Settembre 11th, 2019 Riccardo Fucile
IL GOVERNO GIALLOROSSO NON RAPPRESENTA LA MINORANZA DEGLI ITALIANI, IL 51% E’ FAVOREVOLE, 44% CONTRARIO
«I’ve got some bad news for you, sunshine», cantava non a caso proprio Roger Waters in In
the flesh: e se Matteo Salvini ripete in coro con Giorgia Meloni che il governo è in minoranza in base ai sondaggi, ci sono invece sondaggi che lo smentiscono.
Come quello di Demopolis ieri illustrato da Paolo Pagliaro a Otto e mezzo, il quale rivela che il governo Conte riceve la fiducia della maggioranza degli italiani (il 51%).
Un consenso che si riverbera in massima parte tra gli elettori del Partito Democratico e il MoVimento 5 Stelle, che lo apprezzano in ampia maggioranza.
E a dimostrazione del fatto che non c’è solo uno dei fondatori dei Pink Floyd a non apprezzarlo (non che Gilmour la pensi diversamente, eh?) c’è il consenso ai partiti, che vede la Lega con una evidente caduta nelle preferenze degli italiani dopo la Crisi del Mojito che l’ha portato dagli altari del ministero alla polvere del Papeete:
Insomma, tutti i numeri delle rilevazioni demoscopiche di settembre — vi ricordate? si sosteneva che i sondaggi d’agosto non fossero buoni… — confermano quello che potremmo definire il trend del Papeete: da quando ha fatto cadere il governo la stella di Salvini si è offuscata.
(da “NextQuotidiano”)
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Settembre 11th, 2019 Riccardo Fucile
CONTE VEDE A BRUXELLES LA PRESIDENTE UE VON DER LEYEN… E MERCOLEDI PROSSIMO ARRIVA A ROMA MACRON
È passato poco più di un mese dal primo incontro tra il premier Giuseppe Conte e la presidente designata della Commissione europea Ursula Von der Leyen.
Eppure, dal punto di vista delle alleanze politiche, sembra trascorsa un’era geologica. Almeno nella forma, infatti, è un Conte radicalmente diverso quello che torna oggi a Bruxelles per incontrare – alle ore 10:30 in poi – la neo presidente Von der Leyen, il presidente del Parlamento europeo David Sassoli, il presidente designato del Consiglio europeo Charles Michel e i presidenti uscenti di Commissione e Consiglio, Jean Claude Juncker e Donald Tusk.
È un Conte in versione rassicurante, libero dallo spettro di Matteo Salvini e forte della nomina incassata da Paolo Gentiloni agli Affari economici.
“L’Italia ora è cambiata, è un Paese più stabile, più ancorato all’Europa, più moderato, che intende offrire un contributo alle principali riforme della costruzione europea, in primo luogo revisione del patto di Stabilità e immigrazione, non è più il governo con Salvini”. Questo il messaggio cardine con cui il premier si ripresenta a Bruxelles come leader del nuovo governo M5S-Pd. Tra i dossier sul tavolo, la flessibilità e la questione migranti.
“Subito al lavoro: oggi sarò a Bruxelles dove si prospetta una giornata fitta di incontri con i vertici delle Istituzioni comunitarie”, scrive Conte su Facebook. “In Europa non abbiamo tempo da perdere, ritengo sia prioritario accelerare per raggiungere tre obiettivi fondamentali e strategici per l’Italia e gli interessi degli italiani: la modifica del Patto di stabilità a favore della crescita, il superamento del Regolamento di Dublino sui flussi migratori, un regime di misure e interventi straordinari che favoriscano la crescita e lo sviluppo del nostro Mezzogiorno”.
“Occorre sostenere gli investimenti – prosegue il post – a partire da quelli ambientali e sociali nell’ottica di uno sviluppo sostenibile che dia nuovo impulso al mercato del lavoro italiano, evitando un’impostazione di bilancio pro-ciclica non adeguata alle prospettive economiche del continente”. “Sul tema migratorio – aggiunge – intendo continuare a lavorare strenuamente per una gestione multilivello, strutturale e non emergenziale dei flussi migratori, e raggiungere un’intesa su un meccanismo automatico di sbarchi e redistribuzione, con un’efficace politica europea dei rimpatri. Quanto al nostro Mezzogiorno dobbiamo provare a ottenere dall’Europa il riconoscimento di uno statuto speciale per poter varare misure straordinarie per lo sviluppo”.
