Settembre 23rd, 2019 Riccardo Fucile
PUNITI I COMPORTAMENTI RAZZISTI DEI TIFOSI, PER LA QUALIFICAZIONE AGLI EUROPEI 2020 ULULERANNO A CASA LORO… SOLO IN ITALIA I RAZZISTI RESTANO IMPUNITI
Il razzismo è una piaga che sta continuando a lacerare il mondo del calcio e allora la Uefa
ricorre al pugno duro.
L’ente calcistico europeo ha deciso di irrogare la sanzione di un turno a porte chiuse, da scontare ad ottobre nei prossimi match casalinghi delle qualificazioni europee, nei confronti delle nazionali di Romania, Ungheria e Slovacchia.
Il provvedimento è stato preso per cori e comportamenti razzisti messi in atto dai loro tifosi nel corso degli ultimi impegni. Nei confronti di queste tre federazioni sono state comminate multe che variano da 83mila a 20mila euro.
Un tema di stringente attualità , purtroppo, anche in Italia come dimostrano i recenti episodi, ultimo in ordine di tempo quello di domenica sera durante l’incontro Atalanta-Fiorentina, interrotta per circa quattro minuti a cavallo della mezz’ora del primo tempo dall’arbitro Orsato a causa dei cori razzisti nei confronti del difensore brasiliano della Fiorentina Dalbert.
“A Roma Ceferin ha fatto i complimenti alla Federazione per come stavamo facendo passi in avanti, ma da febbraio 2019 ad ora la situazione è peggiorata e non ci fa piacere – riconosce Michele Uva, vicepresidente dell’Uefa su Radio Punto Nuovo -. È necessario prenderne coscienza e passare ai fatti, perchè le regole ci sono e vanno applicate. L’Uefa ha un protocollo chiaro, il razzismo in altre federazioni è quasi scomparso invece qui in Italia aumenta e non si capisce il motivo. Il male più grosso è non avere il coraggio di condannare gli episodi, o di bloccare le partite anche se ieri fortunatamente non è successo. La Figc sa bene che c’è un protocollo chiaro, non è detto che funzioni in tutti e 55 paesi perchè va adattato alle singole nazioni, però una traccia esiste ed è ricompresa nelle norme federali”.
(da agenzie)
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Settembre 23rd, 2019 Riccardo Fucile
L’AUTOGOL DELL’IGNORANZA: CAMBIARE IL CARTELLO “RIACE CITTA’ DELL’ACCOGLIENZA” PER DEDICARLA A DUE SANTI DI CUI NON CONOSCE NEMMENO LA STORIA
Qualcuno lo rivendicherà come un successone. Soprattutto per coloro che non hanno mai accettato il modello di accoglienza proposto dall’ex sindaco di Riace Mimmo Lucano. Invece, non è altro che un ulteriore modo di rimarcare la predisposizione all’apertura del centro calabrese che ha dedicato il suo cartello d’ingresso ai santi Cosma e Damiano, le cui reliquie furono trasportate in paese ben 350 anni fa.
Antonio Trifoli, il nuovo sindaco filo-leghista, ha sostituito il precedente cartello che definiva Riace ‘città dell’accoglienza’ con un altro tabellone, in cui si sottolinea l’appartenenza della terra al movimento di devozione per Cosma e Damiano.
Essi stessi dei santi dell’accoglienza.
Già , perchè Cosma e Damiano, secondo l’agiografia, erano due medici, fratelli (qualcuno sostiene addirittura gemelli) che erano originari delle zone della Turchia e che erano famosi per prestare la loro opera medica gratuitamente, soprattutto ai bisognosi.
Per la loro fede nel cristianesimo e per la loro opera di proselitismo — incoraggiata in modo particolare in seguito alla messa in pratica delle loro virtù mediche — furono perseguitati, imprigionati e uccisi come martiri
Insomma, i santi dell’accoglienza, della condivisione, dell’amore gratuito, del disinteresse, dell’attenzione verso gli ultimi e verso i più poveri.
Un messaggio non così differente da quello che c’era prima, quando il cartello sull’accoglienza e la cura dei migranti identificava Riace.
