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LE GRANDI PAURE DEGLI ITALIANI SONO LA DISOCCUPAZIONE E TRUMP

Aprile 15th, 2017 Riccardo Fucile

SONDAGGIO SCENARI POLITICI: A INQUIETARE SONO LE QUESTIONI ECONOMICHE, NON LA SICUREZZA E GLI IMMIGRATI

Fra le paure degli italiani il terrorismo internazionale è ben lontano dalla vetta.
Se però si considera che l’Italia è interessata particolarmente dallo sbarco di migranti, sorprende che anche l’immigrazione sia nulla in confronto alla madre di tutte le preoccupazioni: la crisi economica e la disoccupazione.
A fotografare le preoccupazioni degli italiani è un sondaggio condotto da ScenariPolitici per Huffington Post.
Disoccupazione e crisi economica preoccupano il 46% degli italiani, segue la corruzione della politica al 22%.
Solo agli ultimi posti   la criminalità  al 12% e i migranti in arrivo all’8%.
In casa propria gli italiani non temono solo la crisi. Una larga fetta della popolazione è molto preoccupata, infatti, della corruzione e del degrado della politica.
Se si guarda oltre confine, a preoccupare gli italiani sono i grandi dittatori, come Bashar al-Assad e Kim Jong-un, ma si fermano ai gradini inferiori del podio. In testa c’è Donald Trump con la sua imprevedibilità .

(da “Huffingtonpost”)

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PROVE D’INTESA TRA PD E FORZA ITALIA: “QUATTRO PUNTI SULLA LEGGE ELETTORALE”

Aprile 15th, 2017 Riccardo Fucile

PAOLO ROMANI RISPONDE A ZANDA E RILANCIA L’IDEA DI UN FRONTE ANTI M5S

Dopo l’intervento del capogruppo del Pd al Senato, Luigi Zanda, in cui l’esponente dem ha delineato un fronte anti Movimento 5 Stelle con il supporto inevitabile di Forza Italia, è uno degli esponenti di spicco del partito di Silvio Berlusconi, il capogruppo al Senato, Paolo Romani, a tracciare, in un’intervista al Foglio, il manifesto di Fi per dialogare con il Pd.
“C’è una questione da risolvere e cioè l’apertura di una dialogo tra forze che hanno oggettivamente un problema comune: il movimento antisistema e antidemocratico dei Cinque stelle”, spiega Romani, secondo cui il primo tema concreto su cui Fi e Pd possono trovarsi è la legge elettorale.
“Oggi – dice – c’è una situazione che non si era mai verificata prima; esiste un sistema tripolare e quindi quel principio di governabilità  nel quale abbiamo creduto noi, e nel quale ha creduto anche Renzi, deve coniugarsi con il concetto di rappresentanza. Avendo tendenzialmente un obiettivo comune, quello di rendere più snelle ed efficienti le istituzioni, i partiti hanno il dovere di risolvere il problema della legge elettorale”.
Romani trova “sterile questo dibattito Mattarellum sì-Mattarellum no, Italicum sì-Italicum no”, ma ci sono quattro punti su cui il partito e il Pd possono ragionare per trovare un’intesa. Primo: “Vogliamo le preferenze o riteniamo che siano un sistema che manda in Parlamento il peggio di questo Paese perchè figlio dei voti di scambio? Se si sceglie il sistema non delle preferenze la soluzione è il collegio uninominale o plurinominale; ambedue i sistemi sono ammessi dalla sentenza della corte”.
Sul secondo punto, Romani dice: “siamo nelle condizioni di aprire al sistema della coalizione? Il centrodestra una una sua storia che non può essere sintetizzata nel famoso listone e che peraltro darebbe alle segreterie di partito il compito di fare delle scelte, anzichè farle fare agli elettori”. Il terzo punto evocato è quello delle soglie. “Va bene il 40%? Coalizione al Senato o alla Camera? Se il sistema elettorale prevede un premio di maggioranza nazionale probabilmente ci dovrà  essere anche al Senato che dovrebbe o potrebbe essere su base regionale”.
Quarto punto da affrontare, il meccanismo di proporzionalità . “In un sistema tripolare – dice Romani – non potendo un premio di maggioranza consegnare a un partito del 30% il 55% dei seggi , perchè sarebbe sanzionato, ci vuole un metodo proporzionale, in nome del principio della rappresentanza”. “Siamo a dieci mesi dalle elezioni – avverte Romani – e il Parlamento ha bisogno di risolvere questo problema”.

