Destra di Popolo.net

IL MANIFESTO PER CAMILLERI DEL COMUNE DI PORTO EMPEDOCLE (A GUIDA M5S) PIENO DI ERRORI GRAMMATICALI

Luglio 20th, 2019 Riccardo Fucile

FATTO RISTAMPARE IN TUTTA FRETTA DUE VOLTE DAL COMUNE DOVE LO SCRITTORE ERA NATO … LA SINDACA SCARICA SUL TIPOGRAFO CHE LA SMENTISCE: “HO SOLO STAMPATO IL TESTO CHE MI HA MANDATO IL COMUNE”

Lo guardi e pensi: «non può essere vero». Invece, con l’analisi degli elementi in gioco, qualche ricerca e un contatto di conferma, si viene smentiti.
Quella del manifesto per Andrea Camilleri fatto stampare dall’amministrazione locale del Movimento 5 Stelle con ben tre errori gravi di grammatica è una storia vera.
I manifesti funebri listati a lutto, che comunicano l’intenzione della città  di dichiarare il lutto cittadino nel giorno dei funerali del maestro inventore del commissario Montalbano, avevano l’intenzione di omaggiare un figlio di quella terra. Andrea Camilleri, infatti, era nato a Porto Empedocle e, dopo 93 anni, aveva ancora un ricordo meraviglioso del luogo delle sue origini.
Tuttavia, il testo del manifesto — almeno nella sua prima versione — contiene ben tre errori gravi: «È partito, si e separato da suoi cari, dalla sua «Marina», ma lascia una grande Eredità : le sue grandi riflessioni sulla vita, ma anche sulla morte, i suoi romanzi, colmi di sicinialità , la sua instancabile voce; Eredità  che i marinisi tramanderanno ai propri figli, perchè ne facciano tesoro e crescano fieri di vivere nella terra che fù di Nenè Camilleri. Firmato: il Sindaco e l’Amministrazione Comunale».
Ovviamente, manca un accento sulla e di si è separato, c’è un errore nella grafia di sicilianità  e viene posto un accento in più sul passato remoto fu.
A quanto pare, dopo l’affissione di questa prima versione, il manifesto è stato rifatto altre due volte, con la frase corretta. Tuttavia, la prima versione è stata fotografata e sta circolando insistentemente sui social network.
«Sono indignata, è un’operazione per buttare fango su Porto Empedocle e in un momento tanto delicato di dolore per la mia città , per la nazione e l’umanità  tutta — ha commentato il sindaco Ida Carmina — c’è una campagna denigratoria in atto ma non potrà  scalfire l’immagine di Porto Empedocle e di quello che questa città  è stata per Camilleri. Sono stati errori tipografici e mi dicono che il tipografo, fortemente turbato, non è riuscito a controllare la bozza del manifesto”
Del resto, il manifesto circolava in città . Tanto che è stato scelto anche per la fotografia con cui la sindaca Ida Carmina ha voluto omaggiare sui social network il maestro siciliano:
Tuttavia, il tipografo Bulone, autore della stampa — a cui era stata attribuità  la responsabilità  degli errori — rifiuta categoricamente la circostanza e in un’intervista al Corriere della Sera afferma: «Abbiamo semplicemente ribattuto la bozza inviataci dal funzionario comunale. Non solo. Prima di farli affiggere abbiamo inviato la nuova bozza tramite Whatsapp all’impiegata comunale che ci ha dato nuovamente l’ok, abbiamo i messaggi conservati sul telefono. Noi non abbiamo colpe. Avevo notato degli errori, ma mi sono sembrati insignificanti».

