Destra di Popolo.net

RAI E MEDIASET, TAGLI AI TG E ACCORPAMENTO DELLE REDAZIONI

Agosto 11th, 2014 Riccardo Fucile

LA RIORGANIZZAZIONE DELL’INFORMAZIONE ITALIANA IN STILE BBC

La parola d’ordine è “riorganizzazione”.
Non solo negli assetti editoriali, dove il rilevamento dell’Unità  pare essere diventata, secondo le ultime indiscrezioni, una corsa a due: da una parte il gruppo finanziario Sator guidato da Matteo Arpe, dall’altra il quotidiano online Lettera 43.
La vera e propria rivoluzione che sta interessando il sistema informativo italiano passa soprattutto per la televisione e investe i due principali contendenti: la Rai e Mediaset.
Il motivo pare essere, neanche troppo nascostamente, lo stesso per entrambi: accorpamento delle risorse per favorire il risparmio ed evitare inutili sperperi.
Tuttavia, sia il direttore del Tg5 Clemente Mimun, sia il dg della Rai Luigi Gubitosi dicono di tendere alla “modernizzazione”, all’ottimizzazione del “passaggio al digitale”, con un occhio al modello anglosassone, alla Bbc in particolare.
Insomma, nessun ribasso nell’offerta, anzi.
“Un cambiamento strutturale, ma non formale, non estetico. La nostra idea si basa su una semplificazione produttiva e sulla specializzazione delle testate”, ha detto Gubitosi in una recente intervista a L’Espresso.
E dopo l’annuncio di Gubitosi che ha promesso accorpamenti massicci e una unica redazione a fornire servizi per i telegiornali di tutte le reti, arriva anche quello di Mimun.
Mediaset, infatti, ha deciso di rivedere il suo gioiello, il Tg5. La rinascita del Biscione passa attraverso una data: 8 settembre.
Quel giorno, secondo quanto annunciato da Mimun e secondo quanto riporta Aldo Fontanarosa su La Repubblica, molti giornalisti del Tg5 (per la precisione 19, di cronaca e di esteri), passeranno alla redazione di News Mediaset, l’agenzia interna al gruppo, “fabbrica comune dei servizi giornalistici per tutte le testate di Mediaset”.
Anche in questo caso, lo scopo è ottimizzare le risorse: “Le mie scelte dolorose per tutti, sono basate esclusivamente sui numeri aziendali e le esigenze del giornale”, specifica il direttore del Tg5.
E se il cdr è già  sul è piede di guerra e chiede il ripensamento delle scelte editoriali, Mimun va avanti per la sua strada che passa anche per il ridimensionamento del canale all news – TgCom24 – che offrirà  dirette proprie solo per 10 ore al giorno: dalle 8.55 alle 19:05.
Lo schema ricalca di fatto quello messo a punto dal dg della Rai, si diceva.
Mentre si assiste al “valzer delle poltrone”, con Giovanni Floris che lascia la guida di Ballarò per trasferirsi nelle sedi de la Cairo Communication e l’ormai ex vice direttore de La Repubblica Massimo Giannini a prendere il suo posto, infatti, nella televisione pubblica italiana si pensa agli accorpamenti, con la riduzione delle testate giornalistiche televisive dalle attuali sette a due sole: Rai Sport per i notiziari sportivi, e poi Rai Informazione con quest’ultima a fare da testata responsabile per la realizzazione dei servizi per tutti i canali tv e il web del gruppo.
“Una sola testata per tutti i canali”, con un risparmio di circa il 20% nelle casse del servizio pubblico televisivo. Ma non solo.
Saranno eliminate alcune edizioni dei telegiornali. “Su RaiUno, RaiDue e RaiTre saranno mantenute solo “le edizioni principali dei tg” e proprio la prima rete pagherà  il prezzo più alto. Oggi offre 4 edizioni lunghe (tutte salve) e 8 brevi (invece da ridimensionare). Nessun canale europeo propone 12 notiziari al giorno”, spiega Aldo Fontanarosa su La Repubblica.
Ma la vera rivoluzione del “15 dicembre”, secondo il piano Gubitosi, è la nascita di due Newsroom: la prima unirà  le redazioni di Tg1, Tg2 e Rai Parlamento.
Tutti i marchi storici saranno salvati (a partire da Tg1, Tg2 e Tg3) mentre le forze giornalistiche verranno unificate.
La seconda Newsroom porterà  “un’evoluzione dell’all news integrando offerta nazionale, internazionale e locale”, ha spiegato il dg.

(da “Huffingtonpost”)

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IL DOVERE DI SALVARE LE COSTE: LA LORO OCCUPAZIONE E’ AL 60% CONTRO UNA MEDIA MEDITERRANEA DEL 40%

