Agosto 14th, 2014 Riccardo Fucile
SOLO IL 15% PASSERA’ LA GIORNATA DI FESTA ALL’APERTO, VUOTI I RISTORANTI… IN VIAGGIO CON TRENITALIA 710.000 PERSONE…METE PREFERITE QUELLE MARITTIME DELL’ADRIATICO
Complici crisi e maltempo, solo il 15 per cento degli italiani sceglierà di trascorrere il giorno di Ferragosto a pranzo con un picnic all’aria aperta con barbecue o al sacco, mentre la metà (50 per cento) resterà a casa e l’11 per cento da parenti e amici.
E’ quanto emerge da una indagine Coldiretti/Ixe sul clou dell’estate 2014 dalla quale si evidenzia che appena l’8 per cento degli italiani va al ristorante o in pizzeria.
Le città quest’anno non si svuotano neanche a Ferragosto e, sottolinea la Coldiretti, il traffico sulle strade è ben diverso dal passato.
La crisi ma anche l’andamento climatico anomalo hanno modificato l’organizzazione estiva delle attività nei centri urbani dove è assicurato un maggiore livello di servizi e di prodotti rispetto al passato.
In media sono aperti tre negozi su quattro nell’alimentare e in particolare l’80 per cento dei centri commerciali faranno orario continuato, il 70 per cento dei panifici avrà le serrande alzate ma anche il 75 per cento dei benzinai.
Se l’apertura degli ipermercati non è una novità , moltissimi piccoli negozi hanno deciso di non abbassare le saracinesche per cercare di risollevare i bilanci pesantemente colpiti dalla crisi ma a questi si sono aggiunti i sempre più numerosi mercati degli agricoltori di campagna amica in città , dove è possibile acquistare senza intermediazioni prodotti alimentari freschi col miglior rapporto prezzo/qualità .
Tuttavia se le città non si svuotano, almeno per il ponte di Ferragosto si riempiono le località di mare: almeno secondo uno studio dell’osservatorio Trivago.
“Tutto esaurito” in Emilia-Romagna che conferma il suo grande appeal sia con Milano Marittima (solo 2% di strutture disponibili) che con le super gettonate Riccione e Rimini al 3%.
Al sud spicca la Puglia dove Vieste e Gallipoli, con solo il 3% di disponibilità , si preparano ad essere letteralmente prese d’assalto dai numerosi turisti.
Situazione simile anche in Campania, dove risulta molto difficile trovare un posto libero sia ad Ischia che a Sorrento (entrambe al 7%).
Lo scenario cambia, però, in Sicilia dove a Taormina si registra una maggiore disponibilità (16%).
Secondo Trenitalia saranno 710mila i viaggiatori che nel ponte si sposteranno in treno per raggiungere o tornare dalle località di vacanza.
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Agosto 14th, 2014 Riccardo Fucile
ETOLOGIA AL POTERE: MA GLI ANIMALI DI BERSANI ERANO PIU’ SOLARI
Matteo Renzi propone che l’inaugurazione dell’Expo sia «un no gufi day»; e l’altra sera, intervistato
da Mia Ceran a Millennium, ha evocato la parola «zoo»: «Tra gufi, sciacalli e avvoltoi ormai potremmo fare uno zoo».
Ma se evochi lo «zoo» la minima cosa che ti puoi aspettare è che a chi ascolta torni in mente… il tacchino. Con effetti imprevisti.
Sì, il tacchino sul tetto, proprio quello. Cioè Bersani e la metafora più clamorosamente infelice della recente storia politica.
Anche lì eravamo in campo zoologico, era il novembre del 2012, il faccia a faccia tv tra l’allora segretario e il sindaco di Firenze. Renzi aveva spiegato poco prima che occorreva un accordo per la Svizzera per tassare i capitali esportati illecitamente dall’Italia, e Bersani replicò a modo suo, masochistico (anche se involontariamente divertente).
Disse di aver parlato col presidente dei socialdemocratici tedeschi: «Anche lui ama le metafore. Su questa storia dell’accordo con la Svizzera, dice: “So anch’io che c’è tanta gente che preferisce un passerotto in mano piuttosto che il tacchino sul tetto, però questo è un condono. E fino a questo punto di trattativa, se non cambia nei prossimi giorni, è un condono”».