(da agenzie)

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TRE SBARCHI IN 24 ORE, ARRIVATI PIU’ DI 120 MIGRANTI A LAMPEDUSA, MA SALVINI PARLA SOLO DELLA “COMUNISTA VIZIATA” (FORSE SI E’ GUARDATO ALLO SPECCHIO)

Luglio 20th, 2019 Riccardo Fucile

OGGI 29 MIGRANTI CON UN BARCHINO, IERI 44 A LAMPEDUSA E 40 NELL’AGRIGENTINO, MA IN QUESTO CASO SALVINI NON LO DICE

Due sbarchi a Lampedusa nelle ultime 24 ore: sull’isola delle Pelagie arrivano oltre 70 migranti.
Sempre ieri a Siculiana (Ag) un altro sbarco ‘fantasma’: una cinquantina di persone arrivano in spiaggia con un peschereccio.
Non si fermano gli sbarchi a Lampedusa. Un’imbarcazione con 29 migranti, 15 uomini, 11 donne e 3 minori, è giunta a largo di Lampedusa ed è stata soccorsa dalla guardia costiera. Le persone sono state portate nel centro di accoglienza dell’isola.
È il secondo arrivo di migranti in 24 ore sull’isola delle Pelagie. Ieri un’imbarcazione con 44 migranti è stata soccorsa a largo di Lampedusa da una motovedetta della capitaneria di porto. Anche in questo caso le 44 persone che erano a bordo, la maggior parte tunisini, con donne e bambini, sono stati condotti nel centro di accoglienza dell’isola.
Ma non è finita qui. Una cinquantina di migranti a bordo di un peschereccio sono arrivati ieri sulla spiaggia di Pietre Cadute a Siculiana (Ag).
A notare il peschereccio mentre si avvicinava verso la costa, e a riprenderlo con il telefono cellulare, sono stati alcuni bagnanti che si trovavano in spiaggia. Pare che non appena approdati i migranti si siano diretti subito verso la strada statale 115. Alcuni dei presenti hanno fornito assistenza ad alcune persone sbarcate.
Dopo l’allarme i carabinieri e i finanzieri hanno fermato 27 persone nella zona. La barca è rimasta spiaggiata in quel tratto di costa.

(da agenzie)

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L’AUTISTA DEL BUS SALTA APPOSTA LA FERMATA PER NON FAR SALIRE UNA FAMIGLIA AFRICANA

Luglio 20th, 2019 Riccardo Fucile

PADRE, MADRE E BIMBO LASCIATI SOTTO IL SOLE COCENTE: AVANTI CON LA FOGNA RAZZISTA

Un episodio di razzismo si è verificato a Ostuni, in provincia di Brinsidi.
La vicenda è è circolata sui social ma stando ai racconti degli utenti non si tratta di una storia isolata. Un autista di un pullman dei trasporti pubblici ha visto alla fermata una famigliola africana in attesa. Ma invece di fermare il mezzo per permettere loro di salire, avrebbe tirato dritto, impedendogli montare sul mezzo.
Il fatto è successo nei pressi dell’ex seminario.
Nonostante le alte temperature — erano le 12.30 — il conducente del mezzo non li ha voluti a bordo. E cosi padre, madre e figlioletto in braccio sono rimasti sul marciapiedi della strada statale 16. Dovevano andare a Carovigno. Il papà  teneva regolarmente i biglietti ben in vista
Ma quando il bus dei trasporti pubblici è comparso sulla strada, con estrema sorpresa del gruppetto, l’autista prima ha rallentato, come se stesse per fermarsi. Poi, un istante prima di arrestare la propria corsa per far salire i passeggeri, ha premuto sull’acceleratore ed è andato via.
Alcuni testimoni che hanno assistito alla scena sono intenzionati a   fare una segnalazione ufficiale all’azienda per chiedere che vengano presi provvedimenti.

(da agenzie)

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UGL, NON C’E’ PACE PER IL SINDACATO ORMAI SOVRANISTA: SOSPESO IL VICESEGRETARIO E VOLANO GLI STRACCI

Luglio 20th, 2019 Riccardo Fucile

AL CENTRO DELLA VICENDA SEMPRE LO SCANDALO DELLA UTLIZZAZIONE DEL PATRIMONIO DEL SINDACATO… I PADRI FONDATORI DELLA GLORIOSA CISNAL SI RIVOLTANO NELLA TOMBA

