Destra di Popolo.net

DIO E’ MORTO, PANTALONE E’ MORTO, PUO’ MORIRE PURE ALITALIA

Aprile 25th, 2017 Riccardo Fucile

UN PASTICCIACCIO TUTTO ITALIANO, CON TUTTI COLPEVOLI: PERDE 700 MILIONI ALL’ANNO, 2 MILIONI AL GIORNO, DAL 1974 SPERPERATI 7,4 MILIARDI DI DENARO PUBBLICO

A Parigi si vota per salvare l’Europa. A Roma si vota per uccidere l’Alitalia.
La vittoria dei no al referendum sul piano di salvataggio della compagnia aerea più disastrata del continente è il giusto epilogo di un fallimento permanente che dura ormai da trent’anni. L’ultimo capitolo, il più amaro, di un brutto pasticciaccio italiano.
Che tutti, ma proprio tutti, hanno contribuito a scrivere.
Lo Stato e il mercato, la politica e il sindacato. Gli azionisti pubblici e i capitalisti privati, i manager cinici e i dipendenti privilegiati.
Non c’è un solo attore, su questa quinta in rovina sulla quale sta per calare il sipario, che possa dire “io non c’entro”.
Oggi serve a poco gettare la croce addosso ai lavoratori di cielo e di terra che hanno bocciato la proposta ultimativa dell’azienda (1.300 esuberi, 900 in cassa integrazione straordinaria, 8 per cento di stipendio in meno per tutti).
È vero che a quella proposta Etihad, Invitalia e le banche avevano subordinato la concessione di altri 2 miliardi di capitali per tenere in piedi la compagnia.
Ma è altrettanto vero che affidare ai dipendenti l’ultima parola sulla sopravvivenza di un’impresa (scambiandola con l’ennesimo giro di vite occupazionale e salariale), suona sempre come un vago ricatto.
Non possono pagare colpe che non hanno.
Tuttavia, i tanti che hanno scritto il loro “no” sulla scheda hanno compiuto un gesto che racchiude in sè il vizio d’origine, culturale e industriale, che ha da sempre caratterizzato il volo avventuroso di Alitalia. A tutti i livelli.
Cioè l’idea che di fronte ai dissesti epocali di questa compagnia ci sia sempre un piano B pronto in un cassetto.
E che quel piano B, alla fine, sia sempre lo Stato padrone a dettarlo, tappando i buchi di bilancio con i soldi del contribuente.
Questa volta non andrà  così. Non c’è più una mammella pubblica, dalla quale succhiare i soldi per pagare gli stipendi, o il gasolio per far volare gli aerei.
Questa volta c’è solo l’amministrazione straordinaria e la nomina di un commissario, che salda i creditori che può saldare e poi porta i libri in tribunale.
E questo esito, doloroso quanto si vuole, non lo detta solo la solita Europa Matrigna, che vieta gli aiuti di Stato. Lo detta il buon senso.
Non c’è più un cielo da solcare, per una compagnia aerea che perde 700 milioni all’anno, 2 milioni al giorno, 80 mila euro l’ora.
Luigi Gubitosi è l’ultimo presidente arrivato al capezzale del moribondo, e se non riesce a rianimarlo lui (che ha avuto a che fare con il carrozzone Rai) non ce la può fare nessuno.
Non ci sono più rotte da percorrere, per un vettore che ha creduto di giocare la partita dell’eccellenza insieme alle ricchissime compagnie degli Emirati, mentre Ryanair e Easyjet gli rubavano le tratte più battute (le turistiche a corto e medio raggio) e Freccerosse e Italo gli scippavano quelle più pregiate (la Roma-Milano su tutte).
Ecco i colpevoli, di questo “delitto”. I politici l’Alitalia l’hanno usata come un taxi, per motivi elettorali e spesso anche personali.
È stato così nella Prima Repubblica, quando le cavallette Dc e Psi l’hanno spolpata tra nomine lottizzate e assunzioni clientelari.
È stato così nella Seconda, quando Berlusconi nel 2008 se l’è giocata al tavolo della campagna elettorale, facendo saltare l’unica fusione che allora aveva ancora un senso, quella con Air France-Klm.
È stato così anche nella Terza, quando hanno finto di difendere a chiacchiere “la compagnia tricolore”, mentre nei fatti cedevano pezzi di mercato alle low cost straniere.
I privati l’Alitalia l’hanno usata solo per ingraziarsi il Palazzo, come accadde con i “patrioti” che su ordine del Cavaliere ci misero un obolo solo per garantire la patetica difesa “dell’italianita’”, e non certo una prospettiva strategica credibile.
I manager l’Alitalia l’hanno sfasciata, in un tourbillon di piani industriali buttati al macero e di bonus astronomici ficcati in portafoglio.
In cinquant’anni sono cambiati tre all’anno, cinque solo negli ultimi cinque anni. Da Nordio a Cempella, da Mengozzi a Cimoli. E poi Sabelli, Ragnetti, Cassano. Pare una squadra di calcio.
Peccato che si sia rivelata di serie C, moltiplicando i passivi anno su anno. Almeno Mengozzi e Cimoli, qualcosa hanno restituito, tra una condanna a 6 e una a otto anni. Ma siamo tutti garantisti, per carità .
Restano i sindacalisti, che hanno lucrato prebende previdenziali e bloccato alleanze industriali, sempre convinti che il bengodi degli anni ’70 non sarebbe mai finito. Siamo all’ultimo volo della Fenice.
O sbuca fuori un grande partner (occidentale o asiatico che sia) e si compra la compagnia tutta intera, o siamo al capolinea. Bisogna dirlo, con dolore. Forse è meglio così.
È bello, per un Paese, poter schierare nei cieli del mondo globalizzato la sua “compagnia di bandiera”. Da orgoglio, fa “identità ”.
Ma questo non può più avvenire a qualsiasi prezzo. Se ci sono le condizioni di mercato, bene. Altrimenti, se ne prenda atto, e si compiano le scelte conseguenti.
Tra il 1974 e il 2014, per salvarla, abbiamo speso 7,4 miliardi di denaro pubblico: l’equivalente di una “Alitalia tax” da 180 milioni l’anno. Forse può bastare.
Dio è morto, Pantalone è morto, e stavolta può morire pure Alitalia.

