Destra di Popolo.net

“UN INFERNO DI TORTURE, 50 MORTI PER LE PURGHE CECENE”: INTERVISTA A ELENA MILASHINA DELLA “NUOVA GAZETA”

Aprile 14th, 2017 Riccardo Fucile

LA GIORNALISTA PARLA DEGLI ORRORI DELLE PRIGIONI CECENE DOPO LO SCOOP SULLE PERSECUZIONI AI GAY E AI NEMICI POLITICI: “PESANTI RESPONSABILITA’ DI PUTIN”

È Elena Milashina ad aver rivelato al mondo l’orrore dei cento uomini sospettati di essere gay: rinchiusi, torturati e uccisi nelle prigioni cecene.
Un inferno di unghie strappate, percosse, scosse sui genitali, sedie elettriche.
Non quattro ma potrebbero essere “cinquanta i morti” racconta a Huffington Post Italia la giornalista del quotidiano russo di opposizione, Novaya Gazeta.
Milashina che nel 2014 ha ricevuto il prestigioso Women International of Courage Award da Michelle Obama, è stata compagna di scrivania di Anna Politkovskaja.
Da vent’anni, oltre a seguire il lavoro d’inchiesta sull’uccisione della sua collega scomparsa, di cui viene considerata l’erede, denuncia le violazioni dei diritti umani in Cecenia: “Qui le leggi non esistono”.
Tra i torturati non ci sono soltanto uomini imputati di essere considerati omosessuali: ci sono anche intellettuali, nemici politici.
Un paese avvolto in “un silenzio disumano” dove trincerati dietro il muro della paura e dell’omertà , nessuno denuncia: “in Cecenia non hanno alcun aiuto e non lo avranno mai”:
Questa è la prima intervista che Elena Milashina rilascia dopo l’inchiesta che ha sconvolto il mondo:
Elena Milashina, ci può raccontare cosa sta succedendo in Cecenia?
La situazione è questa: cento persone sono state arrestate illegalmente all’interno della campagna contro la comunità  LGBT della Cecenia.
Come hanno fatto queste persone a contattarvi per raccontare la loro storia?
Abbiamo avuto le prime informazioni sulla campagna contro le persone LGBT circa due settimane e mezzo fa e abbiamo provato a contattarle utilizzando diverse fonti. Lavoro in Cecenia da molti anni e ho diverse contatti tra i cittadini, nei servizi segreti, nella polizia e così via. Ma non sono stata la sola ad ottenere queste informazioni, tanti giornalisti che si occupano della Cecenia e alcuni attivisti dei diritti umani in Russia avevano questa informazione. E insieme stiamo cercando di dimostrare che è vera.
In che modo?
Per prima cosa, con il network LGBT russo, abbiamo aperto una linea di emergenza per le persone nel Caucaso, in particolare in Cecenia, che sono riuscite a scappare e che hanno bisogno di aiuto. Abbiamo reso pubblica questa linea diretta sui social e poi abbiamo pubblicato la nostra storia, a distanza di due giorni. Dopo la pubblicazione su Novaya Gazeta, questa informazioni sono state confermate da chi era fuggito dalla Cecenia, che conosceva la situazione e ne era vittima, ma è riuscito a scappare e a lasciare la Russia e ora vive in Europa. Quando abbiamo pubblicato l’articolo abbiamo iniziato a ricevere telefonate sulla linea d’emergenza. Più di ottanta persone che sono state detenute illegalmente e torturate solo perchè gay, adesso sono arrivate salve in diverse città  della Russia dove stiamo provando ad aiutarle.
Alcune di queste persone sono state rilasciate, come è potuto succedere e perchè?
Le ragioni variano a seconda dei casi. Quello che sappiamo finora è che c’è stata una prima ondata di repressioni. La campagna contro le persone LGBT della Cecenia è iniziata alla fine di febbraio. Esattamente il 9 marzo, quando Alexey, un’attivista famoso in Russia, stava conducendo la sua campagna contro le autorità  russe che non gli permettono di organizzare il gay pride a Nal’čik una città  del Caucaso. Un episodio che ha sollevato un polverone e così è iniziata la seconda ondata. Molte persone sono state rilasciate sotto cauzione e poi quando Alexey ha avuto il permesso di organizzare i gay pride è iniziata la seconda ondata di arresti e molte persone arrestate la prima volta sono state detenute di nuovo. E quando Mr Kadirov, capo della Cecenia ha saputo che alcuni erano stati rilasciati nella prima ondata, si è arrabbiato molto ed ha vietato il rilascio. Le persone che sono state arrestate per una seconda volta sono ancora in prigione.
Un portavoce di Kadirov ha detto che in Cecenia i gay non esistono e nega questa operazione
Sì, ha detto anche un’altra cosa importante. Che se esistessero, dovrebbero essere uccisi, perchè se lo meritano, perchè non possono vivere tra i ceceni. Come tutti sappiamo, ora possiamo anche provarlo, abbiamo almeno 80 persone salvate dalla Cecenia che appartengono al mondo LGBT senza dubbio. Possiamo dire che in Cecenia ci sono i gay, come in ogni altro luogo del mondo. E subiscono repressioni, vengono torturati e uccisi solo perchè gay, senza aver fatto altro.
Tre persone sono morte, hai maggiori dettagli?
Sappiamo che sono morte molte più di tre persone.
Molte di più?
Alcune informazioni che ho ricevuto parlano di 50 persone. Le uccisioni si sono perpetrate per due mesi, durante la campagna contro le persone LGBT. Lo abbiamo ampiamente confermate grazie a numerose fonti. E abbiamo già  delle fonti certe.
Scusi ma lei sta dicendo che sono morte cinquanta persone?
Abbiamo informazioni dai servizi segreti in Cecenia, sono la mia fonte lì. È una notizia che è stata confermato da mail, dai luoghi in cui queste persone vivono, dai posti di lavoro, dalla data della loro reclusione. Ma noi confermiamo in maniera certa che quattro persone sono morte.
Ha contatti con le famiglie dei perseguiti?
No, non abbiamo contatti con le famiglie perchè quella del Caucaso è una società  ultra tradizionalista e anche i parenti mettono in atto persecuzioni e uccisioni. Non è solo la polizia Cecena, sono soprattutto i parenti a fare questo ai loro cari quando scoprono che sono gay.
