Aprile 11th, 2017 Riccardo Fucile
FORNER AVEVA SCRITTO ALLO STAFF CONTESTANDO L’ESITO DELLA VOTAZIONE, NEANCHE DEGNO DI UNA RISPOSTA, NON HA CAPITO CHE NON DOVEVA VINCERE LUI
L’annullamento delle comunarie M5S di Genova perchè indette meno di 24 ore prima del voto è
diventato un precedente.
A cui si è appellato Leonardo Forner, sconfitto a Padova da Simone Borile per la candidatura a sindaco della città .
Forner aspetta ormai da 48 ore che lo staff del Movimento Cinque stelle risponda alla mail con cui, astutamente, si è appellato alla decisione di Beppe Grillo riguardante il capoluogo ligure, dove lunedì il tribunale ha accolto il ricorso di Marika Cassimatis contro la decisione del garante.
L’aspirante candidato chiede l’annullamento delle primarie nel capoluogo veneto che fino allo scorso autunno fu retto dal leghista Massimo Bitonci, perchè l’apertura dei gazebo telematici è avvenuta senza l’anticipazione formalmente prevista.
Ma il responso del gruppo dirigente che si occupa delle questioni interne più delicate del Movimento non è (ancora) arrivato. E non è detto che arriverà nelle prossime ore.
Forner potrebbe anche attendere invano la risposta, mentre la macchina elettorale si sta mettendo in moto.
Non si è trattato di una sconfitta al fotofinish, visto che il ventiduenne, laureato in Economia e management, ha incassato 48 voti. Simone Borile, 41 anni, docente di Antropologia della violenza e direttore della scuola superiore universitaria per mediatori linguistici Ciels, è invece arrivato a quota 108 consensi. Più del doppio.
Eppure il giovane pretendente da mesi si stava impegnando per ottenere l’investitura alle primarie. Lo ha fatto autocandidandosi e spedendo nei termini la sua disponibilità allo staff della Casaleggio.
Adesso non si rassegna e prosegue su quella strada, anche se non sembra intenzionato a provocare uno strappo, visto che si appella agli organi interni dei Cinquestelle.
Eppure non risparmia critiche, soprattutto sui giornali locali. “Sono in contatto con i genovesi. Anche a Padova, a norma di regolamento, è mancato il preavviso di 24 ore agli iscritti, sancito dall’articolo 3. E’ vero che di solito non è rispettato, ma questa è la causa con cui Grillo ha annullato le primarie a Genova”.
Non si può dire che Forner difetti di entusiasmo lealista. “Nessuno vuole danneggiare il movimento, siamo tutti attivisti da moltissimo tempo e vogliamo portare avanti le istanze dei cittadini sul territorio e non andare avanti per azioni legali al nostro interno“.
I Cinquestelle non sembrano dare molto credito al ricorso di Forner. Infatti, Borile si limita a commentare: “Il Movimento ha deciso che io devo essere la persona che manda a casa la vecchia politica padovana. Lo ha fatto in modo netto e inequivocabile”.
E sta già provvedendo alle pratiche per la certificazione della candidatura, evidentemente con l’avallo del gruppo dirigente. Poi verrà il momento della raccolta delle firme.
Jacopo Berti, capogruppo in Regione, non vuole attizzare le polemiche, che fomenterebbero soltanto un caso-Padova. “Andiamo avanti così”, si limita a dichiarare. E spinge il candidato Borile. Il che suona già da verdetto definitivo per il giovane Forner. Difficilmente lo staff di Casaleggio gli risponderà .
