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SONDAGGIO SWG: GIOVANI AMBIENTALISTI E PROGRESSISTI, MA SEMPRE PIU’ LONTANI DALLE URNE

Settembre 1st, 2022 Riccardo Fucile

AD ASTENERSI UN UNDER 24 SU TRE: LA PERCEZIONE DI NON ESSERE RAPPRESENTATI

Le elezioni si avvicinano ma c’è una fascia che guarda da lontano le vicende della politica istituzionale: è quella dei giovani dai 18 ai 24 anni. Secondo l’ultimo sondaggio Swg per Italian Tech, infatti, solo il 41% degli appartenenti alla categoria considera la politica «fondamentale»: tutti gli altri, probabilmente, diserteranno le urne.
Nonostante l’88% ritenga il voto «un dovere civico che va sempre esercitato», e il 64% ritenga molto importante il voto del 25 settembre («uno spartiacque»), l’87% teme che «con questa classe dirigente le cose non cambieranno mai».
Quello che emerge dalle ricerche effettuate per il content hub del gruppo Gedi, infatti, è che nella maggior parte dei casi i giovani italiani non si sentono rappresentati dai partiti in corsa.
Rispetto a 5 anni fa, è raddoppiato il numero di quelli che vorrebbero «un leader politico capace di comprendere i problemi dei giovani», mentre al 36% basterebbe che le proposte dei giovani venissero «prese in considerazione».
La scarsa capacità di rappresentare questo universo sembra interrogare più la sinistra della destra: gli under 24 si autodefiniscono in maggioranza ambientalisti (29 per cento), progressisti (27) europeisti (27) e antifascisti (25) — mentre i sovranisti sono solo il 3 per cento e i sedicenti fascisti il 2.
Tradotto in termini di affinità elettorali, il Partito Democratico è quello che sembra intercettare più degli altri le loro priorità (41%), seguito a breve distanza dalla alleanza Verdi e Sinistra (39%).
A seguire Azione e Italia Viva, davanti a M5s e Fratelli d’Italia. Chiudono Forza Italia e infine Lega.
Una classifica che però cambia con riferimento alla leadership: la figura più apprezzata risulta essere quella di Mario Draghi, a cui fa seguito Giuseppe Conte, davanti agli altri leader di partito in tutte le categorie (competenza, credibilità, affidabilità, simpatia e vicinanza).
Le intenzioni di voto, tuttavia, confermano il primato del Pd (19 per cento), M5s e FdI (17), Lega (10) Azione e Iv (8).
Ammesso e non concesso che i giovani andranno a votare: il dato dell’astensionismo giovanile oscilla tra il 34 e il 38%, in linea con le altre categorie e ampiamente concentrati nel centrosinistra.
Oltre un elettore su tre, dunque, il prossimo 25 settembre potrebbe scegliere di non partecipare all’elezione dell’esecutivo che guiderà il Paese nei prossimi anni.
(da agenzie)

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NON È DETTO CHE MATTARELLA INCARICHI LA COALIZIONE VINCENTE: FINORA I TRE CABALLEROS NON HANNO SQUADERNATO UN’IDEA O UN PROGETTO O UN NOME CHE LI VEDA UNITI

Settembre 1st, 2022 Riccardo Fucile

UNA VOLTA VERIFICATE LE VISIONI CONTRAPPOSTE (DALLA POLITICA ESTERA ALLA SCELTA DEI MINISTRI), ACCLARATA LA MANCANZA DI UNITÀ DI INTENTI, IL CAPO DELLO STATO PUÒ DECIDERE DI DARE UN INCARICO ESPLORATIVO AL PARTITO CHE HA RACCOLTO PIÙ VOTI

