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BERLUSCONI È RISORTO E ORA DARÀ LE CARTE PURE SULL’ECONOMIA

Agosto 10th, 2014 Riccardo Fucile

I NUMERI SULLE RIFORME IN SENATO DICONO CHE FORZA ITALIA È FONDAMENTALE PER LA TENUTA DI QUESTO GOVERNO…. IL MESSAGGIO DI SILVIO SUI CONTI PUBBLICI: “SE SERVE NOI CI SIAMO”

Il Caimano è tornato. Risorto dalle sue ceneri.
Grazie all’assoluzione su Ruby, certo, ma soprattutto alla respirazione artificiale che Matteo Renzi gli ha praticato facendo di lui l’interlocutore principe delle riforme.
A Palazzo Madama i 40 senatori di Forza Italia, ovvero la truppa azzurra al netto dei dissidenti, si è dimostrata determinante per il primo passaggio della riforma. L’ostruzionismo di Lega, Sel e Movimento Cinquestelle, poi, ha fatto il resto, evidenziando ancora di più il peso politico dell’ex Cavaliere.
“Se tutti avessero collaborato, Berlusconi sarebbe stato uno degli interlocutori, così invece è l’unico”, fanno notare da Forza Italia, dove l’apporto di Alfano viene considerato residuale.
“Noi siamo l’unica opposizione responsabile e Renzi lo ha capito. Siamo affidabili più dei suoi. E questo lo faremo pesare”, ha detto ieri l’ex Cavaliere a più di un interlocutore.
A rafforzare ancor di più la posizione del leader azzurro sono i dati economici negativi, dalla disoccupazione al Pil, e le bacchettate giunte in settimana da Mario Draghi e dalla stampa internazionale.
Tanto che lo stesso Berlusconi, durante il loro faccia a faccia, ha paventato all’ex sindaco il rischio che qualcuno in Europa voglia indebolirlo per fargli fare la sua stessa fine del 2011.
Ma più Renzi è debole sul fronte economico — è il ragionamento che si è fatto ad Arcore — più la golden share di Forza Italia sull’esecutivo si rafforza.
E ora, infatti, in attesa che la riforma costituzionale venga incardinata alla Camera (“a fine ottobre potrà  essere in Aula e io farò la mia parte”, ha detto Laura Boldrini), è sull’economia che il partito azzurro “aspetta al varco l’esecutivo”, per dirla come Paolo Romani.
Su questo terreno gli azzurri usano una doppia strategia: da un lato bastonano e menano fendenti, dall’altro danno consigli e tendono la mano.
L’ordine da Arcore ai mastini berlusconiani è di attaccare a testa bassa sul “disastro economico”.
Tanto poi c’è sempre un Verdini, un Romani o lo stesso Berlusconi a rendersi disponibile al dialogo. “Senza di noi non ci sono le riforme. Il problema di Renzi è quello di prendere atto che la sua tabella di marcia non esiste più. Lo slide show è finito. Solo l’agenda Berlusconi può essere utile all’Italia”, afferma Maurizio Gasparri.
“Perchè il premier ha messo il turbo sulle riforme e i tempi sull’economia sono da lumaca?”, si chiede Mara Carfagna.
Mentre Brunetta sputa benzina sul fuoco. “Aver collaborato al processo di riforma costituzionale non ci rende affatto complici di un disastro di un governo incapace”, si legge sul giornale on line il Mattinale.
Cannonate verso Palazzo Chigi a cui, sottotraccia, seguono ramoscelli d’ulivo.
“Se la situazione economica trascende, noi ci siamo”, è il messaggio fatto arrivare da Arcore tramite gli ambasciatori Paolo Romani e Denis Verdini, che si muovono all’unisono coordinati dalla felpata regia di Gianni Letta.
Che nelle ultime settimane non ha mai smesso di sentirsi con il presidente Giorgio Napolitano.
Da settembre, dunque, vedremo come il governo dalle due maggioranze (una politica e una “istituzionale”) si muoverà  tra Sblocca Italia, Job Acts, legge di Bilancio, riforma della giustizia e riforma costituzionale alla Camera.
E poi c’è sempre l’Italicum, vera cartina di tornasole del dialogo Renzi-Berlusconi. Qui, come spiega Roberto Calderoli, “o Matteo va avanti con Silvio e perde Alfano oppure va avanti con Angelino e perde Berlusconi”.
Trovare un compromesso che vada bene a entrambi non sarà  facile.
“La legge elettorale va corretta in modo sostanziale”, ha avvertito ieri Gianni Cuperlo. Dando voce a un malcontento mai sopito anche dentro il Pd.
Che non può essere relegato ai soli dissidenti in Senato.
Malcontento presente anche in Forza Italia. Raffaele Fitto, per esempio, è convinto che ad aiutare Renzi sull’economia gli azzurri rischiano il bagno di sangue.
Ma l’ex Cav nemmeno lo ascolta.

