Settembre 4th, 2019 Riccardo Fucile
IL TG SOVRANISTA CI RIPENSA: “IL MERCATI TIFANO SOLO PER LA STABILITA'”… BANDERUOLE COME CAMBIA IL VENTO
«I mercati non tifano ma chiedono solo stabilità , lo dimostra l’andamento dello spread dall’inizio della crisi ad oggi». Alla fine se ne è accorto anche il Tg2 sovranista che quello dello spread non è un complotto internazionale dei poteri forti. Non che ci volesse molto. Lo aveva scritto il Ministero dell’Economia nella bozza del DEF quando spiegava che «i rendimenti a cui lo Stato si indebita sono un termometro della fiducia nel Paese e nelle sue finanze pubbliche. Inoltre, essi giocano un ruolo cruciale nel determinare le condizioni di finanziamento per le banche e le aziende italiane».
Adesso, con il cambio di maggioranza e la rapida discesa di Salvini all’opposizione, anche il telegiornale della seconda rete RAI si adegua alla realtà dei fatti.
Ad esempio ieri nel servizio di Alessandra Orlando andato in onda durante l’edizione delle 20:30 il Tg2 informava gli spettatori che il 9 agosto dopo lo scontro sulla TAV tra 5 Stelle e Lega lo spread che «schizza» a 241 punti base.
Le tensioni nella maggioranza gialloverde avevano innervosito gli investitori, ci dicono dal Tg2 «ma la calma è tornata con la prospettiva di una nuova coalizione» con lo spread che il 29 agosto era già sceso a 172 dopo l’incarico a Conte un livello, chiosa la giornalista, «che non si vedeva dal maggio del 2018».
Guarda caso proprio da prima della nascita del primo governo Conte, quello con dentro leghisti e no-euro.
Ma non finisce qui, perchè il Tg2 ci tiene a spiegarci che «il calo dello spread ha abbassato anche il costo del nostro debito pubblico, un beneficio per le banche che detengono 353 miliardi di euro di titoli di Stato».
E in un impeto di onestà economica il telegiornale ci informa che di questo calo dello spread potranno beneficiare un po’ tutti, mica solo le banche: «tassi d’interesse più bassi rafforzano i loro bilanci e aprono la strada a mutui più convenienti per famiglie e imprese». Cose che al di fuori della ridotta salviniana si dicono da più di un anno, e pensate lo dice pure Bankitalia
Ma che fine ha fatto l’orgoglio sovranista del Tg di Gennaro Sangiuliano?
Ma mentre il Tg2 scopre che con il calo dello spread calano anche i rendimenti dei titoli di Stato e quindi finanziare il nostro debito pubblico costa un po’ meno (ah, se lo sapesse Salvini) sembrano davvero passati i tempi gloriosi in cui il telegiornale della seconda rete RAI ci deliziava con servizi in cui dichiarava guerra alla Francia come quello dove la giornalista Milena Pagliaro elencava crimini dei cugini transalpini «senza rivendicare Nizza o Savoia, la Gioconda oppure le spoglie di Napoleone, l’Italia chiede rispetto» ricordandoci di quella volta che “prendemmo” la testata di Zidane ai mondiali (e poi gli abbiamo alzato la coppa in faccia popopopopo).
Il rapporto conflittuale dei sovranisti del Tg2 con i francesi si è palesato anche con un duro j’accuse ai metodi e ai toni dell’intervista di Fabio Fazio al Presidente francese Macron.
Ma niente paura, ci siamo fatti notare pure in Svezia per la caratura dei giornalisti del servizio pubblico. Mentre i rapporto a volte drammatico con la realtà dei fatti (ovvero la materia grezza dalla quale dovrebbe iniziare il lavoro giornalistico) si è evidenziato quando il telegiornale del Direttore Sangiuliano ci ha raccontato della strepitosa vittoria dei sovranisti alle elezioni europee magnificando il risultato record (che non lo era) della Lega di Salvini.