Giuseppe Pietrobelli
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Aprile 11th, 2017 Riccardo Fucile
TENSIONE ALLA CAMERA TRA CRONISTI E STAFF DELLA COMUNICAZIONE GRILLINA CHE AVEVA GARANTITO LA POSSIBILITA’ DI PORRE DOMANDE
Oggi alla Camera si è svolta un’iniziativa del MoVimento 5 Stelle che, prendendo spunto dal servizio di Report su Renzi, l’Unità e l’ENI, ha annunciato un esposto all’ANAC e alla magistratura per verificare se sussistono reati come traffico di influenze, turbativa d’asta, induzione alla corruzione. “Noi vogliamo vederci chiaro. Nei prossimi giorni presenteremo un esposto alla magistratura per verificare se sussistono reati come: induzione alla corruzione, turbativa d’asta e traffico di influenze. E chiediamo anche all’ANAC di verificare se esiste un sistema Renzi dal punto di vista giudiziario”, ha detto Luigi Di Maio.
Ma la parte più divertente della vicenda si è svolta alla fine della conferenza stampa. Luigi Di Maio, Alessandro Di Battista e Roberto Fico si sono dileguati al termine dell’evento senza rispondere alle domande a margine dei cronisti, i quali avevano concordato con lo staff del Movimento di poter porre delle domande anche su altri argomenti al termine della conferenza.
Il loro silenzio, scrive l’ANSA, ha innescato un piccolo diverbio tra gli stessi cronisti e lo staff della comunicazione pentastellato che, durante la conferenza stampa aveva spiegato come le domande su temi non inerenti sarebbero state possibile a margine dell’evento. Cosa che tuttavia poi non si è verificata.
(da agenzie)
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Aprile 11th, 2017 Riccardo Fucile
IL CANDIDATO DI SINISTRA E’ AL TERZO POSTO E UN TREND IN COSTANTE CRESCITA
“La vittoria è a portata di mano”. Jean-Luc Mèlenchon vuole crederci, spera davvero di diventare il
Terzo Uomo delle presidenziali e magari passare a sorpresa al ballottaggio. Secondo un nuovo sondaggio pubblicato dall’istituto Sofres, l’indomito gauchiste è al 18% delle preferenze, superando addirittura il candidato della destra Franà§ois Fillon (17%).
Lo scarto con gli altri due candidati è diventato di pochi punti, Marine Le Pen e Emmanuel Macron sono in parità , al 24%, in leggero calo rispetto all’ultima rilevazione. Il leader della France Insoumise ha lanciato la sfida finale, a due settimane dal voto, in un grande comizio nel porto di Marsiglia nel quale ha illustrato il suo programma, dall’uscita dalla Nato al piano Marshall da 100 miliardi di euro per rilanciare l’economia francese. Un raduno affollatissimo (70.000 persone sono tante)
Ex socialista, 65 anni, Mèlenchon è il fenomeno del momento. Le sue doti da tribuno lo hanno proiettato al centro dei dibattiti tv.
È stato, a detta di tutti, uno dei migliori oratori, capace di tenere testa a Marine Le Pen con la quale si è scontrato più volte.
È anche il candidato che ha più innovato nella campagna elettorale: ha creato un popolare canale YouTube, si è inventato un comizio doppio tra Lione e Parigi con ologramma (esperimento che replicherà la settimana prossima), ha inviato delle carovane in giro nel Paese per reclutare militanti.
I suoi libri sono bestseller, l’ultimo s’intitola “De la vertu”, elogio della virtù in una Rèpublique travolta dagli scandali.
Dopo aver abbandonato il partito socialista nel 2008, Mèlenchon si era già presentato alle presidenziali nel 2012. Anche allora i sondaggi lo davano alto nei consensi, ma poi aveva ottenuto l’11%.
Questa volta però tutto sembra diverso. Il candidato socialista Benoà®t Hamon paga il prezzo dei cinque anni di governo di Franà§ois Hollande e delle divisioni della sinistra: potrebbe addirittura finire in quinta posizione.
E Mèlenchon cavalca il voto della rabbia, degli scontenti, come fa – in modo diverso – Le Pen.
Il suo populismo di sinistra, ispirato esperienze dell’America Latina (è sostenitore non pentito di Hugo Chavez), potrebbe insomma essere la novità di queste presidenziali. Comunque vada, Mèlenchon potrebbe avere un ruolo da protagonista nella ricomposizione della gauche che rischia di esplodere dopo il voto.