Per Conte, all’indomani del voto di fiducia in Senato, si apre una nuova stagione di impegni internazionali ad altissimo livello. Tra gli appuntamenti principali c’è quello fissato per mercoledì prossimo, 18 settembre, giorno della visita a Roma del presidente francese Emmanuel Macron.
ll leader francese – riferisce questa mattina l’Eliseo – avrà un “colloquio con il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, seguito da una cena di lavoro con il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, in occasione del cambio di governo in Italia”. Sul tavolo, prosegue la presidenza francese, “i temi bilaterali ed europei, in particolare, le questioni economiche e migratorie”.
(da agenzie)
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Settembre 11th, 2019 Riccardo Fucile
TRA LE PERSONE CHE HANNO CERCATO DI STRAPPARLE IL CARTELLO ANCHE UNA CONSIGLIERA COMUNALE LEGHISTA… FALSO CHE FOSSE PROGRAMMATO UN COMIZIO DI SALVINI, HA PARLATO SENZA MICROFONO E PALCO, IL COMUNE NON SAPEVA NULLA
Un cartello alzato in aria in segno di dissenso, tanto è bastato a Federica Zanasi, studentessa
di 21 anni all’Accademia delle Belle arti di Bologna, per finire accerchiata e ricoperta di insulti durante il comizio improvvisato di Matteo Salvini a Vignola, in Emilia Romagna.
La ragazza stava contestando in modo pacifico e silenzioso la presenza del leader della Lega in città in concomitanza di ‘Bambinopoli’, una festa cittadina dedicata ai bambini e alle famiglie, ma per i sostenitori del Capitano quella scritta “politicizzare una festa per bambini è da pezzenti” è stata un affronto intollerabile. “Vai a rompere i cog… da un’altra parte”, dice una donna, “Che ca..o ci fai qui? La festa è di là ”, dice un’altra. Poi partono i cori: “Vai a Bibbiano, vai a Bibbiano”. E infine pure il body shaming: “Sei ignorante, brutta e grassa”.
“Ho avuto un po’ paura, per questo poi ho preso il cellulare e ho iniziato a riprendere – racconta Federica Zanasi – nonostante tutto lo rifarei, a maggior ragione per la reazione che hanno avuto”.
E tra i sostenitori dell’ex ministro che hanno preso parte al linciaggio verbale c’è anche la consigliera comunale della Lega Lucilla Semeraro, la stessa Lucilla che nel video viene incitata da un’amica a prendere il cartello.
Federica fa ancora fatica a realizzare quanto è accaduto, di come quella piazza, che è anche un po’ casa sua, si sia trasformata d’un tratto in una gabbia dei leoni.
“Ero a casa a scrivere la tesi quando ho scoperto che c’era Salvini – spiega – i miei amici avevano tutti da fare, ma io non ce l’ho fatta a rimanere nella mia stanza. Non mi sembrava giusta la sua presenza in concomitanza dell’evento, così ho deciso di andare lo stesso, anche se ero da sola, e di preparare un cartello, perchè non andavo lì per assistere al suo comizio”.
“Sono arrivata in piazza e non ho detto niente, tenevo solo il cartellone alzato – continua – inizialmente si sono accorte solo poche persone. Mi hanno detto subito ‘zecca di merda’ e poi ‘il tuo pensiero tienilo per te’”. Ma è quando è iniziato il comizio che la situazione è degenerata.
“Con l’arrivo di Salvini pensavo che sarebbe finita lì, invece proprio mentre ha iniziato a parlare la gente ha cominciato a darmi contro pesantemente e sono partiti pure i cori. Sono rimasta sorpresa dal fatto che stavano pensando più a me che a lui”.