A volte, non ci si rende conto di quanto certi messaggi siano ancora più in linea con quelli che si vogliono smentire.
(da “Giornalettismo”)
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Settembre 23rd, 2019 Riccardo Fucile
POCA DIMESTICHEZZA DELL’EX VICE-MINISTRO CON L’USO DEL VERBO AVERE E DELLA PREPOSIZIONE SEMPLICE
L’ex viceministro dell’Economia del governo Conte Massimo Garavaglia decide oggi di fornire un po’ d’acqua per il mulino di Matteo Salvini pubblicando un post in cui sostiene che la volontà di fare un governo tra Zingaretti e Di Maio (cosa che è successo qualche tempo fa ormai) è dimostrata dal fatto che DOPO il Partito Democratico e il MoVimento 5 Stelle hanno fatto un accordo per un unico candidato in Umbria.
L’affermazione fa a pugni con la logica — e questa non è una novità in generale per i fautori della Cospirazione Ursula — ma a spiccare nel post è anche la non eccezionale dimestichezza con l’uso del verbo avere e della preposizione semplice.
Prima gli italiani, ok, ma prima l’italiano.
(da agenzie)
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Settembre 23rd, 2019 Riccardo Fucile
OCCORRONO MISURE VOLTE AD ASSICURARE UN FUTURO AI GIOVANI TUNISINI STABILENDO ACCORDI SIA COMMERCIALI CHE PER I RIMPATRI
Di Maio ha commentato l’insperato successo della Lamorgese a Malta dicendo una banalità tipica della sua cultura reazionaria: “Bene la ridistribuzione, ma occorre bloccare le partenze”.
Affermazione che da privato cittadino al bar avrebbe potuto pronunciare un elettore leghista, ma si dà il caso che lui sia ministro degli Esteri del governo italiano.
Comprendiamo che stia rosicando perchè la Lamorgese ha ottenuto in 15 giorni quello che il governo precedente non è riuscito a fare in 15 mesi, ma dimentichiamo per un momento i precedenti incivili di chi aveva definito le Ong “taxi del mare” e facciamo finta di trovarci di fronte a un “vero” ministro degli Esteri.
Bloccare le partenze vuol dire continuare ad avallare i criminali libici che taglieggiano i profughi nei lager? Vuol forse dire finanziare i trafficanti della Guardia costiera libica?
Se si vogliono bloccare le partenze occorre agire non solo in Libia ma anche in Tunisia, da cui partono centinaia di giovani tunisini in cerca di fortuna.
Partiamo dalla Libia.
E’ auspicato da molti la creazione di un canale umanitario per consentire arrivi selezionati e in sicurezza. Per farlo il nostro ministro degli Esteri dovrebbe convincere la Ue a imporre che i centri di detenzione vengano sottratti al monopolio libico e affidati a organismi di controllo internazionali. A quel punto si colpirebbero realmente gli interessi dei trafficanti (milizie libiche, criminalità locale e guardia costiera corrotta), altrimenti le partenze “pilotate” continueranno perchè (qualcuno lo spieghi a Di Maio) i trafficanti sono i militari libici che l’Italia continua a finanziare.
E arriviamo alla Tunisia
L’accordo di Malta esclude gli “sbarchi fantasma”, ovvero i migranti economici che arrivano dalla Tunisia e che dovrebbero quindi essere rimpatriati a nostra cura.
Salvini è solo riuscito a far giustamente incazzare il governo tunisino affermando che “la Tunisia ci manda solo delinquenti”. In 15 mesi è così riuscito nell’impresa di fare meno rimpatri di quanto sono gli arrivi. E qui un ministro degli Esteri avrebbe molto da guadagnare in credibilità , proponendo un patto serio al governo di Tunisi.
La Tunisia, per chi la conosce, non sono solo le spiagge di Hammamet dove gli italiani vanno in vacanza, ma un Paese che ama l’Italia e dove tanti giovani non hanno lavoro, sono le periferie povere di Tunisi, i ragazzini a piedi nudi che vendono le rose del deserto a Tozeur o a Douz per pochi dinari, una rete ferroviaria ridotta con molti treni (donati dalla Francia) che noi avevamo prima della guerra, il contrasto tra giovani che vestono all’occidentale e gli adulti legati alle tradizioni.