Altri favori alla Lega? Il buco preso quando il Tg2 ha dimenticato di parlare dell’affaire Savoini e dei soldi russi alla Lega.
Errore corretto rapidamente con un servizio esilarante in cui per minimizzare il problema dei leghisti tirava fuori i soldi dati dai sovietici a Togliatti e perfino i finanziamenti della massoneria all’impresa di Garibaldi e perfino le accuse di Demostene agli ateniesi finanziati da Filippo il macedone.
(da “NextQuotidiano”)
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Settembre 4th, 2019 Riccardo Fucile
MEGLIO DI LUI L’ESTONIA CON 247.000 VOTANTI E PODEMOS IN SPAGNA CON 150.000
Ieri Davide Casaleggio si è presentato davanti alle telecamere di La7 per parlare di un
presunto primato mondiale di Rousseau nelle votazioni online, mentre la Piattaforma sviluppata dalla Casaleggio si piantava per l’ennesima volta durante il voto per il governo M5S-PD: «Alle 13.19 abbiamo superato le 56.127 votazioni da parte degli iscritti, che era l’attuale record mondiale di partecipazione online a una votazione politica».
In seguito andava down anche Il Blog delle Stelle, causando, secondo i rumors, il ritardo nella comunicazione dei risultati che ha lasciato tutti con il fiato sospeso.
Ma soprattutto, Casaleggio continua ogni volta che si accendono i riflettori su Rousseau ad annunciare curiosi record che non sono mai confrontati con i risultati di nessun altro.
Il Messaggero però oggi ricorda che in realtà il record mondiale di partecipanti ad una votazione online spetta alla piccola Estonia, dove il 3 marzo 2019 hanno usufruito del voto elettronico 247.232 aventi diritto, il 45% del totale.
Ma non basta. Tra il 4 e l’11 febbraio 2017, la base di Podemos ha votato online per confermare Pablo Iglesias alla guida del partito, una sorta di congresso virtuale in grado di raccogliere circa 150mila preferenze in sette giorni: quasi 100mila in più rispetto a quelle ufficializzate dal Movimento 5 Stelle.
(da “NextQuotidiano”)
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Settembre 4th, 2019 Riccardo Fucile
PRELIEVI DI CONTANTI IN SEQUENZA, TRASFERIMENTI DI SOMME SU CONTI ESTERI PER MILIONI DI EURO, INVESTIMENTI IMMOBILIARI PER SPOSTARE CAPITALI
Le «operazioni sospette» effettuate dagli uomini che hanno gestito i rapporti con la Russia per conto della Lega sono all’attenzione della procura di Milano che indaga sul Metropol.
Si parla di prelievi in contanti in sequenza, trasferimenti di somme su conti esteri per milioni di euro, investimenti immobiliari effettuati da società o dai rappresentanti legali per spostare capitali.
E, racconta Fiorenza Sarzanini sul Corriere, in un rapporto riservato della Guardia di Finanza compaiono le segnalazioni arrivate negli ultimi mesi sulle movimentazioni di denaro che riguardano il consigliere di Matteo Salvini a Palazzo Chigi Claudio D’Amico e l’ex portavoce Gianluca Savoini – protagonista dell’incontro del 18 ottobre scorso all’Hotel Metropol di Mosca durante il quale si discusse un finanziamento da 65 milioni di euro al Carroccio – ma anche alcune associazioni che sarebbero state gestite proprio per curare le relazioni tra i due Paesi e utilizzate come schermo per gli affari.
Il report su D’Amico risale al 2012 ed è relativo «all’esecuzione di 14 prelevamenti in contanti in sequenza temporale (da gennaio 2011 a marzo 2012) per complessivi 110mila euro dal conto corrente intestato al Gruppo Lega Nord Padania presso il Banco di Napoli in seguito all’accreditamento di bonifici con cadenza mensile di 8.460 euro provenienti dalla Camera dei Deputati con causale “saldo ricevute”».
