Destra di Popolo.net

LE CLAUSOLE CAPESTRO DEI CINQUESTELLE TRASFORMANO QUASI TUTTI I SI’ IN UN DINIEGO

Luglio 7th, 2014 Riccardo Fucile

I 10 “FINTI” SàŒ DI GRILLO A RENZI: DIMOSTRARE “RESPONSABILITA'” E FARSI DIRE NO O SI RISCHIA LA FACCIA

Dopo tre giorni di estenuante tira e molla, arriva l’agognata risposta scritta che il Pd aveva chiesto al M5s.
Dieci domande, dieci punti per capire se il dialogo sulla legge elettorale potrebbe andare avanti. Un ein plein di dieci risposte affermative. Tutte con un lungo corollario, sufficiente, in molti casi, a depotenziare quella secca risposta affermativa fornita dai grillini, lasciando di fatto le posizioni assai distanti.
L’assenso alla necessità  di un secondo turno viene per esempio disperso in clausole capestro, almeno a guardare l’impianto di base dell’Italicum.
Il sì al ballottaggio per i 5 stelle è vincolato da un primo turno da svolgersi con un proporzionale puro, con le preferenze e senza soglie di sbarramento.
E impedendo la facoltà  a diverse forze politiche di coalizzarsi tra di loro prima del voto.
L’esatto contrario di quanto emerso dal patto del Nazareno.
Anche il sì al premio di maggioranza per il vincitore è in realtà  un no: il M5s identifica solo nell’eventuale ballottaggio quel bonus di seggi che, invece, nei piani di Matteo Renzi andrebbe attribuito al partito, o alla coalizione, che al primo turno ottenesse una maggioranza relativa di suffragi al di sopra di una certa soglia (fissata, al momento, al 37%).
Anche le risposte affermative alla riduzione dei collegi elettorali e del vaglio della norma da parte della Corte Costituzionale sono vincolati ad un generico “dipende dall’impianto complessivo della legge e da come la si vorrebbe realizzare”.
E via di seguito: “sì” alla modifica del Titolo V della Costituzione, ma “l’impianto proposto nell’attuale riforma non sia funzionale alla risoluzione dei problemi provocati dalla riforma del 2001”, “sì” alla riduzione dei compensi dei consiglieri regionali, “non si capisce in che modo il Parlamento potrebbe intervenire su questa materia, che dovrebbe essere di competenza regionale”.
Qualche apertura maggiore si avverte sull’abolizione del Cnel e sulla riforma del Senato, a patto che quest’ultimo sia elettivo.
Ancora una volta l’opposto di quel che vorrebbe Renzi.
Insomma, dei dieci “sì” del M5s, a leggere le righe piccole, almeno sette o otto suonano piuttosto come un diniego.

(da “Huffingtonpost”)

argomento: Grillo | Commenta »

LE DIECI RISPOSTE DEI CINQUESTELLE AI DIECI PUNTI DEL PD

Luglio 7th, 2014 Riccardo Fucile

SONO TUTTI SI’ CON QUALCHE RISERVA: VALEVA LA PENA?

Alla fine, le risposte del Movimento 5 Stelle alle dieci domande del Pd sulle riforme sono arrivate.
Sul blog di Grillo, il M5S ha pubblicato difatti le dieci risposte: formalmente sono tutti “sì”, ma con varie riserve al loro interno e diverse divergenze.
Tra le proposte del Movimento ci sono: un primo turno proporzionale privo di soglie di sbarramento e nel caso in cui nessuno raggiunga la maggioranza al primo turno, è previsto un secondo turno tra i due partiti più votati, al cui vincitore viene assegnato però un premio limitato, solo il 52% dei seggi.
Si parla però di premi per liste, non coalizioni.
I “ni” del M5S.
Disponibilità  del Movimento, si legge, anche a far verificare preventivamente la legge elettorale alla Corte costituzionale.
Vago invece il M5S su collegi elettorali (“dipende dall’impianto complessivo”), sul superamento del bicameralismo perfetto (“Non siamo pregiudizialmente contrari”) e, nelle risposte pubblicate sul blog, ci sono molte riserve anche sulla riforma del titolo V (“l’impianto proposto nell’attuale riforma non sia funzionale alla risoluzione dei problemi provocati dalla riforma del 2001”).
“Irrinunciabile il Senato elettivo”.
No secco invece del M5S sul nuovo Senato di Matteo Renzi (“irrinunciabile l’elettività  di promo grado dei senatori”) e pugno duro sull’immunità : “La nostra proposta in merito è semplice: affinchè l’immunità  non diventi occasione di impunità  e tuttavia preservi il parlamentare nella sua essenziale funzione di rappresentante dei cittadini, riteniamo necessario e sufficiente cancellare le immunità  attualmente previste, all’infuori della garanzia dell’insindacabilità  per le opinioni e i voti espressi”.