Per limitare gli arrivi basterebbe un accordo con il governo che creasse lavoro locale: ad esempio facendo lavorare imprese italiane nell’ammodernamento della rete ferroviaria o (come già accaduto) nel potenziamento delle strade di collegamento con il Sud del Paese.
Un accordo commerciale che gioverebbe sia alle nostre aziende che allo sviluppo della Tunisia, creando migliaia di posti di lavoro.
E automaticamente verrebbe meno la scommessa di tanti giovani di imbarcarsi per l’Italia, oltre a fornire al nostro governo la carta di pretendere di triplicare i rimpatri attuali di chi non ha diritto di asilo. Aumentando altresì i permessi per i lavoratori stagionali che potrebbero trovare lavoro in Italia per un periodo temporaneo.
Questo è fare una politica estera intelligente, fondata su dialogo, mediazione e interventi reali per “aiutarli a casa loro”, investendo nel futuro delle giovani generazioni.
In attesa di un ministro degli esteri che usi il cervello e non gli slogan.
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Settembre 23rd, 2019 Riccardo Fucile
HA FATTO DI PIU’ LA NUOVA MINISTRA IN QUINDICI GIORNI CHE IL SEQUESTRATORE DI PERSONE IN UN ANNO : ROTAZIONE PORTI DI SBARCO, RICOLLOCAZIONE IMMEDIATA IN TUTTA EUROPA, RIDISTRIBUZIONE ANCHE DEI MIGRANTI ECONOMICI CHE NON SARANNO PIU’ A CARICO DELL’ITALIA… POCHE PAROLE DELLA MINISTRA: “MOLTO SODDISFATTA”
Trovato un accordo sui migranti al mini-summit della Valletta tra Italia, Francia, Germania,
Malta e Finlandia.
L’intesa riguarda i ricollocamenti dei richiedenti asilo in “tempi molto rapidi”, ha annunciato la ministra dell’Interno Luciana Lamorgese al termine dei lavori. L’accordo – ha spiegato – prevede che “entro quattro settimane” i migranti richiedenti asilo vengano ricollocati in altri Paesi che si faranno carico delle procedure di verifica dei requisiti e degli eventuali rimpatri.
Un risultato impensabile fino a un mese fa per l’Italia, dal momento in cui le verifiche sullo status dei richiedenti asilo (e dunque l’iter per distinguere tra rifugiati e migranti economici) saranno a carico dei Paesi in cui i migranti verranno ricollocati.
L’intesa si articola in quattro punti:
1) “rotazione volontaria” dei porti di sbarco, non solo quando quelli di Italia e Malta sono saturi;
2) “redistribuzione dei migranti su base obbligatoria” con un sistema di quote che verrà stabilito in base a quanti dei 28 paesi Ue parteciperanno all’intesa;
3) tempi “molto rapidi” (4 settimane) per i ricollocamenti;
4) la redistribuzione di tutti i richiedenti asilo e non solo di coloro che hanno ottenuto lo status di rifugiato.
“Da oggi Italia e Malta non sono più sole, c’è la consapevolezza che i due Paesi rappresentano la porta d’Europa”, ha dichiarato Lamorgese, dicendosi “molto soddisfatta”. “Il testo predisposto va nella giusta direzione – ha aggiunto – ci sono contenuti concreti e abbiamo sciolto dei nodi politici complicati”.
L’auspicio dell’Italia, ha sottolineato la titolare del Viminale, è che l’accordo sia condiviso quanto più possibile tra i paesi Ue.
“Accolgo con favore l’esito positivo sui meccanismi temporanei a seguito degli sbarchi”, ha scritto su Twitter il commissario europeo agli Affari interni Dimitris Avramopoulos. “Conto che altri Stati membri si uniscano quando discuteranno di questo al Consiglio Giustizia e Affari interni l′8 ottobre. I progressi sono possibili se c’è volontà politica”, ha concluso Avramopoulos.