Chi aveva l’ombrello – dato che pioveva – lo usava per colpire o coprire il cartellone. “La situazione era anche un po’ grottesca – spiega Federica – perchè queste signore mi urlavano in faccia, provavano a strapparmi il cartello in ogni modo ma non ci arrivavano e non riuscivano a prenderlo. E ogni volta che gli tiravano un’ombrellata o una manata finivano per colpire me”.
È tra queste signore che si inserisce Semeraro. Al telefono la consigliera comunale di Vignola spiega: “Quando ho visto il cartello mi sono sentita offesa, ha dato a tutti dei pezzenti. Ma nessuno l’ha picchiata e io non ho sentito nemmeno gli insulti, altrimenti sia in caso di violenza fisica o verbale mi sarei messa in prima linea per difenderla”.
La consigliera leghista spiega che lei ha solo provato a coprire il cartello con un manifesto della Lega, “ma dato che la ragazza è davvero alta” non c’è riuscita.
“Gli insulti sull’aspetto fisico li ho sentiti solo quando ho visto il video e sono vergognosi, li condanno fortemente. Tra l’altro non sono nemmeno veri, è una ragazza bellissima”.
E pensare che la visita di Salvini non era nemmeno in programma. Come specificato dalla consigliera Semeraro e scritto anche dal sindaco Simone Pelloni su Facebook: “Nè l’amministrazione comunale, nè l’organizzazione di Bambinopoli hanno invitato alcun politico”.
Tant’è che il leader della Lega ha parlato al pubblico senza microfono.
“Sono stata sempre zitta perchè non ero lì per provocare o creare scompiglio, ma mai avrei pensato a una reazione del genere – continua Federica – volevo solo dire la mia: non mi sembrava giusto strumentalizzare una festa del genere”.
E sugli insulti ricevuti dice: “Fortunatamente mi sono fatta scivolare tutto. Però se ci fosse stata una ragazza più sensibile ci sarebbe rimasta molto male”.
“I miei genitori mi hanno cresciuta insegnandomi che non si insulta sul fisico e che, soprattutto, l’aspetto esteriore non è un metro di giudizio morale”, continua Federica Zanasi. “Ma al di là di questo e della vicenda in generale che li ha fatti preoccupare ovviamente, ciò che li ha turbati tanto è stato un insulto: ‘Andate a studiare'”, dice ridendo. “Sono due giorni che mia madre non riesce proprio a mandarlo giù. Lei è una maestra, mi vede sempre sui libri e sa che ci metto tanto impegno. I miei genitori ci tengono allo studio, non per i voti ma per l’accrescimento della cultura personale”.
Ora la ragazza non esclude l’ipotesi di denunciare quanto accaduto. “Mi hanno chiamata molti sindaci dei comuni limitrofi dicendomi che se vorrò denunciare loro mi sosterranno – conclude Federica – dobbiamo capire cosa fare e come farlo”.
(da “La Repubblica”)
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Settembre 10th, 2019 Riccardo Fucile
IL CAPITONE SI SENTE SOTTO BOTTA PER UNA RIFORMA ELETTORALE CHE LO STERILIZZA… CON IL RITORNO AL PROPORZIONALE LE MAGGIORANZE SI FARANNO IN PARLAMENTO E NON CI SARANNO PIU’ “UOMINI SOLI AL COMANDO”
È facile facile, per una macchina da propaganda come Salvini: ”È nato il governo Conte-Monti”. È bastato l’endorsement del Professore, il mostro dell’austerity per i sovranisti. Vale mezzo discorso: “Volete fare la rivoluzione e ora vi ritrovate con Monti e Casini”.
Ancora più facile, dopo la successiva istantanea, quando Monti, uscendo dall’emiciclo, abbraccia il nuovo ministro dell’Economia Roberto Gualtieri. L’Aula, si leggerà nello stenografico, “rumoreggia”.
Ecco, già si capisce quale sarà il format delle prossime settimane: “gli abusivi”, complici di Bruxelles, aggrappati alle poltrone perchè timorosi della volontà degli italiani. E il bersaglio, simbolo del tradimento, “l’uomo che sussurrava alla Merkel, diventato l’uomo della provvidenza dell’establishment. Sentite qui, lo sfregio alla vanità dell’avvocato Conte: “Lo stile è sostanza, non apparenza, non dipende solo dalla cravatta, dalla pochette, dal capello ben pettinato”.
