Settembre 3rd, 2019 Riccardo Fucile
IL RAGAZZO 21ENNE DEL GAMBIA FREQUENTA LE SUPERIORI E AIUTA I DISABILI
«Sei mesi. Solo sei mesi? No, ma noi vogliamo già prolungare. Abdoulaziz può stare qui
quando vuole: non riesco più a immaginarmi questa casa senza di lui».
Massimo è il più esplicito, e a volte si commuove anche un po’. Sua moglie, Maria Grazia, all’inizio aveva un po’ paura e non lo nega: «Il timore normalissimo di avere in casa una persona che non conosci».
Timore scomparso praticamente a prima vista, quando a fine maggio Abdoulaziz, 21enne originario del Gambia e titolare di diritto d’asilo in Italia, ha cominciato a vivere a casa loro.
«L’idea è nata perchè avevano una stanza vuota da quando nostro figlio Valerio è andato a vivere per conto suo. C’era spazio, sapevamo che c’erano persone che avevano bisogno e abbiamo preso la decisione. Era una cosa che desideravo: ho preso l’indirizzo, ho approfondito, abbiamo fatto le interviste con Refugees Welcome e ora Abdoulaziz è entrato a far parte della nostra casa e della nostra famiglia», racconta Maria Grazia.
Refugees Welcome è una onlus che fa parte del network europeo Refugees Welcome International, fondato a Berlino nel 2014 e ora attivo in 15 Paesi.
Si occupa di politiche dell’accoglienza e dell’inclusione sociale: oggi fa parte di un progetto partito in alcune città — inclusa Roma — per favorire l’accoglienza in famiglia di rifugiati.
La vita quotidiana
«Al mattino è il primo ad alzarsi», racconta Massimo indicando Abdoulaziz, che studia alle superiori e fa il servizio civile in una realtà che aiuta le persone disabili.
«Anche il sabato e la domenica. Facciamo colazione tutti insieme, diamo una sistemata alla casa e poi andiamo al lavoro. Al ritorno, chi arriva prima aspetta gli altri e in genere ceniamo tutti insieme. Per nostro figlio Valerio è come un fratello minore».
«Eravamo evidentemente predisposti a un progetto di accoglienza del genere», aggiunge Maria Grazia. Ma la molla «ce l’ha data proprio questa negatività imperante nei confronti dei migranti».
Abdoulaziz racconta di essere stato accolto come un nipote, un figlio. «Anche da nonna Teresa», sorride. «Sto cercando di coinvolgere i nostri conoscenti a fare la stessa scelta», chiosa Massimo. «Qualcuno c’è….». Nessuno, tra famigliari e amici, «si è mostrato ostile a questa scelta, anzi», dice Maria Grazia.
«Mio papà a 16 anni, figlio di contadini, ha lasciato la Puglia per Roma. È partito con un asciugamano e i soldi del biglietto di sola andata. Ha dormito per terra alla stazione Termini. Lo spostamento dei popoli fa parte del mondo: aiutare una persona è quindi naturale. Se fossi costretta, anche io mi sposterei: magari sarò una pensionata che va via dall’Italia, sorride. Abbiamo una casa, abbiamo uno spazio e la nostra vita ha acquisito valore. Quando ci si apre agli altri si ha opportunità di conoscenza e fare nuove esperienze».
A chi dice prima gli italiani, e perchè non prendere un terremotato in casa al posto di uno straniero, «rispondo che normalmente chi fa così non fa nulla», chiosa il marito. «Si lamenta e basta. Noi abbiamo fatto qualcosa», dice Massimo. «Ognuno dovrebbe fare la sua parte, una cosa non esclude l’altra. Non ci sono priorità ma tante necessità ».
Il viaggio di Abdoulaziz
Quando è partito da casa Abdoulaziz era minorenne. Dal Gambia è passato in Senegal, poi in Mali, quindi in Niger e in Libia. È stato in prigione.
Ha raccontato il suo viaggio a Maria Grazia e Massimo: è arrivato in Italia che aveva appena compiuto 18 anni, sbarcato a Lampedusa, salvato da una nave umanitaria, tedesca, di cui non ricorda il nome. Nella coppia italiana ha trovato «sorrisi, tanti sorrisi».