Il caso Centrella-Polverini-Cetica è nelle mani dei giudici, ma l’Ugl non trova pace.
Ai vertici volano ancora gli stracci e le allusioni sul presunto uso improprio del denaro del sindacato.
L’ultima puntata riguarda l’ormai ex vicesegretario e responsabile dell’organizzazione dell’ente fresco di revoca delle deleghe.
Ora Giancarlo Favoccia è stato anche sospeso cautelativamente da ogni carica e attività  sindacale e deferito al collegio dei probiviri dell’organizzazione di destra.
La segreteria confederale nei giorni scorsi ha ritenuto la mossa necessaria “per salvaguardare il buon nome e l’immagine dell’organizzazione e dei suoi vertici dalle comunicazioni diffuse da Favoccia” stesso.
Il riferimento è probabilmente allo scambio epistolare seguito alla revoca delle deleghe che l’ormai ex vice di Paolo Capone, in una lettera datata 11 luglio 2019 e indirizzata in pratica all’intera organizzazione sindacale, attribuisce al suo aver “chiesto conto di come sia utilizzato il patrimonio unitario dell’Ugl”. In particolare Favoccia punta il dito su forniture esterne, viaggi e spese legali, chiedendo conto della mancata richiesta di autorizzazione per le medesime alla segreteria.
Dall’entourage di Capone, che ben conosce la parabola dei suoi predecessori, le accuse di vengono bollate come pretestuose. Dal canto suo Favoccia respinge in toto i sospetti sollevati a suo carico da un’informativa della Guardia di Finanza di oltre 6 anni fa.
Nella quale si riferiva di una carta prepagata nella “esclusiva disponibilità ” del sindacalista all’epoca a capo della federazione Ugl Igiene Ambientale e di 330.000 euro prelevati fra Napoli, Panarea e Lipari su cui ancora non è stata fatta chiarezza.
“Non ho commesso nessun reato”, è la replica dell’interessato che rivendica di essere “nel giusto” e di “chieder trasparenza con la massima serenità ”.
E non non esclude di essersi fatto troppi nemici per la sua campagna al culmine del caso Centrella-Polverini-Cetica che portò all’uscita di scena di Centrella e Cetica.
Non è infatti ancora arrivata al capolinea l’onda lunga dell’inchiesta deflagrata nel 2014 sull’uso del denaro del sindacato da parte dei vertici, che ha portato alla sbarra gli ultimi tre ex segretari generali del sindacato di destra: Giovanni Centrella, Stefano Cetica e l’attuale deputata di Forza Italia, Renata Polverini.
Favoccia era ritornato sotto i riflettori qualche settimana fa proprio nell’ambito del processo Centrella. In quei giorni era ancora vicesegretario generale con delega all’organizzazione, numero due di Capone, a sua volta uomo di fiducia del sottosegretario leghista Claudio Durigon.
Tuttavia il sindacato aveva avviato un’inchiesta interna che, secondo fonti informali avrebbe portato “a prendere provvedimenti a prescindere dall’esito delle inchieste”. A margine dell’udienza del 23 maggio scorso del processo a Centrella — che ha visto il vicesegretario escusso come testimone della difesa dopo un lungo dibattito — Favoccia a ilfattoquotidiano.it aveva ribadito di non aver ricevuto alcun avviso di garanzia.
“L’unica indagine di cui sono a conoscenza è quella relativa ai fatti de L’Aquila”, aveva spiegato il vicesegretario, riferendosi alla denuncia per diffamazione e minacce portata avanti dall’ex segretaria locale Giuliana Vespa, in seguito a una furiosa lite durante un’assemblea sindacale in Abruzzo.
Come ricordato da FqMillennium nel numero di giugno 2019, nel fascicolo delle indagini sull’uso improprio dei fondi del sindacato il cui filone principale è in capo da tempo al pm romano Stefano Pesce, c’è anche un’informativa della Guardia di Finanza che racconta di 330.000 euro passati da un conto corrente della Federazione nazionale Igiene Ambientale di cui Favoccia era segretario, a una carta prepagata intestata al sindacalista, soldi prelevati in larga parte al bancomat.
“Quasi sempre sono state eseguite operazioni da 250 euro l’una, nella stessa giornata e presso il medesimo sportello”, si legge nelle carte: 16 prelevamenti il 12.07.2011, 19 prelevamenti il 28.12.2011, 4 prelevamenti il 24.08.2012 a Panarea e 8 prelevamenti il 28.08.2012 a Lipari. Nell’informativa si legge anche che “essendo Giovanni Centrella il legale rappresentate del conto movimentato da Favoccia, non può escludersi allo stato un’eventuale correità  delle ipotesi distrattive“.
Tradotto: l’ex segretario generale non era esente da responsabilità  sull’utilizzo dei soldi del sindacato, seppure a livello periferico.