Agosto 11th, 2014 Riccardo Fucile

META’ DEL DEMANIO MARITTIMO OCCUPATO PER USI PRIVATI

I recenti dati sullo stato delle coste italiane sono terribili.
Probabilmente nessun Paese, con uno sviluppo costiero così cospicuo (quasi 8000 km), ha maltrattato e distrutto il fulcro del suo patrimonio turistico.
E lo ha fatto con una perseveranza che non trova riscontro neppure in Grecia o in Spagna, e che non si ferma nemmeno davanti ai ripetuti allarmi per l’eccessivo consumo di suolo lanciati negli ultimi anni.
In Italia l’occupazione delle coste è al 60% contro una media mediterranea del 40%, ma raggiunge vette dell’85% nel Lazio; in Liguria solo 19 km di coste su 135 sono liberi dal cemento, in Emilia Romagna 24 su 104.
Il tutto aggravato da una feroce erosione delle coste che le ha ridotte del 40% negli ultimi decenni; erosione che trova la sua ragione nella moltitudine di dighe e cave lungo il corso dei fiumi che così non possono ripascere le spiagge.
Con le spiagge ce la siamo presa particolarmente: su circa 3500 km, quasi 1000 sono occupati dagli stabilimenti ufficiali, poi bisogna aggiungere campeggi, villaggi turistici, infrastrutture varie e le opere residenziali (molte abusive), arrivando a circa una buona metà  del demanio marittimo occupato per usi privati.
Solo il 29% delle coste italiane (circa 2200 ettari) è libero da insediamenti e integro.
Quasi il 60% è invece stato già  fatto oggetto di occupazione intensiva che ha comunque sempre comportato almeno la cancellazione della duna e della macchia. Come se non bastasse, il restante 11% è in via di occupazione.
Una volta la grande bellezza italica era anche il mare, ma negli ultimi 25 anni le nostre coste si sono sostanzialmente trasformate in aree urbane.
Se aggiungiamo che siamo il paese più caro del Mediterraneo, per quale ragione i turisti stranieri dovrebbero venire, e soprattutto tornare, al mare da noi?
E’ vero, il patrimonio artistico, storico e monumentale dell’ex Belpaese è ancora attraente, ma è sommerso dalla grande bruttezza di periferie inguardabili o assediato da costruzioni moderne nemmeno completate.
Il valore di contesto, quello che rendeva unico un paese in cui, passeggiando in riva al mare, trovavi il teatro greco o il porto romano, le tagliate etrusche e i villaggi padani, è sfregiato orribilmente.
Soprattutto è l’ambiente a essere stato improverito e distrutto, così la qualità  dei soggiorni, soprattutto dei turisti nord-europei è scaduta e ci lasciano a favore delle mete tradizionali (Grecia, Croazia e Spagna) o di quelle nuove (Cina e Sudest asiatico).
Perchè dovrebbero cercare una natura che non esiste più in Calabria o in Sicilia quando in Thailandia o Indonesia è ancora in gran parte intatta, costa molto meno e viene offerta con una ospitalità  che noi abbiamo dimenticato?
Forse fra dieci anni anche questi luoghi saranno ricoperti di costruzioni, ma questo è il nodo cruciale del turismo mondiale, la legge non scritta per cui, quando l’infrastrutturazione supera un certo limite, allora il godimento si abbassa in maniera intollerabile e arrivano le infiltrazioni malavitose.
E la costa perduta è perduta per sempre.
Se vogliamo conservare e potenziare il motore economico del nostro sistema turistico estivo, abbiamo davanti una strada obbligata, che serve anche a tutelare natura e ricchezza della vita. Portare a 1000 metri dal mare il divieto di costruire (oggi è di 300) e applicare una moratoria di almeno cinque anni alle nuove costruzioni.
Le coste sono i nostri gioielli di famiglia esattamente come i monumenti, per via di un legame fra cultura e natura che è da noi più stretto che altrove.
Il nostro patrimonio non è tanto la somma dei monumenti, ma il contesto: quello che rende(va) unico in tutto il mondo un Paese che dovrebbe ancora porre a perno della propria identità  nazionale e della propria memoria collettiva i valori culturali e naturalistici.

Mario Tozzi
(da “La Stampa“)

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SU CAPRI SVENTOLA BANDIERA RUSSA

Agosto 11th, 2014 Riccardo Fucile

MAGNATE SI AFFITTA MEZZA ISOLA PER UNA FESTA FRA VODKA, FUOCHI, PUPO E RICCHI E POVERI