Quindi queste persone sono completamente sole?
Certo, questo è il problema. Non hanno alcun aiuto e non lo avranno perchè è una società  conservatrice, tradizionalista e omofoba.
Puoi raccontarci le storie di queste persone? Una storia che possa dire al mondo quello che sta succedendo.
Sa, abbiamo pubblicato diverse testimonianze, cinque, delle persone che raccontano la loro storia. Sono tutte molto simili. Queste persone ci hanno detto che sono state ricattate dalla polizia cecena dopo che questa ha scoperto il loro orientamento sessuale. È una cosa molto diffusa in Cecenia, la polizia chiede soldi per non rivelare informazioni e loro hanno pagato la polizia per molto tempo. Ma improvvisamente è iniziata la campagna contro le persone LGBT. Negli ultimi tre anni, lavorando in Cecenia, abbiamo visto campagne di detenzione illegale: le persone sono state arrestate, torturate e perfino uccise per svariati motivi. E ora c’è la campagna contro LGBT: arrestati, torturati e uccisi solo perchè gay. È una pratica diffusa in Cecenia perchè qui non ci sono leggi, le leggi russe, non esistono. Vivono secondo le proprie leggi. Queste persone sono arrestate e tenute in prigione, molti di una sola prigione. Ma ora sappiamo di cinque prigioni segreti dove tengono le persone LGBT
Non una ma cinque “prigioni segrete”?
Cinque sì. Ma nella prima ondata, le prime persone con cui abbiamo parlato, parlavano di una sola prigione, sono state portate in una prigione ad Argun. È una città  della Cecenia dove hanno una prigione segreta, costruita tanti anni fa dai soldati federali russi. Era usata come prigione segreta per diverse tipologie di persone, qui detengono tante altre persone. Ad esempio, le persone che fanno uso di droghe o quelli che vogliono andare in Siria per unirsi all’ISIS, e così via. E tra loro ci sono anche le persone LGBT. Ma anche le persone che fanno uso di droghe e che sono state arrestate, picchiate e torturate, alla fine hanno avuto il permesso di torturare anche le persone LGBT. Torturate anche con la sedia elettrica.
Queste persone sono state torturate così che potessero fare altri nomi?
Sì. Ho parlato con un ragazzo che è riuscito a scappare perchè la polizia ha iniziato a cercarlo quando era già  fuori dalla Cecenia. Ma prima, è stato ricattato dalla polizia in quanto gay. Quando sono andati a casa sua, hanno detto che erano obbligati a portarlo alla stazione di polizia dove lo avrebbero torturato e se solo non avesse fatto i nomi di altri gay, suoi amici. La polizia lo ha restituito alla famiglia dicendogli che avrebbero dovuto ucciderlo. E quando il fratello ha detto al ragazzo che avrebbe obbedito agli ordini imposti dalla polizia, il ragazzo è scappato. Non è più tornato in Cecenia. È fuggito dalla Russia. E ora vive in un paese europeo.
Ricevete supporto dalla comunità  internazionale?
Tanti media hanno letto la nostra storia e ora li stiamo aiutando a incontrare le persone scappate dalla Cecenia e pronte a parlare. Queste persone sono riuscite a scappare ed a raggiungere l’Europa e hanno iniziato a parlare coi giornalisti stranieri. Molti giornalisti si stanno occupando di questa storia ed è di grande supporto. Inoltre possiamo contare sul sostegno della rete LGBT russa che ha iniziato a dedicarsi a queste persone in Cecenia ed hanno il sostegno della comunità  Lgbt internazionale. Confidiamo nella comprensione dei paesi straniere affinchè possano ottenere i visti per queste persone che ormai non hanno alcuna possibilità  di far ritorno in Cecenia, sarebbero uccise. Ed è l’unico modo per farle andare via dalla Russia.
Qual è il ruolo dei media fuori dalla Cecenia, cosa possiamo fare?
Parlare di questa situazione perchè è un crimine conto l’umanità . Non ho mai visto niente del genere, in Europa almeno. Centinaia di persone sono state arrestate, torturate e anche uccise perchè gay. Questa situazione dovrebbe allarmare il mondo intero. Occupandovene, contribuirete ad attirare l’attenzione su quanto sta accadendo, aiuterete il movimento LGBT a fare pressioni sul governo federale perchè da quando abbiamo pubblicato l’articolo la situazione è peggiorata. Chiediamo che un’indagine parta subito ma non c’è l’ombra. È una situazione terribile perchè il governo russo dovrebbe fare qualcosa per salvare le vite di quanti sono stati arrestati in Cecenia.
Lei sa che moltissimi quotidiani europei hanno titolato la notizia con “campo di concentramento per omosessuali”?
Voglio essere chiara: la prigione segreta non è solo per omosessuali. È una prigione segreta in Cecenia dove sono detenute diverse persone, con accuse diverse. E sono lì tutte insieme. È la stessa prigione che usavano anni fa, e ora ci tengono le persone LGBT.
Ritiene che il leader ceceno Kadirov e il presidente russo Putin siano responsabili?
Certo che lo sono, e non hanno reagito in alcun modo. E come ho detto non c’è stata alcuna indagine dall’uscita del nostro articolo, il primo aprile. Ed è spaventoso perchè non sappiamo cosa sta succedendo a queste persone che sono ancora detenute, Sono vive? Non lo sappiamo. Chiediamo un’indagine immediata
Avete avuto problemi dopo l’articolo?
Abbiamo pubblicato l’articolo il primo aprile e il tre aprile 15.000 religiosi ceceni hanno annunciato la jihad contro i giornalisti che si sono occupati di questa storia. Hanno detto che abbiamo infangato l’onore della Cecenia e del suo popolo dicendo che tra di loro ci sono dei gay, e che dovremmo essere perseguiti per questo. La protesta continuerà  finchè i giornalisti di Novaya Gazeta non saranno perseguiti.

