Gennaio 3rd, 2021 Riccardo Fucile
FONTI DELLA LEGA: “LE SUE DICHIARAZIONI NON RAPPRESENTANO IL PENSIERO DEL GOVERNO DELLA REGIONE”… FONTANA TACE
Da mesi l’assessore di Forza Italia, diventato il volto pubblico della lotta al Coronavirus nella regione più
martoriata d’Italia, è vittima del fuoco amico.
La sconfessione arrivata ora da imprecisate “fonti della Lega”, non smentita finora da Matteo Salvini, suona come l’anticipo di un divorzio.
Il partito ha voluto prendere le distanze dalle dichiarazioni fatte dall’assessore sui ritardi nella somministrazione dei vaccini anti-Covid, con la tesi che il piano regionale doveva partire come previsto il 4 gennaio e non poteva essere anticipato perchè il personale sanitario è in ferie.
Preoccupazione per i ritardi nelle vaccinazioni, in particolare per la Lombardia, sarebbe stata espressa oggi nel corso del vertice del premier Conte con i tecnici. Da qui la distanza dall’assessore espressa dai leghisti.
Si vedrà se all’irritazione seguirà una cacciata dell’assessore dalla giunta lombarda.Per ora il governatore lombardo Attilio Fontana, l’unico a cui tocca decidere, tace. Parla invece il Pd, che con il deputato Emanuele Fiano annota: “Sfiduciare l’assessore che per i lombardi ricopre il ruolo più importante in questa fase, per di più con una dichiarazione anonima, rende ancora più paradossale e confusa la situazione. La Lega sia chiara, stanno scaricando Gallera?”.
(da agenzie)
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Gennaio 3rd, 2021 Riccardo Fucile
APPELLO A FACEBOOK: “INTERVENGA PER TUTELARE LA SCIENZA”… UN CONSIGLIO: SPORGA DENUNCIA ALLA POLIZIA POSTALE, VEDRA’ CHE PASSA LORO LA VOGLIA
“Ho passato buona parte della mia giornata, dopo essere rientrato dall’ospedale, a cancellare insulti e a bannare profili Facebook falsi. Sono stato insultato, minacciato e deriso da no-vax e gente ignorante che non meriterebbe neanche di stare sulle piattaforme social. Faccio appello a chi gestisce Facebook perchè intervenga a tutela della scienza e delle informazioni della medicina che vuole tutelare la salute di tutti. È una vergogna quello che sta succedendo a chi difende i vaccini e i benefici che hanno portato e porteranno. Un paese che non è in grado di difendere e tutelare i propri medici e le posizioni per la scienza dovrebbe farsi molte domande. Chi ci deve tutelare? Se c’è qualcuno con responsabilità che ha interesse nella scienza batta un colpo. Io continuerò nella mia attività di informazione senza recedere di un millimetro. VContinuerò a bloccare e a cancellare ogni commento privo di fondamento medici-scientifico. Prevedo sui vaccini tempi molti bui per l’Italia. Buissimi. Povera Italia”.
Lo ha scritto l’infettivologo dell’Ospedale San Martino Matteo Bassetti.
(da agenzie)
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Gennaio 3rd, 2021 Riccardo Fucile
LE OPZIONI SUL TAVOLO
Sono giorni decisivi per il governo Conte. Il leader di Italia Viva, Matteo Renzi, dice di essere pronto alla
sfida in Aula. E la situazione rischia di precipitare già nelle prossime ore. Il Consiglio dei ministri per il via libera al Recovery Plan, previsto il 7 gennaio, potrebbe essere anticipato a domani, 4 gennaio.
Ma lo scontro tra Conte e Renzi, che è cresciuto e s’è alimentato con le polemiche sull’utilizzo dei fondi europei, ormai va ben oltre.
Tanto che, secondo la Repubblica, il leader di Italia Viva ha già deciso che ritirerà la sua delegazione al governo, composta dalle ministre Teresa Bellanova e Elena Bonetti, entro il 7. Secondo La Stampa, il 5 gennaio e non più il 4 come inizialmente minacciato.
La stessa Bonetti, in un’intervista pubblicata oggi su Avvenire, apre: se «le condizioni per servire bene il Paese non ci fossero più», la scelta delle dimissioni da ministro sarebbe «la conseguenza più logica, libera e responsabile».