(da “Huffingtonpost”)

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RUBA IL CIOCCOLATO PER I FIGLI, GLI AGENTI PAGANO E LA SALVANO

Aprile 15th, 2017 Riccardo Fucile

I LORO AMICI AVEVANO LE UOVA, LEI E’ POVERA… I POLIZIOTTI: “CI HA MOSSI IL CUORE, NON IL CODICE DI PROCEDURA PENALE”

«Qualcuno ci accusa di essere venuti meno al nostro dovere, ma i poliziotti non devono soltanto arrestare le persone che commettono reati. Il nostro compito è anche quello di aiutare i cittadini bisognosi, tanto più se sono bambini».
L’agente scelto della squadra volante di Cagliari non si aspetta nè encomi nè applausi, non vorrebbe (e non potrebbe) comparire sul giornale con nome e cognome, e ha cuore un’altra questione, più che la sua gloria: «Spero che i servizi sociali, o non so quali altri enti, si ricordino di questa mamma, che diano una mano a lei e ai suoi sei bambini. Non li lascino più soli, non accettino che a quei piccoli sia negato un altro sorriso».
A Pasqua, almeno quest’anno, quel sorriso è assicurato, ma solo grazie al buon cuore dell’agente e dei suoi cinque colleghi.
C’erano loro di turno al pronto intervento, giovedì pomeriggio, quando i vigilanti di un supermercato cittadino hanno chiamato il 113 per segnalare un furto: «La persona che avremmo dovuto fermare – racconta il dirigente della squadra volante, Dario Mongiovì – era una mamma di 37 anni che aveva nascosto nel passeggino le uova di Pasqua per i suoi sei bambini. È una persona disperata, che non ha neppure il necessario per assicurare un pranzo quotidiano ai figli piccoli: insomma, rubava per necessità . Voleva regalare un sorriso a quei bambini. Più che di un atto di polizia giudiziaria, in quel momento c’era bisogno di un atto di generosità . E i nostri ragazzi non ci hanno messo neanche un attimo a compierlo. La legge lo consente».
Le sei uova di cioccolato, alla fine, le hanno pagate gli agenti.
I responsabili del supermercato non hanno presentato una querela e anche a casa di questa famiglia disperata domani ci sarà  una sorpresa da scartare.
«Quando siamo arrivati, la donna non ha negato. Ci ha raccontato una storia che non poteva lasciarci indifferenti. I compagnetti dei suoi figli avevano già  ricevuto le uova di Pasqua e loro no. Quando sono tornati da scuola, proprio giovedì, hanno iniziato a piangere e lei ha deciso di trovare un modo di consolarli. L’unico modo a sua disposizione era quello di prenderli senza pagare. Conosciamo quella giovane da tempo, sappiamo che porta avanti la famiglia con enormi difficoltà  e nessuna istituzione si occupa di lei. Potevamo restare indifferenti di fronte al pianto dei due bambini che erano presenti quando siamo arrivati? Hanno capito la situazione, hanno capito che forse anche quest’anno sarebbero rimasti senza uovo di cioccolato e noi abbiamo valutato che in quella circostanza il poliziotto doveva prima di tutto tutelare il diritto al sorriso di quei piccoli. Cosa potevamo fare? Arrestare la mamma per furto? Abbiamo seguito il cuore, più che il codice di procedura penale. Io faccio il poliziotto da tanti anni e sono in grado di distinguere un vero delinquente da una mamma che ha compiuto un furto per necessità . E poi bastava vedere i suoi occhi per capire che aveva rubato quelle uova di Pasqua per far felici i figli».
Non varrà  quanto la cattura di un latitante o di un terrorista, ma l’intervento al supermercato di Cagliari per i sei agenti volante merita plauso e gratitudine.
E forse anche una medaglia. «Il sorriso di quei piccoli era l’obiettivo principale da perseguire in quel momento – sottolinea il vicequestore Mongiovì – Quando i ragazzi mi hanno chiamato e mi hanno detto che avevano intenzione di pagare le uova, più che denunciare o arrestare la donna, non ho avuto un attimo di esitazione. Sono stato subito d’accordo con loro, avrei agito allo stesso modo».

Nicola Pinna
(da “La Stampa”)

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ORA MARINE LE PEN RISCHIA DI NON ARRIVARE AL BALLOTTAGGIO, L’ULTIMO SONDAGGIO