La risposta dei Cinque Stelle al Pd: i 10 punti del Pd e le relative risposte
1. Per noi un vincitore ci vuole sempre. L’unico modello che assicura questo oggi in Italia è la legge elettorale che assegna un premio di maggioranza al primo turno o al secondo turno. Il Movimento 5 Stelle, per esempio, ha vinto a Parma, Livorno e Civitavecchia nonostante che (sic) al primo turno abbia preso meno del 20% dei voti. Però poi al ballottaggio ha ottenuto la metà  più uno dei votanti. Vi chiediamo: siete disponibili a prevedere un ballottaggio, così da avere sempre la certezza di un vincitore? Noi sì
“Si”
Per noi quello che voi chiamate “vincitore” è il conquistatore di una vittoria di Pirro, che non garantisce in alcun modo la governabilità : speravamo che l’esperienza di “vittoria” con una schiacciante maggioranza nella scorsa legislatura vi fosse stata d’insegnamento, ma evidentemente non è così. Un modello che assicuri la certezza di un vincitore come quello disegnato nella legge Berlusconi-Renzi non esiste pressochè in nessun sistema democratico al mondo. In ogni caso, al fine di evitare un pessima legge elettorale quale è la legge Berlusconi-Renzi nella sua attuale formulazione, e produrre un testo migliore siamo disponibili a prevedere un ballottaggio che dia ad una forza politica la maggioranza dei seggi, a condizione di evitare che la conquista del primo posto si trasformi in una corsa all’ammucchiata di tutto e il suo contrario (come è stato per l’Unione di Romano Prodi e per le coalizioni guidate da Silvio Berlusconi) che ha provocato la caduta anticipata dei rispettivi governi nel 2008 e nel 2011 nonostante la “vittoria”. Per evitarlo, la nostra proposta alternativa è formulata in questi termini:
– un primo turno proporzionale privo di soglie di sbarramento, in modo da consentire a chiunque di correre per il Parlamento e colmare il deficit di rappresentatività  che la legge comporta;
– in caso di superamento della soglia del 50% + 1 dei seggi al primo turno, prevediamo un premio di governabilità  minimo, che consegnerebbe al vincitore il 52% dei seggi;
– nel caso in cui nessuno raggiunga la maggioranza al primo turno, è previsto un secondo turno tra i due partiti più votati, al cui vincitore viene assegnato il 52% dei seggi.
2. Siete disponibili a assicurare un premio di maggioranza per chi vince, al primo o al secondo turno, non superiore al 15% per assicurare a chi ha vinto di avere un minimo margine di governabilità ? Noi sì.
“Si”
Ferme restando le obiezioni di cui alla precedente risposta, che potranno tuttavia essere sciolte dalla Corte costituzionale nella sede del controllo preventivo previsto nella riforma costituzionale, come già  evidenziato siamo disponibili alla previsione di un turno di ballottaggio, nel caso in cui il primo turno non veda nessuna forza politica ottenere la maggioranza dei seggi, con il quale sia possibile attribuire un numero di seggi tali da assicurare a chi ha vinto di avere un minimo margine di maggioranza (la governabilità  è un’altra cosa, per noi).
3. Siete disponibili a ridurre l’estensione dei collegi? Noi sì.
“Si”
La riduzione dell’estensione dei collegi è possibile, ma questo e altri elementi tecnici dipendono naturalmente dall’impianto complessivo della legge e da come si vuole concretamente realizzare.
4. Siete disponibile a far verificare preventivamente la legge elettorale alla Corte costituzionale, così da evitare lo stucchevole dibattito “è incostituzionale, è costituzionale”? Noi sì.
“Sì”
Siamo disponibili a far verificare preventivamente la legge elettorale alla Corte costituzionale; quello che tuttavia abbiamo urgenza di capire è in quale modo si dovrebbe introdurre questo controllo e come dovrebbe intervenire sulla legge elettorale in discussione. Il Presidente del Consiglio ha affermato nel corso del nostro ultimo incontro che la legge elettorale sarà  approvata e promulgata dopo la prima lettura da parte del Senato della riforma della Costituzione. Il che significa che il controllo non sarà  previsto per la legge elettorale in discussione.
Come pensate di risolvere questa contraddizione?
5. Siete disponibili a ridurre il potere delle Regioni modificando il titolo V e riportando in capo allo Stato funzioni come le grandi infrastrutture, l’energia, la promozione turistica? Noi sì.
“Si”
Siamo disponibili ad una modifica del Titolo V, sebbene riteniamo che l’impianto proposto nell’attuale riforma non sia funzionale alla risoluzione dei problemi provocati dalla riforma del 2001. Nel merito, la riforma Renzi del Titolo V prevede l’eliminazione sia della competenza concorrente Stato-Regioni, quella in cui lo Stato dettava i principi, con “leggi-quadro” per ragioni di omogeneità  e le Regioni vi davano attuazione con le loro leggi, e della competenza residuale regionale, ovvero della clausola per la quale tutto quanto non era di competenza statale o concorrente spettava alle Regioni.
Nel nuovo quadro vengono definite solo le competenze statali, e quelle regionali non sono più residuali ma sono specificamente elencate. Se il problema che la riforma Renzi mira a risolvere è quello del “chi fa cosa” e quindi del contenzioso che si crea innanzi alla Corte costituzionale bloccando o invalidando numerosissime leggi, non si capisce in che modo questa riforma lo risolverebbe.
La nuova definizione di competenze non sembra essere risolutiva del problema in questione: dove finisce, ad esempio, la “programmazione e organizzazione dei servizi sanitari” (materia di competenza regionale) e dove iniziano le “disposizioni generali e comuni per la tutela della salute” (di competenza statale)? Quale opera sarà  da considerarsi “dotazione infrastrutturale” (regionale) e quale “infrastruttura strategica” (statale)?
A ciò si aggiunga la previsione di una “clausola di supremazia” per la quale “su proposta del Governo, la legge dello Stato può intervenire in materie non riservate alla legislazione esclusiva quando lo richieda la tutela dell’unità  giuridica o economica della Repubblica, ovvero la tutela dell’interesse nazionale”. Anche in questo caso, si pone il problema della grave disfunzione applicativa che può produrre questa disposizione.
Non si capisce, infatti, anzitutto perchè debba provenire dal Governo la proposta per l’utilizzo della clausola di supremazia in ambito legislativo, anzichè dall’organo legislativo che è il Parlamento. È facile immaginare che un Governo incapace di governare, che si regge sull’abuso dell’utilizzo dello strumento della questione di fiducia per imporsi al Parlamento, utilizzerà  nello stesso modo la clausola di supremazia per imporsi alle Regioni, facendo rientrare discrezionalmente qualsivoglia legge nel concetto per sua natura amplissimo e difficilmente delimitabile dell'”unità  giuridica o economica della Repubblica, ovvero la tutela dell’interesse nazionale”.
Sul ricorso a questa clausola, è facile poi prevedere altro contenzioso paralizzante innanzi alla Consulta.
Inoltre, riteniamo che vadano discusse nello specifico le materie da riportare in capo allo Stato, oltre a quelle elencate, quali ad esempio la Sanità .
6. Siete disponibili ad abbassare l’indennità  del consigliere regionale a quella del sindaco del comune capoluogo e eliminare ogni forma di rimborso ai gruppi consiliari delle Regioni? Noi sì
“Sì”
Premettendo che il problema dell’indennità  di consigliere regionale e di ogni forma di rimborso elettorale per i gruppi consiliari è stato già  risolto dal M5S con il dimezzamento del primo e la restituzione di buona parte del secondo, non solo in sede regionale, ma anche in sede nazionale, non si capisce in che modo il Parlamento potrebbe intervenire su questa materia, che dovrebbe essere di competenza regionale. Il PD governa la maggior parte delle Regioni da molto tempo, per cui non è chiaro che cosa stia aspettando per procedere da solo in questo senso. La risposta a questa domanda è “noi sì, e lo facciamo già ”
7. Siete disponibili a abolire il CNEL? Noi sì.
“Sì.”
A questo proposito, vi chiediamo: considerato che non vi è relazione diretta tra l’abolizione del CNEL e il resto del progetto di riforma, siete disposti a scorporare l’abolizione del CNEL dal resto delle riforme costituzionali, in modo da vederlo approvato ad amplissima maggioranza e in tempi più rapidi?
8. Siete disponibili a superare il bicameralismo perfetto impostando il Senato come assemblea che non si esprime sulla fiducia e non vota il bilancio? Noi sì.
“Si”
Non siamo pregiudizialmente contrari, a condizione che l’esistenza di tale assemblea abbia ancora una precisa funzione nel disegno istituzionale.
9. Siete disponibili a che il ruolo del Senatore non sia più un incarico a tempo pieno e retribuito ma il Senato sia semplicemente espressione delle autonomie territoriali? Noi sì.
“Si”
Che significa che il ruolo del Senatore deve essere un incarico non a tempo pieno e semplice espressione delle autonomie territoriali? Perchè un ruolo importante come quello del rappresentante delle autonomie territoriali non dovrebbe essere a tempo pieno? Che senso avrebbe tale ruolo, al di là  di quello che i rappresentanti delle autonomie già  fanno nell’ambito della Conferenza Stato-Regioni? Peraltro, il testo che si va formando attribuisce una serie di poteri al Sentao (elezione del Presidente, dei giudici costituzionali, dei membri laici del Csm, competenza decisionale nelle leggi di riforma costituzionale ecc.) che vanno molto al di là  dei poteri locali e che sono inconciliabili con una formazione di secondo grado, per cui, sul punto, riteniamo che in presenza di tali attribuzioni sia irrinunciabile l’elettività  di promo grado dei senatori.
Il problema della retribuzione è presto superato: siete disponibili al dimezzamento immediato delle indennità  e degli emolumenti di tutti i parlamentari e degli stanziamenti previsti per i gruppi parlamentari?
Noi lo abbiamo già  fatto. E per farlo non occorrono complessi procedimenti di revisione costituzionale, ma solo volontà  politica seria in tal senso.
10. Siete disponibili a trovare insieme una soluzione sul punto delle guarentigie costituzionali per i membri di Camera e Senato, individuando una soluzione al tema immunità  che non diventi occasione di impunità ? Noi sì.
Sì.
La nostra proposta in merito è semplice: affinchè l’immunità  non diventi occasione di impunità  e tuttavia preservi il parlamentare nella sua essenziale funzione di rappresentante dei cittadini, riteniamo necessario e sufficiente cancellare le immunità  attualmente previste, all’infuori della garanzia dell’insindacabilità  per le opinioni e i voti espressi.
Contrariamente a quanto si è detto da parte di alcuni organi stampa, non c’è alcuna contraddizione fra l’azione del gruppo parlamentare M5s, compresa la presente lettera, e la reazione di Beppe Grillo che rappresenta solo una diversa articolazione dello stesso discorso politico per il quale l’importante è fare un buona legge elettorale.
Ora noi intendiamo , per senso di responsabilità  e per non perdere altro tempo, passare sopra il teatrino che avete messo in piedi e ci auguriamo che non troviate altri pretesti. L’unica cosa a cui teniamo è che si faccia una buona legge elettorale per i cittadini. In questo senso, chiediamo serietà  e reale disponibilità  a un confronto.

argomento: Grillo | Commenta »

SALTA L’INCONTRO TRA CAPOCOMICI: GRILLO CHE DICE “SBRUFFONE” A RENZI E RENZI CHE REPLICA “POCHE CHIACCHIERE” A GRILLO E’ DA OSCAR DELL’AUTOIRONIA