Grande fu lo sconcerto nel pubblico; non per il contenuto (a chi importava?), ma per quell’assurda frase, il tacchino, il tetto.
Si scoprì poi che il segretario aveva per lo meno mal tradotto il detto tedesco («meglio un passerotto in mano piuttosto di un piccione sul tetto», che è l’equivalente tedesco del nostro «meglio un uovo oggi che una gallina domani»).
Cosa che in alcuni (non in tanti, a quel tempo, erano pro Renzi) rafforzò la sensazione istintiva che il bersanismo fosse anche linguisticamente qualcosa di arcaico.
Anche altri animali piacevano molto a Bersani; chiuse una campagna gridando «lo smacchiamo, lo smacchiamo (il giaguaro)», a quel punto l’imitazione di Crozza era diventata già proverbiale, un genere.
Passerotti, tacchini, giaguari, alla fine il minimo che potessero fare fu presentargli il conto facendogli fare la figura del pollo.
Ma gli animali bersaniani tradivano un immaginario tutto sommato solare, lo zoo era uno zoo per bambini e nonne di campagna; con Renzi è diverso.
Mettendo qui tra parentesi le cose serie – l’economia, sulla quale permangono seri problemi – il premier si sta cucendo addosso da solo un immaginario fatto di animali cupi (i gufi), per non dire palesemente profittatori (gli sciacalli e gli avvoltoi), o iettatori, gli «uccellacci del malaugurio» di cui scrisse.
È una visione del mondo che Renzi naturalmente addebita a chi lo critica, non a sè, ma gli finisce appiccicata addosso, ci pensi; rischia di essere dal punto di vista della comunicazione un purissimo autogol, la sensazione di qualcosa di buio, e di una lingua troppo aggressiva.
Si dirà che è la politica, bellezza; anzi, lo zoo della politica.
Jacopo Iacoboni
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Agosto 14th, 2014 Riccardo Fucile
LA TEDESCA PUMA FINANZIERA’ GRAN PARTE DELLO STIPENDIO DI 3,6 MILIONI DI EURO NETTI L’ANNO
Antonio Conte potrebbe essere il primo c.t. della Nazionale nato in Meridione, a breve l’annuncio ufficiale.
Il nuovo presidente della Figc, Carlo Tavecchio, dopo le polemiche sulla sua elezione sta per portare sulla panchina dell’Italia il miglior allenatore del movimento calcistico del Paese.
La volontà dell’ex timoniere della Juventus c’è sempre stata, così come un progetto tecnico già pronto. Le due parti hanno già parlato e sono in sintonia, l’ultimo ostacolo è quello economico.
Per superarlo però la Figc ha già avviato la trattativa con lo sponsor tecnico Puma che contribuirà a pagare gran parte dello stipendio di Conte.
L’azienda tedesca infatti ha già diramato un comunicato ufficiale in cui dichiara pieno appoggio alla Figc nella scelta del nuovo c.t. della Nazionale.
Conte infatti chiede un ingaggio almeno uguale a quello percepito a Torino: circa 3,6 milioni di euro che la Federazione non potrebbe certamente sborsare.
Per superare l’impaccio quindi la Figc sta coinvolgendo lo sponsor che sembrerebbe ben disposto a colmare il gap, considerando che una Nazionale allenata da un mister campione d’Italia nelle ultime tre edizioni della Serie A avrebbe una caratura molto più importante.
L’ex c.t. Cesare Prandelli percepiva 1,7 milioni di euro netti (3,2 lordi), cifra da cui la Figc non può e non vuole distaccarsi, non solo per ragioni di bilancio ma anche etiche e d’immagine.
Anzi Tavecchio vorrebbe spendere qualcosa in meno. La differenza per portare Conte in azzurro e arrivare dunque a quei 5,5 milioni lordi chiesti dal mister pugliese sarebbe quindi garantita dalla Puma.
La trattativa tra l’azienda e la Figc è già avviata sulla base di un contributo annuo di 2 milioni netti che sommati a quegli 1,6 milioni messi dalla Federazione garantirebbero la copertura economica dell’ingaggio di Conte.
In questo caso l’affare andrebbe in porto anche grazie ad una tassazione più favorevole.