Gianluca Roselli
(da “Il Fatto Quotidiano“)

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“SVUOTO L’NCD E IL GOVERNO DIPENDERA’ DA ME”

Agosto 10th, 2014 Riccardo Fucile

SOTTRAENDO UN TERZO DEI SENATORI AD ALFANO, BERLUSCONI DIVENTEREBBE DETERMINANTE PER ASSICURARE LA MAGGIORANZA

La missione “caccia grossa” scatta a settembre, Silvio Berlusconi ne ha parlato con i più fidati prima di lasciare Roma e chiudersi ad Arcore, da dove non si muoverà .
«Dobbiamo prosciugare il gruppo del Nuovo centrodestra al Senato, Verdini mi dice che è possibile, sono spaccati al loro interno, è l’unico modo per mettere Renzi di fronte al fatto compiuto e costringerlo a collaborare», dice il leader ringalluzzito dal passaggio della riforma coi voti determinanti di Forza Italia.
Sente di essere tornato in partita e vuole farlo a tutto campo.
Le modifiche costituzionali gli stanno strette, ora che pregusta il «recupero dell’agibilità  politica ed elettorale» come scriveva due giorni fa ai parlamentari.
C’è solo un ostacolo sulle sue mire espansionistiche su maggioranza e governo.
Il presidente del Consiglio ha già  fatto capire che non ha alcun bisogno di accettare la collaborazione.
L’ex Cavaliere, già  alle prese con dieta Dukan, lunghe camminate e ginnastica nella tenuta di Villa San Martino (dalla quale del resto non può muoversi anche per Ferragosto), con Francesca, figli e nipoti, nelle poche telefonate filtrate di dirigenti ha ribadito il ruolo «fondamentale di Forza Italia: senza di noi non si sarebbe arrivati a questo risultato che per senso di responsabilità  abbiamo portato avanti».
Ma l’unico modo per far pesare ora quella responsabilità  – nella sua strategia – è quello di alleggerire il peso specifico dell’Ncd, far perdere pedine alla maggioranza a Palazzo Madama. Un po’ come avvenuto nel 2006-2008, allora per far cadere il governo Prodi, stavolta per entrarci, in qualche modo, nel governo.
Del resto, il leader forzista si è ormai convinto che “Angelino” non abbia alcuna intenzione di tornare in un centrodestra con forte imprinting berlusconiano.
Perfino le alleanze in vista delle amministrative d’autunno sono tutt’altro che scontate. Figurarsi tornare insieme al governo.
«Ora bisogna mettere la testa sull’economia, perchè le famiglie e le imprese sono davvero allo stremo» è il messaggio di Giovanni Toti al Tg1. Renato Brunetta, col suo “Mattinale”, si spinge oltre: «Occorrono riforme shock all’economia, la nostra è una proposta di collaborazione seria. Renzi faccia propria l’agenda Berlusconi».
Ma sono inviti destinati a cadere nel vuoto.
E allora la caccia può partire. Nel mirino il gruppo dei 32 senatori alfaniani, acquisirne almeno un terzo e capovolgere gli equilibri a Palazzo Madama.
Ma è davvero fattibile? Gaetano Quagliariello, che del Nuovo centrodestra è il coordinatore, oltre che una delle colonne al Senato, si fa una risata.
«Nel nostro gruppo non si muove nulla, rispetto agli attuali 32 potremmo anche crescere, ma non è quello che ci interessa – spiega – Se Berlusconi pensa ancora di risolvere così i suoi problemi, vuol dire che è rimasto all’era dei “responsabili”. Abbiamo capito un anno prima quel che lui ha capito adesso, ma non è colpa nostra».
La strategia di Alfano e dei suoi prevede altro.
Nei primi quindici giorni di settembre si riunirà  l’intergruppo di tutti i parlamentari di area moderata della maggioranza extra pd.
Al Senato vuol dire dar vita a una formazione di una cinquantina di parlamentari, destinata a diventare il secondo gruppo (i Cinque stelle sono 40).
L’affondo sferzante di ieri di Angelino, proprio all’indirizzo del suo ex partito, lascia intendere quale sia lo stato dei rapporti.
Sulle riforme, dice, «paradossalmente, la nostra scelta ha favorito anche Forza Italia che ha potuto rimettersi in carreggiata dopo il testacoda dello scorso autunno e oggi può dire di avere partecipato alla grande sfida del cambiamento dopo essersi allontanata proprio da quella sfida nello scorso novembre».
Suscitando le immediate reazioni forziste. «Ma quale testacoda – gli ribatte Licia Ronzulli – al tavolo delle riforme, Renzi-Berlusconi, lui non si è nemmeno seduto».
La guerriglia continua.

Carmelo Lopapa
(da “La Repubblica“)

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LA SOLITA PALLA SU FACEBOOK: “EBOLA A LAMPEDUSA”. “CHIEDEREMO 10 MILIONI DI DANNI”. MA IN GALERA MAI?