Si è preso mezza Capri per quattro giorni. Con fuochi, luci, tanta vodka, “Mamma Maria” e “Gelato al cioccolato” per celebrare il suo quarantaduesimo compleanno.
Anacapri è pronta a issare bandiera russa, con un piccolo ( o forse non tanto piccolo) risvolto politico, perchè nonostante le sanzioni dell’Europa contro Mosca, e il clima da nuova Guerra fredda, un facoltoso imprenditore – sull’identità  del quale si mantiene per ora il riserbo – si è innamorato di Capri al punto da riservare per sè e i suoi amici la parte più affascinante ed esclusiva dell’isola.
Il magnate ha fatto le cose in grande: per cinque giorni, dal 12 al 16 agosto, ha affittato quasi per intero le maggiori strutture di Anacapri, il paesino che dalla cima dell’isola si affaccia sulla Grotta Azzurra per festeggiare il compleanno.
Cento invitati raggiungeranno l’isola con un transfer privato, con tre yacht a loro disposizione. Per l’alloggio ha riservato tutte le 72 camere e suite (alcune con giardino e piscina privata) del Capri Palace Hotel – un resort 5 stelle superlusso con una delle migliori Spa mediche al mondo. Avrà  a sua disposizione anche i ristoranti, quello interno, L’Olivo, e (non in esclusiva) anche Il Riccio, dove si cena a livello della Grotta Azzurra.
Per i bagni ha preso l’intero Lido del Faro, stabilimento balneare sopra le rocce di Punta Carena, unica bandiera blu dell’isola e unica spiaggia che gode del sole fino al tramonto.
IL PROGRAMMA DELLA FESTA
La prima cena verrà  servita al Ristorante 2 Stelle Michelin L’Olivo con intrattenimento musicale del soprano Nicole Renaud con la sua fisarmonica.
La festa di gala, il 14 agosto, sul roof terrace dell’Hotel, non passerà  inosservata.
Si prepara uno spettacolo di luci e fuochi, fiumi di vodka portata direttamente dalla Russia e non mancheranno musicisti d’eccezione, chiesti personalmente dal festeggiato: stanno per raggiungere l’isola Pupo e i Ricchi e Poveri, vere e proprie celebrità  per il popolo russo, ormai ben più che in Italia.
Tra gli altri interventi musicali, la posteggia napoletana di Marco Cantarella e la musica di piano bar della cantante Sara Grieco insieme al pianista Placido Frisone.
A seguire dj e karaoke. Per Ferragosto,invece, è prevista una cena a bordo piscina con uno spettacolo di luci sull’acqua.
COME CAMBIA IL TURISMO DI CAPRI.
Non è certo la prima volta che accade qualcosa di simile in location così affascinanti ed esclusive.
D’altra parte c’è un turismo di superlusso che non conosce frontiere. Nè geografiche, nè tantomeno economiche. Capri è sempre Capri, la Piazzetta, i Faraglioni, la Grotta Azzurra non perdono il loro fascino.
Ma il turismo sull’isola è cambiando completamente negli ultimi anni: la crescita vertigionosa dei costi ha reso l’isola ormai quasi off limits per gli italiani e si trascorre sempre meno tempo sull’isola.
Sono finiti i tempi in cui clienti, spesso americani, si fermavano per mesi a trascorrere l’intera estate. La crisi a Capri non si sente, perchè il rimedio è il turismo straniero, il turismo superlusso. L’isola è sempre più meta di ricconi di tutto il mondo, dagli Stati Uniti all’India, dall’Inghilterra al Giappone, dal Medio Oriente alla Russia, che sempre piu’ spesso quando ne hanno bisogno requisiscono le esigue strutture dell’isola per se stessi.
IL RISVOLTO POLITICO.
C’è anche un tema politico dietro questo sfizio che si sta togliendo l’imprenditore russo.
Dopo le sanzioni imposte da Usa e Ue alla Russia, Vladimir Putin ha risposto con un decreto per «limitare o bloccare» per un anno le importazioni di prodotti agricoli e alimentari dai Paesi che hanno agito contro Mosca per la sua posizione nella crisi ucraina.
Un muro contro muro, una strategia autarchica russa che finisce per penalizzare tutti, tanto l’economia russa, quanto quella europea, molto anche quella italiana.
Non certo le tasche dell’imprenditore “caprese” per qualche giorno.
Chissà , però, come prenderà  Putin la notizia che un imprenditore russo sceglie Capri e non, ad esempio, Sochi per la sua festa extralusso.
Non seguire la linea del presidente, in certi casi, in Russia non è una buona scelta.