(da “il Fatto Quotidiano”)

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BARBARESCHI INDAGATO PER IL CRAC ELISEO DI ROMA: HA “VIOLATO LA LEGGE FALLIMENTARE”

Luglio 20th, 2019 Riccardo Fucile

IL DIRETTORE ARTISTICO ACCUSATO DI APPROPRIAZIONE DEGI ARREDI DEL TEATRO PER UN VALORE DI 800.000 EURO

Altra bega giudiziaria per Luca Barbareschi.
Il direttore artistico del Teatro Eliseo è indagato per una violazione della legge fallimentare, per essersi appropriato di sipari, condizionatori, poltrone di marca Frau del valore di oltre 813mila euro appartenenti alla precedente gestione del Teatro Eliseo. L’indagine riguarda il fallimento di due società  che avevano il controllo del teatro di via Nazionale, prima dell’arrivo di Barbareschi: la Nuova Teatro Eliseo e la Eliseo Teatri srl.
Un crac da oltre 10 milioni di euro che ha portato all’iscrizione per bancarotta fraudolenta di Vincenzo Monaci, Massimo Monaci e Gianni Bartoli. Barbareschi non è indagato per il fallimento delle due società  (delle quali non faceva parte) ma per il reato di distrazione senza concorso col fallito, proprio per aver, in modo laterale, messo mano ai beni appartenenti al fallimento. I fatti risalgono al marzo 2016.
Il procuratore aggiunto Rodolfo Sabelli e il pubblico ministero Antonio Clemente hanno da poco chiuso l’indagine nei confronti degli indagati, atto che prelude alla richiesta di rinvio a giudizio.
Barbareschi deve rispondere anche di un secondo capo d’accusa: falsa testimonianza.   Secondo il pm, nel novembre 2018 il regista e attore davanti al giudice civile avrebbe affermato il falso, sostenendo di non essere presente all’interno del teatro al momento dell’esecuzione dello sfratto, (avvenuta nel novembre 2014) e quindi di conseguenza di essere inconsapevole di cosa ci fosse dentro.

(da agenzie)

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HAFTAR PRONTO A LANCIARE UNA NUOVA OFFENSIVA: “ORA ZERO PER RICONQUISTARE TRIPOLI”

Luglio 20th, 2019 Riccardo Fucile

LIBIA PORTO SEMPRE PIU’ SICURO, E’ IL MOMENTO GIUSTO PER MANDARCI IN VACANZA   I POLITICI SOVRANISTI CON LA FAMIGLIA

Le milizie guidate dal generale Khalifa Haftar, uomo forte dell’est della Libia, si preparano a un nuovo imminente attacco per conquistare Tripoli.
Con un post su Facebook, l’ Esercito nazionale libico (Lna) ha invitato “tutti i giovani della capitale” Tripoli a collaborare, dichiarando “l’ora zero” per conquistarla sottraendone il controllo al governo di unità  nazionale appoggiato dall’Onu.
Nel frattempo, il governo riconosciuto a livello internazionale a Tripoli ha rilasciato una dichiarazione dicendo di aver raccolto informazioni su possibili attacchi aerei da parte delle forze guidate da Haftar contro siti chiave nella capitale, incluso il solo aeroporto funzionante.
Dietro all’imminente attacco delle forze di Haftar — secondo quanto denunciato dall’Alto Consiglio di Stato libico sulla base di informazioni d’intelligence e riportato dal Libya Observer — ci sarebbero Francia, Egitto ed Emirati Arabi Uniti.
I tre Paesi starebbero fornendo all’esercito di Haftar “mezzi aerei e armi sofisticate” per sostenere la nuova offensiva su Tripoli. Alcune informazioni pervenute all’esecutivo di Tripoli – l’unico riconosciuto dalla comunità  internazionale – indicano che il nuovo attacco sarà  effettuato con aeromobili e armi di alta qualità . Non solo: stando alle stesse fonti, l’offensiva sarebbe imminente.
I gruppi armati di Khalifa Belqasim Haftar non sono riusciti ad avanzare sulla capitale libica dopo il loro attacco a sorpresa del 4 aprile, nonostante le loro affermazioni che Tripoli sarebbe caduta in pochi giorni.