Ma gli altri elementi ritenuti utili per le indagini riguardano l’associazione Lombardia-Russia che gestisce proprio con Savoini, così come la «Orion llc, società con sede a Mosca creata come rappresentanza commerciale di aziende».
La «rete» tessuta da D’Amico e Savoini porta anche a Oleg Ossipov che ha gestito fino a due mesi fa la fondazione «Rossotrudnichstvo».
È il padre di Irina Osipova, l’interprete amica di Savoini che ha seguito Salvini nei numerosi viaggi in Russia e nel 2016 fu candidata al Comune di Roma per Fratelli d’Italia.
Scrive la Finanza: «Ossipov risulta segnalato per rilevanti movimentazioni finanziarie che ammontano a 2 milioni 253mila euro tra aprile 2015 e marzo 2016. A fronte di consistenti bonifici dalla Russia sul suo conto (per circa 900mila euro) seguono bonifici in uscita (per circa 760mila euro) disposti a favore di altro conto corrente intestato a lui e ad altre cinque persone fisiche con causali riguardanti il pagamento degli stipendi».
Valentina Errante sul Messaggero racconta che anche gli affari di Ossipov sono finiti nell’informativa.
Scrivono i militari: «Risulta essere stato segnalato per rilevanti movimentazioni finanziarie, ammontanti complessivamente a euro 2 milioni e 253mila euro». Operazioni avvenute tra aprile 2015 e marzo 2016. «A fronte di consistenti bonifici dalla Russia sul suo conto corrente — per circa 900.000 euro, seguono bonifici in uscita (per circa 760.000 euro) disposti a favore di altro conto corrente intestato al medesimo e ad altre cinque persone (con causali riguardanti il pagamento di stipendi). La provvista generata con tali bonifici viene poi prelevata quasi interamente in contanti da tutti i beneficiari tra i quali anche Vasily Konyaev, vicedirettore del Centro».
Poi ci sono gli affari di Meranda, avvocato internazionalista:
Il legale è stato segnalato per aver eseguito, tra agosto e ottobre 2014, il riscatto anticipato di polizze vita per circa 130.000 euro, stipulate prevalentemente tra il 2008 ed il 2011 da 28 diversi contraenti, presso un’agenzia di Palmi (Reggio Calabria).
«Nel 2012 — aggiunge la Finanza — a suo nome esisteva un conto corrente presso una banca belga, sul quale ad agosto 2012 il titolare aveva fatto confluire, tramite lo studio Carnelutti di Roma, la somma di euro 405.000, importo ritirato in contanti in data 29 novembre 2012 da un proprio rapporto bancario».
Infine c’è l’Associazione conoscere Eurasia, costituita nel 2008 per promuovere le relazioni commerciali tra Russia e Italia rappresentata da Antonino Fallico, presidente di Banca Intesa Mosca. E,a proposito di Intesa, la Finanza fa riferimento ad Andrea Mascetti, nel board della banca. Nella vicenda Metropol avrebbe dovuto svolgere il ruolo di intermediario.
(da “NextQuotidiano”)
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Settembre 4th, 2019 Riccardo Fucile
CRISI ISTERICA: “E ALLORA DA OGGI NIENTE ELEZIONI, GUARDIAMO L’ANDAMENTO DELLO SPREAD”… FINGE DI NON SAPERE CHE UNO SPREAD BASSO VUOL DIRE 10 MILIARDI IN PIU’ NELLE TASCHE DEGLI ITALIANI (QUELLI VERI, NON QUELLI VENDUTI A PUTIN)
Il mercato reagisce bene al nuovo governo in fase di nascita targato M5s-Pd: lo spread tra
Btp e Bund apre a 150 punti base, dai 158 di chiusura di ieri, con un tasso di interesse sul decennale italiano che aggiorna il minimo storico allo 0,82%.