C. Renda
(da “Huffingtonpost“)

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DONNE, SOLDI E TRUFFE: E SIAMO SOLO NELL’800

Agosto 11th, 2014 Riccardo Fucile

LA QUESTIONE MORALE E’ SEMPRE ESISTITA

Una medaglietta scintillante fu il battesimo aureo dei privilegi parlamentari.
Era il tempo dell’Italia appena unita e liberale e in cui alle prime elezioni del nuovo Regno del 1861 votò il 57 per cento di 419.938 aventi diritto su 22 milioni di abitanti, neanche il due per cento della popolazione.
Nei collegi uninominali, per essere eletti, erano sufficienti un paio di centinaia di preferenze. “Giuseppe Spadini, ricco industriale che da qualche tempo aveva dato un addio agli affari, faceva pure lui l’occhio di triglia alla medaglietta da deputato, ed era deciso a qualunque sacrificio pur di addiventare onorevole”.
Su una faccia della medaglietta era scolpito il profilo del sovrano sabaudo, Vittorio Emanuele II, sull’altra cognome e nome dell’onorevole, il numero della legislatura, la dicitura “Camera dei deputati”.
Spadini è una semplice comparsa di un noto reportage parlamentare dell’epoca, I misteri di Montecitorio, oggi riportato alla luce dalle edizioni di Studio Garamond.
Lo vergò Ettore Socci nell’ultimo decennio del 1800. Fervente mazziniano, cioè repubblicano, Socci lo pubblicò dapprima a puntate su La Democrazia, giornale che aveva fondato, e poi in volume.
Lo stesso Socci fu deputato nel 1892.
La storia è ambientata nel biennio 1874-1876 e ha come protagonista il giovane Alfredo Guidi, personaggio inventato che diventa onorevole sconfiggendo nel suo collegio il già  citato Spadini e il marchese di Altaforte.
“I biglietti da cento e da mille non furono risparmiati da una parte e dall’altra: si offrirono i voti al migliore offerente; i principii non erano più in circolazione su quel mercato di interessi”.
In galera per aver favorito uno sciopero Alfredo Guidi è un politico onesto. Avvocato benestante viene eletto mentre è in galera.
Arrestato perchè ha favorito uno sciopero di minatori nel suo paesino.
È un democratico, un idealista dell’Estrema Sinistra, secondo la collocazione parlamentare. La spinta rivoluzionaria del Risorgimento è minoritaria. Mazziniani e garibaldini sono una sparuta pattuglia.
Destra e sinistra liberali, quelle definite storiche, hanno una vocazione ministeriale. Spesso si dividono in maggioranza e opposizione, talvolta sono inclini al connubio, l’avo dell’inciucio. La Destra è cavouriana.
Nella Sinistra moderata spiccano il trasformista Agostino Depretis e l’autoritario Francesco Crispi, nonchè Giovanni Giolitti.
Guidi arriva a Roma ed è risucchiato subito dai vizi atavici del nostro Paese, che assestano un colpo mortale al patriottismo della classe dirigente.
Retroscena     e pettegoli    
La politica è “accademia di cinismo”, “si vive a furia di favoritismi” e “la legge è fatta per i minchioni”, “gli appaltatori” corruttori formano un cordone asfissiante attorno alla Camera. Non solo.
A Montecitorio sono di moda il retroscena e il pettegolezzo parlamentare e una campagna acquisti permanente.
Quest’ultima è catalogata alla voce “extra-vaganti”. “Si chiamano gli extra-vaganti, e costituiscono una vera schiera di soldati di ventura. La loro proclamata indipendenza è il più bel sistema per sgranare ogni giorno qualche cosellina. Fanno tutte le moine possibili ai radicali e, nel tempo stesso, sono tutti i giorni nell’anticamera dei ministri a sollecitare affari. La loro esistenza è quasi sempre avvolta nel più profondo mistero”.
Nel 1876 la Destra storica, al governo con Marco Minghetti, cade sulla nazionalizzazione, “l’esercizio governativo”, delle ferrovie.
In questo affare, per tutelare le grandi società  private, Guidi viene irretito da un collega faccendiere, Civetti, che lo vuole tenere lontano dall’aula al momento decisivo.
La figura chiave è Adelina, titolare del salotto più famoso e trasversale della capitale. “L’Adelina era una di quelle ragazze diabolicamente graziose che piantano quartiere d’inverno nelle città  capitali, speculando sulle loro bellezze, che mettono all’incanto sul mercato della pubblica vanità . Quanti, mercè la potente intercessione di questa donna, che il popolano accennava con disprezzo alle proprie figliuole, avevano ottenuto impieghi, sussidi e appoggi”.
Un solo pasto al giorno    
Adelina e Alfredo si conoscono e s’innamorano. Poi lei lo scarica e cede agli intrighi di Civetti. L’onorevole Guidi ritrova però lo spirito iniziale grazie a Salvatore, deputato garibaldino che Socci identifica col solo nome di battesimo.
“Uscito dalle galere del Borbone, ove avea passato dieci anni di inenarrabili sofferenze, non avea, come tanti altri, liquidato il proprio patriottismo. Povero in canna, erasi trovato sbalestrato in una società  corrotta fino nelle barbe, speculatrice fino nelle midolla delle ossa: e fu deriso, calunniato e perseguitato.
I suoi concittadini lo vollero deputato”. Salvatore abita in una stamberga e mangia solo una volta al giorno, sovente caffè e latte solamente. La sua miseria è il lato opposto della casta e dei privilegi parlamentari.
Il motivo per cui in seguito i deputati verranno pagati: “Fino a tanto che il rappresentante del Paese non sarà  remunerato per l’opera che presta, esisteranno tali vittime ignorate, tali disperati combattenti colle esigenze quotidiane delle vita”.
Un cronista da dentro    
Come Ettore Socci, anche Ferdinando Petruccelli della Gattina fu giornalista e deputato repubblicano. Raccontò, dall’interno, il primo Parlamento italiano, quello di Torino, per i lettori francesi della Presse.
Lo fece con stile “naturalista” e scoppiettante, come Socci. I suoi articoli andarono a formare il notissimo I moribondi di Palazzo Carignano, arricchito da strepitosi ritratti delle varie fazioni e dei loro leader. Impressionante la somiglianza tra l’attuale premier Matteo Renzi e Pasquale Stanislao Mancini, ministro in quota “centro, il sito più prediletto dei deputati napoletani”, specialisti che vanno a caccia di tutte le “utilità ” della politica: “Mancini non sa nulla, ma comprende tutto, e se non lo comprende, vi tiene persuaso che l’abbia compreso: ve ne parlerà  per due ore. E’ (inteso come ei, cioè egli, ndr) non farà  nulla ma niuno avrà  tanto detto di fare, di voler fare, di poter fare, di saper fare, di avere a fare, e di tutte le combinazioni possibili che potete trovare a questo verbo magico, eccetto il preterito passato: ho fatto!