Una famiglia. «Mi sono stupito», dice. «Sì che voglio restare, sto bene con loro. Non sognavo neanche di conoscere persone così. Io sono africano, loro sono italiani: non pensavo che fosse possibile. Nè so se io, al contrario, avrei avuto il coraggio di fare quello che hanno fatto loro».
Abdoulaziz ama leggere, ha una pila di libri sulla scrivania ed è estremamente sincero. «Tutti quelli che viaggiano lo fanno per una ragione. Scappano o vogliono migliorare la vita. A me, qui in Italia, non è capitato nulla di brutto, ma ho visto scene tristi. Amici maltrattati, insultati anche solo perchè stavano attraversando la strada al grido di ‘tornatevene a casa vostra’. Perchè lo fanno? Malattia mentale. Non sono nati così ma lo sono diventati: avranno incontrato persone cattive».
(da agenzie)
argomento: radici e valori | Commenta »
Settembre 3rd, 2019 Riccardo Fucile
LUI SI GIUSTIFICA, PEGGIORANDO LA SITUAZIONE: “ERO TRA AMICI A UNA FESTA DI PARTITO”
Sul palco della Festa estiva della Lega a Trieste dove era anche presente il presidente della Regione Friuli Venezia Giulia Massimiliano Fedriga, un consigliere della Lega ha pronunciato parole oltraggiose contro il Pd, proponendo che i leghisti “come i partigiani” dovrebbero “tornare nei boschi per sparare contro i fascisti del Pd”.
Scoppiato il caso arivano le scuse successive del consigliere che si è detto “sinceramente dispiaciuto” per l’accaduto, aggiungendo che si trattava di frasi pronunciate “in un contesto particolare, all’interno di un’ampia disquisizione tra amici, in una festa di partito” e che non avevano “intenzioni violente”.
Ma il Pd non ci sta: il segretario regionale del Pd, Cristiano Shaurli, rivolgendosi al governatore Fedriga e agli altri esponenti di partito presenti alla manifestazione sostiene: “È finita la stagione della sopportazione, basta insulti e minacce: ricordiamo che l’istigazione alla violenza è un reato, ancor peggiore se commesso da chi le leggi dovrebbe farle e conoscerle”.
Sulla vicenda interviene anche il Gruppo del M5s in Consiglio regionale che afferma: “È inaccettabile che esponenti delle istituzioni si esprimano in maniera così violenta nei confronti dei loro avversari politici. Stavolta è toccato al Pd, a cui esprimiamo la nostra solidarietà , domani toccherà a noi”.
(da agenzie)
argomento: denuncia | Commenta »
Settembre 3rd, 2019 Riccardo Fucile
CHIESTO ANCHE L’INTERVENTO DEGLI ORGANISMI ONU PER I DIRITTI UMANI E DELLA COMMISSIONE UE
In data 2 settembre 2019, con le firme dei Senatori Gregorio de Falco e Saverio De Bonis, e
dell’avvocato Alessandra Ballerini, è stato presentato alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Roma (e per conoscenza ed al fine di assumere ogni determinazione di competenza indirizzato anche al Commissario per i diritti umani del Consiglio di Europa, all’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani (UNHCHR) e alla Commissione dell’Unione Europea) un Esposto relativo alla vicenda della Mar Jonio, nave che aveva tratto a bordo molti naufraghi e alla quale era stato interdetto l’ingresso in acque italiane, impedendo così lo sbarco delle persone salvate e quindi il completamento obbligatorio delle operazioni di salvataggio.
È necessario ricordare che la Mar Jonio è un nave italiana, alla quale è stato impedito l’ingresso in acque territoriali italiane, creando una situazione assurda: volendo, infatti, anche ammettere — almeno come ipotesi di scuola — che contro la nave italiana vi possano essere elementi per indagini, chi le dovrebbe effettuare se non la magistratura italiana?
E se si arrivasse al processo, quali sarebbero, se non quelli italiani, i tribunali chiamati a giudicare?
Quindi, oltre che ingiusto, il divieto di ingresso nelle acque territoriali e di sbarco, è anche insensato dato che sottrae alla giustizia italiana una nave italiana, eventualmente accusata di reati.