Se il risultato del 25 settembre confermerà il sondaggio della Ghisleri, con Fratelli d’Italia che doppia Lega e Forza Italia, non c’è il minimo dubbio che Giorgia Meloni sarà incaricata da Mattarella di formare il nuovo governo.
Dopodiché inizierà il ballo di San Vito. Finora i tre caballeros del centrodestra non hanno squadernato un’idea o un progetto o un nome che li veda uniti. Tutti contro tutti.
Dalla guerra in Ucraina (no all’invio di armi per Salvini, mentre Giorgia calza l’elmetto della Nato) all’immigrazione (blocco navale per Rita Pavone mentre il Truce rispolvera i suoi decreti sicurezza), con il leghista che sogna Quota 41 per i pensionati, mentre l’altra no.
E poi una è favorevole ai rigassificatori e l’altro nicchia. E chissà l’eroe del Papeete cosa pensa (di male) della Meloni che ogni giorno si scioglie per l’Agenda Draghi, timorosa com’è che le istituzioni europee possano decidere di chiudere i rubinetti del Pnrr e della Bce agli amici di Vox, Le Pen, Orban, Afd.
“L’ultima lite”, scrive Lorenzo De Cicco su “Repubblica”, “è sull’immunità parlamentare. FdI, con l’ex magistrato Carlo Nordio, papabile per il ministero della Giustizia in quota Meloni, vorrebbe reintrodurla: «Aveva ragione Bettino Craxi», dice. La Lega ha replicato con Giulia Bongiorno, che Salvini vorrebbe Guardasigilli proprio al posto dell’ex procuratore: «Non è nel programma»”.
Alla linea politica contrapposta occorre aggiungere i problemi che nasceranno sulla divisione del potere. A partire dalla scelta del presidente del Senato (il “Banana” tentenna ad accettare lo scranno perché dovrebbe vivere e lavorare a Palazzo Giustiniani lontano dalla sua Arcore), passando per i ministri (se la Meloni propone Panetta al Mef, Salvini lo boccerà perché è anti Flat Tax), per finire alla cuccagna delle partecipate di Stato, i cui vertici sono in scadenza ad aprile 2023: Eni, Enel, Poste, Leonardo, Snam, eccetera, compresa Fincantieri (il recente arrivo di Pierroberto Folgiero al posto di Giuseppe Bono non è stato gradito per niente dalla destra)
Ecco perché non è detto che Mattarella dia l’incarico alla coalizione vincente – e l’ha fatto presente, affiancato dal consigliere Giovanni Grasso, nel recente incontro riservato che ha avuto con il direttore di “Repubblica” Maurizio Molinari.
A quel punto, visto le visioni contrapposte dei tre partiti, conclamata la loro mancanza di unità di intenti, il Capo dello Stato può decidere di dare un incarico esplorativo al partito che ha raccolto più voti.
A 24 giorni dalle urne, in base a tutti i sondaggi, è quello di Donna Giorgia – ed ecco perché Enrico Letta si sbraccia tanto affinché il Pd sia il primo.
Quello che è sicuro è che, per vari e avariati motivi, Mattarella mai darà un incarico a Salvini. Del resto, non è un copione inedito: l’abbiamo già vissuto nel 2018. Vi ricordate quando la coalizione si presentò alle consultazioni del Quirinale, con Salvini trionfante di voti al centro che tuonava affiancato da una muta Meloni e da un degradato Berlusconi che lo perculava con smorfie e sghignazzi.
All’epoca Mattarella diede un incarico esplorativo al presidente della Camera, il grillino Roberto Fico, che fallì miseramente. Dopodiché, Salvini abbandonò al suo destino i compagni di coalizione, Meloni e Berlusconi, e dette vita al governo gialloverde, Lega-M5s, con Giuseppe Conte premier a sua insaputa.
Un ticket governativo che non fece di certo felice Mattarella ma, al di là delle sue idee politiche, ciò che conta per Mattarella è il raggiungimento di una maggioranza omogenea.
I mal-destri son fatti così: si presentono uniti e si combattono disuniti. L’ultimo incontro faccia a faccia della triade risale alla colazione nella villa romana di Berlusconi che sancì l’addio al governo Draghi.
Anche il recente incontro a Messina con tanto di foto di Salvini e Meloni abbracciati e sorridenti, voluto insistentemente da Ignazio La Russa (unico anello di collegamento tra Lega e FdI), si è svolto alla presenza di oltre venti persone apparecchiate in un ristorante: i due non sono mai rimasti soli un attimo a discutere sul futuro.
(da Dagoreport)

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SONDAGGIO IPSOS PAGNONCELLI: FDI 24%, PD 23%, M5S 13,4%, LEGA 13,4%, FORZA ITALIA 8%, AZIONE-ITALIA VIVA 5%, VERDI-SINISTRA 4,1%, ITALEXIT 3%