Massimo Giannini
(da “La Repubblica”)

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COSI’ LA SOLIDARIETA’ DIVENTA UN REATO: TRA LEGGI TRAVISATE E PAROLE USATE A SPROPOSITO

Aprile 25th, 2017 Riccardo Fucile

SAVIANO: “DIFENDO LE ONG CHE SALVANO VITE UMANE”… “DI MAIO COME SALVINI, PREFERISCE CHE AFFOGHINO”

Per capire bisogna prendersi del tempo. Per capire bisogna leggere le fonti e verificarle.
La tristissima vicenda che riguarda la polemica del Movimento5Stelle sulle Ong che nel Mediterraneo si occupano di soccorrere i migranti mostra come, a partire da Beppe Grillo per finire con il vicepresidente della Camera Luigi Di Maio, i 5Stelle parlino su questo argomento per sentito dire, riportando affermazioni senza verificarle, dandole per vere e proponendo interrogazioni parlamentari che hanno il sapore di strumento di propaganda fine a se stessa.
Luigi Di Maio dichiara: “Definire taxi le imbarcazioni delle Ong non è un mio copyright. Prima di me, e a ragione, lo ha detto l’agenzia dell’Ue Frontex nel suo rapporto Risk analysis 2017”.
Basterebbe leggerlo davvero il rapporto per verificare che non paragona mai, in nessun punto, le imbarcazioni delle Ong che si occupano di search and rescue nel Mediterraneo a taxi, e non lo fa perchè sarebbe scorretto, e non lo fa perchè “taxi” significa lusso, significa comodità .
E comodità  e lusso sono parole che con le storie di chi attraversa il Mediterraneo per raggiungere l’Europa non c’entrano nulla.
E allora, se la parola taxi non si trova nel rapporto Frontex — anche se Di Maio dice di aver letto il rapporto ed è convinto che vi sia la parola “taxi” — chi l’ha pronunciata per primo?
Nemmeno il Procuratore della Repubblica di Catania, Carmelo Zuccaro, che Di Maio indica come altra sua fonte.
Ma vale la pena analizzarle le parole di Zuccaro, perchè sono comunque la fonte primaria della comunicazione che sull’argomento hanno fatto il Movimento5Stelle e Luigi Di Maio.
La procura di Catania viene infatti citata in un articolo pubblicato sul blog di Grillo e trattato come fosse un documento dirimente sull’argomento, quasi pietra miliare.
Carmelo Zuccaro in un’intervista dice testualmente: “Tra il settembre e l’ottobre 2015 nascono numerose Ong. Cinque tedesche, una spagnola e una maltese, che quindi nascono dal nulla e che dimostrano di avere subito disponibilità  di denari per il noleggio delle navi, per l’acquisto di droni ad alta tecnologia e per la gestione delle missioni, che sembra molto strano che possano aver acquisito senza avere un ritorno economico”.
Quindi la domanda che la procura di Catania si pone è: chi paga le missioni?
Il Procuratore apre un fascicolo conoscitivo, senza indagati nè capi di accusa, su sette Ong che, con tredici navi, salvano migranti nel Mediterraneo.
Le Ong rivendicano la trasparenza dei loro bilanci che si basano su finanziamenti privati e infatti Zuccaro non ha alcuna certezza che le missioni umanitarie nel Mediterraneo siano in realtà  dei “taxi per migranti” e parla di “sospetto” e ribadisce di “un mero sospetto”, se non fosse ancora abbastanza chiaro.
Un mero sospetto che nelle dichiarazioni del Movimento5Stelle e di Di Maio diventa una quasi certezza, lanciata come sempre in pasto ai social, dove si sa, l’approfondimento non è di casa. Dove ci si affida al pensiero di terzi perchè il proprio vi si adegui.
Ma quello che mi ha colpito delle dichiarazioni di Zuccaro è la riflessione sul pericolo che corre l’Italia ad accogliere migranti in maniera incontrollata.
Ed è proprio qui che si collega l’articolo pubblicato sul blog di Beppe Grillo dal titolo: “Più di 8mila sbarchi in 3 giorni: l’oscuro ruolo delle Ong private”.
Dove si fermano le ipotesi della procura di Catania, arrivano le certezze dei Cinque Stelle, dove la procura di Catania non si inoltra per mancanza di prove, lo fanno Grillo e Di Maio: le Ong, prima di qualsiasi indagine o processo, sarebbero “colpevoli” di portare migranti in Italia.
Ma perchè in Italia? Perchè non nei porti fisicamente più vicini?
Semplice: perchè l’Italia è il porto più sicuro, perchè chi fugge dalla Libia o dalla Tunisia non può tornare in Libia o in Tunisia.
Intanto perchè la Libia non ha ratificato la Convenzione di Ginevra sui Rifugiati e poi “nei soccorsi in mare”, come riporta Annalisa Camilli in un fondamentale articolo sul tema, “viene applicata la convenzione di Amburgo del 1979”.
“Porto sicuro” non è infatti semplicemente un luogo che sia terraferma, ma sicuro anche e soprattutto per la garanzia dei diritti delle persone che si trovano in mare. Perchè se è illegale favorire l’immigrazione clandestina è altrettanto illegale non prestare soccorso in mare.