L’Esposto, in particolare, chiede che la Procura avvii un’indagine finalizzata a verificare le violazioni delle norme internazionali vincolanti in materia di tutela dei diritti umani e la sussistenza dei reati di omissione e rifiuto di atti d’ufficio, di omissione di soccorso e di sequestro di persona e di ogni altra ipotesi criminosa ravvisabile, anche al fine di individuare i responsabili delle condotte poste in essere.
Inoltre, l’Esposto chiede anche di accertare l’esistenza e la comunicazione di divieti ministeriali o di altra origine circa la possibilità di approdare in Italia della Nave Jonio, le comunicazioni intercorse tra il Ministero degli Interni, il Ministero dei Trasporti, il Ministero della Difesa, la Presidenza del Consiglio, la capitaneria di Porto di Lampedusa e Mrcc Roma in riferimento al divieto di sbarcare in Italia ai danni della Nave Mare Jonio e quelle tra Mrcc Roma (centrale di soccorso Guardia costiera italiana) e Nave Mare Jonio.
Già la Guardia Costiera ha indicato 39 nomi e gli indirizzi di posta elettronica di quanti nella filiera decisionale sono coinvolti e potrebbero venire indagati per “omissione di soccorso” e trattamento inumano”; oltre a questi potrebbero essere individuati anche coloro che hanno emesso un ordine illegittimo, coloro che questo ordine illegittimo non hanno sindacato, come loro dovere, eseguendolo pur sapendo che esso era illegittimo ed ingiusto.
(da agenzie)
argomento: Giustizia | Commenta »
Settembre 3rd, 2019 Riccardo Fucile
L’ULTIMO ATTO MISERABILE DI UN SEQUESTRATORE DI PERSONE… PERSINO LA GUARDIA DI FINANZA ERA COSTERNATA
Dopo lo sbarco a Lampedusa degli ultimi 31 migranti rimasti a bordo della nave, la Guardia di Finanza ha posto l’imbarcazione di Mediterranea Saving Humans sotto sequestro. “Questo sequestro amministrativo della nave è veramente surreale, noi siamo stati autorizzati a entrare in acque territoriali, è un dispetto fatto a noi per non tornare in mare a salvare vite umane. Ma tanto ci torneremo, perchè la giustizia ci darà ragione. Qui siamo davanti a un conflitto istituzionale enorme”, ha commentato la portavoce della ong, Alessandra Sciurba.
La responsabile dell’organizzazione sottolinea che l’equipaggio — a differenza di quanto fatto da quello della Eleonore, che è entrata lunedì nel porto di Pozzallo con 104 migranti a bordo forzando il divieto imposto dalle autorità italiane — non ha mai violato il divieto d’ingresso in acque territoriali, fino a quando non gli è stato dato l’ok da parte della Guardia Costiera:
“Ci è stato consegnato nella notte il provvedimento di sequestro amministrativo e una multa da 300mila euro per avere violato il decreto Sicurezza — continua — È un conflitto istituzionale, siamo entrati dopo l’autorizzazione della Guardia Costiera, dopo avere avviato le pratiche di sbarco. L’approdo doveva essere stamattina ma per la concomitanza dell’arrivo del traghetto ci hanno detto di potere attraccare solo alle 10″.
Il cambio di atteggiamento da parte delle autorità , secondo il racconto della portavoce, è avvenuto intorno a mezzanotte: “Ci è stato consegnato il provvedimento e hanno preso l’armatore e il comandante e li hanno portati in caserma per la verbalizzazione — racconta — L’averci contestato di avere violato il decreto Salvini con un’autorizzazione formale di un’autorità di questo Stato crea una situazione davvero surreale che sembra rinviare più a una sana ‘vendetta’ da parte di chi non sopporta che qualche volta la giustizia prevalga, come è successo ieri”.
Punto di vista espresso anche il capo missione, Luca Casarini, che all’Adnkronos ha dichiarato: “Il sequestro della nave Mare Jonio è stato un abuso di potere bello e buono. Una piccola e miserabile vendetta. Il ministro Salvini nei suoi ultimi cinque minuti al Viminale ha voluto fare questo scherzo”. Quando gli hanno notificato il provvedimento, sostiene, i finanzieri si sono detti “costernati”.