Luglio 7th, 2014 Riccardo Fucile

ANNULLATO IL VERTICE, IL BULLO DI PONTASSIEVE NON VA NEANCHE ALLA RIUNIONE DI   PARTITO

Il vicesegretario del Pd, Lorenzo Guerini, aveva appena risposto a Di Maio dicendo che «anche noi non vogliamo far saltare il tavolo» quando Beppe Grillo ha messo una pietra tombale sulla trattativa Pd-M5S su riforme e legge elettorale.
«Si prende atto che un confronto democratico e trasparente in Italia è oggi impossibile».
Questo il messaggio sul blog, dove il leader M5S attacca: «Stiamo scivolando lentamente verso una dittatura a norma di legge».
Tempo pochissimi minuti e Matteo Renzi replica via Twitter: «Io sono un ebetino, dice Beppe, ma almeno voi avete capito quali sono gli 8 punti su cui #M5S è pronto a votare con noi? #pochechiacchiere».
E, poco dopo, un altro tweet: ««Non è uno scherzo, sono le regole! Chiediamo un documento scritto per sapere se nel M5S prevale chi vuole costruire o solo chi urla». L’affondo di Grillo arriva in seguito all’annullamento dell’incontro inizialmente previsto per questo pomeriggio tra Renzi e i Cinque Stelle, anche se il vicepresidente della Camera, Luigi Di Maio, aveva comunque detto di voler portare avanti il confronto.
E proprio su questo punto, Grillo è intervenuto con un nuovo post per dire che – anche dal suo punto di vista – le porte non restano chiuse. «Per chi non ha capito, o non ha voluto capire, tra il mio intervento di oggi e la conferenza stampa di Di Maio e Toninelli non vi sono contraddizioni, le porte per una discussione sulla legge elettorale per il M5S sono sempre aperte, nè mai le ha chiuse nonostante continue provocazioni. Il M5S ha il dovere come seconda forza politica di migliorare la legge elettorale e ci proverà  fino in fondo. Il mio è stato un appello ai parlamentari delle altre forze politiche che hanno a cuore la democrazia perchè ci aiutino a evitare una deriva anticostituzionale legata alle riforme».
Grillo: “Il Pd rifiuta il confronto”
Eppure pochissimi minuti prima le parole di Grillo sembravano andare in direzione opposta. «Si prende atto che Renzi, le cui palle sono sul tavolo di Verdini e Berlusconi, rifiuta con il M5S ogni confronto democratico e che l’Italia dovrà  pagarne tutte le conseguenze ».
«Qui andiamo verso una dittatura di stampo legale, una dittatura fatta da questo ebetino, che è un ebetone pericolosissimo, quindi molto sottovalutato anche da me, e questo mi dispiace, ma andiamo verso veramente una grande criminalità  organizzata di stampo democratico. Questi sono gli sbruffoni della democrazia. Quindi io esorto veramente le persone, i cittadini, anche i componenti di altri partiti, se hanno ancora un po’ di barlume di democrazia dentro: non si può fare fuori l’opposizione così, fare finta, questa è gente falsa, ipocrita». Poi una frase che forse diventerà  l’alibi futuro del Movimento: «Nessuno potrà  più imputarci di non aver cercato il dialogo».
Il Pd alla resa dei conti coi «dissidenti»
Al di là  dello scontro tra Pd-M5S, questa settimana sarà  decisiva per le riforme costituzionali a partire da quella elettorale, con l’approdo in Aula del disegno di legge Boschi. E il dibattito interno al Partito democratico sulla riforma del meccanismo di voto si è riacceso.
Dopo le critiche di Pier Luigi Bersani, ieri è stato Gianni Cuperlo, leader di SinistraDem, a respingere al mittente le critiche di chi a Largo del Nazareno definisce frenatori quanti esprimono posizioni divergenti rispetto alla linea dei vicesegretari e del premier. Renzi non ha intenzione di cedere: «Siamo ad un bivio, adesso ognuno deve assumersi la responsabilità  delle proprie azioni», è la sfida che questa sera, all’assemblea del gruppo, Matteo Renzi lancerà  alla ventina di dissidenti dem che minacciano di votare contro il Senato delle Autonomie.
Ma le ultime notizie sono che Renzi non parteciperà  all’incontro
Gli altri partiti in fermento
E mentre in casa Pd si continua a discutere, anche gli alleati di governo iniziano a alzare la posta. Ci pensa l’Ncd che – con Angelino Alfano – avverte: la riforma del voto così come è non va. Ad iniziare dalle soglie che devono essere cambiate: «Quella per il premio di maggioranza va alzata al 40%, le diverse soglie di sbarramento andrebbero armonizzate e razionalizzate», dice il leader del Nuovo Centrodestra.
«Ed è inaccettabile – aggiunge – che se in una coalizione la soglia la supera solo un partito il premio vada solo a quello benchè guadagnato con i voti di tutta la coalizione». «Renzi – aggiunge poi Fabrizio Cicchitto – non può forzare su materie come la legge elettorale, che non hanno conseguenze in materia di conti ma solo di quadro politico».
Ma anche l’Udc mostra la propria insofferenza: «L’Italicum così com’è non soddisfa», dice Antonio De Poli facendo convinto il senatore di Forza Italia Maurizio Gasparri, che «è cominciato il festival del panico dei partitini che vorrebbero soglie più basse».

argomento: Grillo, Renzi | Commenta »

E’ PARTITA TRIVELLA SELVAGGIA: ALLA RICERCA DI GAS E ORO NERO NELL’ADRIATICO

Luglio 7th, 2014 Riccardo Fucile

DALLA PUGLIA ALLA SICILIA TUTTI CHE VOGLIONO PERFORARE, MA BENEFICI E DANNI NON SONO CHIARI

Un’esca che galleggia lenta nell’Alto Adriatico rischia di provocare una marea nera lungo tutte le coste italiane, dal Veneto alla Sicilia.
A lanciarla è stato l’ex premier Romano Prodi che, in una lettera al Messaggero, ha chiesto al governo di darsi una mossa per cogliere un’occasione d’oro.
In questo caso l’oro è nero, come petrolio.
Proprio lungo la linea di confine delle acque territoriali della Croazia, sotto 12mila km quadrati di mare, si nasconderebbero enormi giacimenti di gas e oro nero.
Basterebbe prenderli — assicura il professore — per migliorare la bilancia dei pagamenti, aumentare le entrate fiscali, ridurre la bolletta energetica e la dipendenza da Russia, Libia, Algeria.
Problema: rientra tra i tesori che l’Italia non sfrutta, scrive Prodi, per il principio di precauzione che tutto blocca.
Nel caso del Golfo di Venezia, le attività  di esplorazione e coltivazione di idrocarburi sono bloccate dal 1991 per il rischio di subsidenza delle coste e lo rimarranno finchè Regione Veneto e Consiglio dei Ministri — supportati dagli enti di tutela ambientale — avranno accertato l’assenza di rischi in via definitiva. Ma in Italia, si sa, nulla è più definitivo del provvisorio.
La gara con la Croazia
Ecco servita, allora, l’altra ragione per trivellare in quell’area: se non lo facciamo noi, comunque lo fa la Croazia.
Il nostro dirimpettaio, quel tesoro, non intende farselo sfuggire. E corre tanto che a gennaio ha concluso la fase di prospezione dei fondali, entro fine anno assegnerà  le concessioni di sfruttamento delle 19 piattaforme che dal 2019 inizieranno a pompare, secondo le stime, fino a 3 miliardi di barili.
La mossa, ragiona Prodi, mette due volte in difficoltà  l’Italia: se non fa nulla rischia di condividere tutti i rischi dell’impresa croata (già  evidenziati dal ritrovamento di carcasse di delfini e tartarughe lungo le coste italiane) e di lasciare tutti i vantaggi al governo di Zagabria; se si muove in ritardo rischia poi l’effetto “granita”, per cui chi succhia per primo dallo stesso giacimento mette in pancia la parte più nobile e ricca di idrocarburi. L’idea di uscire dall’angolo deferendo il vicino a un arbitrato internazionale non sfiora il governo. E non solo per le scarse possibilità  di successo.
Il fatto è che la contesa a largo di Chioggia, con le sue contraddizioni, potrebbe segnare il match point di una partita ultraventennale che vede contrapporsi, anno dopo anno, gli evocatori della nuova Dallas italiana e le associazioni di ambientalisti, pescatori e cittadini non arresi all’imperio del petrolio.
Una tempesta perfetta in un bicchier d’acqua, vista l’estensione dell’area marina, che consentirebbe però ai primi di schiacciare le resistenze dei secondi sotto il peso di mirabolanti vantaggi economici.
Prodi ricorda, ad esempio, che se l’Italia accelerasse su progetti e giacimenti già  individuati “potrebbe produrre 22 milioni di tonnellate entro il 2020, con investimenti per 15 miliardi di euro e dare lavoro a decine di imprese”.
Messaggio diretto anche a Palazzo Chigi: “Come i governi precedenti non sa dove trovare i soldi per fare fronte ai suoi molteplici impegni…”.
E che fa il Governo? Al richiamo della sirena risponde subito Federica Guidi, ministro del Petrolio in pectore.
“Non solo in Adriatico ma in diverse zone del Paese, spesso localizzate nelle regioni più svantaggiate del Mezzogiorno, abbiamo importanti giacimenti. Non capisco perchè dovremmo precluderci la possibilità  di utilizzarli, pur mettendo al primo posto la tutela dell’ambiente e della salute”, ha detto all’ultimo G7.
Il governo ha dunque intenzione di dar seguito agli strampalati obiettivi della “Strategia energetica nazionale” che un dimissionario governo Monti ha lasciato in eredità , con l’indicazione di raddoppiare la produzione di idrocarburi nazionali entro il 2020, tornando ai livelli degli anni Novanta, e di portare il loro contributo al fabbisogno energetico dal 7 al 14 per cento.
La leva individuata nella Sen per “liberare” questo potenziale imprigionato nella roccia è la stessa chiesta a gran voce dai petrolieri: accelerare e semplificare le procedure di rilascio dei titoli minerari.
La risposta è un “nuovo modello di conferimento dei permessi che preveda un titolo abilitativo unico per esplorazione e produzione, con anche un termine ultimo per gli enti interessati dalle procedure di valutazione”, fanno sapere dal Mise.
Una volta passato il termine, la decisione spetta solo al Consiglio dei Ministri (come previsto dal DL 83/2012).
In pratica si ridimensiona, fino a estrometterli del tutto dai processi di valutazione, proprio quegli enti, territori e associazioni che negli ultimi 20 anni hanno dato battaglia contro la devastazione ambientale e accresciuto la sensibilità  pubblica in tutto il Paese
Lo sblocco delle piattaforme
“L’effetto sarebbe devastante”, spiega Giorgio Zampetti di Legambiente. In una manciata d’anni, dalla dorsale adriatica alle coste dell’Abruzzo, fino al tratto di mare tra Sicilia e Malta, si assisterebbe a un’epopea delle trivelle in mare che non ha precedenti.
Alle 105 piattaforme e ai 366 pozzi attivi oggi nell’offshore italiano si aggiungerebbero quelli derivanti dallo sblocco di 44 istanze per permesso di ricerca e 9 istanze di coltivazione depositate dalle compagnie.
Per non dire dell’effetto-calamita che una regolazione del settore ancor più favorevole ai produttori avrebbe sulla presentazione di ulteriori richieste.
Senza scomodare gli scenari dei rischi e dei costi ambientali che tutto questo comporta tocca chiedersi: a che pro?
Alessandro Giannì, direttore della campagne di Greenpeace, non ha dubbi. “Questa campagna per le perforazioni si basa su presupposti falsi. I nostri fondali marini non sono poi così ricchi di giacimenti, come si vuol far credere. Le riserve certe ammontano a soli 10,3 milioni di tonnellate di petrolio che, ai consumi attuali, sarebbero sufficienti a coprire il fabbisogno nazionale per qualche mese. Alla luce di questo vorrei che qualcuno ci spiegasse che senso ha questa corsa al raddoppio delle produzioni che espone le nostre coste, soprattutto quando i consumi nazionali di idrocarburi sono in costante calo”.
Obiezione cui ministero (e petrolieri) rispondono all’unisono: “Lo Stato avrà  sempre valori delle riserve sottostimati se agli operatori non viene concessa la possibilità  di condurre operazioni di accertamento e quantificazione delle potenzialità  del sottosuolo”, replica Franco Terlizzese, capo della direzione per le risorse minerarie ed energetiche del Mise.
“Anzichè ragionare su come aumentare la produzione d’idrocarburi — insiste Zampetti — potremmo mettere in campo adeguate politiche di riduzione di combustibili fossili, a partire da settori arretrati come l’autotrasporto cui in 10 anni abbiamo regalato qualcosa come 4 miliardi tra buoni carburante, sgravi fiscali e bonus pedaggi autostradali. Basterebbe usare diversamente quei soldi per incentivare il trasporto merci su rotaia e ridurre senza sforzi la nostra bolletta petrolifera”.
Ma su questi temi la “svolta buona” sembra lontana.
Far consumare carburante in Italia – attraverso tasse, accise e Iva — resta il modo più comodo per ripagare buona parte della spesa corrente dello Stato.
Il petrolio, a suo modo, è welfare.
Rendere altrettanto profittevole l’oro blu richiederebbe ai decisori pubblici ben altro impegno.