Se poi arrivasse al ballottaggio, i sondaggi lo danno perdente con Macron ma vincente contro Marine Le Pen.
(da agenzie)
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Aprile 11th, 2017 Riccardo Fucile
LO SCIVOLONE DEL NEGARE UN FATTO ASSODATO DA TUTTI GLI STORICI D’OLTRALPE E’ ANCHE UN GRAVE ERRORE DI COMUNICAZIONE CHE AZZERA I TENTATIVI DI ACCREDITARSI DIVERSA DA SUO PADRE
Marine l’ha sparato grossa. Nell’ansia di riscrivere la Storia ad uso elettorale, Madame Le Pen ha detto che «non ci sono state responsabilità francesi» nello sciagurato rastrellamento di Vel’ d’Hiv, estate 1942, quando la polizia del governo collaborazionista di Vichy consegnò ai nazisti tredicimila ebrei «stranieri» (cioè non francesi) che vennero tradotti nei campi di sterminio.
Una macchia nerissima nella storia francese, tardivamente e parzialmente sanata cinquant’anni dopo da Jacques Chirac, con le scuse della Rèpublique espresse nel gesto – forse – più solenne dei suoi dodici anni all’Eliseo.
E sull’avvenimento non c’è disputa storica.
Ma perchè l’accortissima Marine Le Pen è scivolata nella prima fake news modello Trump? Lei che si è costruita in anni di lavoro politico per affrancarsi dalla figura del padre Jean-Marie in quell’operazione detta di «dèdiabolisation» che in Italia chiamammo «sdoganamento» ?
Marine ha poi precisato di considerare quello di Vichy un governo «non francese» . Ma è davvero difficile crederle. Oggi la comunicazione politica è studiata nei minimi dettagli fino al body language e alla mimica da tenere nei dibattiti tv.
E allora? Ci può aiutare a capire un libretto da poco uscito in Francia e curato da Michel Eltchaninoff, caporedattore di «Philosphie Magazine», il quale ripetendo un fortunato esercizio compiuto con Vladimir Putin è entrato «nella testa» della candidata («Dans la tete de Marine Le Pen», editore Actes Sud) e dissezionato i suoi discorsi. Rispetto al padre antistatalista, ammiratore di Churchill e Reagan, la Le Pen ha riorientato la linea di partito in senso sociale. E se il padre considerava le camere a gas un «dettaglio nella storia», lei si dichiara «pro sionista» dal 2011 (intervista al quotidiano israeliano «Haaretz»).
Ma nella descrizione del «nemico» storico ricasca in tutti gli stereotipi del «vangelo» antisemita per scagliarsi contro quelli che puntano a dominare il mondo «costruito per l’uomo senza radici, nomade e schiavo dell’ordine mercantile… banchieri, industriali, uomini politici e giornali, estranei alla storia del Paese».
Il trucco retorico è palese: chi ha orecchie per intendere intende benissimo e non c’è dubbio che i soggetti sensibili siano numerosi.
In un saggio da poco pubblicato da Marsilio («La Francia in nero») lo storico Marco Gervasoni ricompone con grande cura i fili neri che attraversano la cultura politica francese e cita un sondaggio di metà degli Anni Sessanta, dove solo il 10 per cento riconosceva la «Shoah» e ben il 58 per cento considerava gli ebrei «troppo potenti».
(da “La Repubblica”)
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Aprile 11th, 2017 Riccardo Fucile
LA CASSIERA DEL NEGOZIO: “PRENDINE UNA CHE TI ASSOMIGLI DI PIU'”….MIGLIAIA I MESSAGGI DI SOLIDARIETA’
Quando la mamma le ha detto che poteva scegliere un regalo, Sofia, due anni, non ha avuto dubbi:
voleva una bambola, ma non una qualunque. “Quando siamo arrivate al negozio ha scelto la bambola-dottoressa – racconta la madre, Brandi Benner – perchè nella sua testa lei è già una dottoressa. Propone un controllo medico a tutti quelli che entrano a casa”.