Ma la Mare Jonio, qualsiasi siano i provvedimenti a suo carico, tornerà sicuramente in mare, conclude Sciurba: “Per noi — aggiunge — la cosa importante è avere portato le persone a terra in sicurezza. E torneremo presto in mare, non ci fermerà nessuno. Ma la giustizia sarà ripristinata come è accaduto altre volte. Solo che questo dispetto rischia di tenere lontana dal mare per un po’ una nave e mentre ci sono bambini, come i 22 salvati da noi, che ci lasciano la pelle in mare”.
Nella giornata di lunedì, dopo un’ispezione a bordo della nave di un team di medici inviati dal ministero e l’inizio, il giorno precedente, di uno sciopero della fame da parte dei naufraghi, si è deciso di far scendere tutte le persone trasportate “per motivi sanitari”, portandole nell’hotspot locale. “La loro odissea è finita — avevano commentato da Mediterranea — e all’orizzonte si intravede un po’ di umanità . Benvenuti in Europa”.
(da agenzie)
argomento: Giustizia | Commenta »
Settembre 3rd, 2019 Riccardo Fucile
IL MINISTERO DEGLI INTERNI NON E’ UN SET DELLA PROPAGANDA E DEVE RAPPRESENTARE TUTTI GLI ITALIANI, QUINDI NO A UN LEADER POLITICO, SI’ A UN TECNICO… DI MAIO AGLI ESTERI E GUERINI ALLA DIFESA… UN TECNICO AL TESORO
Perchè poi, si sa che l’ultima parola spetta al Colle. 
Ed è chiaro, come sempre è stato, che si stabilisce un’interlocuzione informale, ben prima che il premier incaricato salga per sciogliere la riserva. Appuntamento questo previsto al massimo entro la giornata di domani. In particolare sono due le caselle su cui c’è un’attenzione particolare, che ha già prodotto i suoi affetti nel negoziato tra i partiti: l’Economia, dove è gradita figura di provato europeismo ed autorevolezza in materia di conti pubblici (leggi qui Giuseppe Colombo) e Interni.
Sarebbe sbagliato dirla così: Mattarella vuole un “tecnico” al Viminale. È più corretto dirla in questo modo: Mattarella, secondo una lunga consuetudine repubblicana, non ritiene opportuno che al Viminale ci sia un leader di partito, dopo la parentesi di Matteo Salvini.
Perchè il Viminale non è un set della propaganda, ma un luogo dove si lavora e si appare poco, e chi lo ricopre deve essere vissuto più come una figura “istituzionale” che “di parte”, di cui si fidano anche gli avversari politici. Non è un caso che, nell’infinita saggezza democristiana, mai nessun leader di quel partito ha ricoperto il ruolo di ministro degli Interni.
Questa lunga premessa spiega perchè Di Maio, che ancora ieri sognava di andare in diretta Facebook contro il suo predecessore, seduto sulla sua sedia, al momento, nel negoziato, sia alla casella Esteri.
Non agli Interni e neanche alla Difesa, casella delicata anch’essa, dove si sono manifestate, sempre sul colle più al alto, alcune perplessità degli apparati su un ministro giovane, inesperto.
Al momento alla Difesa compare il nome di Lorenzo Guerini, del Pd. Più Pd che Renzi, nel senso che il “Forlani di Matteo” — così era chiamato per le sue doti mediatorie — ha da tempo rifiutato l’ipotesi scissionista ed è in grande collaborazione col nuovo corso.
Di Maio dunque alla casella che fino a ieri sembrava destinato ad Andrea Orlando, che invece resterà fuori dal governo e si dedicherà al partito come vicesegretario unico.
È complicato stoppare questa ambizione del capo politico dei Cinque Stelle che, pur non avendo esperienza di feluche e dimestichezza con le lingue, ha consentito lo sblocco della trattativa rinunciando al ruolo di vicepremier. E stoppato su Interni e Difesa.
Unico perchè l’altro vicesegretario, Paola De Micheli, invece entrerà . In una situazione di trattativa in corso, con liste che cambiano ogni ora, al momento è alle Infrastrutture, dove però i Cinque Stelle vorrebbero l’attuale capogruppo al Senato Stefano Patuanelli, ingegnere con approccio poco ideologico rispetto al predecessore Toninelli in materia di opere pubbliche.