In caso di un passo indietro di Bonetti e Bellanova, il capo dello Stato Sergio Mattarella potrebbe dare a Conte un nuovo incarico per verificare se ha i numeri in parlamento. Ma l’esito di questa verifica è tutt’altro che scontato.
La via di un Conte ter
Sottotraccia, nel Pd e nel M5S è partita una moral suasion con l’obiettivo di dar vita a un Conte ter — con alcuni punti fermi nei ministeri chiave — e rilanciare l’azione politica della maggioranza, in una prospettiva di fine legislatura.
Si lavora con il pallottoliere per vedere se davvero, in caso di showdown parlamentare, Conte abbia i numeri. Ma sembra tramontare, dopo che si sono sfilati Giovanni Toti e Lorenzo Cesa, il soccorso dei responsabili. E tra i dem il voto anticipato comincia ad emergere come una delle conseguenze più praticabili in caso di crisi.
La crisi tra il premier e i renziani s’è avvitata su se stessa al punto che tra gli scenari possibili per uscire dallo stallo sembra sempre meno percorribile l’ipotesi di un rimpasto, di cui tanto s’è parlato a fine novembre, ma che ora sembra superata dagli eventi.
A meno di un accordo su una poltrona di peso — come il ministero degli Esteri — allo stesso Renzi.
Un governo senza Conte e l’ipotesi Draghi
Sullo sfondo di queste ipotesi, restano da considerare due scenari praticabili almeno sulla carta. Il primo è un governo giallorosso senza Conte. Ipotesi che si scontra con la volontà del premier e con la difficoltà a trovare un nome che metta d’accordo Pd, M5s e Italia Viva. I pentastellati difficilmente darebbero l’ok a un dem — come Dario Franceschini o Roberto Gualtieri — e Renzi non avallerebbe mai l’ingresso a Palazzo Chigi di un premier M5s come Luigi Di Maio.
L’ultima ipotesi è il governo tecnico o di larghe intese. Si fa da tempo il nome di Mario Draghi, ma la disponibilità dell’ex governatore della Banca centrale europea è tutta da verificare, come anche quella del M5s, prima forza in parlamento.
(da agenzie)
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Gennaio 3rd, 2021 Riccardo Fucile
DOPO TRE MESI DI TAPPULLI, SI CONTINUA A GIOCARE CON I PASTELLI COLORATI
Il governo valuta una nuova stretta per limitare i contagi da Covid, dopo i numeri in crescita degli ultimi giorni, con il tasso di positività che ieri è rimbalzato al 17,6 per cento. Già nella giornata di oggi, secondo quanto riporta Repubblica, potrebbe essere previsto un vertice di maggioranza per stabilire le nuove restrizioni, che entrerebbero in vigore dal 7 gennaio.
L’idea è quella di istituire una zona gialla “rafforzata” subito dopo la scadenza del Decreto Natale e il ritorno al sistema delle fasce di rischio.
Un articolo di Fiorenza Sarzanini sul Corriere della Sera conferma che “il governo potrebbe decidere di prorogare alcune restrizioni, almeno fino alla scadenza del Dpcm previsto per il 15 gennaio”.
Il riferimento è alla proroga, almeno fino al 15 gennaio, della “chiusura dei bar e dei ristoranti anche a pranzo, consentendo soltanto l’asporto e la consegna a domicilio”. Secondo il Corriere, inoltre, potrebbe essere mantenuto il divieto di oltrepassare i confini regionali, oppure l’obbligo di rimanere tutti nel proprio Comune di residenza, come già è previsto dalla fascia arancione.
Un primo cambiamento, spiega Repubblica, per la nuova stretta del governo a partire dal 7 gennaio potrebbe riguardare i criteri con cui viene valutato l’inserimento delle Regioni in fascia arancione o rossa. Si pensa di stabilire nuovi criteri per l’Rt che consentano di inserire zone arancioni e rosse regionali anche con numeri meno emergenziali.
Le chiusure scatterebbero con soglie più basse dell’Rt quando l’incidenza dei casi sulla popolazione — calcolata nelle ultime due settimane — si mostri superiore a un certo livello, ancora da fissare. Oggi la zona arancione parte dal valore di 1,25, quella rossa da 1,5, ma i due valori potrebbero scendere rispettivamente 1 e 1,25.