Mancini, con un po’ di pratica, diventerà  il tipo dei ministri parlamentari; vale a dire, dei ministri minchionatori.
Il no, nella sua bocca, sarà  una parola introvabile, impossibile a proferire”. Ma a Petruccelli della Gattina non sfuggono neanche le difficoltà  della sua parte politica, la Sinistra, variegata e frammentata e sempre tentata dalla vocazione ministeriale.
E la sua è una lezione di politica , che viene utile anche per spiegare i fallimenti della Seconda Repubblica, quando la sinistra postcomunista e la destra sdoganata da Berlusconi andranno al governo: “Questa è la storia di tutti i governi parlamentari: dir rosso quando si aspira, e bianco quando si è arrivati”.
Con riferimento al suo gruppo democratico, Petruccelli della Gattina fa un’analisi che suggerisce un parallelo con il Movimento 5 Stelle: “Vi sarebbe ancora un’altra circostanza che potrebbe, non dico già  riunire, ma ravvicinare tutti gli elementi della sinistra, e sarebbe la presenza del capo, vale a dire Garibaldi, il quale virtualmente primeggia tutti i partiti. Ma Garibaldi non è presente. Egli ha una capacità  parlamentare molto discutibile”.
Al di là  dei dettagli diversi (in ogni caso, Garibaldi fu deputato) il punto è “la presenza del capo”. Grillo è garibaldino, a modo suo.
Nella crisi di questo sistema ha rivoluzionato la politica con un movimento arrivato subito al venti per cento. Però il capo è fuori dal Parlamento (per motivi giudiziari) e questo incide, e parecchio anche.
Senza     opposizione    
La mancanza di un’opposizione vera è un altro dei mali antichi del nostro Paese. Petruccelli della Gattina lo rileva e dà  anche i numeri del primo Parlamento con sede a Torino, a Palazzo Carignano: la maggioranza ministeriale ha 350 deputati su 443.
La medaglietta ha il suo peso: “Voi viaggiate gratuitamente. Voi non pagate spese di posta. La vostra medaglia in oro è un passapertutto, generalmente rispettato. Voi non potete essere giudicati per tutto il tempo che dura la sessione. Voi potete fare dei debiti, si fa credito a un deputato!”.
Ma come è fatta la casta dell’unità  d’Italia?
“Il Parlamento italiano componesi di 443 membri. La Camera ha validate 438 elezioni. Si è in via di rifare le altre. Su questi 438 deputati vi sono: 2 principi; 3 duchi; 29 conti; 23 marchesi; 26 baroni; 50 commendatori o gran croci; 117 cavalieri, di cui 3 della Legion d’onore; 135 avvocati; 25 medici; 10 preti; 21 ingegneri; 4 ammiragli; 23 generali; un prelato; 13 magistrati; 52 professori; ex-professori, o dantisi come tali; 8 commercianti o industriali; 13 colonnelli; 19 ex-ministri; 5 consiglieri di Stato; 4 letterati; un bey dell’Impero ottomano, il signor Paternostro; 2 prodittatori; 2 dittatori; 7 dimissionari; 6 o 7 milionari; 5 morti che non contano più, ben inteso; 69 impiegati; 5 banchieri; 6 maggiori; 25 nobili senza specifica di titolo; altri senza alcuna disegnativa di professione; e Verdi! il maestro Verdi. Vi è di tutto, il popolo eccetto”.
Gli antenati di Scilipoti e Razzi    
L’Onorevole Qualunquo Qualunqui è stato il progenitore degli odierni Razzi & Scilipoti, i Responsabili che salvarono Berlusconi nel 2010 traslocando da Di Pietro al Cavaliere. L’ambizioso peone Qualunqui è la creatura del socialista fiorentino Luigi Bertelli in arte Vamba, passato alla storia come il papà  di Gian Burrasca.
Vamba scriveva dell’onorevole Qualunqui per L’O di Giotto, giornale che fondò nel 1898 a Firenze.
“L’Onorevole Qualunquo Qualunqui rappresenta al Parlamento italiano il secondo collegio di Dovunque dalla quindicesima legislatura, e fino agli ultimi tempi ha fedelmente combattuto nel partito deiPurchessisti, propugnando il programma Qualsivoglia e appoggiando costantemente il gabinetto Qualsisia”.
Il tradimento e il trasformismo, a scopo governativo, sono purtroppo nel Dna parlamentare italiano.
Scrive Qualunqui alla moglie Elena, che invece lo tradisce in altro senso: “Io sarò ministeriale col Crispi, come fui col Giolitti, come fui col Rudinì, come fui ancora col Crispi e, prima, col Depretis; e con questo credo di esser logico. Perchè sono fedele al Giolitti a traverso il Crispi, come ero fedele al Rudinì a traverso il Giolitti, allo stesso modo che mantenevo fede ancora al Crispi a traverso il Rudinì e al compianto Depretis ancora a traverso il Crispi”.
Siamo negli anni novanta dell’Ottocento, lo stesso periodo dell’avventura sfortunata a Roma di Alfredo Guidi, il personaggio di Socci.
Vamba parla testualmente di questione morale (la corruzione parte dalle urne: “Votano persino gli assenti e i morti”) ed esalta la leggendaria figura di Felice Cavallotti, che si appellò agli onesti, fondò il Partito radicale italiano e morì in un duello, ucciso da un giornalista conservatore.
Banche     e costruttori    
Tra speculazioni bancarie ed edilizie nel periodo crispino della Sinistra storica, l’onorevole Qualunqui per fare carriera interpella in una seduta spiritica l’anima di Niccolò Machiavelli.
Qualunqui vuole diventare ministro della Giustizia e il filosofo gli dà  questo consiglio: “Hannovi due modi di essere capo della giustizia in uno Stato; o facendo servire la giustizia allo interesse e alle vedute di colui che ti ha innalzato a quel posto, e in allora ti basta aver cognoscenza di quello interesse e di quelle vedute e aver l’arte di indovinare uno comandamento in una parola o in un cenno; oppure facendo servire il suo interesse e le sue vedute alla giustizia e in allora ti occorre che egli sia uomo rispettoso delle leggi che ti ha chiamato a custodire”.
Quale dei due casi è il ritratto di Silvio Berlusconi ? Troppo facile indovinare.
Nell’alba unitaria spuntò come il sole un’altra tragica inclinazione italiota: l’insabbiamento delle inchieste per i potenti oppure le leggi ad personam per salvarli. Vamba descrive anche una seduta parlamentare in cui viene negata l’autorizzazione a procedere proprio contro l’onorevole Qualunqui.
E chiosa: “La questione morale è sempre là  sul tappeto”.
Non era ancora il Novecento e dopo un secolo e cinque lustri nessuno l’ha rimossa dal tappeto.