C’è un punto fermo. L’idea di un governo di “discontinuità ” cara a Grillo è franata nella dinamica politica reale.
Di Maio ha inchiavardato nella trattativa i suoi fedelissimo Fraccaro (ai rapporti con Parlamento) e Bonafede, sul cui ruolo c’è una tensione, perchè per il Pd non è digeribile che possa rimanere alla Giustizia, in continuità con l’ultimo anno.
E il Pd non può permettersi di mettere nel governo figure di non provata esperienza, altrimenti rischia di non avere il controllo della situazione. Soprattutto ora che appare chiaro che palazzo Chigi sarà un luogo “autonomo”, in cui Conte non ha intenzione di condividere la sua sovranità .
Senza vicepremier, per la casella di sottosegretario alla presidenza, vero centro nevralgico dell’attività di governo (da Gianni Letta a Giorgetti) vorrebbe un suo “tecnico di fiducia”: il nome che ha in mente è quello di Roberto Chieppa, il sottosegretario generale della presidenza del consiglio.
Nome che cozza con le aspettative e le ambizioni di Vincenzo Spadafora. È uno dei tanti nodi ancora non sciolti. La dead line è domani mattina, quando Conte salirà al Colle con la lista.
(da “Huffingtonpost”)
argomento: governo | Commenta »
Settembre 3rd, 2019 Riccardo Fucile
L’APPELLO DI GRILLO HA MOBILITATO LA BASE, DI MAIO ABBOZZA E CERCA DI FARE BUON VISO, METTENDOCI IL CAPPELLO… DOMANI LA LISTA DEI MINISTRI
Ha vinto il Sì. È questo il responso del voto su Rousseau, dove 79.634 dei 117.194 mila iscritti hanno votato dalle 9 alle 18 per decidere se dare il via libera o meno all’accordo con il Pd per la nascita di un nuovo governo guidato da Giuseppe Conte. La base del M5s ha dunque detto ok all’intesa con il 79,3% dei sì, un vero e proprio plebiscito. I no sono stati il 20,7%.
Domattina il premier incaricato è atteso al Quirinale dal presidente Sergio Mattarella. Ed è possibile che già domani pomeriggio si terrà il giuramento del nuovo esecutivo.
Il risultato della consultazione su Rousseau è stato pubblicato sul Blog delle Stelle intorno alle 19.30, con tanto di certificazione del notaio.
Subito dopo Luigi Di Maio ha tenuto una conferenza stampa in cui ha giudicato positivamente l’esito del voto: “È stato un plebiscito. I nostri punti sono entrati tutti nel programma di governo”, ha detto
Poi ha aggiunto: “Guardiamo a legislatura che duri 5 anni, il nostro non sarà un governo di destra o di sinistra ma delle cose giuste”.
Anche il segretario del Pd Nicola Zingaretti ha commentato con soddisfazione l’esito della consultazione: “Ora andiamo a cambiare l’Italia” ha scritto su Facebook.
Rispetto alle precedenti votazioni, quest’ultima ha fatto registrare un record di affluenza. Alle 16 i votanti erano già 73mila. Qualche ora prima, poco dopo le 13, Davide Casaleggio aveva già esultato: “Ci sono state 56.127 votazioni da parte degli iscritti. È l’attuale record mondiale di partecipazione on line per una votazione politica”. Concetto ribadito anche dopo i risultati: “Sono molto contento di questa giornata, si è dimostrato che i cittadini possono partecipare attivamente alla propria comunità . Questo è un esempio internazionale di cittadinanza attiva e digitale”.
In passato il massimo dei votanti si era raggiunto nella consultazione sul caso Diciotti, che coinvolgeva l’alleato di governo Matteo Salvini: era il 18 febbraio 2019 e votarono in 52.417. Mentre votarono “solo” in 44.769 per l’alleanza fra M5s e Lega, il 18 maggio 2018.
Subito dopo la chiusura delle urne telematiche, il Blog delle Stelle – dove sono stati pubblicati i risultati – è stato per quasi un’ora inaccessibile.