Agosto 10th, 2014 Riccardo Fucile

LA FALSA NOTIZIA POSTATA HA AVUTO COME CONSEGUENZA UNA PIOGGIA DI DISDETTE ALLE STRUTTURE ALBERGHIERE… LE ASSOCIAZIONI DECISE A MUOVERE UN’AZIONE GIUDIZIALE CIVILE E PENALE

“Allarme Ebola a Lampedusa“. La notizia era circolata sui social network, era stata condivisa 26mila volte e aveva portato a una pioggia di disdette alle strutture alberghiere. Ma si trattava di una bufala.
Per smentirla era intervenuto anche il governo in un question time. Ma, nonostante questo, i danni sono stati ingenti.
Tanto che le associazioni del territorio di Lampedusa e Linosa e in particolare la ‘Comunità  di Lampedusa’, Federalberghi e il consorzio albergatori, hanno deciso di muovere un’azione giudiziale civile e penale contro chi l’aveva diffusa, dopo “l’ennesima diffusione di false notizie denigratorie e allarmistiche“.
La richiesta di risarcimento contro l’autore della notizia, già  identificato e denunciato dalla polizia Postale, potrebbe valere dieci milioni di euro.
”A fronte di una popolazione che da più di un decennio si è spesa in termini di accoglienza e solidarietà  dinanzi al gravissimo flusso migratorio — dice il presidente di Federalberghi isole Pelagie, Giovanni Damiamo Lombardo – c’è un’identificazione degli aspetti negativi del fenomeno con l’isola di Lampedusa e Linosa. L’ennesima bufala che ha trovato un’irresponsabile cassa di risonanza sui social network rappresenta l’ennesimo attentato alla fragile economia di questo territorio già  provato”.
In Italia ci sono stati alcuni allarmi per possibili casi di Ebola ma si sono rivelati tutti infondati.
“In queste ultime ore le strutture del Sistema sanitario nazionale, in collaborazione con gli uffici ministeriali e con l’Istituto nazionale per le malattie infettive Spallanzani — fa sapere il ministero della Salute – hanno gestito alcune segnalazioni di possibili casi di importazione di malattia di Ebola poi non confermate dalle analisi svolte”.
Per le procedure sono stati applicati i protocolli stabiliti nelle circolari diramate a suo tempo.
“Tutte le strutture sanitarie di frontiera e di ricovero continuano a vigilare costantemente — spiega la nota — pur nella consapevolezza che la situazione per quanto riguarda l’Italia e l’Europa resta assolutamente sotto controllo. L’individuazione dei casi sospetti dimostra l’efficacia della vigilanza italiana”.

Commento del nostro direttore

Non è la prima volta che tramite il web vengono diffuse notizie false o atte a creare allarme sociale.
Per non parlare delle campagne di mera diffamazione contro avversari politici o atte a istigare all’odio razziale.
Vi sono soggetti che ogni giorno sistematicamente scrivono palesi falsità  e diffondono fotomontaggi tarocco.
Il nostro punto di vista è ben noto: si tratta di vera e propria associazione a delinquere, non di fatti isolati o di matti in libera circolazione.
E il disegno criminale è evidente: aumentare il livello di intolleranza e destabilizzare le istituzioni, concetto che va al di là  di chi governa in questo o quel momento e che pertanto riguarda l’intera comunità  nazionale.
Nei confronti di questa feccia uno Stato di diritto dovrebbe solo applicare la legge e aprire le patrie galere.
E per i casi più gravi c’è sempre la possibilità  di un T.S.O. di lunga durata.

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L’ASSEMBLEA PROSTITUENTE, COME NELLE COMMEDIE SEXY DEGLI ANNI ’80: “LA MINISTRESSA CI STA COL SENATORE”

Agosto 10th, 2014 Riccardo Fucile

PECCATO CHE LA BOSCHI NON VALGA GLORIA GUIDA O EDWIGE FENECH E CHE ZANDA E RAZZI FACCIANO RIMPIANGERE ALVARO VITALI E BOMBOLO