Il destinatario, toccato nella considerazione di sè, si morde il labbro. Poi, nella replica, risponde rivolto solo a Salvini, in un nuovo capitolo di una tenzone che assomiglia quasi a un affare privato: “Con una certa arroganza una forza politica unilateralmente ha deciso di portare l’Italia alle elezioni, di volerci arrivare da ministro dell’Interno e sempre unilateralmente e arbitrariamente di concentrare definitivamente nelle proprie mani tutti i poteri: pieni poteri”.
Appunto il format: il paladino del popolo, delle piazze, della sovranità inespressa contro il paladino dell’antisovranismo, che vive il proprio ruolo in modo così messianico da permettersi il lusso di non nominare, neanche una volta, i partiti che lo sostengono.
Proprio così, neanche una volta. In questo dettaglio c’è un tema politico.
Non è un caso che Salvini non attacca mai Luigi Di Maio, anzi ne sottolinea l’assenza in Aula durante il suo discorso, come ieri ne aveva sottolineato il volto da sfinge.
Così come il premier è impegnato a scavare un solco, un punto di non ritorno irreversibile tra il Movimento e la Lega, Salvini è impegnato a gettare benzina sul fuoco delle inquietudini dei Cinque stelle e del ministro degli Esteri che questa operazione l’ha subita. Diciamola così: spera che, lì dentro, prima o poi scoppino e accada qualcosa.
Calcolo o disperazione, il dibattito è aperto.
Si capisce però quale sia il rovello che lo turba, la preoccupazione rivelata da un volto più stanco e più cupo. E da un discorso che non ha la tracotante arroganza di un comizio, e questa è una notizia.
Perchè, dicevamo, il bersaglio c’è, ed è facile. Ma è lo sbocco che non si intravede. L’uomo che ha avuto in mano l’Italia sognando la spallata plebiscitaria già vede la palude, ovvero un cambio delle regole che lo consegni all’impotenza.
Chiamiamo le cose col proprio nome: la legge elettorale proporzionale, su cui la discussione è già avviata.
Salvini freme, invoca il popolo, annuncia una raccolta firme contro la legge elettorale che “legittima l’inciucio” e il ritorno al “pentapartito”.
Il suo discorso trasuda frustrazione, propria di chi ha tanti voti ma non sa dove portarli, un po’ come chi ha tanti soldi ma non sa come spenderli, un po’ come la Le Pen che più volte è arrivata prima, ma non ha mai vinto.
Parliamoci chiaro: la proporzionale è il vero grimaldello che sterilizza Salvini, cambiando radicalmente schema.
Addio coalizione, addio indicazione del premier, le maggioranze si fanno dopo il voto, in Parlamento. Tradotto, bene che gli vada, quando sarà , tornerà nella casella che ha lasciato un mese fa, perchè il premier è frutto di un negoziato post voto tra partiti. Comunque non è scontato.
Se va male, e questo è il disegno, la legge serve a rendere stabile questo assetto e allargarlo: una sorta di nuova conventio ad excludendum, sia pur senza guerra fredda, nell’era del pericolo sovranista.
Ecco perchè Salvini non attacca Di Maio e i Cinque stelle nel loro insieme ma solo Conte.
Sa che il sovranismo da solo non basta. Col proporzionale le maggioranze si fanno in Parlamento.
(da “Huffingtonpost”)
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Settembre 10th, 2019 Riccardo Fucile
“DOPO LE EUROPEE AVEVO OFFERTO A SALVINI IL MINISTERO DELL’ECONOMIA PER FARE LA FLAT TAX, NON HA VOLUTO”… “HA CREDUTO DI ANDARE AL VOTO, ORA ACCAMPA SCUSE”
“Dopo le europee avevo detto alla Lega ‘prendetevi il commissario dell’Italia ma si è fatta
melina, non avevano a cuore il cambiamento dell’Europa. Oppure gli avevo detto ‘prendetevi il ministero dell’Economia per la flax tax’”.