(da agenzie)
argomento: governo | Commenta »
Settembre 3rd, 2019 Riccardo Fucile
SOVRANISTI DISTRATTI: INVECE CHE DIFENDERE I SACRI CONFINI SARANNO STATI A FARE COLAZIONE AL BAR
In località Le Castella, a Isola Capo Rizzuto, in provincia di Crotone, in mattinata sono
arrivati 52 migranti di varie nazionalità , tra cui due bambini e due donne, a bordo di una barca a vela.
L’imbarcazione è finita contro gli scogli e solo grazie alla segnalazione di alcuni bagnanti la polizia, da terra, la Guardia costiera e la Guardia di finanza, dal mare, hanno potuto soccorrere i naufraghi, alcuni dei quali aggrappati agli scogli.
Tutte le persone, una volta tratte in salvo, sono state trasferite nel porticciolo di Le Castella e successivamente nel centro di accoglienza “Sant’Anna” di Isola Capo Rizzuto.
(da agenzie)
argomento: emergenza | Commenta »
Settembre 3rd, 2019 Riccardo Fucile
SU RETE4 SALVINI SPARA UNA SERIE DI BUFALE ESILARANTI MA IN STUDIO NESSUNO GLIELO FA NOTARE
C’è quello a cui piacciono i piani ben riusciti e quello a cui invece non riesce nemmeno di stirarsi le camicie da solo e quando architetta qualcosa finisce invariabilmente fregato.
Il primo è il Colonnello John “Hannibal” Smith dell’A-Team, il secondo è il Capitano Matteo “Willy il Coyote” Salvini.
Ieri il nostro eroe tutto ruspe e comizi è finalmente tornato nel suo ambiente naturale. Libero dai gravosi impegni del Viminale ha partecipato alla puntata di Quarta Repubblica su Rete 4.
Quella volta che Salvini voleva dimettersi ma nessuno glielo ha lasciato fare
Da un paio di settimane Salvini ha smesso i panni del leader tutto d’un pezzo per indossare quelli del povero salvatore della patria che combatte contro il destino cinico e baro e soprattutto i terribili poteri forti (il Vaticano, l’Unione Europea, Francia, Germania, Soros e chi più ne ha più ne metta).
Un disco rotto che suona sempre la stessa canzone. E ieri non ha fatto eccezione quando ha parlato per l’ennesima volta della «sovranità che appartiene al popolo», che però la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione, quindi non in piazza. Ma la parte finale la salta sempre. Così come dimentica di citare l’inizio dell’articolo 1 della Costituzione: l’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.
«Io ho portato pazienza, processi, minacce e denunce», dice Salvini. Ma processi non ne ha subiti, proprio grazie al salvataggio dell’ex alleato a 5 Stelle.
Ed anzi c’era un tempo in cui il nostro lo si doveva tenere fermo, altrimenti sarebbe andato a farsi processare di sua spontanea volontà . Dettagli.
Salvini sta già passando al pezzo successivo, quello della Lega che «ha rimesso il mandato dei propri ministri nelle mani degli italiani» perchè «noi della Lega abbiamo scelto di mettere sette ministeri sul tavolo chiedendo che gli italiani potessero tornare a votare». Non sfuggirà il fatto che i ministri della Lega non si sono ancora dimessi (il Governo rimane in carica per gli affari correnti).
È stato Giuseppe Conte ad annunciare le dimissioni, non Salvini e nemmeno altri ministri leghisti. E riguardo al fatto che la Lega voglia andare al voto come spiega il capo del Carroccio le numerose aperture fatte al M5S per riprendere il filo del discorso laddove si era interrotto? Addirittura la Lega ha proposto un nuovo governo gialloverde con Luigi Di Maio Presidente del Consiglio
Le balle di Salvini su immigrati e Quota 100
E che Salvini sia ancora ministro lo dice lui stesso quando annuncia che «ancora in queste ore sto cercando di bloccare centinaia di sbarchi». Non dice però come lo sta facendo, per caso a mani nude? Perchè giusto ieri sono sbarcati a Lampedusa 143 migranti in tre diversi “sbarchi fantasma”. Senza contare i 104 migranti scesi dalla Eleonore dopo il sequestro e i 98 che erano a bordo della Mare Jonio, anche loro tutti a terra sani e salvi.