No, vabbè, ha fatto anche questo. Oltre a Verdini, alla Rossi, a Quagliariello e a Romani, monna Maria Elena Boschi ha baciato pure Antonio Razzi.
Non è uno scherzo: è la foto che immortala per i posteri l’ultimo atto dell’alato dibattito sulla nuova costituzione (minuscola, s’intende) approvata l’altroieri in prima lettura dal Senato.
Se l’11 marzo 1947 un grande laico e liberale come Benedetto Croce invocò l’assistenza dello Spirito Santo per illuminare i 556 Padri Costituenti recitando l’”inno sublime” del Veni Creator Spiritus, venerdì a Palazzo Madama risuonava il Veni Pregiudicate Silvi con tutti i suoi boys and girl.
Esercizio per l’estate: cercare su Internet le foto, rigorosamente in bianco e nero, dei Padri Costituenti — quelli veri — solennemente impegnati fra il 1946 e il 1948 a scrivere la Costituzione Repubblicana, e confrontarle con lo Stracafonal di Umberto Pizzi sui pomiciamenti delle Boschi&Finocchiaro con la variopinta fauna di padri ricostituenti beotamente intenti ad abrogare se stessi (della qual cosa ci faremo una ragione); ma anche, quel che è più grave, 47 articoli della Costituzione per sostituirli con altrettante pippe prolisse, scombiccherate, confuse, insensate, contraddittorie che paiono scritte da un branco di analfabeti in evidente stato di ebbrezza.
Una scena da commedia sexy anni 80, tipo “La ministressa ci sta col senatore” o “La relatrice della riforma costituzionale”, con l’aggravante dell’assenza di Gloria Guida ed Edwige Fenech e della presenza Zanda e Razzi al posto di Alvaro Vitali e Bombolo.
Il corteo dei baciatori della ministressa e della relatrice era guidato dal capogruppo forzista Paolo Romani che, va detto a suo onore, appariva un filo imbarazzato dinanzi alle labbra protese della Boschi: avrebbe preferito un po’ più di discrezione, ma l’effetto risucchio gli è stato fatale. Smack.
Alle sue spalle anche il foltocrinito Verdini, uso a muoversi tra il lusco e il brusco, tentava di ripararsi dietro la chioma fulva di una deputatessa, ma la sua candida cofana cotonata a pelo lungo sbucava inequivocabilmente dalle foto nell’atto del bacio alla ministra, reduce da analoghe effusioni con il ricostituente Quagliariello.
Doppio muah con scappellamento a destra.
In zona limitrofa dell’emiciclo, frattanto, l’avvenente Schifani arpionava un braccio della Finocchiaro, che si voltava di scatto e gli stampava uno schiocco sulla guancia, irresistibilmente attratta dal fascino del 416-bis. Slurp.
Alla vista della processione, Razzi smetteva di domandarsi che cazzo avesse votato fino a pochi istanti prima e avanza impettito verso Monna Boschi con l’aria di dire: “Sarà  un’usanza di queste parti, vedi mai che sia l’inizio di un’ammucchiata: se questi si baciano tutti, un motivo ci sarà ; nel dubbio, mi ci fiondo anch’io”.
Bacione anche per lui. Da notare il dignitoso contegno del tanto vituperato Mimmo Scilipoti, che ha preferito un low profile davvero encomiabile.
Alla festa di fine anno mancavano soltanto i gavettoni di pipì, le fiale con puzzetta, gli stronzetti di gomma e le gare di rutti, ma purtroppo B. non poteva entrare.
Il clima comunque era quello liberatorio del grande coming out.
E i ricostituenti pidinforzisti vanno compresi. Sono vent’anni che si vedono di nascosto, fra toccatine furtive e strusciamenti clandestini, polluzioni bicamerali e strizzatine di larghe intese, al massimo qualche occhiata lubrica e qualche pizzino da un banco all’altro.
Ora che arriva il “liberi tutti”, possono finalmente limonare duro alla luce del sole, in favore di telecamera, e allora ci danno dentro come Buffon e la D’Amico.
Finita la festa, il cameriere pieghevole Piero Grasso dà  una pulitina ai locali e annuncia stremato la meritata vacanza low cost.
Seguìto a ruota da Monna Boschi, che cerca affannosamente un volo last minute per le ferie, al solito tristi e solitarie.
Beata gioventù: quest’anno s’è liberata Villa Certosa, a parte qualche capatina di Barbara Guerra.
Se passano da zio Silvio a Cesano Boscone, magari le chiavi per qualche giorno gliele ammolla.

Marco Travaglio
(da “Il Fatto Quotidiano“)