Aprile 14th, 2017 Riccardo Fucile

MACRON 22%, LE PEN 22%, MELENCHON 20%, FILLON 19%: E’ LOTTA ALL’ULTIMO VOTO… MA GLI INDECISI SONO ANCORA TANTI

A nove giorni dalle presidenziali in Francia difficile dire chi passerà  il primo turno, il 23 aprile. Sono 4 i candidati quasi alla pari.
Jean Luc Melenchon, il leader del movimento di estrema sinistra ‘La France insoumise” (la Francia non sottomessa) è la grande sorpresa di questa campagna elettorale.
Le formidabili performance dell’ex socialista e parlamentare europeo, sembrano alla fine aver fatto breccia e convinto molti che Jean Luc abbia le phisique du rà’le.
Melanchon è dato al 20%, contro il 22% circa di Emmanuel Macron, ex ministro dell’economia del governo Valls — altra sorpresa politica della campagna — e della leader del Fronte nazionale Marine Le Pen.
Quarto con il 19% dei consensi, Franà§ois Fillon, che all’inizio della campagna elettorale aveva quasi messo un’ipoteca sull’Eliseo. La sua ascesa invece si è arrestata a causa di un’inchiesta giudiziaria. Il candidato Fillon è stato infatti formalmente accusato di malversazione di fondi pubblici, in modo particolare di aver dato alla moglie un posto di lavoro fittizio. A poco sono servite le sue dichiarazionidi innocenza per risalire la china dei sondaggi.
Non è decollata la candidatura di Benoit Hamon, attualmente quinto nelle intenzioni di voto, perchè considerato troppo a sinistra da alcuni e da altri un esponente del partito socialista che ha governato male la Francia negli ultimi 5 anni.
In molti scommettono in un ballottaggio Macron-Le Pen , con una netta vittoria del primo al ballottaggio.
Ultimo ma non meno importante a nove giorni dal primo turno,su circa 47 milioni di elettori, il 40% si dice ancora indeciso.
Vi sono però alcuni trend che vale la pena esaminare.
FILLON
Se i Repubblicani avessero cambiato cavallo a tempo debito non ci sarebbe stata partita per l’Eliseo. Insistere su un candidato “compromesso” è stato un errore imperdonabile. Ha conservato però lo zoccolo duro del suo elettorato ma solo un miracolo può portarlo al ballotaggio.
MACRON
E colui che rischia in fondo di meno e ciò gli permette di essere più spontaneo: ha creato il suo movimento “En marche” pochi mesi fa, è passato dall’8% dei sondaggi al 22%, pesca voti a destra come a sinistra, è un riformista moderato, comunque vada sarà  un successo. Ha un elettorato meno fidalizzato degli altri, in quanto non ha un partito strutturato alle spalle: potrebbe essere un difetto, ma anche un pregio. E’ la prima vera sorpresa di queste presidenziali, se passa al ballottaggio vince facile.
MELENCHON
E’ il candidato che ha rivitalizzato la sinistra-sinistra e colui che ha usato meglio i dibattiti televisivi dove è sempre uscito vincente. In due settimane è passato dal 10% al 20%, sottraendo voti al candidato socialista Hamon, ma anche a Marine Le Pen, una variabile che non era stata messa in conto dal Front National. La salita di Melenchon ha   fatto perdere il 5% di consensi alla Le Pen perchè “si è ripreso” il voto operaio e degli incazzati che   fino a ieri erano territorio di caccia di Marine.
Toni alti, feroci critiche all’Europa, populismo e 70.000 persone a sentire il suo comizio a Marsiglia.   E’ a due punti dal ballottaggio, ma se avanza lui è più facile che cali la Le Pen piuttosto che Macron.
LE PEN
Dal’Eliseo a possibile esclusa dal ballotaggio in pochi mesi in cui non ne ha azzeccata una. E le sue ultime due sparate potrebbero esserle fatali. Il declino è cominciato coi dibattiti Tv dove ha mostrato tutti i suoi limiti e finendo sempre ultima nei rilievi degli istituti di sondaggi dopo le trasmissioni. Solo slogan, un disastro in economia, impacciata di fronte agli attacchi sulla penosa vicenda dei dipendenti personali pagati con i soldi Ue. Come si fa a parlare di legalità  se ti rifiuti di presentarti ai giudici rivendicando l’immunità  parlamentare come la peggiore kasta? E le tasse pagate su immobili dichiarati a un valore minore del reale? Poi l’ultimo harakiri: negare le responsabilità  del governo collaborazionista con le persecuzioni degli ebrei in Francia e oggi l’attacco al Papa, reo di predicare la dottrina cristiana sui profughi.
Spiazzata dalla rimonta di Melenchon nei quartieri operai delle banlieu che sta riportando a casa l’elettorato di sinistra. Anche se arrivasse sul filo di lana al ballottaggio, destinata alla sconfitta al secondo turno. Se non ci arriva non le resta che accompagnare Salvini ai giardinetti.

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AL DECIMO FALLO ARRIVA FINALMENTE IL CARTELLINO ROSSO DI GRILLO A NUTI, MANNINO E DI VITA