Incassata la fiducia delle Camere, Luigi Di Maio torna a parlare dell’ormai ex alleato di governo. Il neo ministro degli Esteri, ospite a Di Martedì su La7, assicura che non tornerebbe indietro
L’alleanza con il Pd, nei confronti del quale il Movimento 5 stelle è sempre stato molto critico, non era tra le prime opzioni sul tavolo negli infuocati giorni della crisi di governo.
Il leader M5s spiega il perchè: “Sul partito democratico ero uno dei più scettici, avevo parlato di andare il voto. Poi mi sono consultato con il Movimento, anche con Grillo, l’abbiamo messo al voto, l′80% degli iscritti ha votato a favore del nuovo governo. Poi quando mi sono seduto al tavolo con il Pd mi ha stupito positivamente che eravamo d’accordo su temi come il salario minimo e i temi ambientali. Senza essere di destra e di sinistra, può iniziare un nuovo percorso”.
Sulla crisi aperta da Matteo Salvini, che ha portato alla fine dell’alleanza Lega-M5s dice: “Ho assistito ad una crisi di governo surreale, hanno creduto di andare al voto, ora accampano scuse, citando il colloquio tra Merkel e Conte, che è avvenuto a febbraio”.
(da “Huffingtonpost”)
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Settembre 10th, 2019 Riccardo Fucile
LA MANIFESTAZIONE SOVRANISTA CONTRO IL GOVERNO E’ UN FLOP SUI SOCIAL… L’ANALISI DEI DATI: ORMAI I SOVRANISTI SUL WEB SONO IN MINORANZA
È finita con i militanti sovranisti a protestare per essere stati oscurati dai principali social network. L’adunanza per il voto sovrano si è rivelata, soprattutto in rete, un flop annunciato. Anzi un boomerang per essere più precisi.
Nella giornata di lunedì 9 settembre tra i principali argomenti discussi nella twitter-sfera italiana non abbiamo trovato i soliti slogan sovranisti tanto cari a Salvini e Meloni, bensì un ironico consiglio degli utenti di spostare la manifestazione al Papeete beach.
L’hashtag #papeeteinpiazza verso le ore 12 aveva già raggiunto una mole di tweet (6.162 messaggi) cinque volte maggiore di #vogliamovotaresubito.
Per renderci conto della differenza tra l’appeal online di sovranisti e quello dei loro detrattori basti dire che #papeeteinpiazza è cresciuto per tutta la giornata ad un ritmo di circa 2mila tweet all’ora contro i circa 700 di #vogliamovotaresubito.
L’hashtag nato in rete per prendere in giro l’evento organizzato da Salvini è riuscito a imporsi all’attenzione degli utenti online in maniera molto virale: una media di 100 messaggi contro Salvini venivano visualizzati da 148.427 profili unici.
Dall’altra parte i tweet a favore della manifestazione venivano visualizzati da 119.596 profili unici per ogni 100 messaggi. Un dato interessante ci svela come dietro i sovranisti ci sia stata una maggiore attività di coordinamento che corrisponde alla macchina della propaganda digitale di Salvini.
Il fatto che su ogni 100 tweet scritti su #vogliamovotaresubito il 91% fosse un messaggio non originale (un retweet) ci fa pensare come questo hashtag sia stato dunque gonfiato in maniera artefatta da account automatici
A peggiorare la sentiment ci hanno pensato i militanti sedicenti neo-fascisti scesi a fianco di Lega e Fratelli d’Italia con annessi saluti romani sotto Montecitorio.
Per alcune ore nella top ten delle tendenze italiane di Twitter si è imposto “fascisti” per sottolineare il contrasto stridente tra la richiesta di democrazia dei sovranisti e i loro compagni di piazza.
La manifestazione di Roma si è dunque trasformata in un vero e proprio boomerang di consenso digitale. E il dato diventa ancora più evidente se analizziamo quanti nuovi potenziali elettori sono stati agganciati in questa giornata dai principali leader politici.