Dunque nella giornata di oggi arriverà la risposta di Puma alla proposta della Figc.
Se ci fosse il sì scatterebbe subito l’incontro tra Conte e Tavecchio con la firma del contratto che diventerebbe solo una formalità .
Se tutto andasse in questa direzione lunedì il nuovo tecnico sarà presentato ufficialmente.
Per quanto riguarda il progetto tecnico Conte sarebbe un c.t. a tempo pieno e gestirebbe il coordinamento di tutte le Nazionali.
Già pronta la definizione di un codice etico e degli obiettivi prefissati.
Il mister vuole tanta autonomia per rifondare la rappresentativa italiana e in Federazione sembrando disposti a concedergliela dopo le ultime esperienze fallimentari.
Qualche piccolo nodo su stage e amichevoli da risolvere, ma dal punto di vista dell’organizzazione tecnica tra Tavecchio e Conte c’è piena sintonia.
(da “Huffingtonpost“)
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Agosto 14th, 2014 Riccardo Fucile
LA FRANCIA A CRESCITA ZERO… COLPO DI SOLE DI RENZI AL SUD: “TRASCINEREMO NOI L’EUROPA FUORI DALLA CRISI”
La locomotiva Germania rallenta. 
Per la prima volta dopo due anni il Pil tedesco registra uno -0,2% nel secondo trimestre 2014.
Il dato è peggiore delle attese che indicavano una possibile flessione del -0,1%.
La crescita del primo trimestre rispetto all’ultimo del 2013 è stata rivista dal +0,8 al +0,7%. Il rendimento del bund, il titolo di Stato decennale, crolla sotto l’1% su attese crescenti per ulteriori misure da parte della Bce per venire in soccorso ai governi con misure non convenzionali pro-crescita: è la prima volta mai registrata dalle serie storiche.
Quelle che arrivano da Berlino non sono le uniche brutte notizie sul fronte della ripresa.
Oggi l’Eurostat ha diffuso le stime sull’economia dell’Eurozona: nei 18 Paesi la crescita è ferma e sale dello 0,76% su base annua.
Le previsioni degli analisti erano di una crescita trimestrale dello 0,1%.
Nell’Unione europea a 28 paesi il Pil cresce dello 0,2% trimesterale e dell’1,2% annuale.
Ma oltre al prodotto interno lordo, che è fermo anche in Francia, a far paura è lo spettro deflazionistico: dopo il Portogallo (-0,7%) anche la Spagna segna un’inflazione negativa (-0,4%).
A livello europeo si registra un nuovo calo dal 0,5% di giugno al 0,4% di luglio.
I dati del Pil nel secondo trimestre, diffusi questa mattina dall’istituto di statistica Insee, segnano che l’economia francese è ferma per il secondo trimestre consecutivo. Il dato invariato rispetto al trimestre precedente segue la crescita zero già registrata nel primo trimestre dell’anno rispetto all’ultimo trimestre del 2013. L’economia francese ristagna e il governo si prepara a rivedere le stime per il 2014.
Il ministro delle finanze, Michel Sapin, ha scritto sul quotidiano Le Monde che per l’anno in corso la previsione di crescita sarà ridotta dall’1% allo 0,5%. Come conseguenza Parigi mancherà l’obiettivo di deficit-Pil al 3,8%.
La nuova stima è un rapporto superiore al 4%. Sapin sollecita risposte dall’Europa, dal rafforzamento dell’azione della Bce ad un adattamento delle regole di budget alla situazione economica, quindi maggiore flessibilità rispetto ai vincoli che gravano sui conti pubblici.
Arriva a stretto giro la replica di Francoforte.
A parlare è la Banca centrale europea nel suo bollettino mensile dove cita fra i rischi anche una «domanda interna inferiore alle attese» e invita i governi a «riforme strutturali».
Riforme strutturali che «dovrebbero mirare innanzitutto a promuovere gli investimenti e la creazione di posti di lavoro», e i Paesi dell’Eurozona dovrebbero «procedere in linea con il Patto di stabilità e crescita senza vanificare i progressi conseguiti», risanando i bilanci «in modo da favorire l’espansione economica», scrive la Bce.