Spesso poi si fa riferimento alla distanza tra le imbarcazioni delle Ong che effettuano salvataggi in mare e la costa, come a insinuare questo dubbio: “Perchè quelle navi si trovavano così vicino alle coste? Perchè a 12 miglia?”.
Si omette però di dire che è lecito avvicinarsi fino a 12 miglia nautiche se serve per salvare vite umane.
Medici Senza Frontiere, per esempio, nel 2016 in cinque occasioni ha prestato soccorso a circa 11.5 miglia dalla costa dopo aver avuto l’ok delle autorità  libiche.
Le Ong agiscono dove altri non arrivano e mai senza il via libera delle autorità  competenti.
Ma veniamo all’articolo che è stato la base teorica per i post di Di Maio.
Se è vero, come è vero, che le prime righe di un testo contengono il messaggio che si vuole veicolare, ecco il messaggio che il blog di Beppe Grillo vuol farci arrivare: “Negli ultimi giorni l’Italia ha registrato un record di sbarchi senza precedenti. In poco più di 72 ore circa 8mila migranti sono approdati in Sicilia dopo una lunga traversata in mare”.
Ergo: il problema sono gli arrivi. E poi, dato che come è noto, nessuno di noi ha tempo da perdere per leggere ed approfondire, l’articolo ci rende la vita facile e mette alcune frasi chiave in evidenza cosicchè quello che ci troviamo davanti è un articoletto di poche righe, che facilmente ci resteranno impresse.
Eccole: “Con l’aumento degli sbarchi aumenta ovviamente anche la spesa interna dell’Italia.” “È la solita solfa, con un’Europa che ci è totalmente estranea e indifferente”. “Ma c’è un nuovo capitolo che sta emergendo in queste ore e che merita attenzione”.
Qui vale la pena riportare l’intero paragrafo perchè aggiunge liberamente informazioni alle dichiarazioni ipotetiche della Procura di Catania: “Parliamo di circa una dozzina di Ong tedesche, francesi, spagnole, olandesi, e molte di queste battono bandiere panamensi o altre bandiere ombra”.
Zuccaro parlava di sette Ong e tredici imbarcazioni attenzionate dalla Procura di Catania, ma nell’articolo sul blog di Grillo il loro numero lievita.
In un’altra intervista sullo stesso argomento, Zuccaro precisa che non tutte le ong che recuperano migranti sono uguali: «Ci sono quelle buone e quelle cattive».
Nel dubbio, però, Grillo e Di Maio hanno pensato di gettare fango su tutte: prima che ci sia un processo e che si possa accertare cosa accade, meglio disincentivare le donazioni alle Ong che salvano vite e che portano migranti in Italia.
Ora, terminato il fact checking alle dichiarazioni di Grillo e Di Maio, ci tengo a fornire una serie di strumenti utili a capire qual è la situazione.
Se le navi delle Ong Proactiva open arms, Medici senza frontiere, Sos Mèditerranèe, Moas, Save the Children, Jugend Rettet, Sea watch, Sea eye e Life boat si trovano anche vicino alle coste libiche è perchè è lì che serve la loro presenza allo scopo di salvare vite.
Le Ong non si sono messe a fare un “servizio taxi” per i migranti di punto in bianco, ma riempiono un vuoto umanitario lasciato dalle istituzioni europee.
Ma Di Maio afferma ancora: “La verità  è che in Italia in questi ultimi 20 anni ci sono stati due generi di sfruttamento dell’immigrazione. Il primo è quello della Lega, che ha lucrato elettoralmente sul problema, senza mai risolverlo. L’altro invece è quello del centrosinistra, che ha anche preso soldi dalle cooperative che sfruttavano il business dei migranti. Non a caso Salvatore Buzzi finanziò una cena elettorale di Matteo Renzi. Destra e sinistra hanno già  fallito”.
Bene, se è così, allora il M5S ha capito che vale sicuramente la pena, in questo momento, aderire alla prima strada, ovvero a quelli che la questione migranti la sfruttano per motivi elettorali.
E sono i numeri a parlare: nel 2016 su 178.415 migranti salvati nel Mediterraneo, le Ong ne hanno salvati 46.796, a fronte dei 35.875 salvati dalla Guardia Costiera, dei 36.084 salvati dalla Marina Italiana, dei 13.616 salvati da Frontex (dati della Guardia Costiera Italiana).
Se le Ong fossero spazzate via da diffidenza e sospetti, se si interrompesse il sostegno economico privato, calcolate quanti migranti in meno arriverebbero in Italia, e non perchè ne partirebbero di meno, ma perchè morirebbero in mare, seppelliti dalle acque, e noi saremmo circondati da un cimitero più cimitero di quanto non lo sia già .
E in tutto questo, come ha reagito il Partito democratico alla polemica sulle Ong? Parole vuote e di circostanza.
Dichiarazioni smentite dai fatti, con il Decreto Minniti che sta progressivamente criminalizzando la solidarietà .
Invece di eliminare, come sarebbe ovvio, giusto e conveniente, il reato di immigrazione clandestina si sta subdolamente introducendo il reato di solidarietà .