Quello che è avvenuto oggi a Malta è “molto importante, un primo passo concreto per un approccio di vera azione comune europea”, ha commentato la ministra dell’Interno Lamorgese. “Ho trovato un clima davvero positivo perchè la politica migratoria va fatta insieme agli altri stati. Noi abbiamo sempre detto che chi arriva a Malta e in Italia arriva in Europa. E oggi questo concetto fa parte del comune sentite europeo”, ha aggiunto.
Secondo Horst Seehofer, ministro dell’Interno tedesco, il “meccanismo di emergenza” su cui si è trovato un accordo oggi a Malta “aprirà la strada alla revisione della politica comune europea d’asilo”, ovvero del regolamento di Dublino.
Il ministro tedesco ha specificato che oggi sono stati “identificati alcuni regolamenti che aiutano Italia e Malta con procedure chiare e prevedibili per la riduzione dei rifugiati” e si è detto “ottimista che in un breve futuro riusciremo a fare una politica comune europea”.
Da New York, a margine dell’Assemblea Generale dell’Onu, il premier Giuseppe Conte ha commentato: “Macron mi ha dato grandi aperture, e c’è grande disponibilità da parte di partner europei”
(da “Huffingtonpost”)
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Settembre 23rd, 2019 Riccardo Fucile
LA DIFFUSIONE SISTEMATICA DI TEMI XENOFOBI HA ORIENTATO L’ELETTORATO.. UNA RETE ORGANIZZATA DI ISTIGATORI ALL’ODIO
Un report che Open ha potuto visionare in anteprima rivela come ci sia stata una diffusione sistematica da parte di alcuni profili Facebook di notizie politiche prima delle elezioni del 2018 e quelle europee del 2019
Entrare sul proprio profilo Facebook, scorrere la home, mettere qualche like, leggere in modo distratto una notizia piuttosto che un’altra. Un’azione che facciamo diverse volte al giorno.
Ormai sappiamo che ciò che leggiamo su Facebook condiziona la nostra opinione. Grande lezione furono le elezioni americane del 2016. Sono passati tre anni da quando Mark Zuckerberg, dopo la vittoria di Donald Trump, dichiarò: «We are not a media company» e definì «una pazza idea» quella di credere che le fake news che circolano su Facebook possano condizionare le elezioni.
Da allora Zuckerberg ha avuto modo di cambiare idea, tornare sui suoi passi e intraprendere una serie di azioni per studiare e combattere la disinformazione su Facebook.
Ma al di là della circolazione di notizie false in sè, se scoprissimo che c’è un’azione coordinata nella diffusione di notizie su determinati temi politici?
Se ci accorgessimo che questa diffusione coordinata avviene in particolare prima di alcuni appuntamenti elettorali, che interessa maggiormente alcune forze politiche, che accade anche su pagine di intrattenimento?
Viene da sè immaginare che una tale attività potrebbe finire per condizionare l’opinione pubblica in vista del voto e, ripetiamo, al di là della veridicità dell’informazione in se: una presa di posizione, una singola frase ingigantita e postata centinaia di volte può diventare più rilevante o più netta di quel che è in realtà .
A svelare il meccanismo di questa diffusione di notizie sistematica e costante è la ricerca Understanding coordinated and inauthentic link sharing behavior on Facebook in the run-up of 2018 general election and 2019 european election in Italy, che Open ha potuto visionare in anteprima.
Lo studio è realizzato dall’Università di Urbino con la collaborazione di Facebook che ha permesso l’accesso ai dati CrowdTangle.
Come si può capire dal titolo, i ricercatori hanno osservato il comportamento del social prima delle elezioni politiche italiane del 2018 e quelle europee del 2019 e hanno appunto individuato il meccanismo di una condivisione coordinata da parte di alcune pagine Facebook.
E hanno notato che in molti casi ad essere pubblicati in modo massivo sono stati contenuti collegati a due argomenti in particolare: le migrazioni e Matteo Salvini.
È emerso che sia prima delle elezioni del 2018 che di quelle del 2019 c’è stato un potenziale coordinate link sharing.
Alcune pagine su Facebook hanno diffuso determinati link in modo coordinato: una notizia veniva pubblicata su una pagina e, in un istante dopo, era già stata condivisa da altre pagine sul social. Così più volte, in modo coordinato.