Sarebbe una storia qualunque se Sofia non fosse bianca e la sua bambola-dottoressa nera. Ma le cose stanno così e la cassiera del negozio dove la bimba era con sua madre ha pensato bene di sottolinearlo.
“Le ha chiesto perchè non prendesse una bambola che assomigliasse a lei – ha scritto la mamma sul suo profilo Facebook – e Sofia le ha risposto che la bambola che aveva le somigliava già : era una dottoressa, come lei. Era carina, come lei. Aveva lo stetoscopio, come lei. Mia figlia non si è fatta scoraggiare: magari un’altra bimba lo avrebbe fatto”.
Pubblicato venerdì su Fb, il post di Brandi Benner è diventato virale: condiviso più di 140mila volte, ha attratto oltre 19mila commenti, fra cui quello di Berenice King, figlia del reverendo Martin Luther King.
Non è una storia qualunque questa anche perchè fu proprio un esperimento con le bambole condotto nelle allora segregate scuole degli Stati Uniti a portare, nel 1954, all’istituzione di scuole miste in tutto il Paese.
Negli anni ’40, un gruppo di psicologi usarono appunto le bambole per testare il grado di pregiudizio in cui crescevano i bambini: la netta preferenza dei bimbi – sia bianchi che neri – per le quelle bianche contro quelle scure e le parole con cui spiegavano la scelta, li spinsero ad affermare che la segregazione andava cancellata.
“The Doll Experiment” fu riproposto nel 2010 da Anderson Cooper su Cnn e si capì che nell’era di Barack Obama, primo presidente afroamericano, molti pregiudizi razziali restavano intatti.
Ciò che è accaduto a Sofia acconta l’ennesima puntata della vicenda.
Una bambina di due anni che non vede differenze fra sè e una bambola nera, una mamma che la incoraggia, una cassiera a cui la scena sembra assurda.
Una metafora perfetta della spaccatura che attraversa la società americana oggi e che la mamma di Sofia si è trovata di fronte.
Su Facebook molte le parole di solidarietà ma anche le critiche, spesso dai toni durissimi. “Non mi curo di loro – ha detto Benner – ai miei figli voglio insegnare l’amore”.
Ma questa storia dimostra che per cancellare i pregiudizi ci vuole ancora tempo, anche se qualcosa si è mosso. “La scelta di questa bambina è il segno di un cambiamento che ci porterà a vedere oltre il colore della pelle e che metterà fine ai giudizi che si basano su questo”, ha scritto su Facebook Berenice King.
(da “La Repubblica”)
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Aprile 11th, 2017 Riccardo Fucile
EX CASERME TRASFORMATE “PER CORREGGERE UOMINI DALL’ORIENTAMENTO SESSUALE SOSPETTO”…UN TIPICO GOVERNO “SOVRANISTA” DOVE I DIRITTI CIVILI SONO UN OPTIONAL
E’ in atto in Cecenia una persecuzione contro i gay con arresti e torture, una campagna considerata senza precedenti in una regione, dove pure l’omofobia è particolarmente grave, che avrebbe provocato la morte di almeno tre persone, come rivelato di recente dal settimanale Novaya Gazeta, citando testimonianze di diverse vittime, alcune delle quali rilasciate solo dopo il pagamento di un riscatto elevato da parte dei familiari.
Il mese scorso, decine di persone sono state fermate e detenute in una “prigione segreta” nella località non lontana da Grozny di Argun, dove sarebbero avvenute le torture.
Lo schema seguito dalle autorità è sempre lo stesso: viene fermata una persona, le sequestrano il telefonino dove fotografie e contatti vengono usate per perseguirne altre così come le informazioni estorte durante la detenzione.
La campagna sembra aver preso il via dopo l’arresto di una persona per consumo di stupefacenti con materiale pornografico nel telefono.