Per quanto riguarda l’allarme deflazionistico (le nuove stime danno l’inflazione al 0,7% nel 2014) la Bce dice di essere pronta a fare la propria parte con «misure non convenzionali».
C’è però una possibile luce in fondo al tunnel di buona parte dell’Eurozona, ed è la Grecia ormai prossima a uscire da una recessione durata sei anni.
Anche la Spagna, con un +0,6% già incassato grazie alle riforme decise adottate dal premier Mariano Rajoy sotto la pressione di Ue e Fondo monetario internazionale.
La Grecia, sempre nel secondo trimestre, ha segnato un -0,2%, un dato migliore del -0,5% previsto e che apre all’uscita dalla recessione peggiore dal dopoguerra.
Ma proprio la Spagna riaccende l’allarme-deflazione: mentre i prezzi restano positivi in Francia e Germania e stagnano in Italia, in Spagna sono scesi a luglio dello 0,3% su anno.
Numeri che rischiano di rivelare che la ripresa ha già dato il meglio di sè.
Al termine della disamina delle cose serie, da annotare l’affermazione del premier italiano Renzi, frutto ci auguriamo di un colpo di sole, visto il suo tour al sud dove il sole picchia forte: “Oggi l’Italia è nelle condizioni di poter essere la guida dell’Europa, di trascinare l’Eurozona fuori dalla crisi», ha detto parlando a Napoli alla Città della Scienza.
Meglio non commentare.
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Agosto 14th, 2014 Riccardo Fucile
DENTRO FORZA ITALIA C’E’ CHI DICE NO
Il «Patto per l’emergenza», la mano d’aiuto che Silvio Berlusconi tende a Matteo Renzi lascia più che perplessa una fetta del partito.
Non è un’opposizione interna che alza la voce, perchè ancora il leader non ha ufficializzato la sua strategia.
Ma di fatto, come avvenuto per la riforma al Senato, anche sull’economia si sta aprendo una fronda destinata a crescere
Toti, Romani, Verdini, Gelmini, sono tra i big sponsor della «collaborazione».
Per non dire della retromarcia del capogruppo Renato Brunetta che ancora ieri gettava ponti («Daremo il nostro appoggio per tutti quei provvedimenti funzionali alla salvezza del Paese»).
Altri non la pensano così.
Raffaele Fitto, eurodeputato ormai capofila dell’area di dissenso, da settimane tace per non alzare il tiro, ma ai suoi continua a ripetere che il governo «va incalzato, proponendo la nostra ricetta liberale e alternativa», altro che mano d’aiuto.
Deputati e senatori pugliesi sono dalla sua parte. Non solo loro.
Augusto Minzolini fa un ragionamento generale: «Le opposizioni che hanno avuto posizioni poco marcate non hanno portato mai a nulla di buono, l’elettorato non capisce. E con questo Pd, rischiamo di essere aggiuntivi, marginali, di donare sangue inutilmente, in assenza di patti chiari con Renzi».
Daniele Capezzone continua a menare fendenti contro Renzi che «nega la realtà , sarà inevitabile una pesante manovra», sostiene da presidente della commissione Finanze. E autocita la ricetta del suo libro: «Occorre sfondare il tetto del tre per cento per un taglio choc delle tasse».
Sulla stessa linea Renata Polverini contro Renzi che «sembra ascoltare soltanto il suo specchio ripetergli quanto sia il più bravo in un reame in rovina».
Carmelo Lopapa
(da “La Repubblica”)
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Agosto 14th, 2014 Riccardo Fucile
LA PRIVATA BREBEMI, INAUGURATA A LUGLIO, GIà€ CHIEDE L’AIUTO PUBBLICO… HANNO SBAGLIATO LE PREVISIONI SU TRAFFICO E COSTI… TANTO PAGA IL CONTRIBUENTE
I nodi dell’intricata saga Brebemi arrivano al pettine con il grande inganno chiamato project financing. 
La direttissima Brescia-Bergamo-Milano è la prima autostrada terminata con il miracoloso sistema che apparentemente fa finanziare le grandi opere dai privati perchè le casse pubbliche sono vuote.
Solo che alla fine paga comunque lo Stato.