Thomas Mackinson
(da “Il Fatto Quotidiano“)

argomento: Ambiente | Commenta »

VELTRONI ALLA RAI: SI’, NO, FORSE. MA IL PROGRAMMA C’E’ GIA’

Luglio 7th, 2014 Riccardo Fucile

“PUO’ DIVENTARE IL MIGLIOR SERVIZIO PUBBLICO IN EUROPA”

Interviste non ne rilascia più, perchè Walter Veltroni – parole sue – si sta «disintossicando».
Non guarda neanche i talk show, «perchè tanto so già  come vanno a finire», scherza l’ex segretario del Pd con Paolo Mieli, che lo intervista a Spoleto, al Festival dei due Mondi.
Non si riesce a tirar fuori un solo commento politico, da Veltroni, che è tutto preso dal suo documentario: «Sono in giro con il film su Berlinguer», dice, come fosse una tournèe rock.
Non parla di politica, Veltroni, ma la politica parla di lui, ancora.
Ne parlano i giornali, che ciclicamente riportano voci che lo vorrebbero l’uomo sempre buono per la poltrona sempre giusta, che sia la presidenza della Fgci (intesa come quella del calcio), quella della Repubblica, o la presidenza della Rai.
Già , la Rai. È la voce più insistente.
E «quelle tre lettere» racconta Veltroni a Mieli, senza timore di alimentare retroscena e indiscrezioni, «sono iscritte nel mio dna».
Sono l’eredità  del padre, Vittorio, primo direttore del telegiornale, «di cui non ho alcun ricordo, neanche fotografico».
«Una volta però Ettore Scola, amico di mio padre» continua Veltroni, ospite delle Conversazioni di Paolo Mieli, organizzate da Aleteia Communication, «mi fece notare che quando sono seduto muovo sempre le gambe, così». «Lo fai perchè così faceva tuo papà », spiegò Scola a Veltroni.
Non c’è una foto che li ritrae insieme, Veltroni e suo padre Vittorio, morto quando il futuro sindaco di Roma aveva solo un anno.
«C’è però una foto di mio padre» continua Veltroni, «una delle prime che ho visto: con la tuta della Rai, su una moto, mentre faceva la radiocronaca del Tour de France».
Sulla tuta, tre lettere, appunto, «quelle tre lettere che, come il movimento delle gambe, sono impresse nel mio dna»: Rai.
Tra dna e destino c’è di mezzo un incarico complicato, ovviamente.
C’è il veto dei 5 Stelle («Renzi smentisca l’inquietante indiscrezione» ha detto Roberto Fico, presidente della commissione di vigilanza, la prima volta che il Tempo scrisse del possibile incarico), e c’è il rapporto con Matteo Renzi.
Poi, chissà  se c’è la voglia, in fondo. Il programma, quello sì, c’è: «Il mio sguardo sulla Rai è lo sguardo di chi pensa che quell’azienda può tornare a rivestire una funzione decisiva».
C’è da tempo, soprattutto sapendo che Veltroni giù venti anni fa, alla Rai e ai suoi programmi, dedicava impegno politico e alcune fatiche saggistiche, firmando per Feltrinelli «I programmi che hanno cambiato l’Italia», e che ovviamente sono quelli televisivi, e non quelli dell’Unione nè del Pd. E, nel 1990, «Io, Berlusconi (e la Rai)».
«Il punto non sono i 150 milioni», non sono i soldi che Renzi ha chiesto alla tv pubblica, no: «La Rai può tornare a essere quello che era, sinonimo di apertura, coraggio, modernità . Può tornare ad essere il miglior servizio pubblico europeo. Però deve tenere un profilo editoriale industriale». La qualità  deve «giustificare» il canone, e anzi «la Rai deve ridistribuire al Paese le risorse del canone in termini di prodotti».
Fiction, film, e anche «mini serie per youtube», possono esser prodotti in Italia, programma Veltroni: «facendo come quando ero ministro e misi l’obbligo di investire in produzioni nazionali».
«La gente paga il canone per avere servizio pubblico, non un rete privata travestita da servizio pubblico» dice ancora Veltroni, e dite voi se non è un proclama.
«Per il servizio pubblico l’Auditel non può essere l’unico metro di giudizio» e «se sei la Rai, con i soldi dei cittadini, non devi pensare al punto in più o in meno, alle puntate sbagliate». No. «Bisogna avere il coraggio di investire nei programmi, credendoci». «Se si sbagliano le prime puntate, la prima stagione, non è un problema se quel programma si fa perchè fa parte di un piano editoriale».
Il Veltroni, in modalità  presidente Rai, si porta avanti col lavoro e disegna le reti del futuro, «non più differenziate per orientamento politico» («che peraltro è andato progressivamente sfumandosi», precisa), ma per «vocazione editoriale».
Una televisione moderna, pubblica, ma che sia la televisione di un paese che non si più «un “Paese di guelfi e ghibellini” dove il nemico resta nemico e non una persona da coinvolgere». Perchè il principio vale per la politica, vale per la tv, e viceversa.
Vale per Renzi, a cui l’ex segretario riserva parole di apprezzamento. Sempre parlando di se, che viene meglio, ma Veltroni difende pure il Renzi-Fonzie, col chiodo in visita ad Amici di Maria De Filippi: «Io accompagnai Natta da Raffaella Carrà » ricorda Veltorni, «e quando fui direttore del giornale fondato da Gramsci, lo feci uscire in edicola con le figurine Panini». Figurarsi quindi   se non aprrezza il giubbotto di pelle del premier.
L’importante è aumentare il pubblico, per la tv come in politica: «allora io pensai fosse giusto allargare il pubblico dell’Unità , oggi Renzi va ad “Amici” perchè vuole parlare a un pubblico più vasto».
Ed è giusto così, perchè «se l’obiettivo è conquistare i tuoi, devi rassicurare», e quindi niente figurine, niente Carrà , niente chiodo. Ma se «l’obiettivo è conquistare anche chi è diverso» allora «devi cercarlo là , dove sai di trovarlo».

