito di sicuro complicherà le cose alle prossime elezioni legislative quando servirà una macchina ben oliata sul territorio per avere la maggioranza”.
Nella sala lo sanno quasi tutti, ma è in questo momento è l’ultimo dei problemi. “Siamo qui per l’ottimismo che ci ha trasmesso Macron”, dice Lorette che fa la volontaria e ha una maglietta gialla con la scritta “En Marche!” ben in vista. “L’importante è vincere, poi tutto il resto verrà da solo”.
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Aprile 24th, 2017 Riccardo Fucile
E QUANDO SUI MAXISCHERMI MARINE LE PEN SI DEFINISCE “CANDIDATA DEL POPOLO”, PIOVONO FISCHI, BUUU E INSULTI
“È un uomo fuori dal comune di un’intelligenza inaudita! Ha competenze economiche e al tempo stesso è un’umanista nel senso più ampio del termine”.
Sandrine aspetta da mesi questa serata elettorale e non ha alcuna voglia di frenare il suo entusiasmo.
Militante della prima ora, questa signora di mezza età incarna alla perfezione il fervore delle centinaia di persone venute oggi a Porte de Versailles, nella zona sud ovest della città , per seguire da vicino il loro candidato.
I sostenitori di Macron cominciano ad arrivare verso metà pomeriggio, quasi tutti equipaggiati con lo stesso kit: spilletta, magliette con l’hashtag #EnMarche! e bandiere francesi ed europee. A
gli sprovveduti venuti senza “divisa” ci pensano i volontari all’entrata, che distribuiscono il necessario a chi ne ha bisogno.
Tra selfie e dirette Facebook per ingannare l’attesa, la sala si riempie quasi subito. Moltissimi i giovani, alcuni soli e altri venuti in gruppo da tutta la regione dell’Ile-de-France.
In questo clima di euforia generale, Julien ha quasi vergogna nel confessare che la sua scelta è maturata solamente poche settimane fa: “All’inizio non ero sicuro ma nel corso della campagna mi sono convinto a votare per lui perchè è un candidato rivolto verso il futuro, con un occhio rivolto ai giovani”.
Tutti sembrano essere sicuri del successo del loro leader, anche se resta un po’ di prudenza. Forse per scaramanzia, forse per timore di un colpo di scena, sono in pochi a lasciarsi andare in pronostici azzardati.
Quasi tutti, però, sono d’accordo nell’affermare che la Francia ha bisogno di un cambiamento e solo Macron può dare la svolta necessaria a raddrizzare al paese e scongiurare l’arrivo dell’estrema destra al potere.
“Rappresenta il rinnovamento politico di cui abbiamo bisogno” dice Nina. La chiave del successo di En Marche? “Mettere in primo piano facce nuove provenienti dalla società civile” risponde questo giovane avvocato di trenta anni.
Marocchina naturalizzata francese solamente un anno fa, Leila spiega di aver scelto Macron per “paura” di ritrovarsi un giorno con un governo di estrema destra che un giorno “bussi alla sua porta”.
I risultati del primo exit poll arrivano puntuali alle 20:00: Macron è in testa al 23,7%, davanti a Marine Le Pen, al 22%. La sala esplode in un boato come un gol al novantesimo, e il pubblico comincia a tifare il suo capitano.
Cominciano i cori “Ma-cron pre-sident!” e uno sventolio generale di bandiere, molte delle quali europee. Il successo viene confermato da altri due stime Ormai è fatta, i francesi hanno scelto i due contendenti al ballottaggio. Gli spogli che seguono confermano quanto già annunciato
Dopo alcuni minuti, sui maxischermi installati in sala viene trasmesso il discorso del candidato socialista Benoit Hamon, rimasto fermo al 6,5%, che dopo aver riconosciuto la sconfitta, chiama a votare il suo avversario.
È solo il primo di una serie di endorsement che cominciano a piovere da destra e da sinistra.
Alla fine cede anche il conservatore Fillon, rimasto dietro al 19,7. Unica voce fuori dal coro quella del gauchiste Jean-Luc Mèlenchon, ultimo del quartetto dei favoriti con il 19,2%, che durante il suo intervento dichiara di che rispetterà “i risultati ufficiali solo quando saranno conosciuti”
Davanti al pericolo frontista, la Francia fa sbarramento rifugiandosi dietro l’avanzata di quello che sembra essere il suo nuovo leader.
Mentre nella sala è già cominciata la festa tra balli e musica da discoteca ad altissimo volume, in sala stampa cominciano ad arrivare le prime notizie riguardanti scontri a Place de la Bastille tra manifestanti antifascisti e forze dell’ordine.