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CARO-TARIFFE: + 6% PER RIFIUTI, ACQUA E TRASPORTI

Agosto 10th, 2014 Riccardo Fucile

L’UNIONCAMERE QUANTIFICA GLI AUMENTI DELLE TASSE LOCALI… BOOM PER LA RACCOLATA DELLA SPAZZATURA: + 15%

Continuano a correre le tariffe, soprattutto quelle dei servizi locali come acqua potabile, rifiuti, trasporti e servizi sanitari.
Per le famiglie l’esborso complessivo in un anno è cresciuto di quasi il 6% (+5,9%).
Lo rileva l’Osservatorio “Prezzi e mercati” dell’Indis, Istituto dell’Unioncamere specializzato nella distribuzione e servizi, segnalando che metà  dell’inflazione generale registrata nella prima metà  del 2014 si deve proprio alle tariffe pubbliche locali.
A giugno 2014 rispetto all’anno precedente l’incremento complessivo (locali e nazionale) è stato del 4%, ma quelle a controllo nazionale hanno fermato la loro corsa all’1,6%, per effetto soprattutto del rincaro inarrestabile dei pedaggi autostradali (+4,5%).
Tra le tariffe locali, dice l’Osservatorio Indis, svettano soprattutto gli aumenti dei rifiuti solidi urbani (+15,2%), dell’acqua potabile (+6%) e dei servizi sanitari locali (+5,3%).
Si assesta poi al +4,4% la crescita dei costi dei trasporti ferroviari regionali mentre supera il 2,5% l’aumento dei trasporti urbani.
«La competitività  delle imprese, soprattutto nei confronti dei competitori esteri – commenta il presidente di Unioncamere, Ferruccio Dardanello – sta anche nella possibilità  di competere almeno ad armi pari sul fronte dei costi dei servizi necessari alla produzione”.
Di contro, la buona notizia per le famiglie è relativa alla bassa inflazione, che resterà  tale anche nella seconda metà  del 2014 che dovrebbe chiudersi sullo 0,4%. E nel 2015 sotto il punto percentuale, secondo le stime Unioncamere che esclude il rischio deflazione
I mesi centrali del 2014 restituiscono un ulteriore scivolamento dell’inflazione: esaurito il traino dei carburanti e delle tariffe energetiche, che sino a metà  2013 avevano guidato i rincari, la dinamica dei prezzi al consumo si è portata poco sopra il valore nullo (0,3% nel mese di giugno, 0,1% secondo le anticipazioni dell’Istituto nazionale di Statistica per il mese di luglio).
Nessuna sorpresa neppure nel carrello della spesa alimentare: a fronte di comparti che sono ancora oggetto di qualche fervore (bevande, latte e derivati +2% nell’ultimo anno), si rilevano prodotti con variazioni nulle o prossime allo zero.
In territorio negativo le carni (-0,1% anno su anno), e gli oli (-0,5% tra maggio 2013 e maggio 2014).

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“UN DISTRIBUTORE SU QUATTRO E’ IRREGOLARE”: SEQUESTRATE 93 COLONNINE DALLA GUARDIA DI FINANZA

Agosto 10th, 2014 Riccardo Fucile

SU 800 IMPIANTI VERIFICATI BEN 230 SONO RISULTATI TAROCCATI

Blitz della Guardia di Finanza nei distributori di carburante: su 800 impianti visitati in tutta Italia nell’ambito di un piano estivo a tutela dei consumatori, 230 sono risultati irregolari, pari al 28% dei controlli eseguiti. Gli uomini delle Fiamme Gialle hanno denunciato 33 persone, sequestrato 93 colonnine, 449 pistole erogatrici ed oltre 780 mila litri di prodotti petroliferi.
Tra le irregolarità  riscontrate anche un centinaio di violazioni alla disciplina sui prezzi. Gli impianti controllati sono stati selezionati dalla Gdf sulla base di una mirata analisi di rischio che ha tenuto conto sia delle informazioni raccolte dai finanzieri sia delle segnalazioni arrivate dai cittadini.
Nel corso dei controlli è stato verificato in particolare se il carburante effettivamente erogato fosse lo stesso di quello contabilizzato e pagato dagli automobilisti, se fossero state mischiate alla benzina o al gasolio sostanze dannose per le auto, se fosse stata rispettata la disciplina dei prezzi esposti, finalizzata ad offrire ai cittadini una corretta informazione e scegliere dove fare rifornimento.
La frodi scoperte dalla Gdf, molte della quali in Campania, hanno riguardato tra l’altro schede elettroniche modificate inserite nelle colonnine dove sono indicati i litri di benzina erogati, l’alterazione delle stesse colonnine e delle pistole erogatrici, la contraffazione dei piombi, vale a dire i sigilli messi agli impianti per evitare che vengano manomessi.
Nella zona di Latina, invece, i finanzieri hanno scoperto una serie di impianti dove veniva attuata una pubblicità  ingannevole sui prezzi di vendita del carburante

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LA RIFORMA DE SENATO E’ UN PASTROCCHIO E CON L’ITALICUM CON IL 25% DI VOTI SI PUO’ CONQUISTARE IL 55% DEI SEGGI, NOMINARE DA SOLI IL CAPO DELLO STATO, LA CORTE COSTITUZIONALE E IL CSM

Agosto 9th, 2014 Riccardo Fucile

NIENTE INDENNITA’, MA RESTANO I RIMBORSI…SU 500 MILIONI DI COSTO, IL RISPARMIO SARA’ SOLO DI 50 MILIONI…IMMUNITA’ PER GLI INQUISITI…PER LE LEGGI POPOLARI DA 50.000 A 250.000 FIRME