Salvini dovrebbe spiegare come mai non riesca a fermare le partenze e le morti, e soprattutto perchè i migranti scesi dalle navi delle ONG restano quasi sempre in Italia invece che essere redistribuiti
Ma non c’è tempo per andare nel dettaglio e spiegare le cose. Anche perchè nessuno in studio glielo chiede. E c’è da rispettare il cronoprogramma, dopo gli attacchi ai poltronari e a quelli che ci vogliono riempire di immigrati tocca ad un altro cavallo di battaglia leghista: Quota 100. «Chi vorrà toccare Quota 100 per tornare alla Legge Fornero dovrà passare sul mio corpo perchè danneggia milioni di lavoratori e pensionati italiani» annuncia Salvini battagliero.
Peccato che Nicola Porro non gli abbia chiesto come mai Quota 100 non crea il lavoro che aveva promesso oppure come mai le domande presentate per usufruire della grande legge della Lega risultino essere inferiori del 30% rispetto a quanto previsto.
Come domanda di riserva si poteva pure chiedere a Salvini con i contributi di quali lavoratori pensava di pagare le pensioni degli italiani in futuro. Ma tanto lui mica è al governo
Perchè Salvini scappa dalle sue promesse?
Ma Salvini va come un treno. Spiega che se i 5 Stelle non avessero votato per la von der Leyen avremmo avuto la possibilità di eleggere una Commissione che avrebbe allentato i vincoli europei (con quali voti? Quelli dell’esigua pattuglia di sovranisti?).
Una volta fatto questo — ammesso e non concesso sia vero si tratta di un processo non immediato come è facile intuire — allora avremmo potuto avere la Flat Tax. A deficit quindi. Ma contro la tassa piatta al 15% remava anche il ministro dell’Economia Giovanni Tria, indicato indovinate un po’ da chi? Proprio dalla Lega.
Una situazione insostenibile per Salvini che preferisce «scommettere sulla democrazia sul voto degli italiani» che tentare di stare al Governo e dimostrare di non essere in grado di mantenere le promesse. Puoi scappare dal voto per un po’ ma non puoi scappare all’infinito, ripete il Capitano per l’ennesima volta. E nessuno scappa dal voto all’infinito. C’è però chi scappa dalle promesse sulle accise da tagliare o sull’IVA da non aumentare.
E come mai Salvini in un anno non è riuscito a far approvare l’intesa sull’Autonomia? Forse perchè si è accorto che facendola avrebbe perso i voti del Sud?
Sembra impossibile che la Lega, che al Governo è riuscita ad ottenere tutto quello che voleva, pure il Sì alla Torino-Lione non sia riuscito a fare altrettanto con l’argomento che sta più a cuore agli elettori del Nord, in particolare di Veneto e Lombardia.
È un bel mistero, forse anche quella è colpa dei poteri forti. Salvini però un’ultima promessa ce la vuole fare, e lo fa citando De Andrè che diceva «la mia canzone migliore? Quella che devo ancora scrivere».
E chissà che dopo ventisei anni in politica Salvini non riesca a scrivere una canzone nuova, perchè cantare per decenni la stessa canzone dopo un po’ stufa anche i fan più appassionati e affezionati.
(da “NextQuotidiano”)
argomento: governo | Commenta »
Settembre 3rd, 2019 Riccardo Fucile
SABINO CASSESE: “NON SI GIOCA CON LA DEMOCRAZIA”… CESARE MIRABELLI: “COSI’ LA DEMOCRAZIA RAPPRESENTATIVA VA AL MARE”… GIOVANNI FLICK: “E’ CONTRO LA COSTITUZIONE”
Per Sabino Cassese “non si gioca con la democrazia”, per Cesare Mirabelli “così la democrazia
rappresentativa va a mare”, per Giovanni Maria Flick “il voto su Rousseau è contro la Costituzione”. È un giudizio netto e molto critico quello di due presidenti emeriti della Corte Costituzionale e di un costituzionalista sul ricorso al voto online per gli iscritti al M5S per decidere se dar vita al governo con il Partito Democratico.
Cassese: “Non si gioca con la democrazia”.