Matteo Salvini non è più il leader senza rivali sul web: è stato infatti superato sia dal premier del governo giallorosso che da Nicola Zingaretti. Giuseppe Conte è quindi il personaggio politico ad aver capitalizzato di più grazie ai 473 nuovi utenti aggiunti. Dopo il premier italiano c’è Nicola Zingaretti con 468 nuovi profili aggiunti, mentre Matteo Salvini è ultimo con 460 nuovi utenti.
La crisi di consenso che Matteo Salvini sta scontando con l’opinione pubblica digitale, segnalata su questo blog dalle europee di maggio fino alle recenti vicende, ci consegna un interessante fenomeno. La straordinaria capacità della rete di creare e disfare improvvisamente la carriera di un leader politico.
Casi come quelli di Salvini, oppure come Renzi, che perse molto del suo consenso per via di una campana online condotta sull’affaire banche, ci descrivono in maniera plastica questo fenomeno. L’opinione pubblica digitale, ovvero la somma delle opinioni degli utenti online, ha per sua natura la capacità di formare il pensiero collettivo in maniera quasi istantanea.
L’aggregazione delle opinioni in rete avviene infatti quotidianamente, riuscendo in questo modo a creare masse critiche in maniera repentina.
Ecco perchè una campagna online ben condotta, che riesca a essere virale quanto basta per trasformare delle tematiche spinose in trending topic, può risultare fatale per i destini di qualsiasi politico. Anche per quello che gode dei più rosei sondaggi.
(da “Huffingtonpost”)
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Settembre 10th, 2019 Riccardo Fucile
IN ITALIA SOLO IL 10% DEI BIMBI HA ACCESSO A UN ASILO PUBBLICO, CONTRO LA MEDIA EUROPEA DEL 33%… IL COSTO SAREBBE DI 9 MILIARDI, SALVO CHE UNA PARTE DELLA RETTA NON PREVEDA UNA QUOTA A CARICO DELLA FAMIGLIA
Quanto costa l’asilo nido gratis per tutti promesso da Giuseppe Conte nel discorso per la
fiducia alla Camera di ieri?
Il Fatto Quotidiano spiega che oggi solo un bimbo su 10 riesce ad accedere al nido pubblico — ben sotto il target europeo del 33% —con picchi negativi in Calabria e Campania. La media nazionale è del 22,8%.
Ma per rispettare la quota chiesta dall’Ue occorre assicurare un posto a 343.583 bambini nei nidi d’infanzia a finanziamento pubblico, realizzando 162.421 nuovi posti.
E i conti si fanno amari: comporterebbe un maggiore esborso di circa 9 miliardi, senza considerare la copertura dell’azzeramento delle rette per tutte le famiglie.
Stando ai dati Istat più recenti, nel 2016 la spesa impegnata dai Comuni per i servizi alla prima infanzia è stata di 1,4 miliardi. Il 19% è stato rimborsato dalle famiglie sotto forma di rette.
La spesa pubblica dunque è stata di circa 1,2 miliardi per una copertura poco sopra il 10% dei bambini sotto i 3 anni, al netto dei servizi privati. Il Comune di Mantova ha messo in piedi una norma che la prevede (ma non per tutti).
C’è da ricordare che quella degli asili nido gratuiti era una promessa della Lega Nord, che poi ovviamente ha fatto la fine delle accise.
Secondo le stime della Cgil sarebbero un milione i bambini tra zero e 3 anni che non usufruiscono dell’asilo nido: 3 su 4 nella fascia di età interessata, quindi, resta fuori da una struttura per l’infanzia, pubblica o privata.
Il 24% circa di copertura si discosta ancora troppo dall’obiettivo di Lisbona che, per il 2010, richiedeva la soglia del 33%. Questa era invece la situazione nel 2017:
E questa invece è la situazione attuale: nella media nazionale del 24% di copertura si va dal picco del 44,7% in Valle d’Aosta al 7,6% della Campania.
Tra le regioni virtuose, che raggiungono e superano il 33%, ci sono l’Emilia Romagna, la Toscana e la Provincia di Trento mentre nelle regioni del Sud non si raggiunge il 15%. In Campania e Calabria si scende ben al di sotto del 10%.