A finire subito in zona arancione, con questi nuovi criteri, sarebbero almeno tre Regioni (Calabria Liguria e Veneto) mentre altre tre sarebbero in bilico perchè superano l’1 ma non nell’estremo più basso della forchetta (Basilicata, Lombardia e Puglia).
La seconda ipotesi che sta valutando il governo è quella di istituire una zona rossa nei weekend sull’intero territorio italiano.
Sarebbero quindi chiusi bar, ristoranti, negozi, centri commerciali e vietati i movimenti non essenziali. Per gli altri giorni, inoltre, potrebbero essere previste ulteriori limitazioni ai movimenti regionali per tutti e, forse, limitazioni all’orario di apertura di alcune attività commerciali in tutto il Paese.
(da agenzie)
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Gennaio 3rd, 2021 Riccardo Fucile
UNA PETIZIONE FIRMATA DA 83 DOCENTI PER NON RIAPRIRE LE SUPERIORI
La riapertura della scuola, il prossimo 7 gennaio, si avvicina, e i numeri dei positivi e l’indice di
contagiosità , rimasti alti anche durante la pausa di Natale, aumentano da più parti dubbi e perplessità sull’opportunità di far tornare sui banchi tutti i ragazzi.
Ieri è stato Stefano Bonaccini, a nome delle Regioni, a chiedere un nuovo confronto con il Governo. Oggi sono i sindacati a frenare.
“La riapertura della scuola il 7 gennaio è troppo rischiosa. Stiamo prendendo atto dei problemi dell’aumento dei contagi di questi giorni. Il 18 gennaio potremmo già avere un’idea dell’andamento epidemiologico e decidere a ragion veduta”. A dirlo all’Ansa è Elvira Serafini, segretario dello Snals, uno dei sindacati più rappresentativi della scuola.
Per Maddalena Gissi della Cisl Scuola si legge molto sui giornali, ma “con il Ministero non c’è nessun tipo di confronto. I dirigenti scolastici sono stremati; continuano a fare e rifare orari per le attività didattiche in presenza al 50%. Le famiglie sono confuse, i docenti si stanno reinventando modalità didattiche”, mentre “non è ancora chiaro se alle Regioni sono arrivate le risorse per ampliare la mobilità con mezzi aggiuntivi”. C’è una “dissociazione schizofrenica tra quanto si dice sulla necessità di rientrare a scuola e quanto si riesce a mettere in campo realmente!”. Il 7 si rientrerà ? “La soluzione sarà estratta il giorno della Befana come succedeva un tempo con la Lotteria Italia!”.
Per Pino Turi della Uil Scuola, ”è un errore scaricare sulla scuola le evidenti inadempienze diffuse che la scuola e il futuro del paese subisce e subirà nel tempo”. La campagna di vaccinazione “deve fare perno sulla scuola e non come sta accadendo per i trasporti e lo scaglionamento, su altre sia pure importanti attività che vorrebbero la scuola in posizione ancillare, di adattamento continuo alle esigenze altrui, non volendo capire l’importanza del settore per il futuro sociale ed economico che è evidenziato solo a parole”.
Nel frattempo, sono oltre 83mila le persone, soprattutto docenti, che in pochi giorni hanno sottoscritto la petizione dell’Unsic che chiede di proseguire con la Dad per qualche altra settimana, almeno alle superiori. Entro il 7 gennaio il sindacato punta a superare le 100mila adesioni. “Una maggioranza silenziosa è preoccupata per questo rischio e vuole responsabilmente salvaguardare vite umane e attenuare le sofferenze”.
Per Antonello Giannelli, presidente dell’Associazione nazionale presidi, si dovrebbero abbandonare le polemiche politiche e “ci si deve basare sulle evidenze scientifiche rappresentate dal Cts e quindi sì alla riapertura in presenza ma solo se non ci sono rischi per l’incolumità di studenti e personale. La frequenza deve essere ripristinata ma senza turnazioni dannose per l’organizzazione di vita e di studio dei ragazzi, limitando al massimo l’ampiezza degli scaglionamenti”. Per l’Anp “fondamentale requisito è che sui mezzi di trasporto vengano rispettate adeguate misure di sicurezza. Dentro le scuole le regole vengono rispettate e il rischio di contagi è minimo, come attestato da studi internazionali. Chiediamo da mesi che anche fuori dagli istituti scolastici le regole vengano rispettate e che si pratichi uno screening capillare e continuo tramite tamponi rapidi”.