Roberto Saviano
(da “La Repubblica”)

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DEL GRANDE: “COSTRETTO A FIRMARE UN VERBALE IN TURCO DI CUI NON HO COPIA”

Aprile 25th, 2017 Riccardo Fucile

“ANCORA NON SO PER COSA SONO STATO ARRESTATO, IL MIO PENSIERO AI 174 GIORNALISTI ANCORA DETENUTI IN TURCHIA”

I giornalisti in carcere in Turchia sono 174, “io sono il numero 175 e il caso più fortunato” quindi a quel Paese “faccio appello perchè liberi tutti i giornalisti”.
Così Gabriele Del Grande fermato dalla polizia turca il 9 aprile ha iniziato la conferenza stampa presso la sede della stampa estera a Roma.
A sole 24 ore dal ritorno in Italia il giornalista e videomaker ha raccontato la propria vicenda ai colleghi.
Con accanto la compagna Alexandra D’Onofrio e il senatore Luigi Manconi, presidente della Commissione diritti umani, il regista di ‘Io sto con la sposa’ ha descritto i giorni della sua detenzione e ha sottolineato i tanti i dubbi che ancora circondano il suo arresto e i successivi 15 giorni passati in due diversi centri di identificazione: “E’ stata una situazione di sospensione del diritto” anche perchè “nè io nè i miei avvocati abbiamo avuto ad oggi accesso al fascicolo e quindi non so dirvi il perchè del mio fermo”. Di certo “non ero intenzionato ad andare in Siria e non sono stato fermato al confine o nei pressi del confine”.
Nel corso della detenzione, avvenuta in un centro “migliore dei tanti che mi è capitato di visitare in Italia”, Del Grande ha raccontato di essersi “sempre rifiutato di rispondere alle domande sul mio lavoro che arrivavano da Ankara”.
Nonostante questo “ho avuto un trattamento dignitoso, fermo restando che sono stato privato della libertà  e mi è stata negata ogni comunicazione con l’esterno, sempre per ordini di Ankara”.
Anche sulla conclusione della vicenda restano alcune domande, visto che “sono stato rimpatriato senza neanche un foglio di carta. Non so neanche se è stato emesso un divieto di ingresso nei miei confronti”.
In Turchia “sono entrato con un passaporto regolare e un timbro regolare, non ero intenzionato ad andare in Siria e non sono stato fermato al confine ma in una città  lungo il confine – ha spiegato il blogger – stavo mangiando in uno dei migliori ristoranti della città  con una mia fonte” ma poi “sono arrivati otto agenti in borghese, ci hanno mostrato i distintivi, siamo stati caricati su due auto diverse, senza nessun contrassegno delle forze dell’ordine, e siamo stati portati in quella che apparentemente era una stazione polizia, poi sono cominciati gli interrogatori”.
In tutto ciò “il clima era strano, all’inizio sembrava una sciocchezza, loro sdrammatizzavamo la situazione e all’inizio anche il mio atteggiamento era collaborativo, hanno guardato il computer e le foto, ma non c’era nulla di strano, poi il trasferimento”, ha continuato Del Grande.
Gli agenti “volevano sapere con chi avessi parlato, se avevo contatti in Siria – ha detto ancora – e cercavano sul telefono l’evidenza di contatti con la Siria”.
A questo punto “se oggetto della vicenda e delle domande era il mio lavoro, ho detto che non avrei parlato senza il mio avvocato e senza contatti con il consolato”, ha aggiunto, ma “non immaginate interrogatori sotto tortura” perchè “non ho mai subito nessuna violenza”.
“Non c’era un traduttore e io non parlo turco, perchè lì io incontro siriani e parlo arabo. Sono stato interrogato in una lingua con un arabo e sono stato costretto a firmare un verbale in turco di cui non ho nessuna copia, e su cui mi hanno fatto domande mentre ero in isolamento”, ha aggiunto, sottolineando che si è trattato di “una violazione molto grave delle libertà  fondamentali, sia come individuo che come giornalista”.
“Non è accettabile che si possa essere incriminati per il lavoro che si svolge”, ha aggiunto Del Grande.
“Faccio un lavoro piu simile a quello di un ricercatore, cose meno avventurose di quel che potete immaginare, vado a casa delle persone e chiedo informazioni”, ha spiegato Del Grande, “non avevo nemmeno la macchina fotografica”. In Turchia “il mio progetto era quello di intrecciare biografie e storie di persone che vivono in una zona dove si sta scrivendo la storia”, ha raccontato ancora.
Del Grande, che nel corso dell’incontro ha ringraziato quanti si sono mobilitati per la sua causa ha sottolineato che non gli piace “l’idea di tornare ed essere accolto come un eroe, non mi piace che un arresto cambi l’idea del mio lavoro”, ha spiegato, “anzi, chiedo di essere giudicato in base al lavoro che ho fatto che faccio e che farò”.
Un arresto, ha continuato, “a volte può essere causato dalla sfortuna, da un errore, da una un contesto difficile in cui si va a lavorare” quindi “giudicatemi quando usciranno le storie a cui sto lavorando, le storie per cui sono andato dove sono andato”.
Rispetto a quanto accaduto “come ho detto anche ai poliziotti che mi hanno portato in aeroporto quando ci siamo salutati, vado via dalla Turchia ma non vedo l’ora di tornare e ho detto loro che andavo via nonostante tutto con un sentimento di rinnovata amicizia verso il popolo turco”, ha spiegato Del Grande, perchè “al di là  dell’aspetto politico non è stato un incidente fra popoli, è stata una violenza istituzionale con una sospensione del diritto” e in tutto ciò “nè io nè i miei avvocati abbiamo ancora accesso al fascicolo”.
“Quando tornerò in Turchia? se dura sei mesi un giorno dopo” la fine del divieto di ingresso, “se dura dieci anni un giorno dopo”, ha spiegato rispondendo ad una domanda. “Sta dicendo che non rientrerà  in Turchia illegalmente”, ha poi chiarito il senatore Manconi.
Intanto, però, ha ribadito Del Grande, “non voglio essere preso come l’unico” ad aver subito un trattamento del genere, “è pieno di giornalisti bravissimi e preparatissimi che questo atto di resistere lo compiono quotidianamente, ma magari non fanno notizia perchè non hanno la sfortuna o l’azzardo di finire 15 giorni in galera” e “quell’atto di resistere si fa quotidianamente per quanto riguarda la categoria nel raccontare, soprattutto le storie che non vogliano si raccontino”.