Una seconda ondata di arresti è avvenuta dopo che l’ong GayRussia.ru aveva inoltrato richieste per il Gay Pride alle autorità di diverse località del Caucaso, un modo, accusano i ceceni, per costruire un caso contro Mosca alla Corte europea dei diritti dell’uomo.
Il gruppo di attivisti russo basato a San Pietroburgo ‘Rete LGBT’ a fine marzo ha attivato un numero di emergenza in cui ha raccolto la richiesta di aiuto di oltre dieci persone che chiedono di poter lasciare la regione.
La direttrice di Human Rights Watch per la Russia Tanya Lokshina ha denunciato l’assenza di qualsiasi reazione da parte del Cremlino per la situazione critica della regione, “in cui l’omofobia è comunque intensa e dilagante”: il portavoce Dmitry Peskov si è limitato a invitare le vittime a usare i canali ufficiali per denunciare le autorità .
Il portavoce del presidente ceceno Ramzan Kadyrov ha sottolineato che in Cecenia non ci sono omosessuali. Se ci fossero, non sarebbe necessario arrestarli dato “che i loro stessi familiari li invierebbero in posti da cui non potrebbero fare ritorno”.
Nel frattempo, in Russia il ministero della giustizia russo ha inserito nell’elenco dei materiali banditi perchè estremisti anche le immagini con la caricatura del presidente Putin truccato da drag queen.
Ora comincia a muoversi la comunità internazionale.
L’associazione radicale “Certi diritti” ha inviato una lettera urgente a Federica Mogherini e Angelino Alfano, sollecitandoli a fare in modo che la diplomazia europea non resti silente.
“Non accennano a fermarsi le notizie che provengono dai media russi di opposizione che sono riusciti ormai a localizzare vere e propri campi di prigionia destinati agli omosessuali, dove uomini e ragazzi sequestrati dai corpi paramilitari subiscono sevizie di ogni tipo. Si parla di oltre 100 persone deportate dalla fine di febbraio e di almeno 3 morti. La necessità di preservare gli equilibri geopolitici con la Russia non insabbi il ricorso storico messo in atto dalle autorità cecene. Chiediamo che siano attivate tutte le iniziative urgenti e necessarie per l’invio di osservatori internazionali nella regione e concedendo immediatamente asilo ai sopravvissuti e alle vittime potenziali di questa follia”, così scrivono Leonardo Monaco e Yuri Guaiana, rispettivamente segretario e responsabile questioni transnazionali dell’associazione radicale Certi Diritti.
Incalza Erasmo Palazzotto, deputato di Sinistra Italiana-Possibile e vicepresidente della commissione Esteri di Montecitorio: “Notizie di stampa trapelate dall’estero hanno rivelato che in Cecenia alcune ex caserme militari sono state trasformate per “correggere uomini dall’orientamento sessuale non tradizionale o sospetto”, veri e propri campi di concentramento per gay.
Un orrore che si ripete a distanza di 70 anni. L’Italia e l’Europa, prosegue Palazzotto, non possono restare in silenzio davanti a questo livello di violazione dei diritti umani. Il presidente Mattarella in visita a Mosca non può ignorare ciò che sta accadendo in Cecenia”.
“Abbiamo predisposto un’interrogazione al ministero degli Esteri per chiedere una posizione forte del nostro paese davanti a questa vergogna. Vanno messe in campo tutte le iniziative necessarie per chiarire i fatti e intraprendere azioni adeguate, a partire dalla richiesta al governo russo di avviare un’inchiesta e dall’invio di osservatori internazionali in Cecenia. La repubblica autonoma cecena fa parte della federazione russa e applica anch’essa le tristemente famose leggi contro la ‘propaganda omosessuale tra i minori’ approvate dalla Duma tre anni fa. Una escalation di questo tipo mette in serio pericolo la condizione dello stato di diritto nella Russia di Putin”, così i senatori del Partito Democratico Sergio Lo Giudice e Monica Cirinnà e Luigi Manconi, presidente della Commissione diritti umani.