Il ritiro della legge sull’estradizione a Hong Kong fa aprire bene anche le borse asiatiche: la borsa di Hong Kong sale al 4%, Tokyo è più cauta e si attesta allo +0,12%, Taiwan +0,94%, Seul +1,16%. Più debole Sidney, -0,31%, mentre Shanghai (+0,16%) e Mumbai (-0,03%) sono ancora aperte.
Positivi i futures sull’Europa e su Wall Street, in attesa del voto a Westminster su un ulteriore rinvio della Brexit e di possibili elezioni anticipate, dello scioglimento della riserva per il nuovo governo da parte di Giuseppe Conte e del Beige Book della Fed atteso alle 20.
Sulla piazza di Hong Kong balzo degli immobiliari Wharf Re (+8,7%), New World (+8%) e Sun Hung Properies (+7,04%). Bene il colosso bancario Hsbc Holding (+3,4%).
Riguardo al calo dello Spread italiano Matteo Salvini, ospite stamattina ad Agorà , ha così commentato: “Spread in discesa? Ok, allora non facciamo più le elezioni. Ogni 5 anni anzichè andare a votare controlleremo l’andamento dello spread…”.
Ottima idea, visto che un calo di 100 punti dello spread vuol dire meno interessi da pagare sul debito e 10 miliardi in più nelle tasche degli italiani.
(da agenzie)
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Settembre 4th, 2019 Riccardo Fucile
AVEVA DETTO CHE NEL CASO DI SI’ SU ROUSSEAU SI SAREBBE DIMESSO DAL PARLAMENTO, OGGI LODA LA COMUNITA’ M5S CHE HA VOTATO SI’ E RIMANE AL SUO POSTO
Tutte le giravolte a cinque stelle si possono riassumere nelle parole di Gianluigi Paragone ha riservato a commento del voto della piattaforma Rousseau.
Lui, lo stesso che da settimane ribadisce che non avrebbe dato il suo voto a questo governo, ecco che improvvisamente addolcisce i toni: “Oggi una splendida comunità ha indicato una direzione politica chiara. Ho giocato la mia partita senza risparmiarmi, convinto di tesi anti-sistema e consolidate nel MoVimento. Nel rispetto di questa comunità – che resta la mia comunità e che mi ha mandato in parlamento – deciderò di conseguenza. La mia forte criticità resta intatta ma tutte le volte che ho perso non ho mai portato via il pallone impedendo agli altri di giocare. Ne parlerò con Luigi e col mio capogruppo in Senato”
“Intanto grazie a tutti gli attivisti per la partecipazione incredibile e un abbraccio forte allo staff di Rousseau per averci concesso di scrivere questa pagina di partecipazione. Come voleva Gianroberto Casaleggio”, conclude.
Non si è fatta attendere la risposta di Francesco Giro di Forza Italia: “Il mio vivace collega senatore Gianluigi Paragone non doveva dimettersi da parlamentare e tornare a fare il giornalista in caso di nascita del governo giallorosso? Mi pare ci abbia ripensato”. È quanto afferma in una nota il senatore di Forza Italia (Fi) Francesco Giro.
“Allora prima di accusare il Pd, Forza Italia e Gianni Letta e chissà chi altro di strani manovre e di esser legati alla poltrona si faccia un bel esame di coscienza – attacca Giro -Parlare meno e ragionare di più !”.
“Ora Paragone, che grazie all’irritazione del buon Vasco Rossi ha lucrato un po’ di visibilità perduta – accusa ancora Giro – sta facendo una clamorosa retromarcia a U ammantando il suo ragionamento di tanti buoni sentimenti da libro cuore sui 5 Stelle – conclude – Vabbè. Onestà e Serietà “.