(da agenzie)
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Gennaio 3rd, 2021 Riccardo Fucile
LA LOMBARDIA E’ FANALINO DI CODA E GALLERA HA LA CODA DI PAGLIA
La Lombardia è fanalino di coda nella classifica delle regioni che hanno fatto più vaccini. Secondo la spiegazione fornita dall’assessore al Welfare Gallera in realtà la campagna vaccinale inizierà il 4 gennaio, perchè il personale sanitario durante le festività natalizie ha usufruito di ferie bloccate per l’emergenza COVID.
Ma come sempre Gallera ci mette del suo e in un’intervista alla Stampa se la prende con le altre regioni, che secondo lui hanno corso, come se non fosse un’urgenza vaccinare al più presto tutti, per dimostrare di essere più brave delle altre.
«Agghiacciante una simile classifica. Per non parlare di quelle regioni che hanno fatto la corsa per dimostrare di essere più brave di chissà chi. Noi siamo una regione seria. Partiamo domani con 6000 vaccinazioni al giorno nei 65 hub regionali. I conti facciamoli tra 15 o 20 giorni»
Invece la Lombardia, che è “una regione seria”, parte domani. Ma chi è che si mette in competizione con gli altri Gallera o le altre regioni? Perchè se l’assessore ha l’animo in pace sapendo di aver agito al meglio accusa altri? Non sarà un tipico caso di coda di paglia? I sintomi ci sono tutti. Il vaccino forse non è stato ancora inventato, o forse Gallera NON lo ha ancora fatto.
(da “NextQuotidiano”)
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Gennaio 3rd, 2021 Riccardo Fucile
ARCURI: “SIAMO SECONDI IN EUROPA PER DOSI SOMININISTRATE”
L’Italia è seconda in Europa, dopo la Germania, per numero di vaccinati contro il Coronavirus. 
Lo fanno sapere gli uffici del Commissario per l’emergenza, Domenico Arcuri, in serata, mentre il totale delle somministrazioni, dopo le 22 del 2 gennaio tocca quota 67.461 vaccinazioni (20 mila in più di stamane) su 479.700 distribuite.
A due giorni dalla partenza del piano di vaccinazioni, è il Lazio a guidare la classifica degli enti locali in cui sono state somministrate più dosi del vaccino Pfizer rispetto a quelle già distribuite: 16.366.
Il totale di vaccinazioni riguarda 38.937 donne e 28.524 uomini. Nella classifica delle regioni, dopo il Lazio con il 35,7% dosi somministrate su quelle distribuite, segue Trento con il 34,8% di vaccinazioni (1.730 dosi su 4.975 distribuite), la Toscana con il 24% (6.824 su 27.920). Scende in diciannovesima posizione (stamane era la quindicesima) la Lombardia, che ha somministrato ad oggi il 3% delle dosi, cioè 2.446 su 80.595
In questa prima fase che prevede la vaccinazione per gli operatori sanitari, il personale e gli ospiti delle Rsa, la fascia d’età più vaccinata è quella tra i 50 e 59 anni (19.105), poi quella tra i 40 e i 49 anni (15.459) e quella tra i 30 e 39 anni (11.991). 57.393 sono gli operatori sanitari e sociosanitari che hanno ricevuto le prime dosi, seguiti da 4.990del personale non sanitario e 4.351degli ospiti delle Rsa.
(da agenzie)
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Gennaio 3rd, 2021 Riccardo Fucile
SONO I DATI MONDIALI A SMENTIRE IL TITOLO DEL QUOTIDIANO, MA IN ITALIA DIFFONDERE NOTIZIE FALSE NON E’ REATO
Dopo una lunga battaglia, i numeri sono in chiaro e disponibili a tutti. Nonostante questo, la ricerca del titolo scandalistico non abbandona le modalità comunicative di Libero Quotidiano che oggi titola così: «Tutti i Paesi vaccinano. Noi no».