Luca Sappino
(da “L’Espresso“)

argomento: Veltroni | Commenta »

LA TENTAZIONE DI VENDOLA, EMIGRARE IN CANADA: “MOLLO TUTTO”

Luglio 7th, 2014 Riccardo Fucile

“DA SEL TROPPE DELUSIONI”: IL LEADER AMAREGGIATO DALLA SCISSIONE

Lo sfogo – chè di sfogo si tratta – risalirebbe a qualche settimana fa, all’indomani delle Europee e delle polemiche laceranti dentro Sinistra ecologia e libertà .
Parole dette con il cuore pesante e gli occhi velati di tristezza per lo spettacolo di un partito che implode e vede lo sgocciolio all’esterno di uno, due, tre, quattro, dieci, dodici deputati.
Il capogruppo persino. E dunque ecco riaffacciarsi nel leader la tentazione dell’abbandono, la suggestione di una via di fuga da una politica che non riconosce più. «Mi viene da mollare tutto e andarmene in Canada quando avrò concluso il mio mandato da governatore»
I suoi collaboratori, l’onnipresente Paolo Fedeli, assicurano che si tratta di una bufala, magari di una voce messa in giro ad arte dagli avversari.
Eppure, mettendo l’orecchio a terra, nella prateria di Sel si sente alzarsi una domanda tra i dirigenti e militanti rimasti fedeli: «Ma Nichi che fa?».
A chi invece si chiedesse perchè mai il Canada, la risposta è presto detta.
Il compagno di vita di Vendola, Eddy Testa, è canadese. Ha studiato alla Concordia University di Montreal e alla Ottawa University.
Con il suo paese natale mantiene ovviamente rapporti, pur abitando insieme a Nichi a Terlizzi da una decina d’anni.
Vendola poi ama il Canada. Al Corriere canadese, cinque anni fa, confessò tutta la sua ammirazione: «Il Canada è una realtà  che ha un mix straordinariamente avanzato di diritti sociali, individuali e umani. La destra canadese in Italia sarebbe considerata non dico di estrema sinistra, ma quasi».
Un Eldorado dunque, verso il quale Vendola già  guardava con struggimento nella terribile estate del 2012, quando si scoprì indagato per abuso d’ufficio in merito alla nomina di un primario all’ospedale San Paolo di Bari.
Il processo lo vide assolto con formula piena, ma «la botta » era stata forte.
E ancora adesso pesa su Vendola l’inchiesta che lo vede imputato di concussione aggravata nell’ambito dell’inchiesta sul disastro ambientale causato dall’Ilva.
Nichi vorrebbe essere giudicato subito, liberarsi da un fardello che ne appesantisce la leadership, ma non è tanto semplice.
I Riva infatti hanno chiesto lo spostamento del processo da Taranto e la Cassazione non si esprimerà  prima di settembre-ottobre. Fino ad allora Vendola resterà  sulla griglia
Intanto la crisi di Sel non ha ancora trovato un punto di arrivo.
Il capogruppo in sostituzione di Gennaro Migliore, che ha dato vita a Led, non è ancora stato trovato.
Si parla di Arturo Scotto, un pontiere tra vendoliani e dissidenti (almeno quelli rimasti).
Di questo e di come far uscire il partito dall’angolo si discuterà  il 12 luglio nell’assemblea nazionale.
Sperando che quello sul Canada non sia altro che uno sfogo.
E finisca come quello di Veltroni sull’Africa.

Francesco Bei
(da “La Repubblica“)

argomento: Vendola | Commenta »

LA CRISI ITALIANA? QUESTIONE DI SEDIE, NON SOLO POLTRONE

Luglio 7th, 2014 Riccardo Fucile

UNA SERA IN SECHSELAUTENPLATZ A ZURIGO

La crisi italiana è questione di poltrone. Ma anche di sedie.
A volte una storia minima all’improvviso ti chiarisce pensieri che non riuscivi a dipanare. Così una sera ti ritrovi a Zurigo, in Sechselaà¼tenplatz, la piazza appena recuperata davanti all’Opera. E capisci.
La crisi italiana è una questione di poltrone. Ma anche di sedie.
A volte basta un’immagine. Una storia minima all’improvviso ti chiarisce pensieri che non riuscivi a dipanare.
Così una sera ti ritrovi sul lungolago di Zurigo, in Sechselaà¼tenplatz, la piazza appena recuperata davanti all’Opera.
È un vuoto — che cos’altro è in fondo una piazza? — liberato dalle auto. E la vita, come acqua, immediatamente ha preso ad affluire.
Sì, ecco cosa sono le piazze da troppo tempo dimenticate dai nostri architetti: un luogo dedicato alla vita, senza altro scopo — il lavoro, il commercio, il traffico — che il suo semplice trascorrervi, contemplarsi. L’esserci, in fondo.
E in quella mancanza di palazzi , di vetrine e di auto che si inseguono, cominci a guardare le persone. Allo stato brado, diresti, prive di affanni, libere di fare ciò che gli viene in mente.
Due ragazzi si sono tolti le scarpe e si sono sdraiati per terra, sulla pietra nuova, linda.
Lei gli poggia la testa sul torace, lui indica il lago. Parlano.
Ti pare un quadro familiare chissà  come strappato all’intimità  della casa. In fondo, sembrano dire i due ragazzi, anche questo spazio è nostro
È la stessa felicità  — appesantita, ma forse anche arricchita dagli anni — di una coppia di anziani seduta accanto.
Anche loro si parlano, si osservano, stupiti non di trovarsi, ma di non essersi persi.
Intorno è un rincorrersi di uccelli, con i loro voli così diversi: quello folle delle rondini o quello faticoso (ricordate le splendide parole di Giorgio Bassani?) di un airone.
Poi falchi, pipistrelli che si abbassano a provocare cani liberi dal guinzaglio.
C’è perfino la musica, una decina di ragazzi seduti intorno a una chitarra.
Tu stai lì e osservi. Eppure c’è qualcos’altro che non riesci ad afferrare.
Finchè capisci: le sedie! Dove le hanno prese?
Ti guardi intorno cercando un bar, un ristorante. Niente.
Alla fine chiedi. “Le sedie? Sono della piazza”, ti rispondono con naturalezza.
Già , è andata così: il comune ha costruito la piazza e ci ha messo cento bellissime sedie. Un esperimento, per vedere come andava. Dopo sei mesi non ne mancava nemmeno una.
Ecco il punto: in Italia dopo due giorni ti saresti ritrovato con le chiappe per terra (come accadde con l’esperimento delle bici pubbliche a Milano, per dirne una).
No, questo non è un elogio della superiorità  svizzera; altre volte siamo stati severi con un Paese che ha sottratto centinaia di miliardi al nostro fisco.
No, qui parliamo solo dell’Italia. Per capire cosa ci ha portato sull’orlo del baratro bisogna venire in Sechselaà¼tenplatz.
Dove le sedie di tutti sono anche tue. E passando sai che ne troverai una.
Invece di restare in piedi e poi tirare dritto per rinchiuderti in casa senza goderti una sera d’estate.

Ferruccio Sansa
(da “Il Fatto Quotidiano“)

argomento: Costume | Commenta »