(da agenzie)
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Settembre 4th, 2019 Riccardo Fucile
CONTE VUOLE UN TECNICO DI SUA FIDUCIA, IL SEGRETARIO GENERALE ROBERTO CHIEPPA… DI MAIO VUOLE IL SUO FEDELISSIMO FRACCARO (PER CONTROLLARE CONTE)
Al Quirinale ancora non hanno avuto comunicazioni sull’orario in cui il premier incaricato
Giuseppe Conte salirà al Colle con la lista dei ministri per sciogliere la riserva. Di certo non questa mattina.
Eppure :econdo i più ottimisti, l’incontro si sarebbe dovuto svolgere proprio in queste ore. E in questa corsa contro il tempo, già nel pomeriggio ci sarebbe dovuto essere il giuramento della nuova squadra di governo targata M5s-Pd
E invece nella compagine governativa, che ancora non c’è, è salita ancora una volta la tensione. Adesso si apprende che serve qualche ora in più per comporre la squadra di governo e che comunque si spera di chiudere in giornata
Il punto è che la trattativa si è inchiodata in piena notte sulla casella del sottosegretario alla presidenza del Consiglio, quella che per intenderci fu di Gianni Letta ai tempi di Silvio Berlusconi e di Giancarlo Giorgetti nell’esecutivo gialloverde.
Cioè uno dei punti nevralgici dell’attività di governo. Quando gli orologi segnano le tre di notte inizia un tira e molla (è un eufemismo) su questa casella tra Giuseppe Conte e il Movimento 5 Stelle.
Sta accadendo questo: Conte vuole tenere di fatto per sè questa casella affidandolo il ruolo a un tecnico. Ovvero al segretario generale di Palazzo Chigi Roberto Chieppa mentre Di Maio vuole un suo fedelissimo: Riccardo Fraccaro, l’ex ministro dei Rapporti con il Parlamento.
È lui che dovrebbe controllare dall’interno il lavoro del premier Conte ora che Di Maio è stato esautorato dall’incarico di vicepremier.
Non è un caso se anche i titolari della trattativa per conto del Pd hanno registrato che ormai Conte e Di Maio si muovono come due entità autonome all’interno del governo. Insomma, o Fraccaro o morte perchè il capo politico dei 5Stelle ha spiegato che se il suo uomo fidato non diventerà sottosegretario allora si riapre la casella del ministero dell’Interno e quindi si ridiscute tutto.
E si sta discutendo anche sugli altri ruoli. Sul tavolo c’è per esempio il futuro ministro dello Sviluppo economico. Su Stefano Buffagni peserebbe un veto del Pd perchè considerato troppo vicino alla Lega.
Quindi si fa il nome di Laura Castelli o di Lorenzo Fioramonti oppure ancora Stefano Patuanelli. Ma quest’ultimo è dato anche per il ministro dei Trasporti. Dove invece in pole ci sarebbe Paola De Micheli in quota Pd.
Nella notte i dem hanno ancora provato ad accaparrasi la sanità ma con scarsi risultati perchè a spuntarla sarebbe comunque i 5Stelle con una conferma di Giulia Grillo ma sul tavolo c’è anche Pierpaolo Sileri, presidente della commissione Sanità al Senato. In tutto ciò il Pd non intende cedere sul commissario europeo e ancora su questo è in corso un braccio di ferro con i grillini che dopo il passo indietro di Di Maio da vicepremier non intendono cedere anche su questo
Il negoziato è appena ripreso. Unica cosa certa è che Conte non salirà in mattinata.
(da “Huffingtonpost”)
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Settembre 3rd, 2019 Riccardo Fucile
AVVOCATO, EX PREFETTO DI MILANO, UNA TOSTA CHE NON SI FA CONDIZIONARE: “PRIMA VIENE LA LEGGE”… MISE IN RIGA I SINDACI RAZZISTI: “LA LEGGE DICE TRE PROFUGHI OGNI MILLE ABITANTI O SCEGLIETE VOI DOVE OSPITARLI O DECIDO IO, AVETE TRE GIORNI PER RISPONDERE”
Si chiama Luciana Lamorgese, ex prefetto di Milano. Secondo i rumors, è lei ad essere in pole position per il Viminale. Nata a Potenza, Lamorgese è la prima prefetto donna nella storia di Milano.