Settembre 1st, 2022 Riccardo Fucile

SALE IL GRADIMENTO PER DRAGHI… TRA OPERAI E DISOCCUPATI IL TASSO MAGGIORE DI DISINTERESSE

L’inedita campagna elettorale agostana non sembra aver finora appassionato gli elettori, nonostante non siano mancati i motivi di potenziale interesse — dalla costituzione delle alleanze e di nuove liste, alla scelta dei candidati , alla presentazione dei programmi ; il tutto accompagnato dal consueto vivace confronto tra i partiti e tra i leader che solitamente scalda la platea e mobilita gli elettorati.
Ebbene, ad oggi l’interesse per la campagna vede gli italiani divisi: il 51% finora l’ha seguita poco (18%) o per nulla (33%, cioè un elettore su tre!) mentre il 49% l’ha seguita molto (22%) o almeno in parte (27%).
E in prospettiva la situazione non sembra destinata a migliorare in misura significativa, dato che nelle prossime settimane a fronte del 29% che ritiene di accrescere l’interesse, troviamo un 20% convinto che la sua attenzione scemerà. La mobilitazione è più elevata tra gli elettori delle due principali coalizioni mentre tra gli astensionisti l’86% è assai lontano dall’attuale competizione e ciò non fa ben sperare riguardo alla possibilità di un loro ritorno alle urne.
Decisamente basso l’interesse espresso dai ceti meno abbienti, dagli operai, dai disoccupati e dai lavoratori autonomi: si tratta di segmenti sociali che più di altri si sentono poco rappresentati, quando non esclusi, e dunque meno coinvolti. A costoro si aggiungono le donne, soprattutto le casalinghe, le persone meno istruite e quelle di età compresa tra 35 e 50 anni.
Lo scarso interesse va di pari passo con la scarsa informazione. Basti pensare che ad oggi poco più di un italiano su due (53%) dichiara di conoscere almeno in parte le coalizioni e i partiti che si presentano alle elezioni mentre il 47% conosce poco o non conosce per nulla l’offerta politica.
Quanto ai candidati del proprio collegio, il 37% non ne conosce nessuno, il 47% qualcuno e solo il 16% ne conosce la maggior parte. In queste settimane si è lungamente dibattuto sul tema delle candidature, in relazione sia alla legge elettorale — che non prevede il voto di preferenza e nemmeno il voto disgiunto tra maggioritario e proporzionale — sia alla riduzione del numero dei parlamentari , che ampliando il bacino elettorale dei singoli collegi attenua fortemente il legame dei candidati con il territorio, sia ai criteri di scelta delle segreterie dei partiti che non di rado per ragioni di convenienza hanno «paracadutato» candidati in collegi assai distanti dai luoghi di provenienza e dalla storia politica dei diretti interessati. Non c’è da stupirsi, quindi, se venendo meno il radicamento territoriale e la possibilità di scelta dei candidati da parte degli elettori, la decisione di voto sarà influenzata più dal partito o dalla coalizione (77%) che non dai candidati in lista (23%).
La campagna
La freddezza che una larga parte degli elettori manifesta nei confronti dell’appuntamento elettorale è da attribuire ad almeno un paio di fattori, che si sommano alla crescente distanza dei cittadini dalla politica: innanzitutto il periodo estivo, solitamente dedicato alle vacanze che, mai come quest’anno per moltissimi italiani, hanno rappresentato un periodo di leggerezza e di evasione, una sorta di «liberi tutti» dopo due anni e mezzo di rinunce e restrizioni causate dalla pandemia, con il risultato di allontanare l’attenzione e i pensieri dal dibattito politico; in secondo luogo, la fine del governo Draghi che è risultata incomprensibile alla stragrande maggioranza degli italiani ed ha acuito la delusione e il disincanto tra i cittadini.
E, a proposito di Draghi e dell’esecutivo, si registra un dato che non ha precedenti, rappresentato dalla costante crescita del loro apprezzamento dopo le dimissioni del premier. Rispetto a fine luglio l’indice di gradimento aumenta di cinque punti per il governo e per il presidente del Consiglio, attestandosi rispettivamente a 63 e 67, valori molto vicini a quelli di inizio mandato e di poco inferiori a quelli ottenuti al termine della campagna vaccinale, nei mesi di giugno e luglio dello scorso anno.
Infine, le intenzioni di voto: Fratelli d’Italia con il 24% (in aumento di 0,7% rispetto a fine luglio) prevale di un punto sul Partito democratico (23%); al terzo posto sono appaiati con il 13,4% la Lega (stabile) e il Movimento 5 Stelle (in aumento di 2,1%).
A seguire Forza Italia con l’8% (in calo di un punto), quindi la lista Azione/Italia viva con il 5%, l’alleanza Sinistra Italiana/Verdi con il 4,1% e Italexit con il 3%. L’area grigia dell’indecisione e dell’astensione si attesta al 38,3%. Dunque, a poco più di tre settimane dal voto il centrodestra prevale nettamente sul centrosinistra (46,4% a 29,9%).
Le attese
I pronostici degli italiani premiano il partito guidato da Giorgia Meloni, infatti il 39% prevede che Fratelli d’Italia vincerà le elezioni, contro il 13% che ritiene più probabile l’affermazione del Pd, il 7% che si aspetta il successo del M5S e di Forza Italia e il 5% che indica la Lega, mentre il 29% non è in grado di fare una previsione.
Va sottolineato che l’ottimismo è più elevato tra gli elettori del centrodestra (59% indica la vittoria di FdI) rispetto a quelli del centrosinistra (42% pronostica la vittoria del Partito democratico contro il 34% che prevede la vittoria di Fratelli d’Italia). Si tratta di un dato che potrebbe in prospettiva avvantaggiare Giorgia Meloni, perché solitamente la maggior parte degli elettori incerti sale sul carro dei presunti vincitori.
Altre considerazioni a margine del sondaggio odierno. La campagna elettorale sta entrando nel vivo e non va sottovalutato il fatto che una parte minoritaria ma tutt’altro che trascurabile di elettori decide cosa votare nella settimana che precede il voto (nel 2018 furono il 25% degli elettori), quindi, sebbene le macrotendenze siano nette, la distanza tra i competitori potrebbe cambiare rispetto alla fotografia odierna, come pure la graduatoria dei partiti.
L’astensionismo rappresenta un’incognita, anche se tutto lascia pensare ad un aumento rispetto alle precedenti elezioni politiche degli elettori che diserteranno le urne, concentrati soprattutto nei segmenti sociali più in difficoltà.
Da ultimo, si registra unanotevole contraddizione tra l’apprezzamento espresso dagli elettori nei confronti di Draghi e gli orientamenti di voto che non sembrano penalizzare più di tanto le forze politiche che hanno determinato la fine dell’esecutivo e vedono avvantaggiato il principale partito di opposizione al governo Draghi; un’opposizione corretta, non aggressiva, quella di FdI, ma pur sempre un’opposizione che denota politiche e scelte assai diverse rispetto a quelle dell’esecutivo.
A tale proposito, come ha fatto osservare Dario Di Vico su queste pagine, al Meeting di Rimini è risultata stupefacente l’acclamazione tributata sia a Draghi (il cui discorso è stato interrotto ben 32 volte dagli applausi) sia a Meloni (la leader più gradita) da una platea che da sempre rappresenta un importante sensore. Il principio di non contraddizione con tutta evidenza non viene ignorato solo dagli attori politici, ma viene poco considerato da molti elettori .
(da il Corriere della Sera)