(da “Huffintonpost”)

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RAZZI E PEPE, I DUE SENATORI IN COREA DEL NORD “IN MISSIONE DI PACE” MENTRE TRUMP PENSA AL RAID

Aprile 14th, 2017 Riccardo Fucile

ANCHE NELLE TRAGEDIE C’E’ SEMPRE UN LATO COMICO: SONO ARRIVATI NELLA CAPITALE DELLA COREA ANCHE PER INCONTRARE KIM JONG-UN

Secondo la NBC gli Stati Uniti sono pronti a un raid contro la Corea del Nord se e quando Pyongyang effettuerà  un test nucleare.
La dittatura coreana ha risposto dicendo di essere pronta ad andare alla guerra e a usare il suo arsenale nucleare contro gli Usa se necessario. Mosca si è detta preoccupata.
E siccome tutte le storie drammatiche hanno un lato comico, proprio in questi giorni Antonio Razzi di Forza Italia e Bartolomeo Pepe di GAL, due senatori della Repubblica italiana, erano in viaggio verso la Corea del Nord.
«Dovevano arrivare nel primo pomeriggio di ieri», dicono i collaboratori parlamentari «ma non li abbiamo ancora sentiti. Ieri a Pechino non li hanno fatti imbarcare perchè non risultavano le prenotazioni! Hanno comunque preso il volo successivo dopo un paio d’ore, poi il silenzio…»
Gli Stati Uniti hanno posizionato due cacciatorpediniere con missili Tomahawk non lontano dalla Corea del Nord, riferiscono fonti dell’intelligence a Nbc.
Pyongyang ha avvertito che un “grande evento” è vicino, spingendo l’intelligence a temere un test nucleare.
Intanto Kim Jong-un ha inaugurato uno dei maggiori progetti abitativi di Pyongyang, mostrando come la Corea del Nord nonostante le sanzioni continui a crescere.
I due senatori sono partiti l’altro ieri dall’Italia alle 14 e si trovano attualmente nella capitale della Corea del Nord.
“Lascio mia moglie a Pescara — aveva detto Razzi l’8 aprile all’Adn Kronos — e parto, a spese mie, sia chiaro, tanto che lei mi rimprovera: ma come ci lasci a Pasquetta e ci devi pure rimettere i soldi? Ma io sono fatto così, la pace prima di tutto”.
Secondo fonti parlamentari i due avrebbero dovuto incontrare proprio Kim Jong Un in questi giorni. Con loro ci sarebbero anche il senatore Giuseppe Compagnone di ALA e il deputato Nicola Cilacì di Conservatori e Riformisti.
Sempre secondo fonti parlamentari Pepe visita regolarmente la Corea da un paio d’anni, alla ricerca soprattutto di contatti commerciali.
I suoi collaboratori ci fanno sapere che i coreani avrebbero acquistato un rigassificatore da un’impresa italiana lo scorso anno. Al centro della missione del senatore ci sarebbe un’azione di distensione, anche se il Senato ha specificato che i senatori che si trovano in Corea sono lì a titolo personale.
«La Corea del Nord è l’ultimo baluardo contro l’imperialismo del consumismo, non esiste la disoccupazione e la gente è serena, rispetto alle difficoltà  economiche a cui ci obbligano i nostri governi e supergoverni; la mancanza di democrazia (pur privata del voto noi la chiamiamo così) che amiamo noi ..non sembra un male assoluto», avrebbe detto Pepe secondo i suoi collaboratori.

(da “NextQuotidiano”)

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I TRE DEPUTATI M5S “SOSPESI” CHE CONTINUANO A INTERVENIRE A NOME DEL GRUPPO (E UNA FA PURE PARTE DELL’UFFICIO DI PRESIDENZA IN QUOTA M5S)

Aprile 14th, 2017 Riccardo Fucile

DI MAIO RACCONTA CHE SONO SOSPESI, MA NON SI E’ ACCORTO CHE I TRE CONTINUANO A   FAR PARTE DEL GRUPPO… DUE PESI E DUE MISURE RISPETTO ALLA CASSIMATIS