È laureata in Giurisprudenza e avvocato: ha lavorato anche alla prefettura di Varese e nel 2010 è stata nominata prefetto di Venezia.
Lamorgese ha esperienza in tema di immigrazione perchè nel 2011 è diventata “soggetto attuatore per l’espletamento di tutte le attività necessarie per l’individuazione, l’allestimento o la realizzazione e la gestione delle strutture di accoglienza nella Regione Veneto”.
Dal 19 luglio 2013 al 12 febbraio 2017 è stata capo di gabinetto del ministero dell’Interno.
Una donna tosta con il senso delle Istituzioni.
Da prefetto di Milano non ha esitato a bocciare le ordinanze antiprofughi dei sindaci leghisti che imponevano obblighi e sanzioni fino ai 5mila euro ai cittadini e agli enti che avessero intenzione di ospitare richiedenti asilo.
Luciana Lamorgese con due pagine chiare e sintetiche spiegò come tali provvedimenti “presentano diversi profili di dubbia legittimità , anche costituzionale”. Non solo: il prefetto arriva a minacciare “eventuali profili di responsabilità in sede giurisdizionale” per chi non tenesse conto di queste spiegazioni.
Anche considerando i poteri dei sindaci, “difettano i presupposti di contingibilità e di urgenza” per chiedere ai privati di sottoporsi a controlli preventivi e alla tramissione di relazioni quindicinali”.
Lamorgese sottolineò anche che il potere di ordinanza dei sindaci è “volto a fronteggiare emergenze socio sanitarie e di ordine pubblico”, caso che secondo il prefetto non si verifica nell’accoglienza dei migranti che non “mette in pericolo la sicurezza e salute pubblica, ma si inserisce nella regolamentazione di una materia di esclusiva compotenza statale”.
La posizione sul 25 aprile e i saluti romani durante la manifestazione neofascista a Milano
“Noi vogliamo consentire a tutti di manifestare liberamente il proprio pensiero, ma nei limiti dei principi della Carta costituzionale. Non possiamo impedire a chi vuole entrare nel cimitero di farlo. Non lo abbiamo fatto neanche per il 25 Aprile. Anche questa è democrazia, che deve esistere per tutti, non solo per una parte. Quello che non è consentito e che non deve assolutamente avvenire è un comportamento fuori dalle regole. Non è accettabile fare una parata e non solo per il rispetto dovuto a un luogo di preghiera e ricordo”.
Accoglienza sul territorio dei richiedenti asilo “equilibrata, diffusa e sostenibile dei rifugiati”
Da prefetto di Milano Luciana Lamorgese inviò ai sindaci di 134 Comuni dell’area metropolitana quattordici pagine da restituire firmate. I sindaci hanno sul loro tavolo un documento “finalizzato a un’accoglienza equilibrata, diffusa e sostenibile dei rifugiati. Chi non firma verrà ugualmente invitato ad accogliere la quota di tre rifugiati ogni mille abitanti, come previsto dal governo. Con l’unica differenza che a scegliere dove ospitarli, sarà la prefettura.
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Settembre 3rd, 2019 Riccardo Fucile
SCONTRO SUL SOTTOSEGRETARIO ALLA PRESIDENZA DEL CONSIGLIO TRA CONTE E DI MAIO… TANTI NOMI IN BALLO, MA LA NOTTE E’ ANCORA LUNGA
Può essere la notte delle speranze esaudite o dei sogni irrealizzati. D’altro canto, il
totoministri è così: si entra e si esce in un lampo.