Ora che Matteo Renzi ha portato a casa la versione pressochè definitiva del suo progetto costituzionale (alla Camera ci saranno cambiamenti minimi) è il caso di fare un breve riassunto di come cambierà  la Costituzione in caso di approvazione definitiva e che effetti avrà  il nuovo assetto nel combinato disposto con la legge elettorale prossima ventura, l’Italicum.
IL DOPOLAVORO
Il Senato non sarà  più elettivo. I suoi 100 membri saranno nominati come segue: 74 saranno consiglieri regionali (scelti dai loro colleghi “con metodo proporzionale” e tenendo conto della popolazione della regione); 21 saranno sindaci scelti nei rispettivi territori dai consigli regionali e dalle province autonome di Trento e Bolzano; 5 li sceglierà  il presidente della Repubblica.
I 95 “dopolavoristi” degli enti locali dureranno in carica quanto i loro organi territoriali, i 5 del Quirinale sette anni.
BILOCALE, UNA CAMERA
Mario Mauro dice che non c’è più il bicameralismo perfetto, ma quello confuso: il Senato non voterà  più la fiducia al governo, nè la Finanziaria.
Palazzo Madama parteciperà , però, alla legislazione in materia di Unione europea, di tutela della salute e diritto di famiglia, oltre che – ovviamente – in tema di enti locali. In alcuni casi, poi, il Senato potrà  scrivere dei pareri e addirittura avanzare dei rilievi sulle leggi in discussione alla Camera: deve però decidere di farlo in dieci giorni avendone in tutto 30 per l’esame.
Montecitorio, però, potrà  decidere di fregarsene di quel che dice il Senato: basta un voto a maggioranza semplice (e, su certe materie, a maggioranza assoluta). Un pastrocchio.
SOLDI E IMMUNITà€
Niente stipendio per i nuovi senatori, ma restano i rimborsi: anche il personale di palazzo Madama conserva il posto.
Il risparmio annuo è stato calcolato in circa 50 milioni di euro su mezzo miliardo di costo annuo.
I dopolavoristi del Senato, però, avranno almeno l’immunità  come i colleghi della Camera: Dio solo sa se i consiglieri regionali italiani ne hanno bisogno.
LA TAGLIOLA
Non gli bastava quella dei regolamenti parlamentari, Renzi ha voluto la tagliola in Costituzione: il governo può indicare come “prioritari” alcuni disegni di legge e a quel punto la Camera e il Senato hanno 60 giorni per analizzarli al termine dei quali si vota il testo nella versione decisa dal governo senza emendamenti.
IO SO IO E VOI…
Per le leggi popolari cambiamenti solo in peggio: finora per proporle servivano 50mila firme, se la Carta alla Renzi sarà  approvata ne serviranno invece 250mila. Niente garanzie nemmeno sui tempi d’esame: se ne occuperanno poi i regolamenti parlamentari.
Sui referendum, invece, un compromesso s’è trovato: le firme restano 500mila e il quorum la maggioranza degli aventi diritto al voto; se però le firme superano le 800mila, il quorum si abbassa alla maggioranza dei votanti alle ultime elezioni politiche.
PROVINCE ADDIO
La parola scompare dalla Costituzione. Tra gli altri cambiamenti del Titolo V c’è poi una “clausola di supremazia” che lo Stato centrale potrà  invocare su alcune materie condivise con le Regioni come l’energia o le grandi opere infrastrutturali.
QUIRINALE
La platea degli elettori si abbassa drasticamente: da oltre mille persone a 730. Potranno votare, infatti, solo deputati e senatori.
Cambiano anche i quorum: per eleggere il capo dello Stato serve la maggioranza dei 2/3 nei primi tre scrutini, dei 3/5 dal quarto al settimo, poi quella assoluta.
AUTORITARISMO
Non che questo sia il programma di Renzi, ma il rischio di usare questo impianto costituzionale in modo autoritario diventa evidente se si pensa a come funzionerà  l’Italicum: la Camera sarà  eletta con le liste bloccate (o parzialmente bloccate) con un sistema che prevede un deciso premio di maggioranza.
In sostanza col 25% dei voti si può andare al ballottaggio e conquistare 340 seggi (55%) e a quel punto eleggere quasi da soli un capo dello Stato fedele e controllare così 10 giudici costituzionali su 15, il Csm, le Authority.
Il bilanciamento dei poteri in queste condizioni è una barzelletta.
LO STILE
La Costituzione di Renzi è scritta come un brutto regolamento.
Questo è il nuovo articolo 70, comma 3: “Per i disegni di legge che dispongono nelle materie di cui agli articoli 57 terzo comma, 114 terzo comma, 117 commi secondo lettera p) e u), quarto, quinto, nono …”e via così.
Nel 1947 ci si rivolse a un fine italianista, Piero Pancrazi, per rivedere stilisticamente la Carta.
Renzi, Boschi e Verdini non ne hanno avuto il tempo

Marco Palombi

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VACANZE DEI RENZIANI, MATTEO RACCOMANDA AI MINISTRI: “NON FATEVI BECCARE IN HOTEL, BARCHE E RISTORANTI DI LUSSO”

Agosto 9th, 2014 Riccardo Fucile

IL PREMIER QUEST’ANNO EVITERA’ DI NOLEGGIARE LA BARCA DI LUSSO A PORTO SANTO STEFANO… GLI ALTRI RENZIANI DIVISI TRA TOSCANA E ISOLE