Un giornalista sbuffa definendolo un “assaggio” di quello che potrebbe succedere nei prossimi giorni.
Quando sugli schermi compare Marine Le Pen, cominciano una serie di fischi e buu che rendono difficile la comprensione del suo discorso. La candidata del Front National parla di “risultato storico” e si autoproclama “candidata del popolo”, tra gli insulti dei presenti in sala.
Verso le 22:00, finalmente appare il vincitore insieme alla sua compagna Brigitte. Visibilmente emozionato, si concede il suo bagno di folla prima di prendere la parola. Dopo aver ringraziato i suoi avversari, il favorito al ballottaggio si rivolge ai suoi fedelissimi promettendo di non dimenticare “la volontà e l’energia” che hanno speso in questa campagna. Una parola anche per la sua compagna, “sempre presente al suo fianco.
“Oggi il popolo di Francia si è espresso e ha deciso di portarmi alla testa del primo turno di questo scrutinio” dice il vincitore, sottolineando “l’onore e la responsabilità ” di un simile compito “Ho ascoltato in questi mesi i dubbi, la collera, le paure del popolo francese. Sono quelle che vi hanno portato questa sera a rifiutare i due grandi partiti che governano da 30 anni”.
Macron guarda poi al secondo turno: “spero tra 15 giorni di diventare presidente del popolo francese, dei patrioti, per farla finita con tutti i nazionalismi”. Ne suo progetto c’è la volontà di “costruire una maggioranza di governoe di nuova trasformazione fatta di nuovi volti e nuovi talenti”. Per realizzare l’impresa, sarà necessario “riconciliare la Francia” dietro al suo voto.
Un’impresa che, almeno sulla carta, non dovrebbe risultare difficile al grande favorito all’Eliseo.
(da “Huffingtonpost“)
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Aprile 24th, 2017 Riccardo Fucile
PARIGI, LE BANLIEU E LA CINTURA DELLA CAPITALE HANNO VOTATO MACRON, FILLON E MELENCHON…LE ZONE POPOLOSE DELL’ALTA SENNA, DI SAINT DENIS E LA VALLE DELLA MARNA L’HANNO SCARICATA
La mappa della Francia è per più di metà colorata con il viola che rappresenta il Front National di
Marine Le Pen.
E a lungo i dati dello spoglio in tempo reale hanno premiato la candidata della destra, che poco dopo la chiusura delle urne aveva anche 5 punti di vantaggio su Macron.
Ma gli exit poll e le proiezioni non hanno avuto dubbi: Macron alla fine sarebbe risultato primo. E questo perchè i voti delle grandi città – storicamente meno conservatori dei piccoli centri – avrebbero riequilibrato e poi ribaltato la bilancia.
Ma a fare la vera differenza è stata la città di Parigi e i dipartimenti dell’hinterland: Alta Senna, Saint-Denis, Valle della Marna.
Parigi ha scelto il candidato centrista Emmanuel Macron, mentre ha detto un no deciso a Marine Le Pen.
Secondo i dati relativi alla capitale, diffusi dal ministero dell’Interno francese, a Parigi Macron è arrivato primo con il 34,83% dei voti, seguito dal conservatore Franà§ois Fillon al 26,45%; terzo Jean-Luc Melenchon al 19,56%, quarto il socialista Benoit Hamon al 10,18% e solo quinta la leader del Front national Marine Le Pen, al 4,99%. Risultati molti diversi da quelli nazionali, in cui Le Pen è arrivata seconda raccogliendo il 21,53% dei voti, subito dopo il 23,75% di Macron.
A Parigi l’affluenza è stata dell’83,85%; a livello nazionale, invece, si è attestata al 78,69%, reggendo rispetto al primo turno del 2012, quando si era attestata al 79,48%.
Nei dipartimenti vicini a Parigi, la candidata della destra non solo non ha vinto, ma è stata addirittura il 4° candidato, con percentuali intorno al 10%.
Lì dove invece Macron ha fatto incetta di voti. Come a Yvelines, Essonne e Valle dell’Oise.
Stiamo parlando di 7 dipartimenti molto popolati, che ‘pesano’ molto più della maggior parte delle aree dove Le Pen ha spopolato.
A Saint Denis, addirittura ha vinto Melenchon, con il 30%. Macron lì ha preso il 24%, Le Pen solo il 13%.