(da agenzie)

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CONTE NON SI FA SPAVENTARE DA SALVINI: “MI MINACCIA CON LA CRISI? IO UN LAVORO CE L’HO”

Luglio 20th, 2019 Riccardo Fucile

SALVINI AVEVA DAVVERO CHIESTO UDIENZA AL QUIRINALE POI LA RETROMARCIA

Eppure Matteo Salvini al Colle era atteso. Le smentite del leghista possono arrivare fino a un certo punto, poi devono fare i conti con le verità  degli altri interlocutori.
A Palazzo Chigi si sono informati e confermano di aver saputo di un colloquio chiesto dal vicepremier al presidente della Repubblica Sergio Mattarella.
Anche Luigi Di Maio sapeva di questo appuntamento. Ma soprattutto il Colle non lo ha mai smentito. Alla fine però Salvini non è salito al Quirinale e due sere fa, dal comizio a Barzago, ha addirittura negato di volerlo fare. Dichiarazioni che non hanno riscontro nelle versioni di altre, molteplici fonti, comprese quelle leghiste.
E allora cosa è successo? Di certo, è successo che l’incontro doveva rimanere segreto e invece se n’è avuta notizia, non smentita per ore, nel pomeriggio dell’altro ieri.
Nelle stesse ore il sottosegretario Giancarlo Giorgetti è andato a consegnare a Mattarella le ragioni della sua rinuncia alla candidatura a commissario Ue. Giorgetti ha avuto modo di parlare con il Capo dello Stato ed è più che ragionevole pensare che, mentre fuori infuriava la tempesta e Salvini sembrava puntare dritto verso il terremoto di governo, i due abbiano affrontato la questione delle convulsioni nella maggioranza e che il numero due della Lega abbia ricevuto quantomeno raccomandazioni e indicazioni sui possibili percorsi di una crisi.
L’incontro da tenere lontano dai riflettori bruciato dalla notizia ha fatto ovviamente emergere timori e rabbia sia a Chigi sia nel M5S. E intorno a questi sentimenti si sono cuciti mille sospetti su quale fossero le vere intenzioni di Salvini.
Quello che gli avrebbe riportato Giorgetti su Mattarella e la manifestazione concreta dello sgarbo istituzionale, per non aver informato il premier Giuseppe Conte e Di Maio, avrebbero convinto Salvini ad annullare il colloquio.
Nessuno conferma ufficialmente ma nessuno smentisce che il leghista dovesse parlare di rimpasto.
La nota di ieri contro « Toninelli (con centinaia di cantieri fermi) che blocca la Gronda di Genova, che toglierebbe migliaia di auto e di tir dalle strade genovesi» e contro «Trenta che propone di mettere in mare altre navi della Marina, rischiando di attrarre nuove partenze e affari per gli scafisti», hanno dato l’inizio alle danze sugli scenari di un cambio nel governo. Non solo.
In mattinata l’ex sindacalista e oggi sottosegretario al Lavoro Claudio Durigon ha pensato di prendere il posto del suo ministro, Di Maio, dicendosi pronto a convocare i tavoli con le parti sociali per una riforma sulla previdenza.
Questo prima di scaricare anche il contratto di governo: «Non basta più, serve una visione di intenti più forte».
Rimpasto e tagliando sul programma: è evidente che nella sua battaglia contro i No dei 5 Stelle Salvini voglia un governo a trazione Lega, dove sia lui a dare le direttive su uomini e agenda.
Un’aspirazione che costringe Conte a fare la sua mossa, anche perchè, come sostiene con i suoi collaboratori, un mese fa, dopo la famosa conferenza stampa in cui bacchettò i suoi vice, Salvini gli aveva assicurato di non pensare a un cambio di ministri.
«E poi correttezza istituzionale vuole che me lo chieda prima, guardandomi negli occhi». Il premier lascia la sua scrivania e scende dal suo ufficio per dire che «nessuno mi ha parlato di rimpasto» e che è soddisfatto dell’operato di tutti i suoi ministri. A sua volta, il leader della Lega fa replicare i suoi due capigruppo: «Le parole di Conte lasciano esterrefatti».
Ma per il premier, che sente di essere finito nel mirino di una crisi minacciata a parole più che altro, sono dichiarazioni che non meritano una contro-replica: «Io non mi spavento – confida allo staff – Ho un lavoro che mi aspetta e ci voglio tornare a testa alta».