È interessante osservare la natura di questi siti: alcuni politici, ma molti di intrattenimento e non direttamente legati alla politica che finiscono per allargare il bacino di utenti, arrivando anche a profili più vulnerabili alle fake news e meno informati sul contesto politico generale.
Nelle elezioni del 2018, sono 28 le pagine e i gruppi di Facebook ad aver condiviso le notizie in modo coordinato.
Queste possono essere suddivise in 10 gruppi (cioè reti di pagine che diffondono gli stessi link in modo sistematico): tre gruppi comprendono testate e siti di informazione, due gruppi pagine politiche ufficiali legate al Carroccio tra cui quella di Matteo Salvini e Lega — Salvini Premier.
Ma ci sono anche reti di pagine composte da siti apparentemente estranei alla politica, alcuni dei quali potremmo definire di “intrattenimento” come Afoismi e Link, Link Cattivi, Che il degrado sia con voi, Affare Fatto.
Uno dei gruppi in particolare è legato a pagine e gruppi di estrema destra. Una rete, quest’ultima, che aumenterà notevolmente il livello di connessioni durante le elezioni del 2019.
Per quanto riguarda le europee, infatti, la quantità di pagine che diffondono le informazioni in modo coordinato aumenta, così come aumentano i gruppi in cui questi account si possono raggruppare.
Dai 10 del 2018 diventano 50. Anche qui, accanto a network che raggruppano pagine politiche, compaiono pagine non legate alla politica e di intrattenimento. Come Situazioni Virali, L’amore proibito, Esperimenti sociali, Silenzio a ore, Ammazzate Dalle Risate con Lu Mejo. Molti di questi account alternano notizie di gossip a quelle politiche.
Vi ricordate la rete di pagine di estrema destra del 2018? Nel 2019 lievita e ingloba pagine che rimandano a tutt’altro che alla politica come Dislessia portami via, Screenshots divertenti.
Notizie, quelle condivise in modo coordinato, che si traducono in un maggior impatto sull’opinione pubblica in quanto raggiungono un maggior numero di utenti rispetto a quelle diffuse in modo non coordinato.
Il dominio internet più diffuso da cui provengono le notizie condivise in modo sistematico? Il populista.it, apertamente legato all’estrema destra. Al secondo posto? Un sito noto per le fews tg-news24.com. Secondo lo studio, la maggior parte delle notizie diffuse in modo sistematico nel 2018 sono legate alla Lega, al secondo posto il M5S.
Invece nel 2019 al primo posto tra le Url più condivise ci sono notizie riguardanti le coalizioni, la Lega segue al secondo posto.
Alcuni dei domini più condivisi prima delle elezioni non esistono più come italiapatriamia.eu, lafinestrasulcortile.altervista.org, informazioneitalia.com. In alcuni casi le loro pagine social sono state oscurate perchè diffondevano fake news.
La condivisione delle notizie avviene a cascata. Nel 2018 è emerso che le pagine che hanno condiviso le notizie per prime sono state “Matteo Salvini” e “Lega — Caprino Bergamasco”. Da loro, via via la stessa notizia è stata condivisa dagli altri.
Infine, è interessante notare che ci sono alcuni temi che hanno dominato su altri nella diffusione di notizie in modo coordinato da parte delle pagine Facebook prima di entrambe le tornate elettorali.
Due su tutti: Lega e immigrazione. Uno degli articoli più condivisi in modo sistematico si intitola: Di Maio voterà lo ius soli, M5S sempre più a sinistra, pubblicato da Il Populista. Le parole più presenti negli articoli condivisi nel 2018: immigrato, ius soli, clandestino, oltre ovviamente ai nomi dei singoli partiti politici.
Nel 2019, i temi più condivisi sono legati a Matteo Salvini, all’immigrazione e agli investimenti pubblici nelle infrastrutture. I leader politici più menzionati negli articoli? Nel 2018, Salvini (62%), Matteo Renzi (17%), Silvio Berlusconi (11%), mentre Luigi Di Maio è solo al 6%.