(da “La Repubblica”)

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“NON AVRETE IL MIO ODIO”: IL COMMOVENTE DISCORSO DEL COMPAGNO DELL’AGENTE UCCISO A PARIGI

Aprile 25th, 2017 Riccardo Fucile

“SOFFRO MA SENZA ODIO, PERCHE’ QUEST’ODIO NON TI SOMIGLIA”

“Soffro ma senza odio. Perchè quest’odio non ti somiglia”, sono le commoventi parole dette da Etienne Cardile, il compagno di Xavier Jugelè, durante la cerimonia per ricordare il poliziotto ucciso giovedì sugli Champs-Elysèes.
E il presidente Francois Hollande lo ha ricordato dicendo: “Jugelè era un eroe del quotidiano. Aggredire un poliziotto o un gendarme significa colpire l’autorità  dello Stato”.
La frase di Etienne Cardile è la stessa usata da Antoine Leiris, che ha perduto la moglie durante gli attentati del 13 novembre 2015.
Cardile, nel suo discorso, ha anche detto: “Ti piaceva questo tipo di missione, perchè gli Champs-Elysèes sono l’immagine della Francia, la cultura. In quell’istante, in quel posto il peggio è arrivato”.

(da agenzie)

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BERLUSCONI ESULTA PER LA SCONFITTA DELLA LE PEN, UNA LEZIONE PER SALVINI E LA MELONI

Aprile 24th, 2017 Riccardo Fucile

ORA ANCHE TOTI SI SMARCA DAI SOVRANISTI: “OCCORRE RINNOVARSI, LA DESTRA SOVRANISTA NON VINCE, SE NON SI CREA QUALCOSA DI NUOVO ARRIVERA’ ANCHE IN ITALIA UN MACRON E FINIREMO MARGINALIZZATI”

Un sospiro di sollievo ha accolto, dalle parti di Arcore, il primo verdetto degli elettori francesi. Non perchè Macron rappresenti agli occhi di Berlusconi il candidato ideale, tuttavia l’esito più rovinoso dal punto di vista del Cav è quello per cui tifava e tifa apertamente Salvini, cioè un trionfo politico della Le Pen.
Anche se per scaramanzia non lo diranno mai, è previsione del giro berlusconiano che Marine non avrà  scampo nemmeno nel ballottaggio.
Ciò significa che la Francia resterà  ancorata all’Europa e che l’Unione non crollerà .
Ma se l’Unione non cadrà  per effetto della spallata lepenista, pure la Lega e i «sovranisti» di casa nostra dovranno necessariamente darsi una calmata: questo, perlomeno, è l’argomento che rende ottimisti i berlusconiani nella lunga lotta per la supremazia del centrodestra.
In un certo senso, a desiderare la sconfitta populista sono soprattutto quanti desiderano accordi con la Lega in vista delle prossime elezioni politiche, perchè così Salvini avrà  meno argomenti da far pesare, anzi nel nome del realismo dovrà  pur rendersi conto che l’estremismo non è vincente, senza i moderati non andrà  da nessuna parte e, comunque, il tema europeo non potrà  essere utilizzato per dividere le forze del centrodestra.
Giovanni Toti, governatore della Liguria ma anche trait d’union tra le varie anime del centrodestra, prende le distanze dai sovranisti:   «La gente vuole novità », spiega, «in meno di un anno Macron ha fatto un partito che supera quelli tradizionali». Ciò detto, la destra-destra «da sola è testimonianza e non ha la forza di vincere».
Il che rappresenta, agli occhi di Toti, una lezione politica da trasferire in Italia, dove il centro-destra «deve al più presto unirsi in qualcosa di nuovo, sennò arriverà  un Macron italiano che marginalizzerà  tutti gli altri».
Col risultato di far piangere tutti coloro che oggi cantano vittoria.

Ugo Magri
(da “La Stampa”)

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COSA DICE IL RAPPORTO FRONTEX A PAG. 32 E PERCHE’ HANNO RAGIONE LE ONG CHE ACCUSANO DI MAIO DI DIFFAMARLE

Aprile 24th, 2017 Riccardo Fucile

“POLITICI CHE PARLANO A VANVERA” PER DISTOGLIERE L’ATTENZIONE DAI GUAI INTERNI AL M5S”, MAGISTRATI CHE ESPRIMONO GIUDIZI POLITICI, EUROPA CHE SCARICA SULLE ONG I PROPRI COMPITI ISTITUZIONALI