LA BREBEMI è un caso esemplare. La società controllata da Intesa Sanpaolo e Gavio ha chiesto un generoso contributo al Cipe (il comitato che coordina gli investimenti statali): 450 milioni di euro di sconto sulle tasse o, in alternativa, un contributo diretto di 90 milioni e l’allungamento da 20 a 30 anni della concessione.
Senza un aiuto, lamenta la società , il piano finanziario non regge e si rischia di portare i libri in tribunale.
La singolare opera (62 Km paralleli alla vecchia A4 e senza aree di servizio) è stata finanziata “senza soldi statali”, ha spiegato orgoglioso il presidente Franco Bettoni durante l’inaugurazione, il 23 luglio scorso alla presenza di un raggiante Matteo Renzi.
La frase del presidente andrebbe però tradotta: degli 1,5 miliardi di costi propri, 830 milioni sono prestiti della Cassa depositi e prestiti (che è pubblica) e 700 della Bei (Banca europea degli investimenti, pubblica anch’essa).
Che succede se Brebemi non ce la fa a restituirli? Paga Pantalone.
La Cdp è controllata dal Tesoro e per la Bei c’è la garanzia della Sace, la società che assicura i contratti delle aziende che lavorano con l’estero.
Di chi è Sace? Al 100% della Cdp.
In pratica, l’autostrada “totalmente a carico dei privati” è fatta con debiti garantiti dallo Stato, e ora — preso atto che non ce la farebbe a restituirli perchè le stime di traffico sono state gonfiate — chiede allo Stato l’aiutino.
Così il contribuente non ha scelta: o paga subito, o pagherà , di più, quando la Bei farà scattare la garanzia statale.
L’aiuto invocato serve a ripagare gran parte degli 800 milioni di oneri finanziari, cioè gli interessi sui debiti.
I finanziamenti di Bei e Cdp, infatti, non sono andati direttamente alla società , ma al consorzio di banche dietro il progetto (Intesa Sanpaolo, Unicredit, Mps , Centrobanca e Credito Bergamasco) che a sua volta li ha girati a un tasso più elevato per remunerare il rischio: un pesante 7,8 per cento, sbandierato orgogliosamente da Bettoni in un’intervista al Corriere di Brescia: “Nessuno ci ha fatto un favore”. Intanto si sono espropriati migliaia di terreni agricoli, per la gioia degli agricoltori lombardi, di cui Bettoni è, guarda caso, il presidente.
I costi iniziali dell’autostrada — stimati in 800 milioni di euro — sono triplicati nel tempo e il 21 per cento dell’incremento è attribuito proprio al costo imprevisto degli espropri.
Di questi, 212 ettari solo nella provincia del bresciano Bettoni, che si è vantato di aver fatto tutto senza litigi: “Il 98 per cento — ha spiegato — ha trovato accordi bonari con la società ”. E ci mancherebbe.
La richiesta d’aiuto della Brebemi era scritta nei numeri: degli 80mila veicoli al giorno di traffico previsto (poi rettificati a 60mila) oggi siamo a 40mila.
I dati del progetto erano gonfiati. Per tentare un recupero, la società è stata costretta ad applicare tariffe doppie rispetto alla concorrente A4, e del 44 per cento superiori alla media nazionale.
“Eppure — spiega Dario Balotta, presidente dell’Osservatorio nazionale trasporti — nel 2003 la concorrenza degli americani di Bechtel è stata battuta grazie alla promessa di applicare tariffe molto più basse. Se Brebemi ottenesse l’aiuto richiesto, potrebbero ricorrere per violazione del bando di gara”.
Tanto più che le linee guida del Cipe prevedono che il beneficio fiscale possa essere concesso solo se le infrastrutture non sono ancora entrate in servizio.
Sono già sette i grandi project financing che hanno richiesto aiuti pubblici, attraverso la defiscalizzazione, con stanziamenti a fondo perduto o con l’allungamento della concessione.
Dopo la Tem Milano (la nuova tangenziale dove confluirà la Brebemi, oggi strozzata in due statali mono-corsia che entrano a Milano) e la Pedemontana Veneta, salvate dal governo Letta (rispettivamente con 330 e 370 milioni di euro), la Pedemontana Lombarda (350 milioni) e la l’Autostrada Tirrenica (completamento della Livorno-Civitavecchia).