RENZI HA BISOGNO DI ANDARE IN EUROPA CON LO “SCALPO” DEL SENATO

Luglio 7th, 2014 Riccardo Fucile

AL NETTO DEI DISSIDENTI, GRAZIE ALLA LEGA, AVREBBE LA MAGGIORANZA

Dal riposo di Pontassieve Matteo Renzi dice di essere «molto tranquillo», fa capire che sulla vicenda del Senato si è creato un allarmismo eccessivo e prevede che l’«asse Rai» Minzolini-Mineo non sarà  decisivo.
E in ogni caso, il presidente del Consiglio si prepara nelle prossime ore a replicare ai suoi critici su un punto dirimente: il Senato riformato sarà  comunque elettivo e che lo sia di primo o secondo livello, poco cambia.
Ma Renzi considera la battaglia dell’elettività  come un pretesto: oggi come oggi è più rappresentativo Mineo o un consigliere regionale?
Certo, nel giro delle prossime 48 ore il presidente del Consiglio sarà  in grado di stabilire se gli riuscirà  di portare a termine senza patemi una mission non dichiarata: presentarsi alla cena dei 28 capi di Stato di governo europei del 16 luglio con lo «scalpo» del Senato, in altre parole con il primo sì, proprio dei senatori, al superamento della Camera «alta» italiana.
Capirà  se tutto questo è possibile dopo due riunioni.
Stasera i senatori frondisti del Pd chiariranno nel corso dell’ennesima assemblea di Gruppo, se il loro dissenso si limiterà  agli emendamenti o si trasformerà  addirittura in voto contrario al testo finale; domani, al termine di una riunione di Forza Italia, si capirà  se Berlusconi sarà  riuscito a riassorbire la corposa fronda interna e – in caso negativo o parzialmente negativo – si chiarirà  quanti sono i senatori forzisti indisponibili a votare il testo del governo.
A quel punto, con il manifestarsi di favorevoli e contrari, saranno chiari i rapporti di forza con i quali affrontare le votazioni in aula, a partire dalla fine di questa settimana e all’inizio della prossima
Ma anche da questo punto di vista, i conti che fanno a palazzo Chigi risultano tranquillizzanti per il governo, almeno per il momento.
Anche mettendo nel conto una significativa dissidenza nel Pd (15-17 senatori) ed una ancora più corposa dentro Forza Italia (per esempio metà  dei 59 senatori), con l’apporto sicuro dei 15 leghisti, a palazzo Chigi valutano che il testo del governo potrebbe passare con una margine di circa 15 voti di maggioranza.
Ma al di là  della sua conclusione, la vicenda del Senato si sta trasformando in qualcosa di diverso e più ampio: la verifica dei rapporti di forza interni a Pd e Forza Italia.
Da questo punto di vista, l’esito della assemblea di stasera dei senatori democratici potrebbe indurre Matteo Renzi a rivedere lo schema unitario col quale intendeva formare la segreteria del Pd, scartando cioè l’ipotesi di una gestione comprendente anche le due minoranze, quella bersaniana e quella civatiana, mentre i «giovani turchi», dopo la presidenza a Matteo Orfini, sono oramai fuori da una logica di opposizione
Certo, Renzi è irritato perchè è convinto della pretestuosità  della dissidenza espressa dai senatori del suo partito e nelle settimane scorse non ha mancato di «criminalizzare» i frondisti, ignorandone gli argomenti, ma ora che la vicenda sta arrivando al dunque, c’è una novità  che nelle prossime ore potrebbe ulteriormente guastare i rapporti interni.
I dissenzienti infatti hanno fatto capire che non si limiteranno a votare emendamenti, assieme ai senatori di altri partiti e in dissenso dal Pd, ma una volta bocciati quei tentativi di modifica, potrebbero esprimersi «contro» il proprio partito in sede finale.
Una novità  potenzialmente destabilizzante.
Sostiene Giorgio Tonini, vicepresidente dei senatori Pd, renziano della prima ora: «I nostri colleghi hanno tutto il diritto di esprimere dissenso rispetto ai punti qualificanti della riforma del Senato, ma se invocheranno la questione di coscienza per votare in modo difforme dal proprio partito sui punti qualificanti della riforma sostenuta dal Pd e dal governo, evocando un disegno anti-democratico, è come se dicessero che tutti gli altri sono partecipi di una pulsione autoritaria. Il che, ovviamente, sarebbe insopportabile. Non per invocare soluzioni disciplinari, ma perchè non si può invocare la coscienza su un dissenso fisiologico».

Fabio Martini
(da “La Stampa”)

argomento: Renzi | Commenta »

SENATO, LE FRONDE PD E FORZA ITALIA METTONO A RISCHIO IL SI’ ALLA LEGGE TRUFFA

Luglio 7th, 2014 Riccardo Fucile

I “RIBELLI” INSISTONO SULL’ELETTIVITA’… SONO OLTRE 50 I DISSENZIENTI TRA I VARI GRUPPI

Se stasera Matteo Renzi andrà  all’assemblea dei senatori del Pd – il che visto il clima non è neppure detto – non offrirà  alcuna sponda ai “ribelli” contrari al disegno di legge Boschi- Delrio.
La linea è questa, ormai è tracciata: «O di qua o di là ». Dopo che in giornata si erano diffuse alcune voci su una possibile apertura del premier sulla questione dell’elettività  dei nuovi senatori-consiglieri, è stato Renzi stesso, conversando con i suoi ieri sera, a lasciar filtrare l’assoluta indisponibilità  a rimettere in discussione il punto più contestato della riforma costituzionale
«Sarò durissimo sul no all’elettività  », promette infatti il segretario.
Il quale intravede, dietro la bandiera di un Senato ancora eletto direttamente e non formato dai consiglieri regionali, «l’estremo tentativo di ripartire da capo forzando la situazione ».
Il perchè è presto detto. «Se i senatori sono scelti dal popolo allo stesso modo dei deputati – osserva Renzi – come impedire loro di votare anche la fiducia al governo e di esaminare il bilancio?».
Con la stessa fonte di legittimazione popolare si avrebbero di nuovo due Camere sullo stesso piano. E la fine del bicameralismo perfetto (identiche funzioni tra i due rami del parlamento) andrebbe a farsi benedire.
Quanto alle polemiche sulla mancanza di legittimazione dei futuri componenti di palazzo Madama, il premier nelle sue conversazioni private si lascia sfuggire una battuta velenosa: «Chi è più rappresentativo? Corradino Mineo, Augusto Minzolini oppure un consigliere regionale eletto da decine di migliaia di cittadini?»
La citazione dei due senatori non è casuale.
Entrambi infatti figurano tra i più fieri oppositori del suo progetto e stanno organizzando un fronte trasversale Pd-Forza Italia per ostacolarlo in tutti i modi.
Si parla ovviamente del passaggio in aula, giacchè in commissione ormai i «sabotatori » Mineo e Mauro sono stati fatti fuori.
Per questo, in vista dell’assemblea di stasera, un renziano come il senatore Giorgio Tonini spara preventivamente contro chi dovesse appellarsi alla libertà  di coscienza. «Lo statuto del Pd – sostiene Tonini – dice che la questione di coscienza può essere sollevata alla presidenza del gruppo su questioni etiche e principi fondamentali della Costituzione ma la modalità  di elezione del Senato non è una questione di coscienza». Ergo varrebbe la disciplina di gruppo, comprese le sanzioni per chi non si allinea.
Ma le minacce al momento non sortiscono effetto.
Sarebbero una ventina i senatori dem pronti alla rivolta, che vanno a sommarsi alla trentina di forzisti ribelli e all’altra decina tra Ncd e ex Scelta civica.
Numeri importanti dunque, che potrebbero rendere molto complicato il passaggio in aula.
Anche per questo ieri Renzi ha stretto i bulloni della maggioranza, chiedendo ad Alfano quanto fosse seria l’intenzione di Ncd di opporsi al Senato non elettivo. Ricevendone in cambio assicurazioni.
Certo, anche Berlusconi ha richiamato i suoi all’ordine. Ma come dice un vecchio navigatore del palazzo come il leghista Roberto Calderoli, relatore della legge, «ormai quelli se ne fregano ».
Anzi la fronda dentro Forza Italia si sta allargando.
Esasperati per il mancato rispetto della promessa fatta da Berlusconi giovedì scorso («le questioni che ponete sono serie, ci rivedremo martedì per decidere»), i ribelli sono pronti a muovere in blocco contro la linea ufficiale del partito.
Raffaele Fitto resta in silenzio, per non dare alibi a chi vorrebbe usarlo come capro espiatorio per schiacciare la rivolta, ma i senatori pugliesi e campani ormai si muovono come una falange.
È in corso una raccolta di firme su una richiesta di riunire il gruppo prima che la riforma Boschi vada in aula.
Una ventina di senatori sono pronti a dare battaglia. Filtrano i nomi di Milo e D’Anna, Bonfrisco e Tarquinio, Malan e Zuffada.
Oltre ovviamente a Minzolini. La Vandea è solo all’inizio, ha bisogno di tempo per organizzarsi e raccordarsi con l’offensiva parallela in corso nel Pd.
Ed è proprio il tempo il fattore che gioca contro Renzi.
La discussione in commissione infatti procede a rilento. Dopo l’incontro a palazzo Chigi tra Renzi e Berlusconi, che ha ridefinito nei dettagli il patto del Nazareno, si tratta ora di tradurre in norme l’intesa politica.
Per il momento l’esame degli articoli 56 e seguenti del disegno di legge è stato sospeso.
E dopo che il governo avrà  battuto un colpo i relatori Finocchiaro e Calderoli dovranno riformulare i propri emendamenti. Ci vorrà  tempo.
«Di sicuro mercoledì – ammette Calderoli – non ce la facciamo ad andare in aula». L’obiettivo di Renzi arrivare almeno a un via libera in commissione entro il Consiglio europeo del 16 luglio rischia di saltare.