Adesso, dopo il pronunciamento di Rousseau, la trattativa è entrata per davvero nel vivo. E già si inizia a definire uno schema di massima di quella che potrebbe essere la squadra di governo.
Il passo indietro di Andrea Orlando, che nei giorni scorsi era quotato per un ministero di peso (Esteri) o per la casella di sottosegretario alla presidenza del Consiglio, spiana la strada a Luigi Di Maio che in queste ore sembra essere il favorito per la Farnesina.
E se i vicepremier scompariranno, per il ruolo di sottosegretario alla presidenza del Consiglio si prefigura un testa a testa fra Roberto Chieppa, segretario generale di Palazzo Chigi, e Vincenzo Spadafora, già sottosegretario del governo gialloverde e regista dell’avvicinamento dei grillini con i democrat.
Eppure raccontano che si starebbe consumando un vero e proprio braccio di ferro fra Conte e Di Maio perchè il primo, non solo starebbe spingendo per Chieppa, ma non intende cedere la delega dei servizi segreti. E non è cosa di poco conto.
La partita Viminale sembra chiusa. Nel gioco dei veti incrociati sarebbe stato individuato il profilo tecnico di Luciana Lamorgese, ex prefetto di Milano, che gode di ampio credito nei palazzi della politica, e, in particolare, al Quirinale.
Un discorso a parte merita il Ministero dell’Economia. Le truppe di Nicola Zingaretti rivendicano per il Nazareno la casella di via XX Settembre, e insistono su un politico come Roberto Gualtieri, storico di formazione, europarlamentare e presidente della commissione Problemi economici e monetari.
Quest’ultimo sta duellando con Dario Scannapieco, economista, che nel 1997 iniziò a lavorare al ministero del Tesoro, diventando nel 2002 direttore generale Finanze e Privatizzazioni.
Oggi Scannapieco è vicepresidente della Banca di investimenti europei, e viene considerato un tecnico “di centrosinistra”, assicurano dal Nazareno. In questo schema, se al Pd toccasse il Mef, i cinquestelle si siederebbero al Ministero dello Sviluppo economico, dicastero strategico per le nomine delle partecipate dello Stato, con Barbara Lezzi.
Calano invece le quotazione di Stefano Buffagni al Mise. Sullo sfondo resta la riconferma di Giovanni Tria, e non è escluso che alla fine sia il ministro uscente ad occuparsi della prossima finanziaria, anche perchè è assai apprezzato dal Movimento ma anche dal Colle.
In questo schema al Mise andrebbe la numero due del Nazareno, Paola De Micheli, che è anche in lizza per il dicastero dell’Infrastrutture. Dove invece i cinquestelle puntano le fiches sull’ingegnere triestino Stefano Patuanelli per sostituire Danilo Toninelli.
Alla Difesa il favorito è Lorenzo Guerini, “il Forlani del Pd” è stato vicesegretario del Pd negli anni di Renzi ma ormai si è affrancato dall’ex sindaco di Firenze. Ma dal Nazareno filtra che nel gioco degli incastri ci potrebbe finire Dario Franceschini.
A Giuseppe Provenzano, classe ’82, siciliano, graduato alla Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, economista, vicepresidente dello Svimez, Zingaretti vuole affidare il ministero del Lavoro e del Mezzogiorno.
Mentre i pentastellati avrebbe mente Nicola Morra per questa casella. Ci sarà spazio anche per Anna Ascani (Affari Regionali), Teresa Bellanova (Agricoltura), e soprattutto per Dario Franceschini che assieme al grillino Spadafora è il vero artefice del governo Conte 2.
Ecco, l’ex diccì ritornerà al ministero della Cultura e si candida già a capo della delegazione ministeriale del Pd
E se sono blindati Alfonso Bonafede (Giustizia) e Riccardo Fraccaro (Rapporti con il Parlamento), uno tra Nicola Morra e Lorenzo Fioramonti potrebbero finire all’Istruzione.