Sono le ong più note a rompere ogni indugio e a schierarsi a difesa del mondo del volontariato e della cooperazione dall’accusa gravissima di essere in contatto con i trafficanti di uomini in Libia.
Accusa cavalcata dal vice presidente della Camera Luigi Di Maio, che non ha evidentemente letto le conclusioni di Frontex
E’ bene sottolineare come nel Rapporto di Frontex, l’agenzia di controllo delle frontiere esterne dell’Unione Europea, non si parli mai di navi delle ong che fungono da “taxi del mare” e di loro “collusioni con gli scafisti”, come affermato dall’esponente del Movimento 5 stelle.
Nel rapporto, precisamente a pagina 32, si legge piuttosto che le operazioni delle ong potrebbero avere “unintended consequences”, ovvero “conseguenze involontarie”, che è cosa ben diversa dall’accusare di rapporti organici con chi fa affari sulla pelle dei migranti.
E si registra come anche il procuratore di Catania, Carmelo Zuccaro, responsabile di una delle indagini impugnate da Di Maio, torni sulle dichiarazioni rese alla Stampa.
“Noi – dichiara oggi Zuccaro – dobbiamo trasformare le conoscenze   in prove (del reato, la collusione, ndr), e questo non è facile.
Quello che sta avvenendo, aggiunge Zuccaro, è che “durante la Pasqua sono sbarcate 8.500 persone. L’importante è affrontare il fenomeno: non soltanto dal punta di vista giudiziario, perchè non lo si risolve solo così, ma in modo complessivo”.
Insomma la magistratura a Catania continua a esprimere giudizi politici, come se fosse affar suo il numero delle persone sbarcate.
Ora, mentre Erri De Luca si unisce a Saviano contro Di Maio su Twitter, (“Parla a vanvera di ong. Non sa niente nè vuole sapere cosa sia raccogliere in mare vite alla deriva”), è Medici senza Frontiere a intervenire con estrema durezza, dicendosi “indignata per i cinici attacchi al lavoro delle ong in mare da parte di alcuni esponenti della politica, che hanno visto nelle ultime ore un crescendo di veleni e false accuse”. E annunciando che “valuterà  in quali sedi intervenire a tutela della propria azione, immagine e credibilità “.
Infatti è l’unico modo per porre fine a un evidente tentativo di criminalizzare le Ong per fini politici.
Cia auguriamo che MSF eserciti un’azione civile contro i diffamatori che avranno cosi’ modo di finanziare a centinaia di migliaia di euro i soccorsi a coloro che vorrebbero vedere affogati.
Toni duri anche dal direttore della fondazione della Cei Migrantes, monsignor Giancarlo Perego, che in attesa di “riscontri che al momento non ci sono”, vede nelle accuse mosse alle ong “una visione ipocrita e vergognosa di chi non vuole salvare in mare persone in fuga e di chi non vuole fare canali umanitari attraverso i quali le persone potrebbero arrivare in sicurezza, combattendo così ciò che va combattuto realmente: il traffico di esseri umani che finanzia il terrorismo”, afferma il religioso a Tv2000.
Come Medici senza Frontiere, è invece Intersos – il cui presidente Nino Sergi aveva già  affrontato l’argomento nei giorni scorsi su Repubblica – ad assumere la difesa collettiva delle ong impegnate nel Mediterraneo. “Gli attacchi di questi giorni contro le ong impegnate nei salvataggi in mare sono una vergognosa speculazione” basata su ” basse e mal costruite invenzioni e strumentalizzazioni politiche” si legge in una nota diffusa da Intersos. Che poi spiega cosa fanno le ong nel Mediterraneo. “Salvare vite umane. Chi con navi proprie, chi, come gli operatori Intersos, in collaborazione con Unicef, partecipando alle operazioni di soccorso sulle navi della Guardia Costiera Italiana. Se siamo lì, è per fermare una strage. Se a qualcuno questo lavoro non piace, dica con chiarezza che preferisce un morto annegato a un essere umano tratto in salvo”.

(da agenzie)

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MEDICI SENZA FRONTIERE: “CRIMINALIZZANO LE ONG PER NASCONDERE LA GESTIONE FALLIMENTARE DEI FLUSSI: DOVE SONO LE NAVI DELL’UNIONE EUROPEA? “

Aprile 24th, 2017 Riccardo Fucile

INTERVISTA AL COORDINATORE DI MSF: “ABBIAMO SALVATO 60.051 ESSERI UMANI, CHI DIFFAMA NE RISPONDERA'”… “LE COLLUSIONI SONO TRA I TRAFFICANTI E LA GUARDIA COSTIERA LIBICA, NON CI SONO INTERLOCUTORI AFFIDABILI IN LIBIA, INUTILE CHE IL GOVERNO MILLANTI ACCORDI”