Per quest’ultima, il regalo (270 milioni) arriverà con lo Sblocca Italia, come promesso al presidente della concessionaria Sat, Antonio Bargone, dal ministro delle Infrastrutture Maurizio Lupi.
Carlo Di Foggia
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Agosto 14th, 2014 Riccardo Fucile
PROTESTANO L’ASSOCIAZIONE “TERRA DEI FUOCHI”, I DISOCCUPATI E I LAVORATORI DELLA “CITTA’ DELLA SCIENZA”
Continua il tour propagandistico di Renzi.
Dopo gli incontri di ieri con Draghi e Napolitano un’altra giornata fotta di impegni per il premier, che ha dato il via alla sua visita nel Sud Italia.
Il presidente del Consiglio inizia dalla K4A (Knowledge for Aviation) Spa, azienda del settore aeronautico nel quartiere di Ponticelli a Napoli, la sua giornata in Meridione.
Qui ha manifestato il suo entusiasmo per questa piccola realtà imprenditoriale all’avanguardia con un tweet: «E niente. Vedi a Ponticelli una start up che è all’avanguardia mondiale su ingegneria e elicotteri. Anche questa è Napoli. L’Italia riparte».
In verità l’azienda era ripartita da tempo anche senza il suo consenso.
Ad accogliere il premier anche diverse contestazioni.
Davanti all’ingresso della Fondazione Idis – Città della scienza si è svolto un sit-in di alcuni cittadini dell’associazione “Terra dei fuochi”.
I manifestanti hanno esposto alcuni striscioni con scritto: “Cap. Schettino ha affondato una nave, Renzi affonda l’Italia”; “Gli 80 euro non ci sono, se li sono ripresi con aumenti e tasse”; “I politici ci mettono la faccia, i cittadini ci mettono il c…”. Oltre all’associazione Terra dei fuochi, presenti anche degli operai cassintegrati.
Due disoccupati hanno scalato una gru alta circa 30 metri.
C’era inoltre anche qualche esponente M5S con una bandiera del Movimento.
Qualche fischio contro i rappresentanti del Governo, anche a Città della Scienza. Nello science center, distrutto da un incendio nel marzo 2013, il presidente del Consiglio dei ministri, insieme con il presidente della Regione Campania, Stefano Caldoro, e il sindaco di Napoli, Luigi de Magistris, hanno firmato l’accordo per la ricostruzione di Città della Scienza e la bonifica di Bagnoli.
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Agosto 14th, 2014 Riccardo Fucile
ARRIVA UNA LETTERA SUL PADIGLIONE EUROPEO: ”A GIUGNO DICEVATE DI ESSERE IN TEMPO, ORA SONO GUAI”….E DIVERSE NAZIONI SI STANNO DISIMPEGNANDO
“Mi dispiace, mr Wilkinson, ma lei è un gufo: an owl nella sua lingua d’origine”. Matteo Renzi, si sa,
non guarda in faccia a nessuno e ora gli tocca aggiornare il suo cahier de dolèances ornitologico: David Wilnkinson, ingegnere di formazione e dirigente della Commissione Europea per lavoro, è stato nominato a Bruxelles Commissario generale proprio per Expo 2015, nel quale la Commissione dovrebbe avere un padiglione, e il 1 agosto ha scritto una letteraccia piena di critiche alla gestione dell’esposizione universale di Milano e relativi ritardi nei lavori.
All’ombra del Duomo ha fatto un certo rumore, ma finora non è stata resa pubblica.
Ora, siccome ieri il premier ha indetto il “No gufo day” per il primo maggio dell’anno prossimo — data prevista per l’inaugurazione — proprio contro quelli che insistono sui ritardi di Expo, Wilkinson va aggiunto senz’altro alla lista.
A parte le ossessione scaramantiche del premier, la lettera è un duro atto d’accusa: destinatari sono il commissario Diana Bracco e l’amministratore delegato Roberto Sala oltre all’ambasciatore italiana presso l’Ue Stefano Sannino, notoriamente in ottimi rapporti col consigliere diplomatico di palazzo Chigi, Armando Varricchio.
Più formali di così non si può: figuraccia continentale.