(da “la Repubblica“)
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Aprile 11th, 2017 Riccardo Fucile
SE L’EVENTUALE RICORSO DI GRILLO FOSSE RESPINTO VI SONO SOLO QUATTRO POSSIBILITA’
Quali sono i possibili scenari per il Movimento cinque stelle alle elezioni genovesi, dopo la sentenza
di ieri che riabilita la candidata Marika Cassimatis?
Occorre innanzi tutto una premessa.
I legali di Grillo possono presentare un “reclamo” (una specie di appello) all’ordinanza pro-Cassimatis, su cui si deciderà un collegio di giudici senza il magistrato che si è pronunciato ieri. Fra l’eventuale reclamo e il nuovo verdetto non passeranno più di 15-20 giorni
È possibile, ma improbabile, che il verdetto di ieri venga ribaltato, e a quel punto resterebbe in corsa Luca Pirondini, secondo classificato alle “comunarie” poi indicato da Beppe Grillo come candidato dei Cinque stelle.
Ma laddove i magistrati confermassero la riabilitazione si Cassimatis, si aprirebbero sostanzialmente quattro strade
1) GRILLO RITIRA LISTA E SIMBOLO
Il comico “diffida” Cassimatis dall’utilizzare il simbolo M5S, di cui è formalmente titolare un’associazione creata ad hoc insieme al nipote avvocato e a un commercialista. Ma a quel punto si esporrebbe a un’accusa (civile) di conflitto d’interessi con possibili conseguenze sulla titolarità del simbolo stesso in tutta Italia. Questo scenario è allo stato ritenuto il più probabile
2) NUOVE COMUNARIE.
Grillo decide d’indire nuove comunarie online, ma Cassimatis presenterebbe immediatamente nuovi ricorsi in tribunale forte del verdetto di ieri
3) LISTE GEMELLE.
Vengono presentate sia la lista di Luca Pirondini che quella di Marika Cassimatis, entrambe con il simbolo del Movimento cinque stelle. A quel punto la parola passerebbe al Tar, il tribunale amministrativo
4) ACCORDO.
Grillo si accorda con Cassimatis e quest’ultima diventa l’unica candidata del m5S (opzione tecnicamente possibile ma esclusa ieri da un post sul sito www.beppegrillo.it)
(da “Il Secolo XIX”)
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Aprile 11th, 2017 Riccardo Fucile
RIUNIONE FIUME DI GRILLO E CASALEGGIO CON I LEGALI PER TROVARE UNA VIA D’USCITA… BORRE’: “CASSIMATIS SI PRESENTERA’ CON IL SIMBOLO”
Beppe Grillo, avvocati, staff: tutti in conclave. Davide Casaleggio in contatto telefonico.
Una riunione fiume per trovare la via d’uscita al pasticcio Genova dopo che il tribunale ha dato ragione a Marika Cassimatis stabilendo che Beppe Grillo non avrebbe potuto cancellare il risultato delle comunarie genovesi M5S.
Nel tardo pomeriggio, ecco che il leader M5S pubblica un post redatto insieme ai suoi legali: “Marika Cassimatis è stata sospesa e la votazione del 14 marzo è stata annullata, pertanto non è nè sarà candidata con il MoVimento 5 Stelle a Genova alle elezioni dell’11 giugno. Rispettiamo la sentenza, ci riserviamo però di tutelare in ogni sede le nostre ragioni”.
Tuttavia il tribunale ha sospeso le delibere secondo cui Cassimatis non sarebbe più stata la candidata M5S e quella in cui veniva deciso che invece a correre per la poltrona di primo cittadino con il simbolo 5Stelle sarebbe stato Luca Pirondini.
Per questo, al di là del post di Grillo, per dirla con le parole di un esponente grillino di peso in contatto in queste ore con il leader M5S: “La situazione è grave”.
Lorenzo Borrè, avvocato di Cassimatis, contattato dall’Huffpost non indietreggia: “Il regolamento 5Stelle prevede che gli iscritti possono candidarsi ma non specifica in alcun modo che solo loro possono farli. Tra i requisiti richiesti non c’è l’iscrizione al Movimento, anche per questo la mia assistita è a tutti gli effetti la candidata”.