Se poi si considerano solo le strutture pubbliche, in cui i costi sono parzialmente calmierati, la frequenza scende al 12% scarso. In Italia quindi poco più di un bambino su dieci ha diritto ad un posto al nido.
(da “NextQuotidiano“)
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Settembre 10th, 2019 Riccardo Fucile
“NEI COLLOQUI DI LAVORO CI CHIEDONO SE ABBIAMO POSTI DA INFLUENCER O DA MANAGER”
Nei sogni delle giovani savonesi c’è un futuro da influencer come Chiara Ferragni, mentre un lavoro da impiegate è guardato con sufficienza e difficilmente “digerito”.
Lo stesso per gli uomini: se si chiede loro quale lavoro vorrebbero intraprendere la risposta è «quello di Fedez», giusto per restare in zona.
Sempre se non si pretende di fare i manager appena usciti dal liceo.
Pochi invece prendono in considerazione la possibilità di guadagnarsi uno stipendio come operai, così le aziende faticano a trovare personale e sono costrette ad andare a cercare candidati direttamente negli istituti scolastici.
Il paradosso emerge nella provincia riconosciuta come area di crisi industriale complessa. Da un lato ci sono fabbriche in difficoltà e un esercito di disoccupati, dall’altro alcune imprese in crescita vorrebbero assumere, ma non trovano personale.
Lo conferma Matteo Ferraiuolo, imprenditore quarantenne a capo dei marchi Quidam e Vitrum & Glass di Cairo, specializzate nella lavorazione vetraria per l’edilizia e l’arredamento.
«Non giudico, ma è un dato di fatto che si incontrino difficoltà a trovare candidati che abbiano come ambizione il lavoro nell’industria. Cercano occupazioni più creative. Però, se le giovani donne pensano che lavorare significhi farsi fotografare con una borsa, non è un traguardo realistico».
Con un fatturato di circa dieci milioni e una cinquantina di dipendenti suddivisi fra i due marchi, il gruppo valbormidese sta aumentando il proprio giro di affari. E ha bisogno di personale che fatica a trovare.
«La criticità — spiega Ferraiuolo – è individuare candidati under 30 con un profilo adatto alle nostre esigenze. Operiamo in un settore tecnico, una realtà che va verso una dimensione industriale per tecnologia di produzione, ma su un mercato che richiede un approccio artigianale, con differenziazione dei prodotti, varietà delle lavorazioni e cura del particolare».
Dal mondo della scuola a quello del lavoro il salto è abissale. E allora è l’azienda ad andare verso la scuola.
Dal 2016 sono iniziati i contatti con il Campus di Savona, l’Università di Genova e alcune scuole superiori come l’Itis. I tecnici valbormidesi hanno svolto alcune docenze, seguito dalle visite degli studenti in azienda.
«Da qualche anno — commenta Ferraiuolo – cerchiamo di favorire gli inserimenti nella nostra realtà . Abbiamo bisogno di tecnici, impiegati amministrativi e commerciali. Tramite agenzie interinali abbiamo organizzato due corsi di formazione. Il primo nell’ottobre scorso: sei persone hanno seguito lezioni su tecnica, relazioni interne ed esterne, sicurezza sul lavoro. Una parte teorica ha riguardato materie prime e la filiera di produzione, e abbiamo organizzato anche incontri con i sindacalisti. La parte pratica si è svolta in produzione, con l’affiancamento passivo e poi con interventi effettivi. Alla conclusione sono stati firmati tre contratti di apprendistato. A marzo abbiamo ripetuto l’iniziativa in un altro reparto e altre tre persone sono state portate in azienda. Terminato l’apprendistato, il nostro obiettivo è sempre di inserire definitivamente in organico i giovani».