Alla Sanità se saltasse Giulia Grillo, spazio a Pierpaolo Sileri, presidente della Commissione Sanità in Senato in quota M5S. In forte ascesa le quotazioni di Laura Castelli, che potrebbe essere confermata viceministro dell’Economia, o addirittura fare un upgrade come ministro dello Sviluppo Economico.
Per Mattia Fantinati si profila la carica di ministro alla Pubblica amministrazione. Una vera sorpresa potrebbe essere Luca Carabetta, classe ’91, una laurea in ingegneria energetica, imprenditore nel settore delle nuove tecnologie, che avanza per il ministero dell’Innovazione.
Nel mazzo dei cinquestelle c’è anche Giuseppe L’Abbate (Agricoltura). Infine, Di Maio non vorrebbe perdere Sergio Costa, oggi ministro dell’Ambiente, una casella ambita da LeU con Rossella Muroni, che è stata presidente di Lega Ambiente.
Ma Liberi e Uguali propone anche il nome di Roberto Speranza. Il tutto si intreccia con la partita del commissario Ue, ma qui l’ha spuntata Paolo Gentiloni che avrà un portafoglio di peso e la vicepresidenza.
Eppure la notte è ancora lunga, e i sogni potrebbero non esaudirsi.
(da “Huffingtinpost”)
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Settembre 3rd, 2019 Riccardo Fucile
ACQUISITI I DOCUMENTI DI VOLO E ANALIZZATA LA COINCIDENZA CON GLI STESSI E I COMIZI DI SALVINI IN TUTTA ITALIA
Matteo Salvini ha preso voli di Stato per andare ai comizi? È la risposta alla quale cerca ora di dare una risposta la Corte dei conti del Lazio, che indaga sugli spostamenti del ministro dell’Interno e leader della Lega
In particolare, i magistrati della procura contabile hanno aperto un fascicolo esplorativo per accertare se Salvini abbia viaggiato su aerei ed elicotteri della Polizia di Stato al di fuori dei fini strettamente istituzionali.
Repubblica aveva parlato dei recenti tour in giro per l’Italia del ministro leghista, e soprattutto dell’utilizzo del lussuoso bimotore Piaggio P-180, ribattezzato la “Ferrari dei cieli”, non solo per partecipare a eventi ufficiali ma anche per iniziative elettorali.
La Corte dei Conti del Lazio, guidata da Andrea Lupi, ha aperto il fascicolo come atto dovuto, per chiarire se ci sia stato uno spreco di di risorse pubbliche. Nei prossimi giorni potrebbero essere chiesti atti al Viminale.
Complessivamente l’inchiesta giornalistica ha individuato più di 20 voli effettuati con mezzi della polizia e in un caso anche dei vigili del fuoco. Si tratta di viaggi in cui iniziative di propaganda, 211 quelle a cui ha partecipato Salvini solo da gennaio, sono state agganciate a manifestazioni ufficiali.
Repubblica ricorda anche uno spostamento di venerdì scorso, 30 agosto.
Alle ore 6.55 il leader della Lega è salito a bordo del Piaggio P-180 diretto a Reggio Calabria, dove un Augusta lo aspettava per raggiungere una cerimonia antimafia.
Alle ore 12.12 Salvini è poi ripartito per Lamezia Terme e da lì in elicottero fino a Catanzaro per un comizio elettorale.
Alle ore 16.34 poi, il leader è ripartito per Napoli per un incontro in prefettura. Due ore dopo l’ultima tratta per Linate.
Per i voli con mezzi di Stato Salvini è stato attaccato anche dagli avversari politici. Come la senatrice Pd Simona Flavia Malpezzi: “Salvini non è solo un ministro dell’Interno fantasma ma sta usando il suo ruolo di governo per farsi campagna elettorale, si sposta con gli aerei della polizia da 5 mila euro a volo per i suoi comizi, una vergogna”.
(da agenzie)
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