Anche nel 2019 Salvini è il più citato, Di Maio sale al 9%, Berlusconi e Renzi scendono al 4 e al 5%, mentre entra nell’elenco Nicola Zingaretti (2%).
Dunque quello che sappiamo da questo studio è che prima delle elezioni del 2018 e del 2019, alcune pagine su Facebook hanno condiviso notizie in modo coordinato riuscendo in questa maniera a raggiungere un numero maggiore di utenti.
(da Open)
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Settembre 23rd, 2019 Riccardo Fucile
CENTRODESTRA E CENTROSINISTRA ORMAI SI EQUIVALGONO
Se il 64% dei cittadini ha fiducia nel Capo dello Stato, il 50% ne ha nel premier, il 31% in
Matteo Salvini, il 24% in Nicola Zingaretti e il 21% in Luigi di Maio. L’ultimo è Matteo Renzi, al 14%. Lo rivelano i nuovi sondaggi Quorum Youtrend fatti per Skytg 24.
Non stupisce che dal nuovo governo ci si aspetti una politica migratoria più morbida (36%), l’introduzione di una tassa patrimoniale (39%).
Il dato più inaspettato è che gli italiani tengono maggiormente all’eliminazione del reddito di cittadinanza, provvedimento di punta del M5S, e non a cancellare il Decreto Sicurezza, baluardo salviniano.
Se domani ci fossero le elezioni politiche il 31,3% degli italiani voterebbe per la Lega, il 21,2 per il PD, 18% M5S, 7,8% FdI , 6,9% forza Italia e 3,6% per Italia Viva di Renzi. L’Italia risulta invece divisa a metà per quanto riguarda le intenzioni di voto nel caso in cui i due unici concorrenti fossero da una parte una coalizione di centrodestra e dall’altra una di centrosinistra: 47,2 per cento preferirebbe la prima e 46,2% la seconda.
Le restanti domande poste Youtrend mirano a testare la conoscenza degli italiani delle istituzioni politiche e delle più recenti riforme.
Il 32% pensa che le elezioni politiche siano volte a designare il capo del governo e non il Parlamento e solo il 26% è in grado di fornire una risposta corretta alla domanda «cosa cambierebbe con il taglio dei parlamentari».
(da agenzie)
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Settembre 23rd, 2019 Riccardo Fucile
L’IMPRENDITORE NEL SETTORE ALBERGHIERO: “FARO’ DA APRIPISTA, MA NON SARO’ MAI SERVO DI NESSUNO”
Il candidato alle prossime elezioni regionali in Umbria sul cui nome convergono M5s e Pd, ha accettato la proposta: “Perchè ho cercato sempre di contribuire al cambiamento”, dice, e si augura che la sua esperienza “sia una bella apertura di pista”.
Così si racconta Vincenzo Bianconi, intervistato da Repubblica e da Il Messaggero.
A Repubblica dice:
“Faccio vita di sindacato di categoria da quando avevo 16 anni. Per dieci anni sono stato presidente dei giovani albergatori italiani, quindi presidente della Federalberghi umbra. Ma ora per questa candidatura mi sono dimesso da tutto”.
E racconta:
Nella mia famiglia facciamo gli albergatori da sei generazioni, dal 1850: noi siamo abituati a servire senza essere servi, come ricorda Roberto Benigni in un suo film. Questo è quello che mi sento di fare.
A il Messeggero, poi, Bianconi riferisce che
“prima che io gli chiedessi di avere libertà nell’eventuale composizione della giunta, sia Verini che Liberati mi hanno detto: Noi vogliamo che tu sia totalmente libero di costruire la migliore squadra per portare questa regione verso il futuro”.
E questo, aggiunge Bianconi,
“era quello che volevo sentir dire, perchè il giorno in cui dovrò mettere in discussione la mia integrità morale sarà il giorno in cui vedrete arrivare le mie dimissioni. E questo non accadrà , l’ho promesso ai miei figli e lo prometto agli umbri”.