(da “Il Fatto Quotidiano”)

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“ECONOMIST” SUL GOVERNO RENZI: “E’ L’ECONOMIA, STUPIDO”

Agosto 11th, 2014 Riccardo Fucile

LA STAMPA ESTERA CRITICA IL PREMIER: “TAGLIANDO LA SPESA FA CALARE ANCORA LA DOMANDA”… ANCHE IL “FINANCIAL TIMES” PARLA DI “TIMORI” DEI GRANDI IMPRENDITORI CHE SONO STATI SUOI SUPPORTER… IL “WALL STREET JOURNAL”: “POCHI SEGNI DELLE RIFORME PROMESSE”

Il Financial Times, il giorno dopo la notizia della nuova recessione italiana, aveva parlato di “fine della luna di miele” tra Matteo Renzi e il Paese.
Ma, come dimostra il contenuto stesso dell’analisi del quotidiano finanziario inglese, i dati Istat sull’andamento dell’economia sembrano aver segnato un punto di svolta anche nel rapporto tra il premier italiano e la stampa internazionale.
Che al giovane ex sindaco di Firenze, presentatosi come rottamatore e alfiere del cambiamento, in passato ha concesso un’ampia apertura di credito.
Ora — forse anche in seguito alle pesanti dichiarazioni di Mario Draghi sulla necessità  che i Paesi europei “cedano sovranità ” alla Ue sulle riforme strutturali — il vento è cambiato.
A rimarcarlo è il blog di Beppe Grillo, che riporta integralmente la traduzione di un articolo critico comparso sull’ultimo numero dell’Economist.
La prima frase dice tutto: It’s the economy, stupid.
Ovvero lo slogan della vittoriosa campagna presidenziale condotta nel 1992 da Bill Clinton. Il senso era che solo i numeri sulla crescita e l’occupazione avrebbero determinato l’esito delle elezioni.
Il settimanale della City continua spiegando che “se Matteo Renzi, uno studente appassionato di politica americana, avesse prestato più attenzione allo slogan di successo inventato per la campagna presidenziale di Clinton nel 1992, potrebbe essere in una posizione migliore di quella in cui si trova oggi”.
Cioè con il Pil in calo   dello 0,2% nel secondo trimestre, “il peggior colpo per il primo ministro dall’inizio del suo mandato nel mese di febbraio”.
Poi la sferzata: “La notizia della recessione lascia un’ammaccatura enorme nella credibilità  della strategia complessiva del governo. Mister Renzi ha fatto una scommessa: che l’economia avrebbe recuperato senza bisogno di molte riforme strutturali, in modo da poter andare andare avanti con quello che lui ha giudicato l’aspetto più importante: il cambiamento istituzionale”. §
“Per Renzi riforme come il Pin del telefonino. Ma che succede se nel frattempo la batteria si è scaricata?” Seguono il racconto delle trattative con Silvio Berlusconi (che nel 2001 l’Economist definì “inadatto a guidare l’Italia”) sull’Italicum, la descrizione delle difficoltà  che il governo sta incontrando nel varare iniziative pro-crescita e la previsione di “tagli alla spesa profondi (di 15, 20 miliardi secondo i più)” per “rispettare i propri impegni di riduzione di bilancio della zona euro senza aumentare le tasse”.
Peccato che “se il governo non agisce rapidamente per liberare i mercati e favorire la razionalizzazione e l’efficienza, c’è il rischio che i tagli faranno ulteriormente calare la domanda accelerando la spirale discendente”.
Conclusione: “Mr Renzi il mese scorso ha paragonato il suo programma di riforma costituzionale con il Pin di un telefono cellulare. E’ solo dopo aver digitato il numero, ha spiegato, che il telefono funzionerà . Ma cosa succede se nel frattempo la batteria si è scaricata?”.
Secondo il Financial Times ora “i grandi imprenditori esprimono timori”
Anche sulle pagine color salmone del Financial Times, che a febbraio celebrava “l’agenda ambiziosa” di Renzi e solo a giugno giudicava “importante” la sua battaglia per un ripensamento delle rigide regole del Patto di stabilità , ora lo scetticismo nei suoi confronti è palpabile.
Pur se attribuito, come nel colloquio con il presidente del Consiglio pubblicato domenica, ai “grandi imprenditori italiani” che “sono stati grandi supporter di Renzi” ma ora “hanno iniziato a esprimere timori che si tratti di un micromanager che si basa troppo su pochi amici fidati quando avrebbe invece bisogno di consulenti esperti da abbinare alla sua capacità  politica”.
Parla di “paralisi italiana”, in contrasto con la ripresa di Spagna e Grecia, il Wall Street Journal, che in un editoriale firmato da Simon Nixon sottolinea come rispetto alle promesse di sei mesi l’esecutivo Renzi abbia realizzato troppo poco: “Ci sono pochi segni dei cambiamenti di vasta portata del mercato del lavoro e dei prodotti e delle revisioni della burocrazia e del sistema giudiziario necessari per rilanciare la crescita”.
Die Welt: chiusura dell’Unità  e successo di Fanpage simbolo dell’Italia renziana  
Infine la stampa tedesca, che da Renzi si aspettava un nuovo corso e riforme profonde, ora è rapidissima a scaricarlo prevedendo (Suddeutsche Zeitung) che il premier “sarà  più debole in Europa”.
Ma non solo: ampliando lo sguardo, il quotidiano conservatore Die Welt pubblica un’analisi sul nuovo Zeitgeist (“spirito del tempo”) italiano perfettamente incarnato dal presidente del Consiglio.
“A 39 anni già  premier. Non segue alcuna ideologia. È un pragmatico. Era democristiano, ora è socialdemocratico. È la personificazione del ‘sia…sia’.
È contrario alle politiche di risparmio d’Europa, ma allo stesso tempo a favore di riforme strutturali dolorose.
Distribuisce 80 euro a chi guadagna di meno, e allo stesso tempo sbraita contro i sindacati.
Renzi non pensa in ‘destra’ e ‘sinistra’, ma in veloce e lento. È uno che fa. Sono gli altri a frenare”, spiega il corrispondente Tobias Bayer ai concittadini di Frau Merkel. La descrizione dello stile giovanilistico dell’inquilino di Palazzo Chigi continua con riferimenti all’abbigliamento (“Non porta vestito e cravatta, ma jeans e camicie aperte”), all’uso della tecnologia (il solito Twitter) e all’atteggiamento “alla mano” (“Si fa portare la pizza a Palazzo Chigi, velocemente passa al tu: ‘Io sono Matteo’. Non è ‘uno di quelli’ ma ‘uno di noi’).
E questo “riflette uno Zeitgeist che ovviamente plasma anche i media”.
In che modo? L’Unità  chiude e gran parte delle testate tradizionali sono in crisi, mentre, scrive Bayer, riscuote successo il giornale online Fanpage.it.
Il giudizio su questa evoluzione è lasciato ai lettori.

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MOODY’S BASTONA RENZI: “FUTURO GRIGIO PER L’ITALIA, RECESSIONE PESERA’ SU FISCO E CLIMA POLITICO”

Agosto 11th, 2014 Riccardo Fucile

“L’ITALIA NON RAGGIUNGERA’ IL TARGET DEFICIT-PIL”… “A RISCHIO I RAPPORTI CON LA UE”

L’agenzia di rating Moody’s ha tagliato le stime di crescita dell’Italia.
Nel 2014 il Paese vedrà  il proprio Prodotto interno lordo non salire, ma scendere dello 0,1%.
E la recessione peserà  sulla politica fiscale e sul clima politico.
Gli economisti hanno tagliato la previsione sul Pil dell’Italia nel 2014 a -0,1% dal precedente +0,5%.
In un report dedicato al nostro paese dopo il dato sul Pil del secondo trimestre, Moody’s scrive che la lentezza delle riforme e le lacune nella performance di bilancio probabilmente aumenteranno le tensioni con i partner europei, soprattutto con la Germania.
L’agenzia vede il rapporto deficit/Pil 2014 e 2015 al 2,7%, con rischi significativi di ulteriori revisioni al rialzo.
Per quanto riguarda il rapporto debito/Pil, Moody’s lo stima al 136,4% quest’anno e al 135,8% nel 2015.
La scorsa settimana era stato l’Istituto di Statistica (Istat) a rivedere le proprie previsioni per l’anno in corso, annunciando il secondo trimestre negativo del Pil italiano e l’ingresso del Paese di nuovo in recessione. Nei tre mesi finiti a giugno, il Pil è calato dello 0,2% rispetto ai primi tre mesi dell’anno, quando l’economia aveva registrato una contrazione dello 0,1%.