Il vicepresidente della Camera Luigi Di Maio, intervenuto a Corriere TV, ha detto che i deputati del MoVimento 5 Stelle palermitani accusati delle firme false sono stati sospesi. Il capogruppo del Partito Democratico Ettore Rosato ha detto che non è vero. Chi ha ragione tra i due?
“Il Movimento 5 Stelle, anche in questi casi, arriva prima dei rinvii a giudizio visto che i parlamentari coinvolti nella vicenda delle firme false’ a Palermo sono già  stati sospesi in autunno”, ha detto Di Maio commentando la richiesta di rinvio a giudizio depositata dalla Procura di Palermo nei confronti di Giulia Di Vita, Claudia Mannino e Riccardo Nuti.
“Spiace vedere il vicepresidente della Camera impegnato in operazioni di disinformazione. Afferma che i deputati grillini coinvolti nell’inchiesta sulle firme false di Palermo sono stati sospesi…. Ma da cosa? Guardate sul sito della Camera, risultano tutti ancora del M5s, intervengono per conto del gruppo, una di loro continua a sedere regolarmente nell’Ufficio di Presidenza della Camera come loro rappresentante, dopo essersi rifiutata anche di rispondere ai magistrati”, ha risposto Rosato.
È infatti vero che il 28 novembre il collegio dei probiviri ha sospeso dal MoVimento 5 Stelle il 28 novembre i tre deputati, dopo che il blog di Beppe Grillo li aveva invitati ad autosospendersi senza successo in più occasioni, anche pubblicamente, senza ricevere risposta.
Ma è anche vero che i tre deputati non sono stati affatto sospesi dal gruppo del M5S alla Camera e continuano a svolgere regolarmente le attività  parlamentari con il M5S. Nessuno di loro può utilizzare il simbolo, che è infatti scomparso dalle pagine fan dei tre (quella di Riccardo Nuti riporta a destra la dicitura “portavoce sospeso dal M5S”). C’è però un altro dettaglio interessante riguardo la vicenda.
I tre deputati infatti proprio oggi hanno rilasciato una nota stampa in cui accusano altri eletti M5S di aver testimoniato falsamente contro di loro: “Le tesi accusatorie si fondano sulle testimonianze di Claudia La Rocca e Giorgio Ciaccio, le quali, avendone già  dimostrato l’inattendibilità  per marcate incongruenze, dovranno reggere nel processo”.
E non hanno mica fatto solo questo.
I tre hanno infatti presentato un esposto che accusava l’attuale candidato sindaco per il M5S a Palermo Ugo Forello di aver architettato tutto. Il giudice ha archiviato l’esposto su richiesta della procura.
E non finisce mica qui.
Come ha raccontato Felice Cavallaro sul Corriere della Sera, durante le loro testimonianze in procura i tre deputati hanno accusato di far parte del complotto di cui sopra anche Giancarlo Cancelleri, deputato all’Assemblea Regionale Siciliana per il MoVimento 5 Stelle.
Per tutto questo, però, non sono mai stati richiamati o sanzionati dal M5S.
Ogni riferimento a chi viene buttato fuori per un like a Pizzarotti è puramente casuale.

(da “NextQuotidiano”)

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M5S, E’ GUERRA ANCHE NEL FEUDO DELLA LOMBARDI

Aprile 14th, 2017 Riccardo Fucile

A ROMA NEL III MUNICIPIO GLI ORTODOSSI SFIDUCIANO LA CONSIGLIERA CHE VOLEVA FAR FUORI LADY DE VITO

Un altro focolaio di “guerriglia” in seno al M5S romano rischia di turbare la stabilità  della giunta cittadina e della sindaca Virginia Raggi, dopo la vicenda dell’VIII Municipio conclusasi con la defenestrazione del presidente Paolo Pace (vicinissimo a Daniele Frongia e alla prima cittadina) per mano dei lombardiani.
Questa volta il teatro dello scontro è il III Municipio (Montesacro), un quartiere che ha più abitanti di Reggio Calabria o di Taranto, e che soprattutto rappresenta l’epicentro del potere dei leader ortodossi Roberta Lombardi e Marcello De Vito, entrambi provenienti da questa zona.
Nei giorni scorsi, infatti, una clamorosa iniziativa presa dalla presidente Roberta Capoccioni, fedelissima di De Vito (tanto da nominare assessore alla sicurezza la moglie Giovanna Tadonio, che non si era nemmeno candidata) nei confronti della compagna di partito e presidente della commissione ambiente Francesca Burri ha fatto deflagrare un conflitto che ora è sul tavolo della sindaca, ma soprattutto del Garante supremo Beppe Grillo, chiamato in causa direttamente dalla Capoccioni.
Quest’ultima ha prima chiesto ufficialmente a Grillo l’espulsione dal M5S della Burri per una a suo avviso conclamata incompatibilità  coi principi del movimento, e poi ha fatto firmare da tutti i consiglieri di maggioranza una mozione di sfiducia alla stessa Burri, con l’obiettivo di farla dimettere dalla presidenza della commissione e di inibirle l’uso del simbolo del partito.
Cosa che la diretta interessata non è disposta a prendere in considerazione nel modo da assoluto, tanto da avere già  annunciato azioni legali in merito.
Il dissidio ormai insanabile sarebbe nato attorno alla questione del funzionamento del Tmb Ama di via Salaria, rispetto al quale la linea della Burri ha ricalcato le direttive espresse in merito dal Campidoglio ma è stata bocciata dalla maggioranza lombardiana che ha indetto un’assemblea dei comitati di cittadini e attivisti del movimento, da sempre fautori della chiusura dell’impianto e, in difetto di questo, di un funzionamento ridotto.
Al di là  della questione specifica, che comunque è rilevante e denota una differenza di approccio tra le due anime del movimento, a una situazione così tesa si è arrivati dopo che ad aprire le ostilità  erano stati tre consiglieri (tra cui la Burri) che avevano tentato lo scorso ottobre un colpo al cuore del potere lombardiano, presentando “a freddo” un documento in cui si chiedeva la rimozione di due assessori, tra cui la Tadonio. Un’iniziativa respinta, nella quale la sindaca prudentemente non volle entrare, ma che ha avviato un’escalation che ha ora portato la situazione fuori controllo e al massimo momento di conflitto, proprio all’indomani della caduta di un municipio fedele alla Raggi come l’VIII, e di altre schermaglie nel XII e nel XIII.
Un quadro turbolento, fatto di piccole faide che si riproducono e che di certo non facilitano il compito nè rafforzano la posizione di Virginia Raggi, sulla quale, tra l’altro, comincia a pendere in modo sempre più sinistro la spada di Damocle del rinvio a giudizio per falso e abuso d’ufficio per la vicenda delle nomine di Salvatore Romeo e Renato Marra.