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QUANTO COSTA L’ELEZIONE IN PARLAMENTO: DA 15 A 30.000 EURO PER LA CAMERA O IL SENATO

Settembre 1st, 2022 Riccardo Fucile

I CONTRIBUTI RICHIESTI DAI PARTITI AGLI ELETTI

C’è chi ne chiede 15 mila e chi si spinge fino a 30 mila euro. L’elezione in Parlamento costa assai, anche se i ritorni sono indubbi.
In più l’era delle grandi somme in arrivo dal finanziamento pubblico è ormai tramontata. Per questo i partiti si organizzano e cercano di reperire fondi dagli eletti.
Con il più classico dei sistemi: impegnando gli aspiranti onorevoli a versare una somma in caso di elezione. Una tecnica che si porta con sé qualche incognita, visto che gli accordi firmati sono privati e in Parlamento vige l’autodichìa. Ma è l’unica praticabile.
Per questo oggi il Corriere della Sera riepiloga quanto costa ad ogni candidato essere eletto. In base alle richieste dei partiti che candidano. E al netto del contributo mensile che i partiti richiedono.
Da Fdi al M5s
E così si scopre che Forza Italia chiede di versare ad ogni eletto 30 mila euro nelle casse del partito in un tempo ristretto. Tutti i candidati hanno firmato un impegno scritto a versarli. Fratelli d’Italia chiede la stessa cifra, di cui 10 mila euro subito. Ogni mese gli eletti nel partito di Meloni dovranno anche versare mille euro per il funzionamento della macchina. La Lega chiede invece 20 mila euro. Ma anche contributi mensili da 3 mila euro. Perché il partito di Salvini accentra tutte le operazioni all’interno.
Il Pd ha fatto firmare un accordo da 15 mila euro a tutti i candidati dei collegi blindati. Mentre il M5s si accontenta della stessa cifra ma chiede anche mille euro al mese agli eletti. Infine, il Terzo Polo. I renziani candidati in posizioni favorevoli dovranno dare 15 mila euro e mille al mese. Simili le condizioni per gli eletti di Azione.
(da agenzie)