Vi chiamano in maniera sprezzante: «Taxi del Mediterraneo». Cosa risponde?
«Criminalizzare le Ong mi sembra molto pericoloso. Giocano con le vite umane e fanno campagna elettorale mentre servirebbero soluzioni politiche. Ad oggi, la gestione dei flussi migratori è fallimentare».
Stefano Argenziano, 40 anni, è il coordinatore dei progetti sulle migrazioni di Medici Senza Frontiere. La sua Ong è in mare dal 2015 con diverse navi. Le persone salvate sono state in totale 60.051.
Il procuratore di Catania, Carmelo Zuccaro, distingue tra Ong ma rilancia le accuse. Le risulta che ci siano chiamate fra trafficanti e soccorritori?  
«No, nella maniera più assoluta. Certamente non accade nelle nostre operazioni. Dubito che possa accadere ad altri. Bisognerebbe mostrare delle prove, altrimenti l’unico risultato è quello di avvelenare il clima».
Come vi spartite le acque?  
«Non decidiamo noi. È la centrale operativa di Roma a coordinare tutte le rotte nel Mediterraneo, in base alle esigenze del giorno e alle condizioni meteo».
Perchè vi stanno accusando?  
«Per nascondere il vero problema. È in corso una grave crisi umanitaria. Nei primi tre mesi nell’anno nel Mediterraneo si contano mille morti. Sono l’equivalente di un conflitto di media intensità . Di questo, dovremmo parlare. Trovo vergognosa la mancanza di comprensione di ciò che sta accadendo in Libia».
Cosa non si comprende?  
«La Libia è un Paese estremamente frammentato, in guerra, in crisi profonda. Molti migranti che stiamo soccorrendo non volevano partire, ma sono stati spinti a farlo».
Con chi avete a che fare?  
«Persone torturate, donne violentate, esseri umani incarcerati senza alcun principio di giustizia. Noi incontriamo questa moderna schiavitù in mezzo al Mediterraneo, dove l’Europa non solo non offre alternative legali e sicure, ma ha creato un vero e proprio vuoto di assistenza».
A cosa si riferisce?  
«Al fatto che le posizioni delle navi dell’Ue oggi siano molto distanti dalla zona di maggior pericolo. Presidiano Lampedusa e Malta. Una scelta che sembra quasi palesare la volontà  di negare l’assistenza necessaria».
Può fare un esempio concreto?  
«Il direttore esecutivo di Frontex sostiene che ci sarebbe un’ampia disponibilità  di mezzi navali dell’autorità  europea. Ma nel week-end di Pasqua, quando 8500 persone sono state tratte in salvo, non c’era nessuno in quel tratto di mare. Soltanto le Ong».
Vi accusano proprio di questo. Del cosiddetto «pull factor». E cioè di implementare il lavoro dei trafficanti, attirando i migranti con la vostra presenza al confine delle acque territoriali libiche. Cosa risponde?
«Che i migranti sono sempre partiti, non siamo noi ad attirarli. Anzi, è vero il contrario. Quando in mare non c’era nessuno, ci sono stati i grandi naufragi del 2015».
Come pagate l’attività  di salvataggio, le navi e il personale?  
«Msf è finanziata al 100% da donazioni indipendenti. Tutto ciò che la nostra organizzazione riceve e investe è rendicontato in maniera trasparente».
Fra i vostri finanziatori c’è il magnate George Soros?  
«La fondazione Open Society di Soros ha finanziato Msf in occasione del terremoto di Haiti nel 2010. Mai più, dopo quella volta. Quindi non per progetti legati ai soccorsi nel Mediterraneo».
C’è questo nuovo fenomeno delle partenze di massa: quindici gommoni messi in mare in contemporanea. Secondo voi, perchè?  
«Immaginiamo che possano esserci delle collusioni fra trafficanti di uomini, milizie e forze della guardia costiera libica. Non c’è altra spiegazione possibile. Non crediamo che in questo contesto ci siano interlocutori affidabili in Libia, nemmeno quelli a cui si rivolge il governo italiano».

Niccolò Zancan
(da “La Stampa”)

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L’ETA’ NON CONTA, TRANNE SE SEI LA MOGLIE DI MACRON

Aprile 24th, 2017 Riccardo Fucile

BRIGITTE TROGNEUX NON E’ UNA PRESENZA DECORATIVA, HA PURE UN CERVELLO: PER QUESTO E’ GIA’ COPERTA DI INSULTI DALLA VASTA CATEGORIA DEI SOVRANISTI SFIGATI

Se Macron fosse una donna, con un marito di 25 anni più grande di lei, non staremmo qui a discutere di questo dettaglio che diventa l’argomento principale di un certo gossip e perfino delle critiche politiche e della propaganda diffuse dai sovranisti.
Gli hanno dato del gay che si nasconderebbe dietro una relazione che per i seguaci della Le Pen dovrebbe essere impossibile, forse perfino vietata.
Lui ha risposto che se lo fosse non avrebbe alcun problema a dirlo e così ha ottenuto le simpatie delle donne e del movimento Lgbt .
Se Macron fosse una donna forse avremmo letto qualcosa riguardante la sua incapacità  di agire con fermezza, il suo probabile isterismo e la sua probabile emotività  .
Invece Macron è un giovane uomo sulla quarantina legato a una donna più grande di lui.
Dunque? Sarà  accompagnato da tanto sessismo fino al termine del voto? Per tutta la durata del governo, nel caso lui fosse vincitore?
È già  orribile il fatto che si pubblichino primi piani delle rughe della sua compagna di vita. Immagino che ci saranno paparazzi che li attenderanno per vedere come è fatta lei e come sta in bikini.
Ci saranno probabili scoop in cui si venderà  una sua foto del momento in cui si sveglia in casa ed è senza trucco, perchè questo è quello che fa vendere di più i giornali e questo è quello che vuole il popolino che nulla sa di politica ma moltissimo sa quando si parla di hate speech.
Non è che l’inizio di una lunga e verosimile gara a chi la insulta di più sul web perchè quello che conta di una donna, nella nostra cultura, non è che l’età , l’immagine, l’apparenza, il corpo.
Magari al governo andassero solo presidenti come Trump, circondato di donne giovani e belle! Donne decorative, esibite come trofei, buone per rendere virile l’immagine del presidente in questione, così come si è fatto durante il governo Berlusconi. Perchè anche di questo è fatto il sessismo.
Esprimo fin da ora tutta la mia solidarietà  nei confronti di questa donna, lo faccio a nome di tutte le donne che sono legate a uomini più giovani e di tutte le persone che ne hanno abbastanza di questi commenti da giornaletti scandalistici.
Che voi lo sappiate o meno va specificato che una donna, a venti come a sessant’anni, ha cervello, abilità , competenze, sex appeal. Tutte qualità  che non hanno nulla a che fare con l’età .
Un’ultima cosa: se lui fosse una donna direbbero di lei, più giovane del suo ipotetico compagno, che l’ha sposato per i soldi, per fama e fortuna, perchè le donne possono essere solo questo: in vendita ad esibirsi per far eccitare il maschio alpha che c’è in ognuno di voi.
Una donna dell’età  della compagna di Macron non si presta al ruolo di arrizza-peni che viene attribuito d’imperio alle donne, dunque non va bene.
Inabile a fare eccitare gli elettori e la fantasia del pubblico che resta anche in paesi diversi dalla Francia. È adulta, va archiviata.
Giammai può avere un legame soddisfacente con un uomo più giovane.
Ma sapete che c’è? Serve proprio dire un bel chissenefrega.