(da “Huffingtonpost“)

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INTERVISTA AL SEN. MANCONI: “I DECRETI DI MINNITI SULLA SICUREZZA SONO INUTILI E INEFFICACI”

Aprile 14th, 2017 Riccardo Fucile

“COSI’ SI SMANTELLA IL SISTEMA DI PROTEZIONE DEI CITTADINI, CHI PASSA LA NOTTE IN STAZIONE PER NECESSITA’ VA AIUTATO NON MULTATO DI 300 EURO CHE NON HA”

La nuova linea di sinistra sulla sicurezza, promossa dal ministro dell’Interno, Marco Minniti, passa per i due decreti approvati recentemente dal Parlamento.
Da una parte l’addio ai Cie e nuove regole per i richiedenti asilo, dall’altra il Daspo urbano e una stretta contro i pusher della droga. Più rigore su sicurezza esterna ed interna. Ma la linea di Minniti non piace a tutti e i malumori emergono anche nel Pd.
Il senatore Luigi Manconi, interpellato da Huffington Post, lo dice chiaramente: “Con molto rispetto nei confronti di Minniti, che considero una persona intelligente, contesto misure che a mio avviso sono inutili e inefficaci”.
Senatore Manconi, per Minniti sicurezza è una parola di sinistra. È d’accordo?
“Questa affermazione o è di una totale ovvietà  o è del tutto bizzarra. Da 25 anni, periodicamente, qualcuno dice che la sicurezza è una parola di sinistra. Andrebbe però accompagnata da altre parole di sinistra, altrimenti è una mera evocazione retorica. E, d’altra parte, non critico la politica di Minniti perchè ‘di destra’, ma perchè più semplicemente mi sembra profondamente sbagliata”.
Cosa non le piace della nuova linea del Viminale?
“Contesto a Minniti misure che sono a mio parere inutili e inefficaci e che soprattutto nel momento in cui producono una lesione nel sistema delle garanzie finiscono per ridurre inevitabilmente i diritti di tutti e non solo di coloro che ne sono i primi destinatari, cioè migranti, richiedenti asilo e senza fissa dimora”.
I decreti per il contrasto dell’immigrazione clandestina e per la sicurezza urbana mirano a restringere il perimetro dei reati. Cosa non va in questi provvedimenti?
“Io penso che quando si inizia a erodere un presidio di garanzia prima vengono colpiti i più vulnerabili e poi l’intero sistema di protezione di tutti i cittadini. In tutte e i due decreti, insieme al collega Tocci, abbiamo rilevato lesioni significative al sistema di garanzie previste dal nostro ordinamento. Per questo non abbiamo votato la fiducia”.
Può spiegare meglio?
“Nel caso del decreto per il contrasto dell’immigrazione illegale abbiamo ritenuto gravissima la riduzione dei gradi di giudizio, con l’eliminazione dell’appello, nei casi di ricorso del richiedente asilo contro il diniego della commissione territoriale sulla sua richiesta di protezione. Il nostro ordinamento prevede tre gradi di giudizio anche per le liti condominiali, per le sanzioni amministrative, per le multe. Riteniamo davvero irragionevole che questa riduzione del diritto alla difesa venga applicato a una categoria debole come quella dei profughi, e a una materia, il diritto d’asilo che è uno dei diritti inviolabili della persona, tutelato dalla nostra Costituzione”.
Veniamo al decreto sulla sicurezza urbana. Arrivano il Daspo urbano, le multe salate per i parcheggiatori abusivi, misure più severe contro i pusher. Ci sono dei rischi legati a queste misure?
“Prendiamo il caso dell’introduzione della figura della flagranza differita. Questa scelta dà  luogo a un bizzarro e perverso ossimoro per cui la flagranza, che si fonda sull’immediatezza dell’atto, viene dilatata e prorogata fino a 48 ore, e supportata da videoregistrazioni che sono tutto tranne che documentazione oggettiva e incontrovertibile. Si crea, cioè, una flagranza che non è in alcun modo una flagranza. E poi ci sono molte altre incongruenze come la sanzione pecuniaria fino a 300 euro per chi staziona o occupa spazi pubblici che rischia di essere applicata ai senza fissa dimora che passano la notte in una stazione. È un’idea grottesca”.