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FORZA ITALIA VACILLA E SI APPOGGIA AL PPE

Settembre 1st, 2022 Riccardo Fucile

“STRINGIAMO I DENTI”

La parola d’ordine, ora, nelle segrete stanze di Forza Italia, è «stringere i denti» e niente panico. Certo, gli ultimi sondaggi vanno male. E poi il Cavaliere ogni giorno di più mostra la sua età.
Ormai è a tutti gli effetti Nonno Silvio che manda in giro la fotografia con i nipotini imbronciati. Ieri, nella pillola elettorale, mano sul cuore, diceva: «Caro elettore, se vuoi aiutare i miei coetanei, gli anziani, devi votare Forza Italia».
Eppure ci sperano ancora di andare non malaccio. «I sondaggi di partenza – racconta un big del partito – ci davano in partenza tra il 7 e l’11%. Adesso siamo al minimo. Speriamo di non fermarci qui. D’altra parte la campagna elettorale è appena iniziata».
Il rischio però è di fermarsi ai blocchi di partenza quando tutti gli altri vanno avanti, rosicchiano fette di consenso, smuovono qualche indeciso. Forza Italia, sotto questo profilo, sembra un pugile imbolsito, fermo sulle gambe.
«Non è affatto così – reagisce il nostro uomo di Forza Italia – perché è stato Berlusconi il primo a capire che la campagna elettorale in piena estate sarebbe stata diversa da tutte le altre e si è inventato le pillole, via social. Adesso gli stanno andando dietro».
Certo, a 85 anni suonati, il Cavaliere non potrà girare l’Italia per comizi a differenza dei giovani rampanti, che si tratti di Meloni o Salvini, Conte o Letta. Batterà le televisioni. E sui territori ci andranno i candidati. Ma non è la stessa cosa.
La cifra della campagna elettorale azzurra, da questo momento sarà diversa. Quanto più gli altri ci metteranno energia, tanto più Forza Italia batterà sull’usato sicuro, l’esperienza, la solidità delle alleanze internazionali.
Per questo motivo puntano tantissimo sul Partito popolare europeo, il cui presidente, il tedesco Manfred Weber, due giorni fa era a Roma per incontrarsi con Antonio Tajani, e ieri a Milano per vedere Berlusconi.
Il quale scrive sui social: «Ho ricevuto oggi l’amico Weber. Ci siamo confrontati sulla situazione europea ed internazionale con una particolare attenzione alle prossime elezioni in Italia». E se un tempo l’amicone era Putin, ora i tempi sono cambiati.
Il messaggio sottinteso ai moderati di centrodestra è che un futuro governo a trazione Meloni avrà un bisogno disperato di loro. Berlusconi stesso lo lascia capire, ricordando che il Ppe nell’Europarlamento conta 176 deputati provenienti da tutti i 27 Stati dell’Unione; 13 tra Capi di Stato e di governo; più Ursula Von der Leyen e Roberta Metsola, cioè i vertici delle istituzioni europee.
«Sento molto vicino il suo personale sostegno e quello del Partito Popolare europeo a Forza Italia che lo rappresenta orgogliosamente in Italia», dice infatti il Cavaliere. Nello sprint finale della campagna, Forza Italia sempre più richiamerà il Ppe.
«Il nostro sforzo – conclude il big azzurro – è far capire che se voti Calenda, alla fine ti arriva un pateracchio con Letta e Conte. Se voti noi, saremo gli unici a poter discutere sul serio in Europa»
(da agenzie)

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DOVE POTREBBERO ESSERE COSTRUITE LE CENTRALI NUCLEARI CHE VOGLIONO IL CENTRODESTRA E AZIONE