Toscana e isole, è questo il mare dei renziani.
Se chiedete agli uomini più fidati di Matteo Renzi, tipo Luca Lotti, se ora il premier si concederà  qualche giorno di vacanza, la risposta che si ottiene è prima uno sguardo stranito, quindi la frase: “Ma no, lui resterà  a Palazzo Chigi… c’è molto da fare…”. Che ci sia del lavoro incombente, vista in particolare l’ultima carezza del governatore della Bce, è fuor di dubbio.
Ma Renzi, in questo Ferragosto, sembra intenzionato, al massimo, a cavallo di Ferragosto, a raggiungere la moglie Agnese a Pontassieve . Poi, di corsa di nuovo a Roma, tanto per fare la guardia al bidone di benzina.
Troverà  infatti un palazzo deserto o quasi.
A partire dai suoi uomini più fidati.
Graziano Delrio è reclamato dalla numerosa famiglia a Reggio Emilia, Luca Lotti andrà  qualche giorno a Viareggio , dove si trova la moglie.
E dove potrebbe andare anche Agnese Renzi con i figli.
Insomma, non è più aria, come solo un anno fa, di affittare per un giorno solo una barca di lusso a Porto Santo Stefano per fare un tuffo al Giglio, all’epoca ancora gravato dal peso della Concordia.
Con l’Italia in recessione, meglio il low profile. Che vale per i capi in testa, ma non per la truppa, anche se di prima fila.
Sandro Gozi, sottosegretario alle politiche Ue, partirà  per la Provenza con moglie e due figli piccoli e quindi sarà  a Vieste , a casa dei suoceri, per fare un po’ di mare. Dieci giorni anche per il vicepresidente renziano della Camera, Roberto Giachetti. Per lui la meta è la Sardegna, così come per Alessandra Moretti.
Che dopo essere stata beccata con Massimo Giletti, sempre sulle bianche spiagge sarde, stavolta sarà  di stanza a Carloforte con i figli.
Nell’isola anche il capogruppo Pd Luigi Zanda, che sarà  ad Alghero, in una casa di famiglia.
Alcuni, come Maria Elena Boschi piuttosto che come Matteo Richetti, ci tengono a mantenere la meta delle loro ferie strettamente riservata.
La prima, soprattutto, perchè sa di essere preda attesa dai fotografi più spietati.
Pare, tra l’altro, che da Palazzo Chigi sia partito un non troppo sommesso suggerimento: si pregano, soprattutto i membri di governo, di evitare di essere “paparazzati” mentre si comportano “da casta”, dunque in ristoranti di lusso, su barche, spiagge, luoghi che albergano solo nei sogni della maggior parte degli italiani. Meglio “la sobrietà ”, è stato raccomandato, per dire quanto l’ossessione mediatica renziana colpisca anche — e soprattutto — quando scatta il rompete le righe.
Qualcuno, però, ha fatto “marameo”. Tipo Simona Bonafè.
Se verrà  immortalata in costume “ce ne faremo una ragione”.
Non succederà  a una come Marianna Madia. In realtà  perchè non più fare diversamente, con una bambina di pochi mesi e uno di pochissimi anni.
Sorprese, invece, potrebbe riservarne Alessia Morani, responsabile Giustizia del Nazareno, che sarà  in Sicilia.
Così come Filippo Taddei, uomo su cui Renzi punta molto e che andrà  con la famiglia anche lui in Sicilia.
Pronto a tornare in un lampo, scherza, “casomai“casomai arrivasse la Troika, in anticipo.
Non si sa mai, in effetti

(da “il Fatto Quotidiano“)

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ETIHAD SI PRENDE ALITALIA E HOGAN PARLA GIÀ DA PADRONE

Agosto 9th, 2014 Riccardo Fucile

SVENDUTI AGLI ARABI I PEZZI PREGIATI DELLA COMPAGNIA ITALIANA, DAGLI SLOT DI LONDRA ALLE MILLE MIGLIA… MA LA UE POTREBBE FAR SALTARE L’AFFARE