Aprile 14th, 2017 Riccardo Fucile

FINALMENTE SI E’ ACCORTO CHE ERANO ANCORA NEL GRUPPO PARLAMENTARE DEL M5S…”VALUTARE NUOVA SANZIONE” VUOL DIRE ESPULSIONE

Continua a Palermo la faida a 5 Stelle iniziata dopo l’avvio delle inchiesta sulle firme false per la presentazione della lista del MoVimento 5 Stelle alle comunali palermitane del 2012.
Ieri la Procura di Palermo ha chiesto il rinvio a giudizio per 14 indagati, tra loro anche i tre parlamentari del 5 Stelle Riccardo Nuti, Giulia Di Vita e Claudia Mannino fino ad oggi sospesi dal MoVimento 5 Stelle ma non dal gruppo parlamentare.
Mentre i tre continuano ad accusare i deputati regionali della Sicilia Claudia La Rocca e Giorgio Ciaccio di aver tradito l’etica a 5 Stelle e ne chiedono l’espulsione Beppe Grillo, il Garante e Capo Politico del MoVimento li prende in contropiede e sospende i tre deputati nazionali anche dal gruppo parlamentare.
La notifica è arrivata poco fa alla maniera di Grillo, ovvero in calce a un post di Luigi Di Maio pubblicato sul Blog di Grillo dove il vicepresidente della Camera spiega il reddito di cittadinanza.
In un post scriptum Grillo comunica la richiesta di sospensione dal Gruppo del M5S di Nuti, Mannino e Di Vita da aggiungersi a quella dal MoVimento. Inoltre Grillo fa sapere di aver chiesto ai probiviri di valutare nuove sanzioni nei confronti dei tre.
Ps: Comunicazione di Beppe Grillo — “In seguito alle dichiarazioni dei portavoce sospesi dal MoVimento 5 Stelle Nuti, Mannino e Di Vita riportate dai giornali, in cui viene attaccato il candidato sindaco del MoVimento 5 Stelle a Palermo e in cui vengono fatte considerazioni sulla magistratura che non coincidono con i nostri principi, verrà  chiesto ai probiviri di valutare nuove sanzioni oltre a quelle già  applicate. Ho anche chiesto ai capigruppo del MoVimento 5 Stelle di raccogliere le firme dei parlamentari necessarie per indire la votazione dell’assemblea dei parlamentari per procedere anche alla sospensione temporanea dal gruppo parlamentare dei sospesi, fino a che sarà  in vigore la loro sospensione dal MoVimento 5 Stelle come già  stabilito dai probiviri.”
Stando al regolamento del M5S, che prevede tre tipi di sanzioni disciplinari la nuova sanzione potrebbe essere l’espulsione dal M5S (visto che il “richiamo” è considerata la forma più lieve di sanzione e la sospensione quella intermedia).
Il motivo di questa nuova richiesta di sanzione è dovuto al fatto che i tre — soprattutto Nuti —   hanno attaccato Ugo Forello, candidato ufficiale del M5S alle amministrative di Palermo, e hanno fatto “considerazioni sulla magistratura” che non coincidono con i principi del MoVimento.
Se è chiaro che attaccare il candidato sindaco è uno degli atti contrari al regolamento pentastellato e quindi passibile di sanzione dal momento che lede l’immagine del partito non è chiaro però quali siano le considerazioni sulla magistratura riportate dai giornali.
Ieri i tre parlamentari avevano parlato di un chiaro tentativo “di levarci politicamente di mezzo per avere campo libero, attraverso una montatura ben organizzata, che salvo ripensamento del Gup i magistrati avranno modo di smascherare nel processo penale” ma avevano più volte rinnovato la loro fiducia nella giustizia e nel fatto che le tesi accusatorie dei due consiglieri dell’ARS non avrebbero retto la prova del processo.
In una nota diffusa oggi i tre deputati nazionali erano inoltre tornati a chiedere l’espulsione dal MoVimento di La Rocca e Ciaccio “in in quanto hanno confessato d’aver partecipato alla vicenda delle firme per le ultime comunali di Palermo. Che abbiano assunto il ruolo di accusatori non elimina le responsabilità  penali che i due hanno ammesso, apparendo all’opinione pubblica come paladini e dunque estranei”. La tesi di Nuti, Mannino e Di Vita è che anche se le espulsioni nel M5S   — come ha ricordato Di Maio — vengono irrogate in seguito alla condanna in primo grado (il che però non metterebbe in salvo Nuti, Mannino e Di Vita che vengono accusati di altre violazioni dal Garante) nel caso dei due deputati regionali è necessario procedere subito perchè “loro sono colpevoli per ammissione, noi ci proclamiamo innocenti, convinti di provare la nostra totale estraneità  ai fatti e anche il nostro agire secondo i principi del MoVimento”.
Dopo l’intervento di Grillo è ormai chiaro che la carriera politica dei tre deputati è giunta al termine, almeno nel M5S.
Alle accuse dei tre deputati nazionali Claudia La Rocca ha replicato oggi affidando all’AdnKronos una dichiarazione nella quale nega l’esistenza di una montatura organizzata e parlando di una “evidente mistificazione della realtà ” e accusando Nuti di ledere l’immagine del M5S con i suoi continui attacchi nei confronti del candidato sindaco di Palermo Ugo Forello. La Rocca ha anche precisato che l’indagine non è partita dalle accuse sue e di Ciaccio ma da soggetti terzi e che ci sono altri due indagati che hanno confermato i fatti.
La mossa di Grillo di proporre la sospensione di Nuti, Mannino e Di Vita senza dubbio è stata fatta per mettere a tacere le critiche che sono piovute addosso al MoVimento in questi giorni da parte di esponenti di altre forze politiche che hanno fatto notare come la sospensione dei parlamentari fosse fittizia.
È vero infatti che sulle pagine Facebook dei tre non campeggia più il simbolo del M5S ma è anche vero che i tre deputati continuano a far parte del gruppo parlamentare del M5S alla Camera continuando ad intervenire a suo nome in Aula e in Commissione.