(da “Huffingtonpost”)

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CASSIMATIS-GRILLO: NELLA CAUSA PENALE PER DIFFAMAZIONE LA PROCURA CHIEDE L’ARCHIVIAZIONE

Aprile 14th, 2017 Riccardo Fucile

OVVIAMENTE LA CAUSA CIVILE SU LISTA E SIMBOLO ERA INDIPENDENTE DALLA QUERELA PER DIFFAMAZIONE

La procura della Repubblica di Genova ha chiesto l’archiviazione della denuncia contro Beppe Grillo e Alessandro Di Battista, accusati di diffamazione da Marika Cassimatis, nell’ambito della controversia sull’esclusione della stessa Cassimatis dalla candidatura a sindaco di Genova, pur avendo vinto le “comunarie”
Un provvedimento che Il Secolo XIX aveva anticipato nei giorni scorsi, prima ancora che la difesa di Grillo presentasse una memoria difensiva in cui sostanzialmente si accostavano le frasi scritte da Grillo per motivare l’esclusione con la normale dinamica della battaglia politica che prevede critiche anche severe.
Ora tocca al giudice decidere se accettare l’archiviazione o disporre un supplemento di indagine.
Cassimatis non aveva digerito le righe nel post che la liquidava nonostante la vittoria alle comunarie online: «Ripetutamente e continuativamente – era scritto a proposito di lei e dei suoi più diretti sostenitori – hanno danneggiato l’immagine del MoVimento 5 Stelle, dileggiando, attaccando e denigrando i portavoce e altri iscritti, condividendo in pubblico contenuti e linea dei fuoriusciti dal MoVimento stesso; appoggiandone le scelte dopo che si sono tenuti la poltrona senza dimettersi e hanno formato nuovi soggetti politici vicini ai partiti».
Lo stesso addebito era stato mosso da Cassimatis a Di Battista, che in un’intervista al Corriere della Sera aveva sentenziato: «Ci sono persone non in linea con la nostra lotta… piuttosto che correre il rischio di ritrovarseli nel gruppo misto qualche settimana dopo si prende questa decisione (cioè silurarli, ndr)». In sostanza Cassimatis veniva associata all’idea preventiva del tradimento: «La prima cosa che devi tutelare è il Movimento in quella vasca di squali», diceva Di Battista.
Il sotituto procuratore Walter Cotugno ha evidentemente ritenuto che queste frasi rientrino nell’alveo della critica e non della diffamazione.
Una tendenza giurisprudenziale che ormai si è fatta strada da tempo in Italia per evitare che qualsiasi lite politica intasi i tribunali per anni è quella di far rientrare anche accuse pesanti come “diritto di critica”.
Resta comunque aperta quella in sede civile, che finora ha invece visto prevalere le ragioni della Cassimatis.

(da “il Secolo XIX”)

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COME TRUMP HA FOTTUTO I SOVRANISTI

Aprile 14th, 2017 Riccardo Fucile

SALUTATO COME L’UOMO DEL DESTINO CONTRO I POTERI FORTI, SI E’ RIMANGIATO MOLTE PROMESSE SPIAZZANDO I POVERETTI CHE SE L’ERANO BEVUTA