Settembre 1st, 2022 Riccardo Fucile

I VERDI HANNO PUBBLICATO LA LISTA DEI COMUNI

Nel programma di Azione per le prossime elezioni, ma anche in quello del centrodestra di Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia, c’è il ritorno al nucleare come politica energetica.
Il tema di cui non si parla, però, è dove sarebbero realizzate le nuove centrali che – nei prossimi anni – potrebbero sorgere nel nostro Paese. A tracciare una mappa è stata l’alleanza tra Europa Verde e Sinistra Italiana, che fa parte della coalizione di centrosinistra guidata dal Pd e – soprattutto – che si oppone strenuamente a un ritorno all’energia nucleare.
Bonelli e Fratoianni hanno diffuso un comunicato in cui viene riportato uno studio della Aarhus University in Danimarca, che valuta il nucleare come “un vero disastro in quanto a costi che lievitano e a ritardi”.
Poi vengono citate una serie di centrali europee, dalla Francia all’Inghilterra, le cui realizzazioni sono in ritardo e soprattutto i cui costi sono aumentati esponenzialmente negli anni.
“Il costo a consuntivo per il programma nucleare di Calenda di 40 Gw va da un minimo di 275 miliardi di euro a 400 miliardi. Chi pagherà? – chiedono Verdi e Sinistra – in Francia il nucleare è totalmente a carico dello Stato”.
Poi provano a tracciare una mappa dell’Italia che sarà in caso di costruzione delle centrali nucleari. Anche perché nessuno – come dicevamo – al momento ha detto esattamente dove verrebbero realizzate: “Vi presentiamo una mappa dove Calenda, Berlusconi, Salvini e Meloni con molta probabilità realizzeranno le loro centrali nucleari”, scrivono Verdi e Sinistra nel comunicato.
Nella mappa ci sono diversi comuni italiani. Ecco la lista completa, da Nord a Sud: Monfalcone (Gorizia) Trino Vercellese (Vercelli) Caorso (Piacenza) Chioggia (Venezia) San Benedetto del Tronto (Ascoli Piceno Scarlino (Grosseto) Montalto di Castro (Viterbo) Termoli (Campobasso Borgo Sabotino (Latina) Garigliano (Caserta-Latina) Brindisi Scanzano Jonico (Matera) Oristano Palma di Montechiaro (Agrigento)
La ricostruzione dell’alleanza Verdi-Sinistra, si conclude con un’ulteriore domanda: “Calenda e Salvini non dicono agli italiani dove prenderanno i soldi per realizzare le loro centrali nucleari. Chi pagherà la gestione delle scorie nucleari e dove realizzeranno le centrali, nonché il deposito di scorie?”.
E ancora: “Per noi di Europa Verde e Alleanza Verdi e Sinistra non esiste nessun sito compatibile nel nostro Paese a causa della densità della popolazione, della sismicità e della siccità che interessa il nostro Paese – concludono – Lavoreremo per proporre soluzioni più sicure, economiche e rapidamente realizzabili contro quella folle idea di riportare il nucleare in Italia, energia costosa e pericolosa che è stata bocciata con due referendum”.
(da Fanpage)

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ISTAT: A LUGLIO 22.000 OCCUPATI IN MENO, AUMENTANO SOLO I PRECARI

Settembre 1st, 2022 Riccardo Fucile

E’ IL PRIMO CALO DA AGOSTO 2021

Gli occupati a luglio diminuiscono di 22mila rispetto a giugno: si tratta del primo calo da agosto 2021, spiega l’Istat, che ha nel frattempo rivisto al rialzo il dato relativo al mese di maggio quando stando alla prima lettura si era già registrata una diminuzione.
Gli occupati, in base alla stima flash, a fine luglio erano 23.205.000: 463mila in più su luglio 2021.
Il tasso di occupazione cala rispetto al mese precedente di 0,1 punti e si assesta sul 60,3% (+1,6 punti su luglio 2021). Gli occupati sono 23.205.000. I dipendenti a termine raggiungono il valore più alto dal 1977, primo anno della serie storica. Anche in questo caso i dati precedenti, che li davano a 3,17 milioni già a giugno, sono stati rivisti. Attualmente i lavoratori precari sono 3,16 milioni.
Diminuiscono sia gli occupati sia i disoccupati, crescono invece gli inattivi.
L’occupazione cala (-0,1%, pari a -22mila) tra le femmine, i dipendenti permanenti, gli autonomi e tutte le classi d’età, con l’eccezione dei maggiori di 50 anni tra i quali cresce; crescita che si registra anche tra i maschi e i dipendenti a termine.
Il tasso di occupazione scende al 60,3% (-0,1 punti). Il calo del numero di persone in cerca di lavoro (-1,6%, pari a -32mila unità rispetto a giugno) si osserva per entrambi i sessi e principalmente tra i 35-49enni. Il tasso di disoccupazione cala al 7,9% (-0,1 punti) e sale al 24,0% tra i giovani (+0,1 punti).
Anno su anno l’aumento è trasversale per genere ed età. L’unica variazione negativa si registra tra i 35-49enni per effetto della dinamica demografica; il tasso di occupazione, in aumento di 1,6 punti percentuali, sale infatti anche tra i 35-49enni (+1,5 punti) perché, in questa classe di età, la diminuzione del numero di occupati è meno marcata di quella della popolazione complessiva. Confrontando il trimestre maggio 2022-luglio 2022 con quello precedente (febbraio 2022-aprile 2022), si registra un aumento del livello di occupazione pari allo 0,6%, per un totale di 140mila occupati in più.
(da agenzie)