(da “NextQuotidiano“)

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“ALLARMI SIAM SUDISTI”: E IL SINDACO LEGHISTA DI PONTIDA SIGILLA SCUOLE, POSTE E CIMITERO

Aprile 14th, 2017 Riccardo Fucile

LA GIORNATA DELL’ORGOGLIO MERIDIONALE INDETTA A PONTIDA IL 22 APRILE E IL RIDICOLO COPRIFUOCO PADAGNO… SE RESTITUISCONO LA VISITA DI SALVINI A NAPOLI CHE PROBLEMA C’E’?

Non resterà  aperto nemmeno il cimitero a Pontida, il 22 aprile.
A due passi dal pratone dei raduni leghisti, quel giorno si celebrerà  la giornata dell’Orgoglio meridionale e il sindaco ha deciso di chiudere tutto, ma proprio tutto. L’ordinanza di Luigi Carozzi, primo cittadino leghista del piccolo centro bergamasco, non dimentica nulla: chiuse le scuole di ogni ordine e grado, chiuse le strade del centro storico, chiusi gli uffici comunali (per i dipendenti, giornata di ferie obbligatoria), non si potrà  nemmeno andare in posta e, dalle 8 alle 24, serrande abbassate per tutti gli esercizi commerciali.
Chiusa, persino, la piazzola ecologica.
Misure di massima sicurezza per un concerto cui dovrebbero partecipare diverse centinaia, forse migliaia di persone.
Sono 23 le città  nelle quali centri sociali e associazioni antirazziste stanno organizzando trasferte in treno e pullman verso Pontida.
Il sindaco l’ha presa molto sul serio, nell’ordinanza il rischio di «episodi criminosi» motiva il coprifuoco.
«Mi sembra un atto dovuto nei confronti dei miei cittadini – spiega Carozzi -, soprattutto dei più piccoli che magari tornando da scuola si troverebbero nel pieno del caos».
Lo spazio di proprietà  delle Ferrovie sul quale si terrà  l’evento dei centri sociali è in effetti vicino alle scuole. Ma il cimitero? «È lì a pochi metri – dice il sindaco -, qualcuno ci fa ironia ma dobbiamo tutelare anche chi ci ha preceduto».
Carozzi teme vandalismi. Con i negozi, scuole e bar chiusi, i manifestanti dovrebbero incontrare davvero poca gente in giro. Di sicuro, non i leghisti.
Matteo Salvini, a Pontida nei giorni scorsi per celebrare con una cena privata gli 850 anni del giuramento della Lega Lombarda, ha ordinato il basso profilo, non lanciare e non raccogliere provocazioni.
L’iniziativa dell’orgoglio meridionale nasce proprio dopo il contestato passaggio del leader leghista a Napoli, nel marzo scorso.
I centri sociali ricambieranno la visita organizzando un evento cui hanno già  confermato la presenza tanti musicisti.
Suoneranno Eugenio Bennato, i 99 Posse, il rapper ‘Nto, che ha firmato la sigla di Gomorra. Sotto il palco, annunciata l’adesione di tanti politici e intellettuali, a partire dallo scrittore Maurizio de Giovanni. Gli organizzatori l’hanno ripetuto più volte: «Sarà  solo una festa, non vogliamo provocazioni».Un evento descritto su Facebook come “una grande festa: la festa di chi è orgoglioso e fiero di essere meridionale e di chi, in tutta Italia, da sempre crede nelle idee dell’accoglienza e della solidarietà  verso chi è costretto a lasciare la propria terra”.
Secondo il Comune, la manifestazione “favorisce l’insorgere potenziale di episodi criminosi, quali fenomeni di insicurezza urbana, di vandalismo e di turbativa della quiete pubblica”.
“In che senso l’antirazzismo è una minaccia per l’incolumità  di Pontida?”, replica uno degli organizzatori dell’evento “perchè per il nostro festival c’è uno stato d’allerta e invece, senza nessuna minaccia altisonante, da decenni viene consentito il regolare svolgimento delle manifestazioni pubbliche della Lega Nord? Pontida è forse proprietà  di un partito politico?”.

(da “Il Corriere della Sera”)

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IL SEGRETARIO DELLA LEGA DI VARESE LANCIA LA FATWA: “BASTA 8 PER MILLE ALLA CHIESA CHE AIUTA I PROFUGHI”