Fra pochi giorni Donald Trump festeggerà  i primi tre mesi da Presidente degli Stati Uniti d’America, è quindi tempo di fare un bilancio dei primi cento giorni dell’era Trump.
Nel tentativo di prendere tutti in contropiede il Presidente ha già  iniziato a raccontare, a mezzo Twitter, che grazie alla sua azione di governo l’immigrazione illegale è in calo, i posti di lavoro sono in aumento, la legge e la giustizia sono tornate ad essere al centro dell’azione politica e l’America sta davvero tornando great again.
Giorno dopo giorno, cinguetta l’inquilino della Casa Bianca, stiamo mantenendo le nostre promesse e il tempo del grande cambiamento è ormai alle porte.
Ma è davvero così?
Molti esponenti dell’Internazionale Populista del nostro Paese hanno salutato l’elezione di Donald Trump come un segnale di discontinuità  non solo verso le politiche dell’era Obama ma anche nei confronti dell’establishment repubblicano. Secondo la lettura di molti ingenui esponenti dell’alt-right nostrana Trump ha vinto sia contro la Clinton e il potere che rappresenta sia contro il suo stesso partito che inizialmente l’ha fortemente osteggiato.
Certo, c’è una buona dose di ingenuità  nel pensare che una persona che si è candidata nelle file del Grand Old Party non abbia legami con le lobby   e con l’establishment oppure che   un miliardario figlio di miliardari sia uno che “viene dal basso” e che ha vinto solo grazie alle sue forze; ma anche i populisti devono sognare. §E a farli sognare sono state sopratutto le promesse di Trump.
Perchè su questa sponda dell’Atlantico il fatto che Trump fosse un razzista, un ignorante, uno che crede che il riscaldamento globale non esista, che voleva far arrestare Hillary Clinton, che vuole smantellare l’ObamaCare e che cercava lo scontro con la Cina (così tanto al punto da diventare un meme) non erano problemi importanti.
In fondo Trump era un grande estimatore di Putin e della Russia e questo era sufficiente ai vari Le Pen, Salvini e deputati a 5 Stelle assortiti.
Anche quando Trump ha pensato di imporre dazi positivi sui prodotti europei (una cosa che in realtà  non è nemmeno una sua idea) nel nostro Paese la notizia è stata accolta con entusiasmo.
Il problema è che fin da subito Trump ha fatto capire di che pasta era fatto e chi lo sosteneva ad esempio chiamando nel suo staff una serie di uomini provenienti dalle banche d’affari come Goldman Sachs e JP Morgan, le stesse che aveva giurato di voler combattere.
Trump aveva promesso di cancellare l’Obamacare, e fino ad oggi tutti i suoi tentativi di farlo sono falliti miseramente di fronte all’opposizione del Congresso (che pure è saldamente in mano repubblicana).
Questo non significa che in futuro Trump non manterrà  questa sua promessa ma che per il momento ha le mani legate.
La giravolta di Trump su Assad, la NATO e la Siria
Ma è in questo ultimo mese che Trump ha dato il meglio di sè spiazzando tutti i suoi sostenitori.
Vi ricordate quando Trump ha detto che la NATO era “obsoleta” e che andava cambiata?
I 5 Stelle ci avevano creduto e nel loro Programma hanno proposto di smantellarla perchè non più necessaria. Sorpresa: ieri Trump ha detto che la NATO non è più obsoleta e che anzi è fondamentale nella lotta al terrorismo internazionale.
Una mossa che è la conseguenza dell’attacco missilistico statunitense ad una base aerea siriana. Anche qui Trump ha “tradito” le aspettative dei suoi fan italiani che speravano che l’America smettesse di essere il poliziotto del mondo e lasciasse ai siriani la possibilità  di decidere da soli se Assad era un dittatore o meno.
In realtà  Trump ha cambiato talmente tante volte l’idea su Assad e su un intervento in Siria che è difficile dire cosa abbia mai capito di tutta la questione.
Probabilmente Trump avrebbe preferito che fosse la Russia di Putin a risolvere la faccenda e consentirgli di mettere l’America al primo posto: America First, come ama ripetere ancora oggi.
La dottrina della non ingerenza negli affari esteri però è radicalmente cambiata dopo il presunto attacco con il gas Sarin a Khan Sheikun da parte di forze siriane con il supporto o il tacito assenso della Russia.
Ora improvvisamente Trump non è più intenzionato a lasciare Assad al suo posto e l’ha definito apertamente “un macellaio” e ha aggiunto che “Putin va con il diavolo”.
Questo nuovo cambio di passo di Trump non ha spiazzato solo quei poveracci dell’Alt-Right e i vari rossobruni sostenitori di Vladimir Putin ma ha creato anche problemi con la Russia.
Le relazioni tra i due paesi sono oggi ad un minimo storico, non siamo sull’orlo di una guerra mondiale e c’è ancora spazio per il dialogo ma è chiaro che a Putin e ai russi il nuovo corso di Trump non sia piaciuto poi così tanto anche perchè nel frattempo gli USA hanno dato l’assenso all’ingresso del Montenegro nella NATO.
Chissà  se la Russia ora rispetta di più gli Stati Uniti, come aveva dichiarato Trump poco prima dell’insediamento. A giudicare dal livello crescente di tensione, certificato da entrambe le parti, si direbbe di no.
Putin ha detto che «Possiamo dire che il livello di fiducia, soprattutto sul piano militare, non è migliorato e anzi con ogni probabilità  è peggiorato».
E la tanto odiata Cina? A quanto pare dopo l’incontro a Mar-a-Lago (durante il quale nonostante le promesse Trump non ha offerto una cena a base di Big Mac al Presidente cinese) le cose si stanno mettendo meglio, e se la Cina darà  una mano sulla Corea del Nord magari si troverà  anche il modo di stipulare un accordo commerciale. Il punto è che Trump è fatto così: non ha ida di cosa vuole fare e quindi è imprevedibile.
Di conseguenza stare dalla sua parte è come fare un giro sulle montagne russe, continuare a seguire la sua politica invece rischia di danneggiare l’Italia e l’Unione Europea.
Ma spiegarlo ai fan italiani di Putin, che credono ancora sia un benefattore dell’Italia è impresa difficilissima.

(da “NextQuotidiano”)

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LA PARANOIA DEI COMPLOTTISTI CONTRO L’IMPEGNO DI FACEBOOK DI COMBATTERE LE BUFALE

Aprile 14th, 2017 Riccardo Fucile

GIULIETTO CHIESA CHIAMA A RACCOLTA LE SUE TRUPPE PER COMBATTERE LA “DERIVA AUTORITARIA”… E C’E’ CHI “SI SENTE CONTROLLATO” A CAUSA DELLA SUA ATTIVITA’ DI DIFFONDERE BALLE