(da agenzie)
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Settembre 23rd, 2019 Riccardo Fucile
UN EMENDAMENTO LEGHISTA HA CAMBIATO I REQUISITI PER L’INGRESSO IN POLIZIA QUANDO QUESTI GIOVANI ERANO GIA’ STATI RISULTATI IDONEI E INSERITI IN GRADUATORIA
Sono 455 ragazzi e ragazze. Giovani che hanno, mediamente, meno di 30 anni. E che erano
risultati idonei al concorso per diventare agenti di polizia bandito il 26 maggio 2017. Oggi, dopo più di due anni, sono stati sostanzialmente depennati dalla graduatoria di quel concorso per una legge entrata in vigore dopo.
E per questa decisione, deliberata con un emendamento proposto dalla Lega e approvato dal Parlamento quando la maggioranza era guidata da M5s e Carroccio, non otterranno il posto che, stando alla graduatoria, gli spetterebbe.
Non saranno agenti di polizia, per colpa dell’applicazione retroattiva di una legge entrata in vigore dopo il bando del concorso.
Sempre che i tribunali, come sta già avvenendo, non accolgano i loro ricorsi e non riescano a re-immettere questi futuri agenti nel corpo di polizia.
Il concorso a cui hanno partecipato questi 400 giovani è stato bandito il 26 maggio 2017. Con alcuni, specifici, criteri, tra cui un’età massimo di 30 anni e la necessità di avere la licenza di scuola media.
Dopo la pubblicazione del bando è arrivato il decreto Madia, che ha modificato età e titolo di studio richiesti per accedere al grado di agente della polizia di Stato: il limite diventa di 26 anni e il titolo di studio necessario è quello di diploma superiore.
Una legge, comunque, che vale per i futuri concorsi, non per quelli già banditi.
Intanto il concorso di maggio 2017 va avanti: si tengono tutte le prove e viene pubblicata la graduatoria.
Si arriva così al 2019. A gennaio al Senato arriva il decreto semplificazioni (nulla a che vedere con il decreto per il riordino delle carriere approvato nella legislatura precedente). La nuova maggioranza è composta da Lega e M5s.
E proprio alcuni esponenti del Carroccio — Augussori, Saponara, Campari, Faggi, Pepe, Pergreffi — hanno presentato un emendamento che autorizza l’assunzione di 1.851 agenti di polizia sulla base dello “scorrimento della graduatoria della prova scritta di esame del concorso pubblico per l’assunzione di 893 allievi bandito il 18 maggio 2017”. Proprio quello degli esclusi.
Nell’emendamento si fa riferimento alla legge n. 335 del 1982 riguardante i requisiti: ma quella legge è stata modificata dal decreto per il riordino delle carriere.
Quindi si applicano i nuovi requisiti: 26 anni d’età e diploma superiore. Cancellando dalla graduatoria tutti gli idonei che non rientrano in questi requisiti, nonostante il bando a cui hanno partecipato prevedesse diversi criteri.
L’emendamento ha seguito un percorso travagliato in commissione: prima è stato ritirato, poi dichiarato inammissibile e infine sostituito. Per ben tre volte.
Alla fine, dopo un iter complicato, l’emendamento viene approvato il 29 gennaio nella versione 11.17 testo 4.
Dopo il via libera al Senato, il dl semplificazione è approdato alla Camera dove è stato approvato ponendo la fiducia il 7 febbraio. Quindi senza alcuna modifica. Nonostante le proteste davanti a Montecitorio che si sono tenute a febbraio e a marzo, con la partecipazione anche di alcuni deputati.
Intanto l’iter del concorso è andato avanti.
Si arriva a maggio 2019: iniziano le prove di accertamento dei requisiti fisici, psichici e attitudinali degli idonei vincitori.
A giugno, però, il Tar del Lazio ammette con riserva alle prove di accertamento dei requisiti coloro i quali abbiano presentato ricorso perchè esclusi dai nuovi criteri.
Per il giudice, quindi, devono essere reintegrati nelle graduatorie. In attesa dell’udienza fissata per aprile del 2020. I candidati vengono ammessi alle prove di accertamento e diventano idonei con riserva.
Si va allora avanti con lo scorrimento della graduatoria e ad agosto vengono selezionati i vincitori che dovranno iniziare i corsi di formazione dopo l’estate. Da questa selezione, però, vengono nuovamente esclusi i ricorrenti, coloro i quali non rientrano nei nuovi criteri.