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MAZIN, TORTURATO A 15 ANNI IN LIBIA: “MELONI E SALVINI FACCIANO GUARDARE IL VIDEO AI LORO FIGLI”

Settembre 1st, 2022 Riccardo Fucile

IL VIDEO CHOC DELLA ONG MEDITERRANEA: IL RAGAZZINO PRESO A BASTONATE E MINACCIATO CON IL MITRA.. QUESTI SONO I “PORTI SICURI” DOVE I SOVRANISTI VOGLIONO RICACCIARE I RICHIEDENTI ASILO… “UN GIORNO CI SARA’ UNA NORIMBERGA PER I MINNITTI, I SALVINI E LE MELONI”

In un angolo, a terra, seminudo, minacciato con un mitra e picchiato con un bastone. Mazin ha 15 anni e viveva a Gargaresh, un quartiere di Tripoli dove provano a nascondersi molti migranti.
Dopo l’ennesima retata delle Special Force libiche per catturare e internare nei campi di detenzione i rifugiati, ha trascorso tre mesi a manifestare davanti la sede dell’Unhcr a Tripoli. Arrestato e deportato nel campo di Ain Zara l’orrore lo conosce bene.
In un video, di cui Luca Casarini, capomissione di Mediterranea Saving Humans, è entrato in possesso grazie alla rete ‘Refugees in Libya’, lo si vede mentre a terra con le braccia tenta di schivare dei colpi di bastone. A pochi centimetri dal viso un mitra che qualcuno urlando gli punta contro, mentre lui piange e invoca pietà.
“Quella di questo ragazzino di appena 15 anni che arriva dal Darfur in Sudan, uno dei Paesi per i quali dovrebbe essere automatico il riconoscimento dell’asilo, e che subisce torture, è la storia di tutti i giorni in Libia. Non è un’eccezione ma la regola”, dice all’Adnkronos Casarini. Un video come molti altri ne arrivano ad attivisti e volontari della flotta civile impegnati nei soccorsi nel Mediterraneo centrale. “Sono tante le testimonianze di cosa accade nei campi di concentramento, in quei luoghi di morte che anche l’Italia contribuisce a finanziare”.
Nei giorni in cui il fenomeno migratorio torna alla ribalta della cronaca con gli sbarchi che si susseguono sulle coste dell’Italia Casarini – da domani e sino al 4 settembre impegnato a Napoli per ‘A Bordo!’, il primo festival nazionale di Mediterranea Saving Humans – punta il dito ancora una volta sulla “propaganda” di Salvini e Meloni, tornati a invocare decreti Sicurezza e blocchi navali.
“Le immagini di questo video spiegano a cosa serve il cosiddetto ‘blocco navale’ di cui tanto parla la Meloni o a cosa si riferisce Salvini quando dice ‘meno partenze uguale meno morti in mare’. Certo, meno morti in mare perché muoiono in Libia, lontano dai nostri occhi”.
Eccola per il capomissione di Mediterranea la logica che muove “i nostri grandi futuri statisti”.
“Tenere in questa condizione migliaia e migliaia di esseri umani che sono sottoposti tutti i giorni a torture, sevizie e sequestri”, denuncia.
A sostegno della sua tesi snocciola i numeri. Pesanti. “L’anno scorso 32mila persone sono state catturate in mare e rinchiuse nei campi di concentramento nelle mani dei carcerieri libici – dice -. Il 20 per cento bambini e minori, deportati grazie alla collaborazione e al finanziamento cospicuo da parte del Governo italiano della cosiddetta Guardia costiera libica”.
Insomma, evitare le partenze dalle coste del nord Africa significa solo “costringere questi nostri fratelli e sorelle a morire lì, tra le torture e gli stenti, ma lontano dagli occhi della civilissima Europa. Questo è il grande intento civile della signora Meloni”.
Il ragazzo ripreso nel video di cui è in possesso Casarini è un attivista che lo scorso anno ha cercato, insieme ad altre migliaia di manifestanti nella ‘mobilitazione dei 100 giorni’ a Tripoli, di “chiedere all’Europa e al mondo intero un luogo sicuro in cui poter vivere, un modo legale per uscire dall’inferno della Libia”.
Una richiesta caduta nel vuoto. “Anche l’Unhcr in Libia sa bene cosa accade laggiù, conosce le storie di questi bambini torturati, eppure non muove un dito perché il problema è gli interessi degli Stati, non quelli delle persone”, attacca Casarini. Che il video del giovane Mazin lo recapita idealmente ai leader di FdI e Lega. “Meloni e Salvini lo guardino bene, lo facciano vedere ai loro figli e pensino che loro sono tra i responsabili delle torture inflitte a un ragazzino di appena 15 anni. Lo sono loro e chi ha ideato il ‘patto Italia-Libia’, un patto con torturatori e carcerieri incaricati di annientare fisicamente e moralmente migliaia di essere umani che chiedono solo di poter vivere”
“Un giorno – conclude Casarini – ci sarà una Norimberga per questi signori, per i Minniti, per i Salvini e le Meloni di turno. La storia giudicherà questo genocidio, questa tragedia immane del Mediterraneo a cui abbiamo costretto migliaia di esseri umani, famiglie intere, donne, uomini e bambini solo per convenienza politica. Nel frattempo ognuno risponda alla propria coscienza, faccia i conti con se stesso la sera prima di andare nei talk show a parlare di blocchi navali e decreti Sicurezza e se riesce, dopo aver visto gli occhi di Mazin in quel video, guardi i propri figli come se nulla fosse successo”.
L’orizzonte del 25 settembre è vicino. “Noi di Mediterranea disobbediremo sempre a leggi ingiuste e useremo questi quattro giorni di incontri e dibattiti a Napoli, al Maschio Angioino, per riorganizzare e rafforzare la rete che si oppone a questo orrore, a questa tragedia pianificata. Lo faremo insieme a tanti altri che hanno deciso di non girarsi dall’altra parte”
(da agenzie)