In queste settimane Facebook propone ai suoi utenti la visualizzazione di alcuni suggerimenti per poter distinguere le notizie false da quelle vere.
Si tratta di informazioni generali che mirano a dare ai più sprovveduti o ai meno avvezzi a certe (non proprio raffinate) strategie utilizzati dai siti di bufale e fake news. Facebook non ci dice quali sono questi siti ma spiega in che modo riconoscere una notizia falsa non solo prestando attenzione al sito che la pubblica ma anche analizzando il contenuto della notizia e confrontandolo con quello di altri siti di notizie.
Semplici consigli di buon senso, qualcosa che è più simile al consiglio della mamma di “non accettare caramelle dagli sconosciuti” che ad una lista di proscrizione di siti “cattivi” o pagine Facebook che spacciano bufale.
Tra l’altro Facebook ha pure l’accortezza di ricordare che la notizia potrebbe essere uno scherzo: in questo modo siti come Lercio non verranno etichettati come siti di Fake News.
Facebook non dà  agli utenti la pappa pronta ma punta invece ad insegnare a riconoscere le bufale e i siti che le pubblicano e non fa quindi nomi specifici a siti e pagine Facebook che — nonostante l’impegno del social di Zuckerberg — continuano ad esistere.
Qualcuno però ha deciso di reagire e combattere l’impegno di Facebook contro le bufale spiegando che in realtà  si tratta di pura e semplice censura.
Ad esempio Giulietto Chiesa, noto complottista ed esperto di false flag consiglia ai suoi fan di replicare così al messaggio del Centro Assistenza del social:
Sono perfettamente in grado di distinguere quali siano le notizie false o manipolate, è abbastanza evidente il giochetto di definire idioti i cittadini che non si bevono le fake, quelle sì, che piovono dall’alto. Forse che qualcuno osserva e annota i like che gli utenti liberamente mettono a link o pagine scomode?? Occupatevi d’altro ed evitate di inviare inviti del tutto inutili e offensivi per l’intelligenza.
Chiesa ha scoperto che Facebook ci controlla e annota i like che gli utenti mettono liberamente a “pagine scomode”.
Perchè la verità  alternativa è sempre scomoda visto che denuncia i soprusi del potere. I solitari combattenti della verità  mettono a repentaglio ogni giorno la loro vita per darci notizie che scovano negli anfratti della Rete consultando esperti che solo loro conoscono (nel caso non siano loro stessi gli esperti).
La reazione dei fan di Chiesa è prevedibile: Facebook vuole indottrinarci e correggerci perchè la libertà  è pericolosa.
Qualcuno denuncia di avere il sospetto di essere “controllato da un paio di mesi” rispetto a quello che posta mentre altri fanno notare che le fake news sono altre, quelle dei giornali e dei mass media di regime.
La paranoia la fa da padrone, tutti ora si sentono spiati e temono la deriva autoritaria del social (o del Paese?). Proprio ora che grazie ad Internet milioni di persone hanno iniziato ad aprire gli occhi e a scoprire che ci sono informazioni che nessuno ci darà  mai. Pensate, su Internet si trovano le prove di tutti i complotti e di tutte le malefatte dei governi nazionali. E nessuno dice nulla!
Qualche eroe solitario è andato anche sulla pagina Facebook di Fondazione Mondo Digitale, l’associazione con cui Facebook ha collaborato per la creazione del vademecum su come riconoscere le bufale e le notizie false.
Da questi commenti però possiamo capire una cosa molto semplice: le persone che condividono certe notizie, certi post e certe informazioni sanno benissimo che le fonti cui si abbeverano sono discutibili, altrimenti non griderebbero alla censura ed anzi si riterrebbero “al sicuro”, convinti come sono che loro non stanno diffondendo fake news.
Gli utenti quindi sono generalmente perfettamente in grado di riconoscere una fonte seria da una poco affidabile: semplicemente scelgono di seguire quelle pagine e quei siti che già  rispecchiano il loro modo di vedere la realtà  perchè è più comodo e più facile.
La verità  alternativa per costoro non è “scomoda” ma esattamente il contrario perchè non mette in dubbio le loro certezze.

(da “NextQuotidiano”)

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DEMOCRAZIA PUTINIANA: MINACCIATI DI MORTE PER AVER RACCONTATO L’ORRORE DEGLI OMOSESSUALI CECENI

Aprile 14th, 2017 Riccardo Fucile

LA DENUNCIA DI NOVAYA GAZETA: “APERTI INVITI A COMMETTERE VIOLENZA CONTRO I GIORNALISTI”

Minacciati di morte per aver portato all’attenzione dell’opinione pubblica mondiale la drammatica storia della campagna di persecuzione contro gli omosessuali in Cecenia. Lo ha dichiarato il giornale d’inchiesta Novaya Gazeta in un comunicato stampa: “Preoccupano la redazione non solo per l’incolumità  dei singoli giornalisti, ma per quella di tutto il suo personale”.
Nel testo, si racconta che il 3 aprile, esattamente tre giorni dopo la pubblicazione della storia, nella moschea centrale di Grozny – la capitale della Cecenia – si è tenuta una riunione d’urgenza di “studiosi islamici e leder dell’opinione pubblica” locale. Secondo dati ufficiali, erano presenti 15.000 persone e durante incontro Adam Shakhidov, consigliere del capo della repubblica cecena Ramzan Kadyrov, ha accusato pubblicamente la Novaya Gazeta di diffamazione, dichiarandola “nemico della nostra fede e della nostra patria”.
Il discorso è stato diffuso dai media locali ed è stato molto condiviso su internet.
Al termine della riunione è stata adottata una risoluzione nel cui testo – denuncia sempre la Novaya – sono contenuti “inviti aperti e diretti a commettere violenza”.
“E’ chiaro che questa risoluzione incoraggia i fanatici religiosi contro i giornalisti”, fa notare il giornale, denunciando un “aumento del livello di violenza nella repubblica cecena, negli ultimi tre anni”; fenomeno che, a detta del giornale, è legato alla “mancanza di un’indagine completa” sull’omicidio dell’ex vice premier e oppositore Boris Nemtsov, i cui mandanti non sono ancora stati individuati e consegnati alla giustizia.
“La reazione al lavoro giornalistico, espressa nell’incontro alla moschea centrale è inaccettabile per una società  civile. Chiediamo alle autorità  di fare tutto il possibile per evitare azioni volte a incitare odio e inimicizia nei confronti dei giornalisti, che svolgono il loro dovere professionale”.
Ad oggi una cortina di silenzio impenetrabile circonda la Cecenia su quanto denunciato dalla testata.
Come fa notare la Novaya, le autorità  russe non hanno ancora preso misure per accertarsi sulle persecuzioni in corso in Cecenia.

(da “Huffingtonpost”)

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