“Quando il capo politico del M5S smetterà di giocare con la democrazia?”: se lo chiede costituzionalista Sabino Cassese in un’analisi sul Corriere della Sera sul voto della Piattaforma Rousseau sul Conte-bis voluto da Luigi Di Maio. ”’L’ultima parola spetta agli iscrittì. Quindi, oggi gli iscritti-certificati al M5S (poco più di 100 mila persone) decidono se si fa il governo con il Pd”, osserva Cassese.
Secondo il ragionamento di Cassese, se il responso sarà positivo “la decisione dei gruppi parlamentari del Movimento, regolarmente comunicata al presidente della Repubblica, sarà confermata”, ma nel caso contrario cosa accadrà ?, si chiede.
“I gruppi parlamentari, smentiti dagli iscritti, dopo essersi pronunciati a favore della nuova formazione di governo, che faranno? Si dimetteranno?”, insiste il costituzionalista e aggiunge: “Poichè è il capo dello Stato che ha dato l’incarico per la costituzione di un nuovo governo sulla base delle indicazioni dei gruppi parlamentari di M5S e Pd, che farà ?”.
“Coloro che hanno deciso di avviare questa consultazione, a questo stadio della procedura di formazione del governo (e non prima che si pronunciassero i gruppi parlamentari), non si rendono conto della contraddizione in cui hanno cacciato il M5S”, ha lamentato Cassese. Perchè il risultato sarebbe che “la volontà del maggior numero (i rappresentanti-delegati di 11 milioni di elettori del M5S) sarebbe cancellata da quella del minor numero (una maggioranza di 50-60 mila iscritti al M5S), smentendo le invocazioni populistiche del Movimento”.
In sostanza, conclude il giudice emerito della Corte costituzionale, il risultato è che i rappresentanti del popolo “sarebbero smentiti dal partito, rinverdendo i fasti della migliore partitocrazia”. Un vero e proprio paradosso, per “la forza politica che invoca il popolo a ogni piè sospinto” e che “lo metterà invece a tacere per dar voce ai propri esigui iscritti”.
Mirabelli: “A mare la democrazia rappresentativa”.
Il voto sulla piattaforma Rousseau sul Conte-bis “può buttare a mare la democrazia rappresentativa”: è l’allarme lanciato dall’ex presidente della Corte costituzionale, Cesare Mirabelli, in un’intervista alla Stampa.
Si tratta infatti di un passaggio – la richiesta di approvazione alla base M5S per via telematica del nascente governo 5S-Pd – non previsto dalla Costituzione, rimarca il professore. Non si tratta solo di “galateo istituzionale” violato.
“E’ evidente che si affaccia un interlocutore nuovo, che in Costituzione non è previsto”, sottolinea Mirabelli, per il quale si potrebbe porre una criticità “nei confronti del Presidente della Repubblica”. “Se c’è questa adesione suppostamente popolare, il Capo dello Stato potrebbe poi prendere posizioni diverse? E’ chiaro che il quesito sulla piattaforma telematica è di assoluta genericità . E ci mancherebbe pure che fosse l’approvazione di ministri e programma di governo ,chè questo sarebbe stato davvero grave”.
Ma – prosegue Mirabelli – un conto è la consultazione di un partito come consultazione interna, altro è un atto che ha un impatto sul presente”. “Mi domando: se la consultazione fosse negativa, che cosa accadrà ? Il presidente incaricato, sulla base del voto di un numero ristretto di persone, sia pure iscritte al partito M5s, si ritira e restituisce il mandato nelle mani del Presidente della Repubblica? Non è quanto stabilisce la Costituzione, direi. Così come è stata gestita, per tempi e modi, questa consultazione sembra piuttosto un atto di sfiducia o di fiducia preventiva esterna”.
Flick: ”È contro lo spirito della Costituzione”.
“Non è incostituzionale in sè, ma mi sembra contro lo spirito della Carta far diventare la piattaforma Rousseau, o un’altra simile, uno strumento per l’esercizio della sovranità ”. È netto il giudizio che l’ex presidente della Corte costituzionale Giovanni Maria Flick dà del voto sulla piattaforma di M5S in una intervista a Repubblica.
(da “Huffingtonpost”)
argomento: governo | Commenta »