(da “La Stampa”)

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LA BANCA FANTASMA DEI RUBLI ALLA LEGA E L’AVVOCATO MERANDA CON UN PIGNORAMENTO DI 295.000 EURO DI EQUITALIA SULLE SPALLE

Luglio 20th, 2019 Riccardo Fucile

LA EURO-IB NON E’ UNA BANCA E A LONDRA NON AL CONOSCE NESSUNO… IL BILANCIO NON E’ CERTIFICATO ED E’ IN PERDITA

Si chiama Euro-IB Limited e sul suo sito si definisce come   una Banca d’Investimenti e Corporate Finance: “Il nostro management ha alle spalle un’esperienza con banche internazionali». Il perno   dell’operazione da 1,5 miliardi è dietro una porta al piano strada di County Street 87.
Proprio Euro-IB doveva essere la banca che doveva acquistare il carburante che poi sarebbe stato rivenduto a ENI secondo il piano del Metropol che doveva portare in cassa milioni di euro alla Lega (e una tangente per i dirigenti russi).
Spiega oggi Mario Gerevini sul Corriere della Sera:
Il bilancio non è certificato ed è in perdita, con un capitale sociale di 241mila sterline: Lloyds Bank ha in pegno una parte del patrimonio a fronte di un piccolo prestito erogato il 13 maggio scorso.
Pochi affari e tre uffici: Londra, Francoforte e Roma. Dove a Roma? Nello studio (ex dopo lo sfratto) di Meranda. Il telefono è lo stesso. […]
L’avvocato è indicato nel sito web della società  come uno dei sei top manager del team guidato dal tedesco Alexander vonUngern Sternberg, azionista di maggioranza. Ne fa parte un secondo nostro connazionale, Glauco Verdoia che oggi prende le distanze da Meranda. Caso vuole che Verdoia sia socio d’affari vinicoli dell’altro italiano del Metropol, il pensionato Vannucci. Sembra un mix tra una spy story e un film di Totò. E tutto riconduce alla Euro-IB, la banca d’affari che banca non è e che nella City nessuno ha mai sentito nominare.
Il Fatto scrive che a Milano pensano a una rogatoria: la direzione seguita dalla Procura , che indaga per corruzione internazionale, oltre alla Russia prenderà  la strada di Londra.
Obiettivo: capire quali atti e movimenti ha fatto l’avvocato Gianluca Meranda che ha trattato il progetto della compravendita di gasolio utilizzando il suo ruolo di consulente all’interno della banca d’in vestimento inglese Euro-Ib, tra i cui dirigenti c’è l’italiano Glauco Verdoia. Il dato a oggi evidente è che la trattativa iniziata ai tavolini dell’hotel Metropol di Mosca il 18 ottobre, è poi proseguita.
Il personaggio chiave è l’avvocato Gianluca Meranda, uomo dall’interessante curriculum, come raccontano Fabio Tonacci e Carlo Bonini su Repubblica:
Parla inglese e francese, si è laureato in giurisprudenza a Roma nel 1996, ed è diventato avvocato cassazionista nel 2013. È abilitato alla professione anche presso l’ordine degli Avvocati di Bruxelles, è Presidente di ELBA, la European Lawyers and Business Advisors (Bruxelles), è partner di “SQ Law” (Bruxelles), Corporate member presso BILA, la British Italian Law Association. Ha avuto clienti di peso. Nomisma, Mitsubishi, Bank Sepha (Iran). Ha uno studio a Roma. In una palazzina che affaccia su Lungotevere delle Navi, nel cuore dell’elegante quartiere Mazzini-Delle Vittorie. Quello della borghesia delle professioni. Che è anche la sede di rappresentanza italiana della banca londinese Euro-IB.
Quella da cui, due anni prima, dopo una cena in cui ha dato come referenze contatti di peso nelle ambasciate russa e indonesiana, ha ottenuto l’incarico di “legal counselor” e che ha tirato in mezzo all’affare del Metropol. Nello studio di Lungotevere delle Navi non è solo. Lavorano altri avvocati, un commercialista, un agente immobiliare.
La Serenissima Gran Loggia d’Italia, di cui è stato uno dei duecento adepti, lo ha cacciato nel 2015. A dire del Gran maestro Massimo Criscuoli Tortora, che la guida, per «comportamenti non consoni ai principi che governano il Rito Scozzese Unito d’Italia». Ma non sono quelli sono i problemi che ha dovuto affrontare ultimamente:
Nel 2013, il fallimento della “Orsolini Costruzioni”, una srl con sede a Monterotondo di cui per nove anni è stato socio al 50 per cento e la cui ragione sociale era la costruzione di edifici residenziali e non residenziali, lo ha appesantito di un debito di 295 mila euro per cui Equitalia gli ha pignorato tre proprietà  immobiliari in quel di Celico di Cosenza e Spezzano della Sila.
E del resto in quella fine del 2018, non naviga esattamente in acque floride. Non riesce più neanche a far fronte all’importante affitto dello studio, che infatti dovrà  abbandonare parcheggiando faldoni e scartoffie in un magazzino. «Dimenticando di saldare il traslocatore», hanno scritto.