Frabcesco Bei
(da “La Repubblica”)

argomento: Berlusconi, Renzi | Commenta »

« Previous Entries
Next Entries »
  • Destra di Popolo.net
    Circolo Genovese di Cultura e Politica
    Diretto da Riccardo Fucile
    Scrivici: destradipopolo@gmail.com

  • Categorie

    • 100 giorni (5)
    • Aborto (20)
    • Acca Larentia (2)
    • Alcool (3)
    • Alemanno (150)
    • Alfano (315)
    • Alitalia (123)
    • Ambiente (341)
    • AN (210)
    • Animali (74)
    • Arancioni (2)
    • arte (175)
    • Attentato (329)
    • Auguri (13)
    • Batini (3)
    • Berlusconi (4.295)
    • Bersani (234)
    • Biasotti (12)
    • Boldrini (4)
    • Bossi (1.222)
    • Brambilla (38)
    • Brunetta (83)
    • Burlando (26)
    • Camogli (2)
    • canile (4)
    • Cappello (8)
    • Caprotti (2)
    • Caritas (6)
    • carovita (170)
    • casa (247)
    • Casini (119)
    • Centrodestra in Liguria (35)
    • Chiesa (276)
    • Cina (10)
    • Comune (342)
    • Coop (7)
    • Cossiga (7)
    • Costume (5.583)
    • criminalità (1.402)
    • democratici e progressisti (19)
    • denuncia (14.530)
    • destra (573)
    • destradipopolo (99)
    • Di Pietro (101)
    • Diritti civili (276)
    • don Gallo (9)
    • economia (2.331)
    • elezioni (3.303)
    • emergenza (3.077)
    • Energia (45)
    • Esselunga (2)
    • Esteri (784)
    • Eugenetica (3)
    • Europa (1.314)
    • Fassino (13)
    • federalismo (167)
    • Ferrara (21)
    • Ferretti (6)
    • ferrovie (133)
    • finanziaria (325)
    • Fini (821)
    • fioriere (5)
    • Fitto (27)
    • Fontana di Trevi (1)
    • Formigoni (90)
    • Forza Italia (596)
    • frana (9)
    • Fratelli d'Italia (291)
    • Futuro e Libertà (510)
    • g8 (25)
    • Gelmini (68)
    • Genova (542)
    • Giannino (10)
    • Giustizia (5.786)
    • governo (5.801)
    • Grasso (22)
    • Green Italia (1)
    • Grillo (2.941)
    • Idv (4)
    • Immigrazione (734)
    • indulto (14)
    • inflazione (26)
    • Ingroia (15)
    • Interviste (16)
    • la casta (1.394)
    • La Destra (45)
    • La Sapienza (5)
    • Lavoro (1.316)
    • LegaNord (2.413)
    • Letta Enrico (154)
    • Liberi e Uguali (10)
    • Libia (68)
    • Libri (33)
    • Liguria Futurista (25)
    • mafia (543)
    • manifesto (7)
    • Margherita (16)
    • Maroni (171)
    • Mastella (16)
    • Mattarella (60)
    • Meloni (14)
    • Milano (300)
    • Montezemolo (7)
    • Monti (357)
    • moschea (11)
    • Musso (10)
    • Muti (10)
    • Napoli (319)
    • Napolitano (220)
    • no global (5)
    • notte bianca (3)
    • Nuovo Centrodestra (2)
    • Obama (11)
    • olimpiadi (40)
    • Oliveri (4)
    • Pannella (29)
    • Papa (33)
    • Parlamento (1.428)
    • partito del popolo della libertà (30)
    • Partito Democratico (1.034)
    • PD (1.188)
    • PdL (2.781)
    • pedofilia (25)
    • Pensioni (129)
    • Politica (39.431)
    • polizia (253)
    • Porto (12)
    • povertà (502)
    • Presepe (14)
    • Primarie (149)
    • Prodi (52)
    • Provincia (139)
    • radici e valori (3.684)
    • RAI (359)
    • rapine (37)
    • Razzismo (1.410)
    • Referendum (200)
    • Regione (344)
    • Renzi (1.521)
    • Repetto (46)
    • Rifiuti (84)
    • rom (13)
    • Roma (1.125)
    • Rutelli (9)
    • san gottardo (4)
    • San Martino (3)
    • San Miniato (2)
    • sanità (306)
    • Sarkozy (43)
    • scuola (354)
    • Sestri Levante (2)
    • Sicurezza (454)
    • sindacati (162)
    • Sinistra arcobaleno (11)
    • Soru (4)
    • sprechi (319)
    • Stampa (373)
    • Storace (47)
    • subappalti (31)
    • televisione (244)
    • terremoto (402)
    • thyssenkrupp (3)
    • Tibet (2)
    • tredicesima (3)
    • Turismo (62)
    • Udc (64)
    • Università (128)
    • V-Day (2)
    • Veltroni (30)
    • Vendola (41)
    • Verdi (16)
    • Vincenzi (30)
    • violenza sulle donne (342)
    • Web (1)
    • Zingaretti (10)
    • zingari (14)
  • Archivi