Gli agenti che hanno presentato ricorso vengono depennati. Iniziano così, a fine agosto, i corsi di formazione e i ricorrenti vengono esclusi. Riaccendendo la protesta di chi risulta idoneo a quel concorso, ma non vincitore a causa dell’applicazione retroattiva di una legge entrata in vigore dopo la pubblicazione del bando.
Inoltre, ricordano ancora i ricorrenti, la loro protesta si basa sul fatto che le graduatorie dei corsi per il reclutamento del personale delle amministrazioni pubbliche rimangono in vigore per tre anni dalla pubblicazione.
Per i sindacati non ci sono dubbi: “Questa norma va cambiata”. Lo dice chiaramente Daniele Tissone, segretario generale del Sindacato italiano dei lavoratori di polizia (Silp-Cgil), contattato da Fanpage.it.
“Ci sono 400-500 ragazzi che aspettano”, con la speranza di essere reintegrati. Tissone spiega che con il Dl Madia “sono cambiati i requisiti d’età e del titolo di studio, ma qui si è attinto a una graduatoria del passato con requisiti diversi”.
Una scelta — quella di attingere da quella graduatoria — ritenuta “giusta” dal segretario Silp-Cgil, perchè permetteva di immettere subito nuovo personale. Ma non altrettanto corretta viene ritenuta la decisione di escludere gli idonei che non rientrano nei nuovi criteri.
Questo non vuol dire che ci si debba limitare a far rientrare quei ragazzi nella graduatoria: “Crediamo che serva anche un nuovo concorso per immettere altre persone”.
E Tissone spiega anche il motivo per cui è necessario bandire nuovi concorsi: “Per tanti anni abbiamo assunto dal mondo militare, ma serve farlo anche dal mondo civile, ora il trend si sta invertendo. Dal mondo civile arrivano persone più giovani e ci sono più donne. Nei concorsi la presenza femminile è più alta, in alcuni casi arriva addirittura sopra il 50%. Oggi nella polizia le donne sono solo il 13%”.
Tissone invoca l’intervento della politica nell’immediato e non solo per risolvere il pasticcio sui futuri agenti esclusi: “Serve un piano straordinario di assunzioni, servono tempi veloci perchè quelli della burocrazia sono lunghi e prevedono due o tre anni” per arrivare all’ingresso nel corpo. D’altronde, il segretario della Silp ricorda che “c’è stato un taglio del turn over con i precedenti governi di centrodestra. Invece ora servono concorsi con cadenza fissa, la situazione ad oggi è critica”.
E per questo si dovrebbe ripartire proprio dal reintegro degli idonei del concorso del 2017 che sono stati depennati dalle graduatorie per una norma entrata in vigore dopo la pubblicazione del bando e resa retroattiva da un emendamento della Lega.
Per questo motivo gli aspiranti allievi agenti della Polizia di Stato hanno deciso di scrivere al Presidente del Consiglio Conte (che essendo quello che c’era prima dovrebbe essere già informato della questione) per chiedere di intervenire per “sbloccare” il concorso e togliere i 455 aspiranti allievi idonei con riserva dal limbo amministrativo nel quale li ha precipitati la decisione dell’ex ministro dell’Interno Salvini.
«Noi ci sentiamo trattati come “merce” scaduta, “come vecchie scarpe rotte”, come perdenti e falliti, come persone che, nonostante abbiano solide esperienze di vita, per lo Stato non sono abbastanza», scrivono gli aspiranti allievi al Presidente del Consiglio Giuseppe Conte ricordando come «a parità di sacrifici, in termini di tempo ed economici anche sostenuti dalle nostre famiglie, siamo stati trattati diversamente rispetto a coloro che oggi hanno invece iniziato il corso di formazione».
Si sentono, e a ragione, vittime di un’ingiustizia e di una discriminazione, anche perchè alcuni di loro hanno superato le prove scritte con un punteggio superiore rispetto ad altri “under 26” che non hanno poi incontrato alcun ostacolo nell’avviamento ai corsi.
(da agenzie)
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