(da “La Repubblica“)

argomento: economia | Commenta »

“IO, MEDICO ITALIANO IN PRIMA LINEA CONTRO L’INCUBO EBOLA”: IL TEAM DELL’OMS A LAGOS

Agosto 11th, 2014 Riccardo Fucile

“AI MALATI LEGGO SHAKESPEARE PER CONFORTARLI”… IN ITALIA   DELINQUENTI CHE SEMINANO ODIO, SUL CAMPO MEDICI ORGOGLIO DEL NOSTRO PAESE

Abbiamo chiesto a Maurizio Barbeschi, Team Leader del gruppo Risk Assessment and Decision Support dell’Oms, di raccontare da Lagos la sfida contro l’Ebola  

“Ieri mi sono ritrovato al capezzale di un malato di Ebola, a leggergli Shakespeare. Eravamo andati nell’ospedale di Lagos dove sono ricoverati i contagiati, per valutare la situazione. Ne abbiamo visitati quattro.
Non è mai facile incontrare persone che stanno morendo, e per sollevare un poco il morale ho chiesto a uno di loro se gli piacevano i libri.
Mi ha risposto di sì, e allora sono andato fuori a cercarne uno.
Ho trovato un collega che aveva con sè una copia di Enrico IV, e me la sono fatta prestare. Il malato era contento di vedere che avevo un dono per lui, e ho cominciato a leggerglielo, seduto davanti al suo letto.   Se vengono presi in tempo, non tutti i casi di Ebola sono mortali.
Quando cominciano a manifestare i sintomi, soprattutto la diarrea, la chiave è tenerli idratati.
Questo è il primo passo per cercare di allungare la loro vita, e magari salvarli, come stiamo facendo in Nigeria, dove per ora abbiamo perso solo due persone.
È importante sapere che l’Ebola non è una condanna a morte automatica: con una buona e rapida assistenza, le possibilità  di sopravvivenza aumentano in maniera netta.
Poi c’è il morale, naturalmente, che è importante in ogni malattia.
Perciò magari nei prossimi giorni tornerò in corsia con Shakespeare, sperando di ritrovare il malato appassionato di libri.
Finita la visita in ospedale ci hanno chiamato dalla centrale, per andare a ispezionare l’aeroporto.
È la chiave della prevenzione. Bisogna individuare subito i potenziali casi, per isolarli e dare assistenza.
Perciò è importante sapere chi apre le porte degli aerei quando atterrano, chi e come accoglie i passeggeri.
Il momento in cui consegnano il passaporto, o incontrano un assistente di volo, è l’occasione migliore per guardarli in faccia e capire se sono malati.
Questi controlli stanno funzionando.
Dopo una giornata così, siamo tornati in albergo verso mezzanotte, distrutti.
Anche per noi è difficile.
La cosa più curiosa sono i tic che sviluppiamo, pensando di proteggerci: c’è il collega che uscito dalla corsia dei malati si sfrega in continuazione le mani, quello che si osserva i piedi, quello che si lava freneticamente la faccia, quello che usa una tecnica sempre uguale per togliersi gli indumenti di protezione.
Sono prassi scaramantiche, con cui speriamo di difenderci.
Perchè domani, all’alba, si ricomincia.

Maurizio Barbeschi
(da “La Stampa“)

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PREMIATA DITTA MOGHERINI & PINOTTI, IL DUO DI BRISCOLA: “NESSUN INTERVENTO MILITARE, MA SOSTEGNO AL GOVERNO CURDO”

Agosto 11th, 2014 Riccardo Fucile

MAI NESSUNA INIZIATIVA DELL’ITALIA CONTRO IL MASSACRO DI CIVILI, PENSANO SOLO “A RIFERIRE IN PARLAMENTO” IN POLITICHESE

L’italia sta valutando quali siano “le forme più efficaci e tecnicamente possibili di sostegno all’azione, anche militare, del governo curdo” nel nord dell’Iraq, dove “la necessità  immediata” è quella di “fermare lo stato islamico”.
Lo ha affermato il ministro degli esteri, Federica Mogherini, intervenuta in diretta a radio Anch’io.
“Sono in corso visite a livello tecnico”, ha spiegato la titolare della Farnesina dopo aver rivelato di essersi sentita con il ministro della difesa, Roberta Pinotti, “il punto è sostenere in questo momento il governo autonomo del Kurdistan nella reazione per fermare lo stato islamico. In questo momento la necessità  immediata è fermare lo stato islamico, a protezione dei civili, degli yazidi, dei cristiani”.
Questo, ha spiegato il capo della diplomazia italiana, “lo si può fare, e lo stiamo facendo, con gli aiuti umanitari”.
L’Italia, ha ricordato, “ha stanziato più di un milione di euro, ma c’è probabilmente bisogno di creare corridoi umanitari per fare in modo che gli aiuti arrivino. Stiamo valutando da questo punto di vista, insieme a tutti gli altri europei o almeno con i nostri principali partner, quali siano le forme più efficaci e tecnicamente possibili di sostegno all’azione, anche militare, del governo curdo. Non si tratterebbe ovviamente di intervento militare, ma di forme di collaborazione e di sostegno a un’azione che il governo curdo sta facendo”.
Collaborazione che potrebbe palesarsi in aerei italiani che vanno a portare aiuti o che riportano Yazidi o cristiani minacciati o in pericolo.
“Potrebbe essere questo, potrebbero essere altre cose” (anche il nulla, insomma), ha aggiunto Mogherini, che si è detta pronta con Pinotti a riferire “in qualunque momento” in Parlamento, “sono in corso le verifiche, non è reticenza…Stiamo in queste ore valutando anche passaggi tecnici che non sono cose semplici”.
Per il due di briscola quando mai ci sono cose semplici?