(da “Huffingtonpost”)

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“DI MAIO SOSTENUTO DAL FIGLIO DI UN SUPERBOSS DELLA CAMORRA”: LA FOTO IMBARAZZANTE SU FB E IL PD ALL’ATTACCO

Aprile 24th, 2017 Riccardo Fucile

LE OMBRE DELLA CAMORRA SULLE AMMINISTRATIVE A MONDRAGONE

La lezione di Quarto, con il suo retaggio di regolamenti interni e ferite politiche al di là  dell’inchiesta anticamorra, non sembra essere servita a molto.
E un durissimo botta e risposta – ieri – tra l’eurodeputata Pd Pina Picierno e il vicepresidente della Camera del M5S Luigi Di Maio mostra come sia ancora alto e irrisolto il rischio di attrazione tra alcuni giovani di famiglie a rischio per il Movimento, in particolare.
Benchè – bene ribadirlo – i sospetti di collusioni non abbiano mai risparmiato in questi anni, nè i democrat, nè la destra, più o meno cosentiniana.
Al centro dello scontro, stavolta , tra Pd e pentastellati ci sono le presunte ombre di camorra che potrebbero allungarsi sul voto amministrativo di Mondragone, nel casertano, terreno esposto da sempre ai tentacoli di Gomorra.
E ancora una volta c’è una foto, postata via Fb, che rischia di mettere in imbarazzo il vicepresidente della Camera: sostenuto (almeno via Facebook) dal figlio di uno spietato padrino di camorra, Augusto La Torre.
Non è la prima volta.
Nel novembre scorso, Di Maio si era dovuto giustificare per una foto casualmente scattata con Salvatore Vassallo, il fratello dello stake holder dei rifiuti della camorra, Gaetano, praticamente il “ministro” del business immondizia del cartello dei casalesi, l’uomo che portava a casa 2 miliardi di vecchie lire l’anno per sotterrare tonnellate di liquidi e scarti pericolosi di natura industriale.
Nel marzo 2014, altra zona dell’hinterland, Giugliano, Di Maio aveva invece spiegato la vicinanza con il figlio del boss cutoliano Corrado Iacolare: ma quel giovane, Franco, incensurato, era già  attivista dei M5S a Giugliano da anni e aveva scelto un’altra strada rispetto a quell’ingombrante genitore.
Già¡, perchè l’anziano Iacolare – di cui il figlio dice “Non lo posso rinnegare, ma ho scelto un’altra vita, mi occupo di tre gelaterie”- vive da anni in Uruguay ed è sfuggito alla giustizia italiana perchè considerato “inestradabile”: nonostante le accuse per vari omicidi e la condanna, passata in giudicato, per associazione mafiosa.
Il nipote e il figlio di La Torre
Ad accendere stavolta lo scontro, ecco un’immagine di gruppo e messaggi di sostegno comparsi su Fb a sostegno di Di Maio, firmati, tra gli altri, dal figlio di uno spietato padrino di camorra, Augusto La Torre: prima “collaboratore di giustizia”, poi espulso dal programma di protezione, oggi detenuto.
La Picierno apre il fuoco, riportando quella foto di gruppo in cui compare Di Maio in compagnia di alcuni giovani, attivisti del M5S di Mondragone, tra i quali c’è un nipote (incensurato) del boss.
Tra i commenti, poco più in basso, ecco arrivare anche il sostegno firmato da Francesco Tiberio La Torre, figlio del superboss: “Aria nuova – scrive lui – la speranza per i giovani si intravede, forza ragazzi”.
La Picierno attacca: “A Mondragone ci saranno tra poco le elezioni amministrative, e Di Maio oggi è venuto a supportare la lista M5S. Il figlio del boss La Torre commenta entusiasta. Ma Di Maio che messaggio invia a chi a Mondragone si batte ogni giorno contro la camorra? Di Maio sa che il figlio di La Torre non ha mai preso le distanze dalla terribile storia criminale del padre? Spero voglia chiarire immediatamente da che parte sta. Sulla camorra non si scherza”.
Di   Maio replica. “Il M5s è contro la camorra con tutte le sue forze e quindi contro quella famiglia. Non rispondo di commenti o foto rubate”.
E di nuovo la Picierno: “Mi fa piacere, comunicalo anche ai parenti dei boss che ti acclamano”.
Il vicesindaco : “Fatto di inaudita gravità ”
Sulla vicenda fa rumore “l’indignazione” del vicesindaco di Mondragone, Benedetto Zoccola, che in passato ha denunciato la camorra e vive sotto scorta.
“Che un vicepresidente della Camera, appartenente a un Movimento che ha fatto della lotta alla corruzione il proprio mantra, si faccia sostenere sui social dal figlio del boss Augusto La Torre, pluriomicida, appoggiandolo perfino in campagna elettorale, è inaccettabile. Un fatto di inaudita gravità “, sottolinea Zoccola, il numero due del comune di Mondragone.
Intanto due anni fa, proprio da Quarto, zona flegrea –   dove intorno alla presunta estorsione esercitata sulla sindaca Rosa Capuozzo dall’allora consigliere Giovanni De Robbio esplose il bubbone dell’attrazione pericolosa – arrivà³ quell’intercettazione che avrebbe dovuto far riflettere.
“Facciamo un passo indietro tutti i vecchi… mettiamo i ragazzi avanti… i nuovi… e noi ci stiamo dietro”, teorizzava uno degli ex politici locali parlando con un amico ex Pd, Mario Ferro, poi indagato. Ed è quest’ultimo ad annuire: “L’abbiamo fatto proprio a Quarto… con questi dei Cinque Stelle”. Una spia che, ben oltre le eventuali conseguenze giudiziarie, avrebbe dovuto – politicamente – parlare a tutti. Soprattutto ai “nuovi”.

(da “La Repubblica”)

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