Numeri simili per Valle della Marna: Macron 28,7 contro Le Pen 11,8. E nell’Alta Senna la leader del Fn non arriva nemmeno all’8%.
(da agenzie)
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Aprile 24th, 2017 Riccardo Fucile
L’EURO TOCCA I MASSIMI DA CINQUE MESI, BORSE IN NETTO RIALZO, CROLLANO GLI SPREAD
Ore 11:00. L’euro sale con le Borse del Vecchio continente, calano nettamente gli spread di Italia e Francia rispetto ai titoli di Stato tedeschi.
Dopo le grandi sorprese di Brexit e di Donald Trump, le previsioni dei sondaggisti e dei mercati sono state rispettate nel primo turno delle elezioni francesi: la vittoria di Emmanuel Macron, in vantaggio di oltre due punti percentuali sull’antieuropeista Marine Le Pen, viene giudicata sufficientemente rassicurante in vista del secondo turno del 7 maggio.
Un margine di vantaggio, unito all’immediata indicazione di Fillon e Hamon di votare per il candidato di En Marche!, che sembra rasserenare sulla prospettiva di una stabilità per l’Unione europea.
“I sondaggi indicano Macron davanti a Le Pen in vista del secondo turno”, scrivono a caldo dallo staff macroeconomico di Abn Amro. “Una presidenza Macron è ora altamente probabile. La sua agenda di riforme e consolidamento dei conti è ‘market friendly'”, aggiungono dalla banca olandese suggerendo che “i titoli di Stato francesi, l’euro e la propensione al rischio trarranno beneficio da questo primo turno, sebbene il mercato già scontasse parte dell’esito” del voto.
Da Credit Suisse arrivano a definire “non solo neutrale, ma estremamente positiva per l’Europa una presidenza di Macron”, che potrebbe rilanciare a pieno il progetto comunitario.
Come notano da Fidelity, sintetizzando molte posizioni similari, con un’affermazione del candidato centrista i mercati tornerebbero a valutare l’Europa per i suoi fondamentali economici e per i risultati delle sue aziende.
Ma, ammonisce Mark Phelps di AllianceBernstein, i guadagni odierni rischiano di esser un’arma a doppio taglio: una – ad oggi clamorosa, accreditata del 30% di possibilità – vittoria di Le Pen al secondo turno aprirebbe un baratro sotto i listini.
ll primo effetto visibile sui mercati finanziari è stato in effetti il rafforzamento dell’euro nei confronti del dollaro, con la divisa unica capace di raggiungere i massimi da cinque mesi con un balzo del 2 per cento in area 1,1 dollari.
La valuta europea ha poi moderato il rialzo portandosi in area 1,086 dollari (da 1,07 di venerdì). L’apprezzamento dell’euro sullo yen è arrivato a quota 119,60.
I mercati azionari europei trattano in forte rialzo, come già i future lasciavano intendere: Milano si conferma in positivo del 4% trainata dal comparto bancario con Unicredit e Ubi Banca in grande spolvero.
Per altro, notano da Icpbi, oggi a Piazza Affari è una giornata di stacco di dividendi (tra gli altri Eni, Mediolanum, Cnh, Fineco e Prysmian) con un effetto stimato sull’indice principale del -0,49%. Parigi balza del 4,3%, Francoforte aggiunge il 2,75% e Londra l’1,8%.
La distensione si vede anche sui titoli di Stato dell’Eurozona. Lo spread tra Btp e Bund tedeschi, nonostante la bocciatura dell’agenzia di rating Fitch al Belpaese arrivata venerdì in tarda serata, crolla di una quindicina di punti base e si porta in area 180 punti. Ancora più ampia la riduzione della forbice tra i decennali francesi e tedeschi, con il relativo differenziale che precipita in area 50 punti dopo aver superato quota 70 nelle scorse sedute.
L’oro (bene rifugio per eccellenza, acquistato a piene mani in momenti di incertezza) ha perso il suo appeal alle notizie provenienti da Parigi, cedendo lo 0,7% in area 1.275 dollari l’oncia.
Altro segnale di fiducia nelle sale operative è arrivato dai rendimenti dei titoli di Stato americani (anch’essi un porto sicuro in giorni di tensione), che risalgono.
Tra gli addetti ai lavori, nota Reuters, l’attenzione si sposta già verso le rinnovate scaramucce tra Corea del Nord e Usa, mentre gli Stati Uniti hanno necessità di licenziare la legge sul rifinanziamento delle attività amministrative per non incorrere nel loro congelamento (“shutdown”) dal prossimo 29 aprile.
(da agenzie)
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