L’ipotesi di poter correre a Genova, città di Grillo, con il simbolo M5S e con il candidato Luca Pirondini, in realtà , nel mondo pentastellato appare un miraggio.
Nei prossimi giorni si andrà avanti a colpi di carte bollate. La paura più grande per i parlamentari grillini è che la vincitrice delle primarie poi annullate la spunti sul simbolo.
“Cassimatis – dice ancora Borrè – si presenterà con il simbolo, in caso sarà Grillo a fare ricorso”.
Tanti i ragionamenti che vengono fatti in queste ore tra Genova, dove vive Grillo, e Milano dove ha sede la Casaleggio associati.
Il tribunale di Genova ha emesso un’ordinanza di sospensione e il merito verrà deciso più avanti, quando cioè sarà cessata la materia del contendere.
In pratica, dopo le elezioni. “Questo significa che Cassimatis con questa sentenza può stampare i moduli con il simbolo M5S e raccogliere le firme per la sua lista”, sintetizza preoccupato un deputato.
I legali M5S si sono aggrappati al fatto che il magistrato non si è espresso sulla decisione del 6 aprile con cui Grillo ha escluso Cassimatis dalla piattaforma Rousseau sospendendola quindi dal Movimento.
Per tale ragione — dicono – se la vincitrice delle primarie non fa più parte del Movimento non potrà utilizzare il simbolo. Titolare del logo della “ditta” grillina è infatti un’associazione registrata da Grillo nel 2012 insieme al nipote Enrico Grillo e al commercialista Andrea Nadasi.
L’associazione si chiama “Movimento cinque stelle”, con la “v” minuscola, ed è altra cosa dal “MoVimento cinque stelle” vero e proprio. La Cassimatis potrebbe trovarsi di fronte a una diffida a usare il simbolo, ma anche in questo caso ci sarebbero carte bollate e udienze in tribunale.
La partita sul caso Cassimatis è quindi solo all’inizio. L’appello è possibile, ma Grillo deve fare presto: se si scavalla la data del 12 maggio, giorno in cui scade il termine per la presentazione delle liste per le amministrative, il rischio di trovarsi senza il candidato sindaco nella sua Genova diventerà realtà .
Il Movimento Cinque Stelle ha 15 giorni per presentare un ricorso contro la decisione del tribunale civile del capoluogo ligure. Poi i giudici avranno altri 20 giorni per pronunciarsi.
Se i legali dei pentastellati faranno in fretta, la decisione arriverà in tempo utile per la presentazione della lista. Il presidente del Tribunale Viazzi ha spiegato che se dovesse arrivare un ricorso, sarà preso in esame con “la massima tempestività “.
A esaminarlo sarà la stessa sezione di cui fa parte il giudice che ha dato ragione alla Cassimatis, ma ovviamente il magistrato non farà parte del collegio giudicante.
Il rischio però che venga confermata la sentenza di oggi è troppo alto, dunque l’unica strada da percorre rimane il divieto del simbolo. Ma Cassimatis, con i suoi legali, è già pronta a rispondere.
(da “La Stampa”)
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Aprile 11th, 2017 Riccardo Fucile
LE INFORMATIVE AI PM MANIPOLATE PER COINVOLGERE PALAZZO CHIGI
E ora, zitti e pedalare. Su Consip, per stare alle parole di uno dei magistrati di Roma, «si riparte da
zero».
L’umore alla procura retta da Giuseppe Pignatone non potrebbe essere peggiore.
Non fa mai piacere prendere in mano un’indagine impostata da altri, ovvero la procura di Napoli, e come primo atto defenestrare i carabinieri che l’avevano portata avanti fino a quel momento (accadeva il 4 marzo, quando i pm romani ritiravano la delega ai carabinieri del Nucleo Ecologico per eccessi nelle fughe di notizie e l’affidavano al Nucleo Investigativo dei carabinieri di Roma).