(da “il Secolo XIX”)
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Settembre 10th, 2019 Riccardo Fucile
INSULTI SESSISTI E PUGNI CONTRO LA GIOVANE, A DIMOSTRAZIONE CHE CON LA FECCIA SOVRANISTA I TEMPI DELLE DISCUSSIONI SONO FINITI DA TEMPO
Domenica 8 settembre il senatore Matteo Salvini era a Vignola (Modena) per “visita evento
locale (Via Gramsci) e gazebo Lega (Corso Italia 84/Piazzetta Villa Braglia)”. L’evento locale visitato da Salvini era Bambinopoli, una manifestazione storica per i vignolesi, visto che è giunta quest’anno alla sua XVIII edizione.
Un evento dedicato ai bambini e alle associazioni di volontariato. Soprattutto una manifestazione apartitica e apolitica, perchè dedicata ai bambini.
Qualcuno non ha gradito che Salvini politicizzasse una manifestazione per i bambini.
E del resto il leader del Carroccio — che è il primo a lamentarsi di quelli che strumentalizzano i bambini — forse avrebbe potuto evitare di farlo.
Ma siamo un Paese libero, e quindi come Salvini può andare all’ex mercato ortofrutticolo di Vignola per fare campagna elettorale per le regionali in Emilia-Romagna così i cittadini hanno diritto di criticare questa scelta.
È il caso di Federica Zanasi, che è di Vignola ed è studentessa universitaria, che è andata in via Gramsci con un cartello dove era scritto «Politicizzare una festa dei bambini è da pezzenti». Un messaggio per certi versi non difforme dall’appello lanciato dall’ex compagna di Salvini il giorno stesso.
Come al solito i fan dell’ex ministro dell’Interno non hanno gradito la presenza di una persona che la pensava diversamente da loro. Federica racconta in un post su Facebook di essere stata «aggredita non solo verbalmente con insulti sul mio aspetto fisico, ma di vedermi accerchiata da diversi Vignolesi e sempre da loro venire strattonata, spinta e perfino ricevere pugni e schiaffi, davanti agli sguardi impassibili di altri Vignolesi che, al posto di intervenire, incitavano i primi».
«Dimagrisci. Sei grassa, sei brutta e sei ignorante»
Nei video pubblicati su Facebook si sentono alcuni cittadini, normali cittadini anche se non proprio pacifici, iniziare con la tiritera di Bibbiano: «gli piacciono quelli di Bibbiano, vengono da Bibbiano» ma si passa presto al tentativo di farle abbassare il cartellone, non sia mai che Salvini lo possa leggere.
«Che cazzo siete venuti a fare, nessuno vi ha chiamato» urla una donna, mentre un’altra chiede di chiamare la Polizia (e perchè?). «La festa è di là , vai a rompere i coglioni di là » dice una signora per invitarla ad andare da un’altra parte, a Bambinopoli appunto. Oppure a Bibbiano. Non si deve disturbare il comizio, mentre la folla urla “elezioni elezioni” scatenata dall’oratore sul palco.
«Al PD i bambini piacciono, si sa», dice una signora che sta dando — nemmeno troppo velatamente — della pedofila alla ragazza o agli elettori del Partito Democratico. Una signora incita l’amica ad “andarci addosso” e quella accetta il consiglio ed inizia con gli spintoni. Un altro con la scusa di «le facciamo il solletico?» le mette le mani addosso, un’aggressione fisica in piena regola. Ma sono le donne le più manesche, una le sferra un pugno che fa dire al tizio del solletico «questo non sono stato io».
E non mancano gli insulti, quelli tipici di chi sa valorizzare il ruolo della donna in politica come i leghisti: «Dimagrisci. Sei grassa, sei brutta e sei ignorante» ma anche «hai una faccia da culo incredibile». Ad un ragazzo che ha preso le difese di Federica invece è toccato «puzzi».
Evidentemente i pacifici elettori della Lega, quelli che vanno sempre con il sorriso e amano la democrazia farebbero di tutto per consentirti di esprimerti. Lei ne è uscita un po’ scossa ma senza traumi. Forse uno: il fatto che nessuno dei suoi concittadini sia intervenuto a fermare quelli che la insultavano, anzi molti di loro si godevano divertiti lo spettacolo. Con un sorriso un po’ ebete e un po’ complice.
(da “NextQuotidiano”)
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