Aprile 14th, 2017 Riccardo Fucile

MATTEO BIANCHI RISCRIVE IL VANGELO A USO RAZZISTA

Uno sciopero dell’8 per mille contro chi aiuta i migranti.
A lanciare la fatwa contro la Chiesa Cattolica è il segretario della Lega Nord della provincia di Varese Matteo Bianchi.
A proporla è un personaggetto della galassia leghista: da giovane sindaco di Morazzone, Bianchi è cresciuto sotto l’ala protettrice di Roberto Maroni.
Da sempre vicino all’associazione Terra Insubre, oggi è un ferreo salviniano e assieme a Luca Zaia rappresenta la Lega nel Comitato europeo delle regioni di Bruxelles.
Tutto è iniziato due giorni fa, quando Bianchi ha scritto sulla sua bacheca Facebook un duro commento alla dichiarazione di monsignor Galantino (segretario della Conferenza episcopale) che proprio in quelle ore chiedeva un’estensione dei permessi umanitari a favore dei migranti: “La posizione della Cei — scrive il sindaco-segretario — è a dir poco vergognosa e piena di demagogia. Non risolve il problema mondiale della povertà  ed è solo atta a devastare i popoli europei e la loro cultura, in perfetta linea con il progetto politico/economico mondialista e socialista di cui il Vaticano è attualmente il principale fautore. Siccome le organizzazioni vicine a questo sistema sono molto attente al loro portafoglio e grazie alla gestione dei disperati dell’immigrazione riescono ad avere provviste per il loro sostentamento, tocchiamoli sulla pecunia: io NON darò il mio 8 per mille alla Chiesa Cattolica”
In un momento in cui la Lega di marca salviniana si fa paladina dei valori cristiani senza averli mai praticati,
Poco importa a Bianchi se tra i valori della cristianità  ci siano anche l’accoglienza e l’aiuto dei bisognosi: “Certo, i popoli europei da sempre incarnano i temi dell’integrazione e dell’uguaglianza, ma questi valori vanno tutelati reagendo a chi sta dimostrando di volerli modificare” prova ad arrampicarsi sugli specchi.
In realtà  girando per le strade dei paesi come Morazzone sfugge il senso della protesta e viene da chiedersi dove siano le orde di migranti che cercano di soggiogare il popolo lombardo: “A Morazzone non ci sono richiedenti asilo — ammette il sindaco Bianchi — e i non italiani rappresentano il 5% dei residenti, tutti abbastanza integrati”.
Allora, da cosa deriva la percezione di un popolo schiacciato dall’ondata migratoria? “La percezione è forte a livello nazionale”.
Quindi conta la percezione, non la realtà .
E se allo sciopero dell’otto per mille le chiese rispondessero con uno sciopero dei sacramenti?
Ninete battesimo, cresima, matrimonio e funerali per chi si pone fuori dai valori cristiani.
Sarebbe un buon inizio per scacciare i mercanti dell’odio dal tempio, nel caso anche a calci in culo.

(da agenzie)

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“HO MOLTI AMICI GAY”, IL LIBRO CHE RACCONTA IL VOCABOLARIO DISCRIMINATORIO CHE ATTRAVERSA TUTTI GLI SCHIERAMENTI POLITICI