Ancora meno è scoprire che quell’indagine è stata viziata da errori e da un macroscopico falso (scoperta del 6 aprile).
Inchiesta azzoppata, non c’è che dire. Di sicuro agli atti non c’è più la cosiddetta «prova regina», perchè manca quella intercettazione che faceva da architrave all’intera costruzione.
Già , ovviamente cambia tutto se non è l’imprenditore Alfredo Romeo, ma banalmente il suo lobbista Italo Bocchino, a dire «Renzi, l’ultima volta che l’ho incontrato…».
La frase dell’imprenditore doveva servire da sigillo.
Doveva essere la prova inoppugnabile che Tiziano Renzi avesse parlato vis-a-vis con Alfredo Romeo. I due, indagati, potevano pure mentire, negare, omettere. Tanto, c’era l’intercettazione a incastrarli. Il tutto condito da particolari gustosi come quella testimonianza, sia pure indiretta, di chi citava un incontro clandestino «in una bettola a Roma».
Invece no. L’intercettazione non c’è. L’incontro tra i due non è provato. Resta soltanto il gran daffare del faccendiere Carlo Russo, l’amicone di Scandicci, uno che prometteva mari e monti, ma è tutto da dimostrare che operasse per conto del «babbo».
E infatti, puntualmente si fa sotto l’ avvocato di Tiziano Renzi, Federico Bagattini, che gongola: «È una notizia positiva. Mi dispiace per il capitano del Noe, ma se c’è un falso è normale che ognuno risponda di quello che poi risulterà aver fatto».
Agli occhi dell’avvocato è evidente che la posizione del suo assistito cambia. «Un altro apparente indizio se ne va. Oltretutto era un indizio che si mostrava anche illogico, perchè si parlava di “ultima volta” quando invece, come dire, nell’indagine “ballava” un solo incontro, non più incontri. Ora si aspetta solo l’archiviazione».
Come sia andata con questo ufficiale del Noe, si capirà soltanto in seguito.
Se ha commesso un errore marchiano. Se ha giocato la voglia di chiudere un’inchiesta eclatante. Oppure, peggio, se fosse mosso da un intento politico. Certo, riletta con il senno di poi, appare troppo enfatica la sua prosa.
Scriveva: «Questa frase assume straordinario valore e consente di inchiodare alle sue responsabilità il Renzi Tiziano». E la frase non era vera. Peggio: che la frase incriminata l’avesse proferita Bocchino e non Romeo, i sottoposti del capitano del Noe l’avevano scritto correttamente. Lo scambio di nomi – scoperto con disappunto da altri carabinieri, dipendenti dal Nucleo provinciale di Roma – avviene nell’informativa finale, che è la sintesi che si predispone per il magistrato.
Ancor più grave, è la seconda omissione. Nei giorni del 20 ottobre 2016, del 22 ottobre e ancora del 21 novembre, due sottufficiali del Noe avevano interrogato la banca dati del Pubblico registro automobilistico e avevano scoperto che un certo signore visto sotto gli uffici romani di Romeo era un cittadino qualsiasi e non uno 007 che proditoriamente li spiava, come Scafarto sostiene nella sua informativa del 9 gennaio 2017.
Ma l’omissione permetteva di legare un presunto interessamento dei servizi segreti alle fughe di notizie, e chiudeva così un cerchio che portava fin dentro palazzo Chigi. «Emerge in modo chiaro ed univoco – scriveva il capitano – che personaggi del Governo Renzi, tra cui in particolare Luca Lotti (fidatissimo uomo di Matteo Renzi) e lo stesso ex Premier, sapessero di attività investigative sul conto di Consip… allarmante è la facilità con cui queste informazioni, che dovrebbero essere caratterizzate da assoluta segretezza, erano, di fatto, diventate oggetto di conversazioni nei ministeri e finanche nelle stanze della Presidenza del Consiglio dei ministri frequentate dal Lotti, quasi alla stregua di chiacchiere da bar».
(da “La Stampa”)
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