(da “NextQuotidiano”)

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LIBERO SI ECCITA PER IL REGGISENO DI CAROLA

Luglio 20th, 2019 Riccardo Fucile

IL QUOTIDIANO UMORISTICO-SOVRANISTA GIUDICA “POCO DECOROSO” CHE CAROLA NON INDOSSASSE IL REGGISENO (SALVO PUBBLICARE FOTO DI TETTE E CULI DI STARLETTE PER LE TRUPPE ONANISTICHE SOVRANISTE)

Ieri i giornalisti di Libero si sono improvvisamente eccitati quando hanno scoperto che Carola Rackete era senza reggiseno durante la conferenza stampa successiva alla deposizione in procura ad Agrigento. Prima hanno scoperto che il nero sta bene su tutto, ma soprattutto sulle ONG:
“La 31enne capitana della Sea Watch indagata per favoreggiamento di immigrazione clandestina per lo sbarco effettuato a fine giugno a Lampedusa ha sfoggiato una maglietta aderente nera a metà  tra il marinaretto e il kombat, in perfetto stile Ong.”
E poi è partito il barzottismo militante:
“Sobria sì, ma con un dettaglio decisamente fuori luogo: niente reggiseno. Un po’ di decenza in più in un luogo pubblico non avrebbe guastato, anche se per chi venera il concetto di libertà  anche in spregio alla legge o l’autorità  militare, in fondo, quella del seno è l’ultimo dei pensieri.”
Quelli di Libero, naturalmente, c’è da capirli: Maurizio Belpietro gli ha portato via tutti i lettori con La Verità  e ultimamente non riescono più a trovare qualcuno da sostenere nel centrodestra senza effetti collaterali, anche perchè gli spazi editoriali nel centrodestra sono occupati da Giornale e, appunto, La Verità , dove ci sono ben altri livelli professionali.
A questo si aggiunge la tradizionale “difficoltà ” con il genere femminile che porta generalmente a insultarne gli esponenti a causa della scarsità  di risultati.
Ecco perchè si eccitano con le magliette nere senza reggiseno. Perchè sono disperati.

(da “NextQuotidiano“)

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