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PREMIER PIGLIATUTTO: COLLE, CSM, CONSULTA

Agosto 11th, 2014 Riccardo Fucile

ECCO LA DEMOCRAZIA PREVISTA DALLA RIFORMA

La maggioranza di Matteo Renzi ha strappato al Senato il primo sì al ddl 1429 sulla riforma dell’assemblea di Palazzo Madama e del Titolo V della Costituzione.
Se il testo non subisse modifiche al termine del 4° passaggio parlamentare, ne verrebbe fuori un bicameralismo imperfetto in cui una Camera quasi monopolizzata dal partito più forte controllerà  processo legislativo, elezione del Presidente della Repubblica, Corte Costituzionale e Consiglio Superiore della Magistratura.
Una Camera quasi monopolizzata dal partito che uscirà  vincitore dalle elezioni rischia di controllare il processo legislativo, l’elezione del Presidente della Repubblica e, di conseguenza, 10 giudici della Corte Costituzionale su 15 e il Csm.
La maggioranza guidata da Matteo Renzi ha strappato al Senato il primo sì al disegno di legge 1429 sulla riforma dell’assemblea di Palazzo Madama e del Titolo V della Costituzione.
Modifiche al testo (ad esempio la reintroduzione di un emendamento con l’inserimento degli Eurodeputati tra gli elettori del Capo dello Stato) sono state annunciate in vista dell’approdo a Montecitorio e sono sempre possibili in uno dei tre passaggi parlamentari che mancano.
Ma erano state promesse anche prima dell’arrivo del ddl nell’Aula i Palazzo Madama e non si sono viste: per questo in molti si domandano se quello licenziato dal Senato non sia il primo passo concreto verso la nascita di quella “democrazia autoritaria” o “democrazia d’investitura” di cui numerosi costituzionalisti hanno denunciato i pericoli nelle ultime settimane.
Per il premier sono “i soliti salotti, fatti da persone che firmano appelli senza averli letti“.
La fine del bicameralismo perfetto, obiettivo delle riforme su cui il premer Renzi si gioca il mandato, passa attraverso i due principali obiettivi della riforma del Senato: la non elettività  dei membri della futura assemblea di Palazzo Madama e la riduzione delle sue funzioni costituzionali.
La fine del Senato elettivo è certamente la novità  più dirompente del ddl: la futura assemblea sarà  composta da95 membri rappresentativi delle istituzioni territoriali e 5 di nomina presidenziale.
Saranno i Consigli regionali e i Consigli delle Province autonome di Trento e Bolzano a scegliere i senatori, con metodo proporzionale, fra i propri componenti.
Non solo sarà  composto da nominati: il nuovo Senato sarà  anche depotenziato nelle sue funzioni.
Se il sì accordato da Palazzo Madama alla riforma firmata da Maria Elena Boschi fosse stato il quarto e definitivo, oggi la competenza legislativa ordinaria sarebbe appannaggio quasi esclusivo della sola Camera dei deputati.
I senatori-consiglieri-sindaci, infatti, non voterebbero più la fiducia al governo nè la Finanziaria, ma parteciperebbero alla legislazione in materia di enti locali, Unione Europea, salute e famiglia. In alcuni casi potrebbero avanzare rilievi sulle leggi in discussione alla Camera, ma Montecitorio potrebbe decidere di non accoglierli: basterà  un voto a maggioranza semplice (e, su certe materie, a maggioranza assoluta).
L’abolizione del bicameralismo perfetto, è il parere di molti costituzionalisti, è auspicabile perchè mette l’Italia sullo stesso livello della grande maggioranza dei Paesi democratici.
Gli stessi giuristi, tuttavia, mettono in guardia da un pericolo incombente.
Dal mix tra l’Italicum frutto del patto del Nazareno con Silvio Berlusconi (che garantisce un premio di maggioranza del 15% a chi supera la soglia del 37% dei voti) e la riforma della Carta rischia di venir fuori uno squilibrio costituzionale: una Camera composta da una classe di nominati espressione dei partiti maggiori e un Senato depotenziato e formato da non eletti eleggeranno un Presidente della Repubblica che nei fatti verrà  scelto dalla maggioranza politica guidata dal capo del governo e del primo partito: con il 25% dei voti si può andare al ballottaggio e conquistare 340 seggi (55%) e a quel punto eleggere quasi da soli un capo dello Stato fedele.
Le conseguenze dello squilibrio si riverbereranno a cascata su altri livelli istituzionali. Poichè l’inquilino del Colle sarà  diretta espressione della maggioranza di governo (nei primi 3 scrutini l’elezione avverrà  con maggioranza dei 2/3 dell’aula, dal quarto serviranno i 3/5, mentre dopo l’8° basterà  la maggioranza assoluta), quest’ultimo finirà  per avere il controllo su 10 dei 15 giudici della Corte Costituzionale, ovvero il collegio di magistrati che ha il delicatissimo compito di valutare la costituzionalità  delle leggi (e bocciarle in caso di incostituzionalità ) e deliberare nei casi di conflitto tra i poteri dello Stato: l’esecutivo rischierebbe cioè di esercitare un potere di controllo e di indirizzo sui 5 giudici nominati dal Parlamento e i 5 indicati dal Capo dello Stato.
Il quale, essendone il presidente, finirebbe per estendere il controllo del governo sul Consiglio Superiore della Magistratura, organo di rilievo costituzionale in quanto previsto dall’articolo 104 della Carta.
La strada è tracciata? No, per ora è soltanto indicata, perchè il testo potrà  essere modificato nei tre prossimi passaggi parlamentari. Il governo lo ha già  annunciato.
Ma la stessa previsione era stata fatta anche prima che il testo approdasse in Aula al Senato.
Sulla questione dell’immunità , ad esempio: il 2 luglio, giorno in cui la Commissione Affari costituzionali di Palazzo Madama licenziò l’emendamento dei relatori Finocchiaro e Boschi che reintroduceva lo scudo per i membri della futura assemblea, il ministro delle Riforme assicurava a chi chiedeva al governo di fare un passo indietro sul tema: “Tutto è sempre possibile in Aula”.
Ma l’immunità  è rimasta al proprio posto. In ogni caso non sarà  facile.
Ora il ddl 1429 andrà  a Montecitorio, dove i numeri sono dalla parte del governo e della maggioranza, che con tutta probabilità  imporranno solo minime modifiche al testo.
Dopo l’approvazione, il ddl tornerà  a Corso Rinascimento, dove i sentori potranno proporre emendamenti e approvare modifiche solo agli articoli cambiati alla Camera. La possibilità  di intervento da parte del Senato, che tanto ha fatto penare la maggioranza nel primo passaggio, risulterà  molto ridotta.

(da “il Fatto Quotidiano”)

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