    • Maggio 2026 (291)
    • Aprile 2026 (591)
    • Marzo 2026 (641)
    • Febbraio 2026 (617)
    • Gennaio 2026 (653)
    • Dicembre 2025 (627)
    • Novembre 2025 (668)
    • Ottobre 2025 (651)
    • Settembre 2025 (662)
    • Agosto 2025 (669)
    • Luglio 2025 (671)
    • Giugno 2025 (573)
    • Maggio 2025 (591)
    • Aprile 2025 (622)
    • Marzo 2025 (561)
    • Febbraio 2025 (351)
    • Gennaio 2025 (640)
    • Dicembre 2024 (607)
    • Novembre 2024 (609)
    • Ottobre 2024 (668)
    • Settembre 2024 (458)
    • Agosto 2024 (618)
    • Luglio 2024 (429)
    • Giugno 2024 (481)
    • Maggio 2024 (633)
    • Aprile 2024 (618)
    • Marzo 2024 (473)
    • Febbraio 2024 (588)
    • Gennaio 2024 (627)
    • Dicembre 2023 (503)
    • Novembre 2023 (435)
    • Ottobre 2023 (604)
    • Settembre 2023 (460)
    • Agosto 2023 (641)
    • Luglio 2023 (605)
    • Giugno 2023 (560)
    • Maggio 2023 (412)
    • Aprile 2023 (567)
    • Marzo 2023 (506)
    • Febbraio 2023 (505)
    • Gennaio 2023 (541)
    • Dicembre 2022 (525)
    • Novembre 2022 (526)
    • Ottobre 2022 (552)
    • Settembre 2022 (584)
    • Agosto 2022 (584)
    • Luglio 2022 (562)
    • Giugno 2022 (521)
    • Maggio 2022 (470)
    • Aprile 2022 (502)
    • Marzo 2022 (542)
    • Febbraio 2022 (494)
    • Gennaio 2022 (510)
    • Dicembre 2021 (488)
    • Novembre 2021 (599)
    • Ottobre 2021 (506)
    • Settembre 2021 (539)
    • Agosto 2021 (423)
    • Luglio 2021 (577)
    • Giugno 2021 (559)
    • Maggio 2021 (556)
    • Aprile 2021 (506)
    • Marzo 2021 (647)
    • Febbraio 2021 (570)
    • Gennaio 2021 (605)
    • Dicembre 2020 (619)
    • Novembre 2020 (575)
    • Ottobre 2020 (638)
    • Settembre 2020 (465)
    • Agosto 2020 (588)
    • Luglio 2020 (597)
    • Giugno 2020 (580)
    • Maggio 2020 (618)
    • Aprile 2020 (643)
    • Marzo 2020 (437)
    • Febbraio 2020 (593)
    • Gennaio 2020 (596)
    • Dicembre 2019 (542)
    • Novembre 2019 (316)
    • Ottobre 2019 (631)
    • Settembre 2019 (617)
    • Agosto 2019 (639)
    • Luglio 2019 (654)
    • Giugno 2019 (598)
    • Maggio 2019 (527)
    • Aprile 2019 (383)
    • Marzo 2019 (562)
    • Febbraio 2019 (598)
    • Gennaio 2019 (641)
    • Dicembre 2018 (623)
    • Novembre 2018 (603)
    • Ottobre 2018 (631)
    • Settembre 2018 (586)
    • Agosto 2018 (362)
    • Luglio 2018 (562)
    • Giugno 2018 (563)
    • Maggio 2018 (634)
    • Aprile 2018 (547)
    • Marzo 2018 (599)
    • Febbraio 2018 (571)
    • Gennaio 2018 (607)
    • Dicembre 2017 (578)
    • Novembre 2017 (633)
    • Ottobre 2017 (579)
    • Settembre 2017 (456)
    • Agosto 2017 (368)
    • Luglio 2017 (450)
    • Giugno 2017 (468)
    • Maggio 2017 (460)
    • Aprile 2017 (439)
    • Marzo 2017 (480)
    • Febbraio 2017 (420)
    • Gennaio 2017 (453)
    • Dicembre 2016 (438)
    • Novembre 2016 (438)
    • Ottobre 2016 (424)
    • Settembre 2016 (367)
    • Agosto 2016 (332)
    • Luglio 2016 (336)
    • Giugno 2016 (358)
    • Maggio 2016 (373)
    • Aprile 2016 (307)
    • Marzo 2016 (369)
    • Febbraio 2016 (335)
    • Gennaio 2016 (404)
    • Dicembre 2015 (412)
    • Novembre 2015 (401)
    • Ottobre 2015 (422)
    • Settembre 2015 (419)
    • Agosto 2015 (416)
    • Luglio 2015 (387)
    • Giugno 2015 (396)
    • Maggio 2015 (402)
    • Aprile 2015 (407)
    • Marzo 2015 (428)
    • Febbraio 2015 (417)
    • Gennaio 2015 (434)
    • Dicembre 2014 (454)
    • Novembre 2014 (437)
    • Ottobre 2014 (440)
    • Settembre 2014 (450)
    • Agosto 2014 (433)
    • Luglio 2014 (436)
    • Giugno 2014 (391)
    • Maggio 2014 (392)
    • Aprile 2014 (389)
    • Marzo 2014 (436)
    • Febbraio 2014 (386)
    • Gennaio 2014 (419)
    • Dicembre 2013 (367)
    • Novembre 2013 (395)
    • Ottobre 2013 (446)
    • Settembre 2013 (433)
    • Agosto 2013 (389)
    • Luglio 2013 (390)
    • Giugno 2013 (425)
    • Maggio 2013 (413)
    • Aprile 2013 (345)
    • Marzo 2013 (372)
    • Febbraio 2013 (293)
    • Gennaio 2013 (361)
    • Dicembre 2012 (364)
    • Novembre 2012 (336)
    • Ottobre 2012 (363)
    • Settembre 2012 (341)
    • Agosto 2012 (238)
    • Luglio 2012 (328)
    • Giugno 2012 (287)
    • Maggio 2012 (258)
    • Aprile 2012 (218)
    • Marzo 2012 (255)
    • Febbraio 2012 (247)
    • Gennaio 2012 (259)
    • Dicembre 2011 (223)
    • Novembre 2011 (267)
    • Ottobre 2011 (283)
    • Settembre 2011 (268)
    • Agosto 2011 (155)
    • Luglio 2011 (204)
    • Giugno 2011 (262)
    • Maggio 2011 (273)
    • Aprile 2011 (248)
    • Marzo 2011 (255)
    • Febbraio 2011 (233)
    • Gennaio 2011 (253)
    • Dicembre 2010 (237)
    • Novembre 2010 (187)
    • Ottobre 2010 (159)
    • Settembre 2010 (148)
    • Agosto 2010 (75)
    • Luglio 2010 (86)
    • Giugno 2010 (76)
    • Maggio 2010 (75)
    • Aprile 2010 (66)
    • Marzo 2010 (79)
    • Febbraio 2010 (73)
    • Gennaio 2010 (74)
    • Dicembre 2009 (74)
    • Novembre 2009 (83)
    • Ottobre 2009 (90)
    • Settembre 2009 (83)
    • Agosto 2009 (56)
    • Luglio 2009 (83)
    • Giugno 2009 (76)
    • Maggio 2009 (72)
    • Aprile 2009 (74)
    • Marzo 2009 (50)
    • Febbraio 2009 (69)
    • Gennaio 2009 (70)
    • Dicembre 2008 (75)
    • Novembre 2008 (77)
    • Ottobre 2008 (67)
    • Settembre 2008 (56)
    • Agosto 2008 (39)
    • Luglio 2008 (50)
    • Giugno 2008 (55)
    • Maggio 2008 (63)
    • Aprile 2008 (50)
    • Marzo 2008 (39)
    • Febbraio 2008 (35)
    • Gennaio 2008 (36)
    • Dicembre 2007 (25)
    • Novembre 2007 (22)
    • Ottobre 2007 (27)
    • Settembre 2007 (23)
  • Luglio 2014
    L M M G V S D
     123456
    78910111213
    14151617181920
    21222324252627
    28293031  
    « Giu   Ago »
  • Leggi gli ultimi articoli inseriti

    • INDOVINA CHI HA VISTO MARINA BERLUSCONI: MITI E STRATEGIE SILLA FIGLIA DEL FONDATORE DI FORZA ITALIA
    • DE ANGELIS, FONDATORE DEL MONDO AL CONTRARIO: “VANNACCI E’ UN TRADITORE. E VOLEVA CANDIDARSI CON FDI”
    • L’INGOMBRANTE BARELLI DOVE LO METTO? L’EX CAPOGRUPPO DI FORZA ITALIA, FEDELISSIMO E CONSUOCERO DI ANTONIO TAJANI, FATTO FUORI DALLA FAMIGLIA BERLUSCONI, È STATO RICOMPENSATO CON UNA POLTRONA DA SOTTOSEGRETARIO AI RAPPORTI COL PARLAMENTO, MA SI È IMPUNTATO SULLA SCELTA DEL SUO NUOVO UFFICIO
    • IL GOVERNO E’ PEGGIO DI HORMUZ: DOPO LA MANCATA NOMINA DI FRENI ALLA CONSOB, E’ SCONTRO TOTALE TRA FORZA ITALIA E LEGA. GLI AZZURRI HANNO ABBRACCIATO LA LINEA DELLE MANI LIBERE, IN LINEA CON IL NUOVO CORSO LIBERAL DI MARINA, E SI DIVERTONO A COLPIRE LA LEGA
    • LA GRAN BRETAGNA AVRÀ PER LA PRIMA VOLTA UN PREMIER GAY? WES STREETING, L’EX MINISTRO DELLA SALUTE BRITANNICO, CHE SI È DIMESSO PER LANCIARE LA SFIDA A STARMER, È LANCIATISSIMO E HA LA BIOGRAFIA PERFETTA PER PRENDERE IL POTERE
    • NEL PIANO CASA DI MELONI PROMESSE VUOTE E NIENTE SOLDI, L’ESPERTO: “AIUTERA’ I PRIVATI, NON I GIOVANI”
  • Commenti recenti

    • Log In

      • Accedi
      • Feed dei contenuti
      • Feed dei commenti
      • WordPress.org
    • Credits: G.I





    Usiamo i cookie anche di terze parti autorizzate. Continuando a navigare su questo sito, acconsenti al loro impiego in conformità alla nostra Cookie Policy.
    PreferenzeCONTINUA
    Manage consent

    Privacy Overview

    This website uses cookies to improve your experience while you navigate through the website. Out of these, the cookies that are categorized as necessary are stored on your browser as they are essential for the working of basic functionalities of the website. We also use third-party cookies that help us analyze and understand how you use this website. These cookies will be stored in your browser only with your consent. You also have the option to opt-out of these cookies. But opting out of some of these cookies may affect your browsing experience.
    Necessary
    Sempre abilitato
    Necessary cookies are absolutely essential for the website to function properly. These cookies ensure basic functionalities and security features of the website, anonymously.
    CookieDurataDescrizione
    cookielawinfo-checbox-analytics11 monthsThis cookie is set by GDPR Cookie Consent plugin. The cookie is used to store the user consent for the cookies in the category "Analytics".
    cookielawinfo-checbox-functional11 monthsThe cookie is set by GDPR cookie consent to record the user consent for the cookies in the category "Functional".
    cookielawinfo-checbox-others11 monthsThis cookie is set by GDPR Cookie Consent plugin. The cookie is used to store the user consent for the cookies in the category "Other.
    cookielawinfo-checkbox-necessary11 monthsThis cookie is set by GDPR Cookie Consent plugin. The cookies is used to store the user consent for the cookies in the category "Necessary".
    cookielawinfo-checkbox-performance11 monthsThis cookie is set by GDPR Cookie Consent plugin. The cookie is used to store the user consent for the cookies in the category "Performance".
    viewed_cookie_policy11 monthsThe cookie is set by the GDPR Cookie Consent plugin and is used to store whether or not user has consented to the use of cookies. It does not store any personal data.
    Functional
    Functional cookies help to perform certain functionalities like sharing the content of the website on social media platforms, collect feedbacks, and other third-party features.
    Performance
    Performance cookies are used to understand and analyze the key performance indexes of the website which helps in delivering a better user experience for the visitors.
    Analytics
    Analytical cookies are used to understand how visitors interact with the website. These cookies help provide information on metrics the number of visitors, bounce rate, traffic source, etc.
    Advertisement
    Advertisement cookies are used to provide visitors with relevant ads and marketing campaigns. These cookies track visitors across websites and collect information to provide customized ads.
    Others
    Other uncategorized cookies are those that are being analyzed and have not been classified into a category as yet.
    ACCETTA E SALVA