Alitalia vola verso Abu Dhabi.
Lo fa tra l’euforia del numero uno di Etihad, James Hogan; indossando la bandiera degli emirati, e – al di là  dei trionfalismi – con tante incognite.
L’accordo però c’è, ieri è arrivata la firma.
Piccolo riepilogo. Etihad entra con il 49 per cento nel capitale della nuova Alitalia, al prezzo di 560 milioni di euro; 400 in capitale e 160 a rilevare gli asset strategici (gli ultimi di valore rimasti) del gruppo: i preziosi slot londinesi e il programma Mille Miglia (con annessa, preziosissima, banca dati sui clienti).
Non potrà  avere una quota superiore, altrimenti la compagnia perderebbe la licenza di vettore Ue, e quindi la possibilità  di volare in Europa.
L’assemblea dei soci di Alitalia- Cai, ha dato il via libera all’aumento di capitale da 300 milioni di euro chiesto da Hogan per evitare il dissesto della società  (569 milioni di euro di perdite nel 2013).
Non è l’unico sacrificio imposto agli azionisti dal manager australiano: le banche rinunceranno anche a 560 milioni di crediti (su 1 miliardo di debiti finanziari).
Gli Istituti – creditori e azionisti (Intesa e Unicredit) – entreranno insieme ad Atlantia nella “Midco”, una società  voluta dall’altro socio, Poste, per bocca del numero uno Francesco Caio: una società  intermedia che entrerà  nella nuova Alitalia (ripulita da contenziosi e debiti).
Che così avrà  tre azionisti: Poste, Caio e la compagnia araba.
Grazie all’appoggio del premier Matteo Renzi, Caio ha così portato a casa quel trattamento di favore – motivato con la natura pubblica di Poste (controllata dal Tesoro) – chiesto agli altri soci.
La società  statale metterà  75 milioni (oltre ai 75 di dicembre scorso, già  polverizzati dalle perdite), Intesa 88 milioni, 65 milioni Unicredit, 50 Atlantia dei Benetton e 25 i soci minori.
Per limare gli ultimi malumori, il manager ex Avio ha accettato anche di partecipare all’anticipo (rispetto alla “chiusura” di novembre) di 200 milioni (sui 300 già  menzionati) chiesto da Hogan perchè Alitalia ha davvero i conti mal ridotti: Poste ne metterà  un terzo, gli altri saranno a carico delle banche.
Affare fatto. Ma c’è un però, anzi tre, le sospensive (ridotte dalle 41 iniziali), cioè le clausole che, se non rispettate, permettono agli arabi di sfilarsi senza penali: il divieto agli azionisti di vendere quote nei prossimi 5 anni; la situazione reale dei conti di Cai; e il via libera di Bruxelles. Il primo è stato ottenuto, per gli altri la situazione è più complessa di quanto ieri Hogan, il ministro dei Trasporti Maurizio Lupi e l’ad di Alitalia Gabriele del Torchio abbiano cercato di far intendere.
Secondo quanto riferito al Fatto da un’autorevole fonte, da lunedì i contabili di Etihad metteranno mano ai conti di Cai: è la vera due diligence, il quadro reale della situazione finanziaria della società .
Se dovesse essere peggiore di quanto ipotizzato, il prezzo che i soci dovranno pagare salirà .
La vera paura, però, riguarda le prossime mosse di Bruxelles.
I regolamenti europei parlano chiaro: il controllo in mano a cittadini residenti nell’Unione dove’essere “effettivo”, cioè non limitato alla sola maggioranza del capitale.
La riservatezza sulla nuova governance e i numeri del futuro cda, tenuta dai protagonisti dell’affare è il segnale che il capitolo è molto delicato.
Come ha fatto notare l’ex presidente dell’Enac (l’ente che vigila sull’aviazione civile), Alfredo Roma, l’occhio della Ue scruterà  tutto, dalle strategie ai piani industriali.
E il controllo sarà  continuo: in qualsiasi momento – su segnalazione di un concorrente – potrebbe aprire una procedura per violazione della normativa. I nemici non mancano, i big europei, British Airways, Air France- Klm e Lufthansa da mesi premono sulle autorità  europee per ostacolare Etihad.
Le prime mosse di Hogan, però, rischiano di complicare tutto.
Oltre al ruolo di forza giocato nelle trattative (“mostrando davvero chi comanda”), ieri ha parlato da capo in pectore, terrorizzando i soci. “Mentre sei sotto osservazione, parlare di piani industriali è una cosa folle: hai preso la preda, ma così fai capire che sei il vero padrone”, confidava ieri una fonte societaria .
Tanto più che le mosse di Etihad prefigurano lo spolpamento dell’ex compagnia di bandiera: si prende a prezzi di saldo (60 milioni) 5 preziosissimi slot Alitalia all’aeroporto di Londra Heatrow, totalmente saturo e li affitterà  ad Alitalia al prezzo più alto possibile per dirottare quante più risorse verso Abu Dhabi e staccare generosi utili ai padroni arabi.
Con poco più di 100 milioni, invece, si prende la maggioranza del ramo Mille Miglia (valeva 150 milioni nel 2013) e la miniera di informazioni sui clienti.
Uno schema collaudato.
Etihad ha fatto la stessa cosa con Air Berlin (di cui ha il 29,2 per cento del capitale), dove si è impadronita degli asset strategici per garantire liquidità  (con Alitalia potrebbe andare anche peggio visto che il 49% non permette aumenti di capitale in caso di perdite).
Oggi, se la compagnia tedesca vuole regalare biglietti premio, li deve comprare dagli arabi, che si sono presi l’equivalente del Mille Miglia, nonostante la compagnia ne sconsigliasse la vendita. Il vettore tedesco era una preda piccola.
Ora la strategia aggressiva di Etihad – acquistare concorrenti con bilanci in perdita (dei 7 presi, solo due non sono in rosso, Aer Lingus e Air Seychelles) – preoccupa davvero i big europei. Così come – dal versante italiano – la promessa scucita a Lupi di scoraggiare le compagnie low cost (contro cui i “capitani coraggiosi” hanno mandato a schiantarsi la compagnia), ostacolando l’apertura di nuove rotte, è un segnale preoccupante per i contribuenti, i veri convitati di pietra di tutta la saga Alitalia.
Costata finora allo Stato 5 miliardi di euro.

Carlo Di Foggia

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