Aprile 14th, 2017 Riccardo Fucile

FILIPPO BATTAGLIA NARRA LA STORIA DEL PREGIUDIZIO: DAI SOLITI LEGHISTI AGLI INSOSPETTABILI DEL PCI

Ci sono i leghisti e figurarsi se qualcuno si stupisce. C’è Giovanardi e ce lo si poteva aspettare. C’è pure il celebre motto di Alessandra Mussolini: “Meglio fascista che frocio” in diretta Rai.
Ma ci sono anche gli insospettabili, i padri della Patria, i dirigenti politici che hanno fatto un buon pezzo della Storia d’Italia.
Come Palmiro Togliatti, il Migliore, il capo del Partito Comunista Italiano fino al 1964. Fino a quello che nessuno si potrebbe aspettare: Enrico Berlinguer.
“Da sempre la politica italiana dice di non avere ‘nulla contro gli omosessuali’ eppure da sempre li discrimina. C’è chi invoca ‘sobrietà ‘, chi chiede ‘discrezione’, chi scomoda la Bibbia, chi ricorre a citazioni d’autore.
Passano gli anni, cambiano toni e interlocutori ma il risultato — nonostante gli ultimi passi in avanti — resta lo stesso: dal fastidio e la diffidenza fino agli insulti e alle aggressioni verbali”.
Ho molti amici gay (ed. Bollati Boringhieri, pp. 136, euro 11) è il nuovo libro di Filippo Maria Battaglia, giornalista di SkyTg24, che mette in fila insulti, scivoloni, gaffe e vere e proprie aggressioni verbali dei politici di ogni schieramento e di ogni tempo con il linguaggio discriminatorio dell’omofobia .
“Sin dal Dopoguerra — si legge nella quarta di copertina — la crociata contro i ‘malati’ e gli ‘anormali’ recluta quasi tutti: capi di stato e di governo, ministri e parlamentari, segretari e leader di partito. Attecchisce a destra ma spopola pure a sinistra, coinvolgendo figure insospettabili e venerati padri della patria.
Ho molti amici gay non è solo l’immancabile premessa di rito prima di ogni discorso omofobo, dentro e fuori dall’Aula parlamentare. È la storia, succinta e dettagliata, di quanto la discriminazione e il pregiudizio contro gli omossessuali siano radicati nella politica e nella società . Garantendo all’Italia l’infelice primato del Paese con la classe dirigente più omofoba in Europa”.
Qualche esempio? Si può partire da quelli più prevedibili, come gli esponenti della Lega Nord: “I romani hanno perso l’impero per questa storia qua: coi culattoni e il benessere, l’impero si è distrutto!” disse Santino Bozza, ex consigliere regionale del Carroccio che nell’occasione si trasformò anche in ricercatore storico.
Alla fine Bozza fu espulso dal partito e, uscito dalla porta, rientrò dalla finestra in una lista che sosteneva la candidata presidente alla Regione Veneto per il Pd Alessandra Moretti.
Dalla Lega Bozza fu espulso ma finchè è rimasto avrà  trovato un clima confortevole: “Essere culattoni è un peccato capitale: chi riconosce per legge le unioni è destinato alle fiamme dell’inferno” spiegò il vicepresidente del Senato (e evidentemente teologo) Roberto Calderoli.
Il democristiano vero in realtà  era appunto Giovanardi, eppure fu molto più terreno, mondano, quando nel 2012 volle chiarire come la pensa: “Un bacio in pubblico tra due omosessuali? Come la pipì in strada“.
Ma anche chi la pipì la vuole fare in bagno provoca proteste e indignazione varia. Per esempio il deputato Vladimir Luxuria, alla Camera, andava a farla in quello delle donne e Elisabetta Gardini (Forza Italia) si scandalizzò, peraltro scoprendo cose che in bagno nessuno si sarebbe immaginato di trovare: “Non potete permetterglielo! Credevo fosse un problema di organizzazione interna, ho scoperto questa guerra di civiltà  interna all’Occidente di relativismo subdolo“.
Più Battaglia procede a ritroso, nel passato, più i nomi si fanno grandi, fino ai giganti della storia.
Il ministro Carlo Donat Cattin, uno dei capi della sinistra Dc, nel 1987 intervenne così sulla prevenzione dell’Hiv: “Non posso certo fare la rèclame del coito anale nè dei preservativi, che non sono sicuri contro l’Aids perchè sbordano e si rompono”.
Anche perchè, aggiunse, “questi, oltre che omosessuali, sono anche maniaci. I miei funzionari li ascoltano, io ho altro da fare”.
Una quarantina d’anni prima Togliatti non risparmiò Andrè Gide, premio Nobel per la Letteratura del 1947 che — dopo un suo viaggio nella Russia stalinista — aveva scritto un libro sulla esperienza, naturalmente carica di delusione.
Il Migliore reagì con misura: “Se quando ha visitato la Russia nel 1936 gli avessero messo accanto un energico e poco schizzinoso bestione che gli avesse dato le metafisiche soddisfazioni ch’egli cerca, quanto bene avrebbe detto, al ritorno, di quel Paese!”.
Infine la ferrea morale che diventava moralismo nel Pci portò Enrico Berlinguer a pubblicare su Gioventù Nuova una condanna di Jean-Paul Sartre, “un degenerato lacchè dell’imperialismo, che si compiace della pederastia e dell’onanismo”.
Scrive Battaglia: “Si chiama tolleranza repressiva e si può sintetizzare così: non è vero che tutto ciò che non è reato è permesso. Al contrario, l’assenza di una norma, a volte, non significa libertà  ma solo repressione. Lo sanno bene i parlamentari nostrani che, a differenza di quanto accaduto in Francia, Germania, Gran Bretagna, non hanno mai approvato una legislazione punitiva contro gli omossessuali. Ma attenzione: non sanzionare non vuol dire consentire”.
La legge sull’omofobia è ferma al Senato — mai discussa — da tre anni e mezzo, cioè da quando la Camera dette il primo via libera.
Ho molti amici gay è il quarto di una serie di volumi con cui Battaglia ha cercato di rinfrescare la memoria cortissima degli italiani sui vizi della politica, sempre uguali a se stessi nel corso dei decenni.
Il primo è stato Lei non sa chi ero io! che raccontava gli sprechi dei primi vent’anni della Repubblica: la genesi della Casta, insomma.
Poi è uscito Stai zitta e va’ in cucina sul maschilismo in politica (“Da Togliatti a Grillo”) e Bisogna saper perdere che Battaglia ha scritto con Paolo Volterra facendo una raccolta delle sconfitte e i tradimenti in politica, da De Gasperi a Renzi.

(da “Il Fatto Quotidiano”)

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I SOSTENITORI DI PUTIN COPRONO LA VERITA’ E DIFENDONO UN REGIME CRIMINALE

Aprile 14th, 2017 Riccardo Fucile

MANIPOLAZIONE DELLE INFORMAZIONI, MINACCE E AGGRESSIONI AGLI OPPOSITORI, DISCRIMINAZIONI: LE TORTURE AGLI OPPOSITORI E AI GAY CECENI SONO SOLO LA PUNTA DELL’ICEBERG