I bersagli sono, ovviamente, il governo e il commissario Domenico Arcuri.
Ma i dati mondiali smentiscono questa tesi portata avanti dal quotidiano fondato da Vittorio Feltri e diretto da Pietro Senaldi.
Addirittura l’Italia è al secondo posto tra i Paesi dell’Unione Europea (quindi Regno Unito escluso) per vaccini effettuati.
Certo, a una settimana dal via della campagna vaccinale ci si attendeva qualcosa in più, ma dire che in Italia non si stiano facendo vaccini è una trovata per solleticare i fini palati di chi contesta a prescindere. Insomma, Libero sui vaccini non dà l’esatta misura della situazione.
Purtroppo (o per fortuna) la situazione nel resto del mondo non è come quella che sostiene Libero sui vaccini.
E ci sono i dati raccolti che smentiscono questa narrazione che ha un unico scopo: andare contro il governo. Ribadiamo: a una settimana dall’inizio della campagna vaccinale ci si attendevano numeri più elevati, ma sostenere che in Italia non si stiano effettuando vaccini mentre nel resto del mondo sì è sbagliato.
I numeri sono stati raccolti e sono pubblici. Già sappiamo del portale italiano che aggiorna — quasi in tempo reale — le dosi utilizzate. Poi c’è il resto del mondo che si mostra in questo grafico generato dai dati ufficiali (non ufficiosi) diffusi dai singoli Stati e sintetizzati da Ourworldindata.org.
Dire che sia un Paese che non fa vaccini — utilizzando un paragone con gli altri Stati che non regge — è un classico esercizio di narrazione non corretta della realtà . Purtroppo per Libero ci sono i dati a sovvertire il titolone a nove colonne.
(da agenzie)
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Gennaio 3rd, 2021 Riccardo Fucile
ACCERTAMENTI SE IL MEDICO FOSSE STATO DI RECENTE SOTTOPOSTO AL TAMPONE
Un medico in servizio all’ospedale Umberto I di Siracusa è risultato positivo al Covid19 dopo essersi
sottoposto al vaccino a Palermo sei giorni fa.
La dottoressa Antonella Franco, direttore del reparto Malattie Infettive dell’ospedale di Siracusa, si era recata, insieme a un primo gruppo di persone facenti parte del personale sanitario di Siracusa, a Palermo per la somministrazione delle dosi di vaccino.
Le autorità sanitarie locali sono al lavoro per verificare se prima di mettersi in viaggio avesse contratto il virus e se fosse stata di recente sottoposto al tampone, magari asintomatico.
Le attenzioni sono adesso per le persone entrate in contatto con la dottoressa Franco, tra cui quelle che erano con lei a bordo del pullman per la trasferta a Palermo, e gli altri che ha incontrato nel corso delle procedure per le vaccinazione.
La notizia potrebbe suscitare preoccupazioni e timori riguardo all’efficacia del vaccino. Ma il presidente dell’Istituto superiore di sanità , Franco Locatelli, rassicura ricordando che la protezione immunitaria dall’infezione è completa solo dopo la somministrazione della seconda dose.
“Negli articoli scientifici – osserva – è chiaramente riportato che anche negli studi clinici si sono infettate persone dopo la prima dose proprio perchè la risposta immunitaria non è ancora completamente protettiva. E lo diventa soltanto dopo la seconda dose. Questa è una delle ragioni per non abbandonare comportamenti responsabili dopo essere stati vaccinati”.
“Sono risultata positiva al Covid, ma rifarei il vaccino e farò il richiamo che rappresenta l’unica grande opportunità che abbiamo per vincere questa battaglia. Se non l’avessi fatto, il virus indisturbato mi avrebbe arrecato magari un danno irreversibile”, ha detto la dottoressa Franco.
“Proprio il vaccino, che produce una proteina Spike che aiuta a formare gli anticorpi anticoronavirus e blocca la progressione virulenta del virus, contribuirà a bloccare la replicazione virale e a contenere gli effetti patogeni del virus. Vi assicuro che prima di fare il vaccino avevo eseguito più di un tampone ma il virus molto probabilmente era ancora in incubazione”, ha spiegato.
(da agenzie)
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