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NE HANNO FATTO FUORI UN ALTRO: È “CADUTO DALLA FINESTRA” RAVIL MAGANOV, VICEPRESIDENTE DEL COLOSSO PETROLIFERO RUSSO LUKOIL

Settembre 1st, 2022 Riccardo Fucile

GIOVEDÌ È “PRECIPITATO” DALLA FINESTRA DI UN OSPEDALE A MOSCA … QUELLO DI MAGANOV È L’ULTIMO DI UNA LUNGA SERIE DI STRANI DECESSI TRA I MANAGER DELLE SOCIETÀ ENERGETICHE RUSSE

Il presidente della Lukoil Ravil Maganov è morto dopo essere caduta da una finestra della Clinica Centrale ospedaliera di Mosca. A scriverlo è Interfax, che cita una fonte anonima: «Maganov è caduto dalla finestra della sua stanza dell’ospedale stamattina. È morto per le ferite», ha spiegato la fonte. La polizia è al lavoro sul luogo dell’incidente.
Interfax precisa di non avere al momento conferme ufficiali della notizia. A confermare la morte anche l’agenzia russa Rbc. L’agenzia di stampa Reuters fa sapere che Maganov lavorava in Lukoil dal 1993 la produzione e l’esplorazione, diventandone presidente nel 2020.
Suo fratello Nail è il capo del produttore petrolifero russo di medie dimensioni Tatneft. Maganov era uno stretto collaboratore del fondatore di Lukoil Vagit Alekperov. Il quale si è dimesso da presidente di Lukoil ad aprile, una settimana dopo che la Gran Bretagna gli aveva imposto il congelamento dei beni e il divieto di viaggio come parte delle sanzioni contro le azioni militari russe in Ucraina.
(da agenzie)

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