“Vi scrivo per esprimere la mia grande preoccupazione riguardo ai ritardi di costruzione del padiglione dell’Unione europea nell’area del Cardo”, attacca subito Wilkinson, che poi fa un gustoso racconto sul modello “Viaggio in Italia” tanto caro ai suoi connazionali di secoli addietro: il 7 luglio sono venuto da voi e con la dottoressa Bracco abbiamo illustrato il nostro meraviglioso programma ai giornalisti; a Roma addirittura — in occasione dell’inaugurazione del semestre italiano di presidenza Ue — il mio vice (l’italiano Giancarlo Caratti) lo ha illustrato alla stampa straniera.
E invece? Disastro: “Mi sono recato a visitare il sito il 29 luglio e ho purtroppo constatato che i lavori non sono nemmeno cominciati, nè mi è stata comunicata con precisione la data di inizio. I servizi tecnici del Padiglione Italia mi hanno inoltre informato che il crono-programma del Cardo prevede la consegna del manufatto rustico del padiglione dell’Ue solo il 28 febbraio 2015”.
Ma come? Si chiede Wilkinson : il 20 giugno ne avevamo parlato e avevate detto che al massimo il 15 novembre ce lo avreste consegnato.
Risultato: “A queste condizioni non sarà tecnicamente possibile per le nostre imprese completare le opere di finitura, decoro, montaggio, messa in servizio, collaudo e certificazione delle attrezzature secondo i progetti”.
La conclusione è di quelle vagamente minacciose: “Trattandosi di una situazione di emergenza che mette a rischio la qualità della partecipazione dell’Unione europea a Expo 2015, con evidenti e molteplici ripercussioni, v’invito a intervenire urgentemente”. Firmato: David Wilkinson, gufo.
Così stavolta il presidente del Consiglio non dovrà chiedersi “Bruxelles chi?” come ha fatto ieri a proposito delle critiche sui fondi comunitari.
L’ingegnere britannico non è comunque l’unico a lamentarsi dei ritardi: ieri Renzi ha giustamente festeggiato perchè la Turchia sembra aver cambiato idea e deciso di partecipare a Expo 2015, ma molti altri Paesi si stanno mettendo le mani nei capelli per averlo fatto. Dei ripensamenti della Svizzera Gianni Barbacetto ha scritto sul Fatto già a maggio, quando le cronache erano piene di notizie sulla “cupola degli appalti” di Expo, ma la situazione non pare sia migliorata: lamentele sono arrivate dalla Francia; altre nazioni — come gli Emirati Arabi — stanno ridimensionando il livello della loro presenza perchè i ritardi rendono impossibile realizzare i progetti originari; i tedeschi, che stanno già lavorando al loro padiglione, di fronte al continuo rinvio sulla fornitura di servizi essenziali come l’elettricità hanno deciso di fare da soli e vanno avanti coi generatori (e una rilevante incazzatura).
In tutto questo la voce del governo — che dovrebbe provenire dal ministro delegato Maurizio Martina — è invece solo quella di Renzi, che non è chiaro quanto sappia della situazione nei particolari: ieri, in ogni caso, ha giustamente elogiato i 1.300 operai che lavorano dalle 6 di mattina alle 2 di notte per riuscire a farcela in tempo (“e ce la faremo”, ribadiva ossessivamente il premier).
I dati di fatto, però, sono che non è finita nemmeno la bonifica dei terreni (è al 91%) e i lavori della piastra — cioè la base fisica e tecnologica — sono fermi al 70%.
I lavori nei singoli padiglioni, pare, inizieranno a settembre.
Se va bene (e andrà bene, siamo sicuri, mica vogliamo finire tra i gufi come Mr Wilkinson).
Marco Palombi
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Agosto 14th, 2014 Riccardo Fucile
LA SUA INCONSISTENZA DANNEGGIA INEVITABILMENTE CHIUNQUE LO CIRCONDI
Poco più di 25 anni fa —29 giugno 1989- moriva Mario Melloni, alias Fortebraccio, ferocissimo corsivista dell’Unità .
E non ci è mai mancato come in questi ultimi giorni di cronache estive così vuote di contenuti da lasciare spazio persino ad Angelino Alfano.