Che le manipolazioni delle informazioni, le mistificazioni, le prepotenze, le minacce, le aggressioni individuali, i depistaggi o le discriminazioni nei confronti di chi non la pensa “come si deve” fossero una caratteristica strutturale della Russia di Putin era noto da tempo, ma quanto denunciato da alcune associazioni russe per i diritti LGBT nei giorni scorsa ci riporta ai tempi di Stalin.
Da qualche giorno il quotidiano Novaya Gazeta (il giornale di Anna Politkovskaia) segnalava la misteriosa sparizione di un centinaio di gay in Cecenia denunciando anche il ritrovamento di tre corpi.
Qualche giorno fa alcuni dei sequestrati han fatto ritorno a casa con evidenti segni di violenze sul corpo. Da allora almeno un’altra trentina di persone si son rivolte al Russian LGBT Network per chiedere aiuto a lasciare la Cecenia.
Grazie al lavoro di informazione del segretario dell’associazione radicale Certi Diritti Leonardo Monaco, la stampa italiana se n’è accorta e son partiti appelli all’Alto Rappresentante Federica Mogherini e al Governo italiano – purtroppo il Presidente Mattarella non è stato raggiunto dalla notizia e non ha proferito verbo sulla questione durante la sua presenza a Mosca.
Se mai ce ne fosse stato bisogno, il mondo ha avuto la conferma che c’è del marcio in Russia.
Ad ulteriore conferma di questa conferma, la negazione delle accuse da parte del Presidente ceceno Ramzan Kadyrov con un lapidario: “impossibile, in Cecenia non esistono gay”. Da Mosca il silenzio più totale.
La Cecenia è Russia, per quanto per anni i ceceni, con le buone o le cattive, abbiano lottato per separarsi dalla Federazione, essa resta una delle repubbliche autonome dell’ex-URSS.
Malgrado due guerre sanguinose con centinaia di migliaia di morti civili, distruzioni, soprusi e pacificazioni forzate (con meccanismi di compravendita del consenso mai sufficientemente analizzati dall’Occidente), in Cecenia molte ferite restano non rimarginate.
Tra queste, eccellenti omicidi politici, distruzioni di villaggi e attentati terroristici.
Se è vero che in tutto il Caucaso ci sono problemi di convivenza pacifica e ordine pubblico, dall’Abkhazia al Daghestan passando per la Circassia, l’Inguscezia e le Ossezie del nord e del sud, la Cecenia sembra esser l’unica a pagare sistematicamente lo scotto di non essere russofona, russofila e, ahinoi, prevalentemente mussulmana.
Nei giorni in cui uscivano le prime documentazioni fotografiche delle violenze subite dai gay sequestrati e puniti per esserlo, la Corte Europea dei Diritti Umani adottava una decisione relativa all’attacco terroristico alla scuola cecena di Beslan del 2004. Secondo i giudici di Strasburgo Mosca non avrebbe fatto abbastanza per prevenire l’attacco avvertendo la popolazione e rafforzando la sicurezza in una zona che da tempo i servizi sapevano essere nel mirino delle milizie jihadiste cecene e che, una volta confrontato col sequestro di massa di centinaia di perse, l’esercito fece “troppo” per liberarle causando in tutto oltre 300 vittime. Un colpo alla verità  di regime.
La decisione della Corte è importante perchè riafferma l’esistenza di una giurisdizione internazionale che può prendere in considerazioni violazioni dei diritti umani in paesi dove le istituzioni nazionali non rispettano lo Stato di Diritto, ma è anche cruciale perchè ci aiuta a fare chiarezza sulle dinamiche di quei giorni drammatici – e quindi del modus operandi di Mosca in situazioni di sicurezza nazionale. Ristabilisce un minimo di verità ..
Se i politici europei – quelli americani alla fin fine paiono vaccinati quando si parla di Russia – terranno di conto quanto scritto dalla CEDU nelle loro relazioni (pericolose) con la Russia lo scopriremo presto, certo è che la stampa italiana raramente è stata incline a investigare, o coprire, con dovizia di particolari e ampiezza di vedute il “pianeta Russia”.
Ha concorso alla creazione di un prodotto mediatico ben confezionato (con ingenti investimenti comunicativi) da Mosca.
Sedici anni fa, grazie all’eurodeputato Olivier Dupuis, all’epoca segretario del Partito Radicale, ho avuto l’occasione di incontrare un politico ceceno – ne avevo incontrato un altro l’anno prima e “m’era bastato” – ; di professione, era medico, parlava poco ma diceva l’essenziale con durezza e precisione di linguaggio.
Ascoltarlo mi ha aiutato a capire meglio cosa accadesse a casa sua. Oggi Umar Khanbiev, già  ministro della salute del governo ceceno legalmente eletto nel 1996 di Aslan Maskhadov, non c’è più, ma quando nel 2004 aveva iniziato a frequentare Marco Pannella a Roma rilasciò su Beslan questa intervista ad Aldo Forbice per il Quotidiano Nazionale.
Se fosse stato ascoltato quella volta, come non lo fu successivamente, assieme ad Anna Politkovskaya (anch’ella citata nell’articolo) e pochi altri coraggiosi critici non ideologici di Putin, forse sarebbe stato possibile salvare qualche vita in Cecenia e arginare Putin nella sua ascesa dispotica, evitando di farlo divenire il partner indispensabile per la “soluzione” di ogni conflitto interno o internazionale.
Chi oggi sostiene Putin, o ci propina acriticamente tutto quello che viene da Mosca, è nemico della ricerca della verità  ancor prima che di tutte le vittime presenti, passate e future delle sue condotte criminali di quel paese.

(da “Huffingtonpost”)

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