Gli sarebbe piaciuto, Angelino Jolie. Per trovare un simile concentrato di niente, un tale cervello sottovuoto-spinto, Fortebraccio era costretto ad assemblare le cervici di decine di politici democristiani e socialdemocratici: oggi Alfano gli semplificherebbe il lavoro.
Da solo, fa contemporaneamente le veci di tutti i principali bersagli della sua satira. Tanassi, “uomo dalla fronte inutilmente spaziosa”. Ma non solo: “Una grossa auto blu si fermò davanti a palazzo Chigi. L’autista corse a spalancare la porta posteriore destra. Non ne scese nessuno. Era Nicolazzi”.
E pure Cariglia: “Si vanta, giustamente, di essere ‘venuto su dal nulla’ e quando parla lo fa per dimostrare che c’è rimasto”.
Ecco, sostituite il suo nome a quelli di quei politici ancien regime, tutti peraltro infinitamente meno inutili di lui, e avrete il ritratto dell’attuale — pare impossibile, ma è così — ministro dell’Interno.
Lo scorso anno, per giustificare il sequestro e la deportazione della Shalabayeva e della figlioletta, ordinati dal Viminale cioè dal suo ufficio, non trovò di meglio che dire di non averne saputo nulla.
Un po’ come l’imputato colpevole che, per evitare la sicura condanna, estrae il certificato di totale incapacità di intendere e volere.
Solo che poi non fu avviato al trattamento sanitario obbligatorio, ma restò ministro dell’Interno.
Il governo era quello di Enrico Letta, infatti Renzi infierì: “Se Alfano sapeva, ha mentito e questo è un piccolo problema. Se non sapeva davvero, è molto peggio”. Sante parole, se non fosse che poi Renzi diventò premier e chi nominò, anzi rinominò ministro dell’Interno? Angelino Jolie, naturalmente.
Quello che non c’era mai e, se c’era, dormiva (tipo la sera della finale di Coppa Italia, con le forze dell’ordine in ginocchio ai piedi del vero ministro: Genny ‘a Carogna). Quello che — direbbe oggi Fortebraccio — se scompare nessuno se ne accorge.
E, se va al cinema, tutti si siedono dove già c’è lui e, per non esserne schiacciato, è costretto a tenere in mano per tutto il film un grosso cartello con su scritto “Poltrona occupata da Alfano”.
Il dramma è che la sua inconsistenza, ai limiti dell’inesistenza, danneggia invariabilmente chiunque lo circondi.
Dopo una breve parentesi nella Dc, non a caso di lì a poco estinta, nel 1994 s’iscrisse giovanissimo a Forza Italia, ove militò all’insaputa dei più come segretario di B.: rispondeva alle lettere e leccava i francobolli.
Nel 2005 divenne segretario siciliano del partito, che non a caso nell’isola del 61 a zero colò subito a picco.
Un po’ come il trapianto di capelli, abortito per il fermo rifiuto opposto da questi ultimi di ricrescere sul suo capino.
Nel 2008 fu promosso ministro della Giustizia, la quale non se n’è più riavuta.
Nel 2013, neosegretario nazionale, trascinò il partito al minimo storico di tutti i tempi. Poi, dopo un’estate passata a strillare contro la condanna di B. e a chiedere la grazia a Napolitano (con l’esito a tutti noto), dovendo scegliere fra B. e Letta optò per il secondo, che infatti di lì a poco spirò, mentre B. si sentì subito meglio.
Ora, profittando delle ferie degli altri ministri, cerca di strappare qualche titolo di giornale con due battaglie epocali, e soprattutto nuove: contro l’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori e contro i “vu’ cumprà ” (nel 2014 lui li chiama ancora così).
A suo avviso, in un paese senza domanda dunque senza lavoro, le aziende assumeranno milioni di giovani se potranno licenziarli e se i venditori di collanine saranno cacciati dalle spiagge per dedicarsi finalmente a furti e rapine.
Ciò che lascia sempre ammirati è la faccia pensosa con cui l’acuto ministro dell’Esterno espettora le sue idee geniali.
Torna in soccorso Fortebraccio, che però parlava di Forlani: “Se qualcuno non avesse avuto l’ardire di offrirglielo fritto al ristorante, non avrebbe mai saputo dell’esistenza del cervello”.
Marco Travaglio
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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